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Antenati

Canapa mattoni e poco più
A tener su la pelle bruciata
Di contadini e manovali –
Saggi ignoranti di provincia

Giacche e cravatte a mostrare
Una fierezza composta e dura
Per gli stenti superati a fatica
Dopo guerre e contrabbando

Eccovi con falci e martelli
Risplendenti nel lavoro
Che traccia sui vostri volti
La bellezza della rivincita

Voi che avete dato il pane
A noi che siamo venuti
Un tetto e tempo necessari
Per maturare conoscenza

A voi mi prostro perché
Senza di voi io non sarei

Ed è con voi riscattati
Dai nostri stessi mali
Che solo potrò essere

 

Segni

III

Cenni impercettibili
Occhiate
Sguardi sostenuti
Insulti

S’attaccano
E pesano
Filtrando

Terrore limbico
Nocicezione a mille
Per mantenersi
In vita

Freezing
Dissociativi

Il bambino
Non parla
Ma è un ometto
Così buono
E rispettoso

Mentre da solo
E in disparte
Tiene a bada
Gli inferni

 

Madonna dei dolori

Tu che consoli i tuoi figli
E li stritoli nell’abbraccio
Concedi loro la libertà

Tu che oltremodo li curi
Eterna autistica madre
Lasciali al loro destino

Tu che nei tuoi santuari
Li conservi e li soffochi
Ridona loro le chiavi

Tu che giudichi azioni
Pensieri ed emozioni
Volgi la mente altrove

Tu che appari e sparisci
Tra proiezioni e riflessi
Palesati per ciò che sei

Tu che penetri nel cuore
Come trasfigurata imago
Non illuderli ancora

Tu che ti vesti con un lutto
Mai integrato e lo trasmetti
Sconta quanto ti appartiene

Tu che detti i passi futuri
Tessitrice di vincoli e nodi
Spezza i vecchi fili sbiaditi

Tu che alimenti simbiosi
E blocchi l’individuazione
Cerca in te il senso ultimo

Tu che ti nutri del conforme
E temi l’ignoto – preparati
A spirare con la Rivoluzione

 

Educazione

L’esposizione senza rete certa
Né intessuta a dovere né salda
Aumenta lo stress e la rigidità
Sinaptica diventa norma interna

I portali sconosciuti agli attori
Sono la produzione dendritica
E la potatura con l’intervallo
Magico e alchemico del sette

Nessuno vede cosa si muove
Né cosa muove e ignora che
Alla rete neurale s’appiccica
Il negativo più del positivo

E quanto non accolto allora
Si ripresenterà nell’avvenire
In forme sconnesse criptiche
Per chi non ha le mani tese

 

Eterna benedizione

Cosa porta chi se ne va
Cosa rimane a chi resta
Nella testa e nel cuore
O nel corpo che pure
Sussulta e pena

Costretti all’altalena
Tra “avrei fatto o detto”
E propositi di riparazione
Che la morte e la paura
Accendono per poco
A una coscienza flebile
Che poco dura

Santo è il pianto
Di chi ancora in vita
È riuscito a dare e a dire
E non lascia arenare
O andare a fondo
Il fuoco vivo e sacro
Di terrena trasmissione

 

Via Crucis

Croci che ci portiamo
Solo per farci vedere
Nel buio di costrizioni

Croci che vi portiamo
Per far quadrare conti
Che non torneranno

Croci nella carne viva
Che assorbe violazioni
E conserva il dolore

Croci di generazioni
Pregando che possa
Estinguersi ogni male

Croci da bruciare
Per illuminare le vie
Per le resurrezioni

Nunzio Di Sarno, “Nel nome del padre”, Eretica Edizioni, 2026

 

Nunzio Di Sarno è docente e psicologo. Ha pubblicato tre raccolte di versi: Mu (Oédipus, 2020), Wu (Bertoni 2021) ed Ellenika (Eretica 2023). Suoi articoli e poesie sono presenti su diversi blog, siti e riviste. Mu project è un progetto di poesia, video, musica e immagini, che porta avanti da alcuni anni su siti e social.