Buon 25 aprile da Limina mundi con uno short video nel quale il Presidente della Repubblica italiana Mattarella, in un recente discorso tenuto al Quirinale durante un incontro con una delegazione di studenti della Scuola di giornalismo, mette in guardia dalle “tentazioni del potere”.
Egli indica gli antidoti contro le esaltazione nelle quali rischia di incorrere chi occupa posizioni di potere. Sono contromisure o argini, istituzionali e personali, da tenere ben presenti e rispettare o da applicare con saggezza, lucidità e intelligenza, perché la libertà s’inveri sempre e non si renda mai più necessaria una nuova liberazione.
Che dopo questa vita di nuovo ci si debba svegliare con il suono delle trombe e i corni? Scusami Signore, ma credo che per tutti noi il segno della resurrezione sarà il canto semplice di un gallo.
Per un attimo ancora rimarremo a letto. La prima che si alzerà sarà la mamma. Sentiremo come nel silenzio accende delicatamente il fuoco, come mette l’acqua a bollire, e come con un gesto quotidiano tira fuori dalla credenza il macinino del caffè. Saremo di nuovo a casa.
Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe’ Giudei, stoltezza pe’ Gentili
Paolo, Lettera ai Corinzi
Tutte le piaghe sono al sole
ed Egli muore sotto gli occhi
di tutti: perfino la madre
sotto il petto, il ventre, i ginocchi,
guarda il Suo corpo patire.
L’alba e il vespro Gli fanno luce
sulle braccia aperte e l’Aprile
intenerisce il Suo esibire
la morte a sguardi che Lo bruciano.
Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce?
Oh scossa del cuore al nudo
corpo del giovinetto…atroce
offesa al suo pudore crudo…
Il sole e gli sguardi! La voce
estrema chiese a Dio perdono
con un singhiozzo di vergogna
rossa nel cielo senza suono,
tra pupille fresche e annoiate
di Lui: morte, sesso e gogna.
Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato?),
la chiarezza del cuore è degna
di ogni scherno, di ogni peccato
di ogni più nuda passione
(questo vuol dire il Crocifisso?
sacrificare ogni giorno il dono
rinunciare ogni giorno al perdono
sporgersi ingenui sull’abisso.)
Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.
Pier Paolo Pasolini, da “L’Usignolo della Chiesa Cattolica”, sezione Paolo e Baruch, Longanesi, 1958.
L’occasione dell’anniversario di attività di questo Litblog è propizia per alcune considerazioni circa l’evoluzione della scrittura. In particolare è interessante osservare che nel mondo produttivo della scrittura, culturale artistica, scientifica, o di qualunque altro genere, dieci anni fa l’intelligenza artificiale non aveva l’impatto attuale, nel senso che già esisteva, ma non era alla portata di tutti, come avviene oggi. Negare che essa stia pervadendo l’attività dello scrittore in senso lato (poeta, saggista, narratore, giornalista ecc) e il suo prodotto, non meno che moltissimi altri campi e professioni, soprattutto quelli che possono essere svolti attingendo a dati informatizzati, è bendarsi gli occhi sulla realtà. Temere l’evoluzione del processo in corso è comprensibile. È il nuovo che avanza, e come spesso avviene il nuovo, che piaccia o no, non avanza a piccoli passi, ma a passi da gigante. È spiazzante, travolgente, stupefacente. Nel campo delle immagini lo è in modo più appariscente, nel senso che per le immagini basta uno sguardo per percepire il risultato. Sulla scrittura il processo è meno immediato, ma ugualmente presente e altrettanto sorprendente. Basta leggere, ma per leggere occorre tempo. Conoscendo le inclinazioni umane è certo che l’IA non è e non sarà usata solo a fin di bene, ma anche in male. Tanto per fare qualche esempio: per scopi criminali, per la guerra. Sebbene al riguardo i suoi creatori s’impegnino a inserire paletti per impedire usi impropri. Sul fronte scrittura accade dunque che mentre ancora scrittori e scrittoruncoli, poeti e poetuncoli s’affannano a scrivere, pubblicare, promuoversi, s’impegnano a dire o cercare di sentirsi dire che il parto della loro creatività è il miglior libro dell’anno, degli ultimi anni o decenni, chatgpt in testa e tutti gli altri modelli e app basati sull’IA che spuntano come funghi nel panorama informatico, imparano a fare sempre meglio ciò che fa l’uomo in scrittura, fino a renderci dubbiosi che la scrittura “originale” così come è stata finora pensata ed elaborata possa proseguire, avere un futuro. È evidente infatti che i social media siano inondati con scritti prodotti con l’IA, ma siccome si fa una gran bella figura a pubblicarli come se fossero propri e come se non ci fosse un domani, vale a dire a ritmo impressionante, alimentando le proprie seguitissime pagine di proposte ben confezionate, acchiappalike, che innalzano ulteriormente lo share della pagina social, nessuno osa dire ciò che appare chiaro alla lettura di occhio esperto e cioè quanto ci si avvalga dell’IA. Quest’ultima è pronta in pochissimi secondi con i giusti input di dialogo, chiamati prompt, a elaborare un racconto di qualunque genere: fantascienza, horror, poliziesco, romantico ecc oppure un articolo d’informazione culturale, storico, scientifico o altro qualsivoglia argomento. Spesso all’IA viene chiesto di produrre un racconto “sottoponendo” una foto ispiratrice. Gli elaborati tuttavia non sono frutto del lavoro e del pensiero umano, ma il risultato dell’operazione di estrazione dalla rete di tutte le informazioni utili e disponibili allo scopo opportunamente e sensatamente elaborate. C’è chi l’ha definita la più grande e riuscita operazione di plagio della produzione umana (Noam Chomsky). Chi mette un allarme sul tramonto di numerose professioni che saranno soppiantate dall’IA. Quel che appare certo è che non sarà un progresso indifferente, non lascerà intatto ciò che ha trovato, lo modificherà profondamente, ma la piega di ciò che accadrà non è puntualmente prevedibile.
Occorre quindi restare in vigile attesa, osservare con spirito curioso, come sentinelle o ancora meglio come vedette, se si riesce, con l’attitudine a guardare lontano, a prevedere. Occorre, aggiornarsi, non chiudere gli occhi, non tacere, sperimentare senza prevenzione, inventare modi nuovi di fare, e dire ciò che è, contribuendo così all’analisi del mondo che si evolve.
Ora per dare un’idea concreta di ciò che avviene, premettendo che è la prima volta che sperimento in tal senso l’IA, e che finora me ne sono avvalsa solo per creare immagini, riporto quanto chatgpt ha proposto come articolo per i Dieci anni di Limina mundi. L’esperimento si è svolto prima che fosse immesso in rete l’articolo omonimo, frutto dei contributi dei redattori. In corsivo il prompt immesso, di seguito la risposta di IA, in grassetto il titolo da essa “inventato”, in fondo, nuovamente in corsivo la proposta di perfezionamento di chatgpt. È tutto vero, nessun pesce d’aprile.
Il litblog Limina mundi https://liminamundi.com/ è attivo in rete da 10 anni, il 21 marzo ricorre l’anniversario di inizio attività scrivi un articolo sulla ricorrenza
Dieci anni di “Limina Mundi”: una soglia aperta sulla letteratura
Il 21 marzo segna una data significativa per il litblog Limina Mundi: l’anniversario della sua presenza in rete. Sono passati dieci anni dall’avvio di questo spazio digitale dedicato alla letteratura, alla poesia e al pensiero critico, un luogo che nel tempo si è trasformato in una vera e propria comunità culturale, capace di accogliere voci diverse e di promuovere un dialogo continuo tra autori, lettori e studiosi. Il nome stesso del blog suggerisce un’idea simbolica potente. Limina mundi, letteralmente “le soglie del mondo”, richiama un luogo di passaggio e di incontro: una frontiera culturale in cui le parole attraversano generi, esperienze e sensibilità differenti. In questo spazio la letteratura non è solo oggetto di studio o di contemplazione, ma diventa pratica viva, occasione di confronto e di riflessione sul presente. Fin dalla sua nascita, il blog ha costruito una fitta trama di contenuti: poesie, racconti, saggi brevi, recensioni e interventi su temi culturali e sociali. Questa pluralità di registri riflette la volontà della redazione di mantenere aperto il campo della scrittura, evitando rigide separazioni tra generi e linguaggi. Nei suoi archivi convivono testi poetici, riflessioni civili, percorsi di lettura e contributi di autori contemporanei, creando un mosaico che testimonia la vitalità della letteratura nel nostro tempo. Nel corso degli anni Limina Mundi ha ospitato numerosi autori e collaboratori, diventando un punto di riferimento per chi cerca uno spazio di pubblicazione e di dialogo fuori dai circuiti editoriali più tradizionali. Questa dimensione collettiva è uno dei tratti distintivi del progetto: il blog funziona come una piccola rivista permanente, aggiornata con costanza e animata da una comunità di scrittori e lettori che condividono l’idea della letteratura come bene comune. Il decimo anniversario rappresenta dunque non solo una ricorrenza simbolica, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo dei litblog nel panorama culturale contemporaneo. In un’epoca dominata dalla rapidità della comunicazione digitale, questi spazi dimostrano che è ancora possibile coltivare tempi più lenti di lettura e di scrittura, favorendo un’attenzione autentica alla parola. Celebrare dieci anni di attività significa riconoscere la costanza di un lavoro editoriale spesso silenzioso ma prezioso: selezionare testi, dare voce agli autori, costruire nel tempo un archivio di scritture che documenta sensibilità e visioni del presente. Ogni articolo pubblicato, ogni poesia condivisa, ogni riflessione critica contribuisce a mantenere viva quella soglia – il limen – attraverso cui la letteratura continua a interrogare il mondo. Il 21 marzo, data che coincide anche con l’inizio della primavera e con la Giornata mondiale della poesia, diventa così un simbolo particolarmente felice: un momento di rinascita e di apertura, perfettamente in sintonia con lo spirito del blog. Dopo dieci anni di navigazione nel mare aperto della scrittura, Limina Mundi continua dunque il suo viaggio, fedele alla propria vocazione: essere un luogo di incontro, di ascolto e di passaggio, dove la parola letteraria possa ancora trovare spazio, respiro e futuro.
Se vuoi, posso anche: adattare l’articolo allo stile tipico del blog (più saggistico o più lirico) oppure scriverne una versione più breve e celebrativa, come editoriale per il giorno dell’anniversario.
Oggi Limina mundi compie dieci anni di attività. Questo post raccoglie i contributi di Deborah Mega, Francesco Palmieri, Emilio Capaccio, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano, Loredana Semantica per l’occasione. Una festa celebrativa, di auguri e lunga vita a Limina mundi!
di DEBORAH MEGA
L’idea di inaugurare un blog di poesia, letteratura, arti, società nacque nel 2015 a conclusione di un progetto precedente che aveva coinvolto me e Loredana Semantica permettendoci di testare una conoscenza e una collaborazione che nel corso degli anni sarebbe divenuta amicizia. Quando il 21 marzo 2016 pubblicammo il primo post, eravamo animate da passione, estro creativo, desiderio di proporre contenuti significativi e di lasciare una traccia, nonostante fossimo consapevoli che un blog presenta il duplice pregio della capillarità e della velocità di diffusione ma il grande limite del transeunte rispetto ad una rivista cartacea. Ricordo delle conversazioni lunghissime e stimolanti condotte fino a tarda notte, durante le quali scegliemmo il nome, in questo (e non solo in questo), Loredana è bravissima, stabilimmo la struttura di pagine e categorie, l’immagine della testata che rappresentava “Apollo e le Muse”, un dipinto su tela collocato nella camera da letto dei miei nonni paterni che mi aveva attratta fin da bambina. Organizzammo un equipaggio scelto reclutando amici che sentivamo affini e prendemmo il largo. Questo spirito, dopo dieci anni di attività, non ci ha abbandonate. Abbiamo garantito nel corso di questo lungo corso una pubblicazione costante, se si eccettuano i periodi di vacanza natalizi ed estivi, grazie all’impegno di ciascun redattore e dei tantissimi amici poeti, scrittori ed editori che continuano a inviarci contributi di qualità, comunicati stampa, notizie su nuove uscite. Senza timore di essere smentita posso affermare che Limina si alimenti autonomamente e questo, rispetto ai primi tempi, quando io e Loredana ci alternavamo quasi quotidianamente, talvolta con affanno perché siamo entrambe molto impegnate, ci ha rasserenate. Abbiamo accolto le innumerevoli email che sono giunte alla nostra casella e abbiamo cercato di venire incontro al bisogno di partecipazione e al desiderio di esserci di chi ci ha scritto. Ad un certo punto, dal 2022, abbiamo sentito la necessità di trasformare il blog in sito, di acquistare un dominio, di ampliare la capacità del contenitore, di eliminare gli inserti pubblicitari migliorando le funzionalità offerte dalla piattaforma wordpress. Siamo contente di aver costruito dal nulla un collettivo di letteratura e arti che pubblica quasi ogni giorno. Come in ogni bilancio consuntivo che si rispetti è giusto parlare di numeri, non per crogiolarci nell’autocompiacimento, ma come sprone a fare sempre meglio. Oltre a me e a Loredana la redazione attuale è costituita da: Antonella Pizzo, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Francesco Tontoli, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano. In passato ne hanno fatto parte anche: Adriana Gloria Marigo, Alessandra Fanti, Anna Maria Bonfiglio, Francesco Severini, Maria Grazia Galatà, Raffaella Terribile. Le visite al sito sono state 473.731, in costante aumento, perché dalle 10812 visualizzazioni del 2016 siamo giunti alle 54372 dell’anno appena trascorso. Abbiamo notato che il 2020, anno della pandemia, è stato il periodo in cui l’affluenza al sito è stata altissima, superata solo dal 2024 con 65.059 visite.
A partire dall’anno di fondazione, gli articoli pubblicati fino a oggi sono stati 1672. Dalla top ten degli articoli più visualizzati emerge che l’articolo più letto è stato “La casa di Asterione” con 40910 visualizzazioni, scritto e pubblicato da me il 15 aprile 2016. Svolgendo la mia attività di docente di lettere nella scuola secondaria di primo grado, quotidianamente ho la fortuna di imbattermi in pagine tra le più belle che mai siano state scritte, posizione privilegiata questa, che favorisce l’incontro e la scoperta di prodotti della creatività e dell’ingegno di tutti i tempi, selezionati per mio gusto personale. Mi piace pensare di compiere nel mio piccolo un’opera di alfabetizzazione culturale. Ho il sospetto, infatti, che molti miei post siano utilizzati da studenti e fungano da spunto per ulteriori approfondimenti.
Gli utenti abbonati attualmente sono 290, i visitatori in questi anni sono stati 341616, provenienti da vari stati del mondo, regioni e città, italiane e non solo.
Il file più scaricato è risultato il pdf dei “Cuentos Olvidados” di Emilio Capaccio.
Il giorno di maggior affluenza è stato il 15 marzo 2019. L’intenzione che ci animava era quella di perseguire e celebrare l’armonia, la bellezza, la solidarietà prendendo le distanze dall’ingiustizia, dall’intolleranza, dalla discriminazione, dalle violenze che imperversano oggi nel mondo. Pensiamo di esserci riuscite e ci auguriamo di continuare a percorrere questa rotta per molto tempo ancora.
Deborah Mega
di FRANCESCO PALMIERI
Sono passati 10 anni…grazie soprattutto all’impegno incrollabile e continuo delle colonne portanti di questo blog: Deborah Mega e Loredana Semantica; senza di loro oggi non avremmo alcun decennale da celebrare. Considerando la vastità delle scritture e delle proposte che affollano lo spazio virtuale e social di internet, non sarebbe blasfemo gridare “al miracolo”, per essere riusciti a resistere nel tempo e all’urto distruttivo del clamore annichilente del web, Limina Mundi è ancora nel suo luogo ai confini del mondo, dove può avvenire che si scoprano nuove terre o che si precipiti in un “folle volo” verso l’abisso dell’inesistenza e del silenzio. Limina, dal momento in cui è nato come blog 10 anni fa, è stato ed è isola di resistenza culturale, uno spazio dove si sono avvicendate voci, nomi e proposte di scrittura che vanno dalla poesia al racconto, dal saggio breve alla riflessione filosofica su questo nostro tempo contemporaneo, dalla presentazione di raccolte poetiche alle letture ‘a viva voce’ ad opera di autori e collaboratori saltuari, avendo sempre come obiettivi principali la gratuità della collaborazione e soprattutto l’ambizione di essere testimonianza e persistenza della parola, quella parola dove l’anima è ancora luogo genetico insopprimibile della creatività e la razionalità il filtro ineludibile della dicibilità. In questi dieci anni molto è cambiato nell’universo mondo: la dimensione umana e umanistica viene sempre più erosa dall’incedere potente di una antropologia seviziata dall’innovazione tecnologica usata come instrumentum regni e dalle brame regressive di un potere brutale e assolutistico, dove i niciani mostri sembrano non avere rivali nella costruzione del mondo e del tempo futuro che, lungi dall’essere un’opportunità, pare invece un terrorizzante abisso profondo. Per queste inquietanti ragioni oggi è più che mai necessario, se non vitale, farsi isole di resistenza, e dal silenzio, zittiti dal clamore e dal rumore, anche se sempre più emarginati e schiacciati ai confini del mondo, un mondo che mai potremmo amare: un mondo che non vogliamo.
Francesco Palmieri
di EMILIO CAPACCIO
Dieci anni sono un tempo che si misura non solo in giorni, ma in vibrazioni, in parole che hanno attraversato silenzi e pensieri, in incontri invisibili tra chi scrive e chi legge. Celebrare il decennale di Limina Mundi significa fermarsi a sentire il battito di un progetto nato dal desiderio di dare forma alle emozioni, di esplorare la vita con attenzione, e di trasformare la scrittura in spazio di ascolto e condivisione. In un mondo dove tutto scorre veloce e la parola spesso perde il suo peso, questo spazio ha scelto di essere rifugio e orizzonte insieme: luogo in cui ogni testo respira, vibra e invita chi legge a perdersi e ritrovarsi allo stesso tempo. Ogni poesia, ogni racconto, ogni riflessione che ha attraversato questi dieci anni è come una stella in un cielo vasto: brilla da sola, ma insieme alle altre crea costellazioni che raccontano storie, sentimenti, visioni del mondo. Limina Mundi ha saputo costruire questi cieli, tracciando percorsi di pensiero e immaginazione che conducono lontano, verso territori inaspettati dell’anima e della società. La scrittura qui non è mera espressione estetica, ma atto di presenza, gesto che testimonia la cura di chi cerca di capire e dare senso a ciò che accade dentro e fuori di sé. In dieci anni si accumulano frammenti di vita, riflessioni, intuizioni che diventano tessuto comune. La bellezza di questo progetto non sta nella quantità, ma nell’intensità: ogni parola scelta, ogni immagine evocata, ogni pensiero condiviso è parte di una trama più grande che unisce chi scrive e chi legge. È come se ogni testo fosse una vela dispiegata sul mare aperto della cultura e della riflessione, spinta dal vento delle idee, capace di portarci oltre la riva della superficialità quotidiana verso un orizzonte più profondo. Il decennale non è solo un punto nel tempo, ma un invito a guardare avanti, a continuare a navigare in un mare che non teme la profondità. Limina Mundi ha mostrato che la parola è ancora strumento potente: può costruire ponti tra esperienze diverse, accendere intuizioni, aprire finestre sull’ignoto. La poesia diventa voce, la prosa diventa cammino, e ogni lettura si trasforma in un piccolo viaggio. Qui non si tratta di consumare contenuti, ma di partecipare a una conversazione che attraversa le stagioni della vita, le luci e le ombre dei nostri tempi. Dieci anni di scrittura condivisa significano anche dieci anni di relazioni invisibili: tra autori e lettori, tra pensieri ed emozioni, tra memoria e futuro. Limina Mundi ha saputo creare un ecosistema culturale in cui ogni voce trova spazio, in cui ogni parola ha peso e ogni silenzio ha senso. È un luogo in cui la scrittura non si limita a raccontare, ma accompagna, provoca, invita a riflettere, a sentire e a immaginare. La ricorrenza del decennale diventa così celebrazione di un atto di cura: verso la parola, verso chi legge e verso il mondo che ci circonda. Guardando oltre, questa soglia dei dieci anni non chiude un capitolo, ma apre nuove rotte. È promessa di continuità, di innovazione, di attenzione costante al valore della scrittura come strumento di comprensione e bellezza. Limina Mundi ci ricorda che, anche nell’oceano frenetico del digitale, è possibile costruire spazi di lentezza, di ascolto, di profondità. Che la parola può ancora essere luce e guida, può ancora sorprendere, emozionare e trasformare. In definitiva, il decennale di Limina Mundi celebra non solo un percorso di dieci anni, ma la possibilità che la cultura viva e respiri, che le parole possano ancora aprire mondi, creare ponti invisibili, dare senso alle cose e alle persone. È un invito a continuare a navigare, insieme, in questo alto mare aperto, dove ogni parola conta, ogni pensiero vibra, e ogni lettura diventa viaggio. Dieci anni sono solo l’inizio: la rotta è aperta, e le vele sono pronte a dispiegarsi ancora, verso nuovi orizzonti di bellezza e scoperta.
Emilio Capaccio
di MARIA ALLO
Raggiungere dieci anni di attività nella gestione di un lit-blog letterario rappresenta un traguardo significativo, frutto di costanza, impegno e passione per la scrittura. Deborah Mega e Loredana Semantica, attraverso un lavoro attento e dedicato, sono riuscite a mantenere vivo un progetto che ha saputo adattarsi nel tempo, affrontando le inevitabili sfide con determinazione e competenza. Il loro percorso dimostra quanto possa essere importante coltivare uno spazio di confronto e approfondimento culturale, anche in un contesto spesso mutevole come quello digitale. Quanto a me, semplice rematore occasionale lungo le rotte di questa appassionante avventura, posso affermare che in questi dieci anni non ho mai lasciato la nave. Anche se il mio contributo è stato altalenante, simile al ritmo irregolare di un tamburo che a volte batte e altre tace, non è mai mancato il cuore. Continuo a offrire il mio sostegno con gratitudine e con la consapevolezza che ci sono viaggi dove la meta finale serve solo a ricordarci il valore intrinseco del viaggio stesso, del navigare per il puro piacere di farlo. Seneca ci ammonisce sottolineando che il tempo a nostra disposizione non è mai troppo breve, ma siamo spesso noi stessi a sprecarlo senza riflettere. Non c’è risorsa più preziosa del tempo, più rara dell’oro e impossibile da recuperare una volta perduta. In queste parole si cela forse il segreto: far sì che ogni tappa del viaggio abbia significato e valore. A suo avviso, la chiave per allungare quella che chiamiamo esistenza risiede nel vivere con consapevolezza ogni istante del presente, orientando le nostre energie verso attività dotate di significato – ovvero il nobile otium filosofico, assai distante dall’inerte pigrizia – invece che disperderle negli affanni vani dell’inutile. Per Seneca, il tempo libero rappresenta tutto fuorché una sterile inattività: esso è il terreno fertile da dedicare alla coltivazione della mente, tra letture e riflessioni culturali, un’autentica forma di investimento per arricchire i giardini segreti della nostra anima. È come se ci ricordasse che, affinché la vita si espanda, non servono più anni, ma modi migliori di seminarla. Parlando di Limina Mundi, emergono con chiarezza le capacità di Loredana e Deborah nel favorire il consenso e la collaborazione all’interno del progetto. La loro gestione si distingue per flessibilità e apertura al dialogo, creando un ambiente armonioso e inclusivo. Il blog si configura come uno spazio dedicato alla diffusione di contenuti letterari e culturali, con un focus che spazia dai classici della letteratura alle produzioni contemporanee. Attraverso recensioni e analisi approfondite, il progetto propone una lettura critica che pone attenzione anche agli autori più giovani e alle nuove produzioni. In un contesto influenzato dalla comunicazione rapida dei social network, diventa importante ritagliare luoghi dedicati alla scoperta e alla valorizzazione delle diverse espressioni culturali, mettendo in risalto voci emergenti e prospettive innovative. Negli ultimi dieci anni, Limina ha esaminato con cura le diverse proposte creative presentate dai collaboratori, dedicando attenzione ai vari ambiti e sezioni, tra cui quella denominata “La poesia prende voce “alla quale ho contribuito direttamente. Questo progetto si è configurato come uno spazio di confronto poetico, dove le idee dei giovani autori si sono incrociate con l’esperienza di scrittori già affermati. In questo spazio, concepito come un crocevia ricco di suggestioni, hanno preso forma nuovi linguaggi poetici, caratterizzati da una rinnovata vitalità e intensità espressiva. Attraverso un delicato equilibrio tra eleganza e autenticità, le ottantasei voci poetiche coinvolte hanno saputo esprimere la propria identità, trovando spazio in contesti dedicati alla valorizzazione della diversità creativa e al riconoscimento del valore universale della poesia. Limina Mundi prosegue così il suo percorso, grazie al contributo di lettori, ideatrici e sostenitori che ne sostengono attivamente la crescita, anche se rimanere al passo con le novità e rispettare le tempistiche rappresenta sicuramente una sfida impegnativa, ma essenziale per garantire efficienza e risultati tangibili.
Maria Allo
di MIRIAM BRUNI
Miriam Bruni legge la poesia “Esempi” di Antonia Pozzi
ph. Miriam Bruni
Anima, sii come il pino: che tutto l’inverno distende nella bianca aria vuota le sue braccia fiorenti e non cede, non cede, nemmeno se il vento, recandogli da tutti i boschi il suono di tutte le foglie cadute, gli sussurra parole d’abbandono; nemmeno se la neve, gravandolo con tutto il peso del suo freddo candore, immolla le fronde e le trae violentemente verso il nero suolo. Anima, sii come il pino: e poi arriverà la primavera e tu la sentirai venire da lontano, col gemito di tutti i rami nudi che soffriranno, per rinverdire. Ma nei tuoi rami vivi la divina primavera avrà la voce di tutti i più canori uccelli ed ai tuoi piedi fiorirà di primule e di giacinti azzurri la zolla a cui t’aggrappi nei giorni della pace come nei giorni del pianto. Anima, sii come la montagna: che quando tutta la valle è un grande lago di viola e i tocchi delle campane vi affiorano come bianche ninfee di suono, lei sola, in alto, si tende ad un muto colloquio col sole. La fascia l’ombra sempre più da presso e pare, intorno alla nivea fronte, una capigliatura greve che la rovesci, che la trattenga dal balzare aerea verso il suo amore. Ma l’amore del sole appassionatamente la cinge d’uno splendore supremo, appassionatamente bacia con i suoi raggi le nubi che salgono da lei. Salgono libere, lente svincolate dall’ombra, sovrane al di là d’ogni tenebra, come pensieri dell’anima eterna verso l’eterna luce.
di YULEISY CRUZ LEZCANO
Limina Mundi: abitare la soglia della parola
Dieci anni sono un tempo ambiguo: abbastanza lungo da trasformare un’intuizione in una traiettoria, ma ancora intriso della freschezza originaria di un gesto nato per necessità più che per progetto. È dentro questa ambivalenza che si colloca l’anniversario di Limina Mundi, litblog fondato nel 2016 da Loredana Semantica e Deborah Mega, e cresciuto nel tempo come uno spazio di attraversamento, più che come un semplice contenitore editoriale. Fin dall’inizio, come emerge dal manifesto inaugurale pubblicato nel marzo di quell’anno, Limina Mundi si è definito come un luogo di soglia: il “limen” non è soltanto un confine, ma una zona di passaggio, uno spazio in cui la scrittura si espone alla trasformazione. In questo senso, il blog si è inserito in quella tradizione contemporanea di riviste letterarie online che, come sottolineano diversi studi nell’ambito dei media digitali e delle digital humanities, hanno ridefinito il concetto stesso di comunità letteraria. Non più gerarchica, chiusa, filtrata esclusivamente da istituzioni editoriali, ma diffusa, dialogica, spesso fondata su relazioni orizzontali e su una partecipazione spontanea e appassionata. Limina Mundi non nasce come rivista registrata, né come prodotto editoriale formalizzato: è, piuttosto, un litblog nel senso più autentico del termine, animato da una tensione culturale che precede ogni struttura. Questa assenza di formalizzazione giuridica non rappresenta una mancanza, ma una scelta implicita: quella di privilegiare la libertà del gesto creativo e la costruzione di uno spazio condiviso rispetto a logiche istituzionali. In questo contesto, la tutela del diritto d’autore si affida a pratiche diffuse nella cultura digitale, come l’attribuzione chiara dei testi, la responsabilità individuale e la visibilità pubblica che, paradossalmente, diventa una forma di protezione. Le rubriche iniziali, pur nella loro fluidità, riflettevano già una vocazione plurale: poesia, riflessione critica, traduzione, dialogo tra arti e linguaggi. Col tempo, il blog si è ampliato non tanto in termini di struttura quanto di profondità e varietà delle voci. “Hanno collaborato” diventa una formula significativa: non un elenco di presenze, ma una costellazione di passaggi, di incontri, di autori che hanno abitato temporaneamente questo spazio per poi proseguire altrove. In questo senso, Limina Mundi è stato ed è un luogo di transito, coerente con la propria identità di soglia. Ciò che colpisce, a distanza di dieci anni, è la persistenza dell’energia originaria. Come afferma Loredana, con una sincerità che restituisce il senso profondo del progetto: “Sì, noi stessi siamo stupiti e orgogliosi di aver retto tanto animati solo dalla passione”. È proprio questa passione il motore reale del blog, una forza che sfugge alle definizioni e che si avvicina a quella dimensione quasi “nebulosa” che molti scrittori evocano quando parlano della nascita della loro vocazione. Nel caso della poesia, in particolare, non si tratta di una scelta deliberata, ma di una chiamata, di un attraversamento che coinvolge l’identità stessa di chi scrive. La mia esperienza personale si inserisce in questa trama di incontri. Sono Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice, e il mio avvicinamento a Limina Mundi è avvenuto attraverso una mediazione inattesa: un poeta, Emilio Capaccio, che un giorno mi fece conoscere il blog traducendo alcune poesie tratte dal mio libro pubblicato in Portogallo, Doble acento para un naufragio. Da quel momento, il passaggio da lettrice a collaboratrice è stato naturale, quasi inevitabile. Inviare testi, partecipare al dialogo, entrare in quella corrente di scambio ha significato riconoscere in Limina Mundi uno spazio affine, capace di accogliere e risuonare con la mia ricerca poetica. Partecipare a un litblog come questo non significa soltanto pubblicare, ma condividere un percorso. È un’esperienza che mette in gioco il senso stesso della scrittura come pratica relazionale. Gli studi accademici sulle comunità letterarie digitali sottolineano come questi spazi favoriscano forme di co-creazione e di negoziazione simbolica: ogni testo pubblicato è il risultato di un dialogo implicito con chi legge, con chi commenta, con chi scrive accanto. In Limina Mundi, questo dialogo si estende anche al direttivo, dove le differenze non rappresentano ostacoli, ma risorse. La negoziazione delle idee diventa un esercizio di ascolto, un modo per far emergere una visione condivisa senza annullare le singolarità. In questo contesto, la leadership non assume mai una forma autoritaria o verticale. È, piuttosto, una leadership diffusa, che si manifesta nella capacità di tenere insieme il progetto, di orientarlo senza irrigidirlo, di accogliere senza disperdere. Loredana Semantica e Deborah Mega incarnano questa forma di guida: non come controllo, ma come cura. È una leadership che si misura nella durata, nella coerenza, nella capacità di attraversare le inevitabili trasformazioni senza perdere il nucleo originario. Nel corso degli anni, Limina Mundi ha dato vita anche a momenti di incontro dal vivo, occasioni in cui la dimensione digitale si è tradotta in presenza, confermando che la comunità costruita online possiede una realtà concreta, fatta di corpi, voci, relazioni. Questi eventi rappresentano un’estensione naturale del progetto, un modo per rendere tangibile ciò che nasce nella scrittura. A dieci anni dalla sua nascita, Limina Mundi non è soltanto un archivio di testi, ma un’esperienza collettiva. Ha rappresentato per molti autori un luogo di formazione, di confronto, di passaggio. Ha dimostrato che la scrittura, quando è sostenuta da una passione autentica e condivisa, può costruire spazi duraturi anche al di fuori delle strutture tradizionali. E continua a farlo, mantenendo viva quella tensione originaria verso il limite, verso ciò che sta tra le cose, verso quel confine mobile in cui la parola si rinnova continuamente. Se questi sono gli intenti dichiarati, ciò che emerge con forza è la loro traduzione concreta in una pratica quotidiana della scrittura che non si limita a testimoniare, ma prende posizione. La parola, in Limina Mundi, non è mai neutrale: è un gesto che si espone, che sceglie, che accetta il rischio di stare dentro il tempo presente senza rinunciare a una tensione verso ciò che lo trascende. In questo senso, il riferimento alla bellezza non è evasione, ma forma di resistenza, così come lo sguardo sulle fratture del mondo non è compiacimento del dolore, ma esigenza etica. L’immagine della danza, evocata dal dipinto di Danza di Apollo con le Muse, suggerisce un equilibrio dinamico tra discipline, sensibilità e linguaggi. Non si tratta di un’armonia statica, ma di un movimento continuo in cui ogni voce trova spazio senza annullare le altre. Scrivere sulle arti, attraversarle, metterle in relazione diventa allora un modo per sottrarsi alla frammentazione e ricostruire un senso di unità, fragile ma necessario. In questa prospettiva, anche il richiamo a Ulisse e a Costantino Kavafis non è soltanto letterario, ma esistenziale. Il viaggio non è metafora ornamentale, bensì struttura profonda dell’esperienza del blog: ogni contributo è una tappa, ogni autore un approdo temporaneo, ogni testo una traccia lasciata lungo una rotta che non è mai definitivamente tracciata. L’Itaca evocata non coincide con un punto d’arrivo, ma con la consapevolezza maturata lungo il percorso. Accogliere scritture altrui, in questo contesto, significa assumersi una responsabilità ulteriore: non solo offrire spazio, ma custodire uno spirito. È qui che si misura la coerenza di Limina Mundi, nella capacità di mantenere aperta la soglia senza disperdere il senso di ciò che la attraversa. Ogni testo accolto deve, in qualche modo, dialogare con quell’idea di libertà che non è arbitrio, ma tensione consapevole verso la conoscenza. E forse è proprio in questa apertura vigilante che si comprende fino in fondo il valore dell’esperienza condivisa: non un semplice insieme di contributi, ma una costruzione collettiva che si rinnova continuamente, restando fedele a un nucleo etico e poetico che, dopo dieci anni, continua a interrogare chi scrive e chi legge. C’è un punto, nella scrittura, in cui ogni tentativo di spiegazione si arresta e lascia spazio a qualcosa di più originario, quasi insondabile. È lo stesso punto in cui molti autori esitano quando si chiede loro “quando è iniziato tutto”: non c’è una data, non c’è una decisione, ma una sorta di emersione. Scrivere, in fondo, è rispondere a una voce che non si possiede del tutto. E forse è proprio per questo che chi scrive legge con una fame diversa: non per accumulare storie, ma per riconoscere, negli altri, quella stessa voce che lo attraversa. Il lettore vorace è già, in potenza, uno scrittore. Non perché imiti o replichi, ma perché completa. Qui si innesta quella tensione teorica che mi avvicina agli strutturalisti: l’idea che ogni opera non sia chiusa, ma continuamente riattivata da chi la legge. In questa prospettiva, il testo non appartiene mai a un solo autore. Ogni lettura è una riscrittura invisibile, ogni interpretazione è un gesto creativo. La letteratura diventa allora uno spazio plurale, dove l’autorialità si moltiplica e si dissolve insieme. È questa una delle forme più alte della cultura: un’opera che vive di infinite coscienze. Limina Mundi si inserisce con naturalezza in questa visione, perché è costruito come un luogo di voci. Non una voce dominante, ma una coralità che accetta differenze di stile, provenienza, lingua, sensibilità. In questo senso, il blog assume una dimensione che va oltre il contesto nazionale: accogliendo autori che scrivono da altri paesi, che attraversano lingue e traduzioni, diventa a tutti gli effetti uno spazio internazionale. Non tanto per una dichiarazione formale, quanto per la pratica concreta dell’incontro. Come mostrano anche studi recenti sulle reti letterarie globali, la dimensione digitale consente oggi una circolazione senza precedenti di opere e autori, creando connessioni tra comunità lontane e spesso marginalizzate. In questo scenario, Limina Mundi dialoga idealmente con altre esperienze che, pur diverse per struttura e visibilità, condividono una tensione simile. Riviste come Zoetrope: All-Story, fondata da Francis Ford Coppola, hanno saputo unire autori emergenti e figure di rilievo internazionale, pubblicando scrittori come Gabriel García Márquez o Salman Rushdie e contribuendo a creare un ponte tra diverse tradizioni narrative. Allo stesso modo, esperienze come Storie hanno proposto una visione aperta e bilingue della letteratura, accogliendo autori di differenti nazionalità e cercando di esplorare forme innovative della scrittura. Queste realtà, pur più strutturate, condividono con Limina Mundi un’idea fondamentale: la letteratura come spazio di relazione, come laboratorio di senso, come luogo in cui le differenze non vengono livellate ma rese visibili. In questo orizzonte, il nome stesso Limina Mundi acquista una risonanza ulteriore. Non è soltanto una soglia, ma un confine mobile tra mondi: tra autore e lettore, tra lingue, tra esperienze, tra centro e margine. È un nome che contiene un movimento, una tensione verso l’attraversamento. E forse è proprio qui che si rivela il suo senso più profondo: non indicare un luogo stabile, ma una condizione. Stare sulla soglia significa accettare l’inquietudine della ricerca, ma anche la possibilità dell’incontro. Così, nel mistero della scrittura e nella pluralità delle sue voci, Limina Mundi continua a esistere come uno spazio in cui chi legge può diventare autore e chi scrive resta, inevitabilmente, un lettore tra gli altri. Ed è in questa reciprocità, mai conclusa, che si rinnova il suo significato più autentico.
Yuleisy Cruz Lezcano
di LOREDANA SEMANTICA
Era 21 marzo del 2016 quando è cominciata l’ avventura di Limina mundi, e oggi – non sembra vero – sono trascorsi dieci anni! Possiamo già parlare di “storia” e non solo avventura. All’epoca – ricordo – dedicammo tempo e cura alla scelta del nome e del logo del blog, scartando tante prove e ipotesi, pensammo anche a un “manifesto”, che diventò anche il primo post, una dichiarazione d’intenti di farne un luogo che esaltasse la bellezza e l’arte per contrasto alle brutture della realtà, magnificando il senso di libertà e dell’esplorazione di mondi nuovi, paragonandoci a novelli Ulisse, navigatori dell’Oceano, da percorrere metaforicamente in lungo e in largo fino ai più sperduti confini, consapevoli che importa più il viaggio che la destinazione, contano maggiormente gli incontri, l’esperienza, l’arricchimento culturale e spirituale che l’ Itaca, l’approdo di quiete che ci attende al termine del nostro peregrinare. Dopo dieci anni la visione non è cambiata, anzi appare corroborata e più autentica che mai, ma, al contempo, è come se appartenesse a un sogno o aspirazione, è più precisamente un’ispirazione. La “visione” è una metafora, la realtà è un’altra cosa, molto più ordinaria, ma molto più concreta. Nessuna esaltazione, nessuna gloria o compiacimento, non gesta epiche o grandiosità, nessun incontro coi Lestrigoni o – per fortuna – con la maga Circe, nessun Eolo che per noi soffi nelle vele, o Penelope che si confidi, sussurrandoci segreti regali nelle orecchie. Penelope al più è solo una compagna di viaggio, anche lei intenta a tessere la tela dell’attesa e della dilazione. Dell’intrattenimento. Una figura di pazienza che architetta il pretesto per rinviare all’infinito chi ha sete di conquista e dominio. La realtà è un miracolo di piccoli passi, un piede dopo l’altro, un colpo di remo appresso all’altro, uno spingere la barca sull’acqua, ma non con fatica, non per abbrivio, bensì con volontà e perseveranza. Un altro ambito dove viene provata la resistenza, la capacità di non rinunciare, nonostante a volte l’andare appaia senza meta e senza ritorni. Un’altra forma di solitudine concentrata in un progredire oltre ogni limite. Trovare compagni ogni volta in questo andare è una sorpresa che si rinnova ad ogni incontro. Un conforto e una speranza che c’è del buono in ciò che si fa, in ciò a cui si crede. All’entusiasmo iniziale è subentrata una nuova consapevolezza, che la tenacia è un valore (Deborah Mega in questo eccelle) , che costruire è sempre con fatica, che il mare è bello, ma infido, che per la libertà si paga un prezzo. Senza recedere dagli intenti iniziali, ma con la coscienza che essi sono ambiziosi e, perciò, come tutte le cose, non sono un regalo, ma esistono in quanto agli intenti si dà corpo con la determinazione. Il progetto più ambizioso di tutti non era tanto creare un blog e animarlo col nostro impegno, inventare iniziative, rubriche, invitare partecipanti a condividere visione e a contribuire con loro idee e produzione. Tutto ciò, a dire il vero, era il divertimento. Il progetto più ambizioso era reggere nel tempo, mantenere l’impegno, attraversando secche e risacche, contrarietà e tempeste, gli impegni e gli affanni della vita. Tra i miei ricordi di gioventù la passione del lavoro a maglia con i ferri da lana, ma anche l’incostanza e la stanchezza che mi portavano ad avviare progetti e a lasciarli incompleti, fermi per anni, infine ad abbandonarli. Col tempo ho cominciato ad apprezzare il lavoro a maglia non tanto per l’obiettivo o il risultato, bensì in sé per il lavorio, per lo sferruzzare, quell’accavallare di maglie agli aghi, di punti tra loro, di trame, legacci e rasati che componevano l’intreccio, per la ripetitività del gesto nella progressione dei ferri, l’andata e ritorno dell’avanzamento. Un percorso che ondeggia, cadenzato, una ritmicità simile al battito cardiaco, lo stesso ticchettio dei ferri nel silenzio mima il palpitare del cuore, l’ipnotismo del movimento, la capacità di giungere a lavorare quasi senza guardare la maglia, e vedere questa accrescersi in grembo, sotto le mani che sanno dove andare, hanno la misura dell’ampiezza, la sicurezza della precisione, calibrando pressione e tensione in gesti d’eleganza e sapienza. Potremmo dirlo trance, incanto, esperienza. Ossessione che intrama e convoglia. Ossessione che stempera e risorge. Costruzione. Quasi una p-ossessione che produce.
Sferruzzare come scrivere. Parola dopo parola. Ecco, del lavoro sul sito, similmente dello scrivere, mi sento di compiere questo fantasioso parallelismo con lo sferruzzare. Alla fine una maglia che tenga calda d’inverno verrà fuori, si potrà indossare. Alla fine qualcosa di quanto scritto/prodotto si potrà salvare. Non lo dico io, ma Dino Buzzati nella poesia che riporto più sotto. Concludendo, se guardiamo al tempo trascorso, ai compagni passati a quelli trovati, a quelli che sono qui dalla prima ora, credo che ne sia valsa la pena, di ogni cosa intendo, ogni difficoltà, ogni impegno, ogni tensione. Cercando la bellezza, forse ci accorgeremo che essa è in noi, in ciascuno di coloro che la coltivano, l’ammirano, la scorgono dove altri non vedono nulla, la proteggono, la sostengono.
E quindi, a tutti quelli che leggono, a quelli che scrivono, hanno scritto, partecipano, qui, con noi.
Grazie.
Loredana Semantica
di Dino Buzzati
Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse).
Per il 19 marzo di Limina mundi, una poesia di Giovanna Sicari
Image AI generated
Vorrei farti felice con questo niente
Babbo, vorrei comprarti tutte queste piccole cose esposte al mercato, cose piccole, inutili: arnesi, cianfrusaglie, biglietti. Vorrei farti felice con questo niente che colma il vuoto con quest’amore che ripara, tu solo annaffi le piante lievi lavi e curi ogni cosa e scavi nella compostezza della vita, con decisione raccogli foglioline e altro tu solo puoi entrare nell’infinito.
da Portami ancora per mano. Poesie per il padre (Crocetti, 2001)
Buon 8 marzo con la poesia “Specchio” di Sylvia Plath
disegno di Loredana Semantica, tratto dalla raccolta illustrata Barracuda, Terra d’ulivi edizioni, 2024
Sono d’argento e rigoroso. Non ho preconcetti. Quello che vedo lo ingoio all’istante così com’è, non velato da amore o da avversione. Non sono crudele, sono solo veritiero— l’occhio di un piccolo dio, quadrangolare. Passo molte ore a meditare sulla parete di fronte. È rosa e macchiettata. La guardo da tanto tempo che credo faccia parte del mio cuore. Ma c’è e non c’è. Facce e buio ci separano ripetutamente. Ora sono un lago. Una donna si china su di me, cercando nella mia distesa ciò che essa è veramente. Poi si volge alle candele o alla luna, quelle bugiarde. Vedo la sua schiena e la rifletto fedelmente. Lei mi ricompensa con lacrime e un agitare di mani. Sono importante per lei. Va e viene. Ogni mattina è sua la faccia che prende il posto del buio. In me ha annegato una ragazza e in me una vecchia sale verso di lei giorno dopo giorno come un pesce tremendo.
Bello e invincibile è l’intelletto umano. Né inferriata, né filo spinato, né libri al macero, Né verdetto di bando possono niente contro di lui. Egli stabilisce nella lingua le idee generali E ci guida la mano, scriviamo quindi con la maiuscola Verità e Giustizia, e con la minuscola menzogna e offesa. Egli sopra ciò che è innalza ciò che dovrebbe essere. Nemico della disperazione, amico della speranza. Non conosce Ebreo né Greco, schiavo né signore, Affidandoci in gestione il comune patrimonio del mondo Dall’immondo strepito di parole slabbrate Salva frasi austere e chiare. Egli ci dice che tutto è sempre nuovo sotto il sole. Apre la mano rappresa di ciò che è già stato. Bella e giovane assai è Filo-Sofìa E la poesia sua alleata al servizio del Bene. Appena ieri la natura ha festeggiato la loro nascita. Ai monti ne hanno dato notizia l’unicorno e l’eco. Famosa sarà la loro amicizia, il tempo loro senza confini. I loro nemici si sono condannati alla distruzione.
Con una lettura di Miriam Bruni e le fotografie di Loredana Semantica.
La lettura di Miriam Bruni è di una poesia di Karin Boye
ph. Loredana Semantica
Poesia di Karin Boye
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono. Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera? Perché tutta la nostra bruciante nostalgia dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro? Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno. Cosa di nuovo ora consuma e spinge? Certo che fa male, quando i boccioli si rompono, male a ciò che cresce male a ciò che racchiude.
Certo che è difficile quando le gocce cadono. Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano il peso le trascina e provano ad aggrapparsi. Difficile essere incerti, timorosi e divisi, difficile sentire il profondo che trae, che chiama e lì restare ancora e tremare soltanto difficile voler stare e volere cadere.
Allora, quando più niente aiuta si rompono esultando i boccioli dell’albero, allora, quando il timore non più trattiene, cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo, dimenticano la vecchia paura del nuovo dimenticano l’apprensione del viaggio – conoscono in un attimo la più grande serenità riposano in quella fiducia che crea il mondo.
Limina mundi per il periodo delle festività natalizie, Capodanno, Epifania sospende le attività ordinarie di pubblicazione. Questa sospensione è una consuetudine consolidata. Corrisponde al bisogno di una pausa di raccoglimento e riflessione, consona alle feste religiose, di accoglimento in gioia di un Nuovo Anno, di riserva di tempo da dedicare alla famiglia e agli affetti.
Con l’occasione porgiamo a tutti i lettori che hanno dato senso e ragione di esistenza a questo spazio i migliori Auguri di Buon Natale, Felice Anno Nuovo e Buona Epifania.
Oggi, 8 dicembre, è festa. Si festeggia Maria, madre di Gesù, nella sua esclusiva dote di purezza che la rende, sin dal concepimento, libera dal peccato originale, cioè dalla colpa che affligge invece tutti gli altri uomini e donne sin dalla nascita. E’ una festa religiosa, tra le poche rimaste dopo la soppressione di altre festività religiose avvenuta con la L. 54 del 1977. Sono rimaste nel calendario civile come feste religiose, oltre alla Festa dell’Immacolata, anche Natale, Pasqua e l’Epifania, quest’ultima ripristinata nel 1987. Soppresse il Corpus Domini, l’Ascensione, la festa dei Santi Pietro e Paolo e la festa di San Giuseppe. La festa del padre putativo di Gesù collocata il 19 marzo di ogni anno è stata convertita nella festa laica del papà, senza che sia considerata giorno di assenza dalle attività lavorative. La permanenza della festa dell’Immacolata Concezione nel calendario delle festività religiose-civili evidenzia l’importanza che la Chiesta cattolica riconnette alla figura della Madre del Salvatore, al suo concepimento immacolato, il che ne permette, più tardi, al termine dell’esistenza terrena di Maria, sempre secondo la tradizione cattolica, l’assunzione in cielo in corpo e spirito.
L’immacolata concezione di Maria è un dogma cattolico, una verità alla quale bisogna credere, senza che possa essere messa in discussione. L’intangibilità della figura di Maria nel suo corredo di purezza ha in sè un’aura di fascino, mistero e devozione che ha ispirato il mondo artistico nei secoli. Molti pittori si sono cimentati nel rappresentare la Madonna come Immacolata, tra questi spicca Bartolomé Esteban Murillo, un pittore spagnolo vissuto tra il 1618 e il 1682. Nell’arco cronologico in cui fu attivo egli ha rappresentato circa due dozzine di volte il mistero dell’Immacolata Concezione e più in generale si dedicò in gran parte a temi religiosi per i quali fu molto apprezzato, ma anche molto imitato dai contemporanei e successori nell’arte.
Auguriamo a tutti Buona festa dell’Immacolata con una galleria di dipinti a tema di Bartolomé Esteban Murillo.
Oggi è il 1° settembre e, come promesso, si conclude la pausa estiva e riprendono le attività di Limina mundi.
Auguriamo un buon rientro dalle ferie, un nuovo anno di scuola, di studio, di poesia e arte. Settembre, il mese appena iniziato, è quando finisce l’estate, svapora il caldo torrido, incombe l’inversione dei tempi, gli uccelli si preparano a migrare, il cielo s’annuvola e la natura respira nell’aria fresca di pioggia.
Ha il suo fascino settembre, come l’autunno che inugura, quando impera la malinconia, ma anche la dolcezza dei i frutti buoni che hanno dentro il sole dell’estate, è un periodo pervaso dalla calma serenità della consapevolezza che tutto scorre e il tempo matura. Settembre prende i suoi impegni solenni, dice che giungerà un’altra stagione rigida di freddo e neve e poi immancabile un’altra primavera di fiori e virgulti.
Lo salutiamo come merita, con una splendida poesia di Maria Luisa Spaziani.
S’imbroncia il tempo. Settembre fa il suo ingresso
Auguriamo a tutti i lettori di Limina mundi Buon Anno 2025, un anno che speriamo porti con sé nuovi inizi, opportunità e una rinnovata serenità. Che ogni giorno del nuovo anno possa essere un passo verso la realizzazione dei vostri sogni e delle vostre aspirazioni, accompagnato da salute, felicità e successo in ogni vostro progetto. Celebriamo insieme questo nuovo capitolo, lasciamo alle spalle incertezze, pessimismo, ogni negatività e abbracciamo con fiducia ciò che il futuro ha in serbo per noi.
immagine generata da AI
Nessuno mai ha chiesto niente non una stella o un presente un capodanno celeste nessuna offerta strozzata o principesca e i sussurri assordanti di un tempo sono ora ridotti a un bisbiglio un miagolio di gatto cencioso che pare si senta talvolta nel vento.
Lo sguardo famelico o avverso brilla ancora di luce perversa sfrigola in pastoie di paranoia dove tutto il beffardo s’accende come una fiamma bluastra di gelo a cui corrisponde l’inverno innevato di un ghiacciaio perenne o brillio incandescente di cometa.
Intanto tra le membrane dell’amnio rotola il nuovo sbuca come coniglio dal cilindro il nascituro.
Natale, bambino o ragnetto o pennino che fa radure limpide dovunque e scompare e scomparendo appare come candore e blu delle pieghe montane in soprassalti e lentezze in fini turbamenti e più Bambino e vuoto e campanelle e tivù nel paesetto. Alle cinque della sera la colonnina del meteo della farmacia scende verso lo zero, in agonia. Ma galleggia sul buio con sue ciprie di specchi. Natale mordicchia gli orecchi glissa ad affilare altre altre radure. Lascia le luminarie a darsi arie sulla piazza abbandonata col suo presepio di agenzie bancarie. Natali così lontani da bloccarci occhi e mani come dentro fatate inesistenze dateci ancora di succhiare degli infantili geli le inobliate essenze
Poetico e ricco d’immagini questo è un calendario dell’avvento. Il dono quotidiano di una bella poesia dal 10 dicembre – Festa della Madonna di Loreto – al giorno di Natale. I disegni del calendario sono numerati coi giorni del mese di dicembre, ogni casella si attiverà al compimento del giorno, solo allora cliccandovi sopra si potrà leggere la poesia scelta. Buon avvento in poesia.
Cominciano agli ultimi di giugno, nelle splendide mattinate; cominciano ad accordare in lirica monotonia le voci argute e squillanti.
Prima una, due, tre, quattro, da altrettanti alberi; poi dieci, venti, cento, mille, non si sa di dove, pazze di sole; poi tutto un gran coro che aumenta d’intonazione e di intensità col calore e col luglio, e canta, canta, canta, sui capi, d’attorno, ai piedi dei mietitori.
Finisce la mietitura, ma non il coro. Nelle fiere solitudini sul solleone, pare che tutta la pianura canti, e tutti i monti cantino, e tutti i boschi cantino…
Buona Pasqua di resurrezione con la poesia “Ma quando da morte” di David Maria Turoldo
Ma quando da morte passerò alla vita, sento già che dovrò darti ragione, Signore, e come un punto sarà nella memoria questo mare di giorni. Allora avrò capito come belli erano i salmi della sera; e quanta rugiada spargevi con delicate mani, la notte, nei prati, non visto. Mi ricorderò del lichene che un giorno avevi fatto nascere sul muro diroccato del Convento, e sarà come un albero immenso a coprire le macerie. Allora riudirò la dolcezza degli squilli mattutini per cui tanta malinconia sentii ad ogni incontro con la luce; allora saprò la pazienza con cui m’attendevi, a quanto mi preparavi, con amore, alle nozze.
Nel 1963 fu pubblicato il saggio di Hannah Arendt “Eichmann in Gerusalemme. Un report sulla banalità del male”, un diario che la Arendt, inviata del settimanale The New Yorker, tenne sulle sedute del processo ad Adolf Eichmann, militare e funzionario nazista. Catturato dal Mossad in Argentina nel 1960, Eichmann fu processato a Gerusalemme nel 1961 e condannato a morte per genocidio e crimini contro l’umanità. La sentenza fu eseguita nel 1962.
I brani che seguono sono tratti dal saggio.
“Se ci siamo soffermati tanto su questo aspetto [1] della storia dello sterminio, aspetto che il processo di Gerusalemme mancò di presentare al mondo nelle sue vere dimensioni, è perché esso permette di farsi un’idea esatta della vastità del crollo morale provocato dai nazisti nella “rispettabile” società europea – non solo in Germania ma in quasi tutti i paesi, non solo tra i persecutori, ma anche tra le vittime. Eichmann, a differenza di tanti suoi colleghi, era stato sempre affascinato dalla “buona società”, e la correttezza con cui spesso si era comportato con i funzionari ebrei di lingua tedesca era in gran parte dovuta a una specie di senso di inferiorità. Egli non era affatto, come lo chiamò un testimone un landsknechtnatur, un mercenario smanioso di fuggire in regioni dove non vigono i dieci comandamenti e dove ciascuno può sfogare i suoi istinti. Se in una cosa egli credette fino alla fine, fu nel successo, il distintivo fondamentale della “buona società” come la intendeva lui. Tipico fu l’ultimo giudizio che egli espresse su Hitler, disse “avrà anche sbagliato su tutta la linea; ma una cosa è certa: fu un uomo capace di farsi strada e salire dal grado di caporale dell’esercito tedesco al rango di Führer di una nazione di quasi ottanta milioni di persone… Il suo successo bastò da solo a dimostrarmi che dovevo sottostargli.” Egli non ebbe bisogno di “chiudere gli orecchi” come si espresse il il verdetto, “per non ascoltare la voce della sua coscienza”: non perché non avesse una coscienza, ma perché la sua coscienza gli parlava con una “voce rispettabile”, la voce della rispettabile società che lo circondava.”
…
“Il problema della coscienza di Adolf Eichmann, che è notoriamente complesso ma nient’affatto unico, non può essere paragonato a quella della coscienza dei generali tedeschi, uno dei quali, quando a Norimberga gli chiesero “Com’è possibile che voi tutti rispettabili generali abbiate seguitato a servire un assassino con tanta fedeltà?” rispose che non toccava a un soldato ergersi a giudice di un suo comandante supremo: “Questo tocca alla storia, o a Dio in cielo.” (Così il generale Alfred Jodl, impiccato a Norimberga.) Eichmann, molto meno intelligente e per nulla istruito, capì almeno vagamente che a trasformarli tutti in criminali non era stato un ordine, ma una legge. La differenza tra ordine e “ordine del Führer” era che la validità del secondo non era limitata nel tempo o nello spazio, mentre questo limite è caratteristica precipua del primo. Inutile aggiungere che tutti questi strumenti giuridici, lungi dall’essere semplice frutto della pignoleria o precisione tedesca, servirono ottimamente a dare a tutta la faccenda una parvenza di legalità. E come nei paesi civili la legge presuppone che la voce della coscienza dica a tutti “Non ammazzare”, anche se talvolta l’uomo può avere istinti e tendenza omicide, così la legge della Germania hitleriana pretendeva che la voce della coscienza dicesse a tutti: “Ammazza”, anche se gli organizzatori dei massacri sapevano benissimo che ciò era contrario agli istinti e alle tendenze normali della maggior parte della popolazione. Il male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è – la proprietà della tentazione. Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero esser tentati di non uccidere, non rubare, non mandare a morire i loro vicini di casa (ché naturalmente, per quando non sempre conoscessero gli orridi particolari, essi sapevano che gli ebrei erano trasportati verso la morte); e dovettero essere tentati di non trarre vantaggi da questi crimini e divenirne complici. Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni.”
….
“Il 30 giugno del 1943, molto più tardi di quanto Hitler aveva sperato, il Reich (Germania, Austria e Protettorato) fu proclamato judenrein[2]. Non abbiamo statistiche che ci dicano con precisione quanti ebrei erano stati deportati da quest’area, ma sappiamo che delle duecentosessantacinquemila persone che, secondo fonti tedesche, già erano state deportate o erano candidate alla deportazione nel gennaio del 1942, pochissime sfuggirono: forse qualche centinaio al massimo qualche migliaio riuscirono a nascondersi e a sopravvivere alla guerra. E quanto fosse facile tranquillizzare la coscienza della popolazione tedesca lo si vede bene dalla spiegazione ufficiale che delle deportazioni dette la cancelleria del partito in una sua circolare del 1942: “ È nella natura delle cose che questi problemi, sotto certi aspetti difficilissimi, possano essere risolti nell’interesse della sicurezza permanente del nostro popolo soltanto impiegando una spietata durezza”
Nella Germania del dopoguerra, dove la gente è divenuta addirittura geniale nel sottovalutare il suo passato nazista, la “spietata durezza” – una qualità a suo tempo altamente apprezzata dai governanti del Terzo Reich – viene spesso chiamata Ungut, ossia un “non bene”, una forma di “cattiveria” quasi che il solo difetto di chi la possedeva fosse una deplorevole incapacità ad agire secondo i principi della carità cristiana.”
[1] la collaborazione dei capi ebraici con i nazisti
Numeri e auguri è un articolo che proponiamo su questo sito tradizionalmente a inizio del nuovo anno.
E’ l’occasione di formulare gli auguri per l’anno appena iniziato, tutto da vivere davanti a noi, e dare un’occhiata al riepilogo dell’attività nell’anno appena trascorso.
Quest’anno il bilancio sarà sinteticamente riferito agli aspetti più significativi.
Gli accessi al sito risultano costanti già da tre anni. I dati statistici delle visite sono i seguenti: 58.902 nel 2021, 58.021 nel 2022, 58845 nel 2023. Dalla fondazione alla data del 7.1.2024 il totale delle visite è di 345.288 accessi.
L’anno 2023 è stato caratterizzato dalla rubrica di grande successo curata da Maria Allo dal titolo “La poesia prende voce”. La formula della rubrica, semplice ed efficace, prevedeva la pubblicazione di una foto del poeta e di una sua audiolettura di una poesia edita della quale è autore. Hanno aderito molti poeti contemporanei. Ogni podcast proposto nella rubrica è stato ascoltato non meno di 150 e fino ad oltre 400 volte.
Da sottolineare l’interesse che suscitano gli articoli contenenti approfondimenti letterari proposti nel tempo da Deborah Mega. Riporto i titoli e il numero di accessi degli articoli maggiormente letti nell’anno 2023: “La casa di Asterione” con 5043 accessi, “Continuità dei parchi”, 1758 accessi, “Jaufre Rudel e l’amor de lonh” con 1509 accessi. Deborah ha inoltre curato tre recensioni e la condivisione sul sito di commenti critici o poesie selezionate da raccolte edite segnalate alla casella e mail redazionale.
Emilio Capaccio ha concluso a maggio del 2023 l’iter dei “Racconti dimenticati” dei quali abbiamo parlato diffusamente in questa interessante intervista. I contenuti della rubrica “Cuentos Olvidados” sono stati raccolti in un e book, messo a disposizione qui , scaricato centinaia di volte.
Loredana Semantica oltre ad occuparsi dell’intervista e dell’ebook di cui sopra, ha proposto videopoesie di testi propri di recente pubblicazione oppure ha illustrato o elaborato videopoesie con poesie di autori non più viventi, tra i quali Bartolo Cattafi Rocco Scotellaro, Cesare Pavese, Nina Cassian, commentando la loro poetica.
I poeti Francesco Palmieri con la rubrica “Poesia sabbatica” e Francesco Tontoli nel giorno di venerdì hanno partecipato settimanalmente all’attività del sito proponendo proprie poesie. Interessante rimarcare come queste proposte poetiche siano state oggetto di interesse, manifestato da accessi via e mail, particolarmente dagli Stati Uniti.
Ultima in elenco, ma non certo meno importante la rubrica di Antonella Pizzo che ha commentato libri di narrativa con particolare fiuto per i casi letterari e successi editoriali.
Con l’occasione ringraziamo tutti gli autori che hanno partecipato con propri contributi ad animare Limina mundi nel corso dell’anno 2023, anche se non indicati nominativamente, avendo qui menzionato solo gli autori di maggiore continuità. Agli scrittori e ai lettori tutti l’augurio che l’anno 2024 realizzi tutti i desideri o che almeno di desiderio siano sempre ricolmi. In fondo non sta proprio in questo tendere “ad sidera” – anelare alle stelle – tutta la grandezza che abita l’umano?
*l’immagine è una fotocomposizione di Loredana Semantica, scelta come copertina dell’antologia collettiva “La prima rosa”, curata da Deborah Mega, Loredana Semantica, Maria Rita Orlando, edita con Youcanprint, Feltrinelli nel 2015. Quest’opera è stata l’occasione di incontro dal quale è nata l’idea di questo sito.