Patrizia Destro intervista Stefania Cinzia Cavasassi sulla sua opera: Tutta mia la città. Sesto San Giovanni raccontata ai bambini. Il libro può essere acquistato presso la libreria Tarantola di Sesto San Giovanni.
Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura? Ricordo che scrivevo semplici poesie alle scuole elementari. Ho sempre amato leggere e, credo che questo abbia segnato l’inizio del mio amore per la scrittura.
Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte? Il primo “amore” letterario è stato Edgar Allan Poe. Per questo motivo, oltre ai romanzi mi piace leggere (e scrivere) racconti. Ci sono molti autori che sento vicini al mio modo di vedere la vita e l’arte. Tra gli autori italiani, sicuramente Pirandello, Buzzati e Pavese; tra gli autori stranieri, Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar (si dice che ognuno abbia il proprio libro, il mio è ‘Memorie di Adriano’), Simone de Beauvoir e Garcia Marquez… ma sarebbe impossibile elencarli tutti.
Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera? Penso alle parole di Umberto Eco: “C’è una sola cosa che si scrive solo per sé stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.” Pertanto una componente autobiografica penso sia sempre intrinseca nella scrittura e, in questo libro, ci sono i luoghi nei quali sono cresciuta e che fanno parte del mio vissuto.
Ci parli della tua pubblicazione? Ho deciso pubblicare il libro e dedicarlo alle bambine e bambini che, a differenza di noi adulti, riescono a vedere il mondo con curiosità e semplicità. È un libro che racconta la storia di una città, la mia città, Sesto San Giovanni. Ho cercato con le immagini, le illustrazioni e gli indovinelli a raccontare la Storia e le Storie di alcuni personaggi celebri come Quasimodo, Fermi, Gino Strada e il Papa (per citarne alcuni) per stimolare la curiosità dei piccoli lettori.
Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché? Mi piace pensare che possa essere utile ai bambini e agli adulti che vogliono divertirsi a scoprire cose nuove e singolari della realtà che li circonda.
Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera? Ho una pagina Facebook: “Sesto, sotto il compasso una citta da raccontare”, che con semplici post fa conoscere la storia della mia città. Mentre ero in trasferta per lavoro mi sono resa conto che non erano mai stati pubblicati libri per bambini, che potessero stimolare e incuriosire i piccoli cittadini. Questo mi ha spinto a mettere insieme alcune informazioni e curiosità che nel tempo avevo raccolto sulla mia città per proporle, in un linguaggio adatto ai bambini, all’interno di un libro.
Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione? Quando potevo, mi sono sempre appuntata piccoli spunti che sono poi diventati capitoli del libro.
La copertina, il titolo e le illustrazioni. Chi, come, quando e perché? La copertina e le illustrazioni sono di Chiara Nicolini, un’amica e illustratrice straordinaria, senza di lei il libro non sarebbe stato così bello. Nella copertina sotto il compasso (che non ha nessun riferimento massonico ma riporta semplicemente il simbolo nello stemma della nostra città), bambine e bambini si tengono per mano, dando un futuro al passato della città.
Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa? Grazie a questa intervista mi è tornata la voglia di scrivere, quindi chissà …
Come mai hai deciso per il self-publishing? È un tasto dolente, in realtà il libro doveva seguire altre strade per la pubblicazione. Mi stavo arrendendo, ma alla fine, anche per correttezza verso l’illustratrice e il caro amico Maurizio, ho deciso di finanziare autonomamente la pubblicazione e non lasciarlo nel cassetto.
Shel Silverstein scrisse: “Penso che i libri, anche quelli per bambini piccoli, possano contenere più di un’idea. Una sola storia può contenerne molte, almeno cinquanta”. Sei d’accordo con questa affermazione? Pensi che la tua pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto? Assolutamente d’accordo con l’affermazione di Shel Silverstein, penso e spero che la mia pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto.
In che modo stai promuovendo il tuo libro? Sono fondamentalmente timida, pertanto al momento la promozione avviene soprattutto grazie al passaparola.
Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa) “La Resistenza operaia a Sesto San Giovanni” è sicuramente il capitolo a cui sono più legata. Sesto San Giovanni Medaglia d’oro al valor militare per l’alto contributo pagato dai sestesi. Essendo un libro per bambini è stato solo accennato, ma dobbiamo sempre ricordare la deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni. Le persone avviate alla deportazione furono 562, i deportati giunti nei campi di concentramento, sinora accertati, furono 553, di cui 220 caddero e 10 morirono successivamente a causa della deportazione. Per me, è importante fare di tutto perché non si perda la memoria.
Che aspettative hai in riferimento a quest’opera? Che possa essere il punto di partenza per grandi e piccoli per scoprire la propria città.
Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti? Io mi chiederei: “Quanto ci hai creduto tu e quanto ti hanno spronato gli altri?”
Pubblicato nel 2001, e ripubblicato nel 2020 da Einaudi, Via Gemito di Domenico Starnone, Premio Strega del 2001, Premio Napoli, cinquina del Premio Campiello, è un romanzo che affonda nelle complesse dinamiche familiari attraverso il racconto di un figlio che ripercorre la vita del padre. La narrazione è intimista e riflessiva, esplora la fragilità dei legami familiari e il peso dei sogni infranti. La vicenda si svolge a Napoli, tra la fine della Seconda guerra mondiale e il dopoguerra fascista, per buona parte in Via Gemito 64. La trama è prevalentemente autobiografica ed è raccontata dal figlio Domenico, detto Mimì, mentre va alla ricerca del quadro più famoso del padre, I bevitori, che pare sia esposto presso una sala consiliare. Il romanzo inizia con Mimì che ricorda il padre quando afferma di aver picchiato la moglie solo una sola volta in ventitré anni di matrimonio. Il che è una bugia, il padre ha picchiato e insultato tante volte Rusinè, la madre. Il padre è Federico detto Federì. Un pittore che non si è mai realizzato, che pittava, pittava, senza mai raggiungere il successo sperato. Pittava, pittava, e le sue tele coprivano tutto, la stanza dove dormivano i figli, la casa dove viveva la famiglia, la vita stessa della moglie Rusinè e dei tanti figli, tutto passava in secondo piano, tutto coperto dalla tela e dai suoi colori, che soffocavano la realtà, toglievano l’aria e la luce, gli affetti familiari, l’amore. Federì è un ferroviere frustrato che fa di malavoglia e malamente il suo lavoro che percepisce come ostacolo e come causa del suo insuccesso nel mondo dell’arte. Così come gli è d’ostacolo la sua famiglia, diversamente, senza famiglia a carico sarebbe diventato famoso.
Federì è il fulcro del racconto: un artista talentuoso ma frustrato dal fallimento, che si sente incompreso e penalizzato dalle circostanze, un uomo dal carattere difficile, egocentrico, spesso violento. Attraverso la voce del figlio Mimì, l’io narrante, il lettore viene trascinato in un viaggio complesso fatto di amore e odio, in cui la figura del padre emerge come quella di un uomo insoddisfatto e ambizioso, incapace di venire a patti con i propri fallimenti. Questo sogno mai realizzato di vivere d’arte domina la sua esistenza e influenza profondamente il rapporto con la moglie Rusinè, vittima della sua frustrazione e violenza, e con i figli, cresciuti in un ambiente di tensioni e incomprensioni. Starnone esplora le ambizioni irrealizzate di questo personaggio e le loro conseguenze devastanti, in particolare sul piano familiare, dove la realtà quotidiana diventa una prigione per i sogni del padre e un luogo di sofferenza per chi lo circonda. La pittura, per Federì, è l’unico mezzo per affermare la propria identità, ma questo suo desiderio inespresso lo porta a distorcere la realtà, raccontando bugie e millantando successi inesistenti, rendendolo al tempo stesso affascinante e respingente agli occhi del figlio.
I bevitori di Federico Starnone, esposto nella sala consiliare di Positano. Il bambino che versa l’acqua è Domenico Starnone che ha posato per il padre all’età di 10 anni. Vicenda raccontata nel romanzo.
Il romanzo mette in scena una riflessione sulla memoria e sull’influenza che i ricordi e le narrazioni familiari hanno sulla percezione del passato. Anche i ricordi possono mentire. «Come è perfida la memoria, ogni ricordo è già il primo stadio di una menzogna». Mimì, crescendo, si rende conto che le storie del padre, sebbene potenti e coinvolgenti, sono spesso esagerate o false, e questo lo porta a mettere in dubbio non solo la figura paterna, ma anche la sua stessa identità e i ricordi della propria infanzia. Mimì arriva a rappresentarsi il padre come un pavone, addirittura crede di vederlo reale, presenza viva che si nasconde nella camera da letto del padre, un pavone che fa la ruota con le sue piume colorate. Arriva a odiarlo al punto di desiderare ardentemente, per tre anni di seguito, di ucciderlo. La sua presenza è così predominante che i ricordi che riguardano la madre sono sbiaditi. Il contrasto tra la verità e le menzogne di Federì rappresenta uno degli elementi più affascinanti del libro, che si muove abilmente tra realtà e finzione, senza avere mai la contezza di cosa sia autentico e cosa sia invece frutto dell’immaginazione.
L’ambientazione napoletana, con i suoi colori e la sua vivacità, fa da sfondo a una storia che riflette anche i cambiamenti sociali del dopoguerra, in particolare per quanto riguarda il ruolo della donna, incarnato dalla figura di Rusinè, una moglie che subisce il peso delle aspettative del marito, costretta a fare i conti con la povertà, con le manie di grandezza di Federì e il suo egoismo, con tanti figli da crescere, spesso con problemi di salute.
In definitiva, “Via Gemito” è un romanzo intenso e struggente, che non si limita a descrivere un dramma familiare, ma offre anche una profonda riflessione sul rapporto tra arte, fallimento e identità, il tutto immerso in una Napoli malinconica e affascinante. Starnone scrive con una prosa ricca di sfumature, alternando con maestria momenti di ironia a scene di grande pathos, rendendo il libro non solo un ritratto amaro e realista di una famiglia in crisi, ma anche un omaggio all’ambizione umana e ai suoi limiti.
Un padre ferroviere strafottente e fantasioso, con la vocazione ostinata di pittore. Un figlio che si è sempre vergognato delle bugie del padre, ma che dopo tanti anni non è più sicuro dell’infallibilità dei ricordi. La memoria è infatti una somma di malintesi, e quanta vita vera può ancora sprigionare la sua confusione, spesso menzognera? E, soprattutto, come raccontare un uomo che ha romanzato continuamente la sua esistenza, uno che «credeva che le sue parole fossero in grado di rifare i fatti secondo i desideri o i rimorsi»? È questa la sfida letteraria vinta da Domenico Starnone che con questo libro grandioso ha fatto scuola, dando corpo al personaggio indimenticabile di Federí, in un continuo dialogo tra esperienza autobiografica e invenzione narrativa. Un libro straordinariamente nuovo, un classico contemporaneo.
La casa di via Gemito odora di colori e acquaragia. I mobili della stanza da pranzo sono addossati alla bell’e meglio contro le pareti e, prima di andare a dormire, bisogna togliere dai letti le tele messe ad asciugare. Federico, detto Federí, ambizioso e insoddisfatto, desidera essere apprezzato come pittore di talento. Lavora invece come impiegato nelle ferrovie statali per dare da mangiare alla sua famiglia: alla moglie Rusinè, di una bellezza speciale, e ai loro quattro figli. A distanza di molti anni, è il primogenito a raccontare quel padre, così inquieto nel dimostrare le sue doti artistiche, così vitale e affascinante, ma anche così sopraffatto da insoddisfazioni e delusioni. Napoli porta ancora su di sé le tracce della seconda guerra mondiale, ma la memoria che ha il figlio di quei giorni è tutta concentrata sulle incandescenze di Federí. Proprio quel padre ingombrante a cui ha sempre cercato di non assomigliare è motore di una ricerca che lo riporta nella città-cosmo in cui affondano le radici del suo immaginario e della sua lingua di scrittore. Federí, con la sua prosopopea e le mani sporche di colore, trova posto tra i personaggi memorabili
Domenico Starnone (Napoli, 1943) è autore di romanzi e racconti. Nel 2001 Ha vinto il Premio Strega con Via Gemito ripubblicato nel 2020 con Einaudi. Per Einaudi ha pubblicato inoltre Spavento (2009, Premio Comisso), Autobiografia erotica di Aristide Gambía (2011), Il salto con le aste (2012, prima edizione 1989), Condom (2013), Lacci (2014, The Bridge Book Award), Scherzetto (2016, Premio Isola d’Elba, finalista al National Book Award nella traduzione di Jhumpa Lahiri), Le false resurrezioni (2018), Confidenza (2019 e 2021), Vita mortale e immortale della bambina di Milano (2021 e 2023) e La scuola, che racchiude i racconti Ex cattedra, Fuori registro, Sottobanco, Solo se interrogato (2022), L’umanità è un tirocinio (2023), Fare scene. Una storia di cinema (2023), Il vecchio al mare (2024) e Labilità (2024). Dai suoi libri sono stati tratti film di successo, tra i quali La scuola di Daniele Luchetti, Auguri professore di Riccardo Milani, Denti di Gabriele Salvatores e Lacci di Daniele Lucchetti.