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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Una poesia da “Decisi per la gioia” di Antonella Pizzo, Anterem Edizioni, 2026

06 mercoledì Mag 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, Podcast, POESIA

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Loredana Semantica legge una poesia da “Decisi per la gioia” di Antonella Pizzo, raccolta poetica già finalista al premio Lorenzo Montano, edizione 2024, appena pubblicata nella collana Nuova Limina di Anterem Edizioni. La quarta di copertina è di Stefano Guglielmin

E poi salpammo con in mano

un giglio e una mimosa

a incontrare una figlia persa nelle nebbie

decisi per i venti e le correnti

per un azzurro un fuoco un arancione denso

è tutta colpa di questo mare immenso

che abita le nostre vite e nel profondo giace

e cambia faccia e cupo ringhia a morte

di decomposizione si nutre e si ricicla

in circolo colora e canta

poi albeggia e ricomincia.

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Andrea Abruzzese, Inediti

04 lunedì Mag 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Andrea Abruzzese

Le cappelle nelle quali pregare

C’è chi vive re Mida,
mondovisione-sfarzo; smorfie-disprezzo
verso moltitudini strangolate da povertà,
che tendono brandelli-speranze.

Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.

C’è chi vive libero
nell’abbraccio di bene e male,
ma eruzioni-odio, in cravatte rosse,
flagellano masse incatenate.
E vestendo muri-propagande,
isolano le menti delle persone,
fomentando guerre-tutti contro tutti…
Seppellendo futuri, eclissando sogni.

Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.

C’è chi vede oltre i confini,
chi pensa che non siano reali.
C’è chi muore per uguaglianza, pace e libertà.
chi mostra che non sono solo ideali.

I nostri specchi sono
le cappelle
nelle quali pregare.

*

Dallo stadio alla piazza

Frastuono-mano sveglia tenebre.
I grugniti, gli epiteti
fanno crollare tra le ombre.

(Far finta di niente…
Gli altri faranno altrettanto)

Ma fuori l’apprensione è esser sola,
con tachicardia a sconvolgere il petto,
e voce che scompare in gola.

(Dallo stadio alla piazza…
Che bruti questi uomini,
quanta efferatezza)

Firmamento-nuovo anno esibisce fuochi…
Disperazione straripa dai condotti lacrimali,
terrore trema nelle gambe.
Ventose e tentacoli sui corpi,
urla primitive a violentare la mente.

(Ed è stato deciso! Tutti l’abbiam deciso!
Qual è il posto delle donne)

« Lo ha fatto la televisione.»
« Titoli di giornali.»
« Il silenzio delle poltrone.»
« Impotenza di divise e distintivi.»

E ammesso che oggi notizia sia albore,
domani sarà buio,
fino a quando concentrazione
si volterà per qualcosa
ancor più grave.

*

Dicembre 1969

Milano, ore 16:37, il tempo si è fermato
alla banca nazionale dell’agricoltura,
un silenzio assordante, dopo un forte boato.

88 feriti, morti 17,
in un dicembre improvvisamente rovente,
ma tutta la nazione ha tremato
sotto l’ombra corrotta di uno scudo crociato.

E mentre ancora si elaborava il lutto
e le domande correvano tra shock e lacrime,
un ideale d’anarchia volò giù
dalla finestra di una stazione di polizia.

Con l’innocenza, le ingiurie e le prove,
nell’aria che mutava in piombo
in quell’inverno del 1969.

E ci fu qualche condannato,
chi colpevole, chi innocente;
ma per chi a pianto,
per chi la vita ha dato,
ancora non ha pagato
chi è Stato.

*

Morti in buona fede

Spalle dritte, pancia in dentro,
soldato.

Hai medaglie al valore,
dal sangue forgiate,
di morti senza peccato.

Sguardo fiero, gonfia il petto
soldato.

Nel bagliore, particelle
di donne, bambini e qualche
vecchio tutto storto.

Mento alto, deciso il passo
soldato.

Nel silenzio, nelle bugie, il torto
di un errore in assassinii,
di morti in buona fede…
Ma sono dita umane
in amplesso con grilletto,
soldato.

L’Arma non conosce
la differenza
tra giusto e sbagliato.

*
Andrea Abruzzese nasce a Foggia il 27/04/1989.
Alcune sue poesie sono state pubblicate su blog e riviste Letterarie:
“L’Altrove – Appunti di poesia”, “Poetarum Silva” , “Poesie sull’albero”, “La Nuova Rivista Letteraria”, “L’Ottavo”, “Leggere poesia”, “Intermezzo Rivista”, “The Bookish Explorer”, “La Seppia”, “L’Incendiario”, “Aratea Cultura”, “Aquile Solitarie”, “Margutte”, “Momenti DiVersi”, “Mosse di Seppia”, “Pioggia Obliqua”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Limina Mundi”,“Cultura Oltre”, “Sentieri di Cartesensibili”, “L’equivoco” e “Risme”.
Altre all’interno della rubrica “La Bottega della poesia”, del quotidiano “La Repubblica” nelle edizioni di Milano, Torino, Napoli e Bari.

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Poesia sabbatica: “30”

02 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

30

*

no, mio Dio,
non voglio il bianco smorto dei capelli
e nemmeno la pelle che si aggrinza,
non voglio il fiato che si accorcia
e le gambe sconfitte dalle scale,
non il pensiero di chi sa d’aver vissuto
e vede sempre più breve il tempo che gli resta,
non la resa della voglia per te donna che passi
e sei curve, fianchi e seno,
non il ciclo della foglia
che nasce, cresce e cade,
non il giro del giorno
che inizia in gloria di sole
e poi cade nell’oscuro,
*
no, mio Dio,
non basta il tempo che finisce
a chi ha pensato l’eterno,
non basta un giro sulla terra
a chi vede universo e cosmo,
non basta il conto a unità e decine
a chi sa numerare miriadi e miliardi,
*
no, mio Dio,
divino non è stato
scaraventare noi quaggiù nel mondo
noi che siamo nati
a tua immagine e somiglianza.
*

gennaio 2026

*

 Francesco Palmieri

 

(dalla raccolta inedita e in corso di scrittura “Poesie del saluto”)

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Venerdì dispari

01 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Primo maggio sul lago

Primo maggio sul lago

imprimo l’unico raggio

di sole che trovo al lavoro

sul tuo corpo dorato.

Son pago di sudato salario

qui è tutto un erbario

di lucide e tenere foglie.

La pioggia e la luce che piove

mescolate dal vento

mi fanno uno scemo contento.

 

Francesco Tontoli

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Pasquale Lucio Losavio, “Della vita anteriore”, Fallone Editore, 2025.

27 lunedì Apr 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

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Della vita anteriore, Pasquale Lucio Losavio

 

da Non escludere mai la caduta

 

Non escludere mai la caduta

e le conseguenti risate

come il protofilosofo non sarai compreso

e la serva ti deriderà

perché hai la testa fra le nuvole

 

se darai di più della misura

non sarai riconosciuto

e il detto del padre

“figlio né avanti né indietro ma sempre nel mezzo”

diventerà il prezzo della tua ambizione.

*

L’occhio indurisce la specie

eccede il corpo la direzione

si tende verso il colore della carne.

Se tutto il meccanismo produce l’atto

allora il sincronismo ha pause nello stile

e si divide il tempo nei due sipari

dissimulando l’unità aristotelica.

L’epilogo dipana la mistificazione.

*

Degli occhiali seri ma moderni

dissi all’ottico

ma non avevo in mente quelli che comprai

mi davano l’aspetto di un medico

quelli della pubblicità dei dentifrici

con il camice candido

 

gli occhiali non mi servono tanto per vedere

quanto per accompagnare

i miei discorsi in pubblico

con il gesto teatrale di toglierli

e rimetterli

con il movimento coordinato

del braccio e della testa

 

lei vuole fare il professore

di filosofia

e non apre bocca

disse l’assistente di storia moderna

la Grande paura e gli Annales

mi rimanevano taciuti

nell’inciampo della memoria.

*

da Dentro alle mura

 

La causa del sintomo

risale all’adolescenza

quando il desiderio era negato

nell’immagine allo specchio

che riflettevo.

Non bastavano i libri

che avidamente leggevo

a colmare il niente e la nostalgia.

Tu eri in quarta ginnasio

e mi aspettavi

poggiata alla porta del bagno.

Non ti seppi parlare

poiché parlare era inutile.

*

da Falansterio onirico

 

Giusto un incubo ho pensato

mi teneva il braccio, forte

e tendeva in alto la lama

che non fendeva

tentavo di colpirlo con un vocabolario

ma la mano non si muoveva

tra i denti ringhiavo il nome inascoltato

in fondo alla stanza la forma di un corpo

avvolta in un lenzuolo.

Si muovono rapide le gambe

invitano alla finta e al dribbling

sul campo di terra dei ragazzi

ma subito le ginocchia cedono

e le viti fermano una piastra d’acciaio

ad impedire che fuoriesca la rotula.

L’AUTORE

Pasquale Lucio Losavio è nato e vive a Massafra. È laureato in Filosofia. Ha pubblicato il volumetto Nihil per le edizioni di Kalliope, Della visione e dell’ombra per Lupo Editore, Il vuoto bianco e Nell’imperfezione sincera dei tuoi occhi (Premio Pound 2015) per LietoColle Libri, La marmorea apparenza residua per Fallone Editore nel 2018.

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Venerdì dispari

24 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, I pensieri si soffermano nell'immagine

I pensieri si soffermano nell’immagine
di ciò che siamo stati e di ciò che saremo
prima della vita e dopo.

La polvere carica del polline di primavera
la sabbia di una spiaggia
dove piccoli animali scalano
le loro montagne con enorme fatica

alcune gocce che si ostinano
a rimanere attaccate alle foglie
ignorando la forza di gravità.

Una religione transitoria e breve
viene praticata in modo inconsapevole
da ogni essere che all’alba si desta alla vita.

Anche se ritorneremo a essere cose
fantastichiamo all’idea che le pietre
possano conservare un tratto indelebile
una parola, un canto.

Francesco Tontoli

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“Derma” di Arianna Vartolo, Arcipelago Itaca, 2025

23 giovedì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

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Con i contributi di Mattia Tarantino e Sonia Caporossi.

di Mattia Tarantino

V

Tutto il mondo è la sagoma di un corpo. La pelle, l’unica geografia possibile. Come tutte le geografie è un sapere di guerra. I popoli che camminano tra le dita, quelli appesi tra l’uno e l’altro labbro, oppure certe bestie, un’imboscata attorno all’ombelico.

VI

Messico, mosche, lievito madre. I punti cardinali, le coordinate per un’altra Porta. Bussano, mordono, ci interrogano. Non sappiamo rispondere e lasciamo ci sbranino.

di Arianna Vartolo

Ieri ho sentito più volte ripetuta la parola
Padre. Ho pensato per un attimo
a quello che per ipotesi – non remota
quanto la conferma – dovrebbe essere
il mio. Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato
per un attimo a pesarne la figura – farne
giuntura essenziale a dispetto della forma
fessa che ne spaccava i contorni
in quei giorni che mai è stato presenza.
Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato per un attimo a scriverla
non maiuscola non corsiva – senza segni distintivi
che ne dicessero una qualche vaga rilevanza.
Ieri ho provato (anche solo, tolto tutto) per un attimo
a pensare a mio padre:
non me ne sono ricordata il volto.

Nel bere la gola si muove veloce
quasi a dire qualcosa ad alta voce e invece
– invece – non parla. Ha sete e ingoia
acqua spiriti, cose segrete di varia matrice
rimaste sospese a farla lavorare.
Il moto ondulatorio produce pressione
appena sotto il punto d’adesione tra faringe
e laringe. È il processo respiratorio a rischiare
la compromissione: prestare dunque attenzione
a che nulla vi sia a stringere il canale.
A soffocare un corpo
con un altro estraneo che spinge

Non tralasciare il potere dei giorni
dispari; quello degli attimi fuori
fuoco – fuori tempo. Trova i contorni
di questo mio dedalico costato
e lascia entrare luce e sangue sempre
nuovi; alle tue dita ho dedicato
il nume di ciò che c’è e non si vede

La debolezza che spezza le unghie
nel togliere la buccia ai mandarini
somiglia a certi mattini d’inverno:
è gennaio con il sole che basso
passa sotto lo sterno; segue passo
passo un respiro mancato, quel battito
infermo che nulla trova tra sistole
e diastole. Si direbbe forza
quella che manca – priva di ossa o scorza
a protezione; del frutto che lascia
è l’ultima forma di assoluzione

Che cosa c’è dietro questo curare
il lievito madre per settimane:
farlo maturare a temperatura
ambiente – forse ottimale, o lasciarlo
respirare in barattoli di vetro?
Cosa dietro l’asse del tavolo in legno
messa in orizzontale a sostenere
quel peso in più che non le appartiene?
Ti chiedi dove sia quella forza
che fa tornare indietro dopo tanto
andare; che tiene il conto di quanto
carico sia ancora da portare.

di Sonia Caporossi

“…la ferita, per definizione, erutta siero, plasma, batteri piogeni e linfociti: è il pus (ancora in latino: “marciume”) la sua sostanza d’elezione. Invece, “L’atto di un dolore” viene qui riferito come“moto costante di penetrazione / che porta con sé solo mancanza; uno / scandire che non può misurare grazia”. Il dolore che a questo punto si descrive non butta fuori liquame putrescente, bensì lo introietta nel mancare piorroico della fistolazione. È la conclamazione estetica/estatica della malattia, fatta di spine dorsali doloranti, di piaghe da decubito, di colpi di tosse notturni, di enfisematiche espettorazioni. È la malattia materna archetipica, che sottintende il tema straziante della cura, col suo portato drammatico di angoscia e irrisolvibile attesa della morte: l’altrui e, per simpatetica compartecipazione filiale, la propria, prefigurata e interiorizzata ante tempore. E, ancora, si dipana qui di nuovo il tema del fluire incontinente di liquidi umorali secreti dal corpo che si stampano in maniera sindonica sulle lenzuola e sul cuscino “umido / di sudore; umido di umore” dello straniante decubito da cui nessuno si alzerà più sano, né la madre, né il padre, né la figlia.”

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Poesia sabbatica: “25”

18 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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25, Francesco Palmieri

 

25

*

da che si è fatto silenzio

nel mio pensiero

nel cuore nascosto dentro al petto

in ogni capello del mio cranio

in ogni cellula della mia carne

in ogni respiro della mia bocca

*

(e non so dire se sei stata tu

a strapparmi gli occhi

e poi gli orecchi

e poi la lingua così come succede

quando l’amore è parola bugiarda

*

o se così è stato voluto in cielo il mio destino

o soltanto perché non ho saputo vivere

sapendo sempre quale treno prendere

e quale lasciare andare)

*

me ne sto

come una conchiglia vuota nella sabbia

il legno spezzato di un veliero naufragato

un vecchio che non aspetta più niente e più nessuno

ma sa che la guerra non è mai finita

e durerà  per sempre, fino all’ultimo saluto.

*

aprile 2025

*

Francesco Palmieri

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Venerdì dispari

17 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Ritorno sul primo verso

Ritorno sul primo verso
quello che mi suggerisce
il merlo del mattino.
Mi dice col suo fischio musicante
che devo svegliarmi e scriverlo
se non voglio dissiparlo.
Deve essere stato un primo verso
fulminante come un lampo
ad addensare le parole con il glutine.
Il verbo era in principio
poi venivano a cascata gli altri elementi.
Si costruisce così un edificio di mattoncini
in musica da camera e pantofole.
E nonostante tutto, il silenzio canta
con la voce dolce e ironica di un merlo
una sua frasetta cadenzata e ritmica.
Quale universo creiamo oggi con questo motivetto?
Al mattino daremo il suono dell’oboe
o il richiamo da caccia del corno?
E con le sere di maggio
come ci comporteremo?
Le lune saranno di conforto, è certo
e i bambini sopravviveranno alle traversate?
Le guerre, forse, finiranno?
Invecchieremo sorridendo?
Ritornerà come ritorna sempre
nel ciclo della musica che si spegne
una lunga pausa di silenzio.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: “22”

11 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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22, Francesco Palmieri

22

sì, è magnifico il sole alto nell’alto dei cieli,
la luna sdraiata sul mare a mezzanotte,
la neve nei cortili e la pioggia sulle foglie,
la maestà gloriosa delle montagne azzurre
e il grano d’oro che diventerà il tuo pane,
sì, è bella lei coi suoi capelli sciolti
e il passo di ragazza che corre verso l’amore,
la curva intorno ai seni e la gonna sul ginocchio
e poi il suo corpo nudo sdraiato su lenzuola

ma

perché succede poi l’arsura della terra
per l’acqua che non viene,
i chicchi allo sterminio e la tremenda fame,
il mare che s’infuria e spazza via la casa
di chi lì abitava credendosi al sicuro,
e poi ancora lei con la testa fra le mani
a contare gli anni che non verranno più
e lui che regge appena il peso sulle gambe
e tutti e due a sapere ora
che non c’è eternità
e neanche un altro sogno
paziente ad aspettarli,

perché chi ha creato meraviglia,
il cielo tutte stelle e la vastità del cosmo,
ci ha tradito poi
con il morire a poco a poco,
l’andarsene per sempre
e un tempo che cancella
anche l’ultima memoria
di noi che nati un giorno
duriamo appena appena
un battito di ciglia.

agosto 2024

Francesco Palmieri

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Venerdì dispari

10 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

O luna, luna tu
per sempre e non per molto luna
stai per essere raggiunta
ed ognuna delle tue pietre
comete infrante che si son posate
sul tuo corpo minerale
teme in silenzio, il sabotaggio
il diritto violato
il cascame vetrificato
di oggetti non identificati
il metallo d’argento
il tessuto purpureo e celeste
di bandiere sgonfie di vento
e malamente armate.
Fatti coraggio
e indaga col tuo occhio
come sempre attento
ciò che è apparecchiato
sul deserto blu e bianco
del tuo carnefice vicino
ciò che vive nel corpo di tua madre
che ha generato un seme maligno
e che vuole diffonderlo perfino nello spazio
confonderlo coi semi di luce del sole.
Sforzati ad alzare le tue maree
manda una flottiglia di meteoriti
e fanne pioggia, inverno, inferno.
Fai cadere le stelle sulla testa dei candidati
alla carcerazione degli atomi
a chi deporta i figli dalle pianure al mare
a chi è figlio degli dei e non figlio degli alberi e dei fiori.
Fatti coraggio
e fatti ancora sorella minore più saggia
àncora di salvataggio, miraggio
confidente di bambini e piccoli poeti
maestra di discipline notturne
capace di sedurre senza rapire
e di ferire senza fare del male.

Francesco Tontoli

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Tre poesie da “Bianche fioriture nere” di Claudio Pagelli, Puntoacapo editrice, 2026

09 giovedì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Fotografia, Novità editoriali, POESIA

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Tag

Caludio Pagelli, Fotografia, Gian Maria Garuti, POESIA, Puntoacapo editrice

La plaquette è pubblicata nelle collana “fotopoesie” di Puntoacapo, le fotografie sono di Gian Maria Garuti

Ruggine

fra l’ombra dei corvi

e il ringhio del sole

splende di ruggine

l’erba della terra.

come un dio

sbranato dal vento

al peso della luce

s’arrende il fiore.

Radice

resta poco, resta l’osso

che s’inarca e sbanda

nel vento che ci divora.

resta il bianco, il nero,

fragili radici fra i denti

della terra, l’aria che trema

tra gli insetti e la luna…

Attesa

il bianco mi acceca

quando il sole spinge

la lingua sui muri.

all’ombra degli alberi

riposa la luce,

il corpo nero delle pietre.

attendono i fiori dei campi

il saluto delle stelle.

nasconde un pugnale il cielo

sul petto aperto di settembre.

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. È autore di nu merose raccolte poetiche, fra cui L’incerta specie (LietoColle 2005), Le visioni del trifoglio (Manni 2007), Ho mangiato il fiore dei pazzi (Dialogo 2008), Buchi Bianchi (Clepsydra 2010), Papez (L’Arcolaio 2011), La vocazione della balena (ivi 2015), La bussola degli scarabei (Ladolfi 2017), L’impronta degli asterischi (Ibiskos Ulivieri 2019), Campo 87 (puntoacapo 2021) e Il taccuino dei lupi (ivi 2024).
Ha conseguito riconoscimenti in vari premi letterari italiani (fra questi “Città di Capannori”, “Antica Badia di San Savino”, “Città di Induno Olona”, “San Domenichino”, “Lago Gerundo”) e sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e in dialetto milanese. Dal 2004 è presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto, impegnata nella promozione di eventi culturali.

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Miriam Bruni legge una poesia di Anna Santoliquido

08 mercoledì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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ph Miriam Bruni

TESTAMENTO

lascio in eredità ai passeri
le emozioni represse
riscalderanno il nido
proteggeranno la specie

al falco lascio le visioni
e l’ampiezza della fantasia
aggiungeranno estro al volo
lo rallegreranno al vespro

al cerro e alla quercia
lascio l’intimità dell’opera
li aiuterà a sopportare il gelo
e le barbarie

alla vigna lascio le idee acerbe
matureranno con il sole
saranno aglianico
e brindisi

alla luna lascio un sentimento mai nato
sarà incanto e resurrezione
dovrà covarlo con l’energia della scienza
e la genuinità dei semplici

al fuoco e alla neve
lascio l’impeto del linguaggio
e la brina delle liriche
alimenteranno la tenerezza

al fiume e al ruscello
lascio la liquidità dei segni
scorreranno fino a quando l’uomo
difenderà il creato

al cielo e ai bimbi
lascio i colori della scrittura
le rime e le assonanze
e i mulinelli dell’innocenza

al nulla lascio la pena
i grumi di sangue
l’ansia delle doglie
e l’inquietudine

ai poeti lascio il dilemma
la giovialità del percorso
e la purezza delle pagine
li tramanderanno ai posteri

alle parole lascio una carezza
soave come il miele di acacia
grata per la fedeltà
e la battaglia

Anna Santoliquido

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“Resurrezione” di Vladimir Holan

05 domenica Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in POESIA, RICORRENZE

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Tag

Angelo Maria Ripellino, POESIA, Resurrezione, TRADUZIONI, Vladimir Holan

Jesus Christ emerges from a rock-cut tomb into bright sunlight near his disciples.
Image AI generated

Che dopo questa vita di nuovo ci si debba svegliare
con il suono delle trombe e i corni?
Scusami Signore, ma credo
che per tutti noi il segno della resurrezione
sarà il canto semplice di un gallo.

Per un attimo ancora rimarremo a letto.
La prima che si alzerà sarà la mamma.
Sentiremo come nel silenzio accende delicatamente il fuoco,
come mette l’acqua a bollire,
e come con un gesto quotidiano
tira fuori dalla credenza il macinino del caffè.
Saremo di nuovo a casa.

trad. di Angelo Maria Ripellino

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“La Crocifissione” di Pier Paolo Pasolini

03 venerdì Apr 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA, RICORRENZE

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L'Usignolo della Chiesa Cattolica, Pier Paolo Pasolini

Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe’ Giudei, stoltezza pe’ Gentili

Paolo, Lettera ai Corinzi

 

Tutte le piaghe sono al sole
ed Egli muore sotto gli occhi
di tutti: perfino la madre
sotto il petto, il ventre, i ginocchi,
guarda il Suo corpo patire.
L’alba e il vespro Gli fanno luce
sulle braccia aperte e l’Aprile
intenerisce il Suo esibire
la morte a sguardi che Lo bruciano.

Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce?
Oh scossa del cuore al nudo
corpo del giovinetto…atroce
offesa al suo pudore crudo…
Il sole e gli sguardi! La voce
estrema chiese a Dio perdono
con un singhiozzo di vergogna
rossa nel cielo senza suono,
tra pupille fresche e annoiate
di Lui: morte, sesso e gogna.

Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato?),
la chiarezza del cuore è degna
di ogni scherno, di ogni peccato
di ogni più nuda passione
(questo vuol dire il Crocifisso?
sacrificare ogni giorno il dono
rinunciare ogni giorno al perdono
sporgersi ingenui sull’abisso.)

Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.

 

Pier Paolo Pasolini, da “L’Usignolo della Chiesa Cattolica”, sezione Paolo e Baruch, Longanesi, 1958.

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Miriam Bruni legge “Pioggia” di Alice Silvia Morelli

31 martedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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Alice Silvia Morelli, Miriam Bruni

Cupped hands catching rain on a wet cobblestone street with stone buildings in the background.
Image AI generated

Pioggia

Mi cerchi dal cielo,

senza avviso,

come chi scopre

la soglia segreta del sonno.

Goccia dopo goccia

mi disarmi,

entri nei polsi —

clessidre lente —

nelle pieghe dell’attesa.

Non sei tempesta:

sei tatto che cade,

sei pelle che ride

sotto dita d’acqua.

Un alfabeto liquido

che riscrive i confini,

una finestra d’aria

tra profumi e colori.

Pioggia.

Mi lasci intrisa

di silenzi buoni,

di respiri che aprono

i polmoni.

Alice Silvia Morelli

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Giulia Catricalà, “Reboot del sentire”, Fallone Editore, 2025.

30 lunedì Mar 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

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Giulia Catricalà, Reboot del sentire

 

I

C’è sempre tanto da dire,

ma il codice è derubricato

al silenzio.

La parte amputata del verso

zampetta sui nostri volti

come una festosa fragilità.

Mi mancano

i pennacchi ariosi della metrica

il grip del ritmo

la brulicante calca del parlare.

Anche oggi

con gli occhi fissi sullo smartphone

cerco il senso

succhio una radice

dallo schermo.

 

VI

Quando avrai la mia età

non ti serviranno poemetti,

diari e altre reliquie.

Ci saranno bisturi quantici

– innesti cerebrali –

pronti a disconnettere il male.

Vedrai tutti quei volti in processione

– i volti che adesso vedo anch’io –

li potrai sgranare, cesellare

ripercorrerli frame dopo frame

sviscerarne a posteriori

lo sguardo, la vertigine.

Potrai tradurre i pixel galoppanti

di un sorriso – lo script dell’addio.

 

Era rabbia? Era amore?

Sarai in grado di riavvolgere, emendare

o sospendere in un firewall.

Lo faccio anch’io

con i miei sistemi rozzi

– analogici e traslati –

Ti sembreranno fossili!

Com’è bizzarro e obsoleto

questo buffering del sentire.

 

IX

In sogno

non riesco a replicarti il volto

sei pixelato, incerto, lontanissimo.

Tento di sognarti con soddisfazione

ma sempre a bassa risoluzione.

Così

apro i libri di scienza

frugo nei manuali,

apprendo che l’ippocampo

non indicizza la tua immagine

e mi smarrisco nel tentativo

di ricodificare l’impianto,

di far attecchire

il tuo bellissimo volto bannato

a questa sorta di sistema vacante.

Ed ecco che mi drizzo sul divano,

scorro l’album fotografico

e mi sincronizzo.

Questo è il tuo naso,

questa – la tua bocca

questi sono i tuoi occhi:

interfaccia tra due mondi.

 

Giulia Catricalà, “Reboot del sentire”, Fallone Editore, 2025.

 

L’AUTRICE

Giulia Catricalà è nata a Roma nel 1990. Ha studiato Lettere Moderne alla Sapienza e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Luiss. I suoi versi sono stati pubblicati su riviste di rilevo e tradotti in altre lingue. Cura una rubrica per Il Tempo e collabora con giornali e magazine. Ha esordito nel 2023 con La rosa sbagliata (Fallone, prefazione di Mario Fresa).

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Poesia sabbatica: “17”

28 sabato Mar 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

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17, Francesco Palmieri

 

17

*

si sta facendo sera

*

e poco in là

la notte

e poi ancora una

che non avrà più fine

*

avrei potuto dire

di qualcuno ad aspettarmi

con una candela accesa

(almeno uno di quelli

 che più mi hanno amato

 ed è ormai da tempo

 che non ci sono più)

ma sono trascorsi gli anni

da quando ci credevo

che il cielo fosse casa

e noi creature in volo

nel mondo oltreconfine

*

si sta facendo sera

di lampadine accese

e ombre sopra i muri,

silenzio dentro casa

e fuori le sirene,

altrove piovono bombe

e piangono i bambini,

*

adesso che si fa sera

lo scrivo sopra a un foglio

che siamo tutti traditi,

perché ogni nato al mondo

ha stelle dentro agli occhi

e il respiro dei giganti,

poi arriva il giorno

che il colpo scoppia in faccia

e si apre una ferita

che durerà la vita.

*

Francesco Palmieri

*

ottobre 2023

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Venerdì dispari

27 venerdì Mar 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Tra gli altri in disparte

Tra gli altri in disparte

Ieri sono ritornato al cimitero di Filetto
ho portato mia nipote
alla visita dei nostri morti.
Leggevamo i nomi e le date
e tutti gli sguardi seri e asciutti
rimasti sulle foto.
Per lei era la prima volta
per me come se fosse sempre la prima.
Sulle lapidi i fiori finti e polverosi
da cambiare con la cura
di chi dà colore al bianco.
C’erano lettere cadute dai marmi
di molte tombe abbandonate
e date di nascita e morte irriconoscibili.
Ero incantato a guardare la bambina
che cercava di ricomporle
per dargli vita e senso.
Abbiamo fatto il solito giro degli zii
e della cugina, e due volte ci siamo fermati
a rileggere le date e i nomi dei bisnonni.
Lei non sembrava turbata
io mi aspettavo che mi stringesse
forte la mano mentre andavamo via
ma era già pronta a entrare nella serra
che sta di fronte al cimitero
col pensiero pieno di fiori veri
perché le avevo appena detto
che era il primo giorno di primavera.

Francesco Tontoli

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“Non ho incontrato un pettine” di Filippo Parodi, Polimnia Digital Editions, 2026

26 giovedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

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Filippo Parodi, Non ho incontrato un pettine

Io che sono cresciuto in una famiglia allagata

L’Edipo di poi
è un Peter Pan pandemico
che lancia sassolini
alla finestra riscaldata:
la solita zuffa
e i cocci sono miei
mentre chi rompe vaga
questo limbo a chi lo do?

Cavalpesante

Ah, se soltanto
in prima elementare
assieme alla maestra e ai compagni di classe
non mi fossi recato al cinema, quel giorno sciagurato
per assistere alla visione de La storia infinita.
Non ci furono a graziarmi orecchioni o scarlattina
acquazzoni, terremoti, autobus scioperanti
e magari, in alternativa, ci avessero portati all’acquario
a spalancare bocche vis-à-vis coi pescecani.
Nossignore, dovevo finire nella storia senza fine
poco è valso che il papà mi spiegasse la distinzione
tra finzione e realtà, che in seguito, per decenni
lo psicanalista raffinasse questa teoria.
Potessi almeno oggi consultarmi con un’altra vittima
nata tra il ’77 e il ’79
la cui dunque adolescenza è stata in egual misura
devastata dalla scena lancinante cruenta
dove il cavallo bianco del guerriero
è inghiottito
centimetro dopo centimetro
nelle paludi della tristezza.
Il collo di neve pura
poi il marmoreo muso intero
risucchiato nella melma
irreversibilmente.

Quegli occhietti così struggenti di bestiolina indifesa
(E.T., a confronto, una rugosa barzelletta)
e che avrebbero meritato un Oscar alla carriera
alla pari di un Jack Nicholson o di una Meryl Streep.
Occhietti come spicchi di specchi di paura
che hanno preso a proliferare
in ogni mia molecola.
E no, non avevo colto, quella volta al cinema
che la storia fosse infinita all’infinito.
A 6 anni non lo realizzi mica
nella scossa funesta improvvisa
che la storia, per l’appunto, si chiama i n f i n i t a
perché
dall’istante in cui
ti sarai alzato dalla poltrona
non ci sarà
là fuori intorno
per il tuo destriero pallido
un limite all’abisso
né al talento di sprofondarci.

Barbarie da bar

«Posso chiederti un caffè ristretto però non bollente?»
«Ti chiedo un cappuccino con latte d’avena zero»
«Ti chiederei un bicchiere d’acqua, ma dal rubinetto, se te lo posso chiedere».
Ebbene sì, è questa l’ultima moda.
L’infelice ritornello già in testa alla classifica.
Più irritante del ridondante e inestirpabile Piuttosto che
il Cioè, a confronto, oggi sembra un simpatico vezzo.
E si insinua, Ti posso chiedere, in ogni strato sociale
lo masticano i giovani, lo sputacchiano gli anziani:
una nuova (e si catastrofizzerebbe definitiva) pandemia.
Conformismo vegetativo. Intorpidimento delle intelligenze.
Dovremmo invece prendere a esempio l’eleganza schietta
l’essenziale sobrietà dei serial killer
i quali, nell’atto di uccidere, mica stanno là a perdersi in tante melliflue ipocrisie.
Penso proprio che arriverei ad ammazzare a mani nude
l’assassino che mi chiedesse se può chiedermi di farmi fuori.

ATMostruosità

Doors open on the right
sputacchia la racchia voce
sforacchia le masse lasse

dalle casse scartavetranti
pedestre pedagogia
della spastica maestrina
dalla sera alla mattina
Please hold on to the handrails
poi Cenacolo Vinciano
poi Change here for metro line 2
poi Toglietevi lo zaino
Please beware of pickpockets
ma la sola unica cosa
di cui ci hanno depredati
per giorni e mesi e anni
vagolando tra i vagoni
è un dannato, inopinabile
brandello di silenzio.

Alba euforica

Addosso
lo spasso del rosso
ossa smosse dalla fossa
il collasso del bossolo crasso
bossanova del masso rimosso.

Autosuggestioni per una digestione migliore

Su una panchina
con gli occhi chiusi
un giorno che la paura di rincasare per pranzo sbaraglia
masticare con lentezza meditativa i cannelloni
acquistati nel reparto Piatti Pronti dell’Esselunga.
Ripetersi, ancora fumanti, che ad averli appena fatti per te
è una moglie, una mamma
in sintesi Sandra Milo.
L’allettante e allattante conduttrice di Piccoli fans
o in quel film di Pietrangeli in cui balla l’Hully Gully
con un cuore inossidabile
dipinto sulle labbra.
Le stesse che ora ti soffiano sul sugo di carne.

Anti auguri

Non lo desti
il beneplacito
per quella placenta frignante
la tutt’oggi fumante patata
che non hai rimbalzato ad un altro
e hai voglia a soffiarci
e risoffiarci sopra…
però sono candeline:
a che numero stanno ammontando?
Ma tante tante tante.
Pari almeno
alle carie
del caval donato.
Mentre
di anno in anno
la torta si è fatta torto
il desiderio sfiatato
più fosco
e più comico.

Monocromo

In questi giorni di convalescenza e di convulsioni dell’animo
costretto, kappaò sul divano, a ingerire solo tè verde
a tu per tu coi sorci verdi, che sono più di tre o quattro
la borsa dell’acqua calda verde salvia sulla pancia
non faccio che rimbozzolarmi nella coperta di lana che Marta
ha comprato in beneficenza dalle parrocchiane operose
la quale è anch’essa verde, verde come la speranza.
La speranza che si dice è sempre l’ultima a morire.
Ma lei spera comunque che un cane si presenti ai suoi funerali.

Non trovo cane per i miei denti

Quantomeno ho smesso di avercela con te
in merito alla questione che non mi desideri
che non cerchi, oramai, un’intimità fra di noi.
La bile, attualmente, latra e ringhia all’infuori
a giochetti e inconcludenze di fantasmi-più-che-amanti
agli orgasmi asmatici su schermi luminosi.

Non di rado c’è a chi va di praticare solo sesso
chi avrebbe preferito tutto sommato fare l’amore.
Io che sto, tra i due estremi, scolorendo la differenza
sconto la mia pena di pene nella sabbia.
Rabbia
nei tuoi confronti
che oggi è un grilletto parlante.

Mi ciucciano cannnucce

Tettucci sdrucciolevoli
beccucci più che boccucce
cucciolate di corrucci
incappucciate lucciole
cartucce, luccichii
di lucci uccisi in grucce.
Sbucciante, sbertucciante
fa spallucce uccel di bosco.

La grazia di scomparire

Faticoso
nonché imbarazzante
tutti i santi giorni
reinventarsi
il proprio crimine
fingere di ricordare
che diavolo si sia mai fatto
di così riprovevole
di talmente efferato
per meritarsi di esserci.

Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Si laurea in Filosofia Estetica a Milano, dove tuttoravive, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. Nel 2013 pubblica per Gorilla Sapiens La testa aspra e nel 2017, per Fondazione Mario Luzi Editore, La panchina senza angeli. Per Polimnia Digital Editions escono Per te soltanto, bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne (2018), Flaming Child (2020), I Am a Dream That Is Dreaming of Me (2024), Non ho incontrato un pettine (2026).

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