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Il giorno che ho imparato a leggere il cielo
portavo gli occhiali spessi,
e le mosche galleggiavano sul mio orizzonte
come avevano predetto
gli specialisti del ramo.

Sapevo distinguere il vuoto dal pieno
come gli antichi àuguri il volo degli uccelli
e la direzione che prendono le foglie
sul tappeto di un ottobre
malinconico e taciturno.

Mi avevano insegnato a capire
indicandomi gli alfabeti
nelle varie dimensioni
che il peso delle nuvole
varia già alle prime letture
e che alcuni dei grandi blocchi
di materia celeste
sospesi in alto e in basso
senza un motivo apparente
possono essere spiegati
oltre che ai bambini
anche ai vecchi
sfogliati e descritti
nel loro silenzio cifrato
ascoltati nei loro lontanissimi appelli.

Ma non mi è bastato apprendere e divagare
presto ho dimenticato le lezioni di guida
i maestri li ho persi lungo il cammino
diventati troppo numerosi e discordi.

Mi rimane un piccolo orecchio musicale
e una voglia di fermarmi ai lati della strada
quando si formano in cielo cumuli sparsi
pagine e pagine di leggère preghiere.

Francesco Tontoli