Dietro di lui agili giocatori si camuffano,
sembrano figure gioviali,
narratori che facilmente voltano faccia,
in cerca di una trama credibile da trovare.
E poco più in là si scopre un’inedita deriva:
un avversario è mancato, un condottiero
è mancato, un intellettuale è mancato,
un esploratore è mancato, un disertore
è mancato, un miracolato è mancato.
Non sono mancati il pietismo, l’astio, l’inganno:
il siero della mezzanotte è comparso
nel viaggio già iniziato
*
Mi dirai probabilmente
che non hai amato nessuno
e che hai preferito non legarti a nessuno.
Non avere scoperto
in quale punto si trovasse la felicità,
che tanto hai cercato in mille
solitudini, in migliaia di cunicoli inaccessibili.
Ma non è possibile darsi un senso,
una motivazione precisa,
il pensiero è destinato a fingere
e a scontrarsi nell’impermanenza.
Questo mare è la navigazione di noi stessi,
soltanto gli uccelli in volo cambiano
e muoiono dentro un paesaggio,
dove noi veniamo rimossi
dopo un semplice sguardo
*
Un gesto compiuto resta immutabile,
più non può pesare questo organismo
che ha smesso di combattere.
Non guardare distrattamente ad altro,
nelle vicinanze non potresti trovarmi,
né sollevarmi dai tuoi folti tralci.
È presto terminato il nostro pasto,
divenuto sgradevole quel che ancora
stavamo masticando.
Ma finge il tutto e urta, fa chiasso,
dirompe e spaventa
da sembrare sbattere (con potenza)
un arnese contro un bicchiere
*
Il tuo arrivo causa qualcosa
che sopporto a fatica.
Tutto scaturisce da questa continua allerta
che vanifica il riposo
comprimendo una schiena scoperta.
Una tortura istantanea
nella muscolatura che schiarisce ardendo.
Una lunga permanenza
che vortica senza mai trascinarsi.
La piega malsana e approssimata
di una sommatoria di scarti
*
Il frutto si è staccato troppo tardi,
ma non v’è motivo di preoccuparsi,
i verdi campi sono rimasti soli.
Compaiono scenari di vette commosse,
dai cedri liquefatti si sentono cole
stagliare le conformazioni dei monti,
riprodurre innumerevoli cespugli adorni.
Da est passano leggeri piovaschi,
quel terreno accidentato
che al buio-riempito-modellato preannuncia,
precede (da chissà quale versante)
un allarmante rombo
*
Sono caduto dentro uno spazio ristretto,
ma non voglio rialzarmi – no, non mi rialzerò.
Lasciate pure che tutto scorra
nella nutrita colata di pioggia,
in pendenza dentro un rivolo incustodito.
Dormire sdraiato a bocca aperta
sopra una stabile lastra fredda,
fra spine erose dal chiarore
e un colpo sempre in canna.
Lasciate che il fumo di zolfo
entri dentro – fino a giù giunga –
che il cuore si distrugga
in un flutto d’aria sparsa
*
In verità mi sei indifferente,
e penso di essere un incauto ospite
nel bosco seccato.
Nebbie cadono da un calore tenue,
sono di fango-colmo, reduce-sanato,
un celeste effluvio di ortensie.
Riposo nella cella chiusa;
tu accogli il mio lamento, ne resti sollevato.
Non sono mutevole,
non altro che una precipitazione,
la cui estensione è la doratura,
lo snodo; preambolo di un abbaglio
Gianni Marcantoni, “Cuoia” (2025, Fara)
Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche. Laureato in Giurisprudenza, ha iniziato fin da adolescente a comporre versi. Le sue opere poetiche: “Al tempo della poesia” (Aletti, 2011), “La parete viva” (Aletti, 2011), “In dirittura” (Vertigo, 2013), “Poesie di un giorno nullo” (Vertigo, 2015), “Orario di visita” (Schena, 2016), “Ammessi al paesaggio” (Calibano, 2019), “Complicazioni di altra natura” (Puntoacapo, 2020), “Panorama dei lumi” (plaquette, Puntoacapo, 2021), “Sedime” (Fara, 2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti, 2017) nonché su Italian Poetry, sito ufficiale dei poeti italiani dal Novecento in poi, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie AA.VV, cataloghi d’arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.