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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: frantoli

Venerdì dispari

25 venerdì Ott 2024

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

≈ 1 Commento

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Francesco Tontoli

Cometa

Dietro le nuvole di questo cupo autunno
corre una cometa dai lunghi capelli di luce.
Ha portato la pioggia che ci devasta
ha risvegliato la guerra che ci beffa.
I cacciatori di astri sperano di vederla
forando uno squarcio di cielo stellato
per riprenderla nella corsa della sua follia.
Sanno che disperde fogli d’oro e amianto
piccole schegge di uranio e oscuri presagi.
Ha la terribile bellezza della morte in fronte
il bacio di sangue di una divinità mai sazia
mai stanca di puntare verso il sole ingannatore.
Fingere di allontanarsi per poi tornare
fa parte della sua strategia di sussistenza
e del disegno che traccia in un’ellisse.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

21 venerdì Giu 2024

Posted by frantoli in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Tontoli, Giugno

 

GIUGNO

A me piace questo giugno indeciso

se piove d’un tratto e il grano è bagnato

il cielo scuro, preciso si getta sul giallo

enormi, immobili le ruote di fieno

aspettano tranquille i carri dal cielo.

Sul treno che taglia veloce nei campi

ti sento pensare, e riflessa conversi

col finestrino. Fai l’amore coi lampi.

 

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

07 venerdì Giu 2024

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

 

Ci sono, le vedi, le piccole morti
indecise se, e quando

imprecise.

Un po’ s’adeguano alle proroghe
ai rimandi ai sopralluoghi e alle indagini
ma senti che armeggiano sempre lì sotto.

Scavano tane infantili che allargano
ti girano intorno giocando
ti coccolano amandoti.

Sanno che tu sei per loro il balocco, il cibo
l’elemento che alla fine le nutre e le appaga.

Ti eleggono a luogo di un territorio
sul quale tracciare il solco.

C’è tutta una strana fantasia che liberano
nell’idea della falce che recide gli steli.

Loro, in quel piccolo inganno ti stanno addosso
lasciano che il seme abbia il suo corso.

Non importa se e quando e come
nella vita tu abbia imparato ad amare.

Non importa il quanto
ma il perché lo hai faticosamente appreso
in un lungo cammino
o in una breve passeggiata.

A loro importa se hai messo da parte
l’arte dell’attesa
questa difficile impresa
di rassegnarsi all’esito del gioco.

Francesco Tontoli

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Venerdì dispari

24 venerdì Mag 2024

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

Prendo luce, luce di maggio
questa luce accesa del mattino
bagnata da un tempo indeciso
accordata ai suoni degli uccelli.

La luce che scopre gli altarini
i nidi, i rifugi apparecchiati
nella notte. E con la luce le voci
lo scasso dei rumori, lo struscio
delle auto, il trascinarsi dei cammini.

Prendo me, se ancora ci sono.
Mi raccolgo come si fa con qualcosa
di caduto. Prendo la mia scopa, il mio
setaccio, la polvere che sto diventando
quella che brilla se sbattuta con un cencio.

Mi lascio attraversare dal pulviscolo
vagante e luminoso del mio esserci.
Invito il sole che circola per casa
a penetrare nei corpi delle cose
cantando e resuscitando dal silenzio
le parole addormentate sulla lingua
impastate di oscurità e di sonno.

 

Francesco Tontoli

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“Presepe” di Francesco Tontoli

15 venerdì Dic 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi, 1470-75. Tempera su tavola, National Gallery (Londra).

 

Presepe (personaggi e interpreti)

Il pastore Pasquale,
pecora in spalla,
albanese kosovaro,
nel suo morbido riccio
sguardo dritto al pagliericcio,
tutto ispirato
stava in vetrina
accanto a un remagio suo amico,
di nome Abdul
un tipo da cartolina
incipriato e dorato
con mantello di broccato ricamato.

Essendo strabico,
con l’occhio destro
adocchiava un angelo ucraino
che esibiva un cartiglio in modo maldestro
con su scritto:
“GLORIA, puntini puntini.”
Pasquale pensava che il nome dell’angelo
non fosse “Gloria”,
ma Nina,
e “Nina, Nina”
sognava ,
messa in cima
a quella grotta di cartone
a corona.

E Maria
era proprio una bella Maria
con risata sonante
veniva dal Perù.
col suo bambino che faceva il menestrello
e lì davanti raccoglieva il denaro
dei clienti del grande magazzino.

Mentre Giuseppe, sapete chi era?
Giuseppe di Dakar
dormiva in piedi come un cretino
perchè faceva i turni di notte in conceria
e sapeva pure di vino,
violando almeno una mezza dozzina di tabù
con un po’ di malinconia.

E Gesù,
mio dio,
dormiva saporito,
aspettando la poppata della sera
dalla madre rumena, cassiera.

Francesco Tontoli

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“Anniversario” di Francesco Tontoli

01 venerdì Dic 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Oggi compiresti gli anni

e tutto il mucchio di quelli passati

che avrei aggiunto a questo presente

sono qui dentro il mese e dentro il giorno

che racchiude la tua ora di morte.

Sono dentro il dato incrollabile del così sia

e in quello della gravità delle leggi

dentro la clessidra inceppata

dal granello riluttante a scendere

e nella trascurabile increspatura della roccia

che ha deviato il corso del tempo

facendo disallineare i pianeti

rendendo le possibilità di vita meno certe.

Ancora conto i passaggi che ti hanno spezzato

i frammenti di te che ho conservato

le tue carte d’identità scadute

il passaporto per l’ultimo trasbordo

il fiore che di sicuro è ancora nella tua scatola

poche cose sopravvissute a questi tre decenni abbondanti,

e altre briciole che evito accuratamente di mettere in fila.

Tranne la mollica della tua nascita

e dell’improvvisa e perfetta certezza

di non essere l’unico pulcino della nidiata

di quando da piccolo mi svegliava

il rumore battente dei tuoi colpi di tosse.

 

Francesco Tontoli

 

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“L’appiglio” di Francesco Tontoli

24 venerdì Nov 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

A volte per un caso fortuito
ci diamo la mano mentre dormiamo
e con gli occhi al soffitto sperimentiamo stati
capaci di farci viaggiare nel tempo
giocare a come eravamo, come saremmo
se la mia e la tua elettricità
non avesse avuto la giusta tensione.
Se un cavo, un tendine, un pollice opposto,
un trascurabile calo del voltaggio
un aumento di umidità nell’aria
avesse turbato lo stato di quiete
di quella sera, di quel giorno
e manomesso la cabina
bruciato l’interruttore di un campanello
ostacolato l’entrata di una porta
con la piccola ingerenza dovuta
al passaggio di una farfalla.
Una cosa insomma che abbia impedito
di afferrarci con le mani e con gli occhi
e trasformarci in altro da noi stessi.
Far durare questa metamorfosi
giusto il tempo di trovare un rifugio,
un appiglio per continuare a non cadere.

Francesco Tontoli

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“Prove di colore” di Francesco Tontoli

17 venerdì Nov 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Raffaello Sanzio, “La Scuola di Atene”, Musei Vaticani

 

Dunque pare che l’alba viene prima dell’aurora
e che la prima luce che appare
si chiama crepuscolo anche al mattino
non solo al tramonto.

Lo abbiamo discusso stamani mentre viaggiavamo
ognuno allievo della sua scuola di pensiero
come quei cavillosi sofisti che si spendono
fin dalla notte dei tempi
a questionare sulla lana caprina.

Ognuno ad aspettarsi dal cielo una risposta adeguata
per spiegare il significato dei movimenti e dei gesti
che ci vengono rivolti da oriente
per farci scordare la notte.

Ci apparteneva quel cielo cupo e gonfio
che fuggiva e proiettava non la prima luce,
ma l’effetto fantasma sulle nuvole basse dell’illuminazione urbana
della città che spariva nell’altrove crepuscolare.

Quanti volti ha la luce
prima di decidersi
a prendere una forma certa
prima di assegnare al sole
il compito di definirci.

Quante prove di colore
quel pittore sporca sulla sua tela
prima di far sorgere la sua idea di mondo
compresa l’immagine di noi
che sfiliamo in macchina sullo sfondo.

La nostra meta rimane sconosciuta
fino a quando non saranno netti
i fragili contorni delle cose.

Francesco Tontoli

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“Tergiversare” di Francesco Tontoli

10 venerdì Nov 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Francesco Villamena, “La strage degli innocenti”

 

Meraviglioso è imbastire qui una discussione

e portare un video a corredo e documentazione.

Da quando abbiamo scoperto questa facoltà

un mondo fantastico e orrido è ai nostri piedi.

Vuoi che ti serva il massacro degli innocenti?

pronto servito a cena, o come commento adatto

alla tragica e comoda transustanziazione

argomento facile da platea pronta a commuoversi.

Che poi ti mostri la realtà scenografica di un’ esecuzione?

servito con aggiunta di materia cerebrale e sangue

ma solo preferibilmente quello mestruale di ragazze

colpi di bazooka urla di vittoria e un fuori campo musicale

C’è anche il binario morto di un cellulare che squilla

sul corpo inerte di un bambino azzurro e coperto di polvere

piange le sorelle appena morte occhi fissi in cielo.

Quello lo daremo in pasto ai deboli per dimostrare

ciò che siamo capace di fare e di dire.

Squilla il cellulare un numero sconosciuto

la poesia ormai sta tutta nel non rispondere.

Certamente se fosse dio a chiamare

dovrebbe rimanere in attesa, tergiversare.

 

Francesco Tontoli

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“Ognissanti” di Francesco Tontoli

03 venerdì Nov 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Sul cancello del cimitero di Filetto

in filigrana si annodano accecanti

tre ragnatele lucide d’argento

come collane in controluce

sgocciolanti rugiada mattutina.

Ora che la nebbia si dirada

primo novembre d’ognissanti

da questa parte e dall’altra

i vivi e morti si cercano

e lasciano una luce

tracce di passaggio

sul filo della soglia.

 

Francesco Tontoli

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“Quarti di tono” di Francesco Tontoli

27 venerdì Ott 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

La scala pianoforte a Valparaíso, Cile

 

Vorrei parlarti dei quarti di tono

-Cosa vorresti dire?

Nel linguaggio si usano,

nella musica sono diventati rari.

Prendiamo ad esempio una frase:

nello spazio tra certe parole,

il quarto di tono appena accennato

corrisponde al non detto

-Ieri sera ho sbagliato a non dirti che

ma se guardavi tra le parole

avresti trovato il non detto,

la nota di passaggio che nel blues,

(musica triste per definizione)

diventa quasi una cerniera

e sta a significare l’insignificante necessario

l’abbellimento consapevole e a volte inudibile

sfumatura del colore e gradazione.

Del resto dobbiamo smettere di pensare

che parlare significhi per forza comunicare.

Quelle volte che lo spartito non parla

per sbaglio arriva desafinada la nota che risolve.

Abbiamo finalmente detto

quello che non volevamo dire.

 

Francesco Tontoli

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“Piccole storie” di Francesco Tontoli

20 venerdì Ott 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Edward Hopper, “Hotel da una ferrovia”

 

Stamattina al risveglio
scambiandoci il buongiorno
nel raccontare le piccole storie
come quella di essere stati lontani nel tempo
ti ho chiesto se per caso mi avessi sognato
e come.

Se anche lì insomma
per forza o per amore ci fosse stata
quella cosa che ancora teniamo viva
tutti i giorni l’uno nell’altra.

Se talora imbastendo una storia inverosimile
e smaltendo i ricordi residui
ci fosse stata la mia presenza
il simulacro che abbiamo agitato
con la devozione, e che il tempo ha scandito
come fosse un quotidiano dio minore.

Non mi è mai capitato di chiedertelo
e dirti ” scusa, mi sarò mica perso dentro
ciò che hai sognato?
e ti ho voluto bene anche lì?”.

Ma ho sentito che ti era successo
non sempre, non spesso
di avvertire e avvertirmi di notte
dormendo al di fuori dal sogno
provare precisa la forza sensibile
di parlare chiedendo con la voce impastata
di uscire da dove stavi sognando
di stare un po’ sulla soglia
chiedendo di spostarmi ai bordi della nave
ai confini del letto.

 

Francesco Tontoli

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“Ombre cinesi” di Francesco Tontoli

13 venerdì Ott 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Vivo al primo piano di un palazzo di città
e a volte mi ritrovo a scrivere o a suonare
la sera davanti alla finestra
esposto alle radiazioni azzurre
dei televisori e dei computer.
So che potrei entrare nei pensieri
e perfino nelle poesie dei miei vicini
e che tutti gli interni che osservo
sono simili a quello che proietto io con il corpo.

Mi dico che in fondo ognuno nel suo inverno
è un ritaglio luminoso dentro lo scavo delle case
approssimazione di vita immaginata
che rimanda su muri esterni. le ombre cinesi di sé stesso
voce che esplode quando si spalanca l’anta di una porta
o quando qualcuno fuma fuori e parla con chi è dentro.

A me interessano i disegni vaghi e i movimenti
che affacciandomi si creano in verticale.
Ognuno al suo piano ha la funzione estetica
di costruire un alveare e una torre di parole
un’esperienza di gesti che quando li guardi
portano un significato transitorio e lieve.

Del silenzio visto da fuori, se ti lasci guardare
c’è quel senso di operoso abbandono che solo
chi sa di non esser considerato produce come un’aura.
E chi è dentro il suo mondo ha modo di rigovernarsi la vita
far l’amore o semplicemente cercare di vedere il cielo e la luna.

E perfino le stelle, che qui al primo piano
diventa impresa impossibile indagarle
lasciano immaginare che siano loro a guardare.

Questo mi dico,
mi fa bene e mi cura
questo, mi ripeto,
mi dà una forma di coraggio
sposta avanti ogni sorta
di angoscia e di paura.

Francesco Tontoli

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“Suono” di Francesco Tontoli

06 venerdì Ott 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

A volte mi sento, mi tasto

e penso se ho un senso.

A volte mi pento di quello che sono

e allora suono fino all’inverosimile

suono qualcosa di indicibile

puro nonsenso musica che si fa e si disfa.

A volte (più volte) ripeto frasi inudibili

mi incanto le osservo incastrarsi l’una sull’altra

costruire edifici con mattoni di suoni

e malta che lega eoni di tempo.

Ed in mezzo un silenzio ed un altro

qualcosa di simile a un vuoto pneumatico

come quando si arriva in cima a un respiro

e ci si ferma a fissare su cellule morenti

qualcosa di vivo, un soffio, un presto

un andante o a volte un daccapo

un semplice disabitato punto coronato

o un niente, molto ben suonato.

Francesco Tontoli

 

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(Nomen omen) di Francesco Tontoli

29 venerdì Set 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

 

È da poco che ho scoperto

che mi scordo proprio tutto,

tutti i nomi ed i cognomi

che mi sforzo a ricordare

mi si inceppano a chiamarli.

 

Ho scoperto che ci sono

troppi nomi in una cosa

troppe cose dentro un nome.

 

Quando chiamo una persona

torna indietro la mia voce

trasformata, frastornata

 

come un suono concepito

per chiamare che si scioglie

si frantuma contro il muro delle cose.

 

Se mi scordo, mi perdono

se mi perdo dentro il vaso

e Pandora non mi trova

la ricerca mi consuma.

 

Poi mi arrendo nel cercare

il tuo nome per esempio

anche se non è il chiamarti

che mi preme, ma l’amarti

e tutto ciò che lo contiene.

 

( “Nomen omen”, mi dicono sempre così, quando incrociano il mio nome)

 

 

Francesco Tontoli

 

 

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“Tiratina” di Francesco Tontoli

22 venerdì Set 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

John Evans Hodgson, “Il poeta laureato”, 1878

Amo i poeti che si danno le arie

non ci crederete, li considero esseri superiori.

Così amo gli ingegneri, gli architetti

e naturalmente alcuni selezionati musicisti

che pur vivendo di espedienti

producono intorno alla loro persona

una sostanza gassosa leggera e umbratile

una allure, una sorta di olio benedetto

profumatissimo e misterioso,

che ha il potere di guarire dalle scrofole

dai pruriti notturni, dalle cattive propensioni

e infine soprattutto dall’invidia.

 

Li amo perché liberano senza paura

la loro capacità di sentirsi padroni,

sicuri di sedurre con semplici mosse

un qualsiasi pubblico di lettori-scrittori desiderosi ( chissà perché? ) di poesia, disposto

allo svenimento all’enfasi necessaria e all’estatico superfluo.

 

Devo dire che questo amore non è corrisposto.

Niente da fare.

Loro, costoro, cotesti prototipi di umanità migliore e senza dubbio felice,

raramente consentono un interloquire con chi non corrisponde pienamente e con stupore infantile

alle proprie scelte stilistiche, semantiche, ritmiche, affabulatorie.

Stanno strettamente riservati nel loro mondo,

cioè, ci stanno o fingono di starci e

si compiacciono di essere considerati stanti,

essenti, necessitanti di cure e di attenzioni dai loro fedeli followers. Esigenti

approvazioni, rassicurazioni riguardo alla loro perfetta adesione al progetto di bellezza

che hanno certamente seguito fin da piccoli, attraverso un duro tirocinio di studi sulla

seduzione, sull’arte di riuscire a farsi considerare simulacro di perfezione e di innescare

nell’altro il sospetto di essere retroguardia, pubblico pagante, zavorra.

 

È bene dire che da parte loro esiste una forma di disprezzo per chiunque.

Non hanno percezione della prossimità.

E io amo questa vocazione alla mancanza d’amore, al rifiuto di adesione alla carne di

qualcuno. Sono attratto, incuriosito, perturbato dalla loro mancanza di umanità, dal

loro sentenzioso eloquio lento e solenne quando raccontano di sé stessi, della loro

fatica e del sacrificio di vivere, di affrontare e spingere sui monti la loro attrezzatura

retorica e godersi dall’alto la sofferenza dell’infimo, inutile, litigioso, guerrafondaio

genere animale, ostile, ingordo, ignavo, umano, troppo umano.

Essere gregario è godere di ricevere questo tipo di fustigazioni.

Esimi colleghi di romanzieri, teatranti, saltinbanchi, addestratori di pulci e di giaguari

conoscono a fondo le debolezze del loro pubblico.

Ultimamente ho letto che c’è un comico che riempie teatri, e il suo spettacolo consiste

in pratica e in teoria in una serie di insulti ai singoli spettatori paganti, scelti a caso.

Li mortifica, li provoca, li tratta come cani rognosi, e tutti ridono contenti, compresi gli

insultati.

È una tecnica che è cresciuta nel tempo, ma molto antica. Nel circo la usano i clown

quando vogliono coinvolgere il pubblico e pescano a caso uno spettatore che sarà la

loro vittima sacrificale, umiliandolo sottolineando la sua inadeguatezza, il suo non

patire, non comprendere il senso che si nasconde dietro al gioco: la crudeltà, il piacere

di vedere soffrire impacciato e imbarazzato il compagno più debole.

 

Francesco Tontoli

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“Alla maniera di Hopper” di Francesco Tontoli

15 venerdì Set 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

Edward Hopper, “Domenica mattina presto”, 1930.

 

Si è svegliato
ho sentito i suoi passi
è andato in bagno
e dopo un po’ ha sceso le scale.
In strada faceva appena luce
la sua macchina è partita veloce
di domenica mattina, con la fretta
di essere dove doveva essere.
Può darsi che sia lavoro
o una giornata di pesca
può darsi un appuntamento
o cose che decidono il corso di una vita.
Può darsi la voglia di vedere il fiume
un’alba che hai sognato levarsi.
L’ ho aspettato tutta la notte
sapevo che qualcuno sarebbe giunto
che potevo cominciare a scrivere
far muovere dentro una storia
una figura, abbozzare i contorni
e farlo andare verso un altrove.
Non c’era bisogno di molti particolari
né che la storia avesse una soluzione
o un significato.
Mi chiedo anche perché proprio io
debba sacrificare il mio tempo
per uno sconosciuto.
E poi, perché questa urgenza di scriverne?
Un uomo è partito e io ho avvertito
la sua premura
ho raccolto la sua sfida al giorno.
Bastano una certa fretta
e il rumore del motore che si perde.
Molti si fermano a questa semplice verità.
Qualcuno inizia un romanzo
qualcuno finisce una poesia.

 

Francesco Tontoli

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“Ti sono apparso in sogno” di Francesco Tontoli

08 venerdì Set 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

“September skies” di Sara Winters

 

Ti sono apparso in sogno
cosa avrà significato?
Stavi lì a cercarmi
sfogliando la Cabala
e io qui che non ti vedevo
stavo pure dando i numeri.
Mi hai chiesto l’ora
e te l’ho pure data
dicendoti son le sette
con l’aria solenne
di chi indica qualcosa di scaduto.
Poi ti ho accompagnata
dove non saprei dirlo
ma eri contenta che ci fosse un posto
come quello, e io tutto preso
dallo starti in sogno
ti mettevo il cuscino in modo che
facesse ciò che fa un cuscino
cioè reggere le sorti del tuo sogno
anche se non era mio
ma come se lo fosse
perché c’ero
e mi ci sentivo
ci stavo tutto intero dentro
ero diventato sensitivo.

 

Francesco Tontoli

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“Trilogia di uccelli” di Francesco Tontoli

01 venerdì Set 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Francesco Tontoli

ph. Sebastião Salgado

Merli

Con la prima luce dell’alba
arriva il canto del merlo
ed è bellissimo e chiaro.
Deve aver tessuto una trama tutta la notte
cucito i bottoni d’oro della sua voce
su un letto di cielo celibe e senza stelle

e ora che il piccolo splendore del giorno
si allarga nel suo petto
racconta a chi lo ascolta
le antiche paure appena rattoppate
il rumore del vuoto che scende
dalle lampade nelle strade
il pianto inconsolato del gatto in amore
che ha udito sgolarsi dai tetti.

Lui canta preciso anche il mio silenzio
questo confuso cercare senso nel niente
e con le sue tenere note rivestite di luce
accende il significato delle cose
presta un po’ della sua voce
a quello che invoco e nemmeno si sente.

 

Le rondini

Le rondini
prendono d’infilata i corridoi delle strade
arrivano stridendo a folate
basterebbe stare fermi e ascoltarle
vederle appena di sfuggita manovrare
con spericolata perizia nelle curve
e disperdersi, frantumandosi sui vetri
a gruppi, a nutrite pattuglie di caccia
come spinte da un vento inesistente.

C’è un arpeggio veloce di suoni fuggenti
che ricamano e disfano a metà del cielo
più o meno all’altezza del quarto piano
una spanna sopra la mia testa
come la mano di una mamma
che segna la misura del bambino
e per gioco chiede dove vorrebbe arrivare.

 

Gabbiani

I gabbiani di città sono diversi dai gabbiani di riviera
che rovistano tra plastiche e profumata spazzatura
aspettando le onde del pomeriggio puntuali.
I gabbiani di città se la tirano e fanno baccano
hanno sempre la puzza sotto il naso e ridono forte
delle sventure degli uomini quando li passano in rivista.
Una risata falsa che vola nel mio piccolo rettangolo di cielo
si posa sui tetti e come una tragica bomba esplode
rovina sulle case, le denuda e ne fa scherno.

I gabbiani di città portano in bocca
i loro piccioni appena morti, ma felici
e li consegnano per posta aerea
ai loro orribili pulcini
nei nidi nascosti dentro le nuvole.
La pappa di piccione felice è una specialità
e i piccoli la divorano cominciando dagli occhi.

Ho visto un gabbiano di città
fermare il traffico e passare sulle strisce
per arraffare a grandi balzi un piccione agonizzante.
Un altro mi hanno detto che è comparso
alla fermata degli autobus
e ha creato scompiglio pretendendo di salire
per non perdere il volo delle sette
quando gli storni volteggiano
creando i loro fantasmi in cielo.

Ogni giorno se ne sente una sui gabbiani di città
i giornali sono pieni di notizie deprimenti
ogni giorno è quello buono per compiere un misfatto.
Ci sono furti di scasso e d’ingegno
come quando rubano un gelato ai bambini
un gruppo che caga di striscio sui fiori
uno stormo di pirati assassini
che attacca le banche e i tavolini dei bar.
Qualcuno invece aspetta le sue vittime al tram.

Una sorta di criminalità
celeste e autorizzata.
Una continua vita di rapine
con le stagioni sottosopra
in questo deserto di rovine.

E non si può nemmeno più dire
tra uno sguardo al cielo
e un’occhiata al mare
con il magone in gola
che è il tempo che ormai vola.

 

Francesco Tontoli

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“Gli uccelli” di Francesco Tontoli

30 venerdì Giu 2023

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

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Tag

Francesco Tontoli

 

(qualche anno fa una gazza ladruncola, vinta dal caldo, entrò in casa mia e fu accudita per qualche giorno).

 

 

Una gazza

 

I

 

È presto per dire

se la gazza che mi è entrata in casa

è venuta per rubare o per annunciarmi

qualcosa di inverosimile.

Per ora rispetto i suoi tempi

e le passo quel poco di cibo

che chiede strepitando.

 

Gli uccelli che cercano gli uomini

lo fanno per mancanza di vento

richiedono che la materia dell’agire

nelle ali che bruciano

sia nelle nostre braccia.

Ci credono capaci di muovere

idee di mondi, capovolgere cose

donare all’aria la possibilità di portarli lontano.

 

Avvertono che la delega

che li ha investiti come un turbine

(quella di superare la forza che ci inchioda

al nostro essere pesanti e miserabili)

li abbia trasformati in sogni

li abbia alleggeriti della realtà dura.

 

E se qualcuno ti arriva in casa

con l’ala spezzata, con la fame e la sete

pensi sia giunto un qualche momento solenne

segno che un cielo almeno, è caduto

e tu non sai proprio da quale parte.

 

Aspetti come aspettavano gli antichi abitanti

delle città assediate

pensando che i gesti del cielo

compongano poco alla volta un alfabeto

 

e quella lingua rubata

si ricostruisca sempre a fatica

per chi non ha il dono del volo.

 

 

II

 

(Notizie dalla gazza)

 

Deve essere innamorata

e ha bisogno di farmelo sapere

sul terrazzo ha deposto varie lettere

luccicanti, che composte in parole

facevano un verso d’amore senza senso.

 

Sull’albero dove le raccoglie ci sono

delle arance lasciate lì a marcire

e quelle cose di scrittura tonde o acuminate

che deve aver rubato chissà dove.

 

Ogni volta che mi vede avvicinarla

apre il becco come volesse essere imboccata

(dentro intravedo la sua gola rosa carne

che mi intrattiene in un canto quasi muto)

poi se ne va frullando l’aria nelle ali.

 

La vedo toccare i tetti tra le antenne paraboliche

e i filippini riuniti nel cortile per le loro feste

applaudono le sue evoluzioni e mi sorridono

mentre qualcuno affacciato alla finestra a fumare

rientra in casa disgustato e alza il volume alla tv.

 

 

 

Francesco Tontoli

 

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