Tag

,

27

 

strapparti dal mio luogo più remoto,

dallo strato ultimo prima dell’inesistenza,

dal lembo estremo prima di spirare

 

è stato estirpare alle radici,

sciogliere la stretta

che risparmiava la caduta,

il rovinio a valle che non frena

 

e quanto fragore,

i rami spezzati,

il tronco scorticato,

le foglie in agonia,

 

strapparti dal mio cielo

dov’eri astro e firmamento,

angelo superstite in camicetta e gonna,

è stato spegnere la luce,

rimanere al buio in questo mare

 

e non avere più una terra da toccare.

(dalla raccolta “Variazioni su un dolore solo” di pubblicazione prossima)

 

*

-58-

cerco una qualche ragione

un presagio nel cielo

un sussurro di Dio

l’annuncio cifrato

di avventi migliori

(e sui muri di calce

nascerebbero fiori,

il soffitto una festa

di mille colori

e tu coi capelli

sulla grazia del seno)

ma qui sulla terra è ancora rapina,

il cielo è una bocca che ha labbra cucite

ed io che scrivo col fiato sul vetro

un’estrema preghiera ai confini del mondo:

ascoltami Dio

Dio delle maree

Dio lontano mille pianeti

Dio degli astri

io quaggiù

vivo ancora perduto.

 

 Francesco Palmieri