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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: Francesco Palmieri

Poesia sabbatica: “14”

31 sabato Ott 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, I giorni dell'abbandono

 

14

 

oggi, angelo mio,
ho in bocca tempeste
fulmine e furia
che strappa i tetti alle case,
l’alzo di una marea
che ingoia sabbia alle rive,

oggi, angelo mio,
ho in mano lo specchio
e tu sei la strega e sei l’orco
la notte lunga e assassina
l’aguzza lametta
che seziona il mio petto

oggi, angelo mio,
per quanto t’amo, ti odio,
e ti odio e so che t’amo,
e dentro è tutto un cielo
di nubi scure e di squarci,

a un tratto il temporale
e dai miei occhi la pioggia.

Francesco Palmieri

(dalla plaquette inedita  “I giorni dell’abbandono” )

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Poesia sabbatica: “34”

24 sabato Ott 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

34

*

con te avrei attraversato oceani e mari

scalato catene e vette a toccare il cielo,

con te sarebbe stato eden

persino il caffè del mattino

e le briciole di pane sulla tovaglia,

per te avrei amato ogni levar di sole

e tutte le stelle della sera e la luna sui tetti,

con te davvero la speranza

sarebbe stata l’ultima a morire

e forse ancora sarei stato certo

di un’altra vita oltre questa,

*

ma io non lo sapevo

che i mari erano pozzanghere dopo il temporale

che giorni, mesi ed anni nascondono crepacci e precipizi

che vivere è un contare chi muore

o chi prende un altro treno per non tornare più

e tu che rientri in case sempre più disabitate

o te ne resti in stazione

solo

e senza più destinazioni.

*

giugno 2026

*

Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Poesie del saluto”)

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Poesia sabbatica “Passato presente e futuro”

17 sabato Ott 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

PASSATO PRESENTE E FUTURO

 

non so se te ne accorgi

ma si vive

in una fotografia

scattata mentre inconsapevole

ridevi

o nella feroce testardaggine

che qualcosa di buono

finalmente verrà

 

l’oggi

non serve che a questo,

a far tornare indietro il microfilm,

a sedersi in prima fila

con gli occhi sullo schermo

dove prima o poi

speri compaia fra gli attori

il tuo nome.

 

(1983)

Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Le mie rose per te”

10 sabato Ott 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

LE MIE ROSE PER TE

 

per i tuoi capelli leggeri, una rosa

per i tuoi occhi d’acqua, una rosa

una rosa per le tue labbra melograno

una rosa per quel tuo viso che amo

 

quando sorridi e per questo rido anch’io, una rosa,

per quando ci sei e per te ci sono anch’io, una rosa,

una rosa perché esisti

una rosa perché fai esistere me

 

per il sogno che hai salvato

proteggendolo pulcino fra le mani,

per il tuo viso che è il mondo

e solo per questo il mondo è bello,

una rosa e una rosa

e ancora milioni di rose

 

sono queste, amore,

le mie rose per te.

 

 

Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Non abita più qui”

03 sabato Ott 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

NON ABITA PIU’ QUI

certo è impossibile
non indossare l’armatura su questi nostri corpi
troppo fragili per i colpi di martello
le ferite a morte nella carne
(ci squassa il vento, le stagioni,
amiamo e poi abbandoniamo
siamo amati e poi lasciati,
brindiamo per nascite e compleanni,
taciamo poi
accompagnando i nostri morti)

certo non sempre riesce l’amuleto
ma se infine una ragione forte
ci sostiene,
crediamoci pure
ma non crediamoci troppo

perché il dio che vogliamo
non abita più qui.

(1998)

Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Spleen”

26 sabato Set 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse, Spleen

 

SPLEEN

e infine

non ti sorprende più

questo vedere a pezzi

quant’era nato

nel palmo del divino

 

eppure il mondo fuori

ha indossato i costumi,

già è iniziata la scena

 

(ma ora lo sai per certo

che non c’è storia

per noi che siamo un lampo

un apparire appena)

 

puoi restartene a letto

e domani

giustificare la diserzione

 

ma come ripresentarsi

con la diagnosi che dice

 

inabile a vivere,

 

questa vita almeno.

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Chi siamo”

19 sabato Set 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

CHI SIAMO

 

chi siamo,

noi ragionatori d’universi lontani,

chi siamo,

noi evocatori di memorie divine

che niente hanno in comune

col guscio di carne e d’ossa

che ci veste,

noi con le ali potenti di cielo

che forse un giorno abbiamo avuto

se ora a volte urlano

cicatrici sulla schiena,

 

certo è difficile comprendere

quale sia la parte sulla scena

e se una parte poi vi sia

ma forse sarà vero

che esiliati siamo

da un mondo che è perduto

e lì certo

eravamo eterni e felici.

 

 

Francesco Palmieri -1998

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Il tempo”

12 sabato Set 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie giovanili e altro

 

lascio che il tempo

sia calce che imbianca,

scalpello che incide

e mi consuma


-lui il carnefice

io la carne-

 

lascio che mi vesta ogni giorno

con quell’abito vecchio

già pronto all’inizio,

lascio che stringa

le sue mani alla gola,

mi stritoli il cuore,

mi spezzi i ginocchi,

mi appenda alla croce

con l’assassino e il ladrone

(io

che ho pianto farfalle

a morire nella sera)

 

lascio che il tempo

sia precipizio negli anni,

che mi marchi la fronte

dei segnati alla morte

e prenda ogni mio tempo

perché mai è stato tempo mio,

 

e senza più speranza

io alla fine della corsa

che non sapevo fosse

fra genesi e abisso.

 

Francesco Palmieri

( dalla raccolta “Poesie giovanili e altro” anni ottanta, inedita)

 

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Poesia sabbatica: “32”

27 sabato Giu 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

quando verrà il mio turno di morire

vorrei andarmene

come quando si parte per un viaggio

ed è sicuro il ritorno

*

nessun singhiozzo, nessun pianto,

neanche un dolore,

qualche dispiacere appena

per chi saprà per certo

che non sentirà più in risposta la mia voce

e nemmeno mi vedrà seduto

al tavolo in cucina o rientrare a sera per la cena

*

quando me ne andrò per non tornare più

io dirò soltanto arrivederci

e tu risponderai soltanto

arrivederci

pur non sapendo se e quando

potrà accadere,

pur non sapendo dove e quando

*

noi ci rivedremo.

*

*

aprile 2026

*

 Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Poesie del saluto”)

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Poesia sabbatica: “La follia di don Chisciotte”

20 sabato Giu 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

quante parole ti hanno fatto levitare

 

quando ancora non sapevi

 

il naufragio dei vascelli

 

sulla via delle spezie

 

(a oriente, dove sprizza il sole

 

ed erano seta le vesti

 

sulla pelle profumata delle donne,

 

acciaio lo sguardo azzurro degli eroi)

 

 

 

quali visioni hanno colmato gli occhi

 

con lo splendore tecnicolor

 

(e correvano i puledri

 

al tramonto vasto d’orizzonte

 

dove anche tu un giorno

 

saresti stato nomade e cavaliere)

 

 

 

nel fumo cancerogeno

 

di un’altra sigaretta

 

inchiodo contro il muro

 

ad uno ad uno

 

i ruffiani imbonitori mentitori

 

che nascosta dal sipario

 

hanno raccontato santa questa vita

 

 

 

questa vita che è solo una puttana,

 

appena scosti il telo.

 

 

 

Francesco Palmieri

 

(dalla raccolta edita

“Fra improbabile cielo e terra certa” Terra d’ulivi edizioni)

 

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Poesia sabbatica: “Non voglio andare”

13 sabato Giu 2026

Posted by Francesco Palmieri in SINE LIMINE

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

è lasciarti ancora nuda dentro al letto

ed io insaziato a fare le valigie

(lune piene i balzi eretti dei tuoi seni,

carne che io ho morso

la polpa a fianchi e spalle,

poi le labbra, il ventre,

e ancora le tue gambe

strette in giro alle mie gambe,

il tulipano acceso

ed io lo stelo

nell’euforia di crepa)

 

è il cesto di frutta al centro della stanza,

uva, datteri, ciliegie, il rosso del melone,

un ramo di limoni, nespole e lamponi,

ed io a fare le valige

perché dovrò partire,

andarmene per sempre,

 

è il quadro alla parete che ripete il mare,

l’azzurro di un’estate che mai potrà finire,

la barca, un pescatore, vele lontane e voli,

conchiglie sulla riva

 

e poi dalla finestra gli alberi,

colori nei giardini, i fiori, l’erba,

il grido di un bambino, i baci innamorati

sopra alle panchine

ed io a fare le valigie,

a prepararmi all’attimo d’eclissi

 

quando non sarà più luce

ed io un’ombra appena

un nato e morto

un numero di strage.

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa“)

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Poesia sabbatica:”Chiarimento”

06 sabato Giu 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

 

non ce l’ho col vivere

e non ce l’ho con Dio,

soltanto non riesco a stare zitto,

a non dire l’ingrediente

caduto nell’impasto

ed è l’amaro di una vena

scoppiata dentro al pane,

lo scricchiolio dei denti

e poi la fitta,

il sangue alle gengive,

  *     

mi mancano buone ragioni

a fare il calvario santo,

insomma non ci riesco

ad essere convinto

che fosse proprio inevitabile,

  *          *     

morire,

l’unica pista

         *     

e poi la porta in altre sfere,

lo squarcio in galassia lieve

e non il buco nero,

la nostra morte eterna,

  *     

non ce l’ho con Dio – davvero –

ma come sarebbe stata più divina

l’aggiunta di perdono alla sentenza

che ci fece soli,

uomini a morire con lentezza,

  *     

sopra infinite croci.

  *         

  *     

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: “81”

30 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Solo poesie d'amore

 

-81-

 

no

non hai capito ancora

 

(o forse sono io

che ho letto troppe poesie d’amore

curato troppe rose nel giardino)

 

no

non basta dire amore

perché amore sia

non basta dire dio

perché scoppino gli altari

 

amore è un’aria tersa

giornate con il sole

 

e niente, nulla,

nemmeno qualche nuvola

a farsi temporale

 

no

non hai capito ancora

che se diciamo amore

ogni sbaglio è taglio

ogni ombra è sera

ogni buca è fossa

 

e basta una parola (quando mi dici no)

una pausa troppo lunga (quando ti chiedo m’ami?)

girare la testa altrove (come se non bastassi io)

 

per fermare il fiato

far cadere stelle

maledire le rose

 

e scrivere in versi

necrologi d’amore.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Solo poesie d’amore”, da ristampare dopo selezione e revisione testi in corso)

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Poesia sabbatica: “6”

23 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

6

 

e infine

tutte le parole

uccise

 

solo foglie cadute

ali stramazzate

petali accartocciati

e nessun vento a scuotere il cielo

 

c’è un gran silenzio ora

dopo la strage

di angeli e demoni,

come prima

di cadere nel mondo,

prima

che di me qualcuno dicesse:

 

è nato.

 

 

maggio 2021

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Poesie del saluto”)

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Poesia sabbatica: 11 [Monologo davanti a Dio, I]

16 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

mio Dio

qual è stata la mia colpa

se pur sono nato

senza averlo domandato,

tu lo sai

quel giorno non ho riso,

ho pianto come piansero gli angeli dell’eden

precipitati a terra,

e senza corazza e conoscenza

è stata subito guerra,

un lancio di moneta

fra il continuare a vivere

o perdersi per sempre

*

mio Dio

qual è stata la mia colpa

se ho creduto vere

le storie della sera

e poi mi addormentavo

avvolto nelle piume

di chi aveva sulle spalle

ancora un paio d’ali,

quale la mia colpa

se ho gridato sempre

il tuo nome ai quattro venti

quando i molti a squarciagola

invocavano barabba

e ancora a mille e a frotte

non smettono di gridarlo forte

(intanto non ho più fiato

da che mi si è spezzato

ai piedi della croce,

la tua e poi la mia)

*

mio Dio

qual è stata la mia colpa

se ho visto morire ad uno ad uno

i volti di chi ho amato

e credevo fossero per sempre

e poi senz’aspettarmelo

io non li ho visti più,

se anno dopo anno

infine si è capito

che neanche nelle tue chiese

i patti nati sacri

sarebbero durati

e tu risorto al terzo giorno

saresti rimasto in cielo

e mai più su questa terra

*

mio Dio

qual è stata la mia colpa

se altri, non io,

hanno inciso nella carne

la voglia della carne

di salomé che danza,

il sogno di una torre

che arrivasse alle tue porte

e nemmeno si sospettava

che sola ad aspettare

ci fosse matrigna morte

e infinito e eterno

solo parole a perdere

*

quale la mia colpa

se guardandomi allo specchio

non sono più lo stesso

di quello che ero ieri

e profonda sulla fronte

a urlare la ferita

di chi nacque tradito

dal giorno che venne in vita

e poi tempo dopo tempo

sentirsi un tronco spoglio,

un ceppo dentro al fuoco

per cenere alla cenere

*

e ancora chi lo sapeva

delle ombre dentro al bosco

che poi erano predoni

a prenderti la borsa

e infine anche la vita,

e ancora chi lo sapeva

che si sarebbe attraversata

questa valle scura

dove un giorno sei bambino

e in breve sei già vecchio

sentendo la tua carne

guastarsi a poco a poco

*

e infine sai mio Dio

cos’altro potrei dirti,

*

che se fossi stato dio

e tu mio figlio

mai e poi mai

avrei permesso al pianto

di attraversarti gli occhi,

ai chiodi della croce

di ficcarsi in mani e piedi

e alla parola morte

di esserti sudario.

*

 agosto  2022

**

*

 Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Poesie del saluto”)

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Poesia sabbatica: 29 [Monologo davanti a Dio]

09 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

Dio

io non lo so se davvero ci sei

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi ancora bene

e per il nostro bene fai accadere ogni cosa

che persino il nostro male

è segno del tuo amore

*

io non so se davvero siedi

su qualche nuvola del cielo

e hai occhi sterminati,

uno per ogni nato a sostenerne il passo

sia quando siamo in piedi

sia quando poi cadiamo

*

io non so se davvero hai angeli guardiani

a dirci come salvare l’anima,

uno per ciascuno attento a sonno e veglia

e fino a che ci resta il fiato

o finisce il nostro tempo

perché si apra a noi il largo dell’eterno

*

Tu vedesti al sesto giorno che tutto era buono,

buona era la terra e buono era il cielo

e poi le acque e il mare, il sole e poi la luna,

gli uccelli alti in volo e gli animali al suolo,

il verde delle foreste e i colori a mille

di erbe, frutta e fiori,

*

e infine noi tuoi figli nutriti a latte e miele

con solo occhi aperti a incanti e meraviglie

e corpi intatti e sani per vivere per sempre

ignari alla fatica e al parto fra le doglie…

*

e poi cos’è accaduto, che cosa ci ha perduto,

perché nel tuo giardino all’improvviso

la grandine e la neve a intirizzire carni e foglie,

la pioggia a devastare le spighe già mature

le zolle a farsi sabbia e deserto tutt’intorno

*

perché hai fatto brevi i nostri giorni lievi

quelli di noi bambini

ignari di  chi partiva per non tornare più

e non sapevamo ancora che ci fosse il bene e il male

e che vivere sarebbe stato un conto di giorni ed anni

per pelle che aggrinzisce o un accidente a caso

era forse non sapere il nostro essere felici?

era il non avere ancora visto

che il leone sbrana l’agnello,

che il sole scalda e incendia

e l’acqua disseta e affoga,

che chi ti sorrideva, ti volta poi le spalle,

che prima si è giovani fiori

e poi sterpaglia al fuoco,

che piove sull’ingiusto

ma s’infradicia anche il giusto?

*

Dio

io ancora non lo so se ci sei davvero

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi ancora bene

ma com’è terribile il tuo silenzio

quando noi gridiamo forte

*

Dio, liberaci dal male.

*

*

ottobre 2025

*

 Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Poesie del saluto” inedita)

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Poesia sabbatica: “30”

02 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

30

*

no, mio Dio,
non voglio il bianco smorto dei capelli
e nemmeno la pelle che si aggrinza,
non voglio il fiato che si accorcia
e le gambe sconfitte dalle scale,
non il pensiero di chi sa d’aver vissuto
e vede sempre più breve il tempo che gli resta,
non la resa della voglia per te donna che passi
e sei curve, fianchi e seno,
non il ciclo della foglia
che nasce, cresce e cade,
non il giro del giorno
che inizia in gloria di sole
e poi cade nell’oscuro,
*
no, mio Dio,
non basta il tempo che finisce
a chi ha pensato l’eterno,
non basta un giro sulla terra
a chi vede universo e cosmo,
non basta il conto a unità e decine
a chi sa numerare miriadi e miliardi,
*
no, mio Dio,
divino non è stato
scaraventare noi quaggiù nel mondo
noi che siamo nati
a tua immagine e somiglianza.
*

gennaio 2026

*

 Francesco Palmieri

 

(dalla raccolta inedita e in corso di scrittura “Poesie del saluto”)

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Poesia sabbatica: “25”

18 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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25, Francesco Palmieri

 

25

*

da che si è fatto silenzio

nel mio pensiero

nel cuore nascosto dentro al petto

in ogni capello del mio cranio

in ogni cellula della mia carne

in ogni respiro della mia bocca

*

(e non so dire se sei stata tu

a strapparmi gli occhi

e poi gli orecchi

e poi la lingua così come succede

quando l’amore è parola bugiarda

*

o se così è stato voluto in cielo il mio destino

o soltanto perché non ho saputo vivere

sapendo sempre quale treno prendere

e quale lasciare andare)

*

me ne sto

come una conchiglia vuota nella sabbia

il legno spezzato di un veliero naufragato

un vecchio che non aspetta più niente e più nessuno

ma sa che la guerra non è mai finita

e durerà  per sempre, fino all’ultimo saluto.

*

aprile 2025

*

Francesco Palmieri

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Poesia sabbatica: “22”

11 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

22, Francesco Palmieri

22

sì, è magnifico il sole alto nell’alto dei cieli,
la luna sdraiata sul mare a mezzanotte,
la neve nei cortili e la pioggia sulle foglie,
la maestà gloriosa delle montagne azzurre
e il grano d’oro che diventerà il tuo pane,
sì, è bella lei coi suoi capelli sciolti
e il passo di ragazza che corre verso l’amore,
la curva intorno ai seni e la gonna sul ginocchio
e poi il suo corpo nudo sdraiato su lenzuola

ma

perché succede poi l’arsura della terra
per l’acqua che non viene,
i chicchi allo sterminio e la tremenda fame,
il mare che s’infuria e spazza via la casa
di chi lì abitava credendosi al sicuro,
e poi ancora lei con la testa fra le mani
a contare gli anni che non verranno più
e lui che regge appena il peso sulle gambe
e tutti e due a sapere ora
che non c’è eternità
e neanche un altro sogno
paziente ad aspettarli,

perché chi ha creato meraviglia,
il cielo tutte stelle e la vastità del cosmo,
ci ha tradito poi
con il morire a poco a poco,
l’andarsene per sempre
e un tempo che cancella
anche l’ultima memoria
di noi che nati un giorno
duriamo appena appena
un battito di ciglia.

agosto 2024

Francesco Palmieri

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Poesia sabbatica: “17”

28 sabato Mar 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

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17, Francesco Palmieri

 

17

*

si sta facendo sera

*

e poco in là

la notte

e poi ancora una

che non avrà più fine

*

avrei potuto dire

di qualcuno ad aspettarmi

con una candela accesa

(almeno uno di quelli

 che più mi hanno amato

 ed è ormai da tempo

 che non ci sono più)

ma sono trascorsi gli anni

da quando ci credevo

che il cielo fosse casa

e noi creature in volo

nel mondo oltreconfine

*

si sta facendo sera

di lampadine accese

e ombre sopra i muri,

silenzio dentro casa

e fuori le sirene,

altrove piovono bombe

e piangono i bambini,

*

adesso che si fa sera

lo scrivo sopra a un foglio

che siamo tutti traditi,

perché ogni nato al mondo

ha stelle dentro agli occhi

e il respiro dei giganti,

poi arriva il giorno

che il colpo scoppia in faccia

e si apre una ferita

che durerà la vita.

*

Francesco Palmieri

*

ottobre 2023

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