
mio Dio
qual è stata la mia colpa
se pur sono nato
senza averlo domandato,
tu lo sai
quel giorno non ho riso,
ho pianto come piansero gli angeli dell’eden
precipitati a terra,
e senza corazza e conoscenza
è stata subito guerra,
un lancio di moneta
fra il continuare a vivere
o perdersi per sempre
*
mio Dio
qual è stata la mia colpa
se ho creduto vere
le storie della sera
e poi mi addormentavo
avvolto nelle piume
di chi aveva sulle spalle
ancora un paio d’ali,
quale la mia colpa
se ho gridato sempre
il tuo nome ai quattro venti
quando i molti a squarciagola
invocavano barabba
e ancora a mille e a frotte
non smettono di gridarlo forte
(intanto non ho più fiato
da che mi si è spezzato
ai piedi della croce,
la tua e poi la mia)
*
mio Dio
qual è stata la mia colpa
se ho visto morire ad uno ad uno
i volti di chi ho amato
e credevo fossero per sempre
e poi senz’aspettarmelo
io non li ho visti più,
se anno dopo anno
infine si è capito
che neanche nelle tue chiese
i patti nati sacri
sarebbero durati
e tu risorto al terzo giorno
saresti rimasto in cielo
e mai più su questa terra
*
mio Dio
qual è stata la mia colpa
se altri, non io,
hanno inciso nella carne
la voglia della carne
di salomé che danza,
il sogno di una torre
che arrivasse alle tue porte
e nemmeno si sospettava
che sola ad aspettare
ci fosse matrigna morte
e infinito e eterno
solo parole a perdere
*
quale la mia colpa
se guardandomi allo specchio
non sono più lo stesso
di quello che ero ieri
e profonda sulla fronte
a urlare la ferita
di chi nacque tradito
dal giorno che venne in vita
e poi tempo dopo tempo
sentirsi un tronco spoglio,
un ceppo dentro al fuoco
per cenere alla cenere
*
e ancora chi lo sapeva
delle ombre dentro al bosco
che poi erano predoni
a prenderti la borsa
e infine anche la vita,
e ancora chi lo sapeva
che si sarebbe attraversata
questa valle scura
dove un giorno sei bambino
e in breve sei già vecchio
sentendo la tua carne
guastarsi a poco a poco
*
e infine sai mio Dio
cos’altro potrei dirti,
*
che se fossi stato dio
e tu mio figlio
mai e poi mai
avrei permesso al pianto
di attraversarti gli occhi,
ai chiodi della croce
di ficcarsi in mani e piedi
e alla parola morte
di esserti sudario.
*
agosto 2022
**
*
Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Poesie del saluto”)














