Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

11 mercoledì Mar 2026
Loredana Semantica legge una sua poesia dalla raccolta “Magneti”, Portoseguro editore, 2023.

04 mercoledì Mar 2026

È tutto ciò che avremmo voluto fare — e non abbiamo fatto,
ciò che voleva parlare e non trovò la sua voce,
tutto ciò che ci ha lasciati senza dirci il proprio segreto,
ciò che possiamo sfiorare, persino incidere col ferro, senza mai arrivarci,
ciò che diventa onda, e onda ancora, perché si cerca e non si trova,
ciò che si fa schiuma per non morire del tutto,
ciò che si fa scia per pochi istanti, per un gusto originario d’eterno,
ciò che avanza negli abissi e non salirà mai alla luce,
ciò che avanza nella luce e trema degli abissi,
tutto questo — e molto di più:
è il mare.
Jules Supervielle
C’est tout ce que nous aurions voulu faire et n’avons pas fait,
Ce qui a voulu prendre la parole et n’a pas trouvé les mots qu’il fallait,
Tout ce qui nous a quittés sans rien nous dire de son secret,
Ce que nous pouvons toucher et même creuser par le fer sans jamais l’atteindre,
Ce qui est devenu vagues et encore vagues parce qu’il se cherche sans se trouver,
Ce qui est devenu écume pour ne pas mourir tout à fait,
Ce qui est devenu sillage de quelques secondes par goût fondamental de l’éternel,
Ce qui avance dans les profondeurs et ne montera jamais à la surface,
Ce qui avance à la surface et redoute les profondeurs,
Tout cela et bien plus encore,
La mer.
Jules Supervielle (1884-1960) – Oublieuse mémoire (1949)
Scrittore francese (Montevideo 1884 – Parigi 1960).
Legato alla Nouvelle Revue française, visse tra la Francia e l’America del sud, cimentandosi in tutti i generi letterari ma affermandosi soprattutto come poeta surreale dallo stile limpido e sensibile (Les poèmes de l’humour triste, 1919; Debarcadères, 1922; Gravitations, 1925; Le forçat innocent, 1930; La fable du monde, 1938, trad. it. 1964; Oblieuse mémoire, 1949; Le corps tragique, 1959). Le sue doti di prosatore raffinato e originale emergono nei racconti magici di L’homme de la pampa (1923) e Le voleur d’enfants (1926; trad. it. 1949), e in romanzi come L’enfant de la haute mer (1931; trad. it. 1946) e L’arche de Noé (1938); in Boire à la source (1933) rievocò la sua infanzia tra l’Uruguay e i paesi baschi. Notevole anche il suo teatro (La belle au bois, 1932; Shéhérazade, 1949).
24 martedì Feb 2026

Loredana Semantica legge una sua poesia, dalla raccolta poetica illustrata ” Barracuda”.

06 giovedì Nov 2025

ANIMA
A volte sento di non appartenere a questo mondo;
l’anima mia vaga senza posa tra deserti vasti
e praterie.
Il tempo trascorre e vola via senza spazio
per i sogni,
e scorre sulle mie stagioni ingiallite
così come la mia mano su questi versi
inutili.
Di fronte a me la città illuminata a giorno,
nella notte.
Le infrastrutture d’acciaio,
le auto
veloci e scintillanti, come dardi di fuoco,
nella notte.
Le insegne dei bar, la gente che passa nella sua gelida indifferenza
milioni di anime che passano lentamente
nella notte.
Ma i miei occhi vedono il passo furtivo di un gatto
randagio.
Ed il mio cuore sente un fiore che sboccia in una piccola aiuola.
Forse per questo mi sembra d’essere
un poeta.
28 mercoledì Mag 2025
Posted in CRITICA LETTERARIA, Note critiche e note di lettura, Podcast

“La muta per amore” è l’ultima opera di Francesca Canobbio stampata per i tipi di Terra d’ulivi edizioni nell’anno 2024. In copertina una foto dell’autrice, che mette in luce i grandi, magnetici occhi verdi.
Il titolo “La muta per amore” ha per la sua prima parte un senso ambivalente. Muta come cambio di pelle quale avviene per certi animali che abbandonano la pelle vecchia per venirne fuori con una tutta nuova che li ricopre. Pronti a vivere un’altra fetta d’esistenza ringiovaniti, rigenerati, lucidi, levigati. Muta è anche il rinnovare di piume o pelo degli uccelli o dei mammiferi. In questo senso potrebbe intendersi “La muta” come metamorfosi che “muta” radicalmente l’essere. “Muta” tuttavia è anche l’aggettivo qualificativo che indica il fare silenzio declinato al genere femminile, potrebbe quindi voler alludere all’atto di tacere “per amore”. In entrambi i casi quest’ultima locuzione non lascia dubbio sulla seconda parte del titolo, la potente forza che ha ingenerato la trasformazione o provocato il mutismo. Dal silenzio, in particolare, è ben noto che spesso germogli la scrittura poetica.
All’interno del libro tre sezioni, la prima e più ampia, senza titolo, è arricchita dalle tavole pittoriche di Stefania Bergamini le altre sezioni sono titolate “Le cinque fiamme” e “Temporalia”. La prima contiene, tra l’altro, le sottosezioni LA MUTA PILOTA, LA MUTA PAZIENZA, LA MUTA COMMOSSA, LA MUTA COMPAGNA, LA MUTA ROSA, LA MUTA SPASIMANTE, LA MUTA MISURA, LA MUTA RIDE, LA MUTA NOSTRA, LA MUTA CALIGO.
Il trasformismo che anima “la muta” la offre allo sguardo nel fermo immagine di una pluralità di declinazioni che oscillano dalla sofferenza, alla tenerezza, dall’esitazione alla certezza, dalla dedizione alla nudità. Quest’ultima spalanca le porte dell’introspezione, un onere d’indagare a cui non è aliena l’espressione poetica. Si direbbe, nell’insistenza del vocabolo, che sia il tacere a produrre il frutto.
L’opera si compone per la maggior parte di scritti in prosa poetica, caratterizzati dalla quasi totale assenza di segni di interpunzione e da un’abbondanza di relativi (“che”, “dove”), nonché dall’andamento tipico del flusso di coscienza, nel quale immagini, ricordi, sensazioni, pensieri, desideri fluiscono inarrestabili fino al punto fermo che delimita l’enucleazione. Pochi testi hanno invece la forma più consueta della poesia, con i versi delimitati dagli a capo. Queste poesie segnano un apice dove, pur nella brevità, il dettato si distende, amplifica, esalta e puntualizza “che sei scheletro dei miei mondi”, rivolgendosi a un “tu” che è anche “musica” “tamburo d’ossa”, “spina dorsale”. Un’essenza in seconda persona singolare, spesso chiamata in causa, che si pone al vertice dell’architettura fondante l’interiorità e l’armonia dell’interlocutrice.
Il tema che è la causa della “muta”, focalizzato fin dal titolo, è l’amore. In tal senso è centrale la poesia di pag. 25 (vedi la prima immagine qui sotto), che reca appunto questo titolo. La scrittura riverbera il sentimento amoroso. Serpeggiano in tutta l’opera la sensualità e la sessualità che lo pervadono. L’alleanza potenzia il singolo proiettato nel rapporto e lo esalta in una pluralità di connessioni, nella varietà delle circostanze, nella combinazione degli elementi soggettivi e antropici, la complessità della relazione fiorisce in un dinamismo al contempo duplice – monolitico – molteplice. Come una rosa dai molti petali che, ciononostante, resta una. L’amore riluce nella percezione di un caleidoscopio – fantasmagoria di forme e colori -, ma è consapevole anche di un dopo o oltre, al quale, nel viluppo della ramificazione tende, perchè sbocco inevitabile che, di contro, libera dalla materialità e dalla materia, dal corpo e dalle necessità. Punto di approdo per l’esplicazione totale del sentire amoroso esteso oltre ogni delimitazione dell’empirico.
La prefazione all’opera è di Francesco Forlani, chiude Paolo Ivaldi con la postfazione.
Loredana Semantica
Di seguito una breve lettura di Loredana Semantica di una poesia di Francesca Canobbio tratta dalla raccolta “La muta per amore”, Terra d’ulivi edizioni, 2024


07 mercoledì Mag 2025
La poesia “Qualcuno dovrebbe ringraziarmi” di Loredana Semantica, dalla raccolta illustrata “Barracuda”, Terra d’ulivi edizioni, 2024. Legge Antonella Pizzo
Qualcuno dovrebbe ringraziarmi
qualcuno che ho memoria mi aveva già scalzato
da altri luoghi similmente connessi allo stradario
era un presagio vago circolare come di notte
che si ripete è perciò che lo escludo
per essersi compiuto l’arcano inevitabile
non tanto ormai per splendere
che da tempo ho dismesso le grandi attese
stupida essendo ogni cosa intorno
gravoso il male anzi banale nel suo dolore provocato pervicace
squallidi tutti i cercatori di bava di baldoria.
Ho il senso di qualcosa che sprofonda
come le cattedrali edificate sul fango
dalle fondamenta vuote
il crollo avviene lentamente tale
che agli abitanti non sia dato di vedere
l’inutile ormai lo escludo dicevo
chi tesse trame chi nega l’evidenza
chi alle spalle lavora ai tatuaggi
chi finge chi intrallazza chi le guance cadenti
chi il cuore strafatto chi le fitte o i ricami
non tanto ormai per splendere dicevo
ma per essere quietamente.
09 mercoledì Apr 2025

La sesta e ultima strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri” letto dalla nostra Antonella Pizzo
VI
Benché non speri più di ritornare
Benché non speri
Benché non speri di ritornare
A oscillare fra perdita e profitto
in questo breve transito dove i sogni si incrociano
Il crepuscolo incrociato dai sogni fra nascita e morte
(Benedicimi padre) sebbene non desideri più di desiderare queste cose
Dalla fìne finestra spalancata verso la riva di granito
Le vele bianche volano ancora verso il mare, verso il mare volano
Le ali non spezzate
E il cuore perduto si rinsalda e allieta
Nel perduto lillà e nelle voci del mare perduto
E Io spirito fragile s’avviva a ribellarsi
Per la ricurva verga d’oro e l’odore del mare perduto
S’avviva a ritrovare
Il grido della quaglia e il piviere che ruota
E l’occhio cieco crea
Le vuote forme fra le porte d’avorio
E l’odore rinnova il sapore salmastro della terra sabbiosa
Questo è il tempo della tensione fra la morte e la nascita
Il luogo della solitudine dove tre sogni s’incrociano
Fra rocce azzurre
Ma quando le voci scosse dall’albero di tasso si partono
Che l’altro tasso sia scosso e risponda.
Sorella benedetta, santa madre, spirito della fonte,. spirito del giardino
Non permettere che ci si irrida con la falsità
Insegnaci a aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti
Anche fra queste rocce,
E’n la Sua volontarie è nostra pace
E anche fra queste rocce
Sorella, madre
E spirito del fiume, spirito del mare,
Non sopportare che io sia separato
E a Te giunga il mio grido.
02 mercoledì Apr 2025

La quinta strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri” letto dalla nostra Antonella Pizzo
V
Se la parola perduta è perduta, se la parola spesa è spesa
Se la parola non detta e non udita
È non udita e non detta,
Sempre è la parola non detta, il Verbo non udito,
Il Verbo senza parola, il Verbo
Nel mondo e per il mondo;
E la luce brillò nelle tenebre e
Il mondo inquieto contro il Verbo ancora
Ruotava attorno al centro del Verbo silenzioso
.
Oh mio popolo, che cosa ti ho fatto.
Dove ritroveremo la parola, dove risuonerà
La parola? Non qui, che qui il silenzio non basta
Non sul mare o sulle isole, né sopra
La terraferma, nel deserto o nei luoghi di pioggia,
Per coloro che vanno nella tenebra
Durante il giorno e la notte
Il tempo giusto e il luogo giusto non sono qui
Non v’è luogo di grazia per coloro che evitano il volto
Non v’è tempo di gioire per coloro che passano in mezzo al rumore e negano la voce
Pregherà la sorella velata per coloro
Che vanno nelle tenebre, per coloro che ti scelsero e si oppongono
A te, per coloro che sono straziati sul corno fra stagione e stagione, tempo e ternpo, Fra ora e ora, parola e parola, potenza e potenza, per coloro che attendono
Nelle tenebre? Pregherà la sorella velata
Per i fanciulli al cancello
Che non lo varcheranno e non possono pregare:
Prega per coloro che ti scelsero e ti si oppongono
Oh mio popolo, che cosa ti ho fatto.
Pregherà la sorella velata fra gli alberi magri di tasso
Per coloro che l’offendono e sono
Terrificati e non possono arrendersi
E affermano di fronte al mondo e fra le rocce negano
Nell’ultimo deserto e fra le ultime rocce azzurre
Il deserto nel giardino il giardino nel deserto
Della secchezza, sputano dalla bocca il secco seme di mela.
Oh mio popolo.
26 mercoledì Mar 2025

La quarta strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri” letto dalla nostra Antonella Pizzo
IV
Colei che camminò fra viola e viola
Che camminò
Fra i diversi filari del variato verde
In bianco e azzurro procedendo, colori di Maria,
Parlando di cose banali
In ignoranza e scienza del dolore eterno
Che mosse in mezzo agli altri che già stavano andando
Che allora fece forti le fontane e fresche le sorgenti
Rese fredda la roccia inaridita e solida la sabbia
In blu di speronella, blu del colore di anni Maria,
Sovegna vos
Ecco gli anni che passano in mezzo, portando
Lontano i violini e i flauti, ravvivando
Una che muove nel tempo fra il sonno e la veglia, che indossa
Luce bianca ravvolta, di cui si riveste, ravvolta.
Passano gli anni nuovi ravvivano
Con una splendida nube di lacrime, gli anni, ravvivano
La rima antica con un verso nuovo. Redimi
Il tempo. Redimi
La visione non letta nel sogno più alto
Mentre unicorni ingioiellati traggono il catafalco d’oro.
La silenziosa sorella velata in bianco e azzurro
Fra gli alberi di tasso, dietro il dio del giardino,
Il cui flauto tace, piegò la testa e fece un cenno ma non parlò parola
Ma la sorgente zampillò e l’uccello cantò verso la terra
Redimi il tempo, redimi il sogno
La promessa del verbo non detto e non udito
Finché il vento non scuota mille bisbigli dal tasso
E dopo questo nostro esilio
19 mercoledì Mar 2025

La terza strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri letto dalla nostra Antonella Pizzo
III
Là dalla prima rampa della seconda scala
Mi volsi e vidi in basso
La stessa forma avvinta alla ringhiera
Sotto la nebbia nell’aria fetida
In lotta col demonio delle scale
Dall’ingannevole volto della speranza e della disperazione.
Alla seconda rampa della seconda scala
Li lasciai avvinghiati, volti in basso;
Non v’erano più volti e la scala era oscura,
Scheggiata ed umida, come la bocca guasta
E bavosa di un vecchio, o la gola dentata di un antico squalo.
Là sulla prima rampa della terza scala
Una finestra a inferriata con il ventre gonfìo
Come quello di un fico e al di là
Del biancospino in fìore e della scena agreste
Quella figura dalle spalle ampie vestita in verde e azzurro
Affascinava il maggio con un flauto antico.
Sono dolci le chiome arruffate, le chiome brune arruffate sulla bocca,
Lillà e chiome brune;
Lo sgomento, la musica del flauto, le pause e i passi della mente sulla terza scala,
Svaniscono, svaniscono; al di là della speranza e al di là della disperazione
La forza sale sulla terza scala.
Signore, non son degno
Signore, non son degno
ma di’ una sola parola.
12 mercoledì Mar 2025

La seconda strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri letto dalla nostra Antonella Pizzo
II
Signora, tre leopardi bianchi sedevano sotto un ginepro
Nella frescura del giorno, nutriti a sazietà
Delle, mie braccia e del mio cuore e del mio fegato e di quanto
Era stato contenuto nel cavo rotondo del mio cranio. E Dio disse
Vivranno queste ossa? vivranno
Queste ossa? E tutto quanto era stato contenuto
Nelle ossa (che già erano aride) disse stridendo
Per la bontà di questa Signora
E, per la sua grazia, e perché
Ella onora la Vergine in meditazione
, Noi risplendiamo con tanta lucentezza. E io che sono
Qui dismembrato offro all’oblìo le mie gesta, e il mio amore
Alla posterità del deserto e al frutto della zucca.
E’ questo che ristora
Le mie viscere le fibre dei miei occhi e le porzioni indigeste
Che i leopardi rifiutano. La Signora si è ritirata
In una bianca veste, alla contemplazione, in una bianca veste.
Che la bianchezza dell’ossa espii fino all’oblìo.
In esse non c’è vita. E come io sono dimenticato e vorrei essere
Dimenticato, così vorrei dimenticare
Consacrato in tal modo, ben saldo nel proposito. E Dio disse
Profetizza al vento, al vento solo perché
Il vento solo darà ascolto. E le ossa cantarono stridendo
Col ritornello della cavalletta, dicendo
Signora dei silenzi
Quieta e affranta
Consunta e più integra
Rosa della memoria
Rosa della dimenticanza
Esausta e feconda
Tormentata che doni riposo
La Rosa unica
Ora è il giardino
Dove ogni amore finisce
Terminato il tormento
Dell’amore insoddisfatto
Più grande tormento
Dell’amore soddisfatto
Fine dell’ínfinito
Viaggio verso il nulla
Conclusione di tutto ciò
Che non può essere concluso
Linguaggio senza parola
E parola di nessun linguaggio
Grazia alla Madre
Per il Giardino
Dove tutto l’amore finisce.
Sotto un ginepro le ossa cantarono, disperse e rilucenti
Noi siamo liete d’essere disperse, poco bene facemmo l’una all’altra,
Nella frescura del giorno sotto un albero, con la benedizione della sabbia,
Dimenticando noi stesse e l’un l’altra, unite
Nella serenità del deserto. Questa è la terra che voi
Spartirete. E né divisione né unione
Hanno importanza. Questa è la terra. Ecco, abbiamo la nostra eredità.
05 mercoledì Mar 2025
Posted in Podcast, POESIA, SINE LIMINE

La prima strofa del poemetto di Thomas Stearn Eliot “Mercoledì delle ceneri letto dalla nostra Antonella Pizzo
Perch’i’ non spero più di ritornare
Perch’i’ non spero
Perch’i’ non spero più di ritornare
Desiderando di questo il talento e dell’altro lo scopo
Non posso più sforzarmi di raggiungere
Simili cose (perché l’aquila antica
Dovrebbe spalancare le sue ali?)
Perché dovrei rimpiangere
La svanita potenza del regno consueto?
Poi
che non spero più di conoscere
La gloria incerta dell’ora positiva
Poi che non penso più
Poi che ormai so di non poter conoscere
L’unica vera potenza transitoria
Poi che non posso bere
Là dove gli alberi fioriscono e le sorgenti sgorgano, perché non c’è più nulla
Poi che ora so che il tempo è sempre il tempo
E che lo spazio è sempre ed è soltanto spazio
E che ciò che è reale lo è solo per un tempo
E per un solo spazio
Godo che quelle cose siano come sono
E rinuncio a quel viso benedetto
E rinuncio alla voce
Poi che non posso sperare di tornare ancora
Di conseguenza godo, dovendo costruire qualche cosa
Di cui allietarmi
E prego Dio che abbia pietà di noi
E prego di poter dimenticare
Queste cose che troppo
Discuto con me stesso e troppo spiego
Poi che non spero più di ritornare
Queste parole possano rispondere
Di ciò che è fatto e non si farà più
Verso di noi il giudizio non sia troppo severo
E poi che queste ali più non sono ali
Atte a volare ma soltanto piume
Che battono nell’aria
L’aria che ora è limitata e secca
Più limitata e secca della volontà
Insegnaci a aver cura e a non curare
Insegnaci a starcene quieti.
Prega per noi peccatori ora e nell’ora della nostra morte
Prega per noi ora e nell’ora della nostra morte.
21 martedì Gen 2025
Posted in La poesia prende voce, Podcast, POESIA
Le parole sono un mezzo con cui attraversare il tempo
e starci, fuori misura, dentro.”
Beatrice Niccolai

Letture tratte dalla raccolta ” Ipotermia”, Delta 3 Edizioni, collana Plenilunio, 2024( Postfazione di Emanuela Sica). Legge l’autrice stessa.

03 martedì Dic 2024
Posted in SINE LIMINE
[…]colui che guarda entra nel silenzio
e attraverso il silenzio entra nell’immagine[…]
Bernard Noël

Testo tratto da “Le viti del pianto”, Edizioni ilglomerulodisale, 2024 ( Prefazione a cura di Franca Alaimo). Il libro è il primo di una collana” La rosa del guardare”, diretta da Franca Alaimo in collaborazione con Daita Martinez.
01 martedì Ott 2024
Posted in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

Foto di Dino Ignani
Testo tratto da “Lo spirito cuoce” Edizioni Efesto, 2023 (Prefazione di Anna Petrungaro). Legge lo stesso autore.
17 martedì Set 2024
Posted in Più voci per un poeta, Podcast, POESIA
Un poeta deve lasciare delle tracce del suo passaggio, non delle prove.
Solo le tracce fanno sognare.
René Char

INEDITO
La fiera della vanità
Se penso a qualcosa
per cui essere ricordata
non penso all’esatto dettaglio.
Mi ostino, se mai, a gettare
fiori di gentilezza,
bellezza antica, che
vedo fiorire ai cigli
di strade accanto a rifiuti maleodoranti.
Mi dissocio dall’insolente profanazione,
dai riti malconci che rendono sostanza
il futile apparire.
La fiera delle vanità
-io, io, solo io-
scaccio testarda.
GRAZIA PROCINO
10 martedì Set 2024
Posted in La poesia prende voce, Podcast
” è il ruolo della voce e quello del dettaglio nell’espressione a fare la poesia”
Paul Valéry

UN INEDITO
Gli incustoditi
I poeti sono gli incustoditi.
Nemmeno gli angeli li riparano
da venti e bufere perché sanno
che devono attraversare il dolore
per diventare testimoni del vero.
Il loro dono è un flauto
bello ma tremendo:
ad ogni stonatura il mondo
trema e vacilla perdendo la misura.
I poeti sono gli incustoditi
perché non c’è recinto che possa
esiliarli nel poco dell’apparente.
Si avventurano spesso
con i loro bagagli di nuvole e niente
nel profondo dei boschi
là dove tutto comincia nell’ombra e
la voce del vento compone
muovendo le foglie
la musica segreta di un altrove.
Prima di andarsene salutano
con un inchino grazioso e innocente
-come quello che si insegna ai bambini-
la prigione quotidiana
di norme, riti e moniti insipienti
FRANCA ALAIMO
19 mercoledì Giu 2024
Posted in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

Foto di Sandra Hammar (Svezia)
“Ai miei figli”, lettura tratta dalla raccolta ” Bruciaglie” Italic Pequod, 2022
12 mercoledì Giu 2024
Posted in La poesia prende voce, Podcast, POESIA
30 giovedì Mag 2024
Posted in La poesia prende voce, Podcast, POESIA, TRADUZIONI

Foto di Salvatore Matarazzo
Il testo inedito è tratto da “Canto di misconosciuta gloria“, in preparazione dalle Edizioni Multimedia di Salerno, nella traduzione dal greco di Maria Allo.
Η ΑΓΑΠΗ ΕΙΣ ΕΑΥΤΟΝ ή ΓΑΤΑ ΜΙΡΑΝΤΑ
Ξαπλωμένη στον ήλιο
πάνω στην αποβάθρα,
γλύφει τα νύχια της
η γάτα Μιράντα.
Νίβει το πρόσωπο
κουλουριάζεται
την ουρά της
δαγκώνει και ασπάζεται.
Τα πόδια σηκώνει ψηλά
σαν δεν ντρέπεται,
την κοιλιά της φιλά
κι όσα έπονται.
Δεν αντιλήφθηκε
πως κατέφθασα
με το flying dolphin
και μάλιστα πως έφθασα
να μισώ τον εαυτό μου
περισσότερο απ’ όλες τις υπάρξεις
περιηγητής φανατικός
στις ομορφιές της πλάσης.
Ξαποσταίνοντας με τον φραπέ
ας ήταν να υπήρχα,
στην επόμενη ζωή
σαν γάτα στην Ύδρα.
L’AMORE DI SÉ O LA GATTA MIRANDA
(Traduzione di Maria Allo)
Sdraiata al sole
sul molo,
si lecca gli artigli
la gatta Miranda.
Lava il viso
si raggomitola,
prende la coda
a morsi e baci.
Piedi in su
da svergognata,
bacia la pancia
e poco più giù.
Non si rende conto
del mio sbarco
dall’aliscafo
e di come sono arrivato
ad odiarmi
più di tutti gli esseri
io viaggiatore incantato
fra le bellezze del creato.
In sesto col frappè
mi auspico di tornare
da gatta a Hydra
nella mia prossima vita.