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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: INTERAZIONI

Anniversario del blog: Primavera senza limiti

21 martedì Mar 2017

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, Poesie, Segnalazioni ed eventi, SINE LIMINE

≈ 2 commenti

Un anno fa abbiamo inaugurato il blog Limina Mundi. Al momento del varo non abbiamo scelto un giorno a caso, ma volutamente abbiamo deciso che l’avvio avvenisse il 21 marzo. Questo perché il 21 marzo:

  • è l’equinozio di primavera,
  • in primavera si festeggia la Pasqua
  • è risveglio della natura
  • si festeggia la giornata mondiale della poesia e, per finire,
  • è il giorno in cui è nata Alda Merini.

Per celebrare degnamente un anno di attività di questo blog abbiamo pensato ad un’iniziativa che coinvolgesse anche i lettori. Una specie di festa di primavera. Le abbiamo dato il nome di “Primavera senza limiti”, e consiste in un invito rivolto a poeti (e non) a proporre una poesia su uno di questi temi: Rinascita, Risveglio, Natura, Primavera, Pasqua.

La poesia dovrà essere inviata all’indirizzo mail del blog liminamundi@gmail.com

L’iniziativa si avvia oggi 21 marzo 2017 e si concluderà il giorno di Pasqua: 16 aprile 2017.

Tutte le poesie pervenute saranno pubblicate in questo stesso post, di seguito a questo annuncio.

Buona poesia a tutti e buona festa di primavera.

 ***
Cominciamo ad inserire i testi inviatici in ordine di arrivo. Saranno pubblicati in gruppi di cinque poesie per volta. Continuate ad inviare i vostri testi sulla Primavera.Grazie. 

Il logo della rosa che separa i testi è stato disegnato da Maria Rita Orlando.

 

Di regola tutte le poesie sulla primavera vengono automaticamente cestinate. Questo tema ha cessato di esistere in poesia, Nella vita ovviamente continua a esistere. Ma si tratta di due faccende diverse. (Szymborska, Posta letteraria, Scheiwiller 2002)

Chi ha visto primavera? Era la poesia
ancora da scrivere, un suono di nuvole,
il foglio dove il vento
tra soffi di anemoni si sarebbe posato

L’hanno vista, dicono, i bambini
che sono stati bambini nei cortili,
l’hanno vista in tutti gli azzurri
e nei verdi dell’erba cantare.

Ho perso la primavera.
È andata con la luce dei prati
e le corse dei bambini.

Guardavo le case, gli alberi
stretti, in un silenzio di cose
finite molto prima di adesso:

l’acqua senza le ninfee di Monet
i fiori di bosco che il babbo
più non porterà alla mamma.

Mi fermavo davanti al bianco delle betulle
che mangiava la luce
e alla riga scura della pioggia
che fa triste la poesia e i giorni.
E mi pareva un assurdo scherzo la vita,
come chi dice ridendo vado via
e scompare per sempre.

da Nel solo ordine riconosciuto, Gianfranco Fabbri editore

Liliana Zinetti

Cambiare

Il vagito della primavera
ha portato via il mantello del gelo.
Gli animali cambiano
piumaggio,
pelle,
manto.
Gli alberi
colore,
fogliame,
frutti.
E io?
Io posso cambiare
aria alla casa,
coperte al letto,
abbigliamento,
colore e taglio dei capelli
e poi …
Il mondo
si chiude sempre a ombrello.
Il rumore
di ieri è sempre vita di un giorno.
Un giro di anime
segna sempre un vissuto.
Il tempo
nasce età
e muore sempre in eterno.
I ricordi
riposti sempre in stanze chiuse
con muri senza finestre.
I rancori
s’imprigionano in scrigni
in fondo al mare
ma emergono sempre
dal fango melmoso.
Sempre!
Sempre!
Sempre!
Ho capito.
Devo cambiare
sole,
pelle,
viso.
Essere amore.
Un amore
che ti fa odorare
la pelle del tuo uomo.
Il suo profumo di maschio.
Ti togli la maschera.
Ti presenti nuda nell’anima.
Vestita con le tue fragilità.
Un segreto …
Non murarti dentro
con l’ultimo respiro
devi  …  cambiare!

Clara Chiariello

Vèrta in Canséi*

A pas lidier la va la cerva piena
incontra a l’orìvo ndove i saléz
i met i primi but, la bat al trói
de la nef de la vèrta, ognequaltrato
la trà, squasi a assar indrìo la mòrt
che la ghe mòrz le cadìce, al so vèrs
l’é ’n reciamo che ’l sgorla in cao al bosch
al costà dei faghèr, na ora la val
n’altra stajon intiera, na nassesta
che la fà del futur tut al presente,
la se met prèssa, al so òcio l’é ’n mondo
che ’l sogna na ciarèla che la sìe
cesura de erba, co ’n ùltemo sfòrz
la salta ’l fil spinà, vers un tenp novo.

Primavera in Cansiglio

A passo leggero la cerva gravida va / incontro al limitare (del bosco) dove i salici / mettono i primi germogli, batte il sentiero / della neve primaverile, ogni tanto / scalcia, quasi a lasciare indietro la morte / che le morde le caviglie, il suo bramito / è un richiamo che scuote in fondo al bosco / il costato dei faggi, un’ora vale / un’altra stagione intera, una nascita / che fa del futuro tutto il presente, / si mette fretta, il suo occhio è un mondo / che sogna una radura che sia / recinto d’erba, con un ultimo sforzo / salta il filo spinato, verso un tempo nuovo.

* Dialetto veneto della Foresta del Cansiglio

Pier Franco Uliana 

Primavera altra

Il giovane corpo d’albero robusto, folto
i capelli abitati da corvi dentro a un nido
di ricci: quanto tempo è passato? mi chiedo,
da quando eri un cucciolo magro, petulante,
con parole gracili invece che mani irrequiete,
quelle che adesso tieni sui fianchi della tua sposa,
giovinezza accecante che invidio – un bocciolo –,
per la prima volta vedo il segno delle stagioni
sul volto degli altri, mi accorgo di essere oltre
gli anni di polpa rossa da mordere, sono il frutto
per terra, ora, e osservo i fiori crescere altrove,
la mia primavera è una pallida offerta a un sole
indifferente, sono io adesso la donna che
non vale la pena. Meno male, mi dico,
da questa altezza non ho più le vertigini,
lascio a te e alla tua bella il vertice da cui
all’improvviso, inevitabile, arriva la resa,
la china dei giorni. Dopo è solo questione
di ombre da imparare a memoria,
da non avere paura di niente.

Silvia Rosa

maiuscole di vita

dove sporgono le rapide del sogno
come visioni su rasoi di luce
dove guardano i bambini che scoprono
in un gambo di prato
maiuscole di vita
nel piccolo largo delle loro mani

in fondo al bianco delle scale sole
le voci
i bambini che pedalano l’aria
e il pasto del cielo che vola
è musica il suono di piccole mani
il giallo a stento delle loro ali
è un passo largo tra gli spigoli delle ombre
l’odore è buono
una stanza di pane e di domenica
l’azzurro del bucato

Marisa Guagliardito 

Stamane , all’improvviso …

C’è un silenzio antico nelle cose
sui crinali dei colli nei limoneti
in fondo alle valli intrecciate di ortiche
grovigli di rami disseminati
erbe aromatiche finocchi selvatici
menta e rucola.
C’è un silenzio antico nelle cose
aspetta da sempre,  sorregge radici di ulivi
nidifica nel forno sconnesso…
Tendo l’orecchio a inseguire voci
che invadono segni  consonanze
di parole lievi librate nelle crepe
dei muri sconnessi tra ciottoli e spini
dietro ogni siepe.
C’è un silenzio antico nelle cose
estenuato da parole di sempre
in ogni angolo della vecchia casa
nella speranza che tende la mano.
Inseguo tenacemente l’azzurro
con occhi spalancati
ma respirare cieli è un’altra cosa
E c’è un silenzio dentro le parole
che rimbalza distrattamente
mai al tempo giusto muto nel dolore
un silenzio non ancora sfiorato
da venti lievi come le mie ciglia,
c’è un silenzio che nessuna parola
può penetrare senza fiatare
con mille nodi i suoni
ne infittiscono gli echi
segnati da erba calpestata
e rami che annaspano
al fruscio dei pioppi ansimanti.
Ma poi senti l’acqua del torrente
borbottare prima piano
poi sempre più incessante
parole e parole
c’è silenzio nel nido
di quei passerotti implumi
c’è silenzio nel buio che trasmigra certezze
nel rumore incessante dei dubbi
nelle pagine bianche nei luoghi di frontiera
in questo tempo che se ne va
c’è  silenzio anche nel fuoco
che divampa e zampilla
empiti di poesia arde seguendo tracce
di odori suoni e colori…
Ma non ti ho detto che  la pietà
ha grosse ali di viva carne e linfa nuova
a foglia di mandorlo
come segreto albero radicato nell’aria
impastato di lava e  comprensione  radiosa
nelle braccia gigantesche di perdono.
Cresce stamane all’improvviso  l’universo
tra solchi e semi come ininterrotti fiori
nel vorticare di memorie salde a questa terra.
Lentamente  torna  più calda
la fragranza  di essenze mutevoli
ma immortali lungo questo fiume.
Persefone s’imperla come il suono
di ogni voce in un ciliegio.

Maria Allo

Prima Vera

La bella stagione zufola Zefiro
pollini ed erba, tutto sospeso
lo scoppio del canto
la coltre del chiaro discanto
dischiuso il sereno passeggia
con la pace benigna
in un ciondolo al seno
falene di notti ancora insonni
affanno di brame contuse
al cuscino d’incudine e cotone sogno
e rapace possesso
notturno cinereo infetto
domani il sole nuovo
scaccerà altre nubi
evaporando inutili scuse
sul prato in cui rinasco
ingoiando foglie secche
per poi ritornare verde

Federico Preziosi

 

 Primavera a Piazza di Spagna

Passioncella canuta, mio fiore nero (ti sei tinta?)
chi (cosa) ti alimenta
ti accudisce e ti accredita
oltre la circostanza di un sorriso?

Maggio è tornato.
Alla mattina dipinta dai suoi colori forti
sottentra una controra di smog che non lo onora…

Tu rovesci in questo cielo
la tua vecchia cartolina in bianco e nero
e dribblando il nepente del benzene
mi fai subito planare
in un terso mattinale annicinquanta.

Da “Siamo alle solite”, Fermenti Editrice, 2001

 Leopoldo Attolico

 

  

I giorni dell’acqua e delle rose

I giorni dell’acqua e delle rose
quando la prima pioggia sa di vino
e il tuo stelo è un istante
se ti amo.

 Giovanni Baldaccini

 

  

(Primavera)

fa carezza, dove Amore ha scordato la viola nei silenzi
le nascono fiori fragranze distribuite ai vari sensi
quando la Vita sospende nei fuori corso
c’era una volta e c’è
la scultrice del sogno che non perde la musa
di bellezza senza dannazione
nell’anima in lirica..
non osa morire, non osa il dolore
non ama dice…
e s’ inganna nel continuo

©Emmaistrini

l’attesa leggera  il tonfo
dondolìo  d’un immenso
istante dal vento scende

sai d’acqua a maggio  le
ciglia  di bianco silenzio
la mano quasi un odore

il girotondo accucciato i
tuoi gesti  nel soave dire
fammi di niente  domani

la casa  la margherita di
un bambino e il sole giù
dal tetto al mio petto un

saremo nudità anteriore
andando e stando inizio
nel cavo come arreso di

una mora addormentata
e d’innocenza accesa la
vertigine così all’infinito

s’è fiorita al nido la ferita
dall’alba bagna doralisa                                                                            

( daìta martinez, 2017 )

Non si pente l’incedere
di sempre si ripete
uguale nei secoli
mantiene la promessa
atavica alla vita
tornerò nella cadenza della terra
tornerò eterna nel tempo
più d’ogni virgulto
d’ogni vagito avrò le vene
mosse dall’impulso
che segue il germoglio
il piacere del gemizio
che spreme linfa agli atomi
alle cellule ai versi di tutti
gli animali allo sbocciare
d’inni e magnificat
al vortice di pollini
di odori a tutta questa
grazia pompata nei polmoni
d’api di chimica d’ormoni
s’inchina implacabile e commossa
alla bellezza indicibile dei fiori.

Loredana Semantica

 E’ un canto senza voce
un grido represso inespresso
il turbinio di emozioni
vigili ma contenute
fili di seta che si aggrovigliano
annodati ma vitali
vibrazioni gravi che si fanno strada
in questa primavera
un’altra delle tante
ma non trovano il varco
il passaggio naturale ed obbligato
la soluzione che dal corpo cassarmonica
risuoni e si innalzi
libera.

Deborah Mega

 

Se ci pensi potrebbe anche essere primavera
ma le cose sembra siano andate tutte storte.
Potrebbe per esempio, esser fiorito aprile
col caldo e sudati, staremmo a fare le salite
dei sentieri che conoscevamo da ragazzi
oppure ad ascoltare le rane nelle pozze
gracidare, e noi imitarle e tirar sassi.
Suonare tutti i campanelli dei palazzi
fare le squadre con nessuno in porta
e le ragazze tiferebbero per noi
e proprio a quello timido che segna
andrebbe forse un bacio o un cenno d’occhi.
Se ci pensi si sta qui a sperar di maggio
e per molti versi credimi, inutilmente.
E il tepore che ora proviene dal riverbero
d’asfalto, oppure dagli schermi azzurri
delle case tutte divise dal tessuto connettivo
che ci rende eremiti societari, non ci scalda
e non ci asciuga. Come la mano delle mamme
quando tornavamo dentro tutti sporchi
a prendere la dose santa degli schiaffi.

Francesco Tontoli

 

In fondo l’aveva sempre saputo
che sarebbe accaduto il cambio
anatomico del saluto a mascelle
tese per evitare l’affanno dell’addio
durato quattro anni e mezzo
la ripetizione sovrabbondante
della chiusura. In fondo già
conosceva la sbattuta del portone
le parole che sarebbero tornate
quel tono negativo di cui preoccuparsi.
Vecchia storia suggerita dalla forza
gravitazionale nell’aria immobile
in cui tutto il mondo va alla deriva.

Rita Pacilio

Dis/lirica

il pesco era rosa
nella stagione dell’amore,
poi venne il vento
di rasoi e lame
(ma chi l’aveva chiamato?
da dov’era venuto?)

freddo era il fiato
sulle corolle aperte
(oh fiori innocenti
oh petali ardenti)

e si vive l’aprile
come il mese più vile.

Francesco Palmieri 

 

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Ha doveri di trasparenza la voce

08 mercoledì Mar 2017

Posted by LiminaMundi in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Alessandra Fanti, Emersioni, La Vita Felice

Una bella poesia di Alessandra Fanti tratta da Emersioni, silloge di prossima pubblicazione de La Vita Felice nella collana Agape Opera Prima. Ci complimentiamo di cuore con la nostra autrice/amica e per una volta mettiamo da parte le nostre rubriche consuete.

Ha doveri di trasparenza la voce
davanti al mare ogni reticenza inquina
il pomeriggio un sollievo di presenza.
I respiri hanno ritmi da brezza
le età trascorsi da mescolare
gli occhi riconoscono gli strappi delle raffiche
la coda dell’occhio è l’organo preposto e sa.
Noi, con le carte del si può o non si può,
da piccole pieghe attente magicamente
sbocciamo aerei da tenere in tasca
a sgualcirsi in attesa del decollo.

Alessandra Fanti

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Natale

25 domenica Dic 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Maria Luisa Spaziani, Natale

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Natale è un flauto d’alba, un fervore di radici

che in nome tuo sprigionano acuti ultrasuono.

Anche le stelle ascoltano, gli azzurrognoli soli

in eterno ubriachi di pura solitudine.

Perché questo Tu sei, piccolo Dio che nasci

e muori e poi rinasci sul cielo delle foglie:

una voce che smuove e turba anche il cristallo,

il mare, il sasso, il nulla inconsapevole.

 
MARIA LUISA SPAZIANI

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Abbiate cuore

22 giovedì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in Cronache della vita, CULTURA E SOCIETA', Ispirazioni e divagazioni, La società

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Natale

Ecco un altro Natale a ricordarci d’essere più buoni, ma quest’anno, non meno di altri, la nostra bontà è infetta, nessuno innocente di fronte alla guerra. Di fronte a foto di bambini insanguinati e strade che sono laghi di sangue. Occhieggiano orrori dai social network e noi qui al sicuro a chiederci se questo è un uomo, se questo è vero, cosa possiamo, poi restiamo impotenti a chiederci che significato abbia la parola bontà e, persino, scossi, che senso abbia la parola Natale. Siamo solo uomini. Lo sono anche di là dal mare, dalle montagne e dai confini. Uomini. Capaci di efferatezze come di slanci poetici. Questo attraversamento che è essere uomini sulla terra è un miscuglio di dannazione e paradiso. Lo è dalla notte dei tempi.  Lo è ancora adesso. Si spera di poter trascorrere l’esistenza quanto più in salute, bellezza e serenità possibile. Per i più sfortunati non sarà così, alcuni hanno l’inferno in questa terra, ma nel grande disegno ch’è l’esistenza al di qua e al di là della soglia percepibile sono convinta che ci sarà un riscatto per gli afflitti, un momento di catarsi e di rivoluzione, dove chi ha penato trova la sua pace, e chi ha commesso il male la pena. Ed anche questo è Natale.

Questo Natale perciò non è diverso dagli altri, non è meno triste di altri. Dipende dall’angolazione singolare. Chi è nella desolazione lo vedrà con occhi di dolore, chi è sereno, come una festa da trascorrere in famiglia e con gli amici. Nonostante la fame in qualche parte del mondo, con la guerra da qualche parte del mondo, con la miseria e col dolore, che Natale dopo Natale ci sono stati sempre. Non è un’assoluzione, ma una presa d’atto che il nero si accompagna al bianco ed è nelle zone grigie che dovrebbero lavorare bene con senso di responsabilità profondo, consapevoli d’avere le sorti dell’umanità nelle mani.

Ma questo non voleva essere un post pesante e nemmeno di luoghi comuni, anzi il post  voleva essere grazioso, celebrare questo momento che è festa religiosa e tradizionale nel contempo.

Ricca di usanze, come l’albero addobbato di tante luci, palline e pupazzetti, ora il mio di fiori dorati, ma nel ricordo della mia infanzia l’albero per eccellenza era quello del mio povero zio Filippo, buonanima, che aveva golosi pendenti di cioccolato rivestiti di carta stagnola colorata a forma di babbo natale o di monete. Troneggiava irraggiungibile sul pianoforte ed era un albero bellissimo, perché quei ninnoli mangerecci di decorazione erano l’ambizione di noi bambini e, sebbene lo zio Filippo avesse tanti figli, qualche volta una moneta è arrivata anche nelle mie mani e in quelle di mia sorella regalandoci un momento di estatica felicità natalizia.

Altra tradizione del Natale è il presepe che il mio libro delle elementari raccontava  essere nato in Italia, introdotto per la prima volta da San Francesco, che ebbe la bella idea di riprodurre lo scenario della nascita a Betlemme, con gli angeli e i pastori, Maria e Giuseppe, il bue e l’asinello, tante pecore e il bambinello nella mangiatoia, culla del Signore del cielo e della terra.

Ecco che da fame e guerra, che sono la pena del mondo, siamo passati al cuore del Natale, che è commemorazione sostanzialmente, del momento della nascita del Salvatore. Nacque Gesù in Betlemme ed era l’anno zero, zero perché segna il nuovo inizio dell’Umanità che poco dopo quella nascita conoscerà per la viva voce del figlio di Dio – pietra scartata dai costruttori, diventata testata d’angolo – il messaggio d’amore cristiano, qualcosa di profondamente rivoluzionario. Da allora i Cristiani  ricordano l’evento di questa nascita, premessa necessaria di tutti i successivi eventi: dalla passione di Gesù al seguito di una montagna di secoli e storia della cristianità. Tradizione è la messa del Natale per chi voglia porre l’accento più sacro alla festività.

Tradizione del Natale sono i dolci panettone e pandoro che ormai in tutte le possibili coperture e farciture abbondano sugli scaffali dei negozi e supermercati, la cena con la zuppa di pesce, con le impanate e scacciate, con gli arancini o gli arrosti, il gran pranzo di lasagne,  tacchini, prelibatezze e involtini. E così pensando alla pancia, che in allegria reclama la sua ora, concludo dicendo che anche noi da questo scorcio di luce che è il nostro minuscolo blog vogliamo fare i nostri più luminosi auguri.

Buon Natale a tutti, quindi, di cuore – il nostro certo, ma anche di averlo voi stessi – e di ogni bene.

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Nota critica su “Apologia del silenzio” di Loredana Semantica

21 mercoledì Dic 2016

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Recensioni, Segnalazioni ed eventi

≈ 2 commenti

Tag

Apologia del silenzio, Deborah Mega, Loredana Semantica, POESIA

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Giacomo Balla, La Pazza, 1905, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

                                             “Quando una poesia è scritta è terminata,

                                                      ma non finisce; comincia, cerca un’altra poesia

                                                          in se stessa, nell’autore, nel lettore, nel silenzio”.

                                                                                                                                                                                              Pedro Salinas Continua a leggere →

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LE INTERVISTE: Il cerchio e la botte e Sette domande

19 lunedì Dic 2016

Posted by LiminaMundi in Interviste, LETTERATURA

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Tag

Deborah Mega, Interviste, Loredana Semantica

Con questo post concludiamo l’esperienza delle due interviste tipo che abbiamo proposto ai poeti più o meno noti di nostra conoscenza.

Se ricordate un’intervista l’abbiamo chiamata “Il cerchio e la botte”, caratterizzata da un botta e risposta rapido, perché le risposte non potevano superare le tre righe, l’altra, nella quale non c’era limite alla lunghezza della risposte, aveva per titolo “Sette domande sulla poesia”.

Abbiamo lasciato facoltà agli autori interpellati di poter scegliere il canovaccio di risposte. A questo punto  ci sembra interessante “rivelare” che a monte le domande dell’intervista “Il cerchio e la botte” erano state predisposte da Deborah Mega e quelle di “Sette domande sulla poesia” da Loredana Semantica.

Chiudiamo questa bella esperienza con un post un po’ insolito nel quale ve le proponiamo entrambe, in una sorta di “chiasma sinallagmatico”: Loredana Semantica risponde alle domande dell’intervista “Il cerchio e la botte” e Deborah Mega a quelle di “Sette domande sulla poesia”.

Buona lettura!

Loredana Semantica risponde alle domande dell’intervista “Il cerchio e la botte”

  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa è in grado di esprimere?

La poesia è materia modellabile, un magma che bolle, una scoria di combustione, esprime tutta la gamma dell’esprimibile. Ed è anche modo di essere nella vita, un modo di dire la vita stessa. Come diceva bene Emily Dickinson poesia significa abitare la casa della possibilità. La potenza fatta parola.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinata alla poesia?

Mi sono avvicinata alla poesia circa quindici anni fa. Nessuna chiamata prima di quel momento, salvo qualche episodio. Il veicolo maieutico è stato il web, lo strumento in particolare il blog nel quale ci si esprime appunto in parola. Lì ho scoperto che, volendo, potevo dire l’universo, tentare di dirlo quanto meno.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

Ho una vergognosa refrattarietà ai maestri, ma in cuor mio ne ho tanti, tutti coloro che ho letti in web e fuori dal web ed hanno lasciato il segno, tutti coloro che hanno forgiato il mio modo di scrivere, frutto di studio, pazienza, esperienza, tentativi, fallimenti.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

Ricordo la mia prima poesia, scritta sull’ ultima pagina di un libro di diritto, raccontava di una notte insonne, senso di ringraziamento, rivelazione. Il libro è stato distrutto.

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

A me stessa, a tutti i tu potenziali, a tutti i possibili pronomi personali.

  1. E’ stata dichiarata la morte della poesia e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Penso che readings, concorsi e premi siano frutto di una certa mania di protagonismo che ormai affligge il singolo, gratificato di avere una platea plaudente, quasi questa gloria momentanea lo rendesse meno nullità. A substrato un contesto sociale predominato dall’idea dell’apparire per essere. La poesia comunque vive. Se così è, anche di queste cose.

C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi ispirazione? E come nascono le tue poesie?

E’ una pulsione che segue l’entropia, tanto necessaria quanto sgradita, del fare e pensare della quotidianità, a cui consegue il momento della calma, silenzio, riposo. Scrivere diventa allora un fare anch’esso, un poein interiore, quasi che la mente fosse un mare agitato e trovasse la trasparenza o l’oscurità del suo fondo quando si placa il vento, si appiana la superficie, il pensiero allora sprofonda e riemerge dall’altro lato.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Sì, anche se percepiscono solo confusamente cos’è.

  1. Che importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

Ha sempre avuto una certa importanza, ancora oggi i classici si studiano a scuola, a scuola si studiano le principali figure retoriche, le poesie della grande letteratura italiana. Si potrebbe fare di più perché i giovani l’amino, anziché sentirla come oggetto di studio obbligato, fare in modo che essi stessi siano i poeti, mettano le ali, liberarne le potenzialità. Anche se non diventeranno poeti capiranno meglio di che si tratta.

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

Gli orientamenti prevalenti in poesia sono anche a livello europeo quelli che da sempre caratterizzano la poesia: pensiero, amore, bellezza, verità, straniamento e morte, disagio e critica sociale. Fermo il fatto che apprezzo la poesia di qualità di qualunque bandiera, subisco il fascino di quella in lingua inglese per maggiore confidenza con la lingua

  1. La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

E’ uno scambio reciproco, la poesia registra l’evoluzione del linguaggio e nel contempo introduce rivoluzione.

  1. Può avere un ruolo politico?

Certo che sì. Il poeta ha un ruolo di osservatore della società e critico, criticare non è mai fine a se stesso, ma mira a indurre dei cambiamenti. Ogni azione che nel sociale vuole produrre un cambiamento è politica.

  1. E’ cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Carmina non dant panem, non è mai stato un mestiere, tranne nell’epoca e per l’incontro con mecenati. Certo è cambiato il ruolo, ormai sono gli economisti, i filosofi, giornalisti e politici a poter dire autorevolmente la loro, i poeti  sempre di meno, mi sembra che restino relegati al ruolo di “emarginati del villaggio” anche se i poeti per nobilitare se stessi in modo apparentemente critico, preferiscono il termine “casta”. 

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Penso che stiamo parlando di aria, terra, fuoco e acqua, tutti elementi naturali, tutti riducibili a elementi chimici, analogamente poesia, articoli di giornale e canzoni appartengono al grande mondo della comunicazione, tutti avvalendosi dell’elemento parola. Ma il fuoco brucia e l’acqua ghiaccia. Dunque la composizione ha la sua importanza. La canzone poi esige la musica, che è un’altra cosa.

  1. Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

La cultura mi sembra in declino, salvo a non considerare cultura anche quella tecnologica. Di poesia mi pare invece che ce ne sia molta e in buona salute, sempre di nicchia quella di maggiore qualità e poi decisamente autoreferenziale, di conventi e conventicole, ricche di intelligenze tuttavia e talenti. Spesso a distanza percepisco queste cerchie competitive. 

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Simone Cattaneo, Fernanda Romagnoli, Emilio Villa, Antonio Porta, Giovanni Giudici, Amelia Rosselli, Bartolo Cattafi, Angelo Maria Ripellino, Antonia Pozzi, Goliarda Sapienza, Maria Marchesi… Nessuna pretesa di completezza, potrei continuare. Volutamente i poeti sono morti.

  1. C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

Sì, è un bisogno di molti. Perché è un momento di cambiamenti epocali, profonda crisi sociale e quando non basta la parola… allora c’è la poesia.

***

Deborah Mega risponde alle domande dell’intervista “Sette domande sulla poesia”

  1. Al celebre verso refrain della poesia “La verità, vi prego, sull’amore” di Wystan Hugh Auden l’amata poetessa statunitense Emily Dickinson risponde “l’amore è tutto: è tutto ciò che sappiamo dell’amore”, citazioni in forma di dialogo per dire che raramente un poeta ha trascurato di interpretare questo sentimento nelle sue composizioni. Nelle tue poesie l’amore è presente? E se dovessi dire che peso esso ha avuto nella tua scrittura? E nella tua vita?

L’amore è il motore dell’azione, come diceva Dante Alighieri move il sole e le altre stelle. Qualsiasi attività umana dovrebbe essere mossa e provocata dall’amore, purtroppo questo non vale per tutto e per tutti, troppi sono mossi dall’interesse, dall’egoismo, dal guadagno e dalla ricerca del proprio utile. Nelle mie poesie spesso è presente l’amore, inteso anche come generosità, come dono di sè agli altri attraverso la scrittura e la parola. Perfino la mia prima poesia è stata dettata dal sentimento di amore fraterno e dalla sua perdita, è da lì che tutto ha avuto inizio. Continua ad avere peso e importanza nella mia vita: anche la mia professione, che è quella di insegnante, nasce dall’amore, offro ai miei alunni le mie conoscenze, la mia comprensione, il mio ascolto. Se non è amore questo…

  1. Tra le poesie di Emily Dickinson è famosa quella del dialogo tra due morti, l’uno per la bellezza, l’altro per la verità. Anche verità e bellezza sono temi importanti della poesia. Pensi che siano irrinunciabili? Che ancora oggi bellezza e verità siano temi presenti al poeta? E in che misura?

Bellezza e verità appartengono all’esperienza di vita dell’uomo, sono irrinunciabili e strettamente legate. Dostoevskij nel romanzo L’idiota ha addirittura sostenuto che la bellezza salverà il mondo e, per relazione inversa, anche l’uomo deve costruire e perseguire la bellezza se vuole salvarsi. Mi piace pensare che ciascuno di noi sia chiamato a scoprire il proprio destino di bellezza e verità se vuole trovare se stesso e salvarsi dall’ omologazione, dall’insoddisfazione e dalla solitudine. Il poeta scrive denunciando la sua verità, leggendo il mondo a modo suo, cogliendone le contraddizioni e perseguendo un proprio ideale di bellezza.

  1. L’attività della scrittura si lega all’esperienza e alla memoria. Si potrebbe scrivere poesia senza memoria? In quale misura attingi ai ricordi nella tua poesia?

La scrittura per quanto mi riguarda è molto legata al ricordo e alla memoria. Porta alla luce le cose non dette, non rivelate ad altri, non comprese talvolta neanche a se stessi, producendo effetti formativi, conoscitivi e, per qualcuno, perfino terapeutici. Buona parte delle mie poesie nasce da un ricordo magari sedimentato che ad un certo punto riemerge con prepotenza. Si può scrivere poesia anche senza alcun riferimento alla memoria ma ad un’esperienza specifica secondo me, volenti o nolenti, si fa sempre riferimento.

  1. Alcuni dicono che il silenzio, necessario momento di riflessione e di ispirazione, sia indispensabile perché nasca una poesia. Ma il silenzio è anche la poesia, ciò che si è taciuto, che s’interpone tra una parola e l’altra, tra un verso e l’altro. Condividi quest’ importanza attribuita al silenzio in relazione alla poesia? Le tue poesie nascono nel e dal silenzio oppure no?

Il silenzio è necessario e indispensabile per svolgere una qualsiasi buona azione dunque anche per scrivere una buona poesia. Permette di entrare in una dimensione individuale, di ritagliarsi un proprio spazio e rappresenta la condizione indispensabile per mettersi in ascolto di sè. Ciò non toglie che si possa avere un’intuizione, un’ispirazione poetica anche in un momento di caos totale, a quel punto importa solo che la mente sia libera da incombenze, impegni quotidiani e sovrastrutture.

  1. Tra i requisiti necessari della poesia c’è il mistero. Un alone che la circonda, un fascino speciale creato con le parole, che il lettore percepisce come una sorta di sfida al suo intelletto, comunicazione di un segreto, di un interrogativo vitale. Condividi questa idea o pensi che non vi sia relazione tra mistero e poesia?

La relazione tra poesia e mistero esiste anche se la poesia dovrebbe rivelare più che travisare lo stato delle cose. Nel mio caso però tendo a rivelare completamente il mio pensiero, per un’esigenza di chiarezza e di trasparenza, forse frutto della deformazione professionale, anche se mi piacerebbe riuscire in un tipo di scrittura più ermetica ed evanescente, in un trobar clus che, in alcune occasioni, ammiro in altri.

  1. Sono famosi i versi di Pessoa “Il poeta è un fingitore. /Finge così completamente /che arriva a fingere sia dolore/ il dolore che davvero sente.” Con questi versi si intercettano il tema del dolore in poesia e l’ambiguità. Sono elementi presenti nella tua poesia? E in che misura?

Chi di noi non ha mai sofferto? Credo proprio nessuno. Il tema del dolore è presente nella poesia, nella mia e in quella di tutti gli altri. Esiste anche la finzione letteraria ma si tratta di una finzione in cui ci si immedesima talmente tanto che alla fine diventa reale. Mi ritrovo dunque con la citazione di Pessoa. Per descrivere un’emozione l’immedesimazione diventa necessaria e, di conseguenza, la sua descrizione  o gli effetti che produce sul poeta, diventano realistici.

  1. Sempre Pessoa dice “La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto.” C’è chi pensa che in poesia non si debba parlare di morte e chi invece si confronta con essa. Parli mai di morte nelle tue poesie? Scrivi per sopravvivere alla morte o per esorcizzarla?

E’ capitato di parlare di morte nelle mie poesie. E’ un pensiero latente con cui ogni tanto ci si confronta con un senso di rispetto e di sacralità. Non credo di temere la morte, mi auguro solo che giunga quando avrò compiuto tutto ciò che mi prefiggo di fare. Mi piacerebbe che qualcosa di me sopravvivesse, fosse anche un diario, un libretto di pensieri, un quaderno di appunti, sarebbero il segno tangibile che nella mia vita ho ritagliato del tempo e l’ho dedicato ad un’attività che amo perseguire, la scrittura appunto.

Deborah Mega

 

 

 

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 8 – fotografia di Marek Waligora

14 mercoledì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Tag

Fotografia, Francesco Palmieri, Marek Waligora, POESIA, silenzio

-17-

è un pomeriggio di niente
un pomeriggio da niente
con le nuvole basse a gravare sui tetti
coi tronchi in giardino come pali di pietra
neanche un vento, l’animarsi dell’aria,
i rami a tremare, un alzo di carta,
tutto fermo, un silenzio,
un tacere le foglie
e la voce che manca

non so se tu dormi
o se stai alla finestra

come me

che non aspetto nessuno
che disegno sul vetro
mille fiocchi di neve
che sono state farfalle.

Francesco Palmieri

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ph. Marek Waligora

Chiudo questo lungo excursus nel tema del silenzio con un’ultima poesia di Francesco Palmieri. Il numero otto nel titolo indica che nell’ambito della rubrica ho commentato otto poesie di Palmieri. Francesco, come autore del blog Limina mundi, è stato generoso nel rendere disponibili i propri testi alla mia “vivisezione”.
Con l’occasione compio una piccola digressione riepilogativa e ricordo anche gli altri autori del blog che hanno accettato di rendere disponibili le proprie poesie sul tema: Maria Allo, Deborah Mega, Francesco Tontoli, Raffaella Terribile, Alessandra Fanti. In tutto ventitré poesie, oltre ad un mio testo che è stato commentato da Deborah Mega, per complessivi 24 incontri col silenzio.
Le poesie commentate sono state accompagnate dalle foto d’autore di Emanuele Dello Strologo, Daniele Gozzi, Alessandro Tocco, Massimo Grassi, Carlo Piscopo, Massimo Lichtman, Samuele Romano, Daniela Alessi, Angelo Merante, Art Khai, Lex Lutther ai quali si aggiunge oggi Marek Waligora.

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ph. Marek Waligora

Una bella esperienza che mi ha permesso una sorta di verifica di quanto esposto nei due post introduttivi sulla rubrica “Il tema del silenzio” qui e qui, oltre ad una maggiore conoscenza della scrittura degli amici poeti che ho citato e ad un’indagine ulteriore di cosa sia il silenzio, se un male o una risorsa, concludendone che dipende dalla prospettiva e dall’atteggiamento individuale che modula la prima, permettendo agli estremi la visione del silenzio come tacere che permette la riflessione e percezione di ciò che il rumore copre o nasconde, oppure all’opposto lo stato di silenzio come diverso modo di chiamare la sofferenza muta.
Torno quindi al commento del testo di Francesco Palmieri, la prima cosa che di esso ho notato è l’andamento piano, rassegnato e la poesia infatti appare malinconica, ma non cupa o drammatica, c’è l’immobilità e il silenzio tipici forse del momento dopo la tempesta, o di quello prima che si scateni la bufera, in ogni caso un’immobilità e un silenzio che sono pace, da godere finché durano.

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ph. Marek Waligora

Nella strofa finale il gesto di disegnare fiocchi di neve richiama il gioco dei bambini che sfruttando la condensa sui vetri delle finestre per contrasto di calore interno esterno, si divertono a scrivere e disegnare sull’opaco del vapore condensato, scoprendo il vetro trasparente e tracciando così dei segni: lettere o case o farfalle, i disegni sopravvivono il tempo che si forma sul vetro nuovo vapore. Questo gioco ha lo stesso fascino dello scrivere sulla sabbia, il fascino del transitorio, del voler comunicare, dell’artistico e del divertimento tutti insieme. E’ dunque una chiusa che alleggerisce ancora di più l’intero testo. Direi che stare così, in questo limbo di silenzio potrebbe anche essere gradevole, rispecchiare l’anima e il desiderio di quiete, immensa, pacificante, solidissima quiete.

Per il commento visivo ho interpellato Marek Waligora, creatore di immagini di fascino, nelle quali da trame antichizzate, sfumate o ricamate emergono figure misteriose o infinitesimali, animali, scenari onirici e surreali, quasi fossero forme e paesaggi osservati a distanza con un cannocchiale puntato sulla luna. Sognanti eppure magici come un fantastico mondo da Alice nel paese delle meraviglie dominato da filtri di colore, dalla maestria e sensibilità dell’autore.

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ph. Marek Waligora

Loredana Semantica

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Il cerchio e la botte: SILVIA CALZOLARI

12 lunedì Dic 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Tag

intervista, POESIA, Silvia Calzolari

Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì.

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

L’autrice intervistata oggi è SILVIA CALZOLARI.

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  1. Che cos’è per te la poesia e che cosa é in grado di esprimere?

La poesia è modo d’essere, uno stato mentale. I versi tentano di esprimere l’essenza del micro e del macrocosmo, attraverso l’incessante ricerca e sperimentazione della parola.

  1. Quando e in che modo ti sei avvicinata alla poesia?

Quando l’occhio interiore ha iniziato a muovere i suoi primi segni liberi su un foglio, ho sentito “poesia”. Era il bisogno naturale di una bambina di giocare, catturare ed esaltare colori-forme-suoni, cercando e creando fantasie, soprattutto nei momenti più bui e dolorosi.

  1. Chi sono stati i tuoi maestri o meglio i tuoi punti di riferimento?

Madre Natura è stata ed è sempre maestra ispiratrice. Durante gli studi liceali, determinante fu l’incontro con il mio professore di lettere Adriano Menegoi, grande Maestro, estroso ed umanamente appassionato. Da allora, oltre alla lettura dei grandi classici italiani (Dante, Leopardi, Montale, Ungaretti…) e stranieri (Baudelaire, Éluard, Plath, Dickinson..), è nata la forte spinta di una ricerca personale.

  1. Ricordi il tuo primo verso?

Sì e posso affermarlo con certezza, non tanto grazie alla mia memoria o per la sua rilevanza, ma perché lo conservo ancora. Ridendo di me stessa eccolo: “Raggi d’albero le mie dita” (3 maggio 1971).

  1. A chi si rivolge la tua poesia?

Credo che nello scavo e nel proprio catarsi non si pensi assolutamente a chi sia destinato il proprio verso, pur sentendo e cercando sempre quel filo universale che a tutti appartiene. Se poi il proprio scritto arriva emotivamente ed emozionalmente al lettore è gratificazione. Nelle liriche a carattere sociale, l’intenzione diviene invece più mirata e razionale, sostenuta da quel desiderio di lotta per comuni intenti: l’urlo di libertà, l’ascolto di fragilità  e la forza dell’utopia contro quel sistema di diseguaglianza ed ingiustizia che soffoca ed opprime così pesantemente l’essere umano.

  1. E’ stata dichiarata la morte della poesia  e la sua marginalità nell’età della tecnica. In libreria i libri dei poeti contemporanei sono poco presenti e spesso relegati in un angolo, solo i classici godono ancora di un certo prestigio. Di contro c’è un fiorire di readings, di concorsi letterari e di premi. Tu cosa pensi di tutto questo?

Non credo assolutamente che la poesia sia morta, la sua marginalità e/o eccessiva diffusione in rete sono effetto della contemporaneità, generatrice spesso di dispersione e confusione. La tecnologia è un mezzo che concede visibilità e condivisione, nella consapevole illusione che la poesia arrivi ovunque. Le esperienze di concorsi, readings e quant’altro, penso appartengano a quasi tutti gli scrittori. Solo affrontandole si può comprendere quanto, se pur ingenuamente gratificanti, siano troppo spesso solo uno spettacolo d’apparenza, ove domina la superficialità narcisistica e una ridicola competitività che è l’antitesi stessa della poesia. Sono percorsi (in)evitabili che distraggono quasi sempre dall’essenza, poche volte arricchiscono profondamente. Per questo partecipo raramente e solo ove sento empatia e coinvolgimento emotivo.

  1. C’è chi tenta un coinvolgimento nei fatti sociali del suo tempo, chi invece ritrova la verità della poesia e della vita nella sua Arcadia più o meno felice. Tu dove trovi ispirazione? E come nascono le tue poesie?

L’ispirazione può nascere dal buio o dalla luce dei nostri strati interiori (tra conscio e inconscio), come ovunque quando il “terzo occhio” coglie immagini, angoli, visi, situazioni e spazi. Si scrive ciò che si vive, ciò che si percepisce, ciò che si è nel mutamento del proprio essere.

  1. Secondo te i giovani di oggi amano ancora la poesia?

Pur essendo un settore di nicchia, sono più che mai convinta dell’amore dei giovani per la poesia (nella sua più ampia accezione). La poetica giovanile si esprime spesso attraverso interazioni artistiche di vario genere nel superamento della classicità e degli stereotipi. Questa loro ricerca è seme d’evoluzione.

  1. Che importanza è attribuita oggi alla poesia dal nostro sistema d’istruzione?

Il nostro sistema d’istruzione purtroppo rimane quello di sempre, si potrebbe fare molto di più. Spesso vengono proposti esclusivamente classici e molto poco poetiche recenti. Vi sono comunque insegnanti che, per abilità e volontà personale, trovano il modo di percorrere insieme ai propri studenti cammini poetici alternativi.

  1. Ci sono degli orientamenti prevalenti nella poesia italiana ed europea?

La poesia deve fare i conti con un panorama caratterizzato da un numero mai così elevato di “poeti” in attività e dalle più variegate espressioni e tendenze. Il rapporto con le altre discipline creative sembra l’orientamento più evidente e più che mai sperimentato. C’è nella poesia contemporanea anche una bella spinta ad un confronto e dialogo tra culture diverse.

11.La poesia è in grado di influenzare il linguaggio?

La poesia ha sempre influenzato il linguaggio e viceversa.

  1. Può avere un ruolo politico?

La storia è ricca di esempi: Dante Alighieri e Neruda, per citarne due tra i più conosciuti. La forza politica della poesia si è sempre manifestata. Il poeta-politico ha pagato molte volte a caro prezzo le sue scelte. Credo sia importante, nel momento storico attuale, una presenza attiva della poesia.

  1. E’ cambiato il “mestiere” del poeta nel tempo?

Non credo sia cambiato il “mestiere”: la passione è la spinta primaria che ignora e si disinteressa di un eventuale guadagno. La realizzazione di una silloge è mutata,  questo sì,  grazie alle tecnologie.

  1. Alfonso Berardinelli ha sostenuto che oggi chi scrive versi non dovrebbe considerare valido nessun testo se non regge il confronto con un articolo di giornale o con una canzone. Intendeva probabilmente dire che i poeti contemporanei non sono capaci di comunicare con il lettore. Tu cosa ne pensi?

Direi a Berardinelli che, se il testo di una canzone può essere poesia, un articolo di giornale è prosa. Ogni espressione può avere la sua validità in sé e/o (in)utilità comunicativa con o senza comparazioni. Ogni critica è soggettiva, come ogni libertà critica è fondamentale.

15.Attualmente in che stato di salute versa la cultura italiana ed in particolare la poesia?

Siamo la culla della cultura, ma tutta l’arte è in grande difficoltà, in un contesto di globalizzazione priva di scrupoli. Stiamo attraversando un’epoca buia, in cui vige un atteggiamento scarsamente meritocratico, legato ad opportunismi e ad esclusive finalità commerciali. La poesia (come ogni arte) sa comunque vivere ad altre altezze.

  1. Il nome di un autore poco noto che meriterebbe di essere rivalutato.

Ne ho vari in mente, ma non vorrei dimenticare nessuno.

  1. C’è ancora bisogno della poesia oggi e perché?

La poesia è essenziale ed essenza, lo spirito umano morirebbe senza di essa. Personalmente non ne posso fare a meno. In ogni caso, c’è bisogno di autenticità poetica. Spesso c’è troppa finzione… e non mi riferisco di certo all’atteggiamento del fingitore di Pessoa.  

 

BIOGRAFIA – SILVIA CALZOLARI: è nata a Bergamo nel 1965. Si dedica da sempre alla poesia e, dopo la realizzazione della silloge “Specchio” (2009), nel 2010 pubblica “Suonetti in No Minore” (Aletti Editore), “Gioia del dubbio” nel 2011, “Infinire” (Feltrinelli.it) nel 2012, “Ho-oH” (Feltrinelli.it) nel 2013. E’ presente in numerose antologie. Nel dicembre 2014 pubblica “Free Lemon T(h)ree” con le Ed. N.O.S.M. che arriva alla seconda edizione nel maggio 2015. Le sue liriche sono inserite in numerose raccolte antologiche. Collabora con artisti del panorama contemporaneo, in riviste, blog ed associazioni (partecipando sia come organizzatrice che come giurata di concorsi). Partecipa al programma radiofonico “Musica e Parole” di Tony Esposito da Bruxelles (Radio Emozioni Live.). Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi. E’ collaboratrice di “Deliri Progressivi” (Progetto Magazine-online; di carattere artistico-culturale; www.deliriprogressivi.com).

INFINIRE – poesiarte di Silvia  silviacalzolaripoeta.blogspot.com/

https://www.facebook.com/Silvia–Calzolari-poesia-358051357551820/ – SOF(F)IAVANGUARDIA –https://www.facebook.com/groups/3304391965

suonetti10@gmail.com

 

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Il tema del silenzio: Deborah Mega 6

07 mercoledì Dic 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

≈ 3 commenti

Tag

Deborah Mega, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

#2

L’angoscia della carne
una litania di lotte
mentre si aspira alla bellezza
una e sola delle cose.
Si fa desiderio e contemplazione
questa carità di infinito amore
se ogni cosa è incontro e dono.

L’angoscia del mutamento
origina e divora ciò che mi circonda
lo possiedo eppure piango
viva e presente ne è la perdita.
Niente è mio a questo mondo
non io non il mio corpo
né la mia parola.

Disponibile alla cura del reale
senza forzare l’attimo
attendo epifanie di vita

dentro e fuori di me
ascoltando nel silenzio
osservando nel buio

amo.

Deborah Mega

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Giogio De Chirico, Il contemplatore, 1976

Il penultimo incontro col silenzio è un testo di Deborah Mega di impronta filosofico-introspettiva. Confluiscono in questo scritto, esperienza di vita, consapevolezza delle proprie debolezze, aspirazioni, studi filosofici, educazione religiosa. Quest’ultima specialmente presente nei termini carità e amore.

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Il cerchio e la botte: RITA PACILIO

05 lunedì Dic 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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POESIA, Rita Pacilio

 

Proseguono le interviste del lunedì di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti.

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano. Attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

L’autore intervistato oggi è RITA PACILIO, la quale è stata interpellata anche in un’altra occasione per Sette domande sulla poesia.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 7

30 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Francesco Palmieri, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

MEMENTO

silenzio
dalla strada accecata
da un pomeriggio d’estate
e l’orecchio pesca
dentro, fuori,
fuori, un vento appena,
dentro, qualcosa attende
seduto su una riva,
forse passerà un fuoco
e farà ridere gli occhi,
silenzio
mentre urlano
sirene sottomarine nel cuore,
io in cucina
sto cercando un coltello
taglierò la gola al poeta
che raccontandomi del cielo
del cielo
mi ha lasciato sulla terra
con il niente nelle mani.

Francesco Palmieri

Siamo al terz’ultimo appuntamento col tema del silenzio. Ancora un incontro col silenzio. Il silenzio e la poesia di Francesco Palmieri.

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Sette domande sulla poesia : CRISTINA BOVE

28 lunedì Nov 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Cristina Bove, intervista, POESIA

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera. Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è CRISTINA BOVE.

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Il tema del silenzio: Francesco Tontoli 5 – fotografia di Lex Lutther

23 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Fotografia, Francesco Tontoli, Lex Lutther, Loredana Semantica, POESIA, silenzio

Sole di maggio

Quanto sole ha questo sole stamattina
si è posata sulla terra la parola
luminosa si è schiantata provocando
putiferio sulle foglie e sopra i rami.

Ha scalzato quel silenzio che cammina
come un cieco nella notte, ha toccato
sulle corde dei suoi raggi quelle rose.

Ha baciato le sue donne, s’è infilato
proprio sotto alle lenzuola dove tutto
è addormentato, e ha sparato su un discorso
quasi quasi ci credevo alle sue scuse.

Ha gettato lo scompiglio tra le gambe
ha riaperto i pugni chiusi per trovarvi
molti sogni, ha cambiato alcune trame
di filmini poco onesti, desideri poco chiari.

Poi mi ha detto nell’orecchio illuminato
delle cose che terrò per tutto il giorno
riservate, non volendolo tradire.

(29/5/2015)

Francesco Tontoli

Una poesia luminosa questa di Francesco Tontoli, che spande parola per parola freschezza ben oltre quella singola parola che essa cita al suo secondo verso in enjambement con l’aggettivo luminosa al principio del verso seguente.

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Il cerchio e la botte: ALESSANDRO ASSIRI

21 lunedì Nov 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

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Alessandro Assiri, intervista, POESIA

Proseguiamo con la rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti; le interviste sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI in linea di massima il lunedì (non è un’indicazione rigida, ma orientativa).

Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia.

Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ALESSANDRO ASSIRI.

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Il tema del silenzio: Francesco Palmieri 6

16 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, Poesie

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Tag

Francesco Palmieri, J. F. Fussli, POESIA, silenzio

silence

J.H Fussli “Il silenzio”, 1799-1800

mi consegni al vuoto
alla profondità che non ha fine o fondo
al buco di memoria
che si farà di sabbia

mi consegni al vento dopo il rogo
come granello, polvere, un niente

ogni tuo silenzio ora
è come il parlarmi dentro di un abisso.

Francesco Palmieri

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Il cerchio e la botte: VIOLA AMARELLI

14 lunedì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Interviste, LETTERATURA

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Tag

intervista, Viola Amarelli

Un altro appuntamento dedicato alle interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì.

Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è VIOLA AMARELLI.

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Il tema del silenzio: Deborah Mega 5 – fotografia di Art Khai

09 mercoledì Nov 2016

Posted by Loredana Semantica in Il tema del silenzio, LETTERATURA, Poesie

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Tag

Art Khai, Deborah Mega, Fotografia, POESIA, silenzio

Come un fiume

Frustrante
parlare al muro
voler comunicare
e non poterlo fare
sentirsi un fiume in piena
oltre l’argine del corpo
impetuoso e torrenziale
e non trovare l’àlveo
per scorrere e sfociare.

Rimbalzano i discorsi
le mie parole sterili
corde poco tese
su un legno stagionato
che non risuona più
nemmeno l’eco che si formi
mai nulla che ritorni
neanche un secco monosillabo.

Solo silenzio paralizzante
da te che (mi) rifiuti
e dirotti come diga
la portata del mio flusso
di parole e di carezze
vitali come acqua
per te che non ci sei
per me che ti vorrei.

Deborah Mega

Per il quinto appuntamento con Deborah Mega sul tema del silenzio c’è il silenzio dell’incomunicabilità. Quando il tacere è cioè un chiudere le porte all’altro, non permettergli di penetrare il muro eretto col silenzio stesso. Perché ciò avvenga occorre che in gioco vi siano due esseri, dei quali uno anela a comunicare, l’altro che si isola e respinge ogni forma di comunicazione, anche quella non verbale fatta di gesti teneri e carezze.

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ph. Art Khai

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Il cerchio e la botte: CLAUDIA PICCINNO

07 lunedì Nov 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

≈ 1 Commento

Tag

Claudia Piccinno, intervista, POESIA

Continua la nostra rubrica dedicata alle interviste di autori, poeti e scrittori potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate qui su LIMINA MUNDI il lunedì. Il titolo dell’intervista che proponiamo oggi indica che lo scambio di domande e risposte è rapido e conciso. Nelle risposte non è permesso dilungarsi oltre tre righe. Colpo su colpo, come i bottai che ne assestavano ai fasci di legna della botte e ai cerchi che li stringevano, attività dalla quale deriva il noto detto: “Un colpo al cerchio e uno alla botte”. Qui da intendersi non tanto nel senso di mantenere l’equilibrio in una situazione scomoda, ma, piuttosto in quello del convergere, tra botta e risposta, al risultato comune di raccontare con le parole dei poeti il mondo della poesia. Questa è un’intervista “tipo” che sarà sottoposta anche ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è CLAUDIA PICCINNO.

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Sette domande sulla poesia : ELISABETTA MALTESE

31 lunedì Ott 2016

Posted by Deborah Mega in Interviste, LETTERATURA

≈ 2 commenti

Tag

Elisabetta Maltese, intervista, POESIA

Proseguiamo con le interviste di autori e personaggi potenzialmente noti, modestamente noti, mediamente noti, molto noti che sono pubblicate il lunedì. Il titolo di questa intervista è Sette domande sulla poesia, perché sottoponiamo all’autore sette domande su importanti temi della poesia. A differenza dell’intervista “Il cerchio e la botte” qui la risposta è di lunghezza libera.

Anche questa, come “Il cerchio e la botte”, è un’intervista tipo che sarà sottoposta ad altri autori oltre a quello intervistato oggi che è ELISABETTA MALTESE.

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ASPETTANDO NATALE

30 domenica Ott 2016

Posted by alefanti in Ispirazioni e divagazioni, Poesie, SINE LIMINE

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Hanno labbra i tuoi occhi
denti che mordono nel ticchettare degli sguardi

Le lasci asciugarsi per paura di una povertà che non verrà
che mai potrebbe: non finiscono i baci.

In questo spreco si compie la tua avarizia
mentre io mi avvolgo nei lampi di altri occhi
a ripararmi, rifarmi palpito e vibrazione.

Essere visti – questo grande dono imprevisto –
è la prova – indiscutibile – che un qualche dio ci ama.

Nel frattempo chi può – in dolce libertà – canta.
Poi sarà Natale. Di nuovo.

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