
I
C’è sempre tanto da dire,
ma il codice è derubricato
al silenzio.
La parte amputata del verso
zampetta sui nostri volti
come una festosa fragilità.
Mi mancano
i pennacchi ariosi della metrica
il grip del ritmo
la brulicante calca del parlare.
Anche oggi
con gli occhi fissi sullo smartphone
cerco il senso
succhio una radice
dallo schermo.
VI
Quando avrai la mia età
non ti serviranno poemetti,
diari e altre reliquie.
Ci saranno bisturi quantici
– innesti cerebrali –
pronti a disconnettere il male.
Vedrai tutti quei volti in processione
– i volti che adesso vedo anch’io –
li potrai sgranare, cesellare
ripercorrerli frame dopo frame
sviscerarne a posteriori
lo sguardo, la vertigine.
Potrai tradurre i pixel galoppanti
di un sorriso – lo script dell’addio.
Era rabbia? Era amore?
Sarai in grado di riavvolgere, emendare
o sospendere in un firewall.
Lo faccio anch’io
con i miei sistemi rozzi
– analogici e traslati –
Ti sembreranno fossili!
Com’è bizzarro e obsoleto
questo buffering del sentire.
IX
In sogno
non riesco a replicarti il volto
sei pixelato, incerto, lontanissimo.
Tento di sognarti con soddisfazione
ma sempre a bassa risoluzione.
Così
apro i libri di scienza
frugo nei manuali,
apprendo che l’ippocampo
non indicizza la tua immagine
e mi smarrisco nel tentativo
di ricodificare l’impianto,
di far attecchire
il tuo bellissimo volto bannato
a questa sorta di sistema vacante.
Ed ecco che mi drizzo sul divano,
scorro l’album fotografico
e mi sincronizzo.
Questo è il tuo naso,
questa – la tua bocca
questi sono i tuoi occhi:
interfaccia tra due mondi.
Giulia Catricalà, “Reboot del sentire”, Fallone Editore, 2025.
L’AUTRICE
Giulia Catricalà è nata a Roma nel 1990. Ha studiato Lettere Moderne alla Sapienza e ha conseguito un Master in Giornalismo alla Luiss. I suoi versi sono stati pubblicati su riviste di rilevo e tradotti in altre lingue. Cura una rubrica per Il Tempo e collabora con giornali e magazine. Ha esordito nel 2023 con La rosa sbagliata (Fallone, prefazione di Mario Fresa).