Loredana Semantica legge una poesia tratta dal suo ultimo lavoro “La casa che scrive”. Il libro è un ibrido tra poesia e narrativa, contiene testi in prosa poetica, poesie, disegni della stessa autrice. È disponibile qui https://amzn.eu/d/0i4VjyjF

05 giovedì Nov 2026
Loredana Semantica legge una poesia tratta dal suo ultimo lavoro “La casa che scrive”. Il libro è un ibrido tra poesia e narrativa, contiene testi in prosa poetica, poesie, disegni della stessa autrice. È disponibile qui https://amzn.eu/d/0i4VjyjF

16 martedì Giu 2026

Se tu sapessi la tristezza immane
di navigare a vuoto senza meta,
di ricucire le ore lacerate
quando le mani non le senti più
a furia di picchiare contro il muro,
verresti ad aiutare questa tela
d’ una Penelope che aspetta
il batticuore
di scorger la tua sagoma lontana
che si avvicina, ma tu non tornerai.
Se tu sapessi quanto è ruvida la scena
che si ripete a ogni angolo di ciglia, quanto mi schiaccia questa storia incanutita
che scrive trafiletti di memoria
sulla dimora del sale in rimanenza
dopo che il mare prosciugato
da mestizie
diventa un tavoliere, una radura,
verresti a rimpinguare il gaio specchio
di un’ acqua pura che rifiuta ogni sigillo,
nell’ orizzonte che tu non colmerai.
I pesci con la coda verderame
mi sono testimoni delle volte
che il cannocchiale della misericordia
stende le braccia avanti e afferra il vuoto.
Se tu sapessi quant’ è stretta questa stanza
quando riscrivo il battito del sangue
che sembra un vecchio zoppo mentre arranca,
raccoglieresti la tua coda solitaria
e impareresti a correre da me.
Non riesco a fare finta che il profilo
del corpo tuo rotondo che disegno
sopra il cuscino quando mi addormento
consoli il movimento della vita.
Mi giro, ad occhi aperti.
Non rispondi .
La grazia del ricordo non mi basta.
Carmela Laratta
09 martedì Giu 2026

Ombre d’ali
Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell’anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell’aria. Ombre, ombre d’ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere:
vive, al mio sguardo, più dell’ali vere.
Traggon dal nulla, scrivono col nulla
parole d’un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.
Vita che mi rimani,
fin che io veder potrò quelle parole
strane apparire scomparir sul muro
candente al sole
(forse un tempo io le dissi a chi m’amava,
egli le disse a me, bocca su bocca)
vita che mi rimani, ancor dolcezza
puoi darmi. Basta
l’ombra d’un bacio alla memoria, basta
l’ombra d’un’ala alla felicità.
Ada Negri
il sottofondo alla lettura è “Birds”
di Adrián Berenguer
21 giovedì Mag 2026

Il fuoco è spento, il corpo un tonfo –
nell’aria voci armate,
lingue smarrite, inanimate.
Così spendiamo il tempo
blandendo il buio
benedicendo il bolo di silenzio
sbocciato nella bocca.
Contro il metallo corre la scure
della notte a incensare
il sacrificio irreversibile del bianco.
Il passo incespica,
è ormai segnato – nell’apice
si assiepa un desiderio contrito:
scagionare la spina
sanguinare contro il cielo.
06 mercoledì Mag 2026
Posted in Novità editoriali, Podcast, POESIA

Loredana Semantica legge una poesia da “Decisi per la gioia” di Antonella Pizzo, raccolta poetica già finalista al premio Lorenzo Montano, edizione 2024, appena pubblicata nella collana Nuova Limina di Anterem Edizioni. La quarta di copertina è di Stefano Guglielmin
E poi salpammo con in mano
un giglio e una mimosa
a incontrare una figlia persa nelle nebbie
decisi per i venti e le correnti
per un azzurro un fuoco un arancione denso
è tutta colpa di questo mare immenso
che abita le nostre vite e nel profondo giace
e cambia faccia e cupo ringhia a morte
di decomposizione si nutre e si ricicla
in circolo colora e canta
poi albeggia e ricomincia.
08 mercoledì Apr 2026

TESTAMENTO
lascio in eredità ai passeri
le emozioni represse
riscalderanno il nido
proteggeranno la specie
al falco lascio le visioni
e l’ampiezza della fantasia
aggiungeranno estro al volo
lo rallegreranno al vespro
al cerro e alla quercia
lascio l’intimità dell’opera
li aiuterà a sopportare il gelo
e le barbarie
alla vigna lascio le idee acerbe
matureranno con il sole
saranno aglianico
e brindisi
alla luna lascio un sentimento mai nato
sarà incanto e resurrezione
dovrà covarlo con l’energia della scienza
e la genuinità dei semplici
al fuoco e alla neve
lascio l’impeto del linguaggio
e la brina delle liriche
alimenteranno la tenerezza
al fiume e al ruscello
lascio la liquidità dei segni
scorreranno fino a quando l’uomo
difenderà il creato
al cielo e ai bimbi
lascio i colori della scrittura
le rime e le assonanze
e i mulinelli dell’innocenza
al nulla lascio la pena
i grumi di sangue
l’ansia delle doglie
e l’inquietudine
ai poeti lascio il dilemma
la giovialità del percorso
e la purezza delle pagine
li tramanderanno ai posteri
alle parole lascio una carezza
soave come il miele di acacia
grata per la fedeltà
e la battaglia
Anna Santoliquido
31 martedì Mar 2026

Pioggia
Mi cerchi dal cielo,
senza avviso,
come chi scopre
la soglia segreta del sonno.
Goccia dopo goccia
mi disarmi,
entri nei polsi —
clessidre lente —
nelle pieghe dell’attesa.
Non sei tempesta:
sei tatto che cade,
sei pelle che ride
sotto dita d’acqua.
Un alfabeto liquido
che riscrive i confini,
una finestra d’aria
tra profumi e colori.
Pioggia.
Mi lasci intrisa
di silenzi buoni,
di respiri che aprono
i polmoni.
11 mercoledì Mar 2026
Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

04 mercoledì Mar 2026

È tutto ciò che avremmo voluto fare — e non abbiamo fatto,
ciò che voleva parlare e non trovò la sua voce,
tutto ciò che ci ha lasciati senza dirci il proprio segreto,
ciò che possiamo sfiorare, persino incidere col ferro, senza mai arrivarci,
ciò che diventa onda, e onda ancora, perché si cerca e non si trova,
ciò che si fa schiuma per non morire del tutto,
ciò che si fa scia per pochi istanti, per un gusto originario d’eterno,
ciò che avanza negli abissi e non salirà mai alla luce,
ciò che avanza nella luce e trema degli abissi,
tutto questo — e molto di più:
è il mare.
Jules Supervielle
C’est tout ce que nous aurions voulu faire et n’avons pas fait,
Ce qui a voulu prendre la parole et n’a pas trouvé les mots qu’il fallait,
Tout ce qui nous a quittés sans rien nous dire de son secret,
Ce que nous pouvons toucher et même creuser par le fer sans jamais l’atteindre,
Ce qui est devenu vagues et encore vagues parce qu’il se cherche sans se trouver,
Ce qui est devenu écume pour ne pas mourir tout à fait,
Ce qui est devenu sillage de quelques secondes par goût fondamental de l’éternel,
Ce qui avance dans les profondeurs et ne montera jamais à la surface,
Ce qui avance à la surface et redoute les profondeurs,
Tout cela et bien plus encore,
La mer.
Jules Supervielle (1884-1960) – Oublieuse mémoire (1949)
Scrittore francese (Montevideo 1884 – Parigi 1960).
Legato alla Nouvelle Revue française, visse tra la Francia e l’America del sud, cimentandosi in tutti i generi letterari ma affermandosi soprattutto come poeta surreale dallo stile limpido e sensibile (Les poèmes de l’humour triste, 1919; Debarcadères, 1922; Gravitations, 1925; Le forçat innocent, 1930; La fable du monde, 1938, trad. it. 1964; Oblieuse mémoire, 1949; Le corps tragique, 1959). Le sue doti di prosatore raffinato e originale emergono nei racconti magici di L’homme de la pampa (1923) e Le voleur d’enfants (1926; trad. it. 1949), e in romanzi come L’enfant de la haute mer (1931; trad. it. 1946) e L’arche de Noé (1938); in Boire à la source (1933) rievocò la sua infanzia tra l’Uruguay e i paesi baschi. Notevole anche il suo teatro (La belle au bois, 1932; Shéhérazade, 1949).
24 martedì Feb 2026

Loredana Semantica legge una sua poesia, dalla raccolta poetica illustrata ” Barracuda”.

06 giovedì Nov 2025

ANIMA
A volte sento di non appartenere a questo mondo;
l’anima mia vaga senza posa tra deserti vasti
e praterie.
Il tempo trascorre e vola via senza spazio
per i sogni,
e scorre sulle mie stagioni ingiallite
così come la mia mano su questi versi
inutili.
Di fronte a me la città illuminata a giorno,
nella notte.
Le infrastrutture d’acciaio,
le auto
veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,
nella notte.
Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza
milioni di anime che passano lentamente
nella notte.
Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto
randagio.
Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.
Forse per questo mi sembra d’essere
un poeta.
30 giovedì Ott 2025

Addio
ti lascio la mia voglia di vivere
di amare
e di conoscere il mondo
forse sarei stata
una buona mamma
in una piccola casa
con un piccolo orto
ma il destino
mi ha lasciato
un giardino infinito
e mille strade
28 martedì Ott 2025
Posted in La società, Podcast, POESIA
21 martedì Ott 2025

Si cammina sul filo degli anni
da esperti funamboli.
È un difficile andare ma si va.
E intanto il mondo, attorno,
muta faccia e colore. Senza posa
ogni creata cosa
in poco d’ora ci diventa strana.
E con le cose ci mutiamo noi,
d’oggi in domani.
Solo sta fermo nel fondo di noi
quel nostro tempo primo,
l’infanzia, all’ombra della madre, sotto
il crocifisso piccolo di avorio.

Diego Valeri, Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976, è stato un poeta, traduttore e accademico italiano. La sua formazione letteraria avviene attraverso Pascoli, dal quale acquisisce in gran parte il lessico, la sintassi e le forme metriche, il D’Annunzio dell’Alcyone, i crepuscolari e nella sua lirica si avvertono gli influssi di Verlaine e dei post-simbolisti. Il tema principale della poesia valeriana è la natura, una natura che vive autonomamente escludendo così qualsiasi elemento antropomorfico.
16 giovedì Ott 2025

Maria Allo legge una poesia dalla raccolta “Maniere Nere” di Isabella Leardini, Lo Specchio, Mondadori, settembre 2025
Morti prima di morire
sono i bambini che si arrampicano allegri
troppo leggeri sull’albero dell’aria.
Lasciano cadere le braccia
appesi ai rami non sentono il peso
non ricordano di averlo mai sentito.
Conoscono solo una stretta sottile
qualche volta dietro la nuca
altre al centro della pancia vuota.
Non si sa dove sarebbero fioriti
questi appigli a cui si devono aggrappare.
Ridono i rami dei bambini
quando sentono ridere le case
e correre gli altri per le strade.
Anche loro si sentono sospesi
a un ramo che rimane sempre acceso
una giostra da cui non si scende.
Ridono le risate degli altri
e sentono nell’aria come scosse
il solletico elettrico della vita.
Si arrabbiano se si guardano meglio
si annoiano a sapere cosa sono
e stanno appesi, offesi come frutti.

14 martedì Ott 2025

ADRIANO SANSA
Rapidissimo il tempo ci ha raggiunti
mentre eravamo nel cavo del muro
al riparo dal vento. Tutto intorno
le foglie rivoltate degli ulivi
e sul crinale la luna incipiente.
Non siamo stati in guerra, da bambini
solo una volta abbiamo avuto fame:
il mondo è stato mite nel complesso
lasciandoci così solo alla morte.

07 martedì Ott 2025
Posted in La società, Podcast, POESIA
Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Loredana Semantica legge una poesia di Giuseppe Ungaretti

da L’allegria di Giuseppe Ungaretti, 1931

04 sabato Ott 2025
Posted in La società, Podcast, POESIA, Poesia sabbatica

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra
Introduzioni di Maria Allo
Lettura di Francesco Palmieri
Purgatorio
XI ,1-24
Con questa reinterpretazione del Pater Noster, le riflessioni di Dante assumono una matrice francescana, richiamando esplicitamente il Cantico delle Creature. Esse non si concentrano sull’individuo, bensì abbracciano l’intera umanità, come chiaramente evidenziato nell’ultima terzina (vv. 22-26).
«O Padre nostro, che ne’ cieli stai,
non circunscritto, ma per più amore
ch’ai primi effetti di là sù tu hai,
laudato sia ‘l tuo nome e ‘l tuo valore
da ogni creatura, com’è degno
di render grazie al tuo dolce vapore.
Vegna ver’ noi la pace del tuo regno,
ché noi ad essa non potem da noi,
s’ella non vien, con tutto nostro ingegno.
Come del suo voler li angeli tuoi
fan sacrificio a te, cantando osanna,
così facciano li uomini de’ suoi.
Dà oggi a noi la cotidiana manna,
sanza la qual per questo aspro diserto
a retro va chi più di gir s’affanna.
E come noi lo mal ch’avem sofferto
perdoniamo a ciascuno, e tu perdona
benigno, e non guardar lo nostro merto.
Nostra virtù che di legger s’adona,
non spermentar con l’antico avversaro,
ma libera da lui che sì la sprona.
Quest’ultima preghiera, segnor caro,
già non si fa per noi, ché non bisogna,
ma per color che dietro a noi restaro».
Il valore della preghiera e del rito che ne accompagna la recitazione emerge in tutta la sua chiarezza: rappresenta il cuore della proposta francescana, che invita l’umanità a elevarsi e a riconoscere con consapevolezza i propri limiti. È un’umiltà che si rivela grande proprio per la sua capacità di superare la vanità e i rapporti umani deteriorati che essa genera, scegliendo invece di incarnare valori profondi. L’essere umano raggiunge il simbolico stato di “angelica farfalla” solo nel momento in cui abbandona l’illusione di autosufficienza, scoprendo il bisogno dell’aiuto divino e della solidarietà tra gli uomini. Un bisogno che le anime incontrate da Dante non seppero cogliere nella loro vita terrena.
03 venerdì Ott 2025
Posted in La società, Podcast, POESIA, Venerdì dispari
Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra
Francesco Tontoli legge la sua poesia dedicata al tema.
*
Le barche della pace sono state derise
da un mondo di umani parallelo.
A chi portava un chicco di riso fino al cielo
è stato detto di recedere
a chi teneva in serbo un pacco di biscotti proteico
veniva da contestargli la mancanza di gusto
e di charme.
C’era chi sapeva di star facendo l’ultimo viaggio
e cullava l’illusione coltivata da tempo
di sfamare uno sconosciuto.
A imbarcare acqua ci vuole poco
si piegano le ginocchia alle sirene
e le stelle fingono di non guardare
le barche di ogni spicchio di mondo
alzano l’unica bandiera che hanno nel cuore
bianca come il nulla e solitaria come chi aspetta.
C’è chi è all’oscuro di tutto,
le bussole impazziscono a stabilire
dove sia la stella guida
la rotta è travagliata e il ministro
tutto preso dal suo ministero
benedice gli ospiti delle nuove galere
con la sua razione di ragionevole crudeltà.
Francesco Tontoli
02 giovedì Ott 2025
Posted in La società, Podcast, POESIA
Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Deborah Mega legge una poesia di Nelly Sachs
Ma chi vi tolse la sabbia dalle scarpe,
quando doveste alzarvi per morire?
La sabbia che Israele ha riportato,
la sabbia del suo esilio?
Sabbia rovente del Sinai,
mischiata a gole di usignoli,
mischiata ad ali di farfalla,
mischiata alla polvere inquieta dei serpenti,
mischiata a grani di salomonica sapienza,
mischiata all’amaro segreto dell’assenzio.
O dita,
che toglieste ai morti la sabbia dalle scarpe,
domani già sarete polvere
nelle scarpe di quelli che verranno!
Nelly Sachs, in Versi in libertà/Trenta poetesse da tutto il mondo di Maria Grazia Calandrone, Mondadori, 2022
