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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: Jacques Prévert

“Lo sforzo umano” di Jacques Prévert

01 lunedì Mag 2023

Posted by Deborah Mega in SINE LIMINE

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Jacques Prévert, L'effort humain

 

Lo sforzo umano
non è quel bel giovane sorridente
ritto sulla sua gamba di gesso
o di pietra
e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
la stupida illusione
della gioia della danza e del giubilo
evocante con l’altra gamba in aria
la dolcezza del ritorno a casa

No
Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
un altro sulla testa
e un terzo sulla spalla sinistra
con gli attrezzi a tracolla
e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio

Lo sforzo umano porta un cinto erniario‎
e le cicatrici delle lotte
intraprese dalla classe operaia
contro un mondo assurdo e senza leggi
Lo sforzo umano non possiede una vera casa
esso ha l’odore del proprio lavoro
ed è intaccato ai polmoni
il suo salario è magro
e così i suoi figli
lavora come un negro
e il negro lavora come lui

Lo sforzo umano non ha il “savoir-vivre”‎
Lo sforzo umano non ha l’età della ragione
lo sforzo umano ha l’età delle caserme
l’età dei bagni penali e delle prigioni
l’età delle chiese e delle officine
l’età dei cannoni
è lui che ha piantato dappertutto i vigneti‎
e accordato tutti i violini
si nutre di cattivi sogni
si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
e come un grande scoiattolo ebbro
vorticosamente gira senza posa
in un universo ostile
polveroso e dal soffitto basso
e forgia senza fermarsi la catena

la terrificante catena in cui tutto s’incatena
la miseria il profitto il lavoro la carneficina
la tristezza la sventura l’insonnia la noia
la terrificante catena d’oro
di carbone di ferro e d’acciaio
di scoria e polvere di ferro
passata intorno al collo
di un mondo abbandonato

la miserabile catena
sulla quale vengono ad aggrapparsi
i ciondoli divini
le reliquie sacre
le croci al merito le croci uncinate
le scimmiette portafortuna
le medaglie dei vecchi servitori
i ninnoli della sfortuna
e il gran pezzo da museo

il gran ritratto equestre
il gran ritratto in piedi
il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
il gran ritratto dorato
il gran ritratto del grande indovino‎
il gran ritratto del grande imperatore
il gran ritratto del grande pensatore
del gran camaleonte
del grande moralizzatore
del dignitoso e triste buffone

la testa del grande scocciatore
la testa dell’aggressivo pacificatore
la testa da sbirro del grande liberatore
la testa di Adolf Hitler
la testa del signor Thiers
la testa del dittatore
la testa del fucilatore
di non importa qual paese
di non importa qual colore

la testa odiosa
la testa disgraziata
la faccia da schiaffi‎
la faccia da massacrare
la faccia della paura.‎

 

Jacques Prévert, Poesie, Guanda

(Traduzione italiana di Giandomenico Giagni)

 

Serge Reggiani, da Poètes 2 et 3.

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uNa PoESia A cAsO: Jacques Prévert

10 domenica Gen 2021

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Jacques Prévert

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Jacques Prèvert

Oasi Mirò (da “Sole di notte”)

Uccelli giallo folle vestiti di nero bruciato
in un cielo nero deserto
volavano.

Verde verde
Garcia Lorca cantava
Astro di rosso rame il suo cuore li attirava.

È colpa della luna
le lacrime sanno di sale
e le onde più sottili del mare
si erano rotte come vetro
sulla più tenera roccia.

le lacrime sanno di sale
è per colpa della luna
che governa le maree.

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Forma alchemica 19: Jacques Prevert

01 mercoledì Nov 2017

Posted by Loredana Semantica in Forma alchemica, LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

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Jacques Prévert

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prevert

 

Desidero dedicare questa forma alchemica a Jacques Prevert. E comincio a parlarne rinviando a un post che qualche giorno fa ho pubblicato qui, su questo blog. Si tratta della prima “Poesia a caso”, una sorta di esperimento poetico nel quale apro a caso una pagina della raccolta poetica di un autore e ne pubblico il testo. Singolarmente la poesia di Prevert scelta a caso intercetta perfettamente lo spirito della nuova rubrica, nel senso che essa vuole rendere evidente che non sempre i grandi hanno scritto capolavori. Le loro poesie migliori, le loro “forme alchemiche” circolano con maggior frequenza delle altre, queste ultime magari sono ben scritte, di sicura qualità, ma meno riuscite in perfezione di senso e di bellezza. In particolare la poesia “La meteora” non brilla per finezza, parla di galera, pitale e di schizzi che al solo pensiero suscitano repulsa. La parola “merda” in una poesia è sufficiente a connotarla di un elemento di disgusto, per quanto, obiettivamente, essa è sostanza che accomuna gli esseri viventi. Tutti gli organismi vivi dal più semplice al più complesso, si nutrono ed eliminano le scorie non utili a produrre energia o rinnovare/mantenere la propria struttura corporea. Non dobbiamo certo “impressionarci” delle parole, anzi coraggiosamente dobbiamo accettarle tutte nella loro inesauribile capacità di nominare l’esistente e il non esistente, nella sconfinata e incantevole ricchezza di espressione, composizione, suono. Una fascinazione che senza mai esaurirsi attrae i poeti, gli scrittori, gli artigiani della parola. A parte la digressione compiuta a “giustificare” l’uso di termini non elevati e nobili che, sono certa, alcuni non apprezzano in un testo poetico, ci tengo a sottolineare che, nonostante ciò, la poesia scelta per inaugurare una “Poesia a caso” è una poesia d’amore. Amore che si schiude al suo senso in un crescendo, dalla prosaicità del penitenziario e degli escrementi, alla leggerezza del sentimento d’amore che riscatta il carcerato, la poesia e fa trionfare il sentimento. E proprio dall’esaltazione del sentimento si riconosce come una poesia scritta da Jacques Prevert. In questa forma alchemica propongo, per contraltare al picco trash della poesia “La meteora”, uno dei testi migliori di Prevert, dove il sentimento d’amore è colto nella sua punta di maggiore acutezza: la fase dell’innamoramento. È il periodo nel quale gli innamorati non hanno occhi e orecchie se non per la persona amata e si appartano in angoli bui dove poterla “assaporare”. Vivono in un mondo tutto loro di sensazioni ed emozioni, si cercano coi corpi e le bocche, scandalizzando i passanti, arrabbiati per questa ostentazione di “privato”,  invidiosi del loro sentimento.

Jacques Prevert, francese nato nel 1900 a Neuilly-sur-Seine è stato poeta, scrittore, sceneggiatore, artista. La famiglia, dopo un periodo di difficoltà economiche, si risollevò dalle ristrettezze per l’assunzione del padre Andrè all’Ufficio dei poveri di Parigi. Ciò darà modo a Jacques di osservare un mondo di miseria che rappresenterà poi in alcune sue opere. Il padre influenzerà la formazione dei figli portandoli spesso al cinema e al teatro, anche perché la scuola non fu la scelta di Jacques che, insofferente alla disciplina, l’abbandonerà a quindici anni. Appena ventenne, durante il servizio militare conobbe  Yves Tanguy e Marcel Duhamel che poi divenne editore, due importanti amicizie che influenzarono la carriera di Jacques e di suo fratello  Pierre. Pierre divenne regista e mise in scena per la televisione e il teatro le sceneggiature, anche per bambini, scritte dal fratello, in un lungo e proficuo sodalizio artistico. Nel  1922  Jacques si avvicinò al gruppo dei surrealisti francesi, tra i quali  André Breton, Raymond Queneau, Louis Aragon e Antonin Artaud, e per i quattro anni successivi vi furono intensi contatti. I rapporti furono interrotti a causa del testo di Prevert “Mort d’un monsieur”, scritto in polemica con Breton, del quale Prevert contestava la presunta superiorità intellettuale, che determinò la rottura con Breton e l’allontanamento di Prevert dal gruppo. Dal 1932 al 1936 visse a Tourette de loupe, si dedicò al teatro e alle sceneggiature per la cinematografia, collaborando con Jean Renoir e Marcel Carnè. Tornerà a Parigi soltanto nel 1945, lo stesso anno in cui vede la luce la sua prima raccolta di poesie “Paroles”, accolta con molto favore dal mondo letterario. A questa seguiranno altre raccolte: Spectacle” (1949); “La pluie et le beau temps” (1955); “Choses et autres” (1972), altrettanto apprezzate dalla critica. Prevert conobbe e collaborò con Pablo Picasso, al quale, pare, abbia dedicato per ammirazione la poesia Alicante. Nel 1948 per un incidente cadde da una finestra e rimase in coma per alcune settimane. Ripresosi dall’infortunio si dedicò ancora alle sceneggiature, e ad una nuova attività artistica: il  collage, una scoperta del suo ultimo periodo. Espose e pubblicò alcune delle opere realizzate. Visse gli ultimi anni a Omonville la Petite, ricevendo rare visite di cantanti e attori conosciuti in attività, fino alla morte per tumore nel 1977.

La poetica di Jacques Prevert si caratterizza per il rilievo dato al sentimento, sempre cercato anche se talora disperato e disperante: amore tradito, amore mancato, amore libero. Si avverte in tutta la sua opera la polemica con il potere, l’irriverenza spinta fino alla blasfemia, l’ironia dissacrante fino alla satira, l’anticonformismo, la critica ai benpensanti. Ciò conduce a definire Prevert sostanzialmente un anarchico, proprio per l’avversione contro chi comanda, espressa nei termini che potrebbe usare la gente comune. Fedele ai temi del surrealismo, consapevole della lezione del simbolismo, Prevert riversa nel suo dettato l’anelito alla libertà, spesso simboleggiata da un uccello, esprime la ribellione alle istituzioni e dipinge un mondo di personaggi caratterizzati vivacemente, portatori di drammi, storie, aneliti autentici, uomini e donne conosciuti nelle sue frequentazioni sul lungosenna, nelle modeste pensioni, nelle rues parigine, nei bistrò. La sua poesia presenta giochi di parole, divertissement, ma anche coltissimi rimandi ed intrecci intellettuali. Può sembrare, ad una lettura superficiale, che i suoi testi pecchino di semplicità, fin quasi alla banalità, ma Prevert compie volutamente la scelta di un lessico comune che veste di una complessità di significati, non abbandonando mai la ricerca di un preciso e accattivante ritmo. Lo stesso che egli ben “maneggiava” avendo scritto innumerevoli canzoni, più di mille testi, interpretati da grandi cantanti come Juliette Greco, Yves Montand, Serge Reggiani. Chiudo riportando da “L’età forte” le parole di Simone Beauvoir che testimoniano l’influenza il carisma di Prevert tra la gente di cinema che s’incontrava al Fleure, famoso caffè di Saint-Germain des Prés: «Allora, il loro dio, il loro oracolo, il loro maître à penser, era Jacques Prévert, di cui veneravano le pellicole e le poesie, di cui provavano a copiare il linguaggio e le atmosfere spirituali. Anche noi gustavamo le poesie e le canzoni di Prévert. Il suo anarchismo sognante ed un po’ stralunato ci catturava completamente»

Loredana Semantica

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POESIA SABBATICA : Prima colazione / Immenso e rosso

25 sabato Mar 2017

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Immenso e rosso, Jacques Prévert, Prima colazione

 

PRIMA COLAZIONE
 
 
Lui ha messo
 
Il caffè nella tazza
 
Lui ha messo
 
Il latte nel caffè
 
Lui ha messo
 
Lo zucchero nel caffellatte
 
Ha girato
 
Il cucchiaino
 
Ha bevuto il caffellatte
 
Ha posato la tazza
 
Senza parlarmi
 
S’è acceso
 
Una sigaretta
 
Ha fatto
 
Dei cerchi di fumo
 
Ha messo la cenere
 
Nel portacenere
 
Senza parlarmi
 
Senza guardarmi
 
S’è alzato
 
S’è messo
 
Sulla testa il cappello
 
S’è messo
 
L’impermeabile
 
Perché pioveva
 
E se n’è andato
 
Sotto la pioggia
 
Senza parlare
 
Senza guardarmi,
 
E io mi son presa
 
La testa fra le mani
 
E ho pianto.
 
***
 
 
IMMENSO E ROSSO
 
Immenso e rosso
 
Sopra il Grand Palais
 
Il sole d’inverno viene
 
E se ne va
 
Come lui il mio cuore sparirà
 
E tutto il mio sangue se ne andrà
 
Se ne andrà in cerca di te
 
Amore mio
 
Bellezza mia
 
E ti ritroverà
 
In qualunque posto tu stia.
 
Jacques Prévert

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