
Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)
La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …
DONATELLA NARDIN
L’occhio verde dei prati
L’occhio verde dei prati, risvegliato,
fa nido bevendo la nuda
chiarità del mattino
come le vite care appese alle finestre
del loro infinito mancare,
come il biondosole, amore riverso
tra le scapole azzurre rotte
da assenze, commiati, afasie.
Ringraziare ogni risveglio che sia
sassopietra o nuvolafiore,
nell’attimo essere immensamente
grati – ai prati, al mondo, fosse
pure ai respiri affannati –
prima che il verde esca dagli occhi
come le vite care divenute
allo sguardo pura nostalgia.
Le madri
Si è riempito di buchi dolenti
il cielo infuocato da guerre
e da siccità.
Senza dirlo a nessuno,
le madri hanno raccolto in sé
i figli e sono fuggite
a fare mondo altrove lì dove,
in pura nostalgia di pace
e di unità, potranno sottrarre
al tempo giorni migliori,
nei bimbi deporre ossa
e vertebre miti
purissimo un sangue nuovo
e ritrovato un futuro, speranza
che non muore
nella sua gratuità.
L’uomogroviglio
Macchia le malve sottili
il volo aggraziato di una garzetta,
proteso il punto perfetto in cui
stanno insieme – nell’animo come
nei sensi – finito e infinito.
Solleva lo sguardo dal nulla
l’uomo groviglio, blunube
sulla laguna – che c’è ma non
si mostra – tenta di mettere
al riparo la vita sotto un maglione
infeltrito.
Che sia benedetto il punto perfetto
come le malve sottili
rientrati nei corpi e nelle menti
percorrendo le soavissime
vie dello stupore, invisibili
ai più.
L’ora giovane
Due baci, un panino e le corse
in bicicletta verso ogni dove.
Così l’ora giovane – vorace
nella passione – con tutti i sensi
bagnati dal sole.
Così più avanti nel tempo
con tutti i venti e i sogni rapaci
venuti a morirci didentro.
Per tale via becchettare ora
l’incarnato di allora dando forma
e sostanza all’imbrunire
per poi dileguarsi incompiuti
nell’afasia, dopo aver respirato
per sottrazione la vita senza
riuscire a scansare le cose feroci,
senza dimidiarne il danno.
Papaveri rosa
Il nulla sulle labbra e sul collo
dove prima c’erano i baci
smeraldino echeggiare in un ribollire
di terre e di universi lontani.
Mi chiedi che ne sarà
del nostro amore – se d’oro il cantare
se d’oro la rosa dell’antico
sognare.-
Mi chiedi che ne sarà della nostra
casa interiore, dimora che accoglie
il sapere profondo del cuore,
prezioso e raro
come i papaveri rosa, taciturni
e smarriti ora.
Mi chiedo dell’intatto accaduto,
del prima e del dopo di noi
se amara la spina infilata
sotto la pelle delle nostre aurore
più belle e luminose
e chiare.
La sedia vuota
Tutto l’amore è stato già detto
e scritto per questo non so dire
i giorni suoi lasciati altrove.
Forse nei sogni li ho rivisti
attraversare i miei,
due dita tremanti a disegnare
nell’altro il restare contro
l’ignoto che l’ha strappata via.
Era tepore l’immagine sua
come di albero fiero svettante
in un possibile vero.
Ci è segreto – ora – il suo tempo
scarna la gioia, inintelligibili
i giorni se giorni in lei
ancora potremo dirli da posare
intatti, leggeri sulla sedia vuota
in giardino.
Donatella Nardin, poesie tratte da “L’occhio verde dei prati”, Fara Editore, 2023