
Raffaella Rossi intervista Michela Silla sulla sua raccolta poetica di recente pubblicazione “Cosa c’è di vero nelle città di mare”, Cartacanta editore, settembre 2024.
Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?
Il mio amore per la scrittura ha radici antiche, esiste da quando ho imparato a scrivere. Alle scuole elementari nascondevo un quaderno sotto il libro di matematica e scrivevo. All’età di sei anni chiesi in regalo un diario. Ne scrissi tredici, uno dopo l’altro. Ora sono sparsi in vari cassetti, nella casa dove sono cresciuta.
Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?
I riferimenti letterari che mi hanno influenzata sono numerosissimi; ne cito alcuni, in disordine, limitandomi alla poesia: Cvetaeva, Rilke, Dickinson, Szymborska, Anne Sexton, Dylan Thomas, Seamus Heaney, Paul Celan, Vittorio Sereni, Caproni, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli e tanti altri…
Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?
La mia scrittura senza dubbio ha attraversato fasi diverse. C’è stato un momento preciso però in cui ho iniziato a guardarmi intorno, a osservare con amore la realtà che mi circonda. Sono uscita da me, ho lasciato indietro elucubrazioni mentali e drammi interiori; e questo a un certo punto è un salto che si deve fare. Per dare il mondo. In questa offerta – questo folle tentativo di restituire la complessità del reale col cuore acceso – la componente autobiografica è inevitabilmente presente. Do qualcosa, nei versi, che mi auguro sia di tutti, ma lo sguardo è mio. La scrittura nasce da un richiamo, feroce e meraviglioso, dannazione e benedizione insieme. È un’obbedienza impreteribile. Firenze, la casa che ho scelto, è focolaio di bellezza, storie e accensioni; la mia terra, la Sardegna, è entrata con prepotenza nel mio ultimo libro.
Ci parli della tua pubblicazione?
La raccolta poetica si intitola “Cosa c’è di vero nelle città di mare” ed è edita da CartaCanta (Capire Edizioni) nella collana diretta da Davide Rondoni “I Passatori – Contrabbando di Poesia”. La prefazione è a cura di Sauro Albisani. La silloge consta di quarantacinque poesie ed è caratterizzata da uno stile asciutto. Il fulcro tematico è il mare, elemento archetipico e sorgente della luce; in ogni luogo e volto si ritrova la sua eco, divenendo chiave di interpretazione e segno di un mistero solo avvertito, ma che tutto abbraccia.
Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?
Credo che sia necessario porsi le grandi domande, cercare la luce che non si spegne nelle vite e oltre, parlare della trama che non riusciamo a vedere e, come scrive Davide Rondoni nella quarta di copertina del mio libro, “affrontare ancora l’uscita dai porti sicuri, il naufragio e la grande scoperta”.
Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?
È scoccata osservando il mondo e per amore del mondo. Raccontandolo, è tornato indietro il fiume di colori, profumi e suoni della mia terra, che mi porto dentro da sempre, benché viva lontana da quasi venti anni.
Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?
Si prende avvio da uno spunto iniziale, da un’idea o un’ispirazione, ma poi occorre tornare su ogni singola parola; a volte cancellare, scrivere ancora, cercare faticosamente la parola esatta. L’arte non è semplicemente la risposta a una suggestione, è anche metodo e costruzione, il “saper fare” della tecnica. Dunque, se talvolta mi è capitato di scrivere di getto, in seguito sono tornata sempre a lavorare sui testi.
Nel processo che ti ha portato a pubblicare ti sei avvalso dell’attività professionale di un editor oppure di un’agenzia letteraria? Hai frequentato una scuola di scrittura? Più in generale quali ambiti o ambienti del mondo letterario senti che ti appartengono e/o ti sono stati d’aiuto?
Finora non mi sono mai rivolta a un editor o a un’agenzia letteraria, né ho frequentato scuole di scrittura, ma ritengo fondamentale l’incontro e il dialogo con dei maestri che sappiano riconoscere se c’è del potenziale e guidino, intuendo i punti di forza e le mancanze da colmare. È ugualmente essenziale il confronto con gli altri autori.
Come hai trovato un editore?
Nutrivo il desiderio di pubblicare nella collana diretta da Davide Rondoni, poeta che stimo molto, mio maestro, e persona con cui amo discutere; è stato quindi un passo naturale quello di decidere di pubblicare per CartaCanta.
La copertina, il titolo, le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?
La copertina ha il tratto delicato ed elegante di Alessia Iuliano, l’illustratrice (anche poetessa e musicoterapeuta) che l’ha realizzata. Abbiamo lavorato insieme per ottenere un risultato che lasciasse in primo piano la poesia e al medesimo tempo restistuisse l’atmosfera magica e lucente delle città di mare. Il titolo proviene da un verso di una delle poesie contenute nell’opera e ne racchiude il senso, o meglio la domanda che mi ha guidato nella creazione di questa raccolta poetica.
In che modo stai promuovendo il tuo libro?
Sto promuovendo il libro principalemente attraverso le presentazioni in giro per l’Italia, dove ho l’occasione di incontrare le persone e leggere per loro, e mediante i social.
Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché?
Sono molto legata alla prima poesia, perché dice molto della mia terra; infatti parla delle Janas, le fate sarde dalla pelle diafana che abitano le domus de Janas (sepolcri di età prenuragica scavati nella roccia) le quali, se subiscono un torto, divengono streghe e trasformano tutto in cenere e carbone. Riporto qui sotto qualche strofa della poesia:
C’è sempre vento, i tetti bassi
sotto il cielo aperto e vasto
si inchinano
davanti a chi è rimasto
in questa terra di azzurro e malìe;
il mare chiama,
ma la città è campo vuoto
ferito dal sole
che scava muri di case invecchiate (…)
Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?
Ho delle speranze: mi auguro che qualcuno leggendo possa tremare, innamorarsi del mondo ancora e ancora, vederci dentro la luce.
Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?
Se non potessi scrivere, chi saresti?
Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?
Non smetto mai di scrivere, ma perché prenda forma un’opera ci vuole del tempo.
Biografia
Michela Silla, nata a Cagliari nel 1984, è laureata in Lettere e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filologia, Letteratura italiana, Linguistica. Attualmente vive a Firenze e insegna italiano lingua seconda e strategie creative per gli insegnanti di lingua. Ha pubblicato Limpida a guardare (Transeuropa Edizioni, 2022) e i suoi testi sono apparsi in alcune riviste letterarie. È attiva nel panorama culturale e artistico di Firenze dove cura la rassegna poetica “Il prodigio della lingua nella poesia”.