Le cappelle nelle quali pregare
C’è chi vive re Mida,
mondovisione-sfarzo; smorfie-disprezzo
verso moltitudini strangolate da povertà,
che tendono brandelli-speranze.
Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.
C’è chi vive libero
nell’abbraccio di bene e male,
ma eruzioni-odio, in cravatte rosse,
flagellano masse incatenate.
E vestendo muri-propagande,
isolano le menti delle persone,
fomentando guerre-tutti contro tutti…
Seppellendo futuri, eclissando sogni.
Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.
C’è chi vede oltre i confini,
chi pensa che non siano reali.
C’è chi muore per uguaglianza, pace e libertà.
chi mostra che non sono solo ideali.
I nostri specchi sono
le cappelle
nelle quali pregare.
*
Dallo stadio alla piazza
Frastuono-mano sveglia tenebre.
I grugniti, gli epiteti
fanno crollare tra le ombre.
(Far finta di niente…
Gli altri faranno altrettanto)
Ma fuori l’apprensione è esser sola,
con tachicardia a sconvolgere il petto,
e voce che scompare in gola.
(Dallo stadio alla piazza…
Che bruti questi uomini,
quanta efferatezza)
Firmamento-nuovo anno esibisce fuochi…
Disperazione straripa dai condotti lacrimali,
terrore trema nelle gambe.
Ventose e tentacoli sui corpi,
urla primitive a violentare la mente.
(Ed è stato deciso! Tutti l’abbiam deciso!
Qual è il posto delle donne)
« Lo ha fatto la televisione.»
« Titoli di giornali.»
« Il silenzio delle poltrone.»
« Impotenza di divise e distintivi.»
E ammesso che oggi notizia sia albore,
domani sarà buio,
fino a quando concentrazione
si volterà per qualcosa
ancor più grave.
*
Dicembre 1969
Milano, ore 16:37, il tempo si è fermato
alla banca nazionale dell’agricoltura,
un silenzio assordante, dopo un forte boato.
88 feriti, morti 17,
in un dicembre improvvisamente rovente,
ma tutta la nazione ha tremato
sotto l’ombra corrotta di uno scudo crociato.
E mentre ancora si elaborava il lutto
e le domande correvano tra shock e lacrime,
un ideale d’anarchia volò giù
dalla finestra di una stazione di polizia.
Con l’innocenza, le ingiurie e le prove,
nell’aria che mutava in piombo
in quell’inverno del 1969.
E ci fu qualche condannato,
chi colpevole, chi innocente;
ma per chi a pianto,
per chi la vita ha dato,
ancora non ha pagato
chi è Stato.
*
Morti in buona fede
Spalle dritte, pancia in dentro,
soldato.
Hai medaglie al valore,
dal sangue forgiate,
di morti senza peccato.
Sguardo fiero, gonfia il petto
soldato.
Nel bagliore, particelle
di donne, bambini e qualche
vecchio tutto storto.
Mento alto, deciso il passo
soldato.
Nel silenzio, nelle bugie, il torto
di un errore in assassinii,
di morti in buona fede…
Ma sono dita umane
in amplesso con grilletto,
soldato.
L’Arma non conosce
la differenza
tra giusto e sbagliato.
*
Andrea Abruzzese nasce a Foggia il 27/04/1989.
Alcune sue poesie sono state pubblicate su blog e riviste Letterarie:
“L’Altrove – Appunti di poesia”, “Poetarum Silva” , “Poesie sull’albero”, “La Nuova Rivista Letteraria”, “L’Ottavo”, “Leggere poesia”, “Intermezzo Rivista”, “The Bookish Explorer”, “La Seppia”, “L’Incendiario”, “Aratea Cultura”, “Aquile Solitarie”, “Margutte”, “Momenti DiVersi”, “Mosse di Seppia”, “Pioggia Obliqua”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Limina Mundi”,“Cultura Oltre”, “Sentieri di Cartesensibili”, “L’equivoco” e “Risme”.
Altre all’interno della rubrica “La Bottega della poesia”, del quotidiano “La Repubblica” nelle edizioni di Milano, Torino, Napoli e Bari.










