I ragazzi
A volte vengono a trovarmi nei sogni
i ragazzi che ho cresciuto
vengono come li ho conosciuti
intatti, ragazzi per sempre
parlano la lingua degli adulti
il loro marasma con i figli.
si fanno largo e mi strattonano.
Qualcuno che mi ha sempre detestato
ora mi spiega con cura perché
e io rimango incantato
a pensarmi così pigro nel capirli
quando cercavano di svelarmi l’indicibile
ciò che li aveva segnati
il marchio indelebile, lo stigma.
Avere speso così tante parole fino a sfinirli
cosa mi spingeva a non essere stato cattivo
come mi richiedevano?
L’illusione che parlarne risolva il dolore?
Come ci si sente dopo aver saputo
che il biondino è morto nel fosso
con la sua moto, e quello sciocco e dolcione
si è impiccato al suo posto di barista?
Che quello che picchiava le testate sui muri
e massacrava i compagni nei bagni
ora ha la sua bella famiglia
e ha messo una pietra sulla sua adolescenza
per ricordarmi che bruciarsi con la giovinezza
non lascia cicatrici evidenti, almeno per sé?
Che far soffrire i compagni più deboli
provochi quel sottile piacere
che il teatro della vita replicherà mille volte?
Un rito iniziatico dove si gioca con la morte
rincorrendo la vita e innamorandosene
rifiutati o accolti, acclamati o derisi.
Ecco il mondo piccolo che imita quello grande.
Ripetermi la lezione del giovane scuro
e di quello trasparente,
di quello saggio da sempre
e dell’altro scemo e confuso.
Su quale collina ora state portando la croce?
Francesco Tontoli