Oggi Limina mundi compie dieci anni di attività. Questo post raccoglie i contributi di Deborah Mega, Francesco Palmieri, Emilio Capaccio, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano, Loredana Semantica per l’occasione. Una festa celebrativa, di auguri e lunga vita a Limina mundi!
di DEBORAH MEGA
L’idea di inaugurare un blog di poesia, letteratura, arti, società nacque nel 2015 a conclusione di un progetto precedente che aveva coinvolto me e Loredana Semantica permettendoci di testare una conoscenza e una collaborazione che nel corso degli anni sarebbe divenuta amicizia. Quando il 21 marzo 2016 pubblicammo il primo post, eravamo animate da passione, estro creativo, desiderio di proporre contenuti significativi e di lasciare una traccia, nonostante fossimo consapevoli che un blog presenta il duplice pregio della capillarità e della velocità di diffusione ma il grande limite del transeunte rispetto ad una rivista cartacea. Ricordo delle conversazioni lunghissime e stimolanti condotte fino a tarda notte, durante le quali scegliemmo il nome, in questo (e non solo in questo), Loredana è bravissima, stabilimmo la struttura di pagine e categorie, l’immagine della testata che rappresentava “Apollo e le Muse”, un dipinto su tela collocato nella camera da letto dei miei nonni paterni che mi aveva attratta fin da bambina. Organizzammo un equipaggio scelto reclutando amici che sentivamo affini e prendemmo il largo. Questo spirito, dopo dieci anni di attività, non ci ha abbandonate. Abbiamo garantito nel corso di questo lungo corso una pubblicazione costante, se si eccettuano i periodi di vacanza natalizi ed estivi, grazie all’impegno di ciascun redattore e dei tantissimi amici poeti, scrittori ed editori che continuano a inviarci contributi di qualità, comunicati stampa, notizie su nuove uscite. Senza timore di essere smentita posso affermare che Limina si alimenti autonomamente e questo, rispetto ai primi tempi, quando io e Loredana ci alternavamo quasi quotidianamente, talvolta con affanno perché siamo entrambe molto impegnate, ci ha rasserenate. Abbiamo accolto le innumerevoli email che sono giunte alla nostra casella e abbiamo cercato di venire incontro al bisogno di partecipazione e al desiderio di esserci di chi ci ha scritto. Ad un certo punto, dal 2022, abbiamo sentito la necessità di trasformare il blog in sito, di acquistare un dominio, di ampliare la capacità del contenitore, di eliminare gli inserti pubblicitari migliorando le funzionalità offerte dalla piattaforma wordpress. Siamo contente di aver costruito dal nulla un collettivo di letteratura e arti che pubblica quasi ogni giorno. Come in ogni bilancio consuntivo che si rispetti è giusto parlare di numeri, non per crogiolarci nell’autocompiacimento, ma come sprone a fare sempre meglio. Oltre a me e a Loredana la redazione attuale è costituita da: Antonella Pizzo, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Francesco Tontoli, Maria Allo, Miriam Bruni, Yuleisy Cruz Lezcano. In passato ne hanno fatto parte anche: Adriana Gloria Marigo, Alessandra Fanti, Anna Maria Bonfiglio, Francesco Severini, Maria Grazia Galatà, Raffaella Terribile. Le visite al sito sono state 473.731, in costante aumento, perché dalle 10812 visualizzazioni del 2016 siamo giunti alle 54372 dell’anno appena trascorso. Abbiamo notato che il 2020, anno della pandemia, è stato il periodo in cui l’affluenza al sito è stata altissima, superata solo dal 2024 con 65.059 visite.

A partire dall’anno di fondazione, gli articoli pubblicati fino a oggi sono stati 1672. Dalla top ten degli articoli più visualizzati emerge che l’articolo più letto è stato “La casa di Asterione” con 40910 visualizzazioni, scritto e pubblicato da me il 15 aprile 2016. Svolgendo la mia attività di docente di lettere nella scuola secondaria di primo grado, quotidianamente ho la fortuna di imbattermi in pagine tra le più belle che mai siano state scritte, posizione privilegiata questa, che favorisce l’incontro e la scoperta di prodotti della creatività e dell’ingegno di tutti i tempi, selezionati per mio gusto personale. Mi piace pensare di compiere nel mio piccolo un’opera di alfabetizzazione culturale. Ho il sospetto, infatti, che molti miei post siano utilizzati da studenti e fungano da spunto per ulteriori approfondimenti.

Gli utenti abbonati attualmente sono 290, i visitatori in questi anni sono stati 341616, provenienti da vari stati del mondo, regioni e città, italiane e non solo.




Il file più scaricato è risultato il pdf dei “Cuentos Olvidados” di Emilio Capaccio.


Il giorno di maggior affluenza è stato il 15 marzo 2019. L’intenzione che ci animava era quella di perseguire e celebrare l’armonia, la bellezza, la solidarietà prendendo le distanze dall’ingiustizia, dall’intolleranza, dalla discriminazione, dalle violenze che imperversano oggi nel mondo. Pensiamo di esserci riuscite e ci auguriamo di continuare a percorrere questa rotta per molto tempo ancora.
Deborah Mega
di FRANCESCO PALMIERI
Sono passati 10 anni…grazie soprattutto all’impegno incrollabile e continuo delle colonne portanti di questo blog: Deborah Mega e Loredana Semantica; senza di loro oggi non avremmo alcun decennale da celebrare. Considerando la vastità delle scritture e delle proposte che affollano lo spazio virtuale e social di internet, non sarebbe blasfemo gridare “al miracolo”, per essere riusciti a resistere nel tempo e all’urto distruttivo del clamore annichilente del web, Limina Mundi è ancora nel suo luogo ai confini del mondo, dove può avvenire che si scoprano nuove terre o che si precipiti in un “folle volo” verso l’abisso dell’inesistenza e del silenzio. Limina, dal momento in cui è nato come blog 10 anni fa, è stato ed è isola di resistenza culturale, uno spazio dove si sono avvicendate voci, nomi e proposte di scrittura che vanno dalla poesia al racconto, dal saggio breve alla riflessione filosofica su questo nostro tempo contemporaneo, dalla presentazione di raccolte poetiche alle letture ‘a viva voce’ ad opera di autori e collaboratori saltuari, avendo sempre come obiettivi principali la gratuità della collaborazione e soprattutto l’ambizione di essere testimonianza e persistenza della parola, quella parola dove l’anima è ancora luogo genetico insopprimibile della creatività e la razionalità il filtro ineludibile della dicibilità. In questi dieci anni molto è cambiato nell’universo mondo: la dimensione umana e umanistica viene sempre più erosa dall’incedere potente di una antropologia seviziata dall’innovazione tecnologica usata come instrumentum regni e dalle brame regressive di un potere brutale e assolutistico, dove i niciani mostri sembrano non avere rivali nella costruzione del mondo e del tempo futuro che, lungi dall’essere un’opportunità, pare invece un terrorizzante abisso profondo. Per queste inquietanti ragioni oggi è più che mai necessario, se non vitale, farsi isole di resistenza, e dal silenzio, zittiti dal clamore e dal rumore, anche se sempre più emarginati e schiacciati ai confini del mondo, un mondo che mai potremmo amare: un mondo che non vogliamo.
Francesco Palmieri
di EMILIO CAPACCIO
Dieci anni sono un tempo che si misura non solo in giorni, ma in vibrazioni, in parole che hanno attraversato silenzi e pensieri, in incontri invisibili tra chi scrive e chi legge. Celebrare il decennale di Limina Mundi significa fermarsi a sentire il battito di un progetto nato dal desiderio di dare forma alle emozioni, di esplorare la vita con attenzione, e di trasformare la scrittura in spazio di ascolto e condivisione. In un mondo dove tutto scorre veloce e la parola spesso perde il suo peso, questo spazio ha scelto di essere rifugio e orizzonte insieme: luogo in cui ogni testo respira, vibra e invita chi legge a perdersi e ritrovarsi allo stesso tempo.
Ogni poesia, ogni racconto, ogni riflessione che ha attraversato questi dieci anni è come una stella in un cielo vasto: brilla da sola, ma insieme alle altre crea costellazioni che raccontano storie, sentimenti, visioni del mondo. Limina Mundi ha saputo costruire questi cieli, tracciando percorsi di pensiero e immaginazione che conducono lontano, verso territori inaspettati dell’anima e della società. La scrittura qui non è mera espressione estetica, ma atto di presenza, gesto che testimonia la cura di chi cerca di capire e dare senso a ciò che accade dentro e fuori di sé.
In dieci anni si accumulano frammenti di vita, riflessioni, intuizioni che diventano tessuto comune. La bellezza di questo progetto non sta nella quantità, ma nell’intensità: ogni parola scelta, ogni immagine evocata, ogni pensiero condiviso è parte di una trama più grande che unisce chi scrive e chi legge. È come se ogni testo fosse una vela dispiegata sul mare aperto della cultura e della riflessione, spinta dal vento delle idee, capace di portarci oltre la riva della superficialità quotidiana verso un orizzonte più profondo.
Il decennale non è solo un punto nel tempo, ma un invito a guardare avanti, a continuare a navigare in un mare che non teme la profondità. Limina Mundi ha mostrato che la parola è ancora strumento potente: può costruire ponti tra esperienze diverse, accendere intuizioni, aprire finestre sull’ignoto. La poesia diventa voce, la prosa diventa cammino, e ogni lettura si trasforma in un piccolo viaggio. Qui non si tratta di consumare contenuti, ma di partecipare a una conversazione che attraversa le stagioni della vita, le luci e le ombre dei nostri tempi.
Dieci anni di scrittura condivisa significano anche dieci anni di relazioni invisibili: tra autori e lettori, tra pensieri ed emozioni, tra memoria e futuro. Limina Mundi ha saputo creare un ecosistema culturale in cui ogni voce trova spazio, in cui ogni parola ha peso e ogni silenzio ha senso. È un luogo in cui la scrittura non si limita a raccontare, ma accompagna, provoca, invita a riflettere, a sentire e a immaginare. La ricorrenza del decennale diventa così celebrazione di un atto di cura: verso la parola, verso chi legge e verso il mondo che ci circonda.
Guardando oltre, questa soglia dei dieci anni non chiude un capitolo, ma apre nuove rotte. È promessa di continuità, di innovazione, di attenzione costante al valore della scrittura come strumento di comprensione e bellezza. Limina Mundi ci ricorda che, anche nell’oceano frenetico del digitale, è possibile costruire spazi di lentezza, di ascolto, di profondità. Che la parola può ancora essere luce e guida, può ancora sorprendere, emozionare e trasformare.
In definitiva, il decennale di Limina Mundi celebra non solo un percorso di dieci anni, ma la possibilità che la cultura viva e respiri, che le parole possano ancora aprire mondi, creare ponti invisibili, dare senso alle cose e alle persone. È un invito a continuare a navigare, insieme, in questo alto mare aperto, dove ogni parola conta, ogni pensiero vibra, e ogni lettura diventa viaggio. Dieci anni sono solo l’inizio: la rotta è aperta, e le vele sono pronte a dispiegarsi ancora, verso nuovi orizzonti di bellezza e scoperta.
Emilio Capaccio
di MARIA ALLO
Raggiungere dieci anni di attività nella gestione di un lit-blog letterario rappresenta un traguardo significativo, frutto di costanza, impegno e passione per la scrittura. Deborah Mega e Loredana Semantica, attraverso un lavoro attento e dedicato, sono riuscite a mantenere vivo un progetto che ha saputo adattarsi nel tempo, affrontando le inevitabili sfide con determinazione e competenza. Il loro percorso dimostra quanto possa essere importante coltivare uno spazio di confronto e approfondimento culturale, anche in un contesto spesso mutevole come quello digitale. Quanto a me, semplice rematore occasionale lungo le rotte di questa appassionante avventura, posso affermare che in questi dieci anni non ho mai lasciato la nave. Anche se il mio contributo è stato altalenante, simile al ritmo irregolare di un tamburo che a volte batte e altre tace, non è mai mancato il cuore. Continuo a offrire il mio sostegno con gratitudine e con la consapevolezza che ci sono viaggi dove la meta finale serve solo a ricordarci il valore intrinseco del viaggio stesso, del navigare per il puro piacere di farlo. Seneca ci ammonisce sottolineando che il tempo a nostra disposizione non è mai troppo breve, ma siamo spesso noi stessi a sprecarlo senza riflettere. Non c’è risorsa più preziosa del tempo, più rara dell’oro e impossibile da recuperare una volta perduta. In queste parole si cela forse il segreto: far sì che ogni tappa del viaggio abbia significato e valore. A suo avviso, la chiave per allungare quella che chiamiamo esistenza risiede nel vivere con consapevolezza ogni istante del presente, orientando le nostre energie verso attività dotate di significato – ovvero il nobile otium filosofico, assai distante dall’inerte pigrizia – invece che disperderle negli affanni vani dell’inutile. Per Seneca, il tempo libero rappresenta tutto fuorché una sterile inattività: esso è il terreno fertile da dedicare alla coltivazione della mente, tra letture e riflessioni culturali, un’autentica forma di investimento per arricchire i giardini segreti della nostra anima. È come se ci ricordasse che, affinché la vita si espanda, non servono più anni, ma modi migliori di seminarla. Parlando di Limina Mundi, emergono con chiarezza le capacità di Loredana e Deborah nel favorire il consenso e la collaborazione all’interno del progetto. La loro gestione si distingue per flessibilità e apertura al dialogo, creando un ambiente armonioso e inclusivo. Il blog si configura come uno spazio dedicato alla diffusione di contenuti letterari e culturali, con un focus che spazia dai classici della letteratura alle produzioni contemporanee. Attraverso recensioni e analisi approfondite, il progetto propone una lettura critica che pone attenzione anche agli autori più giovani e alle nuove produzioni. In un contesto influenzato dalla comunicazione rapida dei social network, diventa importante ritagliare luoghi dedicati alla scoperta e alla valorizzazione delle diverse espressioni culturali, mettendo in risalto voci emergenti e prospettive innovative. Negli ultimi dieci anni, Limina ha esaminato con cura le diverse proposte creative presentate dai collaboratori, dedicando attenzione ai vari ambiti e sezioni, tra cui quella denominata “La poesia prende voce “alla quale ho contribuito direttamente. Questo progetto si è configurato come uno spazio di confronto poetico, dove le idee dei giovani autori si sono incrociate con l’esperienza di scrittori già affermati. In questo spazio, concepito come un crocevia ricco di suggestioni, hanno preso forma nuovi linguaggi poetici, caratterizzati da una rinnovata vitalità e intensità espressiva. Attraverso un delicato equilibrio tra eleganza e autenticità, le ottantasei voci poetiche coinvolte hanno saputo esprimere la propria identità, trovando spazio in contesti dedicati alla valorizzazione della diversità creativa e al riconoscimento del valore universale della poesia. Limina Mundi prosegue così il suo percorso, grazie al contributo di lettori, ideatrici e sostenitori che ne sostengono attivamente la crescita, anche se rimanere al passo con le novità e rispettare le tempistiche rappresenta sicuramente una sfida impegnativa, ma essenziale per garantire efficienza e risultati tangibili.
Maria Allo
di MIRIAM BRUNI
Miriam Bruni legge la poesia “Esempi” di Antonia Pozzi


ph. Miriam Bruni
Anima, sii come il pino:
che tutto l’inverno distende
nella bianca aria vuota
le sue braccia fiorenti
e non cede, non cede,
nemmeno se il vento,
recandogli da tutti i boschi
il suono di tutte le foglie cadute,
gli sussurra parole d’abbandono;
nemmeno se la neve,
gravandolo con tutto il peso
del suo freddo candore,
immolla le fronde e le trae
violentemente
verso il nero suolo.
Anima, sii come il pino:
e poi arriverà la primavera
e tu la sentirai venire da lontano,
col gemito di tutti i rami nudi
che soffriranno, per rinverdire.
Ma nei tuoi rami vivi
la divina primavera avrà la voce
di tutti i più canori uccelli
ed ai tuoi piedi fiorirà di primule
e di giacinti azzurri
la zolla a cui t’aggrappi
nei giorni della pace
come nei giorni del pianto.
Anima, sii come la montagna:
che quando tutta la valle
è un grande lago di viola
e i tocchi delle campane vi affiorano
come bianche ninfee di suono,
lei sola, in alto, si tende
ad un muto colloquio col sole.
La fascia l’ombra
sempre più da presso
e pare, intorno alla nivea fronte,
una capigliatura greve
che la rovesci,
che la trattenga
dal balzare aerea
verso il suo amore.
Ma l’amore del sole
appassionatamente la cinge
d’uno splendore supremo,
appassionatamente bacia
con i suoi raggi le nubi
che salgono da lei.
Salgono libere, lente
svincolate dall’ombra,
sovrane
al di là d’ogni tenebra,
come pensieri dell’anima eterna
verso l’eterna luce.
di YULEISY CRUZ LEZCANO
Limina Mundi: abitare la soglia della parola
Dieci anni sono un tempo ambiguo: abbastanza lungo da trasformare un’intuizione in una traiettoria, ma ancora intriso della freschezza originaria di un gesto nato per necessità più che per progetto. È dentro questa ambivalenza che si colloca l’anniversario di Limina Mundi, litblog fondato nel 2016 da Loredana Semantica e Deborah Mega, e cresciuto nel tempo come uno spazio di attraversamento, più che come un semplice contenitore editoriale.
Fin dall’inizio, come emerge dal manifesto inaugurale pubblicato nel marzo di quell’anno, Limina Mundi si è definito come un luogo di soglia: il “limen” non è soltanto un confine, ma una zona di passaggio, uno spazio in cui la scrittura si espone alla trasformazione. In questo senso, il blog si è inserito in quella tradizione contemporanea di riviste letterarie online che, come sottolineano diversi studi nell’ambito dei media digitali e delle digital humanities, hanno ridefinito il concetto stesso di comunità letteraria. Non più gerarchica, chiusa, filtrata esclusivamente da istituzioni editoriali, ma diffusa, dialogica, spesso fondata su relazioni orizzontali e su una partecipazione spontanea e appassionata.
Limina Mundi non nasce come rivista registrata, né come prodotto editoriale formalizzato: è, piuttosto, un litblog nel senso più autentico del termine, animato da una tensione culturale che precede ogni struttura. Questa assenza di formalizzazione giuridica non rappresenta una mancanza, ma una scelta implicita: quella di privilegiare la libertà del gesto creativo e la costruzione di uno spazio condiviso rispetto a logiche istituzionali. In questo contesto, la tutela del diritto d’autore si affida a pratiche diffuse nella cultura digitale, come l’attribuzione chiara dei testi, la responsabilità individuale e la visibilità pubblica che, paradossalmente, diventa una forma di protezione.
Le rubriche iniziali, pur nella loro fluidità, riflettevano già una vocazione plurale: poesia, riflessione critica, traduzione, dialogo tra arti e linguaggi. Col tempo, il blog si è ampliato non tanto in termini di struttura quanto di profondità e varietà delle voci. “Hanno collaborato” diventa una formula significativa: non un elenco di presenze, ma una costellazione di passaggi, di incontri, di autori che hanno abitato temporaneamente questo spazio per poi proseguire altrove. In questo senso, Limina Mundi è stato ed è un luogo di transito, coerente con la propria identità di soglia.
Ciò che colpisce, a distanza di dieci anni, è la persistenza dell’energia originaria. Come afferma Loredana, con una sincerità che restituisce il senso profondo del progetto: “Sì, noi stessi siamo stupiti e orgogliosi di aver retto tanto animati solo dalla passione”. È proprio questa passione il motore reale del blog, una forza che sfugge alle definizioni e che si avvicina a quella dimensione quasi “nebulosa” che molti scrittori evocano quando parlano della nascita della loro vocazione. Nel caso della poesia, in particolare, non si tratta di una scelta deliberata, ma di una chiamata, di un attraversamento che coinvolge l’identità stessa di chi scrive.
La mia esperienza personale si inserisce in questa trama di incontri. Sono Yuleisy Cruz Lezcano, poetessa e scrittrice, e il mio avvicinamento a Limina Mundi è avvenuto attraverso una mediazione inattesa: un poeta, Emilio Capaccio, che un giorno mi fece conoscere il blog traducendo alcune poesie tratte dal mio libro pubblicato in Portogallo, Doble acento para un naufragio. Da quel momento, il passaggio da lettrice a collaboratrice è stato naturale, quasi inevitabile. Inviare testi, partecipare al dialogo, entrare in quella corrente di scambio ha significato riconoscere in Limina Mundi uno spazio affine, capace di accogliere e risuonare con la mia ricerca poetica. Partecipare a un litblog come questo non significa soltanto pubblicare, ma condividere un percorso. È un’esperienza che mette in gioco il senso stesso della scrittura come pratica relazionale. Gli studi accademici sulle comunità letterarie digitali sottolineano come questi spazi favoriscano forme di co-creazione e di negoziazione simbolica: ogni testo pubblicato è il risultato di un dialogo implicito con chi legge, con chi commenta, con chi scrive accanto. In Limina Mundi, questo dialogo si estende anche al direttivo, dove le differenze non rappresentano ostacoli, ma risorse. La negoziazione delle idee diventa un esercizio di ascolto, un modo per far emergere una visione condivisa senza annullare le singolarità.
In questo contesto, la leadership non assume mai una forma autoritaria o verticale. È, piuttosto, una leadership diffusa, che si manifesta nella capacità di tenere insieme il progetto, di orientarlo senza irrigidirlo, di accogliere senza disperdere. Loredana Semantica e Deborah Mega incarnano questa forma di guida: non come controllo, ma come cura. È una leadership che si misura nella durata, nella coerenza, nella capacità di attraversare le inevitabili trasformazioni senza perdere il nucleo originario.
Nel corso degli anni, Limina Mundi ha dato vita anche a momenti di incontro dal vivo, occasioni in cui la dimensione digitale si è tradotta in presenza, confermando che la comunità costruita online possiede una realtà concreta, fatta di corpi, voci, relazioni. Questi eventi rappresentano un’estensione naturale del progetto, un modo per rendere tangibile ciò che nasce nella scrittura.
A dieci anni dalla sua nascita, Limina Mundi non è soltanto un archivio di testi, ma un’esperienza collettiva. Ha rappresentato per molti autori un luogo di formazione, di confronto, di passaggio. Ha dimostrato che la scrittura, quando è sostenuta da una passione autentica e condivisa, può costruire spazi duraturi anche al di fuori delle strutture tradizionali. E continua a farlo, mantenendo viva quella tensione originaria verso il limite, verso ciò che sta tra le cose, verso quel confine mobile in cui la parola si rinnova continuamente. Se questi sono gli intenti dichiarati, ciò che emerge con forza è la loro traduzione concreta in una pratica quotidiana della scrittura che non si limita a testimoniare, ma prende posizione. La parola, in Limina Mundi, non è mai neutrale: è un gesto che si espone, che sceglie, che accetta il rischio di stare dentro il tempo presente senza rinunciare a una tensione verso ciò che lo trascende. In questo senso, il riferimento alla bellezza non è evasione, ma forma di resistenza, così come lo sguardo sulle fratture del mondo non è compiacimento del dolore, ma esigenza etica.
L’immagine della danza, evocata dal dipinto di Danza di Apollo con le Muse, suggerisce un equilibrio dinamico tra discipline, sensibilità e linguaggi. Non si tratta di un’armonia statica, ma di un movimento continuo in cui ogni voce trova spazio senza annullare le altre. Scrivere sulle arti, attraversarle, metterle in relazione diventa allora un modo per sottrarsi alla frammentazione e ricostruire un senso di unità, fragile ma necessario.
In questa prospettiva, anche il richiamo a Ulisse e a Costantino Kavafis non è soltanto letterario, ma esistenziale. Il viaggio non è metafora ornamentale, bensì struttura profonda dell’esperienza del blog: ogni contributo è una tappa, ogni autore un approdo temporaneo, ogni testo una traccia lasciata lungo una rotta che non è mai definitivamente tracciata. L’Itaca evocata non coincide con un punto d’arrivo, ma con la consapevolezza maturata lungo il percorso.
Accogliere scritture altrui, in questo contesto, significa assumersi una responsabilità ulteriore: non solo offrire spazio, ma custodire uno spirito. È qui che si misura la coerenza di Limina Mundi, nella capacità di mantenere aperta la soglia senza disperdere il senso di ciò che la attraversa. Ogni testo accolto deve, in qualche modo, dialogare con quell’idea di libertà che non è arbitrio, ma tensione consapevole verso la conoscenza.
E forse è proprio in questa apertura vigilante che si comprende fino in fondo il valore dell’esperienza condivisa: non un semplice insieme di contributi, ma una costruzione collettiva che si rinnova continuamente, restando fedele a un nucleo etico e poetico che, dopo dieci anni, continua a interrogare chi scrive e chi legge.
C’è un punto, nella scrittura, in cui ogni tentativo di spiegazione si arresta e lascia spazio a qualcosa di più originario, quasi insondabile. È lo stesso punto in cui molti autori esitano quando si chiede loro “quando è iniziato tutto”: non c’è una data, non c’è una decisione, ma una sorta di emersione. Scrivere, in fondo, è rispondere a una voce che non si possiede del tutto. E forse è proprio per questo che chi scrive legge con una fame diversa: non per accumulare storie, ma per riconoscere, negli altri, quella stessa voce che lo attraversa.
Il lettore vorace è già, in potenza, uno scrittore. Non perché imiti o replichi, ma perché completa. Qui si innesta quella tensione teorica che mi avvicina agli strutturalisti: l’idea che ogni opera non sia chiusa, ma continuamente riattivata da chi la legge. In questa prospettiva, il testo non appartiene mai a un solo autore. Ogni lettura è una riscrittura invisibile, ogni interpretazione è un gesto creativo. La letteratura diventa allora uno spazio plurale, dove l’autorialità si moltiplica e si dissolve insieme. È questa una delle forme più alte della cultura: un’opera che vive di infinite coscienze.
Limina Mundi si inserisce con naturalezza in questa visione, perché è costruito come un luogo di voci. Non una voce dominante, ma una coralità che accetta differenze di stile, provenienza, lingua, sensibilità. In questo senso, il blog assume una dimensione che va oltre il contesto nazionale: accogliendo autori che scrivono da altri paesi, che attraversano lingue e traduzioni, diventa a tutti gli effetti uno spazio internazionale. Non tanto per una dichiarazione formale, quanto per la pratica concreta dell’incontro. Come mostrano anche studi recenti sulle reti letterarie globali, la dimensione digitale consente oggi una circolazione senza precedenti di opere e autori, creando connessioni tra comunità lontane e spesso marginalizzate.
In questo scenario, Limina Mundi dialoga idealmente con altre esperienze che, pur diverse per struttura e visibilità, condividono una tensione simile. Riviste come Zoetrope: All-Story, fondata da Francis Ford Coppola, hanno saputo unire autori emergenti e figure di rilievo internazionale, pubblicando scrittori come Gabriel García Márquez o Salman Rushdie e contribuendo a creare un ponte tra diverse tradizioni narrative. Allo stesso modo, esperienze come Storie hanno proposto una visione aperta e bilingue della letteratura, accogliendo autori di differenti nazionalità e cercando di esplorare forme innovative della scrittura.
Queste realtà, pur più strutturate, condividono con Limina Mundi un’idea fondamentale: la letteratura come spazio di relazione, come laboratorio di senso, come luogo in cui le differenze non vengono livellate ma rese visibili.
In questo orizzonte, il nome stesso Limina Mundi acquista una risonanza ulteriore. Non è soltanto una soglia, ma un confine mobile tra mondi: tra autore e lettore, tra lingue, tra esperienze, tra centro e margine. È un nome che contiene un movimento, una tensione verso l’attraversamento. E forse è proprio qui che si rivela il suo senso più profondo: non indicare un luogo stabile, ma una condizione. Stare sulla soglia significa accettare l’inquietudine della ricerca, ma anche la possibilità dell’incontro.
Così, nel mistero della scrittura e nella pluralità delle sue voci, Limina Mundi continua a esistere come uno spazio in cui chi legge può diventare autore e chi scrive resta, inevitabilmente, un lettore tra gli altri. Ed è in questa reciprocità, mai conclusa, che si rinnova il suo significato più autentico.
Yuleisy Cruz Lezcano
di LOREDANA SEMANTICA
Era 21 marzo del 2016 quando è cominciata l’ avventura di Limina mundi, e oggi – non sembra vero – sono trascorsi dieci anni! Possiamo già parlare di “storia” e non solo avventura. All’epoca – ricordo – dedicammo tempo e cura alla scelta del nome e del logo del blog, scartando tante prove e ipotesi, pensammo anche a un “manifesto”, che diventò anche il primo post, una dichiarazione d’intenti di farne un luogo che esaltasse la bellezza e l’arte per contrasto alle brutture della realtà, magnificando il senso di libertà e dell’esplorazione di mondi nuovi, paragonandoci a novelli Ulisse, navigatori dell’Oceano, da percorrere metaforicamente in lungo e in largo fino ai più sperduti confini, consapevoli che importa più il viaggio che la destinazione, contano maggiormente gli incontri, l’esperienza, l’arricchimento culturale e spirituale che l’ Itaca, l’approdo di quiete che ci attende al termine del nostro peregrinare.
Dopo dieci anni la visione non è cambiata, anzi appare corroborata e più autentica che mai, ma, al contempo, è come se appartenesse a un sogno o aspirazione, è più precisamente un’ispirazione. La “visione” è una metafora, la realtà è un’altra cosa, molto più ordinaria, ma molto più concreta. Nessuna esaltazione, nessuna gloria o compiacimento, non gesta epiche o grandiosità, nessun incontro coi Lestrigoni o – per fortuna – con la maga Circe, nessun Eolo che per noi soffi nelle vele, o Penelope che si confidi, sussurrandoci segreti regali nelle orecchie. Penelope al più è solo una compagna di viaggio, anche lei intenta a tessere la tela dell’attesa e della dilazione. Dell’intrattenimento. Una figura di pazienza che architetta il pretesto per rinviare all’infinito chi ha sete di conquista e dominio. La realtà è un miracolo di piccoli passi, un piede dopo l’altro, un colpo di remo appresso all’altro, uno spingere la barca sull’acqua, ma non con fatica, non per abbrivio, bensì con volontà e perseveranza. Un altro ambito dove viene provata la resistenza, la capacità di non rinunciare, nonostante a volte l’andare appaia senza meta e senza ritorni. Un’altra forma di solitudine concentrata in un progredire oltre ogni limite. Trovare compagni ogni volta in questo andare è una sorpresa che si rinnova ad ogni incontro. Un conforto e una speranza che c’è del buono in ciò che si fa, in ciò a cui si crede.
All’entusiasmo iniziale è subentrata una nuova consapevolezza, che la tenacia è un valore (Deborah Mega in questo eccelle) , che costruire è sempre con fatica, che il mare è bello, ma infido, che per la libertà si paga un prezzo. Senza recedere dagli intenti iniziali, ma con la coscienza che essi sono ambiziosi e, perciò, come tutte le cose, non sono un regalo, ma esistono in quanto agli intenti si dà corpo con la determinazione.
Il progetto più ambizioso di tutti non era tanto creare un blog e animarlo col nostro impegno, inventare iniziative, rubriche, invitare partecipanti a condividere visione e a contribuire con loro idee e produzione. Tutto ciò, a dire il vero, era il divertimento. Il progetto più ambizioso era reggere nel tempo, mantenere l’impegno, attraversando secche e risacche, contrarietà e tempeste, gli impegni e gli affanni della vita.
Tra i miei ricordi di gioventù la passione del lavoro a maglia con i ferri da lana, ma anche l’incostanza e la stanchezza che mi portavano ad avviare progetti e a lasciarli incompleti, fermi per anni, infine ad abbandonarli. Col tempo ho cominciato ad apprezzare il lavoro a maglia non tanto per l’obiettivo o il risultato, bensì in sé per il lavorio, per lo sferruzzare, quell’accavallare di maglie agli aghi, di punti tra loro, di trame, legacci e rasati che componevano l’intreccio, per la ripetitività del gesto nella progressione dei ferri, l’andata e ritorno dell’avanzamento. Un percorso che ondeggia, cadenzato, una ritmicità simile al battito cardiaco, lo stesso ticchettio dei ferri nel silenzio mima il palpitare del cuore, l’ipnotismo del movimento, la capacità di giungere a lavorare quasi senza guardare la maglia, e vedere questa accrescersi in grembo, sotto le mani che sanno dove andare, hanno la misura dell’ampiezza, la sicurezza della precisione, calibrando pressione e tensione in gesti d’eleganza e sapienza. Potremmo dirlo trance, incanto, esperienza. Ossessione che intrama e convoglia. Ossessione che stempera e risorge. Costruzione. Quasi una p-ossessione che produce.
Sferruzzare come scrivere. Parola dopo parola.
Ecco, del lavoro sul sito, similmente dello scrivere, mi sento di compiere questo fantasioso parallelismo con lo sferruzzare. Alla fine una maglia che tenga calda d’inverno verrà fuori, si potrà indossare. Alla fine qualcosa di quanto scritto/prodotto si potrà salvare. Non lo dico io, ma Dino Buzzati nella poesia che riporto più sotto.
Concludendo, se guardiamo al tempo trascorso, ai compagni passati a quelli trovati, a quelli che sono qui dalla prima ora, credo che ne sia valsa la pena, di ogni cosa intendo, ogni difficoltà, ogni impegno, ogni tensione. Cercando la bellezza, forse ci accorgeremo che essa è in noi, in ciascuno di coloro che la coltivano, l’ammirano, la scorgono dove altri non vedono nulla, la proteggono, la sostengono.
E quindi, a tutti quelli che leggono, a quelli che scrivono, hanno scritto, partecipano, qui, con noi.
Grazie.
Loredana Semantica
di Dino Buzzati
Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno,
anche se l’animo è sconvolto
e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,
ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante
tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere,
che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,
solo questa è la porta da cui,
se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,
una riga si potrà salvare. (Forse).
Dino Buzzati







































