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non ce l’ho col vivere

e non ce l’ho con Dio,

soltanto non riesco a stare zitto,

a non dire l’ingrediente

caduto nell’impasto

ed è l’amaro di una vena

scoppiata dentro al pane,

lo scricchiolio dei denti

e poi la fitta,

il sangue alle gengive,

  *     

mi mancano buone ragioni

a fare il calvario santo,

insomma non ci riesco

ad essere convinto

che fosse proprio inevitabile,

  *          *     

morire,

l’unica pista

         *     

e poi la porta in altre sfere,

lo squarcio in galassia lieve

e non il buco nero,

la nostra morte eterna,

  *     

non ce l’ho con Dio – davvero –

ma come sarebbe stata più divina

l’aggiunta di perdono alla sentenza

che ci fece soli,

uomini a morire con lentezza,

  *     

sopra infinite croci.

  *         

  *     

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” Terra d’ulivi edizioni)