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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi autore: Francesco Palmieri

Poesia sabbatica: Eclissi delle parole

07 sabato Ott 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Eclissi delle parole

 

ho creduto al verbo

( ora non più )

dapprima tutto stampatello

a vegliare il sonno e lo spavento,

a dare fiato

per la corsa dentro agli anni,

poi le lettere ad una ad una

minuscole a sparire,

 

e se ancora scrivo qualche frase

non è preghiera o proclama di riscossa,

è solo parlare dentro a un foglio,

tracciare un segno in mezzo al bianco

come foca, pinguino, leone marino,

una macchia scura su ghiaccio sterminato,

un canto moribondo

sull’estremo della terra

e poco in là

il silenzio di pianeti e stelle

la lingua sottozero dell’assenza.

 

FRANCESCO PALMIERI

 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – pubblicata da  Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: -1-

30 sabato Set 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Biografie, Francesco Palmieri

 

-1-

 

c’è un dolore che non sei tu

e nemmeno l’acqua che scroscia sulle ringhiere

neanche il cielo smorto che tornerà sereno

neppure il nero degli ombrelli aperti

il bavero rialzato delle giacche

quest’aria che non è vento

ma furia nelle strade di gambe e di motori

 

c’è un dolore che sta dentro allo specchio,

una mattina a caso, un giorno in mezzo a tanti,

lo vedi sulla faccia, negli occhi più pesanti,

nel lungo di un pensiero che non si aspetta nulla.

 

 

 FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Biografie” – pubblicata da Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: “Tempo metropolitano I”

16 sabato Set 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

Tempo metropolitano I

 

non c’è più infinito

in questa sera

già tutta morta,

in questa stanza

dove non importa

se sei solo

o c’è una moltitudine

 

e l’eternità, lo sai,

è il braccio breve

di questo giorno

che mai è certo

che avrà anche un domani

 

e non c’è più dio

e nemmeno un’altra vita

da che ci hanno convinto

che è tutto qui il paradiso

solo a poterlo comprare

 

arriverà anche la notte

e una sirena griderà alle stelle

parole di nulla

 

e sarà quella la tua voce.

 

(1987)

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

 

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Poesia sabbatica: “Risvegli” di Francesco Palmieri

09 sabato Set 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Passaggi rabbie e altro

Risvegli

 

il passo falso è stato

pensare permanenza

ciò che invece era

un’inquadratura appena

 

(il sole alla parete

e l’ombra di un balcone,

gerani rossi appesi

e in aria menta e voli)

 

nessuno a dirti in tempo

la fuga di stagioni,

che esistere è un ritroso,

un passettio all’indietro,

un treno che ritorna

finita la vacanza

 

è stato naturale l’essere felici,

sciogliere piedi e gambe

al fischio di partenza

e non scorgere le rughe

sul liscio della faccia

(era mia madre, era mio padre,

e i vecchi erano gli altri)

 

è stato naturale l’essere felici

 

poi qualcosa è stato

come schioccare dita.

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Passaggi, rabbie e altro” – pubblicata da Terra d’ulivi edizioni, maggio 2023)

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Poesia sabbatica: Non mi piace vivere

02 sabato Set 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Passaggi rabbie e altro

 

Non mi piace vivere

 

 

non mi piace vivere

 

ma vivo,

 

vivo per la bugia

di qualche parola appena

 

(che sia amore non ti lascio più

e poi ti lascia,

che sia l’allungo

di un infinito che certo è stato vero

negli occhi di un bambino

ed era tutto il fuori

a qualche metro dalla porta,

che sia la predica di un eterno

che è solo questione di mattine

e poi ti guardi nello specchio

e sei diventato vecchio)

 

vivo perché lo vuole il corpo

e non so dire no alla fame,

non so dire no alla sete,

non so fermare la mano

quando la tua pelle è pesca

e il tuo ventre è casa

dove riposo e danzo

(e resta qualche attesa,

un dire che mi salvi

nel cammino d’ombra

che appare e poi scompare

nel giallo e l’arancione

dei filari di lampioni)

 

intanto io mi presto

ad apparire vivo,

lo scrivo senza pena,

senza aspettare in cambio

un lieve di carezza,

parole di saggezza

(un dire che comunque

abbiamo visto il mare

un colmo di stagioni

sdraiate sopra ai seni

e che rimane dio

per l’ultima scommessa)

 

ho imparato quanto vale

di questo stare a terra

 

(e il tempo che non basta

per te che eri pronto

a darti un altro inizio)

 

e non mi piace vivere

 

ma vivo.

 

 

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Passaggi, rabbie e altro” – Terra d’ulivi edizioni, maggio 2023)

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Poesia sabbatica: 2

24 sabato Giu 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Passaggi rabbie e altro

 

2

 

culliamo pure

un’invenzione di piume

in veleggio su correnti di vento,

annusiamo pure

il profumo di parole leggere

che fanno il mare vicino

e il cosmo senza confini,

illudiamoci pure

di avere l’eterno

a portata di mano,

la frase variante di una preghiera

perché giunga prima all’udito di dio,

 

ma non si cambia segno alla terra,

non si fa razzo la testa col suo cranio pesante,

e non c’è volo, ascensione,

né un altrove presente,

 

solo pioggia a cadere

e tu che galleggi

sopra un’acqua che sporca.

 

FRANCESCO PALMIERI

 

(dalla raccolta “Passaggi, rabbie e altro” – pubblicata qualche giorno fa da Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: 29

17 sabato Giu 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri

 

29

 

 

dobbiamo dircelo, mia poesia,

che ancora non c’è orecchio per noi due,

che siamo ancora soli tu ed io,

tu, bolla di mare che si disperde in aria,

collana trasparente di parole in niente

ed io a tessere ricami che il silenzio disfa

 

(e si sta a scavare tracce in galleria,

a raccontare a un muro il vento in prigionia,

a ripiegare carta sperando venga un fiore

o forse un paio d’ali per l’uscita)

 

saremo gesso che si sfalda per usura,

una lettera caduta fra scrivania e muro

e intanto viviamoli i momenti

di quando in una piazza

 

un volo di piccioni

all’improvviso.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta di pubblicazione prossima “Passaggi, rabbie e altro” – Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: La poesia

10 sabato Giu 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

La poesia

 

 

la poesia è una voce interferente,

un bla bla della lingua

che si sperde nel niente,

un pensiero vestito di rose

o una lacrima nel fazzoletto,

la poesia è un frullo di petto,

il calcio ad un sasso

fra cielo e campagna,

il vento di tende

quando viene l’estate,

una sonda alle stelle

per l’ascolto di passi,

 

la poesia è una bottiglia di mare,

la tua voce nel vetro

un sussurro nell’acqua

 

(venitemi a prendere,

hai detto tu a stento,

voi che pescate

dentro onde felici,

qui io non vivo,

trascorro straniero)

 

la poesia,

un pugno nel vento,

un nome un cognome

gridati un momento,                                   

un assalto al silenzio

vendicarsi del niente.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

 

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Poesia sabbatica: batto e ribatto il pugno

03 sabato Giu 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Frammenti, Francesco Palmieri

 

batto e ribatto il pugno

su una porta con al di là l’eterno

 

ma non quello probabile

dopo l’essere mortiammazzati

dopo il tempo breve

e si è già smemorati e vecchi

 

piuttosto il salto

dove per sempre salvi

carne immortale vestita di divino

 

(ed io davvero l’ho sperato)

 

per questo ti odio ora

vita sospesa

altrove sovrapposto

a questo cielo basso

che mi costringe qui

in questa vita a pezzi

dove si nasce e muore

si ride più a fatica

si scivola allo zero

 

e poi si ritorna al niente

da dove siamo venuti.

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta inedita “Frammenti”)

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Poesia sabbatica: -12-

27 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Passaggi, rabbie e altro

12

 

venire al mondo per la posta intera

e non per il raccatto di qualche rata buona,

 

questo il dolore di rovinare a terra,

il dire parole estreme appese ad una forca,

il canto di una sirena reclusa in fondo a un pozzo

 

avere sulle spalle un altro cosmo

occhi preparati ad orbite stellari

e ritrovarsi soli a reggere un atlante

che è appena un’uccelliera

per qualche volo breve

 

( e noi che abbiamo ancora fuochi accesi

il fulmine ed il tuono in un taschino,

noi disposti al tutto e neanche un patto al niente,

 

scriviamo parole tristi, lettere dal fronte,

viviamo vite in guerra e piangiamo chi è caduto,

 

noi

 

che siamo nati

sopra una riva e il mare).

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta in via di pubblicazione “Passaggi, rabbie e altro” – edizioni Terra d’ulivi)

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Poesia sabbatica: -6-

20 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Biografie, Francesco Palmieri

 

-6-

 

me ne sto nella sera

ed è solo un dettaglio

che sia sera di brume

di viali ingialliti

in una foto d’ottobre

 

(e mi chiedo

quand’è scesa la nebbia

quando è stato il momento

che si è fatto tramonto,

come accade che a un tratto

si comincia a morire)

 

potrei ora chiamare

angeli e mare

la lingua aliena di veggenti e sciamani,

potrei dire d’impennate di vento

di un’aria che sale

a suonare le stelle

(e quanta musica eterna

nell’oltre d’ogni confine)

 

ma me ne sto nella sera

a parlare a qualcosa

che non so se sia dio

o quel nero d’abisso

dove ognuno è nessuno.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta  “Biografie” – Edizioni Terra d’ulivi)

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Poesia sabbatica: Passaggio di consegne

13 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Passaggio di consegne

 

 

conserva queste mie parole

per quando verrà il tuo inverno

(lo vedrai sui rami

degli alberi a fine autunno,

su un’altalena ferma

nei parchi di novembre,

nel freddo sulle mani

e i passeri sul filo

a prendere la neve,

lo sentirai nel ghiaccio

che incrosta a fior di pelle

e non ci sarà più scialle

a trattenere stelle,

non ci sarà più tempo

per altro giro e danza

e lo saprai per certo

che è solo andata il viaggio

e non c’è freno ai giorni,

non uno che ritorni,

che l’essere felici è stato breve

per noi che siamo ore

ma abbiamo sottopelle

l’impronta dell’eterno)

 

conserva queste mie parole

per quando verrà il tuo inverno

e un passo dietro l’altro

tu ti farai da parte

a chi chiederà la strada                                

per le sue gambe forti

il vento sulle spalle

l’avanzo dei domani

la creta nelle mani

(e non avrà sospetto

che tu hai ancora fame

che spasimo è il suo seno

che aspetti un altro treno

ed è un obbligo di carne

il decreto che tradisce,                                                            

un computo di giorni

a fare il vuoto intorno)

 

non un respiro in più

da questo inverno mio

e neanche una parola

per la consolazione,

sarà solo sapere

che tutto quanto è stato,

 

che sono andato avanti

nel solco di discesa

che fa più estranei i vivi

e meno lontani i morti.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: Il vizio di vivere

06 sabato Mag 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Il vizio di vivere

 

 

certo,

si fosse fermato

al tempo posteriore della gemma

ai giorni delle fanciulle con le gonne a fiori

e la lussuria accesa in un rossore,

 

e se anima, pensiero,

potessero la spinta

e si abitasse il volo

delle correnti in alto,

 

si fosse limitato il vivere

a due o tre decenni e poi il fermo,

a quando era immortale

l’incedere del piede,

 

sarebbe stata già bestemmia

una sola protesta al cielo

 

ma siamo scivolo di sere,

siamo carne che intristisce,

epilogo in crescendo

col no contro la morte                                       

 

(per vizio che ritorna

quando finisce il giorno,

per l’altro appuntamento

fissato per domani,

per noi che siamo i vivi

e morire non sappiamo).

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – edizioni Terra d’ulivi)

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Poesia sabbatica: “14”

29 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Hai spezzato il ramo

 

14

(Quotidiana)

 

ho imparato

a prepararmi pranzo e cena

a mangiare da solo

ho imparato persino

ad usare la lavatrice:

cotone con cotone, lana con lana,

sintetici a parte e sto attento ai colori,

 

con un po’ di pazienza

ho imparato a piegare le lenzuola (da solo)

persino quello con gli angoli

che non combaciano mai

e sono bravo ad appaiare i calzini

a sistemare nei cassetti la biancheria

 

non trascuro la casa

passo lo straccio della polvere

lavo i pavimenti e li risciacquo

cambio le lampadine fulminate

faccio prendere aria ai tappeti

 

ma quello che ancora mi spaventa

è l’eco dei miei passi sul pavimento

il vuoto nelle stanze

e nessuno da voler chiamare col suo nome.

 

 

marzo 2023

FRANCESCO PALMIERI

(inedito dalla raccolta in corso di scrittura “Hai spezzato il ramo”)

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Poesia sabbatica: “Cambi di stagione”

22 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Cambi di stagione

 

 

si è aspettato a giorni il mondo che verrà

(era in attesa sul finire di una buonanotte,

oltre la storia e i baci prima di dormire,

era inciso su cupole fra firmamento e cielo

che bastava una preghiera perché dio

vi si affacciasse in volo,

e poi sospeso sopra labbra rosse

quando l’amore non era un dopo

di lenzuola sudate da lavare)

 

si è aspettato, noi,

come bambini seduti sopra a un molo

coi piedi in pesca dentro acquario e mare

e gli occhi di vedetta in cima a caravelle

(perché i bambini hanno angeli per ciglia

e coperte con le stelle sulle spalle,

perché i bambini sono senza confini

ed hanno passi alti dalle montagne al cielo)

 

poi vennero gli anni scivolati in acqua:

un tempo per il tuono delle cannoniere,

un tempo per il fumo delle petroliere,

un tempo per l’utopia caricata dalla polizia,

un tempo per un muro al fondo d’ogni via,

 

e adesso è solo vivere al presente,

lo spazio di giornata o qualche minuto appena,

e se mi affaccio un tanto sulla riva                 

lo so tutto il silenzio a perdita di vista,

il nientenulla oltre la superficie

ed un bisbiglio di cordoglio dentro cattedrali,

così, come viene naturale dopo la strage,

ad ogni genocidio di generazione

quando infine si capisce

che si nasce per le stelle

e si muore in una cella.

 

 

FRANCESCO PALMIERI
(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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Poesia sabbatica: -55-

15 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

Tag

-55-, Francesco Palmieri

 

-55-

 

ti ho cercata

 

ad ogni inizio del giorno

in un ultimo sogno

nel respiro affannato

di un passo da corsa

nelle strade affollate

nelle strade deserte

nella neve d’inverno

nel fiore in germoglio

 

ti ho cercata

 

a levante a ponente

alla fine del mondo

sulle cime dei monti

in un pozzo profondo

a due passi da casa

in città inesistenti

 

ho chiesto di te

 

a un passante

a un bambino

a un uomo in divisa

a una donna coi fiori

ai veggenti

ai profeti

a una notte di stelle

alla luna sorella

alla pioggia che cade

nelle strade di sera

 

poi mi sono fermato

poi mi sono seduto

poi ho chiuso la porta.

 

 

Francesco Palmieri

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Appunti di lettura: Angela Caccia, “L’alveare assopito”, Fara Editore, 2022.

14 venerdì Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in CRITICA LETTERARIA, Recensioni

≈ 1 Commento

Tag

Angela Caccia, L'alveare assopito

 

Angela Caccia

“L’alveare assopito”

Fara Editore 2022

 

Appunti di lettura

 

Credo che non possa fare meraviglia, l’affermare che la poesia si faccia presente, a chi la scrive, come uno spostamento di tonalità della voce interiore o, ancora di più, come l’insorgere inaspettato di una voce seconda, del dire di un doppio io la cui dimensione esistenziale sembra assumere i contorni di un luogo sacro dalla volta in cui risuonano e rimbombano parole colme di echi, formule portatrici di suoni e significati densi di rimandi a cognizioni e sentimenti che dimoravano in un sottofondo psichico dove i paradigmi dello spazio-tempo non riescono a far valere l’imperatività delle loro regole ferree, ineludibili. Questa è l’impressione subito suscitata dalla lettura della prima lirica de “L’alveare assopito” di Angela Caccia:

 

Lei – io –

mi guarda vispa da una foto

non so chi delle due

sia più curiosa dell’incontro

lei punta le rughe

io tratti di tenerume

e qualcosa fra noi si spariglia

 

Accanto la sua ombra è lei la luce

che si staglia nel tempo che non c’è

verrebbe di voltarla

quella foto da cui sciamano presenze

le voci che da qui non si odono più

[…]

 

Il corsivo è mio, ma solo per sottolineare quanto scritto sopra circa lo sdoppiamento dell’io (“qualcosa fra noi si spariglia”), l’annullamento della dimensione spazio-tempo (“la luce/che si staglia nel tempo che non c’è”) e le suggestioni altre della voce poetante (“quella foto da cui sciamano presenze/le voci che da qui non si odono più”). E ancora più in là, l’evocazione non fraintendibile di quel luogo nascosto dove si va a depositare la memoria personale che, unitamente all’esperire emozionalmente l’esistenza, diventa il fattore generativo del verso (o l’alveare nascosto), il segno indelebile che il trascorrere fecondo dei giorni lascia permanentemente nella nostra anima senziente: “i ricordi non muoiono/s’addormentano vigili”.

Se la poesia rappresenta, così come credo, lo zenit espressivo della nostra comune umanità, quell’insorgere di un linguaggio verticale che riesce a dare profondità, spessore, evocazione, a un dire che altrimenti sarebbe semplicemente strumentale, si può affermare che Angela Caccia riesce a confermarlo, non solo per l’accuratezza della sua scrittura mai oscura, genuinamente metaforica, che si concede prevalentemente  frequenti enjambement e dislocazioni grafiche del verso e della parola, ma soprattutto per quella sua tensione umanissima (“chiamati a non perdere la vocazione/all’umano”) a sottolineare la grazia e la dannazione di essere nati e vivi, di non lasciare al tempo che ci oltrepassa, il piacere di nullificarci nel silenzio dello scorrere di anni ed ere (“…quale tempo/s’accorgerà che ce ne siamo andati?”). Si avverte netta una pretesa di valore, un diritto inviolabile ad esistere e ad esserci, pur nei confini inappellabili di una “condanna del colore”, nella consapevolezza della “fatica di essere rosa”, nella coesistenza di vita/morte, gioia/dolore, ricordo/oblio. Tutto ciò, unitamente ad altro che si potrebbe aggiungere, fa dire che la poesia di Angela Caccia è una poesia che riesce ad abbracciare i momenti apicali dell’accadere individuale o anche di quelle esperienze che si incidono profondamente e fatalmente nel destino di ciascuno di noi, partendo dalla convinzione che ogni soggetto umano nasce col nome di rosa, con la natura di un fiore, ma che sarà proprio quella genesi a costituire la sua stessa condanna:

 

E dopo la neve

l’aria rassodò sui rami

e ascoltammo l’ombra

cadere dagli alberi

mutilati del bordo sicuro

Il po’ di verde sconsolato

annusava ovunque luce

rovistava in sacche di grigio

ed abbandono

la condanna del colore

fu la fatica di nascere rosa

 

Momento apicale fra gli altri, è la cognizione del dolore, non come esito di un’esperienza infausta, elettivamente traumatica, ma come presa di coscienza dell’universale condizione di quel ‘male del vivere’ che la Poesia (da Leopardi a Montale, da Ungaretti a Quasimodo e, prima di loro e dopo di loro, altri ancora) non ha mai smesso di denunciare impotentemente al cospetto della Storia o, più arditamente, alle orecchie di un’entità superiore e nascosta (“all’Angelo colpevole dei veleni di ciò che passa”), dimostrando ancora una volta, e di più, il coraggio della protesta, della resistenza umana, l’ostinazione di uno slancio vitale immanente verso le meraviglie estatiche della vita: “Guardavo il buio impolverare/lenta la campagna quando/una dopo l’altra fiorirono le lucciole/ e fu come uno sconto di pena” e più ampiamente:

La rondine è viaggio

altezze

l’ampio i canti delle terre

che la speziano

le schiarite i tramonti le tempeste

l’immacolato che la contagia

e la chiama a tornare – io che

conosco da sempre il sogno di tutte

le rondini: la casa

col tetto rosso e

le finestre giallo sole che

disegnano i bambini

 

Rondine tra le rondini è Angela Caccia che ne conosce i sogni di tutte, metaforizzati in immagini di un’innocenza antonomastica, quella dei bambini (“…la casa/col tetto rosso e/le finestre giallo sole che/disegnano i bambini), che sa far vibrare la sua interiorità di quella tenerezza cui si fa riferimento in una delle motivazioni del premio Faraexcelsior 2022 (quella di Antonella Giacon) o nelle liriche di Lei madre ai figli, a pag. 33 e a pag. 36, una tenerezza che sembra estendersi all’Umanità intera e a tutto il Creato con occhi sapienti e perciò immancabilmente indulgenti. E tutto ciò nonostante la consapevolezza lucida che il cuore dell’uomo deve imparare a guardare anche a sorella pietra, a sopportare la visione di ciò che non avverrà mai (“Poesia/è ciò che non è accaduto”) e che infine sarà il silenzio l’eloquenza estrema e terminale di chi, dell’essere al mondo, ha cantato la gloria e l’orrore, la meraviglia e il disincanto, la luce smagliante e l’oscurità profonda:

 

n.3

 

Lascia che la parola torni insonne

che il cuore si riconcili alla pietra

 

 

Poesia

è ciò che non è accaduto

e calò il silenzio

come unica forma di eloquenza

 

 

FRANCESCO PALMIERI

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Poesia sabbatica: Il gioco della verità

01 sabato Apr 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Il gioco della verità

 

Il gioco della verità

 

bruciare fino all’ultima scintilla,

questo tocca,

strappare con i denti dalla pelle

la residua piuma che ti resta

 

recidere lo spago ai palloni nella testa,

pungere le bolle per lo scoppio

e sia l’aria e il nulla

l’inconsistente che li tiene

 

domani

al cenno lieve della luce,

riporrò i vestiti sulla porta

e uscirò nudo

al ghiaccio che c’è fuori

 

in cielo

in terra

e dappertutto.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)

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Appunti di lettura: Francesca Innocenzi, “Formulario per la presenza”, Edizioni Progetto Cultura.

10 venerdì Mar 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Recensioni

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Tag

Formulario per la presenza, Francesca Innocenzi

 

 

Francesca Innocenzi

“Formulario per la presenza”

Edizioni Progetto Cultura, Roma, 2022

Appunti di lettura

Come dichiara l’Autrice nella Postfazione, questa plaquette di venticinque testi (se ho contato con precisione) è un’antologia di versi da lei stessa curata, comprendente poesie comparse nelle tre sillogi pubblicate prima dei quarant’anni e fino al 2019; operazione, questa, non certo dettata da una forma di autocompiacimento narcisistico (o “autocelebrativa” come precisa Lei stessa) bensì come “esigenza di riunire quelle poche liriche” ancora in grado di essere risonanti, ancora rispecchianti e vivide nel loro portato di senso, contesto e causalità. Liriche quindi come recupero del vissuto significante, come permanenza e persistenza di una presenza mai estinta, attimi di esserci che la memoria attualizzante recupera intatti, quasi fossero paradigmi esistenziali, lezioni imprescindibili apprese come epifanie di conoscenza essenziale, pur avvenute nella dominanza di un dolore incancellabile che ancora richiede di essere trasceso, purificato dalla parola poetica conservandone tuttavia integro, testardamente e programmaticamente, il suo valore pedagogico, il marchio a fuoco e indelebile di vita attraversata e vissuta. Ci troviamo quindi nella dimensione del ricordo, di un memorare che non vuole essere una forma di ripetizione mentale e automatica di climax esperienziali ormai depotenziati dal trascorrere del tempo e dalla ormai acquisita distanza emozionale che offre la progressione biografica, bensì nel suo esatto contrario: nel pieno di un flusso di coscienza che sembra aver incastonato in se stesso il miracolo della resurrezione, della ri-comparsa vitale delle atmosfere, dei colori, della luce e delle relazioni da cui sono poi scaturite le parole vive, ora gioiose ora invece, come dice Ungaretti, scavate in un abisso. E, come per darne subito la consistenza e il senso, ecco che il volumetto si apre con una lirica che sembra riferirne subito la peculiarità testuale e tematica:

Un ricordo

 

ombre di gatti

sono strisce di bisce

serpeggianti verso gli orti.

Tutto è passato

ma sento ancora il profumo del sole

su quei drappi abbandonati al vento

(estate 1995)

 

Proprio qui è visibile la chiave ermeneutica della poetica sottesa al memorare della Innocenzi, quando dal quarto verso scrive: “[…] Tutto è passato/ma sento ancora […]”, dove l’espressione passato/ancora assume l’aspetto semantico di un iperossimoro, una conciliazione di opposti, una tesi/antitesi che confluisce con naturalezza nella sintesi del termine indicato già nel secondo nome del titolo dell’opera, “Formulario per la presenza”, ossia un prontuario di poesia presente, un vademecum dell’anima, di quel luogo astratto (avrei potuto dire spirituale) dove le categorie dello spazio-tempo vengono annullate dalla macroscopia del dappertutto e del per sempre. A voler solo accennare ai temi fondanti e fondativi della poetica della Innocenzi, si può sinteticamente dire che essi esprimono una volta ancora – e mai di troppo – quelli che possono essere considerati gli assi portanti, strutturali, dell’antropologia universale, i lasciti sensibili dell’inconscio collettivo e della coscienza comune filtrati ontogeneticamente dalla complessità e profondità dell’anima individuale: essi vanno dall’esperienza della gioia (sempre troppo breve) ai morsi acuti del dolore (sempre troppo lungo), dall’euforia di stare al mondo e nel mondo alla caduta nel baratro della disintegrazione interiore, dalla innocente presunzione di onniscienza – tipica dell’età ingenua che non è solo l’infanzia – fino al sentirsi a posteriori “frodati di risposte”,  in un “dopo [che] è un codice a barre sul nulla”. Un dire poetico in fondo incastonato nei temi e nei motivi della classicità di quel percorso individuale e personale che chiamiamo esistenza ma, del resto, come si potrebbe presumere e pretendere di non essere ciò che ontologicamente e immanentemente siamo: fragili fibre di questo immenso universo. Esseri umani.

………..

è un agosto strano

l’erba del prato non ingiallisce

il fogliame persiste sui toni del verde.

sbirci in altre vite, fai il conto del tempo

ti trovi indietro.

torni a guardare il prato, lui sa da sé

quel che deve diventare

…………

 

cosa tu sei

se non la foglia del gelso appena appesa

se non la mela morsa, triturata

se non la spugna intrisa

d’acqua fatta nera.

sei insieme tutto questo

e ogni cosa insieme è in te divisa.

tu sai il dolore che ti taglia

via dal mondo

come sulla pelle madida ferita.

…………..

 

a te che hai ispessito la pelle del cuore

 

a te che hai ispessito la pelle del cuore

con blasfemie irte d’olio bollente

darei le primizie del bianco

mattino.

detergerei di te l’amaro

come questo panno liso il pavimento

se non ti scorgessi volto multiforme

strati di vuoto e di veleno

su scempi di ferite senza sangue.

 

 

FRANCESCO PALMIERI

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~A viva voce: Presentendo la sera~

04 sabato Mar 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Tag

Francesco Palmieri, il male nascosto

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di testi poetici su iniziativa di esterni alla stessa redazione, che il curatore leggerà, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

https://liminamundi.com/wp-content/uploads/2023/03/presentendo-la-sera.m4a

 

PRESENTENDO LA SERA 

 

me ne sto andando

in uno scadere d’anni

(ma quando si comincia a morire,

a cinquanta, sessanta,

a settant’anni,

o quando a un compleanno

lo sai che non c’è tempo

per passi troppo lunghi

la vista più lontano)

 

che importa

se ancora avrò stagioni,

se soffierò candele

sui troppi giorni spesi

per qualche storia in fronte

e troppi vuoti di memoria

 

(ma c’ è ancora nella carne

un guizzo d’ascensione,

la voglia all’improvviso

di stare nel tuo odore,

a te donna che passi

vestendo il sole addosso,

a te che sei polpa e pelle

più vera di ogni stella)

 

me ne sto andando

come lo stormo a ottobre

come i giorni più corti

e la foglia che trema

la luce che sviene

oltre i tetti e le cime

 

(ma il passero in volo

sa già d’altro sole,

ha linee di cielo

ricamate negli occhi,

non io che qui a terra

mi arrendo alla sera,

che ho i passi contati

di un tempo a scadere

e la fine verrà, sarà fine,

sarà il sonno e l’inverno,

parlerò coi miei morti

nell’insonnia e la notte

e un mattino qualunque

non aprirò più la porta)

 

 

intanto io aspetto

che un dio mi sorprenda,

che faccia cadere

sul mio letto le rose.

 

FRANCESCO PALMIERI

dalla raccolta “Il male nascosto” Edizioni Terra d’ulivi

 

http://www.edizioniterradulivi.it/il-male-nascosto/121

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