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(Di Yuleisy Cruz Lezcano)

In un mondo sempre più frammentato, l’Europa si trova di fronte a una domanda cruciale: cosa può offrire, quale ruolo può giocare in un sistema internazionale multipolare dove le alleanze tradizionali sono messe in discussione e la competizione tra grandi potenze si intensifica? Recenti dibattiti accademici e diplomatici, da Oxford fino ai forum ASEAN a Kuala Lumpur, evidenziano che l’Europa, pur priva di un’unica voce strategica, può giocare un ruolo di stabilizzatore e mediatore, capace di conciliare interessi diversi e di proporre regole condivise in un contesto di crescente frammentazione.
L’intervento del presidente del Consiglio Europeo, António Costa, durante il recente summit sull’integrazione economica e la sicurezza internazionale, ha sottolineato come l’Europa possa offrire un modello di cooperazione multilaterale basato su norme comuni, rispetto dei diritti e sostenibilità. Secondo Costa, in un mondo dove accordi commerciali come il CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership) stanno ridisegnando le regole dei mercati globali e dove dazi e pressioni economiche imposti da Trump hanno ridefinito i confini delle relazioni transatlantiche, l’UE può rappresentare un punto di equilibrio, un interlocutore affidabile per paesi sia dell’Asia che delle Americhe.
Il tema delle relazioni transatlantiche resta delicato. La recente approvazione di un contributo del 5% da parte della NATO ha segnato un cambio di paradigma: gli Stati Uniti hanno indicato che le precedenti regole del gioco non torneranno più come prima, e che l’Europa dovrà assumersi maggiore responsabilità nella difesa comune e nella gestione dei conflitti regionali. In questo scenario, la capacità dell’UE di operare come soggetto unitario diventa essenziale non solo per la sicurezza, ma anche per garantire stabilità economica e politica in aree ad alta tensione.

L’Europa ha inoltre strumenti economici e diplomatici unici. Il suo mercato integrato, la forza normativa delle regole europee e la capacità di promuovere accordi commerciali con vincoli sociali e ambientali rappresentano un’alternativa credibile alle dinamiche di competizione pura che caratterizzano oggi le relazioni globali. Paesi dell’ASEAN e dell’Asia emergente, così come partner africani e latinoamericani, guardano con interesse all’Europa come modello di governance multilaterale e come potenziale contrappeso agli effetti destabilizzanti di una politica americana sempre più protezionista o di una Cina assertiva.
Tuttavia, per diventare un attore capace di incidere realmente, l’Europa deve affrontare le proprie fragilità interne. La coesione politica tra Stati membri, la capacità di definire una politica estera comune e l’armonizzazione delle strategie economiche e industriali sono prerequisiti indispensabili per evitare di essere percepita come un blocco debole o indeciso. Solo così l’UE potrà trasformare la frammentazione globale in un’opportunità, offrendo regole stabili, trasparenza e negoziazione equilibrata in un contesto internazionale sempre più complesso.
In definitiva, l’Europa può proporre al mondo frammentato non solo commercio o investimenti, ma un paradigma di cooperazione basato su norme condivise, multilaterismo e responsabilità collettiva. In un’epoca in cui le vecchie relazioni transatlantiche non torneranno più come prima, la capacità dell’Unione di parlare con una voce coerente e di trasformare la sua influenza normativa in leadership strategica potrebbe rappresentare la vera chiave per garantire stabilità e ordine globale.