
Pronostico serale
Torna adesso nell’odore di luglio l’ultima parola,
la scommessa distratta della canicola serale.
C’è da inventare una notte, tra il sonno rallentato
dai fumi del barbecue di sotto e
i gerani al balcone che sfregano le foglie contro l’aria.
Le mie braccia perdute
restano a frugare il ricordo,
una misura incerta del rumore
che sale dai giorni lasciati indietro.
E le poesie, ciò che ne rimane,
trafitte nell’odore del grano tagliato,
ancora cercano un varco
tra un silenzio e l’altro.
Ora i bambini scendono in strada;
un pallone sbiadito, lo spareggio perso
al minuto urlato dalla cena che si fredda.
Tempo sbagliato, incollato agli occhi.
Così un’altra estate,
senza treni sudati nelle stazioni di recupero,
così senza odore si passa la frontiera.
*
Lampedusa
Amaro il cielo sotto lo sputo del silenzio
che a braccetto porta il tempo a girare su un bacio.
L’acqua è passata sulla razza
che umana si dice
nonostante le coperte argentate
a coprire lembi di pelle che per ore
hanno galleggiato orfane
nella bocca di Nettuno.
Ora neanche più le telecamere verranno a fare
un timido inchino,
un rapido mestiere,
tanto per dire che la guerra è brutta
che ci interessa il labbro storto dalla paura
che ci impegna la disperazione.
Qua l’acqua in fondo non passa, sta più là,
al limite della geografia, dell’assetto morale.
Sta di là a bagnare l’occhio straniero, l’urlo muto,
il sospetto tacito.
*
Bruciano i fiori
Bruciano i fiori sul letto vuoto,
e non c’è luogo che li contenga:
lo stelo è una fame in salita,
una lingua che non conosce mondo
se non quello che consuma
fino all’osso del giorno.
Bisogna fare attenzione:
i fiori sanno incendiare il sangue
nell’ultima ora trattenuta,
e i petali si staccano come nomi
annegati nella cenere
di ciò che non torna.
Bruciano i fiori con me,
che cerco un vaso d’acqua
capace di negare al fuoco
la sua preghiera rovente,
capace di fermare
il suo continuo dire.
L’assenza,
questa soglia che stringe,
è un assedio antico,
cresciuto dentro mani
che hanno conosciuto battaglia
prima ancora di chiamarsi carezza.
*
Calma piatta
È la vela che si piega,
qualcosa senza radici
che si arrampica sull’aria.
Qua cambia il momento
quello che dietro resta, che pone il corpo
sul lato errato.
Siamo grandi, cresciuti,
ed è solo scempio di voci
o silenzio composto,
la scaletta del giorno e della notte.
Nessuno chiederà un riscatto
per i filacci di stoffa
scesi dai vestiti,
ora paga il bianco sulla testa.
*
Consiglio di classe
Pare o forse è questa giornata
un caldo ristagno di faccende e
commissioni sparse sul tavolo.
La scuola, ancora aperta per gli
ultimi voti da decidere,
sembra oramai un misto tra una
roulette di Stato e un indovinello indulgente.
Così è gettato l’amo all’estate, ai pantaloni
che sopiti mostrano specchi di corpi bianchi.
Un computer si spegne, le porte sbattono e alcuni
cartelloni sudano sui muri ruvidi.
Anche oggi questo anno è finito.
Ita missa est.
Ilaria Cesarini, “I fiori bruciano”, peQuod, 2026