
Il libro “Tutti i giorni un incantesimo” di Sabatina Napolitano sarà a breve pubblicato con Italic Pequod
Dalla postfazione di Doris Emilia Bragagnini:
“L’incantesimo di cui parla il titolo non è dunque un’illusione o un artificio ma un atto di fondazione, la capacità della parola di abitare il tempo, di dare ordine ai sentimenti e di trasformare la connessione interna tra due anime in una voce universale, nitida e profondamente autentica. Quando il libro si apre alle ferite del mondo – alle terre che bruciano, ai diritti negati, al “meccanismo orwelliano” del presente – lo fa trattandoli come urgenze reali, non come temi letterari. La poesia diventa così terreno concreto su cui poggiare i piedi per guardare il presente: inizia nel segreto di un abbraccio e finisce per abbracciare l’umanità intera. Ci ricorda che il nostro destino collettivo non è scritto altrove ma si colloca nella capacità di visione e che la poesia è un atto di resistenza. L’incantesimo quotidiano allora non è un’illusione ma l’impegno costante di chi sceglie di vedere, sentire e restare umano“.
da “Scritte da lui per me”
Scavo dentro le tue rovine
come chi ha il piacere di fare del bene,
tuffatore di Paestum, tengo la tua anima su tre colonne.
Come tutti gli studenti all’università e gli artisti della street art.
Ti faccio tuffare a New Castle,
lungo il molo fino al Nobbys Lighthouse.
Una nuotata insieme ai Bagni Oceanici di Merewether,
mentre mi baci unica mia ammaliante sirena,
stregato fino al midollo,
Tuo anche da dove sono nato
e fino a dove morirò con te.
E dalla cultura più antica di me,
baciare la tua lingua salata
bagnata di oceano,
E ancora la tua pelle bagnata del vino della valle dell’Hunter
nei tuoi capelli il sapore dello Shiraz,
ai piedi il Semillon.Un tuffo nel mio amore per te,
oceano scavato nella roccia,
che costruisce la riva a poco a poco.
come quanto tu sei vinta da me,
annegata nel desiderio dell’amore
isola d’affetto e bene
protagonista di ogni mio traguardo d’oro.
bagnata nelle correnti del Merewether,
Tocco i tuoi fianchi bagnati come una antica medaglia sepolta nel tuo cuore per me.
Bacio le tue labbra come una nuova medaglia,
d’oro forgiato dalle mie costole per i nostri ricordi,
per i riti comuni che ci fanno come gli altri
e siamo tutti gli altri nella piscina dell’esistenza
celebrando la vita coi corpi stretti di sapore aborigeno.
Nudo nuoto in te ogni notte.
Sono chiunque ti guarda
nel salto prima di tuffarmi.
Nuda sei come fuoco acceso
Perla e luna della mia memoria.
Ma il tuffo migliore lo faccio da sdraiato
quando nella vasca da bagno ti abbraccio
e sei gentile e abbandonata.
Stanca e tenera.
Ti do la mia penna,
tu che sei la nostra regina.
Stai a casa mia, fin quando puoi,
ti condurrò alle stanze del mio fuoco
dove scorre il sangue delle nazioni,
tu che sei bianca e nera,
bianca, altissima, dalle mani gentili,
nera, trasognata, lontana, vicina e rotonda.
Inviolata e inviolabile,
come una madre e una sorella
da questa mia casa sospesa nel tempo
canto la tua anima,
la unisco all’anima del mondo,
ricamo i miei desideri con te.
La tecnica prima di tuffarmi,
la lucidità iconica di quello che sei per me,
nella mia mente tesa.
Tuffato ogni giorno nel desiderio di conoscerti
voglio la coppa nascosta in te, Cariddi.
Pericolosa e fragile, vortice in cui mi tuffo.
Il vortice tra i tuoi seni
che mi fa sentire un re e un bambino,
quando riposo dopo una notte agitata.
La coppa che prendo nei tuoi vortici,
il trionfo di quando vinco in te le paure,
Quando la vita ti lascia sola su un trampolino,
che non sai se è un trampolino di morte.
La coppa densa della tua solitudine,
i modi in cui abbandoni la gioia.
Quella coppa sul nostro comodino,
mi ricorda il segno di ciò che sono,
tuffato in quello che passa oltre,
nella vita che non sai.
Nei bui che non riesci ancora a raccontare.
Nelle tensioni irrisolte.
In ciò di cui hai paura,
mi getto nel gorgo, e prendo la mia coppa.
La coppa raccolta dei tuoi dolori
quando mi piange il cuore a vederti stanca,
quando mi sei vicina,
sento i tramonti di ogni parte della terra,
guardo nei tuoi occhi luminosi
e so che guardi ai miei,
che proteggi i miei.
Che proteggi i miei ricordi e desideri
nelle tue mani di donna
abbandonato nelle tue profondità.
Metti il destino dell’umanità
nelle mani di un piccolo uomo come me,
sarò il tuo giovane eroe.
Sei impastata delle mie cellule,
perché tuoi occhi sono le nostre terre,
perché il mondo è questo sogno veduto
con te. Questo è il mondo:
il sogno visto con te.
E se del mondo non mi importa senza di te,
io per te ho ricordi incandescenti,
e il presente è scintillante
nella carta impregnata del tuo sudore e sangue
tu che spezzi ogni mio dolore
e fai grande ogni desiderio.
Presa la coppa dei tuoi dolori,
nell’acqua della vita tumultuosa che bolle e freme
non ti abbandonerò più.
Non ti lascerò trascinare dalle correnti.
Dagli altri che potrebbero farti male.
Dagli altri che non sono me.
Pubblicato da Loredana Semantica | Filed under Novità editoriali











