
1.
Ho paura di tutto
A giorni alterni
E come una favola di buio
Attraverso i campi
Le notti hanno una schiuma
Io
Costruisco la mia pace
Le pozze di fango mi prendono
Non ho il tempo di cadere
Io
Costruisco la mia fame
Le foglie del grano mi tagliano
Non ho il tempo di Io
Non ho il tempo
Se domani non saprò più niente
Di ciò che non avevo mai saputo
4.
A volte
Non so chi io sia
Quella che conosco
Mi pare
Solo strana
Come una deviazione
Una strada mal diretta
Vago
Tra cortili spaiati
In cerca d’acqua
E tracce
Che forse ho dimenticato
Ciò che conosco
Mi conosco?
Come una piccola noce
Che quando cade
Fa rumore
14.
Forse
Sarei dovuta tornare a casa
Con quel libro
Forse
Con l’altro libro
Un altro
Uno in più
O forse
Avrei dovuto dare voce
Alla mia voce
E ascoltare il suono
Che vibra
Segreti di potenza
La falda che aspettava
Di travolgere il silenzio
Lo spazio per la voce
Tra le guance
Nella bocca
È piccolo
I denti la mordono
La gola la risucchia
La tira indietro
Se pensavo che il tremore fosse paura
No
Era l’inizio di un sisma
Tutto ciò che vibra è vivo
Tutto ciò che vibra può risuonare
Tutto ciò che vibra può rompere la materia
Come si può parlare?
Ora lascerei andare questa onda
Irresponsabile io
Indispensabile lei
18.
Guardo la luna piena
Scie bianche
Mi dissolvono
Le mie cosce tronche
Si disossano
Ed io
Sto dormiente alla finestra
E la luna
Si allontana dalla notte
Va a lottare
Contro corna di rinoceronte
Resto ferma
Nel mistero che mi appare
E sogno di una lepre
Che salta indisturbata
Tra fossati umidi
Calpestando quadrifogli
21.
In attesa dell’invito
Ad un rituale di eleganza
Ho bollito dell’acqua
Per ore
Come se sapessi
Di aprire
Interiora di farfalla
E dentro vedere
La mia faccia
L’angolo della mia bocca
Un’unghia
La mia risposta
E tra il profumo
Del cardamomo
Ecco apparire
L’incompiutezza
E così incerta cammino
Mangiando un passo
Dentro un passo
Mai più sicura
Tra le vertigini
Delle ore calde
Alessandra Raffin, “Introvert”, Eretica, 2024.