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no, mio Dio,
non voglio il bianco smorto dei capelli
e nemmeno la pelle che si aggrinza,
non voglio il fiato che si accorcia
e le gambe sconfitte dalle scale,
non il pensiero di chi sa d’aver vissuto
e vede sempre più breve il tempo che gli resta,
non la resa della voglia per te donna che passi
e sei curve, fianchi e seno,
non il ciclo della foglia
che nasce, cresce e cade,
non il giro del giorno
che inizia in gloria di sole
e poi cade nell’oscuro,
*
no, mio Dio,
non basta il tempo che finisce
a chi ha pensato l’eterno,
non basta un giro sulla terra
a chi vede universo e cosmo,
non basta il conto a unità e decine
a chi sa numerare miriadi e miliardi,
*
no, mio Dio,
divino non è stato
scaraventare noi quaggiù nel mondo
noi che siamo nati
a tua immagine e somiglianza.
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gennaio 2026
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Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita e in corso di scrittura “Poesie del saluto”)