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omaggio a un poeta, Giorgione, 1505

Col titolo “Una vita in scrittura” Limina mundi avvia un’iniziativa partecipativa che, come dice lo stesso titolo, vuole mettere in luce quanta dedizione richiede la scrittura e quanto lega a sé diventando fulcro di un’esistenza, compagna di vita

L’iniziativa è rivolta ad autori che scrivono da tempo, che hanno quindi un’ampia esperienza in scrittura, una carriera letteraria alle spalle, possono testimoniare l’atto di fedeltà alla parola. E’ quindi  un invito, ma nel contempo un omaggio.

L’invito è a raccontare, non con le parole asettiche e sintetiche usualmente richieste in una biobibliografia, ma in libertà, l’ingresso della scrittura dentro la propria vita, la chiamata o vocazione, la sua permanenza, l’evoluzione, l’intreccio con le proprie vicende personali, spirituali, una storia quindi fatta di inizi, trame incontri, episodi, traumi, delusioni, soddisfazioni, concorsi, premi, scoperte, emozioni ma anche, se si vuole, raccontare tutto ciò di cui lo scrittore è “fatto”, il suo saper fare anche oltre l’atto della scrittura in qualunque ambito sente appartenergli: professionale, creativo, artigianale, degli affetti… senza limiti, in linea con lo spirito del sito.

Libertà anche nella forma: un racconto autobiografico romanzato, un “automatismo ritratto”, cioè un proprio ritratto in scrittura automatica, un flash su un episodio o persona importanti o significativi del proprio percorso,  un’intervista nella quale le domande sono formulate e le risposte sono date sempre dallo stesso autore, persino una singola poesia o raccolta di poesie che l’autore riconosce come “autobiografiche” sono modi possibili con cui cor-rispondere oppure rispondendo semplicemente alla domanda: Ci racconti la tua vita in scrittura?

L’invito è stato rivolto Alessandro Assiri che l’ha interpretato come segue

Grazie infinite, Alessandro.

La poesia mi annoia, non la amo abbastanza per partecipare ai dibattiti sulle unghie incarnite di Pasternak o sulle turbe amorose di Rilke. Mi ha rotto a sufficienza la bellezza che dovrebbe salvare il mondo, perché io per la bellezza non sono capace e perché se c’è del bello dobbiamo imparare a riconoscerlo, e non serve andare a capo.

La mia poesia è una scusa per l’apprezzamento che mi manca, è l’esorcismo di un dolore, un nascondere le perdite. La mia poesia è un trucco, un diario modesto che avrei potuto scrivere in corsivo.

E basterebbe questo a dire che non si scrive per l’urgenza, quella appartiene alla colite, se si scrive lo si fa per la forza della necessità, lo si fa perché in questa “ egocalittica”, in questa ricerca spasmodica si prova a rispondere a quella domanda in nero: cosa significa essere io?

cosa significa essere io? e me lo chiedo dalla settimana scorsa da quando ho deciso di far cambio da quando ho smesso di insultarti

posso lavorare e non andare dai miei figli, farmi schifo a rate o è meglio tutto insieme, adesso la letteratura mi gestisce le spese, recensirti mi fa cambiar camicia, ma la letteratura è dipendere da chi ci racconta, dai suoi inestetismi, dall’indegnità dello spumantino dai preparativi per l’albero

cosa significa essere io se non imporsi delle rivelazioni. Caro babbo natale vorrei non saper leggere per ripagare quel che ho fatto, per restituire il maltolto, interrompere quest’orgia di parole non mie, togliere l’audio, poi ti vado sopra con la voce per mascherare di arroganza le prossime puntate, per stipare di citazioni tutto quel bianco che impaura, avrei dovuto ascoltare mio padre le tasche piene, ma nessuna buona idea

cosa significa essere io? quanto posso resistere in queste lettere agli amici in questi rosari snocciolati, in questo non essere all’altezza, in questo continuo disertare poesie del giorno prima da non essere orgogliosi, di sinistra malamente col culo al caldo e il frigo pieno, lo slancio di un passato da evacuare con le medaglie di bronzo e i fiori finti
cosa significa essere io senza sapere disegnare aver sempre fatto finta di saper ballare come nel piombo delle ali e non degli anni dove stavo appesantito perché non sapevo diventare, e tutti gli opuscoli delle differenze che sostenevano guerre che non ho mai combattuto ma dove spesso vi son morto

cosa significa essere io? nelle notti con la radio e baci ancora da riprovare a digerire cosa significa essere io se non godere di qualche travestimento per parlar di amore e morte parole come forme che ritornano presenza, la mimesi del nudo: eccomi ritorno come ti piace

più svestito e vuoto mentre a te basterebbe muto

cosa significa essere io? se sapessi scolpirmi mi metterei al riparo col marmo, la somiglianza è solo l’illusione di fissarsi in un doppio e se vuoi dei figli allora non fermarti ripetiti fino a consumarti, ripetiti dalle bermude alla grisaglia, ripetiti bugiardo a ogni privilegio, sali in fretta e butta le valigie

cosa significa essere io? solo una parte di uno sbaglio o di una cosa che mi serve, così assente da chiamarmi Marco che era operaio e adesso sta di fronte ha tre schegge nella mano e le piante da annaffiare facciamo insieme la discesa poi vecchi per sempre, la difficoltà di regalarti Sereni per quell’ora dove il traffico stringeva, per quell’ansia di arrivare puntuali

cosa significa essere io? se non chiedere più tempo per trovarmi in qualche edizione più recente di cui prendermi cura

Ecco cos’è la poesia per me, una prosa di “oscura chiarezza“ abitata dai miei fantasmi, dalle mie figure in grado di riattivare la luce dei sentimenti, e da sempre ti posso dire che le parole a volte mi hanno fatto incontrare folle, ma più spesso solitudini.

Un abbraccio Ale