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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: Doris Bellomusto

Doris Bellomusto, “Passo a due”, Tralerighe libri, 2025.

09 lunedì Feb 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA, PROSA

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Tag

Doris Bellomusto, Passo a due

Dalle viscere del tempo

Sono fatta di storie sussurrate aru vientu, storie di fimmini forti come temporali. Sono una somma di storie storte e date in pasto all’oblio. Sono fatta di semine e raccolti, canti e cunti. Sono fatta di generosi perdoni e mancate scuse. Sono fatta di storie coraggiose e non le tradirò.

Mi porto addosso la pelle di tante donne che non ho conosciuto. Vengo da un mondo contadino e vergine, ribelle e aspro, da un dialetto caldo nella cadenza e forte nell’accento. Sono quella che sono perché altre donne hanno guidato i miei passi e lo hanno fatto senza neppure conoscermi. Da un utero sconosciuto e lontano ho ereditato questo sangue caldo e questa fibra tenace, ma quieta. Vengo dal ventre di donne comuni, abituate a riconoscere nel quotidiano le ragioni del loro vivere. Mi hanno insegnato ad allungare lo sguardo solo se è necessario, altrimenti so guardare alle cose solo da vicino. Non so se è un bene, so che si risparmiano energie. Non porto il nome di nessuna, non assomiglio a nessuna, ma sono insieme la 11somma e la differenza delle generazioni che mi hanno preceduta e oggi vorrei saper pensare pensieri forti e utili, concreti, misurabili. Le donne da cui vengo avevano pensieri buoni e necessari come il pane e oggi voglio indossare una pelle nuova e remota, ancestrale, sincera, concreta. Dalle viscere del tempo, donne simili a lupe, hanno costruito per me dimore sicure, focolari e letti. Hanno acceso candele e impastato il pane, hanno setacciato la farina e raccolto castagne, olive, pomodori, fichi da seccare al sole. Hanno rinunciato al piacere, alla vanità, al gioco, ma non all’allegria. Poi un giorno di primavera è nata Dora, era il 14 maggio 1927, lei è andata oltre il suo tempo, ha voluto imparare l’arte della gioia e tramandarla ai suoi figli e nipoti. Da lei ho imparato ad annusare la menta, i pomodori appena raccolti, il basilico, il sugo sul pane nelle mattine d’inverno, l’odore della legna quando brucia, le bucce degli agrumi. Con lei ho imparato a dare e ricevere baci, abbracci, slanci improvvisi d’amore impavido. A lei penso quando faccio qualcosa di bello, quando brillo per vanità o per amore. Penso a lei quando la mia pelle è sincera, quando mi dedico alle cose che mi fanno stare bene e mi concedo di essere nient’altro che una creatura fragile e avida di dolcezze. E quando è così divento anch’io una rosa di Maggio. Ci sono donne che abitano il tempo con la forza dei fiori di campo, del grano che diventa pane, del mare che diventa nuvole, della pioggia che nutre gli alberi, della terra che non conta i nostri passi. Dora era una donna così e così sono le sue figlie e così voglio essere io. Il tempo sulla pelle graffia. Su di me ha disegnato tante smagliature e a me piace riconoscere nel mio corpo la storia che lo nutre. Somigliano alle strade che ho percorso le mie smagliature, le strade che mi hanno allontanata da qui, che mi riportano qui, che ancora una volta mi porteranno altrove. Graffia la nostalgia, io accarezzo i ricordi, abbraccio chi c’è, ritrovo l’odore del mio passato remoto sulla mia stessa pelle.

*

7 dicembre 2022

L’amore è grembo e placenta, nutre, ma non sazia. Tu sei stata grembo e placenta, ma l’amore non sazia e tu questo lo sapevi. Se fossi qui ne parleremmo insieme e, invece, semplicemente ti penso e vorrei chiederlo a te se siano stati gli uomini ad aver inventato l’amore, addomesticando l’istinto, o sarà stato questo istinto ad evolvere attraverso le civiltà e a renderci domestici? Più semplicemente siamo noi che ci inventiamo l’amore o è l’amore che ci determina? Forse, ci determinano gli amori necessari, quelli asimmetrici che nutrono l’infanzia e sono necessaria dipendenza, tutti gli altri amori sono pura invenzione, proiezione, promessa, illusione, sogno. La magia è data dal fatto che in un punto imprecisato e qualunque di due vite indipendenti si vada a collidere nei desideri e l’intenzione testarda di innestarsi abbia la meglio rispetto alla naturale inclinazione egocentrica che ognuno ha. E poi? E poi c’è la cura, l’intenzione, la promessa, la sfida, la pazienza, l’impazienza, gli strappi.

*

Domenica, neglia ca cummoglia

Mia madre mi ha insegnato la dignità della solitudine. Ha accolto con tenerezza e forza le contraddizioni dell’amore. Si separò dal marito, ma non ci negò mai la gioia di un pranzo condiviso. Eppure erano appena gli anni venti di un secolo fa. Oggi penso a lei per consolarmi e farmi forza. C’è tanta gente intorno a me, ma io sono sola e stordita, isolata dal resto del mondo. Dicono che ho l’Alzheimer.

Sugnu ‘nta nu gummulu.

*

Giovedì, fuocu appiccicatu

Questa casa è piena di cose non mie. Ma io so che questa fotografia in bianco e nero è qui da sempre e so che non sono io, anche se tutti dicono così. A volte questo spazio mi opprime e ho voglia di andare via da qui, ma non so dove e così resto dove sono, ma dove sono non sempre io lo so. Non ricordo con esattezza niente, solo cose così, mentre confondo cose importanti e la mia vita non è altro che un amalgama di frammenti, molti senza colore, in bianco e nero come la foto di questa donna che non sono io. Ricordo bene solo cose di poca importanza, ad esempio: una teiera rossa; la frittata nei giorni di Pasquetta; i soldati in guerra; le uova fresche; i giorni di sole spesi a lavorare in campagna.

*

In un giorno qualunque, fantasma e fantasia

Diamoci da fare, ché in un baleno arriva l’alba a sparigliare i sogni e i giorni finiscono in fretta. C’è da seminare prima che sia Aprile, già fioriscono le primule e i ciclamini cantano da un po’. La rosa aspetta Maggio, tu, nel frattempo, impara a riconoscere miracoli e preghiere. Le preghiere si mangiano crude e scondite, si scandiscono piano piano e poi si masticano lentamente, sono il frutto maturo della gramigna, ma nessuno lo sa. I miracoli si bevono con gli occhi a grandi sorsi, vanno fissati a lungo e mai diluiti con acqua. Io mi sono fatta bastare il poco, il niente, il troppo, l’abbastanza, ho accolto tutto e ho sempre avuto negli occhi e cieli vergini e incantamenti stupidi.

 

Doris Bellomusto, “Passo a due”,Tralerighe libri, 2025.

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Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

11 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Tag

A corpo libero. Esercizi di poesia, Doris Bellomusto

 

Propositi

Sviscerare il cuore.
Seguire il vento.
Accarezzare il profilo
delle cose.
Annusare nell’aria
le stagioni.
Aprire il cuore come si apre
all’alba una finestra.
Respirare il cielo.

 

La perifrastica attiva

Io del tramonto cerco
gli avanzi,
le sfumature.
La luna
mi basta dimezzata.
La lussuria della luna piena
non appartiene a me
che al cerchio preferisco la spirale,
che amo l’incompiuto,
il “quasi”, il “non ancora”,
la perifrastica attiva.

 

Il resto

Vivere per addizione
è un vizio di forma,
si vive di ciò che resta
dopo tutto l’oblio.
Si sottraggono gli istanti
alla somma dei giorni.
Resta il cielo
respirato a cuore aperto.
Resta lo sguardo puro
di quando il mondo era
sognato e non ancora
sciupato da mani avide
e pance ingorde.
Il resto si dà per sottrazione.

 

Come le rondini al cielo

Mio figlio
non è
mio.
Devo scriverlo
per ricordarlo
al mio cuore
avido.
Mio figlio
mio
non è,
ma
appartiene
a me
come le rondini al cielo
e non al nido.

 

L’incanto di sempre

Inciampo sempre
in fragili incanti.
Invidio il fiore e
la farfalla,
la lucertola al sole.
Forse,
un giorno inciamperò
nello specchio giusto e
mi vedrò
per quel che sono:
fragile incanto anch’io
minuscolo frammento
di universo.

 

Al vento di Maestrale

Ho imparato
a stare a mezz’aria
se occorre,
saltare la pozzanghera;
morire nel gheriglio della noce;
sfogliare i sogni degli amanti;
disordinare l’amore degli sposi;
disporre del mio tempo con amore;
amare all’improvviso un viso nuovo;
masticare lentamente i sogni;
ogni giorno, lesta o lenta, camminare,
azzardare con l’immaginazione,
agire con tenerezza.

Tremula
al vento di Maestrale
ho imparato a pregare
ogni muta creatura
terrestre.

 

La controra

Il retrogusto del caffè
regala l’impressione del risveglio
anche se la controra stanca l’anima
anche se in tasca si nasconde
qualche promessa scomoda
anche se preferisco il sogno
e gli occhi chiusi,
le mani in tasca
e gli spergiuri.

 

Testi tratti da Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

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Doris Bellomusto e Tiziana Tosi, “Ti abbraccio, Teheran”, Editorial Le pecore nere, 2023.

05 lunedì Feb 2024

Posted by Deborah Mega in ARTI, Il colore e le forme, POESIA

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Doris Bellomusto, Teheran, Ti abbraccio, Tiziana Tosi

 

Talvolta di sera

mescolo al mio tempo

il passato remoto delle donne

che mio padre e mia madre

hanno nascosto

in ogni mia cellula.

 

Alla doppia elica del mio DNA

si aggrappano gli amori e i disamori

la distratta gioia del sapermi viva,

la mancata volontà di mantenermi intera.

 

Io mi frantumo.

 

Somiglia al muto mormorio del mare

il battito spezzato del mio cuore sordo.

Serpeggia nel mio sangue

una preghiera.

 

 

Venerdì, svegliati Teheran!

Si chiamava Masha Amini, era giovane e bella, è stata arrestata tre giorni fa dalla polizia religiosa, indossava l’hijab in modo sbagliato, è morta oggi, 16 Settembre 2022, dopo tre giorni di coma. Io sto male, ho un nodo in gola e rabbia addosso, ho voglia di scendere in piazza e protestare, urlare, rischiare la mia vita in nome della VITA. Io mi chiamo Nika, ho 16 anni, a vivere sto imparando poco a poco; la vita si impara continuamente e non ci si può sottrarre alla lezione. È uno specchio sporco o uno specchio deformante, in ogni caso, io quando vedo la mia immagine riflessa mi vedo nuda, anche se non lo sono e non conosco pudore.

 

Sabato, un altro giorno di protesta

 

A occhi aperti vedo la mia città tentare di salvarsi,

un fiume di donne riempie le strade di Teheran

e sfida la sorte amara di un paese in ostaggio.

Il regime è forte e non perdona,

ma io non voglio arrendermi

 

Mercoledì, ancora

Oggi ho raccolto ogni più piccola briciola di bene, sono stata attenta alle voci di protesta, ho sorvolato sul male, quasi quasi ho volato sulle strade di Teheran e ogni angolo buio l’ho illuminato di speranza. A testa in giù ho lasciato che scivolassero via dai miei occhi tutte le cose che non voglio più vedere.

 

Sabato, un altro giorno di coraggio

Io non mi tiro indietro, oggi sono salita sul tetto di un’auto e mi sono tolta il velo per strada. Senza accorgermene sono diventata una leader, ma so che al regime le leader non piacciono. Potrebbe essere questa l’ultima pagina di diario e voglio credere che ogni parola saprà resistere alla violenza e sopravvivere alla mia stessa morte. Le parole hanno ali e possono raggiungere cuori attenti e vivi, donne giovani o in là negli anni, stanche di vivere così, questo non è vivere, questo è morire ogni giorno, rafforzando un sistema malvagio, io non ho paura di morire lottando per la libertà, ho paura di sopravvivere alle proteste e accorgermi che non è cambiato niente.

Ti abbraccio Teheran, se io muoio, tu continua a cantare: «Una parte del mio cuore mi dice di andare, andare…”

 

 

 

Testi tratti da Doris Bellomusto e illustrati da Tiziana Tosi, “Ti abbraccio, Teheran”, Editorial Le pecore nere, 2023.

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Versi trasversali: Doris Bellomusto

17 lunedì Ott 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Doris Bellomusto, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

DORIS BELLOMUSTO

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Doris Bellomusto, “Fra l’Olimpo e il Sud”, Poetica Edizioni, 2021.

25 lunedì Apr 2022

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Doris Bellomusto, Fra l'Olimpo e il Sud

 

Afrodisiaca

 

È la vita degli dei

e degli eroi

e dei poveri

diavoli

che siamo noi,

venuti

al mondo

nell’età dell’incoscienza.

Di Afrodite,

è tutta la bellezza

di questo gioco mortale

e, forse, immorale.

È avida

la dea.

Inganna i cuori

e non concede

sazietà ai desideri

sempre accesi

nelle nostre viscere.

Siamo figli suoi

e di Efesto.

E concepiti nelle viscere

di un vulcano

siamo condannati

a sentirlo

nelle nostre stesse

viscere

il fuoco sacro

dei desideri

che fanno la vita

così

afrodisiaca.

 

Argo

 

Aspetto

una carezza,

so che verrà

dal mare

e avrà sapore

di salsedine.

Aspetto

una carezza

che accenderà

la mia consumata

speranza di rivedere

Odisseo,

il più audace degli uomini.

Abbaiando amore,

gli racconterò

che cos’è

la fedeltà.

 

Medea

 

È abusato il tuo nome,

incompreso il tuo dolore,

troppo stretto

il nodo

che ti legava

all’amore.

La tua lucida follia

si annida

nel mio cuore

di madre.

Sciolgo il nodo

se stringe,

stringo al cuore

il tuo dolore,

non pronuncio il tuo nome,

ho paura

che tu mi risponda

con la mia incerta

voce.

 

Audace allegria

 

Ospite

del mio corpo

sono il tempio

e l’altare,

sono l’altro,

sono il pellegrino,

sono il sacerdote.

Sono la sposa

senza dote.

Sono Atena,

sono Venere Citera.

La mia pelle

ruvida

si fa pergamena.

Sono l’oracolo

e la Sibilla.

Afferro

gli arcani

segreti

dei venti.

 

L’audace allegria

del mio sangue

canta preghiere

profane.

 

Autogrill

 

Viaggio

nel meriggio

assolato,

bevo cielo,

mi nutro

di imperfetti

miracoli.

A Sud

si va leggeri

con le tasche

piene di miraggi,

il cuore vuoto

di chi ha fame

e mangia

pane e ricordi

d’infanzia.

L’amore

si fa

ritorno,

canto,

incanto,

Autogrill.

 

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