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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi tag: “L’erba più verde – The greener gras”

Cinzia Demi, “L’erba più verde – The greener gras”, Terra d’ulivi edizioni, 2026. Nota di lettura di Deborah Mega

08 lunedì Giu 2026

Posted by Deborah Mega in CRITICA LETTERARIA, Note critiche e note di lettura, POESIA

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Tag

“L’erba più verde - The greener gras”, Cinzia Demi

 

“L’erba più verde – The greener gras”, edita da Terra d’ulivi edizioni, è un’antologia bilingue in italiano e in inglese che riunisce, attraverso un percorso di oltre quindici anni, diversi testi poetici di Cinzia Demi, rinomata poetessa, scrittrice e traduttrice di origine toscana e bolognese di adozione. La traduzione dei testi in inglese è stata curata da Graziella Sidoli. L’immagine di copertina dal titolo “Nonna Filomena e Giuseppe” è un’opera di Maurizio Caruso che rappresenta la figura di una nonna che abbraccia il nipotino, immagine che evoca ricordi e legami che talvolta, si ha la fortuna di vivere e di rievocare tra i ricordi più cari. Il tema del ricordo e della continuità spirituale è il primo, sotteso all’intera opera. È ben rappresentato dall’esergo iniziale tratto da Histrion di Ezra Pound che introduce la prima lirica della raccolta e che appartiene a “Il tratto che ci unisce”. Esiste una continuità che non si spezza, un tratto di collegamento che attraversa il tempo e lo spazio e che riunisce le anime affini. In alcune liriche emergono pensieri e osservazioni condivise (il beneficio della veglia, delle notti insonni affinché la mente da sola possa “cercare le risposte”), il linguaggio oracolare, l’importanza delle stelle che guidano il cammino “proprio adesso / che camminare al buio / è più semplice che mai”, proprio perché mai come ora è stato facile perdere la rotta, la giusta direzione. Emerge la necessità della scrittura, l’urgenza del dire che si presenta come ad un appello elementare in modo “immutato ostinato”. Compare anche l’invito rivolto ai figli a cercare nei propri ricordi il legame da annodare tra i capelli, da proteggere per sentirsi più forti e ancorati alla propria madre e, per estensione, alla propria famiglia e alla propria terra anche se ci si dovesse trovare lontani. Diversi testi rappresentano scene di vita domestica, la quotidianità serena, intima e familiare di quando si prepara una torta al cioccolato, mentre si osserva la statuina di Benino, pastore dormiente, simbolo dell’innocenza della fanciullezza, mentre si apparecchia per la cena e ci si racconta. Quest’idea di apertura al mondo, di “prossimità” agli altri attraversa tutta la raccolta di Demi: vivere con consapevolezza permette di osservare il reale, la natura circostante, di coglierne l’essenza materica con sguardo onnicomprensivo e di tradurli in immagini e in parole che gli conferiscono forma e significato. In molti testi la natura e i suoi elementi, un fiore, le api, le rondini, una tortora, un merlo sono osservati attentamente e definiti nelle loro manifestazioni fisiche e biologiche. L’orchidea sul tavolo della cucina è “trafitta da quell’ultimo raggio / di luce tradito dalle pieghe arancio /della tenda se avesse una sua voce / mi direbbe di questo tempo”, “il gelsomino sembra rinverdito come alzato nel fusto”; gli uccelli che volteggiano nel cielo, garriscono e fischiano, invece, scandiscono momenti significativi ed evocano ricordi o situazioni da rivivere. Alcune atmosfere e descrizioni di interni ricordano testi celebri di taglio crepuscolare. È fortemente presente anche la tensione metafisica in versi come “morderò anche il pane / berrò forse del vino /eucaristia dei miei sensi” o quando si afferma che “la tunica  non si gioca ai dadi” o ci si immedesima in Maria di Magdala e ancora in alcune rievocazioni della tradizione cristiana (la pietra del sudario, la croce di spine) o quando si ricordano “le guerre sull’altare di pietra”. Compare anche frequentemente la tensione dialogica con un ipotetico interlocutore, molto frequente il tu di montaliana memoria come per attribuire concretezza all’altro da sé. Il ricorso a temi autobiografici, gli interrogativi esistenziali, l’impressionismo lirico, l’intonazione colloquiale, la nostalgia, ricordano Caproni, uno dei maestri di Demi: in versi come “i miei occhi cinerini / gli insulsi miei orecchini” è impossibile non pensare al poeta livornese. Sembrerebbe una poesia del quotidiano, quasi cantabile, caratterizzata da un’apparente leggerezza espressiva che però non deve trarre in inganno perché è il risultato di un approfondimento rigoroso, di una grande padronanza degli strumenti metrici e linguistici. Pur essendo attuale, la scrittura di Demi, infatti, utilizza gli strumenti retorici della tradizione, allitterazioni, metafore, anafore, ripetizioni, personificazioni, rime baciate, interne, rime imperfette. La scrittura quasi filosofica e riflessiva, descrive e racconta oggetti, emozioni, situazioni concrete, muove infatti da un evento qualsiasi, all’apparenza trascurabile per poi giungere, attraverso accelerazioni improvvise di immagini o di domande, a vere riflessioni sul senso dell’esistenza. Una poesia da cui emerge in molti luoghi un forte senso di umanità, di compartecipazione, di accettazione affettuosa della vita in tutte le sue manifestazioni.

Deborah Mega

 

da: Il tratto che ci unisce

 

   diventerà un appuntamento

tra le tue pagine preferite

il conoscersi

il voler sapere delle nostre vite

vedrai recitare una parte

che ti compete che ti si addice

scivolerò piano

nel tragitto breve

tra l’occhio e la mente

dapprima ti sembrerà niente

poi parola per parola

ti approprierai di em

e scaverai fino a trovare il seme

       il tratto che ci unisce

 

     it will be an appointment

among your favorite pages

when we meet

to learn about our lives

you’ll see  role played out

that suits and fits you well

I shall slide down slowly

on the brief patch

between eye and mind

at first it’ll mean nothing to you

then one word at a time

you will over take me

and search until you find the seed

the core that binds us

*

 

     quante notti ti ho descritto

 

per arrivare a questa

a questa di bicchieri non lavati

e briciole

raccolte con la mano

 

   solita panca solita cucina

-dobbiamo fare mattina –

hai detto

 

poi con gli occhi

hai cercato qualcosa

qualcosa di lontano

mi hai preso la mano

era estate all’improvviso

 

Firenze fuggiva quella notte

come un campo seminato di fresco

perché, te lo sei chiesto? –

 

 baci e velluto sulla pelle

amore non giurato

baccanti, dei prodighi e pittori

bravi quegli artisti di strada

che orchestra ci portava il vento

 

 un solo strumento

variabili nessuna

si forse c’era anche lei

la luna

e i passo veloce

di quegli anni

 

   sul lung’Arno

una chiatta c’accompagnava

brivido di fuoco sulla pelle

la tua giacca

mi copriva le spalle

 

so many nights I’ve described to you

to get to this one

with unwashed glasses

and breadcrumbs

collected with my hands

 

same bench same kitchen

-we have to make it to the morning –

you said

 

  then with your eyes

you looked for something

very far away

you took my hand

and it was suddenly summer

 

  Florence was fleeing that night

like a field freshly sown

-why, did you ask yourself why? –

 

 kisses and velvet on our skin

love unsworn

baccanals, prodigal gods and painters

really good street artists

symphonies brought by the wind

 

a single instrument

no variables

yes maybe it was also

the moon

ad the swift pace

of those years

 

 along the river Arno

a barge gliding by

quivering fire on our skin

your shawl

sheltering myhoulders

*

da: Incontri e Incantamenti

 

Diventa mio padre, portami
per la mano
dov’è diretto sicuro
il tuo passo d’Irlanda.

Giorgio Caproni, Il muro della terra

 

* *    c’è un’erba più verde

bagnata come pianto

in questa primavera

sembra il canto

dei tuoi giovani anni

figlio dei vent’anni

figlio dei giorni bui

piovosi

e dei cieli immensi

**      subito sereni

luminosi da non guardare

figlio che non inganni

figlio degli affanni

e del tempo che ride

beffardo e per incantamento

*   *     nell’azzardo

ti porta altri orizzonti

figlio dei tramonti

figlio degli incontri

figlio tra la gente

come pietre di sorgente

*    *       acqua smarrita

ma donata ritrovata

figlio della vita

anch’io mi sono vestita

di verde

ma più chiaro

*   *     come il giorno

che Maria ti sorrise

che ti mise nelle mie mani

figlio del domani

che ancora stringo

in un abbraccio

* *       che non so lasciare

non mi rimproverare

figlio che devi andare

 

Become my father, take me

by the hand

where your Irish steps

lead with certainty

Giorgio Caproni, The Wall of the Earth

 

there is a greener grass

wet as tears

**         this spring

it seems the song

of younger years

son of twenties

 

**     son of the dark days

rain filled

and the immense skies

**      suddenly serene

too bright to bear

son never deceitful

 

son of worry

and of time that laughs

mocking yet enchanting

        in its hazard

leading you to new horizons

son of sunsets

 

son of encounters

son among the people

like spring water stone

        with lost water

yet offered found again

son of life

 

I too wore green

but lighter

       like the day

when Mary smiled at you

and placed you in my hands

 

      son of tomorrows

still held close

      I cannot let you go

do not blame me

son     who must go

*

dal poemetto: Ero Maddalena

 

Non sapremo noi

che faccia hai avuto

mai

né quella che

voltandoti

potresti avere

ed hai.

Giovanni Testori, dedicato alla Maddalena del Masaccio

 

 manca ancora molto all’alba

e vorrei che la notte non finisse

vado in controtendenza adesso

è più forte la voglia di ombre

la luce mi acceca

 

nella notte ritrovo il cuore

del mondo

il cerchio di fuoco acceso

dentro cui buttarsi

per sparire nel rosso

e rinascere

come terra da amare

 

from the poem: I was Magdalene

We will never know

not us

which face was yours

nor which

now as you turn

it still could be

and is

Giovanni Testori, dedicated to Masaccio’s Magdalene

 

   still hours until dawn

and I’d have no end to night

I’m clawing forward now

more covetous of shadows

blind in the light

 

  in the night, I return

to the heart of the world

that glowing ring of flames

where I would dive

and vanish in the red

to be reborn

as cherished earth.

*

 

da: Il solstizio dei sentieri

 

 la tua bellezza atroce

di dea accovacciata sulla

crisalide schiusa    abbracciata

al gelo della morte    geme

senza appello     preme

 

sull’erba che tutto ricopre

anche le scarpe    lontane

dal tuo corpo    alzati

grida il tuo sangue     alzati

sbraita il furore cieco

 

chi ti strinse i seni e i

fianchi     nell’alba screziata

della casa matrigna

con il latte sul fuoco e

il pane da poco spezzato

 

 alzati urla il coro degli

alberi     il brusio degli insetti

il canto degli uccelli

alzati     per questo gioco

da nulla non serve cadere

 

 unisciti all’ombra che sale

si mischia al drappo e al

rosario    balena sul filo

dell’acqua come giorno che

accade nei sentieri di mirto

 

tu    sorda ai richiami

condanni la tua sostanza

gli occhi di polvere un

tempo di scherno    hanno

scelto l’inferno la mattanza

 

 your fierce beauty

a goddess folded over

the chrysalis just opened

held in the frost of death moaning

without answer pressing

into the grass that covers it all

even your shoes lying      far

from your body rise    shout

your blood    rise the blind fury

crying through you

 

who squeezed your breasts and

hips     in the mottled dawn

of the stepmother’s house

with milk on the stove and

bread freshly broken

 

rise calls the chorus of trees

the whisper of insects

the bright throats of birds

rise    for this small game

where falling has no meaning

 

join the rising shadow

mingling with the cloth

and the rosary flaring along

the thread of water like a day

breaking in myrtle paths

 

you   who hear no calling

condemn your own substance

eyes full of dust    a season

of scorn choosing hell

and the slaughter

 

Cinzia Demi, “L’erba più verde – The greener gras”, Terra d’ulivi edizioni, 2026.

 

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