
Talvolta di sera
mescolo al mio tempo
il passato remoto delle donne
che mio padre e mia madre
hanno nascosto
in ogni mia cellula.
Alla doppia elica del mio DNA
si aggrappano gli amori e i disamori
la distratta gioia del sapermi viva,
la mancata volontà di mantenermi intera.
Io mi frantumo.
Somiglia al muto mormorio del mare
il battito spezzato del mio cuore sordo.
Serpeggia nel mio sangue
una preghiera.

Venerdì, svegliati Teheran!
Si chiamava Masha Amini, era giovane e bella, è stata arrestata tre giorni fa dalla polizia religiosa, indossava l’hijab in modo sbagliato, è morta oggi, 16 Settembre 2022, dopo tre giorni di coma. Io sto male, ho un nodo in gola e rabbia addosso, ho voglia di scendere in piazza e protestare, urlare, rischiare la mia vita in nome della VITA. Io mi chiamo Nika, ho 16 anni, a vivere sto imparando poco a poco; la vita si impara continuamente e non ci si può sottrarre alla lezione. È uno specchio sporco o uno specchio deformante, in ogni caso, io quando vedo la mia immagine riflessa mi vedo nuda, anche se non lo sono e non conosco pudore.

Sabato, un altro giorno di protesta
A occhi aperti vedo la mia città tentare di salvarsi,
un fiume di donne riempie le strade di Teheran
e sfida la sorte amara di un paese in ostaggio.
Il regime è forte e non perdona,
ma io non voglio arrendermi

Mercoledì, ancora
Oggi ho raccolto ogni più piccola briciola di bene, sono stata attenta alle voci di protesta, ho sorvolato sul male, quasi quasi ho volato sulle strade di Teheran e ogni angolo buio l’ho illuminato di speranza. A testa in giù ho lasciato che scivolassero via dai miei occhi tutte le cose che non voglio più vedere.

Sabato, un altro giorno di coraggio
Io non mi tiro indietro, oggi sono salita sul tetto di un’auto e mi sono tolta il velo per strada. Senza accorgermene sono diventata una leader, ma so che al regime le leader non piacciono. Potrebbe essere questa l’ultima pagina di diario e voglio credere che ogni parola saprà resistere alla violenza e sopravvivere alla mia stessa morte. Le parole hanno ali e possono raggiungere cuori attenti e vivi, donne giovani o in là negli anni, stanche di vivere così, questo non è vivere, questo è morire ogni giorno, rafforzando un sistema malvagio, io non ho paura di morire lottando per la libertà, ho paura di sopravvivere alle proteste e accorgermi che non è cambiato niente.
Ti abbraccio Teheran, se io muoio, tu continua a cantare: «Una parte del mio cuore mi dice di andare, andare…”

Testi tratti da Doris Bellomusto e illustrati da Tiziana Tosi, “Ti abbraccio, Teheran”, Editorial Le pecore nere, 2023.