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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: Paolo Parrini

“Prima della voce” di Paolo Parrini, Samuele Editore, 2021. Una lettura di Rita Bompadre.

29 venerdì Apr 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni

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Tag

Paolo Parrini, Prima della voce, Rita Bompadre

L’opera “Prima della voce” di Paolo Parrini (Samuele Editore – Collana Callisto, 2021 pp. 70 € 12.00) parla al cuore della vibrazione poetica, modula i segni espressivi dello stupore interiore, trasmette l’essenza iniziale delle parole considerando la materia comune della memoria con l’appropriata elezione d’immagini e tradizioni universali. Il poeta concede al linguaggio una diffusione rituale, iniziatica, attribuisce al miracolo incantevole della poesia la traduzione biografica in riflessioni indispensabili, contratte tra l’intuizione di una sensazione provvisoria e la sensibilità permanente, custodisce la rispondenza sonora della vita nell’oscillazione di una devozione pagana con la natura correlativa degli eventi. Prolunga il senso sottile e delicato della relazione estetica con l’unità dell’esperienza sensibile, osserva il presentimento acuto della visione del mondo e dei suoi struggenti accordi, traccia il rilievo emerso delle emozioni, distingue la cavità difensiva dell’ispirazione come il salvifico territorio delle occasioni e della verità. Il percorso elegiaco incrocia la scheggia indicativa nell’intreccio dei ricordi, l’intensità dello sguardo quotidiano sulla consistenza saggia della realtà. “Prima della voce” rintraccia la grammatica e la ricostruzione dei significati affettivi, recupera il dialogo spirituale trasferendo nella rappresentazione delle fotografie artistiche, contenute nel libro, la contemplazione della bellezza, riscatta la percezione delle impressioni che il disincanto ha estinto intorno alla nostra esistenza. Paolo Parrini riacquista la possibilità di vivere i legami con la naturale capacità di ascoltare e capire le proprie passioni, accoglie la cura dei sentimenti, concentra il raccoglimento religioso delle attese nei labirinti dei propri desideri, salvaguarda il sincero legame con le proprie promesse, affermando l’estensione di un’esecuzione lirica obiettiva, l’elevazione di un’epifania meravigliata, in comunione con un equilibrio riportato in  luce oltre la discordanza oscura del vivere. Risana l’intermittente dimensione del tempo e la direzione di appartenenza ai propri versi, ricompone le incertezze nell’esercizio stilistico di conquista dell’amore e di perizia dell’inquietudine, abita il luogo esteso dell’anima, ospita intenzioni e metafore della quiete. Il ritmo dei testi celebra la visione dinamica della pagina, come spazio e corpo degli elementi letterari, il carattere sacro e sensuale di una conversazione insistentemente scampata alla dimenticanza. La poesia di Paolo Parrini riconduce sulla soglia di un avvenimento, traduce il realizzarsi scrupoloso della successione del rumore e della sospensione, nel calpestio dei passi della vita,  definisce una voce segreta e ritrovata, estende la cortina della fragilità nell’infinito riflesso dell’estremità esistenziale, percorre le venature, la condensazione e  l’evaporazione dell’assenza. Fonda la sua dottrina nel respiro del miracolo sacro e familiare della tenerezza, nell’impalpabile sensualità, annoda il tessuto evocativo dei luoghi inattesi, escludendo il debito della parola alla deviazione del silenzio: “La memoria non è ciò che ricordiamo, ma ciò che ci ricorda. La memoria è un presente che non finisce mai di passare.” Octavio Paz

 

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

Il lento schiudersi

della notte nel mattino

il sonno stemperato

in un caffè forte.

La resurrezione di ogni giorno.

Fuori stanotte è caduta la neve.

 

——————–

 

Si scompone la sera.

Ritmico il suono del tergicristallo

intacca il tempo perso

ad aspettare il giorno.

Alla mia sera aggiungi la tua.

Non siamo fatti di certezze.

 

——————-

 

Poi nasce un fiore all’improvviso

là dove tacciono le fronde

ha il nome di una voce ormai passata

persa tra le dune e il temporale.

Stanotte ha raffrescato sopra i tetti

sui vetri già colmi dell’inverno

piccole dita intrise di calore

hanno scolpito i segni del tuo tempo.

Domani risvegliati avremo un altro sole.

 

————————

 

Attraversi la strada a capo chino

svanisci dentro il fiato caldo

e il sorriso che hai lasciato.

Nella nebbia s’appoggia

il rumore del mattino.

 

———————-

 

Altre stanze gridano.

In questo giardino muto

anche le piante assorbono dolore.

Aspettare la luce della sera

il tacere delle voci.

Un calmo lago le dita.

 

——————–

 

Amare una sedia, una mano,

il vuoto dentro un temporale.

Come se fossi nato solo per

questo darmi e avere,

una bilancia, un saliscendi.

Poi una fontana e lo scroscio,

il perdono. Non so

come altro dire amore.

 

——————-

 

Farsi raggio o crepa,

sottile, annidarsi nei concavi

spazi, addormentare la memoria.

Quello che non abbiamo

sono i suoni iniziali dei nomi

che un tempo ebbero un volto.

Sia benedetto

questo spazio fatto altrove.

 

———————–

 

Il cammino si conclude qui

dove era cominciato.

I giorni sono sentinelle stanche

riconosci gli odori e il silenzio.

Forse solo un poco più fondo

questo muoversi piano delle cose

l’emozione sale a cercare il fiore incolto.

Sei partito per tornare a casa

ora è tempo di raccoglimento.

 

 

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“Oltre il buio della notte” di Paolo Parrini, La Vita Felice, 2019. Una lettura di Rita Bompadre.

28 lunedì Feb 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni

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Tag

Oltre il buio della notte, Paolo Parrini, Recensioni, Rita Bompadre

 

L’opera poetica “Oltre il buio della notte” di Paolo Parrini (La Vita Felice, 2019 pp. 132 € 14.00), spiega, con commovente tenerezza, l’esito toccante ed emozionante della maturità intima dell’autore, suggerisce la celebrazione sensibile del passaggio frantumato dell’anima, nella transitorietà della superficie spirituale, rivela la vitale dissonanza delle incompatibilità umane, abbraccia l’accettazione nel sentimento della compassione, insegue la direzione necessaria per intraprendere un percorso di arricchimento e d’integrazione nella natura umana. Il poeta traduce le parole giunte dall’invocazione metafisica di un luogo trascendente, dove la sensazione persistente di ricevere ospitalità trova la sua accoglienza nell’invisibile osservazione di una convinzione sovrumana, trascende il margine dell’oscurità, ricompone la tensione romantica verso l’infinito, l’esplorazione struggente dell’ultraterreno, l’instabilità fluttuante del frammento d’ombra e della reliquia della luce, la soglia incorporea tra la terra e il cielo. Paolo Parrini protegge la condizione umana posando lo sguardo oltre la suggestione del tempo, coltiva il silenzio introspettivo liberando il contenuto autonomo della poesia, evidenziando l’espressione elegiaca, nell’abitudine poetica di comprendere la vita. Lascia parlare ogni simbolo di somma autenticità, ogni innocente candore delle ferite interiori, raccoglie e ascolta la quiete dei versi. “Oltre il buio della notte” attraversa la consapevolezza di ogni rinascita, il filo del dolore, la capacità sublime di ammettere ogni piccola morte quotidiana, decifra la voce della vita, è strumento di redenzione. Le ferite decantano l’intervallo istintivo per rimarginarsi e nel ricordo della sofferenza lacerano la bruciante desolazione. La poesia viene in soccorso al poeta, perché assiste la corrente dei versi, attenua l’ambiguità dell’inconsistenza, donando all’individualità della coscienza l’universalità del sentire. I versi delicati di Paolo Parrini alimentano il dialogo dell’amore, nel suo significato compiuto, nell’ispirazione infiammata dalla finalità di comunicare l’indefinibile rapimento di azzardo e di saggezza. Difendono la stabilità della dignità affettiva, conservano il segno rappresentativo dell’umanità, colgono l’isolamento della solitudine e trasformano la dissolvenza delle mancanze. L’orientamento elegiaco del linguaggio limpido e incisivo convince l’apertura alla speranza, promuove la distinzione del disagio a miracoloso motivo di reazione, nutre l’inconscia spontaneità della memoria. La sfumatura delle immagini rievocate intona la sequenza dei frammenti emotivi ereditati nel vissuto, dilata la capacità di essere solidale con i propri riconoscibili conflitti, allontana gli ostacoli e i drammatici enigmi degli anni, accompagna l’esitante cammino delle stagioni, rivolgendo, con tenacia, contro le ostilità, una pura esortazione alla vita.

Rita Bompadre – Centro di Lettura “Arturo Piatti”

 

*

Accoglimi

 

Ci riconosceranno le stelle

manto pietoso al nostro passare

avremo ali nuove e voci da ascoltare.

Dentro tutti i nostri voli

sulle pendici dei monti mai scalati

sarà doloroso e raro

il pentimento di non aver vissuto

un moto come onda che freme

turbamento liquido al domani.

Altre mani attendono il ritorno;

avremo un cielo cupo

o forse un nuovo giorno

per dissetar la sete

ma intanto accoglimi

lasciami cantare, d’un albore nuovo

a incenerire il sole.

 

————————–

 

Neve di gennaio

 

Dammi la mano

mentre sbocci e sorridi

se chini il capo, dammi la mano.

Sai di neve

di strada e di bianco

che abbaglia,

sai di gennaio che stride

del vento d’inverno

e del mare di novembre.

Occhi di steppe e Siberie

caldi di fuoco abbraccio e rifugio.

 

Dammi la mano,

una volta ancora scoprimi.

Con te iniziai a vivere

ogni giorno rinnovi il mio cuore

tu, perduta e infinita

ramo di pesco e profumo di vita.

Coglimi come frutto

poi incamminati piano

seguirò la tua scia inebriandomi.

 

——————————

 

L’eco d’una voce

 

Mi resta la sua voce

per poco temo

perché le curve e i dossi

divoreranno il suono

le buche da saltare

feriranno gli occhi

e la neve sarà sudario

a coprire l’odore, il respiro.

Ogni sera che verrà

avrà il colore della tua voce

nel freddo senza tempo

annegherò le mie parole.

 

————————-

 

Gli abiti della memoria

 

Dentro gli armadi

abiti dimenticati aspettano

sono come sillabe senza memoria

voci trattenute e odori di vita.

Invocano età passate

e fiori bruciati

nel tempo che stride.

In ogni piega risplende una lacrima

sopravvivono a chi li indossò

lasciano aloni di fuoco e di cenere.

La notte i morti vengono a trovarli.

Sono gli abiti di chi più non è

ma hanno il profumo della vita che è stata.

Un camposanto senza lapidi

tra il frusciare dei rami.

 

———————

 

Mezzanotte

 

Se la vita è una ricerca

se le ore battono il rintocco

sulla pelle

lasciami questa mezzanotte di stelle spente

il mormorio che innamora il cielo e il sole

 

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