
Ho fatto come avevo promesso
del mio meglio ma non in assoluto.
Ricordo piccolezze, noi sui mezzi, la merenda
tu che sbagli serratura
quando torni la sera a casa.
Forse chi parla intende questo
quando dice prima le cose importanti
come il tuo dare e prendere tutto
sollevare le macerie
ritirare quello che opprime
in questa grande stanza.
Per questo e altro ti sono grato
per come a volte mi lanci
contro la vita
solo per svegliarmi.
Cosa esattamente mi vorresti dire.
Come esattamente dovrei reagire.
Cederti il mio spazio, versartelo
nel bicchiere con il calmante
di un risveglio insieme
sanato appena
da queste garze nere.
In circostanze meno affrettate sarei morto
per te. Ora invece
schiaccio tutto con le dita
e tutto, tutto quanto
mi costa fatica.
È da tre mesi che dormo con gente
riempio bicchieri a ignoti
strappo le pellicine
seccate sulle mani per l’inverno;
già chiusi i cartoni, pieni di jeans
che non mi pare di aver mai messo.
Da qualche giorno ho un tetto in prestito.
Il quartiere è nuovo ma lo conosco
dopo lavoro passeggio in tondo
e ad ogni angolo riscommetto
“da qui in poi cambia tutto”.
Anche oggi ho perso
ma ho trovato per strada cinque euro
Otto tipi di insetti
hanno fatto casa sotto al mio letto
mentre davo ripetizioni fuori al freddo
-la sede era inagile ratti ovunque-
ho deciso avrei saltato pugilato
niente serie né proteine
neanche una canzone per dormire;
domani in pausa pranzo mi diranno
ti trovo bene accidenti è servita
la malattia sei un po’ dimagrito
ma sembri carico. Sembri pronto.
Ci sono i polipi, le distorsioni, i piccoli
infortuni nel mezzo dell’età.
C’è un bus, poi la bici, un’auto, ancora il bus
tua madre con la cataratta, i video
dei nipotini. È ancora presto…
Stavamo tutti insieme almeno otto anni fa
a guardare attori e attrici
vivere per noi
la spaccatura era lontana
questo salto negli adulti senza trionfo né coraggio.
Ho sognato che non ci lamentavamo più
che avevamo smesso di agitarci
per il beep di uno schermo
per blackout infiniti
e risvegli di soprassalto.
Ho sognato che era finito l’esodo
nei corpi, finita la fame del venerdì
che tanto poi eravamo stanchi;
erano cambiati i nostri grazie
non più al master non più a Tinder
né al migliore tra di noi.
Ho sognato che allagavamo l’appartamento.





