
PRESENTENDO LA SERA
me ne sto andando
in uno scadere d’anni
(quando si comincia a morire,
a cinquanta, sessanta,
a settant’anni,
o quando a un compleanno
lo sai che non c’è tempo
per passi troppo lunghi
la vista più lontano)
che importa
se ancora avrò stagioni,
se soffierò candele
sui troppi giorni spesi,
su qualche storia in fronte
e troppi vuoti di memoria
(ma c’ è ancora nella carne
un guizzo d’ascensione,
la voglia all’improvviso
di stare nel tuo odore,
a te donna che passi
vestendo il sole addosso,
a te che sei polpa e pelle
più vera di ogni stella)
me ne sto andando
come lo stormo a ottobre
i giorni più corti
la foglia che trema
la luce che sviene
oltre i tetti e le cime
(ma il passero in volo
sa già d’altro sole,
ha linee di cielo
ricamate negli occhi,
non io che a terra
mi arrendo alla sera,
che ho i passi contati
di un tempo a scadere,
e la fine verrà, sarà fine,
sarà il sonno e l’inverno,
parlerò coi miei morti
nell’insonnia e la notte
e un mattino qualunque
non aprirò più la porta)
intanto io aspetto
che un dio mi sorprenda,
che faccia cadere
sul mio letto le rose.
FRANCESCO PALMIERI
(tratta dalla raccolta “Il male nascosto“, Terra d’ulivi edizioni, 2016)