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LIMINA MUNDI

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LIMINA MUNDI

Archivi tag: Pietro Edoardo Mallegni

Pietro Edoardo Mallegni, “Anedonia (o i piaceri scomparsi)”, NeroLatte, 2025.

02 lunedì Feb 2026

Posted by Deborah Mega in Consigli e percorsi di lettura, Poesie

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Pietro Edoardo Mallegni, Anedonia (o i piaceri scomparsi)

 

 

Disseppelliti dal cuore, riemergono legni che curvano
i ricordi come fossero piogge o meteore,
i nostri giorni si rifilano come pigri bambini
e si fanno impronta di insetti, gatti e volpi.

Mestizia di soffitti e ritorni turchini,
questo brama la geografia del sonno
e una divina ubriachezza si disfa di altre storie,
storie di piccole cose dimenticate
che sono pappagalli sulle spalle
di questi figli di legno.

Credimi, ancora, sciupata innocenza
la bugia è un unico frutto acerbo e
fingo sia l’incrinato interno di balena
questa silente estate del mondo.

*

 

Rovinato l’occhio destro, ho trovato una macchia
di giraffa, affrescando i miei cieli
con segnaletiche stradali
per una cometa di titanio e caucciù,
travestita da moscerino.

Le luci si allungano:
cavi usurati, cani giocosi, pompelmi
e terre dure come idee,
io sono freddi abituali e camini dismessi.
I moscerini muoiono
come cardi e pastelle rifuggono l’olio
e vengono a sfinire macchine, ottoni e trapunte.

Copio linee: vocio e insensatezze hanno una loro aritmia.
L’ asistolia questo Natale é sentirsi,
dimenticarsi, con una tosse piena di sigarette
cantare il dolce profumo di canditi, di lenticchie e
di tutta la Morte che ha preso residenza nell’anno nuovo.

In petto il verde daltonico di uno spoglio albero
messo a bruciare.
Il mio cuore è un diacono con puntarelle
e penne di calamaro,
ha fatto della mia schiena un alveare,
con sangue e rame ha costruito case e abeti,
dovessero fiorire, avrei perso Natale e partita
e le mie urla in questa straziante sinfonia
sarebbero solo un Do minore.

*

Ogni ingenua foto di quel che potevo essere
è divenuta una sacra custodia dove ingrigire
i miei organi, invecchiare e
costringermi a custodire un incubo
rimasto bambino.

Inaridite braccia cullano il mio sopravvivermi:
una scatola un sogno infranto,
l’azzardo sudicio, una disgrazia
e tutto il vuoto che mi appartiene.

*

Le mie amanti sono lettere sbiadite,
su fogli sottili di giornali periodici,
che formano nomi di amici scomparsi,
e adesso calcano sabbia purulenta,
nella lettiera dei gatti.

Le mie amanti sono falci di notte,
tatuate sui polsi dei miei compagni,
in mezzo a dei “ punto a capo” d’ago sui gomiti,
su pelli bianche come pagine da scrivere.

Le mie amanti non mi trovano mai,
mi confondono con lo straniero vicino,
con telefoni e barbiturici, con cui fare l’amore,
per sentire le ore sugli occhi e dirsi ,
orfane tutte dello stesso Dio, fedeli
solo a chi gli deve dei soldi.

Le mie amanti sono queste infinite solitudini,
danzano con i treni e cavalcano sui ponti,
deluse si nascondono nelle piscine.

Sulla fine del bicchiere o dell’estate,
lì si cela questa triste gratitudine.

*

Il retro della mia voce ha riunito vuoti divari
dietro le palpebre dove ho intagliato
le mie fragilità come una linea di te,
mentre nel letto sregolato tra inverni,
capelli schiantati e accomodanti livori,
solo mute coperte mi avvolgono,
complici delle mie psicotiche prospettive,
mi sopravvivono come un sonno vegetale
e resisto svilito alla fame dei tuoi baci.

L’oltre lucido della coppale sulle persiane
fiorisce come una primavera di sfaceli
ed io mi distraggo a fare il Dio infausto
delle cortesi rovine costruite su me stesso.
Il tempo rimasto è un viziato bambino.

*

Serve ancora bere queste amare parole,
la mia compagnia, erede della ferocia d’inchiostro,
ha smesso di zittire il futuribile,
e ora mi rimangono solo sogni di uova e sigarette,
dove accoppiarmi incredulo con l’ablazione di nemici.

Appassire e rimanere a guardare
le ere al termine e la bellezza vergine
e amanti obsoleti, che come noi,
nella parola trovano solo
una scomoda futilità.

*

E il vento freddo divora le mie stanze,
docile furia di pensieri sembra
l’irresistibile stanchezza del non fare niente.

Sono soli gli alberi fuori ad ombreggiare,
arrangiano il silenzio e la fantasia
per quietare fame, sete e stanchezza
e mi donano un dilettevole lutto
fatto di indugi e poveri bocconi,
avvampando una tortura di randagi.

Tutta la mia indomabile ambizione
si traduce in uno strazio che non capisco
e adombra il mondo come una scure
prima della fine.

Pietro Edoardo Mallegni, “Anedonia (o i piaceri scomparsi)”, NeroLatte, 2025.

 

 

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Pietro Edoardo Mallegni, “Profumo di liquirizia”, RPlibri, 2023.

11 lunedì Mar 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Pietro Edoardo Mallegni, Profumo di liquirizia

 

Se merli e gabbiani,

in fondo, e alberi e nuvole,

in fondo colpevoli,

ubriachi di crudeltà

si assopissero e tutto

e tutti, in calma adiacenti,

gli uomini e il divenire,

il crescere inconsolabile di noi,

se tutti, persino Dio,

tra i suoi gioghi

si spegnessero

da un sonno divorati,

da un mutismo balbuziente

iracondo, spinti annegassero

nei loro desideri irrisolti.

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Pietro Edoardo Mallegni:  tre poesie da “Il nulla”, una poesia inedita con un commento breve

11 sabato Set 2021

Posted by adrianagloriamarigo in MISCELÁNEAS

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Tag

Il nulla, Pietro Edoardo Mallegni

 

Pietro Edoardo Mallegni:  tre poesie da Il nulla

Europa Edizioni, 2020

Una poesia inedita

Con un commento breve

 

Le tre poesie dalla raccolta Il nulla e la poesia inedita Gli angoli del cielo costituiscono tutto quanto l’Autore ha voluto sottoporre alla nostra attenzione: poco per illustrare compiutamente la cifra poetica, tuttavia sufficiente per porre in luce la sensibilità di Pietro Edoardo Mallegni per il lessico raffinato, sobriamente ricercato, finemente modulato verso la parola alta così da creare una misura stilistica chiaramente riconoscibile; l’attitudine alla essenziale impressiva connotazione che si avvale di modi sintattici inconsueti atti a rafforzare l’immagine – come si mostra nell’uso enclitico di levasi, chiamasi – vivida, palpitante. Gli elementi naturalistici o paesaggistici (vento ascendente, eleganza del cielo, nuvole grigie), sono motivi particolarmente simbolici e designano, anche con l’uso sapiente di pregevoli ossimori (avara ingordigia), piani sinestesici e spirituali da cui emerge il fattore ontologico, la questione esistenziale, la riflessione morale dove l’alterità, la verità dell’Altro costituisce la tensione dell’incontro e la cognizione della propria solitudine nella percezione del trascendente con il quale è ostico il linguaggio (Balbuzie di Dio, incomprensibile lingua).

 

Adriana Gloria Marigo

 

Umanità

 

Levasi, dalla terra

un vento ascendente

di vigore e lacrima ed è

eleganza del cielo;

nelle nuvole grigie,

disegna il sole,

firmando d’azzurro.

 

Qui, abitano i sogni eterei,

dei trapassati terreni.

 

Senza zelo, pigrizia

e avara ingordigia,

fieri fanno piovere

i nostri incubi.

 

Balbuzie di Dio :

piano, la terra, distruggeranno

così che il cielo non abbia più

nulla su cui piovere.

 

 

Il mondo è  sordo

 

S’appiana, nella voce,

il gemito della  mia lacrima,

che come foglia contro il vento,

si lancia tra le vostre dita.

 

Ora come inveterati Dei,

i vostri pensieri, unici sibilano,

con singolo colpo su altri,

carne dilaniano, in quantità,

ma chiamasi al sopravvivere,

a calma sopravvenuta,

con suo ululo, vomita

un enigma di domande:

che altri non sono,

che i vostri silenzi.

 

Il fallimento

 

Il peso del giorno,

schiaccia in me,

la voglia di vedere il seguente.

 

Forse,

è peggio della morte

saper che la propria vita,

sulla bilancia dell’esistenza,

conta niente.

 

Gli angoli del cielo

 

Non cambiano mai, certi cieli

e come vorrei, ora, le tue stelle,

nel tempo di questo buio,

spargendo nebbia con la bocca.

 

Dietro tutti gli angoli,

il tuo sorriso, ricerco,

su altalene stampato,

mosse dal vento.

 

E parlarci nella tua incomprensibile lingua,

per capire che non serve, il tutto là fuori,

per capire che di tutte le clessidre

che ho rovesciato, è la tua

che, tutta la vita, mi costa.

 

Sono solo,

a gridare nelle burrasche,

fa che ti arrivi il mio pianto,

e come quando io sentivo il tuo,

vienimi a svegliare.

 

Biobibliografia

 

Pietro Edoardo Mallegni è nato a Carrara il 1 luglio 1995. Fin da piccolo nutre due grandi passioni: la cucina e la scrittura, amori che lo porteranno a intraprendere professionalmente la strada del cuoco e, marginalmente, quella dell’appassionato scrittore di poesie. Nel 2013 pubblica con la casa editrice Marco del Bucchia la sua prima raccolta: Il dedalo in me, e  vince il premio “Michele Mazzella” con l’atto unico Geshua e il crollo dell’io; nel 2015 pubblica la raccolta Il Dio Dada e si avvicina al movimento poetico-artistico italiano “dinanimismo” guidato e fondato da Zairo Ferrante. Dopo la maturità viaggia molto per lavoro e nel 2017 diventa padre, così decide di tornare a vivere nella sua città, Massa, con la famiglia. Nel trascorrere di questi anni partecipa a diverse antologie curate da Ivan Pozzoni per la casa editrice Limina Mentis. Tra il 2019 e il 2021 ottiene la “Menzione al merito” al Concorso Internazionale di Poesia “Fëdor Dostoevskij”; è poeta finalista al Concorso Internazionale di Poesia “Il Federiciano”; “Menzione speciale” Premio “Kalos II Edizione”; “Secondo Classificato” Premio “Scrittura in Cibo”; pubblica le raccolte di poesia Neurocidio, Limina Mentis  e Il nulla, Europa Edizioni.

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