
28
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quanto di ciò che era vita
ho perso senza più ritorno
(gli occhi pieni di meraviglia
quando al risveglio
il sole illuminava tutte le stanze
e l’inizio di giornata era pane e latte
e l’amico che bussava alla porta
per un altro gioco da incominciare)
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quanto ho perso nell’accumulo degli anni
dove il tempo aggiunge sempre meno
e sempre più ti toglie
(cos’è rimasto dell’attesa d’amore
quando il rosso delle labbra
era fragole da mordere, i baci vento nei polmoni
ed ogni abbraccio un giuramento sacro per l’eterno
poi il vivere ce l’ha insegnato
che la frutta marcisce
che il vento può farsi tempesta e squasso
che l’abbraccio è un nodo lento che si disfa)
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quanto è venuto del mondo gridato nelle piazze
credendoci davvero che sarebbe stato un mondo migliore
e invece ad ogni risveglio
si aggiorna il computo dei morti ammazzati
per gli scoppi, i colpi di fucile, il pane che manca
(e c’è sempre la fila di chi bussa per qualcosa da fare,
chi si fotografa al mare
e chi ha solo una finestra per viaggiare,
chi mette le mani nella cassaforte e chi nella spazzatura,
chi sa che morirà nel letto e chi sul ciglio di una strada)
*
infine rimane certo
che ogni uomo è prima un ragazzo che sogna
e poi un vecchio che ogni giorno lentamente muore.
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settembre 2025
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Francesco Palmieri
(dalla raccolta in via di scrittura “Hai spezzato il ramo”)