Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

11 mercoledì Mar 2026
Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

18 giovedì Dic 2025
Posted in POESIA, Prisma lirico

La notte prende in segreto dai tuoi capelli dimenticati riflessi tra le pieghe della tenda. Guarda, desidero soltanto le tue mani tra le mie e quiete e silenzio e in me profonda pace.
Così la mia anima s’accresce e spezza in mille schegge la monotonia dei giorni; e si fa immensa:
sul suo molo al chiarore dell’alba muoiono le prime onde dell’eternità.

Poesia di Rainer Maria Rilke, 1896
Opere:
Edward Hopper “Room in New York”, 1940
Edward Hopper “Sun an empty room”, 1964
04 giovedì Dic 2025
Posted in POESIA, Prisma lirico

“Niente” di Bartolo Cattafi
È questo che porti arrotolato
con cura, piegato
in quattro, alla rinfusa
sgualcito spiegazzato
ficcato ovunque
negli angoli più oscuri.
Niente da dichiarare
niente
devi dire niente.
Il doganiere non ti capirebbe.
La memoria è sempre contrabbando.

Poesia di Bartolo Cattafi “Niente” dalla raccolta “L’osso e l’anima“, 1963
Opere:
Edward Hopper “Domenica mattina presto“, 1930
Caspar David Friedrich “Watzmann“, 1924-1925
12 mercoledì Nov 2025
Posted in POESIA, Prisma lirico

Poesia di Aleksandr Blok
Ad Anna Achmatova
“La bellezza è terribile” – Vi diranno –
Voi getterete svogliatamente
lo scialle spagnolo sulle spalle,
una rosa rossa – nei capelli.
“La bellezza è semplice” – Vi diranno –
con lo scialle variopinto goffamente
coprirete il bambino
la rosa rossa – sul pavimento.
Ma, ascoltando distrattamente
tutte le parole che risuonano attorno,
Voi diventerete tristemente pensosa
e ripeterete tra voi:
“Non sono né terribile né semplice;
non sono così terribile da uccidere
semplicemente; non sono così semplice
da non sapere com’ è terribile la vita”.
16 dicembre 1913

11 martedì Nov 2025
Posted in ARTI, CULTURA E SOCIETA', Pensiero

“Devi fare cose nuove. Questo si è già visto. Se non cambi ogni anno esci dai giri”.
A questo suggerimento, che spesso mi viene rivolto, rispondo con un fermo disappunto. Giorgio Morandi ha dipinto le stesse, poche cose per una vita intera, non muovendosi quasi mai dal proprio studio e dalla sua finestra. Come lui, molti altri hanno saputo creare e mantenere una poetica ed uno stile che, a dispetto delle mode, sono rimasti eloquenti e cristallini nel tempo. Ecco, io penso che un artista dovrebbe fare esattamente questo: restare sordo alle brezze leggere di gusti dettati da logiche commerciali e da valutazioni che poco hanno a che fare con un’idea seria di coerenza, di ricerca, di pensiero. Starsene isolati non si deve, ma nemmeno lasciarsi travolgere dal chiasso del mondo. Bisognerebbe piuttosto capire, come scrisse Baudelaire, che “la modernità è solo la metà dell’arte. L’altra metà è l’eterno e l’immutabile”. Immutabile che fa pensare a quanta polvere restava in attesa nello studio di Giorgio Morandi, e, sicuramente, non era trascuratezza, ma custodia. Morandi amava conservarla, come un velo sacro, un deposito silenzioso del tempo. Non la rimuoveva mai dagli oggetti, anzi: in quella patina leggera ritrovava la verità delle cose, la loro lenta sedimentazione nel mondo. Pensando a lui, rivedo quell’immagine potente: Morandi assorto, intento a osservare i suoi oggetti: bottiglie, vasi, scatolette, alcuni trovati, altri costruiti con pazienza. Ogni elemento era disposto sul tavolo da lavoro come su una scacchiera. Studiava la mossa, il minimo spostamento. Un cilindro ruotato, un’ombra che cade diversamente, e tutto si trasformava.
La polvere rimaneva. Si posava come una luce opaca. Nessuna brillantezza, nessuna pretesa, solo materia, umiltà, silenzio. Per controllare la luce, Morandi aveva creato un sistema di tende nel suo studio di via Fondazza. Per lui tutto doveva essere calibrato, ridotto, essenziale. Amava la campagna, ma col tempo la sua pittura si ritirò verso l’interno. I paesaggi si fecero scorci del cortile. Il mondo esterno si restrinse, ma proprio così diventò infinito.
Quanta polvere, dunque e in essa, Morandi trovava il respiro delle cose. Se vuoi rispettare quello che non comprendi, non soffiare! Lascia depositare il tempo sull’oggetto. Non soffiare! Perché in tutta quella polvere, c’è un pezzo d’anima, che cambia la forma e dona morbidezza alla proiezione delle ombre.
29 mercoledì Ott 2025
Posted in ARTI, CULTURA E SOCIETA', La società

Oggi parlare di sostenibilità significa molto più che occuparsi di ambiente. La sostenibilità è diventata un paradigma complesso, che coinvolge la qualità delle relazioni, l’equilibrio tra vita e lavoro, la gestione delle risorse umane ed emotive, e la capacità di dare senso, forma e direzione ai processi collettivi. Se è vero che l’Agenda 2030 dell’ONU individua tre grandi dimensioni della sostenibilità – ambientale, sociale ed economica – è altrettanto vero che le persone, ogni giorno, vivono questo concetto attraverso le proprie esperienze lavorative, i loro tempi, le energie e le relazioni. E in questo contesto, l’arte e la creatività possono agire come strumenti concreti di trasformazione, restituendo senso, visione e cura ai luoghi dove passiamo la gran parte della nostra vita.
Nel cuore di questa riflessione si inserisce un approccio tanto semplice quanto rivoluzionario: l’uso dei mattoncini LEGO, non come gioco, ma come strumento artistico e partecipativo, capace di dare forma a concetti complessi, facilitare la comunicazione nei gruppi e rafforzare la coesione.
L’approccio LEGO® SERIOUS PLAY®, nato per facilitare l’innovazione nei contesti organizzativi, è diventato oggi una metodologia che unisce pensiero, ascolto, manualità e relazione in un processo che ha tutte le caratteristiche dell’arte partecipativa.
L’arte, del resto, non è solo creazione estetica: è un linguaggio, un processo relazionale, una forma di ascolto profondo e condiviso. Quando viene applicata all’ambito lavorativo, l’arte non serve a decorare, ma a interrogare, a rendere visibile l’invisibile, a far emergere i bisogni silenziosi che spesso sfuggono alle dinamiche aziendali. L’uso dei LEGO in questo senso è emblematico: ciascun partecipante costruisce con le mani un modello tridimensionale che rappresenta una visione, un problema, un obiettivo. Le costruzioni diventano narrazioni, strumenti per condividere emozioni, per comprendere i punti di vista altrui, per dare forma – insieme – a un pensiero collettivo. È una pratica che rompe le gerarchie, facilita la partecipazione, valorizza ogni voce. In altre parole, è una pratica sostenibile.
Nei luoghi di lavoro, ciò che spesso manca non è la competenza tecnica, ma la qualità della comunicazione. Le organizzazioni tendono a definire cosa bisogna fare e come, ma raramente si soffermano sul perché. Questo silenzio intorno al senso produce disconnessione, demotivazione, perdita di significato. Quando le persone non conoscono il perché delle loro azioni, smettono di sentirsi parte di un sistema e diventano meri esecutori. Questo alimenta un circolo vizioso fatto di turnover, stress, moving (forme di esclusione sottili e reiterate), e climi aziendali tossici.
La sostenibilità sociale passa proprio da qui: dalla capacità di creare relazioni umane autentiche, ambienti di lavoro sani, basati su fiducia, ascolto e valorizzazione reciproca. La comunicazione diventa uno strumento di cura. Una parola riconoscente può trattenere una persona più di un aumento di stipendio; un feedback ben dato può trasformare un errore in un’occasione di crescita. È qui che entra in gioco il potere della facilitazione e dell’arte: usare strumenti come i LEGO non per giocare, ma per aprire spazi di dialogo, visualizzare problemi nascosti, costruire insieme soluzioni creative.
Purtroppo, spesso a guidare le aziende sono ancora modelli autoritari, rigidi, gerarchici. Questi modelli possono garantire ordine, ma non generano coinvolgimento. Impongono, ma non ascoltano.
Nella realtà complessa e fluida in cui viviamo oggi, questa rigidità diventa un ostacolo. Lo stesso vale per alcune leadership femminili, che – in ambienti maschili e competitivi – si sentono costrette a emulare i modelli maschili di potere: durezza, chiusura, mancanza di empatia. Quando una donna in posizione dirigenziale nega il valore della relazione, impone senza dialogare, esaspera la competizione tra colleghi, tradisce una grande opportunità: quella di proporre un modello nuovo, più sostenibile, basato sulla cura e sulla collaborazione.
La vera sostenibilità in azienda non è fatta di strategie astratte, ma di gesti quotidiani, di scelte relazionali, di cultura organizzativa. Non si tratta solo di non sprecare energia elettrica, ma di non sprecare le energie psico-fisiche delle persone. Di rispettare il tempo – non come quantità, ma come qualità. Un’ora vissuta in un ambiente tossico pesa più di una giornata produttiva in un clima sereno. Se i problemi del lavoro non vengono affrontati, li si porta a casa, nel corpo, nel sonno, nella vita familiare. Questo genera catene di disagio che tolgono orientamento, energia e motivazione.
Serve un nuovo equilibrio tra produttività e benessere. Un modello che tenga insieme etica ed estetica, come succede nell’arte: non basta fare cose giuste, serve anche che siano desiderabili, che abbiano senso, che siano vissute come belle. L’arte ci insegna proprio questo: ciò che emoziona, coinvolge. E ciò che coinvolge, rimane. In questo senso, la pratica partecipativa – come l’uso consapevole dei mattoncini LEGO – diventa un atto politico e culturale. Aiuta le persone a sentirsi parte di un processo, a riconoscersi come co-creatori di un futuro comune. Non si tratta solo di costruire modelli in scala: si tratta di costruire visioni, valori, direzioni condivise.
In conclusione, cura e sostenibilità hanno la stessa anima. E l’arte può essere la forma che questa anima prende nel mondo. Portare arte, gioco serio, facilitazione e relazione nei luoghi di lavoro non è un lusso, ma una scelta necessaria se vogliamo ambienti che non consumino, ma rigenerino le persone. Se vogliamo che le nuove generazioni non solo sopravvivano al lavoro, ma lo vivano come spazio di crescita, appartenenza e senso.
Perché – come ci insegnano i piccoli mattoncini colorati – anche con elementi semplici, se usati con immaginazione, si possono costruire mondi complessi, belli e sostenibili. Insieme.
09 giovedì Ott 2025
Posted in CULTURA E SOCIETA', La società, POESIA, Prisma lirico, TRADUZIONI

Questo post aderisce all’iniziativa Contro ogni guerra
Siegfried Sassoon nel “Prisma lirico” di oggi con Vasilij Kandinskij
traduzione di Loredana Semantica
L’ira di ottobre muggendo spacca e devasta
l’artiglieria di bronzo del bosco sotto attacco
nel cui lamento sento una voce dolente
per il fallimento della battaglia e per la faida
che oltraggia gli uomini. Le loro vite sono come foglie
sparse in stormi di rovina, disperse e gettate
nella fornace che arde rossa verso occidente.
Oh gioventù martirizzata e virilità sconvolta,
il peso dei vostri torti è sulla mia testa.
October’s bellowing anger breakes and cleaves
The bronzed battalions of the stricken wood
In whose lament I hear a voice that grieves
For battle’s fruitless harvest, and the feud
Of outrage men. Their lives are like the leaves
Scattered in flocks of ruin, tossed and blown
Along the westering furnace flaring red.
O martyred youth and manhood overthrown,
The burden of your wrongs is on my head.

Poesia: Autunno di Siegfried Sassoon da “Counter-Attack and Other Poems“, 1918
Opere:
di Vasilij Kandinskij, Park of St Cloud-Autumn, 1906
di Vasilij Kandinskij, Improvvisazione 5, 1914
24 martedì Giu 2025
Posted in Prisma lirico

Angelo Maria Ripellino nel “Prisma lirico” di oggi John Singer Sargent, Paul Klee,Vincent Van Gogh
77.
Tu pensi che, quando cresce il tuo male,
si spengano i fuochi, le barche non prendano il mare,
si proibisca ai cani di latrare,
i figli si incantino come sculture di sale.
Oh no, lascia perdere. Osserva
la ghiandaia azzurra che ruba
il tuo ultimo cucchiaino d’argento.
Ferma lo sguardo sgomento
sull’estranea bellezza di questa caraffa in cui luccica
tutto il ghiaccio del mondo.

Poesia: di Angelo Maria Ripellino da “Notizie dal diluvio”, 1969
Opere:
Barche di pescatori, John Singer Sargent, 1878
Paesaggio con uccelli gialli, Paul Klee, 1923
Caraffa e piatto con agrumi, Vincent Van Gogh, 1887

19 giovedì Giu 2025
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Sergej Aleksandrovič Esenin nel “Prisma lirico” di oggi con Claude Monet, Caspar David Friedrich, Giovanni Boldini
Eccola, questa sciocca felicità
Con le sue finestre bianche spalancate sull’orto!
Sopra lo stagno, uguale a un cigno purpureo
Naviga silenzioso il tramonto.
Con le sue finestre bianche spalancate sull’orto!
Sopra lo stagno, uguale a un cigno purpureo
Naviga silenzioso il tramonto.
Salve, mia pozzanghera d’oro
E voi betulle capovolte nell’acqua!
Dal tetto una banda di cornacchie
Canta i Vespri alle stelle.
Laggiù oltre i giardini
Dove fiorisce la vitalba
Una soave ragazza vestita di bianco
Accenna delicate canzoni:
E il freddo notturno si distende sui campi
Come una sottana celeste.
O mia cara, mia sciocca felicità,
Tenere e fresche guance di una volta!
.

Poesia: di Sergej Aleksandrovič Esenin (1895-1925)
opere:
“I quattro alberi”, Claude Monet, 1891
“Cigni nel canneto al tramonto”,Caspar David Friedrich, 1932
“Busto di giovane donna con nastro bianco tra i capelli”, Giovanni Boldini, 1912

12 giovedì Giu 2025
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Angelo Maria Ripellino nel “Prisma lirico” di oggi con Loredana Semantica
Questo oleandro già pronto a sfiorire mi svela
che il mondo si sbriciola a guardarlo troppo.
Meglio ignorare l’indifferente natura, la gelida,
che puntarvi addosso lo sguardo come il malocchio.
Ogni cosa è imbrattata di ciglia di estranei,
e le nostre pupille curiose ne affrettano
la muffa, lo sfarinìo di farfalla, il dissesto,
il mesto giallore da Presto Giovanni
insomma l’ingresso nel Buio Pesto.
Lo sguardo denuda lo sfarzo mendace del creato,
straccia gli involucri bagattellieri, e l’immagine
non resiste alla nostra inquisizione oculare,
ma il giuoco è reciproco, tu pure sei fragile
e polvere, se ti osserva un oleandro.

Poesia: di Angelo Maria Ripellino da “Sinfonietta”, 1972
fotografia di Loredana Semantica

29 giovedì Mag 2025
Posted in Prisma lirico

Salvatore Toma nel “Prisma lirico” di oggi con Joaquín Sorolla, Gustave Caillebotte, Egon Schiele
Vento leggero che parli
con voci di foglie
che apri i germogli
e li fai trepidare
nella primavera.
Vento che asciughi
i panni, bianchi
come visi di bambini,
e a volte con dolcezza
il sudore della fronte,
fa che la mia morte
sia liscia, serena
come il tuo respiro.
Salvatore Toma

Poesia: di Salvatore Toma dalla raccolta “Canzoniere della morte”, 1999
Opere:
“Passeggiata in riva al mare” Joaquín Sorolla, 1909
“Asciugatura del bucato, Petit Gennevilliers”, Gustave Caillebotte, 1888
“Casa con panni stesi”, Egon Schiele, 1917

21 mercoledì Mag 2025
Posted in Prisma lirico

Enzo Mandruzzato nel “Prisma lirico” di oggi con Agnolo Bronzino, Michelangelo Buonarroti, Albrecht Dürer
Una volta il poeta
assomigliava al santo.
V’immaginate un santo
che dice “sono un santo”?
un poeta che dice “noi poeti”?
E’ una parola che non ha plurale.
Tutt’al più, numerosi singolari.
E i santi in sindacato, li pensate?
Ed un santo premiato in un concorso
con la targa, la coppa, la medaglia?
Certo, credeva in Dio,
anche quando era ateo;
piuttosto non credeva seriamente
alla propria esistenza.
Scriveva e dipingeva
per averne coscienza.
Non scriveva per vivere,
ma viveva per scrivere. La vita
-valori, ideologie e sentimenti-
non erano che creta alle sue dita.
Il poeta era un cinico
che somigliava a Dio .

Poesia: di Enzo Mandruzzato, dalla raccolta “Ti perdono la morte”, 1985
Opere:
“Ritratto di Dante Alighieri”, Agnolo Bronzino, 1532
“La Creazione di Adamo”, Michelangelo Buonarroti, 1511
“Autoritratto con pelliccia”, Albrecht Dürer, 1500

14 mercoledì Mag 2025
Posted in Prisma lirico

Dino Buzzati nel “Prisma lirico” di oggi con Giovanni Boldini e Pierre Bonnard
Scrivi, ti prego.
Due righe sole, almeno,
anche se l’animo è sconvolto
e i nervi non tengono più.
Ma ogni giorno.
A denti stretti, magari delle cretinate senza senso,
ma scrivi.
Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni.
Crediamo di fare cosa importante
tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca.
Comunque, questo è il tuo mestiere,
che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte,
solo questa è la porta da cui,
se mai, potrai trovare scampo.
Scrivi, scrivi.
Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via,
una riga si potrà salvare. (Forse).
Dino Buzzati

Poesia: di Dino Buzzati dalla raccolta “In quel preciso momento” 1956
Opere:
“Ritratto di uomo in chiesa”, Giovanni Boldini, 1900
“La lettera”, Pierre Bonnard, 1906
“Natura morta con rose”, Giovanni Boldini, 1842-1931

29 martedì Apr 2025
Posted in Prisma lirico

Fernando Pessoa nel “Prisma lirico” di oggi con Edvard Munch, Ramón Casas i Carbó, Egon Schiele
Quel che mi duole non è
Quello che c’è nel cuore
Ma quelle cose belle
Che mai esisteranno.
Sono le forme senza forma
Che passano senza che il dolore
Le possa conoscere,
O sognarle l’amore.
Come se la tristezza
Fosse albero e, una ad una,
Le sue foglie cadessero
Tra il sentiero e la bruma.
[5 settembre 1933]

Poesia: di Fernando Pessoa “O que me doe” da “Poesie ortonime”
Opere:
“Malinconia”, Edvard Munch, 1894 – 1896
“Giovane decadente. Dopo il ballo”, Ramón Casas i Carbó, 1899
“Sole d’autunno”, 1912, Egon Schiele

28 lunedì Apr 2025

DI CARTA, INCONTRI E SGUARDI di Sara Durantini
Di fronte ad una nuova opera, che sia essa di natura artistica o letteraria, mi viene naturale, se non addirittura spontaneo, esprimere le emozioni provate durante la visione o la lettura, sottoporre al vaglio critico la mia stessa mente nel suo processo di analisi. Già all’inizio del Novecento Thomas S. Eliot rifletteva su questo tema nel suo saggio Tradition and the Individual Talent e mi accorgo che mi sovvengono le sue parole in seguito alla lettura dell’opera Siamo fatte di carta, scritta e realizzata da Floriana Porta e Anna Maria Scocozza. Potrei soffermarmi sul senso storico delle coautrici, «ciò che rende uno scrittore più acutamente consapevole della sua posizione nel tempo, della sua propria contemporaneità», citando T.S.Eliot. Invece, sento l’esigenza di spostare la lente d’ingrandimento sul legame di questo libro con la tradizione dei livres pauvres, inserendolo, per giustapposizione e confronto, tra altre opere del passato. Siamo fatte di carta ha la particolarità di porsi come un dialogo intimo tra la parola e l’immagine, un incontro tra poeta e artista. La sua semplicità materiale si contrappone alla ricchezza creativa, sfidando l’idea tradizionale di valore nell’arte. Forte del richiamo affettivo al genere dei livres pauvres, questo libro sembra volerci ricordare che l’arte non è definita dalla sua opulenza, ma dall’impronta unica dell’espressione umana, dalla connessione emotiva che evoca nell’osservatore, dalla valorizzazione della qualità artistica e umana al di sopra della quantità materiale.
L’immediatezza, la rapidità, la fulminea apparente frammentarietà della parola poetica di Porta condivide il baluginio emotivo, il palpito luminoso, la cesellatura che innesca una trama narrativa con le opere di Scocozza realizzate con la carta e con materiali riciclati. Questo tipo di lavoro risente del legame con la tradizione, iniziata da Daniel Leuwers, del “libro povero” quale opera d’arte che trascende i confini convenzionali dove è intensa la collaborazione tra poesia e immagine, tra parola scritta e arte visiva. La sinergia tra poeta e artista, che si esprime su un semplice foglio di carta, porta alla creazione di un’opera da esplorare.
Le due coautrici, Floriana Porta, nelle vesti di poeta, e Anna Maria Scocozza, in quelle di artista, intrecciano le loro voci creando un connubio creativo in cui parole e immagini si influenzano e si arricchiscono a vicenda. In questo processo emergono espressioni condivise che riflettono i loro sentimenti e il loro universo interiore, celebrando la forza della collaborazione artistica che sembra, in un qualche modo, ricordare il concetto oraziano «ut pictura poësis». Sfogliando e leggendo Siamo fatte di carta rintraccio quello che ha affermato l’artista francese Mylène Besson a proposito della sua arte e del significato che ruota attorno alla realizzazione di un’opera a quattro mani.
«Réaliser à quatre mains un livre d’artiste, c’est partager un espace avec un(e) ami(e), c’est désirer ensemble un objet commun, c’est donner et recevoir, c’est transformer l’espace de la page en lieu d’une intimité partagée».
«Creare un libro d’artista a quattro mani è condividere uno spazio con un amico, è desiderare insieme un oggetto comune, è dare e ricevere, è trasformare lo spazio della pagina in un luogo di intimità condivisa». Questo desiderio di condivisione e di trasformazione da privato a pubblico, questo bisogno di donare, si avverte e cresce in intensità con il procedere di ogni pagina. Il progetto di Porta e Scocozza prende le distanze dalla tradizione dei livres pauvres proprio a questo punto della sua storia quando il bisogno di condivisione esce dallo sguardo di pochi intimi per accogliere le mani e gli sguardi di un pubblico più ampio che può leggere e fare proprio il libro stesso. Come scrive Recalcati a proposito del bambino, che solamente «se si vede guardato dall’Altro, se si rivede nel volto dell’Altro, potrà autorizzarsi a guardare il volto del mondo», analogamente l’artista richiede di essere accolto dall’Altro, necessita dello sguardo altrui per costruire quel dialogo con l’Altro da sé. L’artista, come il bambino, ha bisogno di edificare un incontro, proprio come nell’amore. E dall’amore per l’arte e per la condivisione, dalla passione per la poesia e per la creazione con carta e materiali riciclati nasce Siamo fatte di carta, un progetto che sfida le convenzioni e celebra la creatività artistica come un’esperienza profondamente personale e significativa. Un progetto al quale auguro l’incontro con tanti sguardi e tante mani.


Anna Maria Scocozza nasce a Roma nel 1965 dove vive e lavora. Diplomata in Costume e Moda, ha frequentato, presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, la Scuola libera del nudo e moltissimi corsi di specializzazione di pittura e decorazione. Come attività lavorativa ha condotto numerosi Laboratori/Workshop artistici-creativi e corsi di tecniche pittoriche presso musei, scuole e centri di aggregazione giovanile per adolescenti, adulti e bambini.
Negli ultimi anni la sua ricerca artistica si è focalizzata sulla realizzazione del suo “Guardaroba poetico” e precedentemente sull’acquarello e sui libri d’artista.
La sua è un’arte non solo estetica, ma anche etica, tenta di spingere lo spettatore a interrogarsi non soltanto verso tematiche sociali che riguardano soprattutto le donne vittime di violenza, ingiustizie, emarginazioni, razzismi, ma lo conduce via via, ad un’introspezione sia psicologica che spirituale, con uno sguardo fisso sulla realtà alla ricerca di risposte. Anche se forse, non c’è mai una giusta risposta, forse solo una giusta domanda. Costruisce le sue cartose opere “Indumenti poetici” con ciò che viene rifiutato, inutilizzato: vecchi libri riciclati, destrutturati e ricreati, talvolta filati, a formare una stoffa di carta che utilizza come metafora poetica, visioni da indossare per descrivere la realtà, anche quella più dolorosa; simboli visivi e archetipi umani che ci accompagnano nel nostro difficile viaggio terreno e spirituale. Strappi come cicatrici, che diventano feritoie da dove la luce ci illumina e custodisce, preparandoci per nuove fioriture. Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali in Italia e all’estero e le sue opere si trovano presso Musei, Fondazioni e Collezioni italiane e straniere.
Il suo sito è http://www.annamariascocozzaartist.it
*
Floriana Porta è nata a Torino nel 1975, vive a Vinovo e fin da piccola ha avuto la necessità di scrivere, comporre, disegnare e fotografare. Si presenta con forme espressive di rara intensità e la sua opera – poetica e figurativa – si dispiega fra natura e bellezza, introspezione e sogno, elementi imprescindibili della sua riflessione esistenziale. Uno stile ermetico, il suo, lontano dalla retorica e dal sentimentalismo, caratterizzato da raffinatezza, contemplazione e armonia. È esperta di poesia giapponese, in particolare di haiku, baishù e tanka. Si tratta di componimenti poetici che si caratterizzano per avere un forte collegamento di temi con l’ambiente naturale e che seguono regole metriche sillabiche molto ferree. Una poesia Zen molto riflessiva, di grande emotività, suggestione e incredibile brevità. Ha fatto parte per tanti anni della giuria del prestigioso Concorso Internazionale di Haiku di Cascina Macondo. Ha pubblicato numerosi libri, ebook e plaquette di poesia ed è presente in molte importanti antologie poetiche. Titoli delle sue principali pubblicazioni: Verso altri cieli (Edizioni REI, 2013), Quando sorride il mare (AG Book Publishing Editore, 2014), Dove si posa il bianco (Sillabe di Sale Editore, 2014), L’acqua non parla (Libreria
Editrice Urso, 2015) Fin dentro il mattino (Fondazione Mario Luzi Editore, 2014), La mia non è poesia (Aljon Editrice, 2017), I nomi delle cose (Edizioni L’Arca Felice, 2017), In un batter d’ali (AG Book Publishing Editore, 2018), Offro respiro ai versi (La Ruota Edizioni, 2018), Il Giappone in controluce (AG Book Publishing Editore,
2020) L’infinito è in me (AG Book Publishing Editore, 2021) e Oltre gli orizzonti (Blurb, 2022).
Hanno scritto della sua poesia numerosi critici ed esperti di poesia e letteratura: Antonio Spagnuolo, Lucio Zinna, Marco Furia, Gabriella Cinti, Pier Luigi Coda, Fortuna della Porta, Ilaria Guidantoni, Andrea Galgano, Alessandro Moscè, Luciano Somma, Rosa Elisa Giangoia, Giuseppe Conte, Camilla Ziglia e molti altri.
Il suo sito è http://florianaportablog.wordpress.com
01 martedì Apr 2025
Posted in Prisma lirico

Cesare Pavese nel “Prisma lirico” di oggi con Pierre Auguste Renoir, Zinaida Serebrjakova, Franz Marc
Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.
Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.
Farai gesti anche tu.
Risponderai parole −
viso di primavera,
farai gesti anche tu.
I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi piú non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

Poesia: “I gatti lo sapranno” di Cesare Pavese dalla raccolta “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, 1951
Opere:
“Giulia Manet”, Pierre Auguste Renoir, 1887
“Ritratto di Lola Braz”, Zinaida Serebrjakova, 1910
“Il gatto bianco”, Franz Marc, 1912

11 martedì Mar 2025
Posted in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, POESIA, Segnalazioni ed eventi
Bellezza nel mirino è il titolo di una Mostra fotografica realizzata da Miriam Bruni lo scorso agosto 2024 a Tolè, frazione del Comune di Vergato in Emilia. Per Limina mundi Miriam ha pensato di riproporre on line le sue opere fotografiche più significative
Nel presentare il suo progetto l’autrice si racconta:
“La fotografia è una delle mie passioni: un interesse intrinseco, sorgivo, quasi un habitus. Quando mi dirigo da qualche parte, è pressoché impossibile per me non scattare foto, non catturare “armonie” visive fatte di forme, linee, colori, in piccoli dettagli o in scene di vita quotidiana colte nei momenti di luce migliore, sotto i raggi del sole al mattino o all’imbrunire e fissate nei miei foto-quadri, pensati per stupire, interrogare, o anche solo rasserenare.
Credo nel potere e nel valore della gentilezza, dell’autenticità, e della condivisione costruttiva. Perseguo la Bellezza con determinazione quotidiana, perciò amo raccogliermi frequentemente passeggiando e fotografando la Natura.
Durante queste medit-azioni estetico-spirituali produco scatti per progetti espositivi locali sia personali che collettivi.
Di recente ho frequentato un Corso per Fotografi Fine Art on line che mi ha portato a riflettere sulle mie “intenzioni artistiche” e a sviluppare l’idea di Progetti specifici tematici, ciascuno costituito da un numero limitato e ragionato di foto, che vengono poi stampati su tela o legno per le Mostre in presenza, ma anche proposti on line, come in questo caso con Limina mundi. Al Progetto Ragna-tele ne seguiranno altri: “Alberi trasfigurati”, “Riflessi ed ombre”, “La mia Bologna”…”
PROGETTO RAGNA-TELE
di Miriam Bruni
Il ragno per me ha una forte valenza simbolica.
Inizialmente collegato alla figura del “poeta”…Recentemente l’ho visto bene anche in “rappresentanza” del mio “io”……e di quella di Dio….
Tra visibilità e invisibilità
Tra operosità e silenzio
Il ragno lavora,
e vive, cattura,
se ti chini lo scorgi
alla giusta angolatura.
Ci passi anche tu
sulla via delle fagiane
e levi una preghiera
alle nuvole lontane.
Ti aggrappi alle spighe
come fossero ringhiere:
hanno forza dorata
pur sottili e leggere.
Ode al ragno
Hai filato nel buio senza ansie né plausi.
Ora è nel tuo scrigno aperto
che si posa e s’incunea la rugiada del mattino.
Perle mirabili per fattura e splendore
che ricordano ai terrestri
a chi devono la vita: acqua e sole.
Galleria fotografica










Miriam Bruni, ispanista, nata e cresciuta a Bologna, si dedica a fotografia e poesia.
Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia:
Scrivendo mette a fuoco le esperienze vissute, cerca il bene, l’oltre delle cose, l’essenza profonda e risonante. Quanto alla forma tende alla massima concentrazione, alla sintesi, a quella che chiama cristallizzazione…Ogni poesia è figlia di scelte formali consapevoli.
Ha diretto il Centro Culturale di Livergnano assieme all’ambientalista e scrittore Loris Arbati; attualmente collabora alla redazione della Rivista d’Arte web Millecolline, fondata e diretta da Roberto Cerè.
È presente in numerosi blog e riviste specializzate con testi poetici, interviste, traduzioni dallo spagnolo e rubriche. Sue poesie e foto sono state pubblicate su Agende, Annuari, Calendari artistici, opere antologiche.
Di recente ha esposto alcuni suoi foto-quadri a La Corte di Felsina, assieme ad opere di altre 25 artiste, durante la grande manifestazione Art City, da poco conclusasi a Bologna.
Miriam sta inoltre lavorando a un libro-catalogo dal titolo “Armonie visive”, dove ha radunato le foto delle sue prime mostre personali, quelle i cui scatti sono stati realizzati nel suo quartiere di residenza, Borgo-Reno.
Ha un canale YouTube, un profilo Facebook e uno Instagram, oltre ad un sito-blog in cui vorrebbe raccogliere e conservare i propri e altrui “materiali” preziosi:
https://miriambruni.blogspot.com/
Contatti:
miribruni79@gmail.com
fotoquadri.mirystyle@gmail.com
27 giovedì Feb 2025
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Cecília Meireles nel “Prisma lirico” di oggi con Tamara de Lempicka ed Egon Schiele
Ordinazione
Desidero una fotografia
come questa – vede? – come questa
in cui per sempre me la rida
come un vestito d’eterna festa.
Siccome ho la fronte buia
versi luce sulla mia testa.
Lasci questa ruga che mi presta
una certa aria di saggezza.
Non metta fondali di foresta
né di fantasia arbitraria.
No… in questo spazio che ancora resta
ponga una sedia solitaria.
Cecília Meireles

Poesia di Cecília Meireles
Opere:
“Ritratto di giovane ragazza”, Tamara de Lempicka, 1933
“Ragazza inginocchiata con abito arancione” Egon Schiele, 1910
“La stanza di Schiele a Neulengbach”, Egon Schiele, 1911.

13 giovedì Feb 2025
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Salvatore Quasimo nel “Prisma lirico” di oggi con Leo Putz e Jan Mankes
Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.
Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

Poesia di Salvatore Quasimodo da “Acque e terra”, Solaria 1930
Opere:
“Ritratto di donna”, Leo Putz, 1922
“Filari di alberi”, Jan Mankes, 1915
05 mercoledì Feb 2025
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Amelia Rosselli nel “Prisma lirico” di oggi con IA ed Emil Nolde
La passione mi divorò giustamente
la passione mi divise fortemente
la passione mi ricondusse saggiamente
io saggiamente mi ricondussi
alla passione saggistica, principiante
nell’oscuro bosco d’un noioso
dovere, e la passione che bruciava
nel sedere a tavola con i grandi
senza passione o volendola dimenticare
io che bruciavo di passione
estinta la passione nel bruciare
io che bruciavo di dolore nel
vedere la passione così estinta.
Estinguere la passione bramosa!
Distinguere la passione dal
vero bramare la passione estinta
estinguere tutto quel che è
estinguere tutto ciò che rima
con è: estinguere me, la passione
la passione fortemente bruciante
che si estinse da sé:
Estinguere la passione del sé!
estinguere il verso che rima
da sé: estinguere perfino me
estinguere tutte le rime in
“e”: forse vinse la passione
estinguendo la rima in “e”.

Poesia: Amelia Rosselli, da “Documento 1966 – 1973”
Opere:
I.A. dicembre 2024
Mare di sera in autunno, Emil Nolde, 1867 – 1956
Paesaggio, Emil Nolde, 1935
