L’occasione dell’anniversario di attività di questo Litblog è propizia per alcune considerazioni circa l’evoluzione della scrittura. In particolare è interessante osservare che nel mondo produttivo della scrittura, culturale artistica, scientifica, o di qualunque altro genere, dieci anni fa l’intelligenza artificiale non aveva l’impatto attuale, nel senso che già esisteva, ma non era alla portata di tutti, come avviene oggi. Negare che essa stia pervadendo l’attività dello scrittore in senso lato (poeta, saggista, narratore, giornalista ecc) e il suo prodotto, non meno che moltissimi altri campi e professioni, soprattutto quelli che possono essere svolti attingendo a dati informatizzati, è bendarsi gli occhi sulla realtà. Temere l’evoluzione del processo in corso è comprensibile. È il nuovo che avanza, e come spesso avviene il nuovo, che piaccia o no, non avanza a piccoli passi, ma a passi da gigante. È spiazzante, travolgente, stupefacente. Nel campo delle immagini lo è in modo più appariscente, nel senso che per le immagini basta uno sguardo per percepire il risultato. Sulla scrittura il processo è meno immediato, ma ugualmente presente e altrettanto sorprendente. Basta leggere, ma per leggere occorre tempo. Conoscendo le inclinazioni umane è certo che l’IA non è e non sarà usata solo a fin di bene, ma anche in male. Tanto per fare qualche esempio: per scopi criminali, per la guerra. Sebbene al riguardo i suoi creatori s’impegnino a inserire paletti per impedire usi impropri. Sul fronte scrittura accade dunque che mentre ancora scrittori e scrittoruncoli, poeti e poetuncoli s’affannano a scrivere, pubblicare, promuoversi, s’impegnano a dire o cercare di sentirsi dire che il parto della loro creatività è il miglior libro dell’anno, degli ultimi anni o decenni, chatgpt in testa e tutti gli altri modelli e app basati sull’IA che spuntano come funghi nel panorama informatico, imparano a fare sempre meglio ciò che fa l’uomo in scrittura, fino a renderci dubbiosi che la scrittura “originale” così come è stata finora pensata ed elaborata possa proseguire, avere un futuro. È evidente infatti che i social media siano inondati con scritti prodotti con l’IA, ma siccome si fa una gran bella figura a pubblicarli come se fossero propri e come se non ci fosse un domani, vale a dire a ritmo impressionante, alimentando le proprie seguitissime pagine di proposte ben confezionate, acchiappalike, che innalzano ulteriormente lo share della pagina social, nessuno osa dire ciò che appare chiaro alla lettura di occhio esperto e cioè quanto ci si avvalga dell’IA. Quest’ultima è pronta in pochissimi secondi con i giusti input di dialogo, chiamati prompt, a elaborare un racconto di qualunque genere: fantascienza, horror, poliziesco, romantico ecc oppure un articolo d’informazione culturale, storico, scientifico o altro qualsivoglia argomento. Spesso all’IA viene chiesto di produrre un racconto “sottoponendo” una foto ispiratrice. Gli elaborati tuttavia non sono frutto del lavoro e del pensiero umano, ma il risultato dell’operazione di estrazione dalla rete di tutte le informazioni utili e disponibili allo scopo opportunamente e sensatamente elaborate. C’è chi l’ha definita la più grande e riuscita operazione di plagio della produzione umana (Noam Chomsky). Chi mette un allarme sul tramonto di numerose professioni che saranno soppiantate dall’IA. Quel che appare certo è che non sarà un progresso indifferente, non lascerà intatto ciò che ha trovato, lo modificherà profondamente, ma la piega di ciò che accadrà non è puntualmente prevedibile.
Occorre quindi restare in vigile attesa, osservare con spirito curioso, come sentinelle o ancora meglio come vedette, se si riesce, con l’attitudine a guardare lontano, a prevedere. Occorre, aggiornarsi, non chiudere gli occhi, non tacere, sperimentare senza prevenzione, inventare modi nuovi di fare, e dire ciò che è, contribuendo così all’analisi del mondo che si evolve.
Ora per dare un’idea concreta di ciò che avviene, premettendo che è la prima volta che sperimento in tal senso l’IA, e che finora me ne sono a valsa solo per creare immagini, riporto quanto chatgpt ha proposto come articolo per i Dieci anni di Limina mundi. L’esperimento si è svolto prima che fosse immesso in rete l’articolo omonimo, frutto dei contributi dei redattori. In corsivo il prompt immesso, di seguito la risposta di IA, in grassetto il titolo da essa “inventato”, in fondo, nuovamente in corsivo la proposta di perfezionamento di chatgpt. È tutto vero, nessun pesce d’aprile.
Il litblog Limina mundi https://liminamundi.com/ è attivo in rete da 10 anni, il 21 marzo ricorre l’anniversario di inizio attività scrivi un articolo sulla ricorrenza
Dieci anni di “Limina Mundi”: una soglia aperta sulla letteratura
Il 21 marzo segna una data significativa per il litblog Limina Mundi: l’anniversario della sua presenza in rete. Sono passati dieci anni dall’avvio di questo spazio digitale dedicato alla letteratura, alla poesia e al pensiero critico, un luogo che nel tempo si è trasformato in una vera e propria comunità culturale, capace di accogliere voci diverse e di promuovere un dialogo continuo tra autori, lettori e studiosi. Il nome stesso del blog suggerisce un’idea simbolica potente. Limina mundi, letteralmente “le soglie del mondo”, richiama un luogo di passaggio e di incontro: una frontiera culturale in cui le parole attraversano generi, esperienze e sensibilità differenti. In questo spazio la letteratura non è solo oggetto di studio o di contemplazione, ma diventa pratica viva, occasione di confronto e di riflessione sul presente. Fin dalla sua nascita, il blog ha costruito una fitta trama di contenuti: poesie, racconti, saggi brevi, recensioni e interventi su temi culturali e sociali. Questa pluralità di registri riflette la volontà della redazione di mantenere aperto il campo della scrittura, evitando rigide separazioni tra generi e linguaggi. Nei suoi archivi convivono testi poetici, riflessioni civili, percorsi di lettura e contributi di autori contemporanei, creando un mosaico che testimonia la vitalità della letteratura nel nostro tempo. Nel corso degli anni Limina Mundi ha ospitato numerosi autori e collaboratori, diventando un punto di riferimento per chi cerca uno spazio di pubblicazione e di dialogo fuori dai circuiti editoriali più tradizionali. Questa dimensione collettiva è uno dei tratti distintivi del progetto: il blog funziona come una piccola rivista permanente, aggiornata con costanza e animata da una comunità di scrittori e lettori che condividono l’idea della letteratura come bene comune. Il decimo anniversario rappresenta dunque non solo una ricorrenza simbolica, ma anche un’occasione per riflettere sul ruolo dei litblog nel panorama culturale contemporaneo. In un’epoca dominata dalla rapidità della comunicazione digitale, questi spazi dimostrano che è ancora possibile coltivare tempi più lenti di lettura e di scrittura, favorendo un’attenzione autentica alla parola. Celebrare dieci anni di attività significa riconoscere la costanza di un lavoro editoriale spesso silenzioso ma prezioso: selezionare testi, dare voce agli autori, costruire nel tempo un archivio di scritture che documenta sensibilità e visioni del presente. Ogni articolo pubblicato, ogni poesia condivisa, ogni riflessione critica contribuisce a mantenere viva quella soglia – il limen – attraverso cui la letteratura continua a interrogare il mondo. Il 21 marzo, data che coincide anche con l’inizio della primavera e con la Giornata mondiale della poesia, diventa così un simbolo particolarmente felice: un momento di rinascita e di apertura, perfettamente in sintonia con lo spirito del blog. Dopo dieci anni di navigazione nel mare aperto della scrittura, Limina Mundi continua dunque il suo viaggio, fedele alla propria vocazione: essere un luogo di incontro, di ascolto e di passaggio, dove la parola letteraria possa ancora trovare spazio, respiro e futuro.
Se vuoi, posso anche: adattare l’articolo allo stile tipico del blog (più saggistico o più lirico) oppure scriverne una versione più breve e celebrativa, come editoriale per il giorno dell’anniversario.
