
“L’erba più verde – The greener gras”, edita da Terra d’ulivi edizioni, è un’antologia bilingue in italiano e in inglese che riunisce, attraverso un percorso di oltre quindici anni, diversi testi poetici di Cinzia Demi, rinomata poetessa, scrittrice e traduttrice di origine toscana e bolognese di adozione. La traduzione dei testi in inglese è stata curata da Graziella Sidoli. L’immagine di copertina dal titolo “Nonna Filomena e Giuseppe” è un’opera di Maurizio Caruso che rappresenta la figura di una nonna che abbraccia il nipotino, immagine che evoca ricordi e legami che talvolta, si ha la fortuna di vivere e di rievocare tra i ricordi più cari. Il tema del ricordo e della continuità spirituale è il primo, sotteso all’intera opera. È ben rappresentato dall’esergo iniziale tratto da Histrion di Ezra Pound che introduce la prima lirica della raccolta e che appartiene a “Il tratto che ci unisce”. Esiste una continuità che non si spezza, un tratto di collegamento che attraversa il tempo e lo spazio e che riunisce le anime affini. In alcune liriche emergono pensieri e osservazioni condivise (il beneficio della veglia, delle notti insonni affinché la mente da sola possa “cercare le risposte”), il linguaggio oracolare, l’importanza delle stelle che guidano il cammino “proprio adesso / che camminare al buio / è più semplice che mai”, proprio perché mai come ora è stato facile perdere la rotta, la giusta direzione. Emerge la necessità della scrittura, l’urgenza del dire che si presenta come ad un appello elementare in modo “immutato ostinato”. Compare anche l’invito rivolto ai figli a cercare nei propri ricordi il legame da annodare tra i capelli, da proteggere per sentirsi più forti e ancorati alla propria madre e, per estensione, alla propria famiglia e alla propria terra anche se ci si dovesse trovare lontani. Diversi testi rappresentano scene di vita domestica, la quotidianità serena, intima e familiare di quando si prepara una torta al cioccolato, mentre si osserva la statuina di Benino, pastore dormiente, simbolo dell’innocenza della fanciullezza, mentre si apparecchia per la cena e ci si racconta. Quest’idea di apertura al mondo, di “prossimità” agli altri attraversa tutta la raccolta di Demi: vivere con consapevolezza permette di osservare il reale, la natura circostante, di coglierne l’essenza materica con sguardo onnicomprensivo e di tradurli in immagini e in parole che gli conferiscono forma e significato. In molti testi la natura e i suoi elementi, un fiore, le api, le rondini, una tortora, un merlo sono osservati attentamente e definiti nelle loro manifestazioni fisiche e biologiche. L’orchidea sul tavolo della cucina è “trafitta da quell’ultimo raggio / di luce tradito dalle pieghe arancio /della tenda se avesse una sua voce / mi direbbe di questo tempo”, “il gelsomino sembra rinverdito come alzato nel fusto”; gli uccelli che volteggiano nel cielo, garriscono e fischiano, invece, scandiscono momenti significativi ed evocano ricordi o situazioni da rivivere. Alcune atmosfere e descrizioni di interni ricordano testi celebri di taglio crepuscolare. È fortemente presente anche la tensione metafisica in versi come “morderò anche il pane / berrò forse del vino /eucaristia dei miei sensi” o quando si afferma che “la tunica non si gioca ai dadi” o ci si immedesima in Maria di Magdala e ancora in alcune rievocazioni della tradizione cristiana (la pietra del sudario, la croce di spine) o quando si ricordano “le guerre sull’altare di pietra”. Compare anche frequentemente la tensione dialogica con un ipotetico interlocutore, molto frequente il tu di montaliana memoria come per attribuire concretezza all’altro da sé. Il ricorso a temi autobiografici, gli interrogativi esistenziali, l’impressionismo lirico, l’intonazione colloquiale, la nostalgia, ricordano Caproni, uno dei maestri di Demi: in versi come “i miei occhi cinerini / gli insulsi miei orecchini” è impossibile non pensare al poeta livornese. Sembrerebbe una poesia del quotidiano, quasi cantabile, caratterizzata da un’apparente leggerezza espressiva che però non deve trarre in inganno perché è il risultato di un approfondimento rigoroso, di una grande padronanza degli strumenti metrici e linguistici. Pur essendo attuale, la scrittura di Demi, infatti, utilizza gli strumenti retorici della tradizione, allitterazioni, metafore, anafore, ripetizioni, personificazioni, rime baciate, interne, rime imperfette. La scrittura quasi filosofica e riflessiva, descrive e racconta oggetti, emozioni, situazioni concrete, muove infatti da un evento qualsiasi, all’apparenza trascurabile per poi giungere, attraverso accelerazioni improvvise di immagini o di domande, a vere riflessioni sul senso dell’esistenza. Una poesia da cui emerge in molti luoghi un forte senso di umanità, di compartecipazione, di accettazione affettuosa della vita in tutte le sue manifestazioni.
Deborah Mega
da: Il tratto che ci unisce
diventerà un appuntamento
tra le tue pagine preferite
il conoscersi
il voler sapere delle nostre vite
vedrai recitare una parte
che ti compete che ti si addice
scivolerò piano
nel tragitto breve
tra l’occhio e la mente
dapprima ti sembrerà niente
poi parola per parola
ti approprierai di em
e scaverai fino a trovare il seme
il tratto che ci unisce
it will be an appointment
among your favorite pages
when we meet
to learn about our lives
you’ll see role played out
that suits and fits you well
I shall slide down slowly
on the brief patch
between eye and mind
at first it’ll mean nothing to you
then one word at a time
you will over take me
and search until you find the seed
the core that binds us
*
quante notti ti ho descritto
per arrivare a questa
a questa di bicchieri non lavati
e briciole
raccolte con la mano
solita panca solita cucina
-dobbiamo fare mattina –
hai detto
poi con gli occhi
hai cercato qualcosa
qualcosa di lontano
mi hai preso la mano
era estate all’improvviso
Firenze fuggiva quella notte
come un campo seminato di fresco
perché, te lo sei chiesto? –
baci e velluto sulla pelle
amore non giurato
baccanti, dei prodighi e pittori
bravi quegli artisti di strada
che orchestra ci portava il vento
un solo strumento
variabili nessuna
si forse c’era anche lei
la luna
e i passo veloce
di quegli anni
sul lung’Arno
una chiatta c’accompagnava
brivido di fuoco sulla pelle
la tua giacca
mi copriva le spalle
so many nights I’ve described to you
to get to this one
with unwashed glasses
and breadcrumbs
collected with my hands
same bench same kitchen
-we have to make it to the morning –
you said
then with your eyes
you looked for something
very far away
you took my hand
and it was suddenly summer
Florence was fleeing that night
like a field freshly sown
-why, did you ask yourself why? –
kisses and velvet on our skin
love unsworn
baccanals, prodigal gods and painters
really good street artists
symphonies brought by the wind
a single instrument
no variables
yes maybe it was also
the moon
ad the swift pace
of those years
along the river Arno
a barge gliding by
quivering fire on our skin
your shawl
sheltering myhoulders
*
da: Incontri e Incantamenti
Diventa mio padre, portami
per la mano
dov’è diretto sicuro
il tuo passo d’Irlanda.
Giorgio Caproni, Il muro della terra
* * c’è un’erba più verde
bagnata come pianto
in questa primavera
sembra il canto
dei tuoi giovani anni
figlio dei vent’anni
figlio dei giorni bui
piovosi
e dei cieli immensi
** subito sereni
luminosi da non guardare
figlio che non inganni
figlio degli affanni
e del tempo che ride
beffardo e per incantamento
* * nell’azzardo
ti porta altri orizzonti
figlio dei tramonti
figlio degli incontri
figlio tra la gente
come pietre di sorgente
* * acqua smarrita
ma donata ritrovata
figlio della vita
anch’io mi sono vestita
di verde
ma più chiaro
* * come il giorno
che Maria ti sorrise
che ti mise nelle mie mani
figlio del domani
che ancora stringo
in un abbraccio
* * che non so lasciare
non mi rimproverare
figlio che devi andare
Become my father, take me
by the hand
where your Irish steps
lead with certainty
Giorgio Caproni, The Wall of the Earth
there is a greener grass
wet as tears
** this spring
it seems the song
of younger years
son of twenties
** son of the dark days
rain filled
and the immense skies
** suddenly serene
too bright to bear
son never deceitful
son of worry
and of time that laughs
mocking yet enchanting
in its hazard
leading you to new horizons
son of sunsets
son of encounters
son among the people
like spring water stone
with lost water
yet offered found again
son of life
I too wore green
but lighter
like the day
when Mary smiled at you
and placed you in my hands
son of tomorrows
still held close
I cannot let you go
do not blame me
son who must go
*
dal poemetto: Ero Maddalena
Non sapremo noi
che faccia hai avuto
mai
né quella che
voltandoti
potresti avere
ed hai.
Giovanni Testori, dedicato alla Maddalena del Masaccio
manca ancora molto all’alba
e vorrei che la notte non finisse
vado in controtendenza adesso
è più forte la voglia di ombre
la luce mi acceca
nella notte ritrovo il cuore
del mondo
il cerchio di fuoco acceso
dentro cui buttarsi
per sparire nel rosso
e rinascere
come terra da amare
from the poem: I was Magdalene
We will never know
not us
which face was yours
nor which
now as you turn
it still could be
and is
Giovanni Testori, dedicated to Masaccio’s Magdalene
still hours until dawn
and I’d have no end to night
I’m clawing forward now
more covetous of shadows
blind in the light
in the night, I return
to the heart of the world
that glowing ring of flames
where I would dive
and vanish in the red
to be reborn
as cherished earth.
*
da: Il solstizio dei sentieri
la tua bellezza atroce
di dea accovacciata sulla
crisalide schiusa abbracciata
al gelo della morte geme
senza appello preme
sull’erba che tutto ricopre
anche le scarpe lontane
dal tuo corpo alzati
grida il tuo sangue alzati
sbraita il furore cieco
chi ti strinse i seni e i
fianchi nell’alba screziata
della casa matrigna
con il latte sul fuoco e
il pane da poco spezzato
alzati urla il coro degli
alberi il brusio degli insetti
il canto degli uccelli
alzati per questo gioco
da nulla non serve cadere
unisciti all’ombra che sale
si mischia al drappo e al
rosario balena sul filo
dell’acqua come giorno che
accade nei sentieri di mirto
tu sorda ai richiami
condanni la tua sostanza
gli occhi di polvere un
tempo di scherno hanno
scelto l’inferno la mattanza
your fierce beauty
a goddess folded over
the chrysalis just opened
held in the frost of death moaning
without answer pressing
into the grass that covers it all
even your shoes lying far
from your body rise shout
your blood rise the blind fury
crying through you
who squeezed your breasts and
hips in the mottled dawn
of the stepmother’s house
with milk on the stove and
bread freshly broken
rise calls the chorus of trees
the whisper of insects
the bright throats of birds
rise for this small game
where falling has no meaning
join the rising shadow
mingling with the cloth
and the rosary flaring along
the thread of water like a day
breaking in myrtle paths
you who hear no calling
condemn your own substance
eyes full of dust a season
of scorn choosing hell
and the slaughter
Cinzia Demi, “L’erba più verde – The greener gras”, Terra d’ulivi edizioni, 2026.