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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: Venerdì dispari

Venerdì dispari

30 venerdì Gen 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Spiaggia d'inverno

Spiaggia d’inverno

Amo le ossa degli alberi spiaggiati sulla riva
dopo la tempesta stanno come scheletri nella sabbia
imprigionati dalle posidonie e dal filo spinato.

Amo le canne intrecciate in capanne posticce
i solitari tubi dadaisti annegati nel bagnasciuga
che hanno smesso di pompare liquami.

Amo la profusione di oggetti sparsi sulla costa
i vasi di plastica etrusca appena disvelati dalla risacca
archeologie future, messaggerie silenziose, petrolio in bottiglia.

Amo gli alberi di natale abbandonati
ancora pieni di nastrini colorati e batuffoli
le stelle marine incastrate sui rami di conifera rinsecchiti.

Amo i tronchi incagliati a pochi passi dalla riva
che agitano alghe imbustate di nazionalità sconosciuta
le bandiere invernali di lingue mute e appuntite sui rami.

Vicino a questo mare i pochi e temerari cercatori
innalzano aquiloni e amano il vento freddo sulle guance.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

23 venerdì Gen 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Amén, Francesco Tontoli

Amen

Di come e quanto ti ho cercato
con la lingua degli affetti
e tu mi hai trovato che biascicavo
in un dialetto torbido e gutturale.

Ripasso con un dito il tuo corpo
come quando si disegna una forma nell’aria
per ricordarla.

Una mappa per dire che in questo punto
ho sostato
e in quest’altro vi ho costruito la mia tana
e in quest’altro ancora ho assistito
al fenomeno della neve che si scioglie.

E in un altro punto infame ho patito
le temperature al calor bianco della luce
che proveniva dai tuoi occhi.

Tu non ci crederai
ma il chiodo che conficco
nel tuo tenero legno
trapassa prima la mia carne
celebra un sacrificio
una messa di sudore
un mangiate e bevete.

E io ogni volta
cerco il tuo Amen.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

16 venerdì Gen 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

una cosa so
questa pagina vive nel presente
e si lascia consumare in una sola giornata

i ricordi invadono la mia mente
molto più dei progetti futuri
avverto consapevolmente che la cosa mi intristisce
accelera il consumo delle mie energie vitali
ridotte sempre più a riserva impoverita
faccio fatica a tenere ancora acceso l’olio santo
della volontà e della gratitudine

osservo questo mondo che brucia
metaforicamente ed esattamente nella sua crudeltà.
e nello splendore delle sue miserabili fiamme
provocate o evocate
trasmesse a reti unifuocate
di primo mattino nelle case calde o gelide
dei nostri emisferi
mi rassereno solo a fatica
allo spirito del fatalista

sono tragicamente rassegnato a misurare
la silenziosa durata del lume di una candela
destinata a spegnersi miracolosamente da sola
con il divino e troppo umano
aiuto salvifico
del più flebile dei soffi.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

09 venerdì Gen 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Bestiario, Francesco Tontoli

BESTIARIO

Volevo dire qualcosa
ai cani bagnati e a quelli bastonati
alle gatte morte
alle rane dalla bocca larga
alle api laboriose
ai coccodrilli (in) sul punto di piangere
alle acque chete
ai pappagalli rompicoglioni
ai piccioni stanziali
ai topastri di fogna
agli squali navigati
ai pesci lessi
e a quelli in barile
alle mosche nocchiere
alle oche di Lorenz
al cavallo di Caligola
prima di accedere al Senatuspopulusque
al cane di Pavlov
al colore del cavallo bianco di Napoleone
all’asino di Buridano
e all’orangotango
e all’aquila reale in stemma imperiale
all’occhio di falco
al lupo mannaro
alle cicale che costringono le formiche a lamentarsi
ai pulcini e ai loro genitori
alle galline in cova di uova al cubo
agli OGM
ai t’amo piobove
al porcocane che dolore!
agli albatri in forma impoetica
ai pipistrelli impigliati nei capelli
ai gabbiani Jonathan e Pasquale
alle bestie immonde del sottosuolo
alle sirene bicaudate
al bestiario medievale parcheggiato davanti alle cattedrali
in posa per i fotografi.

Volevo dirgli qualcosa
volevo ringraziarli
per il sacrificio non ricambiato
per la pazienza
per la decenza rassegnata
con la quale porgono la testa
alla scure.

( 2012 )

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

19 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Sulla via del latte e della luna

Sulla via del latte e della luna
l’inverno è da passare in una tenda
non vedo comete disposte a guidarmi
e tutto è ricoperto di spuma e pioggia.

Cielo mio fammi prigioniero
fa’ passare l’occhio oltre la nebbia
le mani falle affondare nel mistero

cosa cercare non so cercarlo
cosa capire non capirò domani se schiarisce
annunciami però di essere uomo
quantomeno.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

12 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Libro

Libro

Certe poesie che ho scritto
andrebbero messe in un bel libro
anziché stare qui a consumarsi
lo dico sul serio, lo penso davvero.

Starebbero nel loro luogo adatto
farebbero la loro figura
impaginate a dovere, presentate, recensite
da una voce autorevole con parole oscure
ma sagge, che vanno a pescare chissà dove.

Certe poesie passerebbero l’esame
andrebbero diritte a un cuore
qualcuno chiuderebbe la pagina
e per un po’ guarderebbe lontano
qualcuno si accontenterebbe dei primi versi.

Qualcun altro dei coraggiosi lettori
andrebbe a cercare le cose
che alcuni poeti lasciano fuori
chiedendosi perché proprio così
e non invece
e la ragione di quel vuoto e come mai,
e che roba è mai questa.

Altri mi ignorerebbero
e non posso dargli torto.

Devo confessare ora che ho un autore di riferimento
un poeta che ha scritto un libro a mano
poesie poverissime
ottima calligrafia ottocentesca, qualche rara cancellatura
scrittura semplice, poche rifiniture.

Lo ha rilegato a sue spese
con il titolo stampigliato sul dorso
la copertina di marocchino rosso.
Deve essere stato in libreria una vita
possiede perfino alcune pagine strappate
chissà da chi e per quale ragione.

Ha il suo scaffale confuso con gli altri
che sono tutti stampati a dovere.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

05 venerdì Dic 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Voltarsi,
davanti non c’è niente
fare in modo che ieri
non sia come oggi.

I panni sono sempre stesi ai balconi
la domenica è grigia e piovosa
le famiglie numerose non hanno spazio in casa

e vedo capi di ogni misura sulle funivie
andare e venire dalle stazioni delle finestre
bambini che aspettano al capolinea un cappotto
donne che sognano di indossare una magica maglia
sento cigolare la ruota ondeggiare la carrucola.

Voltarsi,
davanti non c’è niente
le corde son tese
gravate dagli anni

nessuno guarda dritto la propria strada
il cielo non disegna un perdono
ciò che tutti vorrebbero è perduto.

Sono mesi che non alzo la testa
per vedere le stelle.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

28 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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anniversario, Francesco Tontoli

Anniversario

Oggi compiresti gli anni
e tutto il mucchio di quelli passati
che avresti aggiunto a questo presente
sono qui dentro il mese e dentro il giorno
che racchiude la tua ora di morte

sono dentro al dato incrollabile del così sia
e in quello della gravità delle leggi
dentro la clessidra ostruita
dal granello riluttante a scendere

e nella trascurabile increspatura della roccia
che ha deviato il corso del tempo
facendo disallineare i pianeti
rendendo le possibilità di vita meno certe.

Ancora conto i passaggi che ti hanno spezzato
i frammenti di te che ho conservato
le tue carte d’identità scadute
il passaporto per l’ultimo trasbordo
il fiore che è ancora nella tua scatola

poche cose sopravvissute a questi tre decenni abbondanti,
e altre briciole che evito accuratamente di mettere in fila.

Rimane la mollica della tua nascita
e dell’improvvisa e perfetta certezza
di non essere l’unico pulcino della nidiata
di quando da piccolo mi svegliava
il rumore battente dei tuoi colpi di tosse.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

21 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Bianco notte, Francesco Tontoli

Bianco notte

Le notti in bianco
che affresco sul soffitto
in un disegno trompe-l’oeil
dove mi perdo
sono nel cielo abbagliante
del disincanto.

Così i pensieri
mi si sciupano vagando
angeli che imbracciano
fucili a soffietto
panneggi che svolazzano
e affacci dove uomini e donne
mi guardano dall’alto
in beata comunione con il basso.

Alcuni cercano di dirmi
cose che non sento
nelle pose di dottori di sapienza.
Altri sorridono di me
che non dormo
e tengo in piedi
il loro mondo con il fiato.

E questo sonno barocco
disfatto nella veglia
mi tiene in vita sopra un precipizio
che pazientemente attende
un passo falso per accogliermi
oltre il muro del pianto.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

14 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Mia madre che mi rincorre

dagli anni cinquanta

 

mi corre incontro

senza voler morire

 

scambiando la sua vita

ad ogni passo con la mia

 

dicendomi che oltre i suoi cent’anni

e oltre i suoi mille passi

non c’è risposta né ritorno

 

e oltre il tempo felice

della mia permanenza nel suo seno

 

ha avuto tempo di nutrire

i miei settant’anni

 

con la lunghezza della sua corda

e con il mio telefono staccato

 

apposta per non sentirle ripetere

questa storia della morte e delle morti

 

questa falsità di vita invissuta

con i nodi ancora ben legati

 

e i freni ben tirati e il tutto sprecato

e irreparabilmente usato.

 

Mia madre che aspetta che ritorni la linea

che la vecchia cornetta si decida a squillare

 

che Quel Tale si ricordi di lei

e la mia e la sua interferenza sia ripulita

 

e che ognuno come è scritto

partorisca e finalmente

 

oltre alla vita

anche la propria morte.

 

  • Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

07 venerdì Nov 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Saper piangere

Saper piangere

I
Con l’occhio annegato di nuovo nell’olio
cosa mi tocca vedere del mondo
una patina di vetro smaltato
che deforma leggermente le ombre.
Vorrei non dirlo con questa voce
e nemmeno con l’altra, la voce dei ciechi
che galleggia nella gola e non cresce
abbastanza ma descrive precisa
non ciò che si vede ma il suo contrario
il vedere capovolto, l’imperfetto, il sublime
ciò che non può inscriversi in nessuna forma
e che custodisce la sua vecchia funzione
ormai silenziosa e caduta in disgrazia
destinata ad essere un occhio
che guarda per sempre, fino a morirne
l’altro lontano e oscuro sé stesso.

II
Quando ti entrano negli occhi
con gli strumenti necessari
indagano fino alle radici e ai nervi
spargono un olio santo e benedetto
per rendere la vista scivolosa e durevole.
Si odono i trapani e gli scalpelli
tracciare le linee giuste di scasso
che ti riportano con pazienza alla luce
attraverso lo scavo dei tunnel.
L’organo viene smontato minuziosamente
e puoi sentire ciò che accade
ai frantumi di vetro
durante le discussioni e gli scambi
di chi lavora intorno al tuo osso luminoso.
Pezzetti sparsi di colori non ancora associati
segni di vernice sul prisma dei Pink Floyd
fantasie che ti giungono dal mondo di Lucy
nel suo cielo di diamanti
con le esperienze psichedeliche dei buoni
vecchi maestri di cerimonia di quegli anni.
Potresti addirittura uscire risorto
dal tavolo operatorio ma solo per poco.
Se si ritorna a guardare pensosi e dubitativi
gettando di nuovo l’occhio sul mondo
possono presentarsi imperfezioni e disastri
che il chirurgo non attribuirà mai al suo
cattivo lavoro, ma alle cose e agli uomini
che non sono più gli stessi, irriconoscibili e oscuri.

III
Mi dici cose che arrivano da chissà dove
ma io non sono sicuro che a ripeterle
riuscirei a riportarti in vita.
Così ci parliamo sapendo
che le frasi e perfino le pause
sono come le pietre dei ponti
e gli archi maestri
che dividono territori confusi
diventano sguardi sugli abissi.
La tua voce mi arriva dall’acqua
che mi corre negli occhi
e da lì una lacrima che cerca una via
si ferma all’orecchio e lo colma
come fosse una coppa.
Io sto disteso a guardare
un soffitto che non vedo
ma ascoltando sento gocciolare
tutto l’udibile e l’invisibile.

IV
La sala d’attesa all’ambulatorio
è piena di gente che misura
la propria capacità di vedere
strizzando l’occhio buono
e lasciando che l’occhio malato
vaghi nel vuoto e attraversi i corpi
i volti, i cartelli che segnalano le uscite.
Si cerca di leggere la luce e tradurla
si interpreta il sorriso del vicino
sperando sia davvero sorriso
la smorfia deforme che si intravede
dalla finestra rossa della pupilla.
Si discute sui metri di luce e sugli anni
il percorso ha i suoi tempi
se arriva un raggio sfocato
è una benedizione che può perdersi.
E la coppia più bella che vedo
col monocolo che indosso
è composta da una madre e da un figlio.
Lui è un uomo con gli occhiali chiari e spessi
lei è piccolissima con quelli scuri e spenti.
Si danno la mano e se la consumano.
Poi si danno l’altra mano.

V
La luce è tutto quello che ho
e pensare che nulla al mondo
è più vicino all’idea della vita
è una sorgente a monte
che scende e accende
e trasforma il pensiero.
Pensare che il cieco la sogna
nella sua notte e la tocca
con le mani senza bruciarsi
e che misura lo spazio
con gli anni della sua cecità
Lui conosce per filo e per segno
la sua origine oscura
il punto distante che la inghiotte.
Conosce il suono prodotto
da un cammino interrotto
sensibile al lato del viso con cui la cattura
conosce il sonno e il tempo che dura.
È solo all’oscuro del bacio
che gli viene donato dal raggio
e dall’effetto sottile del suo miraggio.

VI
Il giorno che ho imparato a leggere il cielo
portavo gli occhiali spessi,
e le mosche galleggiavano sul mio orizzonte
come avevano predetto
gli specialisti del ramo.
Sapevo distinguere il vuoto dal pieno
come gli antichi àuguri il volo degli uccelli
e la direzione che prendono le foglie
sul tappeto di un ottobre
malinconico e taciturno.
Mi avevano insegnato a capire
indicandomi gli alfabeti
nelle varie dimensioni
che il peso delle nuvole
varia già alle prime letture
e che alcuni dei grandi blocchi
di materia celeste
sospesi in alto e in basso
senza un motivo apparente
possono essere spiegati
oltre che ai bambini
anche ai vecchi
sfogliati e descritti
nel loro silenzio cifrato
ascoltati nei loro lontanissimi appelli.
Ma non mi è bastato apprendere e divagare
presto ho dimenticato le lezioni di guida
i maestri li ho persi lungo il cammino
diventati troppo numerosi e discordi.
Mi rimane un piccolo orecchio musicale
e una voglia di fermarmi ai lati della strada
quando si formano in cielo cumuli sparsi
pagine e pagine di leggère preghiere.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

31 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al mercato dei bambini morti, Francesco Tontoli

Al mercato dei bambini morti
un tanto al chilo, tra i flash
ognuno ha tra le braccia il suo fagotto
ogni mamma insanguinata porge il viso
alla televisionata riportata nel salotto.
Certamente questi morti han frainteso
non volevano morire su un social
santificati dai deliri di martirio dei padri
in bella posa di vita sorridenti o appisolati
morti meglio di altri bimbi siriani o israeliani non mercificati.

Se è solo una questione di confine fra due stati
lo stato di confine con la vita ha un passaporto
timbrato da due divinità entrambe decise a cancellarsi.
La diplomazia celeste che ama farsi ritrarre
con bambini sorridenti tra le braccia.

(2013)

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

24 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Al popolo delle foglie, Francesco Tontoli

Al popolo delle foglie

A noi che piace raccontare le cose come non stanno
quelle cose in bilico che producono metafore

a noi che abbiamo in mente l’autunno
che demolisce e che precipita

a noi che inciampiamo nei tempi
da sistemare nei verbi
e che siamo diventati quelli
che non avevamo in mente di essere

e sempre giochiamo col ricordo
di ciò che siamo stati
compagni temporanei degli alberi
sorpresi a partire trascinati dal primo vento.

A noi e agli altri che verranno
a partire dai tronchi dai fusti ben piantati
a finire in leggerezza e grazia
come in una danza.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

17 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Notitia mortis

NOTITIA MORTIS

 

Se n’é ammazzato un altro.

Ora, a parte le tecniche di autosoppressione

mi soffermo a leggere in quest’angolo di giornale

che il ramo aveva retto il corpo

e la bimba aveva fatto da albero al padre

in uno strano destino del fiore.

C’é un’altra nemesi di fiori di sangue

nella storia di lei che viene fracassata.

La testa la immagino nitidamente

liquefarsi sul pavimento.

Di lei si sa solo che era vissuta

per essere stata fracassata.

Di lui, morte e miracoli.

Nel mio paese l’affezione per il necrologio

é in ascesa e ci saranno altri beati.

Da piccolo mia madre mi portava vicino Nettuno

dove c’erano i resti di vita di Maria Goretti

un’altra nitidamente fracassata.

Si dice che l’uomo che la violò diventò un suo devoto

e il mondo rurale di allora acquistò in un colpo solo

(un colpo ben assestato)

due colombe con una clava.

 

(2012)

 

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

10 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Il giorno che ho imparato a leggere il cielo

Il giorno che ho imparato a leggere il cielo
portavo gli occhiali spessi,
e le mosche galleggiavano sul mio orizzonte
come avevano predetto
gli specialisti del ramo.

Sapevo distinguere il vuoto dal pieno
come gli antichi àuguri il volo degli uccelli
e la direzione che prendono le foglie
sul tappeto di un ottobre
malinconico e taciturno.

Mi avevano insegnato a capire
indicandomi gli alfabeti
nelle varie dimensioni
che il peso delle nuvole
varia già alle prime letture
e che alcuni dei grandi blocchi
di materia celeste
sospesi in alto e in basso
senza un motivo apparente
possono essere spiegati
oltre che ai bambini
anche ai vecchi
sfogliati e descritti
nel loro silenzio cifrato
ascoltati nei loro lontanissimi appelli.

Ma non mi è bastato apprendere e divagare
presto ho dimenticato le lezioni di guida
i maestri li ho persi lungo il cammino
diventati troppo numerosi e discordi.

Mi rimane un piccolo orecchio musicale
e una voglia di fermarmi ai lati della strada
quando si formano in cielo cumuli sparsi
pagine e pagine di leggère preghiere.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

03 venerdì Ott 2025

Posted by frantoli in La società, Podcast, POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Le barche della pace

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra

Francesco Tontoli legge la sua poesia dedicata al tema.

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2025/10/le-barche-della-pace-di-f.tontoli.ogg

*

Le barche della pace sono state derise
da un mondo di umani parallelo.

A chi portava un chicco di riso fino al cielo
è stato detto di recedere

a chi teneva in serbo un pacco di biscotti proteico
veniva da contestargli la mancanza di gusto
e di charme.

C’era chi sapeva di star facendo l’ultimo viaggio
e cullava l’illusione coltivata da tempo
di sfamare uno sconosciuto.

A imbarcare acqua ci vuole poco
si piegano le ginocchia alle sirene
e le stelle fingono di non guardare

le barche di ogni spicchio di mondo
alzano l’unica bandiera che hanno nel cuore
bianca come il nulla e solitaria come chi aspetta.

C’è chi è all’oscuro di tutto,
le bussole impazziscono a stabilire
dove sia la stella guida

la rotta è travagliata e il ministro
tutto preso dal suo ministero
benedice gli ospiti delle nuove galere
con la sua razione di ragionevole crudeltà.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

26 venerdì Set 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Quello che fa l’autunno
è un bel lavoro di rifinitura
raccogliere e smaltire
ripulire dagli errori di fabbrica
far sentire le ruote dentate
di un tempo ineluttabile
che dà l’illusione del ripetersi
passare l’ultimo smalto opaco sulle foglie
addolcendo la secchezza dei vasi di linfa
che si intravedono in filigrana.
Un lavoro infame per prepararti a crepare
arrivando perfino a convincerti
che quei colori che ti sembrano accesi
non sono i colori di morte e di putrefazione
ma l’acquerello che si scioglie nel tuo cuore.
Grande e compassionevole è la natura
che riduce il tuo dolore di esserci
chiedendoti scusa con il gioco del cielo.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

19 venerdì Set 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Per dare luce al pane

Per dare luce al pane

devi tagliare lo stelo della tua ombra

la spiga è coricata

dorme sul campo di mine

minato è anche il cuore

contaminati gli alberi lungo i canali

la casa che raccoglie l’acqua da irrigare.

Campi su campi sono rimasti violati

e il nostro desiderio di panificare.

Eterna e lontana è Odessa

come sono eterni i granai della Libia.

*
*

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

12 venerdì Set 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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È stato strappato un vocale, Francesco Tontoli

È stato strappato un vocale al convegno

hanno detto che gli uomini potenti

vivranno fino a centocinquanta anni

scambiandosi gli organi

avendo molti cuori pelosi in cassaforte

preparandosi a innestare altri corpi nel corpo

Succede da tempo che moriamo con il fegato di altri

che qualcuno con notevole reddito

corra in Svizzera prima di ritornarci a morire

dentro una piccola astronave.

 

Il primo imperatore della Cina

col suo esercito di terracotta aveva previsto

che ognuno dei suoi soldati di fango

potesse combattere la guerra della vita

abbattere il muro dei silenzi sepolti

addestrare il tempo a sopportare

la propria presenza.

I nuovi piccolissimi imperatori giocano

con la loro paura abusando del nostro terrore.

Schierano truppe ai confini dello Stige

e riempiono il cielo di giocattoli

festeggiando i loro centocinquanta anni

di infanzia difficile di bullismo e crudeltà.

 

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

05 venerdì Set 2025

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Va via e poi mi torna
questa strana voglia di vivere
come dovessi tener fermo
e poi rilasciare
ciò che circola liberamente.
Un flusso, un sangue
da fermare con le mani.
puntare i piedi, starmi ad ascoltare.

A volte mi basta solo il rumore
dell’acqua che ride e che corre
a volte ristagna, crolla un ponte
rovinano le pietre
e io non saprei come e dove condurla
non ha una casa
se non quella grande che verrà
né ricorda la sorgente.

Si fa acqua per strada, si gonfia
si asciuga per mesi, per anni
poi ritorna in un altro punto
in un’altra polla.

Cosa le devo, non saprei
se non la sete
la forma più antica di scrittura.

Francesco Tontoli

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