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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: frantoli

Venerdì dispari

30 venerdì Ott 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Da piccolo avevo un angelo accanto
di un colore celeste pallido
freddo nel giudicarmi
quasi severo e molto paterno
parlavo con lui e scrivevo di lui
devo ammettere che mi aiutava a vivere.

E anche nel gioco come un fratello maggiore
mi faceva fare gol e sognare
e quando nel letto mi giravo e rigiravo
edificando storie di ragazze irraggiungibili
a volte mi concedeva di toccarne una con un dito
di assaporarla nella sua magra tenerezza
un’infanzia e adolescenza serrata tra due ali.

Devo ammettere che con lui ho imparato
a parlare non solo con gli altri ma anche con me
e sempre un po’ infastidito e restio
spesso svogliato e taciturno ho vinto
perfino qualche partita senza che lui mi aiutasse
ingannandolo e lasciandolo ad aspettare
ad un incrocio nel traffico.

Quando l’ho perso di vista ho pianto
e ho immaginato le sue lacrime salate
la rabbia e la delusione della sua solitudine.

Quando è scomparso nel secondo cielo
per andare a riferire della sua perdita
ho chiuso il libro per non sapere più
nemmeno leggervi un finale adeguato.

Francesco Tontoli

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“Spendersi” di Francesco Tontoli. Nota critica di Deborah Mega.

23 venerdì Ott 2026

Posted by frantoli in CRITICA LETTERARIA, Note critiche e note di lettura, POESIA, Venerdì dispari

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Deborah Mega, Francesco Tontoli, Spendersi

SPENDERSI

I

ci sono state altre vite mie
immaginate sempre in grandi assenze
e quando le riguardo tutte in fila
le volte che mi soffermo a leggerle
vi trovo manifesti di intenzioni e confidenze

non devo essermi laureato varie volte in una
ma diventato cercatore d’oro o ferroviere
ho anche scalpellato marmo nelle cave
ho seppellito dei corpi e delle asce
e poi sono stato giardiniere del re
specializzato naturalmente in rose

in tutti questi e in altri talenti e gesti
in tutte le altre pose a pensatore
a uomo d’azione che si spende in cause
vinte o soprattutto perse non importa

in tutte quelle cose c’eri
mi correvi dentro
come proprio il significato stesso
dei significati.
.
II

la lingua eri che si apre un varco tra i denti
e percorre la fessura della bocca non ancora schiusa
così da definire l’interna percezione
di come siamo ottusi nel crederci morti

di come siamo muti nel parlare attraverso i sogni
fino a quando articoliamo con dolore le parole

la mano eri quella di un altro io in un altro dove
che non si fa e non si disfa ma tratteggia
disegna strade case interni alberi
e possibilità di essere lì trasognati

essere in quella donna che passeggia sola
nel finanziere che esce indaffarato e indugia
eri nel vedere la foglia impertinente
appiccicata all’abito autunnale
in quel bambino che fatica a tenere il passo
quel passo dell’adulto che non lo rassicura

III

eri tu come un me virato ad altro senso
che percorre un’ ulteriore strada inaccessibile
e in un amore eri
(in un amore in fondo si è)
perfino nel suo odore
in un amore pensato come mai nato

insomma eri in tutte le somme e le divisioni
che si fanno alle ascisse degli incroci
in una città vagamente ortogonale
coi semafori sempre gialli alle ordinate
dove traccheggiano sui marciapiedi
musicisti spacciatori e tirapiedi

IV

avendo avuto una vita che non vissi
nemmeno in un passato straremoto
semplicemente in quel passato trafugato
mi divenne essa stessa un accidente
e neppure un futuro benpensato avevo in mente

(un tempo incosato curvo su sè stesso non lo possedevo)

avevo dunque un presente complesso
talmente ingarbugliato e imperfetto
talmente condizionato e tale che
tutti gli altri tempi erano ridotti a un minimo
di pura e incausata sussistenza

ero stato figlio di un non ricordo qual maestro
e genitore disattento di altre domande evase
che si erano sparse per l’universo mondo
creando altri universi per corrispondenza
e solo poco diversamente orientati
diretti verso altri mondi controversi

e chiamavamo tutta questa cosa amore
come chi voglia risolvere una definizione
nel puro giocoforza di cosarla

ma seppure fossi stato dotato di malizia
non sarei riuscito a richiamarla in altro modo
mentre altri pur non chiamandola
la sentivano arrivare e ne venivano ghermiti
alcuni nel sonno altri nel loro gioco di sempre
la vita di giorno in giorno su ogni giorno avvitata

come sopra a un sovraesposto pudore

V

eccomi al dolore
si direbbe quindi quello di vivere
ma non è vero

fa male quello di essere
ed è un dolore ben più articolato
con diversi sostantivi
aggettivato e supposto come animato

un dolore luminoso fuggito dal plesso solare
con quei raggi disposti a filo spinato
costruito intorno a un edificio senza risposte
senza forma e con le finestre murate

e nel dolore tu eri
perfino lì dentro
e non eri tu il dolore
ma appunto di nuovo
il suo strano significato.

 

Francesco Tontoli

 

L’identità come possibilità, l’amore come significato dell’esistere

“Spendersi”, intenso poemetto di Francesco Tontoli, si presenta come un’intensa esplorazione dell’identità, del tempo e dell’amore, condotta attraverso un’abilissima scrittura a cui l’autore ci ha abituati e che intreccia immagini concrete e riflessioni esistenziali. Nei cinque movimenti che lo compongono, la voce poetica ripercorre le vite che avrebbe potuto vivere, le esistenze rimaste allo stato di possibilità, gli amori immaginati o mai nati, fino a confrontarsi con il dolore più radicale: non tanto quello di vivere, quanto quello di essere. Già il titolo costituisce la prima chiave interpretativa dell’opera. “Spendersi” suggerisce l’idea di un’esistenza consumata nell’azione, nella ricerca di un senso che comporta la progressiva dispersione dell’io nelle esperienze e nelle relazioni possibili che avrebbero potuto avere luogo. Nel primo movimento il poeta si immagina in una successione di identità differenti: cercatore d’oro, ferroviere, scalpellino, giardiniere del re, fantasie autobiografiche e figure attraverso le quali l’io esplora la vastità delle proprie possibilità. Ogni mestiere rappresenta una diversa forma di esperienza, un modo alternativo di abitare il mondo e di conferirgli significato. Particolarmente suggestiva è l’immagine di chi ha «seppellito dei corpi e delle asce», che evoca la memoria di qualcuno che non c’è più ma che continua ad abitare il cuore e delle asce, intese forse come simbolo di lotta e di resistenza. A conferire unitarietà a queste vite immaginate appare una presenza, una persona amata, che conferisce coerenza alle esperienze vissute, «in tutte quelle cose c’eri / mi correvi dentro / come proprio il significato stesso / dei significati». L’amore diviene una forma di conoscenza, non necessariamente una risposta, ma la possibilità di attribuire un senso alle molteplici direzioni della vita. Nel secondo movimento, si sviluppa una poesia della percezione, la presenza dell’altro si manifesta nella lingua, nella mano, negli oggetti e negli incontri quotidiani. Il mondo viene osservato attraverso dettagli minimi: una donna che passeggia da sola, un finanziere che esce indaffarato, una foglia attaccata a un abito autunnale, un bambino che fatica a tenere il passo dell’adulto. Sono immagini apparentemente marginali, in cui però si riconosce una possibilità di appartenenza. L’io non è più soltanto ciò che è stato o che sarebbe potuto essere; è anche ciò che riesce a percepire delle esistenze altrui. In questa prospettiva, la poesia suggerisce che comprendere sé stessi significhi uscire dai confini della propria individualità, riconoscendosi anche negli altri. La realtà diventa un luogo di continue identificazioni, in cui ogni incontro può aprire la strada verso un’esistenza alternativa. Il terzo movimento approfondisce il tema dell’altro: «eri tu come un me virato ad altro senso», l’altro viene percepito come una variazione dell’io, una possibilità di sé trasposta in una direzione differente. Il riferimento all’amore «pensato come mai nato» introduce l’idea di un amore mancato, immaginato o rimasto sospeso ma che comunque può esercitare la sua presenza concreta nella coscienza. «La città vagamente ortogonale», con i suoi «semafori sempre gialli alle ordinate», traduce questa condizione interiore in una geografia simbolica. Gli incroci, le coordinate e le strade rimandano alla necessità di orientarsi in uno spazio esistenziale che non offre indicazioni definitive. Perfino il giallo permanente dei semafori suggerisce una sospensione continua tra il procedere e il fermarsi, tra la decisione e l’incertezza. La città diventa così il correlativo di una coscienza che vive costantemente sulla soglia delle proprie possibilità. È nel quarto movimento che la riflessione raggiunge il suo maggiore grado di complessità. Il tempo perde la sua consueta linearità: il passato non è più soltanto ciò che è accaduto, ma anche ciò che sarebbe potuto essere e non è stato; il presente diventa il luogo confuso in cui le possibilità non realizzate continuano a esercitare la propria pressione; il futuro non costituisce un orizzonte di attese. Il verso «avendo avuto una vita che non vissi» esprime con particolare efficacia questa condizione. La vita mancata non viene collocata in un altrove puramente fantastico, ma si insinua nel presente e continua a condizionarlo. La sua assenza diventa paradossalmente una forma di presenza Le domande evase si disperdono per l’universo e generano altri universi, una proliferazione di possibilità, di destini alternativi che procedono lungo direzioni differenti. Il tentativo di racchiudere una realtà tanto complessa in una sola parola rivela il limite del linguaggio, ma anche la necessità di definire ed etichettare tutto, quando il poeta scrive: «e chiamavamo tutta questa cosa amore». Il quinto movimento si apre con la drammatica conclusione: «Eccomi al dolore».  Ma il poeta corregge immediatamente la propria affermazione: non è proprio il dolore di vivere a ferire, bensì «quello di essere». La distinzione introduce una dimensione ontologica che va oltre la sofferenza legata a circostanze particolari. Il dolore nasce dalla stessa condizione dell’esistenza, dalla difficoltà di coincidere pienamente con sé stessi. Anche l’immagine del «dolore luminoso», con i raggi disposti «a filo spinato», esprime efficacemente questa ambivalenza. La luce, tradizionalmente associata alla conoscenza e alla rivelazione, diventa qui una forza che ferisce. Ciò che illumina non necessariamente libera; può, al contrario, rendere più evidente l’impossibilità di raggiungere una risposta definitiva. L’edificio senza forma, privo di risposte e con le finestre murate, rappresenta uno spazio interiore chiuso, nel quale la ricerca di senso sembra arrestarsi davanti a un limite invalicabile. Eppure, anche in questo luogo, la presenza evocata continua a esistere, non coincide con il dolore, ma con «il suo strano significato». L’altro non elimina la sofferenza, non risolve il mistero dell’essere, ma consola, rendendo possibile una relazione con ciò che altrimenti resterebbe incomprensibile. La scrittura procede attraverso versi liberi, privi di regolarità metrica tradizionale, affidandosi alle associazioni semantiche e ai rimandi lessicali. La punteggiatura ridotta e l’andamento spesso ipotattico conferiscono ai componimenti il carattere di un pensiero che si sviluppa mentre viene pronunciato, torna sui suoi passi, si corregge, si amplia. Il poemetto si distingue per la sua vocazione meditativa, la precisione concettuale e per la volontà di affrontare temi universali senza rinunciare a una voce personale, amara e visionaria. Il valore più profondo della raccolta risiede forse nella consapevolezza che una vita non è composta soltanto da ciò che è accaduto. È fatta anche di ciò che abbiamo immaginato, di ciò che non abbiamo saputo realizzare, delle persone che continuano ad abitare il nostro pensiero e delle possibilità che, pur non essendosi concretizzate, hanno contribuito a definirci. Significa accettare di essere molteplici, attraversati da esistenze possibili, significa riconoscere che il senso non coincide necessariamente con una risposta definitiva, ma può manifestarsi nel legame che unisce le esperienze, nel modo in cui l’altro ci attraversa e nella possibilità di trasformare anche il dolore in un’esperienza condivisa. È in questa tensione tra dispersione e significato, tra vita mancata e presenza, tra sofferenza e amore, che la silloge trova la propria unità e la propria ragione poetica.

Deborah Mega

 

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Venerdì dispari

16 venerdì Ott 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Contare i venerdì

Avevo smesso di contare i venerdì
anche mettendoli in fila non tornavano,
un venerdì per capello, e capelli ne avevo pochi
ricordavo solo alcune domeniche piene di sole.
I giorni della settimana si riducevano a due
il tempo di un caffè ristretto preso in fretta
la macchina, i saluti appena accennati e via
via ad ammazzarsi per strada dietro le curve.
La morte era lì, e mi faceva sempre passare
dirigeva il traffico facendo scorrere i ricordi
in tutti gli abitacoli, riempiendoli di musica
e asfaltando con gli occhi le traiettorie lì davanti.
Percorsi che si fanno con la testa, stando fermi
seduti, col volante ben saldo che ti porta
dietro la prossima montagna e oltre.
Un occhio stanco al sole che cala
e l’orecchio che s’illumina sulla crescita beffarda
di una luna tatuata e gelida
che sorprende gli automobilisti
e scortica l’orizzonte.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

09 venerdì Ott 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Abbiamo fatto autunno anche quest’anno
è da ieri che il suo blues risuona lento
foglia che cade su foglia che cade.
Ci siamo sposati proprio quel giorno
la luce aveva già quella certa curva
lo abbiamo fatto per arrivare fino a terra
contare gli anni e poi le foglie
Non so se ne è valsa la pena
ma l’albero è cresciuto
e vorrà pur dire qualcosa
se non abbiamo neppure
contato i millimetri in altezza
né gli anelli al tronco.
E tutto è stato
perché proprio lì doveva stare.
Non sapendo dove metterlo
per non sciuparlo
lo abbiamo speso tutto
e ancora ne avanza.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

02 venerdì Ott 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Coltivate il vostro orlo di abisso
annaffiatelo quando è secco
se è in terreno sdrucciolo.

Una parola e potrebbe cedere
uno sguardo verso il basso
e presto diventerà piattaforma di volo.

I piccoli fiori che vi crescono
si sforzano tutti insieme
di renderlo meno equivoco.

Le loro fragili radici
terranno più fermi i vostri slanci
ancorati a un filo d’erba tenace

facendovi riflettere sul senso
dell’essere legati alla terra
e ai suoi animali brulicanti.

Il vuoto non è esattamente
l’elemento dentro cui nuotare.

Chissà se con questa smania
di indagare là sotto, e sentirsi saldi qui,
tra le frane che ci investono

vigilando sulla direzione
che prendono i nostri astri
ci si possa rendere almeno più leggeri

e sospenderci dalle forze
che appesantiscono la nostra gravità
con l’ingombro di teneri pensieri.

Come quelli che hanno affondato
vascelli diventati splendidi relitti.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

25 venerdì Set 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Questo dolore che si scioglie
e toglie la scorza alla melograna.
La forma dell’autunno
che si spacca e annega
e fa sì che tutto divaghi
e tutto si ripaghi, si compensi
si accentri e si disperda.
Cos’è questa vertebra
che si frattura in cima alla memoria?
Un frammento di senso di colpa
un reperto di tutto ciò che si è spezzato?
Di quanto qualcuno abbia deviato
il verso all’amore?
Il lascito di un animale
fuggente e trafitto
ricordo di un desiderio intagliato
sulla corteccia di un albero
ora ripiegato nel sottobosco
che si frantuma e diventa
qualcosa di vago
col suo odore di marcio
con le spine che affondano nella torba
e scavano, esperte
nel pantano del cuore.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

18 venerdì Set 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

La bambina impaurita fragile e sordo cieca
che chiamo da sempre e per sempre mamma
declinando tutte le sue preghiere di madre
ha appena passato il secolo intatta
ha voltato mille volte la rotta
è naufragata sull’ unico scoglio rimasto
rubando il respiro a un marito e a una figlia
ha voluto che io annunciassi di ognuno
la morte, di ognuno la tragica sorte
e che corressi a soccorrerla e a mentirle
sul destino che mi voleva presente
un sopravvissuto che non si capacita.
Lei si sta ancora consumando nel letto
annega dentro il vapore acqueo dell’estate
racimola vita contando le sue ore notturne
chiede clemenza come un condannato
che rimane ai piedi della scala.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

11 venerdì Set 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Inquieto

Ti insegnano la disciplina della calma
una dottrina sottile come uno stelo d’erba
tu ingerisci questa cicuta per tutta la vita
impari i gesti, insegui i maestri di cerimonia
educhi la tua carne a obbedire alle scosse
convinci le tue ossa a sostenere il peso
del cielo.
Il tuo corpo è un’antenna storta che ascolta
e cerca di nascondere a sé stesso il fremito delle mani.
Quello che è successo negli anni
giace dietro quella porta
gli attrezzi che ti servivano che non hai mai usato
e nell’angolo più lontano dalla finestra
c’è forse quell’oggetto che ti ha reso inquieto
il pensiero coltivato e mai fiorito nonostante
le cure scrupolose e le attenzioni sprecate.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

26 venerdì Giu 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Le strade invase dal profumo di gelsomino

Le case invase
dal profumo di gelsomino
e i mattini di giugno
che risvegliano i nasi di città.
Sono uomini e donne
già storditi dalla luce
e affollano i balconi e i terrazzi
di pigiami di caffè e di annaffiatoi
ingombrano le strade
di poltiglie di petali di fiori
mescolano odori di gas
e fumi notturni di alcol
piccoli rivoli di fogne a cielo aperto
trovano la loro via.
E un fiume fermo scivola
sul marmo e sul metallo
attraversato da un vapore dolciastro
invisibile e necessario che sorprende
come se fosse un invito disperato
ad annusare l’aria e stare zitti
per tacere assieme ai gatti.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

19 venerdì Giu 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Cielo curandero, Francesco Tontoli

Cielo curandero

Il cielo curandero
curandomi l’animula
fa passar le nuvole
sul lato bellosguardo
e il vento velocipede
le porta proprio in cima.
Pensieri così ripidi
cipressi e girasoli
nei campi e negli inciampi
infilzano la luna.
E’ l’una o son le due
e alle tre ti conto
le foglie di ninfea
che sono nella vasca
e il fiore che galleggia
D’Annunzio che sorseggia
il bianco o l’anicetto.
E io che sto perfetto
sul monte del tuo seno
io non gli son di meno.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

12 venerdì Giu 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Notti di giugno

Notti di giugno

A giugno apro le finestre anche di notte
così che dalla strada mi giungano le voci
dei passanti ubriachi, dei solitari al telefono
dei gatti in amore e degli uccelli notturni.

Sono i miei compagni di sonno
a volte vorrei fermarli per parlarci
scambiare le mezz’ore frettolose o lente
concordare con loro il tipo di sogno
che mi aspetta per finire la notte.

Li lascio andare mentre calpestano
scompigliano, invadono il mio territorio
rovistano tra i fiori che piazzo sul balcone
che si affaccia sul baratro di una guerra.

Li convinco con le buone che non è il caso
di insistere a chiamare l’altra parte del mondo
per cercare una figlia perduta nel viaggio.

Per prendere sonno infine
parlo con le civette e i gufi
delle cose che disperatamente
non osiamo dire di giorno.
Il gatto del vicino è l’unico animale
che mi fa da ponte e messaggero.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

05 venerdì Giu 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

I ragazzi
A volte vengono a trovarmi nei sogni
i ragazzi che ho cresciuto
vengono come li ho conosciuti
intatti, ragazzi per sempre
parlano la lingua degli adulti
il loro marasma con i figli.
si fanno largo e mi strattonano.
Qualcuno che mi ha sempre detestato
ora mi spiega con cura perché
e io rimango incantato
a pensarmi così pigro nel capirli
quando cercavano di svelarmi l’indicibile
ciò che li aveva segnati
il marchio indelebile, lo stigma.
Avere speso così tante parole fino a sfinirli
cosa mi spingeva a non essere stato cattivo
come mi richiedevano?
L’illusione che parlarne risolva il dolore?
Come ci si sente dopo aver saputo
che il biondino è morto nel fosso
con la sua moto, e quello sciocco e dolcione
si è impiccato al suo posto di barista?
Che quello che picchiava le testate sui muri
e massacrava i compagni nei bagni
ora ha la sua bella famiglia
e ha messo una pietra sulla sua adolescenza
per ricordarmi che bruciarsi con la giovinezza
non lascia cicatrici evidenti, almeno per sé?
Che far soffrire i compagni più deboli
provochi quel sottile piacere
che il teatro della vita replicherà mille volte?
Un rito iniziatico dove si gioca con la morte
rincorrendo la vita e innamorandosene
rifiutati o accolti, acclamati o derisi.
Ecco il mondo piccolo che imita quello grande.
Ripetermi la lezione del giovane scuro
e di quello trasparente,
di quello saggio da sempre
e dell’altro scemo e confuso.
Su quale collina ora state portando la croce?

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

29 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Venerdì dispari

Tra le tue prime frasi di bambina
c’è quella che più mi ha squassato il cuore.
Felice come un uccellino
mentre ti riporto a casa dall’asilo
e ti chiedo com’è andata
mi hai detto che il sole è venuto con te
che è dentro di te
e che ti piace anche la pioggia.
E tutto ha preso a navigare
nel mio petto in tempesta
che pensa alla guerra vicina
e agli altri uccellini canterini.
Sole e pioggia, tutto in uno.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

22 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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(Ricetta: l'impoetico spiegato ai poeti), Francesco Tontoli, Venerdì dispari

(Ricetta: l’impoetico spiegato ai poeti)

-scrivete e leggete una frase
fino a essere privi di voce
-torcetela
-fate in modo che possa trasformarsi
in una frase biforcuta
-spuntate ognuno dei suoi corni
-dopo averla asciugata rileggetela
-pensatela assolutamente come priva
di metafora fiacca di vita
-assicuratevi che sia aritmica anarmonica
e cava
-riempitela quindi di opinioni
di sensi svigoriti di odori estenuanti
-ogni lettera sfatta trasandata abbandonata
a un destino analfabetico e punteggiatura assente
-come quivi esemplificato in poche e leggere congetture
-tratteggiate uno sfondo di patemi d’animo
senza traccia alcuna di emozioni e ripensamenti
-condite a piacere con spezie dearomatizzate
-servite.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

15 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Oggi montando sui tornanti di Giuncarico
ai lati della strada anemoni e viole tremolanti
tutta la Maremma era un cimitero
di alberi spezzati e stesi dal vento.
Centinaia di mimose esponevano
gli squarci freschi dei tronchi al cielo,
e come monetine gialle
i fiori tintinnavano nella tempesta.
Su in cima a Roccastrada
da solo sull’Acropoli ho dovuto lottare
perché il cappello non mi volasse via
tenevo ben calzati i pensieri alla testa.
provate voi a impazzire di vento.
Gli eroi mitologici parlano sempre di un destino tragico
nascosto dentro la profondità sublime di un paesaggio.
Un immenso e spaventoso sguardo
attraversava la pianura inseguendo le folate.
Mi è venuto in mente di andarmene
volare e rotolare via come un cappello.
Sono disceso poi lungo i vicoli
sbandando ubriaco come un asmatico iperventilato
inseguendo un barattolo trascinato dalla corrente
che s’era infilata tra le case.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

08 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

La bambina aspetta
che io la chiami
e la veda sorridere.
Lei sa che sorridere
le dona grazia
e piena di grazia
mi rivolge gli occhi
affondando lo sguardo nel mio
riconoscendo la mia umanità
e io benedicendo la sua.

Entrambi restiamo a guardarci
come folgorati dal nome
che in silenzio ci siamo dati
dal nome
che sta nelle nostre bocche
e dagli occhi
che si richiamano cercandosi.

Ci affrontiamo così
fino a toccarci i nasi
come per dirci
ciò che non sappiamo
attraverso ciò che sappiamo.

E tutto passa dalle nostre narici
occhi, naso, bocca
e invisibili radici
una chimica inspiegabile
elementi e mattoni d’ amore
che stanno tutti nelle mie braccia
che la contengono
e nelle sue piccole dita
che mi segnano il viso.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

01 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Primo maggio sul lago

Primo maggio sul lago

imprimo l’unico raggio

di sole che trovo al lavoro

sul tuo corpo dorato.

Son pago di sudato salario

qui è tutto un erbario

di lucide e tenere foglie.

La pioggia e la luce che piove

mescolate dal vento

mi fanno uno scemo contento.

 

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

24 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, I pensieri si soffermano nell'immagine

I pensieri si soffermano nell’immagine
di ciò che siamo stati e di ciò che saremo
prima della vita e dopo.

La polvere carica del polline di primavera
la sabbia di una spiaggia
dove piccoli animali scalano
le loro montagne con enorme fatica

alcune gocce che si ostinano
a rimanere attaccate alle foglie
ignorando la forza di gravità.

Una religione transitoria e breve
viene praticata in modo inconsapevole
da ogni essere che all’alba si desta alla vita.

Anche se ritorneremo a essere cose
fantastichiamo all’idea che le pietre
possano conservare un tratto indelebile
una parola, un canto.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

17 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Ritorno sul primo verso

Ritorno sul primo verso
quello che mi suggerisce
il merlo del mattino.
Mi dice col suo fischio musicante
che devo svegliarmi e scriverlo
se non voglio dissiparlo.
Deve essere stato un primo verso
fulminante come un lampo
ad addensare le parole con il glutine.
Il verbo era in principio
poi venivano a cascata gli altri elementi.
Si costruisce così un edificio di mattoncini
in musica da camera e pantofole.
E nonostante tutto, il silenzio canta
con la voce dolce e ironica di un merlo
una sua frasetta cadenzata e ritmica.
Quale universo creiamo oggi con questo motivetto?
Al mattino daremo il suono dell’oboe
o il richiamo da caccia del corno?
E con le sere di maggio
come ci comporteremo?
Le lune saranno di conforto, è certo
e i bambini sopravviveranno alle traversate?
Le guerre, forse, finiranno?
Invecchieremo sorridendo?
Ritornerà come ritorna sempre
nel ciclo della musica che si spegne
una lunga pausa di silenzio.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

10 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

O luna, luna tu
per sempre e non per molto luna
stai per essere raggiunta
ed ognuna delle tue pietre
comete infrante che si son posate
sul tuo corpo minerale
teme in silenzio, il sabotaggio
il diritto violato
il cascame vetrificato
di oggetti non identificati
il metallo d’argento
il tessuto purpureo e celeste
di bandiere sgonfie di vento
e malamente armate.
Fatti coraggio
e indaga col tuo occhio
come sempre attento
ciò che è apparecchiato
sul deserto blu e bianco
del tuo carnefice vicino
ciò che vive nel corpo di tua madre
che ha generato un seme maligno
e che vuole diffonderlo perfino nello spazio
confonderlo coi semi di luce del sole.
Sforzati ad alzare le tue maree
manda una flottiglia di meteoriti
e fanne pioggia, inverno, inferno.
Fai cadere le stelle sulla testa dei candidati
alla carcerazione degli atomi
a chi deporta i figli dalle pianure al mare
a chi è figlio degli dei e non figlio degli alberi e dei fiori.
Fatti coraggio
e fatti ancora sorella minore più saggia
àncora di salvataggio, miraggio
confidente di bambini e piccoli poeti
maestra di discipline notturne
capace di sedurre senza rapire
e di ferire senza fare del male.

Francesco Tontoli

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