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LIMINA MUNDI

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Archivi della categoria: INTERAZIONI

Annalisa Gozzo Aligò “Girotondo dei pianeti”. Intervista di Patrizia Destro

11 mercoledì Giu 2025

Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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Annalisa Gozzo Aligò, intervista, Patrizia Destro

Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Sono cresciuta in una famiglia dove i libri erano considerati preziosi e divertenti. Nei libri mi sono sempre “persa” e forse per questa ragione ho sempre letto e scritto con molto piacere. È un modello comunicativo che ho sempre amato, forse perché mi dava visibilità senza essere pressante.
La scoperta della mia vena poetica è arrivata più tardi, a vent’anni circa, dopo un corso di arte-terapia. È stata una sorpresa: non mi ero mai soffermata su questa mia capacità, abbastanza naturale, di “mettere insieme rime”. Infatti l’utilizzo della poesia all’inizio era al servizio del mio lavoro di educatrice per comunicare con bimbi e genitori i contenuti di un progetto, o al limite un modo per creare messaggi d’auguri ad amici e parenti. Mi sembrava un mezzo più immediato ed emotivo con cui far arrivare il mio pensiero rispetto alla prosa.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzata maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

Sono cresciuta a “pane e Rodari”, l’ho sempre amato per la semplicità e ironia che lo contraddistingue e la leggerezza con cui va a fondo di tematiche importanti in modo accessibile a tutti.
Poi è arrivato Italo Calvino, con i suoi racconti in bilico tra il reale, l’onirico e il filosofico, Asimov con le sue trasposizioni sociali, storiche e metaforiche fantascientifiche e non ultimo Munari, con la sua pedagogia puero-centrica che non poteva che essere piena d’arte (d’altronde lui era un’artista). È stato il primo a capire che l’adulto deve solo portare il bambino a fare esperienze, a ricercare e a dare allo stesso il gusto della scoperta, facendolo riflettere sulle scoperte fatte, meglio se in gruppo. Idea che io appoggio in pieno e che ho cercato di immettere nell’opera attraverso echi di quanto i bimbi mi hanno regalato negli anni… frasi, episodi.
Nella mia parte più “impulsiva” è Ungaretti che mi parla: amo la sua capacità di far “esplodere nella testa” il messaggio con una sola breve frase evocante un’immagine. Trovo le sue poesie fotografie d’impatto, quasi da giornalismo d’assalto tanto colpiscono in pancia con la loro vividità.

Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

La scrittura, per come la intendo ora, è nata recentemente e dopo un momento traumatico che mi ha costretto a casa. Infatti ho rischiato la vita a causa di una trombosi cerebellare.
Improvvisamente, durante la convalescenza, i pensieri poetici arrivavano fulminei a dover descrivere gli eventi e gli stati d’animo che più mi colpivano.Anche la richiesta di Mòrin (mia maestra di canto) di scrivere dei testi per sue canzoni è stata esaudita con poesie molto introspettive e legate al momento che stavo vivendo. I temi erano: meditazione e rifugio nel sogno” (per “Sogni Bianchi”) e “ripresa e resilienza” (per “Risvegli”).Forse per questo motivo prevale ciò che mi “rimbalza dentro”, gli eventi sono filtrati dal mio sentire. I luoghi della poetica sono “del ricordo”, spazi emotivi soprattutto di quando ero bambina, o “non luoghi” ma angoli universali che contengono valori comuni e storie condivise (soprattutto nelle poesie “Prigione velata” e “Io sorgo ancora”. I percorsi del quotidiano sono, quasi sempre e purtroppo, strade che mi portano da un luogo all’altro, spesso di corsa.

Ci parli della tua pubblicazione?

“Girotondo dei pianeti” è una poesia illustrata. Pur portando nozioni scientifiche corrette (a parte Plutone che per questioni affettive mi sono rifiutata di declassare), è un pretesto per evidenziare emozioni e comportamenti comuni a tutti noi; del resto i nomi degli astri rimandano a tipologie archetipiche e miti ben precisi. Sempre per Plutone ho fatto un’eccezione non richiamandolo, per motivi di gestione psicologica, al re dell’Ade: mi era molto più utile usare un richiamo all’emotività del bambino, alla sua richiesta di attenzione e al suo sentirsi piccolo rispetto ad un gruppo.
Ero consapevole inoltre che il toccare le “corde emotive” del bambino avrebbe creato un’impronta dove le informazioni sui pianeti si sarebbero fermate nella memoria.

Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Ciò che può essere ritenuto bello e che porta una persona ad uscire da sé, dal quotidiano, che la fa riflettere su ciò che è, che la porta ad un’identificazione con personaggi e a crearle domande e curiosità è sempre utile.
Soprattutto se si tratta di bambini ciò che li possa far uscire da pacchetti standardizzati che tentano di farli diventare piccoli, tristi, adulti consumatori non è utile, è necessario.
L’educazione al bello, alla poesia in materiale tangibile può farli sognare senza farli “divagare”.

Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

La narrazione è nata dalla richiesta di una filastrocca che aiutasse i bambini a memorizzare le caratteristiche degli elementi del nostro sistema solare. Ma i nomi dei pianeti, le loro caratteristiche per composizione e posizione fanno nascere suggestioni molto ricche.
Così mi sono ritrovata a dovermi documentare e più correggevo e “limavo” l’opera, più mi rendevo conto che stava nascendo una “personificazione” degli astri molto riconoscibile negli aspetti comuni a tutti noi; a posteriori questo era prevedibile dato l’aspetto archetipico insito in ogni nome scelto per i corpi celesti, ma è una consapevolezza a cui sono arrivata dopo. Questo aspetto è stato molto utile per entrare in contatto con il pensiero bambino, che tende a personificare gli oggetti o che ama rifugiarsi dentro questo meccanismo anche fino ai sette anni.
Alla fine l’ho trovato così gradevole nella sua semplicità che ho deciso di illustrarlo in autonomia e poi di auto-pubblicarlo.

Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

La prima bozza di poesia l’ho scritta di getto, dopo essermi documentata sulle caratteristiche rocciose, gassose o liquide di ogni singolo pianeta, poi è cominciato un lentissimo lavoro di revisione e illustrazione del testo nei ritagli di tempo.
Sono i rimandi poetici a fatti di cronaca che mi tengono sveglia la notte finché non mi alzo a scrivere una frase.

La copertina, il titolo e le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?

Avevo chiesto a varie amiche e conoscenti illustratrici (o semplicemente con la passione per il disegno) di collaborare all’illustrazione del libro. Dopo un iniziale entusiasmo e la richiesta conseguente di un mio invio della poesia non ho più avuto riscontri.
Ho quindi deciso di illustrare da sola il mio libro, creando la grafica di pagine e copertina. Fotocopie, matite, acquarelli, pastelli a cera, pennarelli, gessi, tempere e forbici hanno fatto il resto.
Mio marito, a cui devo moltissimo per il sostegno e l’aiuto, ha curato l’impaginazione su un noto portale di vendita on line che si occupa anche di stampa e vendita di libri.

La tua opera è autopubblicata. Vuoi raccontarci qualcosa in merito?

    Ho inviato il libro a quasi cinquanta case editrici per bambini, alcune mi hanno cortesemente risposto: “Il suo libro non interessa al nostro catalogo”, alcune ancora più gentilmente aggiungevano: “ha spunti interessanti” e “le auguriamo fortuna con la sua pubblicazione”.
    Le più scorrette chiedono di far pagare la stampa di molte copie millantando un interesse che in realtà non hanno, per lo meno di investire sull’opera che poi abbandonano.
    A me non andava di pagare centinaia di copie che poi non avrei saputo che impatto avessero sul pubblico, così ho scelto di auto-pubblicarlo sul portale di cui parlo nella precedente risposta.

    A quale pubblico pensi possa essere rivolta la tua pubblicazione?

      Sicuramente ad un pubblico tra i 5 e i 7 anni, momento in cui hanno maggior concentrazione per apprezzare il linguaggio poetico ma ancora gusto per il gioco di “personificazione” dei personaggi.

      In che modo stai promuovendo il tuo libro?
      Sto imparando che il passaparola e il presentarmi personalmente nei luoghi delle presentazioni sta creando un’onda di propagazione forse più efficace dei social.
      Le mail vengono lette con sospetto e i mass media ti procurano qualche like spesso senza seguito. Diciamolo: non ho il “phisique du role” della tiktoker e quindi prediligo il “porta a porta” che mi sta creando soddisfazioni per accoglienza ed apprezzamento del libro.
      Le presentazioni mi hanno sempre aperto successive opportunità di altri eventi.

      Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché?
      Prediligo la poesia conclusiva, una sorta di morale di Esopo che evidenzia uno dei temi a me più cari: l’inclusività.
      “Nello spazio più profondo nove amici fan girotondo, tutti quanti intorno al sole, queste son le lor parole:
      -Tutti quanti qui danziamo, da tempo infinito un canto intoniamo. Un suono che a noi ricorda all’istante, che dal grande al piccolo tutto è importante -“

      Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?
      Devo dire che l’apprezzamento che ho visto nei piccoli lettori e l’affetto con cui si approcciano all’opera, oltre che alla stima dichiarata dai loro genitori, sono già delle aspettative altissime a cui non mi immaginavo di tendere.

      Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

      Aligò ti sei divertita a scrivere e illustrare questo libro?
      Mi sono divertita tantissimo, mi sono riscoperta bambina: la piccola Annalisa è la parte più creativa di me e quella che mi regala più soddisfazioni dal punto di vista ludico ed estetico.

      Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

      Sto iniziando ad abbozzare un altro libro illustrato per bambini dal titolo “I folletti riordinini”, storia che avevo inventato quando ero un’educatrice, per la comprensione del valore e del significato del riordino. Un gioco successivo, in cui i bambini “diventavano” folletti rendeva più piacevole lo stesso in classe. Stranamente il testo è in prosa (per ora).
      Un altro progetto che amerei molto portare a termine è la catalogazione e la pubblicazione di libri delle mie poesie divise per tema: pedagogico, sociale, affettivo.
      Chissà se riuscirò un giorno a farmelo pubblicare…

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      Antonella Sica, “Corpi estranei”, Arcipelago Itaca, 2025.

      09 lunedì Giu 2025

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Antonella Sica, Corpi estranei

       

      Prefazione di Camilla Ziglia
      In copertina: una fotografia di Pietro Mari dal titolo Geometrie variabili

       

      da Corpi estranei

      Madre di Luna pietra madre ragnatela
      di capelli sul guanciale madre pallido
      ansimare madre spenta nella parola
      madre impiccata al sorriso
      in bianco e nero madre
      che non ricordo madre
      impastata nel corpo
      madre

      che sei andata via
      come si spegne la luce
      nella stanza di un bambino.

      *

      Era una casa divisa in gabbie
      perimetri di fiato e dolore
      corpi estranei cuciti dal sangue.

      A tavola a ognuno il suo posto
      geometria instabile dei pasti,
      la luce piombava dall’alto
      un ritratto di famiglia elettrico.

      Corpi stretti nella notte alle coperte
      galleggianti nella trama dei respiri
      la sveglia scandiva l’assenza ai miei occhi
      spalancate finestre alla fuga.

      *

      Il corpo del fratello
      non faceva rumore
      occhi grandi sgranati laghi
      che ogni sasso poteva colpire

      giocando col fuoco, un giorno
      bruciò le mani
      immobile specchiava le fiamme sui palmi
      dietro gli occhi
      fatue.

      *

      da Ho una bambina sulla schiena

      Ho una bambina sulla schiena
      il suo corpo è nuda cantilena
      mi riempie i capelli di nodi
      per divorare il mio pianto

      la bambina di notte dondola
      cigola come un’altalena
      col suo alito di bosco sussurra
      cristalli di sale sul cuscino

      mentre sogno indossa le mie mani
      disegna una volpe che gioca coi cani
      fuscelli i fremiti del suo respiro
      un nido di parole che scopro al mattino.

      *

      da La condanna alla luce

      Eppure i momenti migliori sono quelli
      in cui annuso il mondo come un cane
      cammino e sono nelle gambe
      in attesa di una gioia conosciuta
      quella svolta che improvvisa s’apre al mare
      col ferro del porto che sale
      in rette e poligoni brillanti.

      Cammino con gli occhi sazi
      come chi non cerca niente
      solo l’occasione di un altro passo avanti.

      *

      da Dove nessuno chiama

      Dall’intrico di foglie la luce
      fa a brandelli il tuo volto
      s’insinua lama nelle pieghe della carne
      forse siamo distesi

      i capelli ondeggiano
      grano sterile sull’erba
      forse ci stringiamo
      una mano a distanza
      stiamo lì ad asciugare le parole
      sento il battito del cuore in un sasso
      che preme sulla schiena

      è più facile così, scomparire.

      Ci siamo addormentati
      senza sprofondare nella terra
      e al risveglio
      ci siamo sentiti inospitali.

      *

      Non è ancora l’alba. Non ancora.
      Il silenzio al di là delle tende
      è uno sciame d’api
      pronto a colpire. Alle spalle il frigorifero,
      col suo reticolo elettrico
      combatte per il freddo interno
      parla da solo come un ventre troppo pieno.
      Sotto una luce pendente
      scrivo con l’ombra
      della mano sul foglio. Briciole
      si attaccano al palmo che scorre
      quasi a chiedere un ultimo gesto d’attenzione
      colonizzando il bianco.

      Mi sono alzata per un sogno, forse.

      Testi di Antonella Sica, tratti da “Corpi estranei”, Arcipelago Itaca, 2025.

       

      NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

      Antonella Sica, genovese, è laureata in Lettere Moderne. È regista e manager culturale in ambito audiovisivo e cinematografico. Ha fondato e codiretto il “Genova Film Festival” dal 1998 al 2015. Ha diretto e realizzato cortometraggi di fiction e documentari selezionati e premiati in diversi Festival. Tra i suoi lavori: Ballata Trash, cortometraggio con il poeta Edoardo Sanguineti. Nel 2014 vince il premio per la miglior silloge del concorso indetto dalla casa editrice Prospero (opera pubblicata nel 2015 col titolo Fragile al mondo). Nel 2017 vince il Premio Internazionale di Poesia “Città di Milano” con la silloge La memoria nel corpo, pubblicata l’anno seguente da Rayuela Edizioni. Nel 2019 vince – ancora come miglior silloge – il XX Premio di Scrittura Femminile “Il Paese delle donne” con la raccolta L’ira notturna di Penelope, uscito nel 2022 per i tipi di Prospero Editore e con la prefazione di Donatella Bisutti.
      Ha partecipato a reading poetici in diverse città d’Italia. I suoi testi sono stati selezionati e premiati in diversi concorsi fra cui “Lorenzo Montano”, “Bologna in Lettere”, “Arcipelagoitaca” e “Guido Gozzano”. Recensioni alle raccolte e suoi inediti sono stati pubblicati su riviste online e blog fra cui “Inverso-Giornale di poesia”, “Poesia del nostro tempo”, “Almapoesia”, “Ex-Libris”, “Carte sensibili”, “La rosa in più”, “Menabò online”, “Poeti Oggi”e “Versante Ripido”, dove cura la rubrica di videopoesia Lanterna magica. È presente in alcune antologie fra cui Singolare, molteplice(puntoacapo2022) e Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago itaca 2023).
      Con Corpi Estranei ha vinto il Premio “InediTO-Colline di Torino” 2023.

       

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      Giulio Divo “Vuoto 23”, Di Leandro editore. Intervista di Patrizia Destro

      16 mercoledì Apr 2025

      Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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      Giulio Divo, intervista, Patrizia Destro

      Patrizia Destro intervista Giulio Divo sulla sua opera: Vuoto 23, Di Leandro editore.

      Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

      Avevo circa cinque anni e, appena terminata la lettura di una riduzione dell’Iliade per bambini (“Storie della storia del mondo”, di Laura Orvieto), rimasi talmente colpito e intristito dalla morte di Achille che scoppiai a piangere e promisi a me stesso di riscrivere un’Iliade riveduta e corretta, con un finale diverso. Attribuisco a quell’episodio la mia prima dichiarazione consapevole circa la volontà di scrivere. Poi ho fatto tutta la trafila ordinaria, almeno per la mia generazione: poesie adolescenziali, racconti brevi in gruppi carbonari di scrittura creativa… Insomma, tutto quello che poteva fare uno studente medio tra gli anni ’80 e il 2000, perso tra delusioni amorose, noia e disturbi d’ansia.

      Continua a leggere →

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      Alessandro Pagani, “I Punkinari”, Neptunarus Editore, 2024.

      14 lunedì Apr 2025

      Posted by Deborah Mega in INTERAZIONI

      ≈ 1 Commento

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      Alessandro Pagani, I Punkinari

      Il calcio è la cosa più importante
      delle cose meno importanti
      *
      Arrigo Sacchi
      *

      I Punkinari, fumetto umoristico di Alessandro Pagani con i disegni di Massimiliano Zatini e la prefazione di Stefano Manca, dà il via alla nuova collana Chicche di riso della casa editrice di Firenze Nepturanus.Tra le sue pagine scoprirete l’ironia di due uomini con la cresta costretti a sedere in panchina in tutte le loro partite, mai un minuto giocato e la speranza di entrare sul terreno verde che non svanisce mai. Eppure la “panca” insegna che si può comunque vivere nell’attesa di qualcosa pur godendosi il passare delle stagioni, sempre con una risata pronta all’uso. Gag, battute, giochi di parole che si possono sentire in un bar, dal panettiere, in ufficio, dentro la casa di una famiglia che non perde mai l’umorismo. Ecco cosa si può trovare all’interno di queste pagine, da leggere con pigrizia e senza stancarsi troppo, in pieno stile Punkinari: due ragazzi sui generis, amici sul campo e nella vita, che non aspettano altro che la loro occasione per brillare. E se non ci fanno giocare?

      Giochiamo lo stesso.

      Progetto grafico e impaginazione:
      Laura Venturi
      In copertina:
      Massimiliano Zatini, I Punkinari, 2024
      Testi:
      Alessandro Pagani
      Illlustrazioni:
      Massimiliano Zatini
      Matteo Cialdella

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      Bellezza nel mirino: Progetto Ragna-tele

      11 martedì Mar 2025

      Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Bellezza nel mirino, Miriam Bruni

      Bellezza nel mirino è il titolo di una Mostra fotografica realizzata da Miriam Bruni lo scorso agosto 2024 a Tolè, frazione del Comune di Vergato in Emilia. Per Limina mundi Miriam ha pensato di riproporre on line le sue opere fotografiche più significative

      Nel presentare il suo progetto l’autrice si racconta:
      “La fotografia è una delle mie passioni: un interesse intrinseco, sorgivo, quasi un habitus. Quando mi dirigo da qualche parte, è pressoché impossibile per me non scattare foto, non catturare “armonie” visive fatte di forme, linee, colori, in piccoli dettagli o in scene di vita quotidiana colte nei momenti di luce migliore, sotto i raggi del sole al mattino o all’imbrunire e fissate nei miei foto-quadri, pensati per stupire, interrogare, o anche solo rasserenare.
      Credo nel potere e nel valore della gentilezza, dell’autenticità, e della condivisione costruttiva. Perseguo la Bellezza con determinazione quotidiana, perciò amo raccogliermi frequentemente passeggiando e fotografando la Natura.
      Durante queste medit-azioni estetico-spirituali produco scatti per progetti espositivi locali sia personali che collettivi.
      Di recente ho frequentato un Corso per Fotografi Fine Art on line che mi ha portato a riflettere sulle mie “intenzioni artistiche” e a sviluppare l’idea di Progetti specifici tematici, ciascuno costituito da un numero limitato e ragionato di foto, che vengono poi stampati su tela o legno per le Mostre in presenza, ma anche proposti on line, come in questo caso con Limina mundi. Al Progetto Ragna-tele ne seguiranno altri: “Alberi trasfigurati”, “Riflessi ed ombre”, “La mia Bologna”…”

      PROGETTO RAGNA-TELE

      di Miriam Bruni

      Il ragno per me ha una forte valenza simbolica.
      Inizialmente collegato alla figura del “poeta”…Recentemente l’ho visto bene anche in “rappresentanza” del mio “io”……e di quella di Dio….

      Tra visibilità e invisibilità

      Tra operosità e silenzio

      Il ragno lavora,
      e vive, cattura,
      se ti chini lo scorgi
      alla giusta angolatura.
      Ci passi anche tu
      sulla via delle fagiane
      e levi una preghiera
      alle nuvole lontane.
      Ti aggrappi alle spighe
      come fossero ringhiere:
      hanno forza dorata
      pur sottili e leggere.

      Ode al ragno

      Hai filato nel buio senza ansie né plausi.
      Ora è nel tuo scrigno aperto
      che si posa e s’incunea la rugiada del mattino.

      Perle mirabili per fattura e splendore
      che ricordano ai terrestri
      a chi devono la vita: acqua e sole.

                                                               Galleria fotografica
      
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      un lavoro ammirevole
      ventaglio artigianale



      Miriam Bruni, ispanista, nata e cresciuta a Bologna, si dedica a fotografia e poesia.
      Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia:

      • Cristalli, 2011
      • Coniugata con la vita. Al torchio e in visione, 2014
      • Credere nell’attesa, 2017
      • Così, 2018
      • Falesìa, 2019
      • Concentrati sul cromosoma celeste,2022
      • Guardarlo ancora. Paesaggi e miraggi della passione amorosa,2022
      • Cuanto cuesta vivir, 2022.

      Scrivendo mette a fuoco le esperienze vissute, cerca il bene, l’oltre delle cose, l’essenza profonda e risonante. Quanto alla forma tende alla massima concentrazione, alla sintesi, a quella che chiama cristallizzazione…Ogni poesia è figlia di scelte formali consapevoli.
      Ha diretto il Centro Culturale di Livergnano assieme all’ambientalista e scrittore Loris Arbati; attualmente collabora alla redazione della Rivista d’Arte web Millecolline, fondata e diretta da Roberto Cerè.

      È presente in numerosi blog e riviste specializzate con testi poetici, interviste, traduzioni dallo spagnolo e rubriche. Sue poesie e foto sono state pubblicate su Agende, Annuari, Calendari artistici, opere antologiche.
      Di recente ha esposto alcuni suoi foto-quadri a La Corte di Felsina, assieme ad opere di altre 25 artiste, durante la grande manifestazione Art City, da poco conclusasi a Bologna.

      Miriam sta inoltre lavorando a un libro-catalogo dal titolo “Armonie visive”, dove ha radunato le foto delle sue prime mostre personali, quelle i cui scatti sono stati realizzati nel suo quartiere di residenza, Borgo-Reno.

      Ha un canale YouTube, un profilo Facebook e uno Instagram, oltre ad un sito-blog in cui vorrebbe raccogliere e conservare i propri e altrui “materiali” preziosi:

      https://miriambruni.blogspot.com/

      Contatti:
      miribruni79@gmail.com
      fotoquadri.mirystyle@gmail.com

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      Io, Senatrice a vita

      27 lunedì Gen 2025

      Posted by Deborah Mega in La società, Segnalazioni ed eventi

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      Liliana Segre

       

      Sono stata chiamata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 19 gennaio 2018. Una mattina è squillato il mio telefono e la voce gentile del Presidente mi annunciava che aveva preso la decisione di nominare me Senatrice a vita. Mi sono sentita onorata e l’ho ringraziato per questo altissimo riconoscimento che mi ha colta di sorpresa. Davvero, non me lo aspettavo.
      Non ho mai fatto politica attiva, mi sento fondamentalmente una nonna. Sono una donna con tanti impegni e molti interessi: la politica era un luogo a cui guardavo con curiosità, con rispetto, ma come cittadina – anche critica – nulla di più. Ecco perché il Presidente mi ha colta di sorpresa. Ma, un momento dopo, ho immediatamente sentito su di me, come è avvenuto spesso nella mia vita, fin da ragazza, la grande responsabilità del compito che mi veniva affidato. Ebbene, il mio pensiero è stato subito quello di onorare questa consegna del Presidente della Repubblica, facendo il mio dovere. Credo che il Presidente Mattarella abbia voluto fare memoria, attraverso la mia persona, dei tanti esseri umani che non ci sono più per la colpa di essere nati. E, con essi, ha voluto rammentare alle coscienze, a mo’ di ammonimento, questo anno, il 2018, in cui ricorre l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali.
      Nel ruolo di Senatrice sento fortissimo l’impegno a tentare di portare dentro le stanze della politica quelle voci lontane, e che si allontanano sempre di più dalle nostre vite, fino a rischiare di essere perdute nell’oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani della minoranza ebraica che, come me, subirono la violenza e il rifiuto: come cittadini, come esseri umani. Espulsi dalle scuole, dalle professioni, dal cuore degli amici e dalla vita del proprio Paese. Le leggi razziali perpetrarono questo scempio. Fu la persecuzione, la sottrazione di diritti – e, soprattutto, il silenzio nel quale tutto questo avvenne – a preparare la strada alla Shoah. È nell’indifferenza generale che i dittatori compiono i saccheggi più gravi alla dignità dell’uomo.
      Il mio impegno, in ogni decisione che prenderò, in ogni proposta di legge che definirò, sarà quello di dare voce a quanti non sono tornati da quello sterminio premeditato: essi non hanno tomba e sono finiti nel vento. Il mio impegno è, ancora, quello che prendo ogni volta con i ragazzi che incontro. Contrastare il razzismo. Tramandare la Memoria. Costruire un mondo di fratellanza e di pace, in piena sintonia con la nostra Costituzione. Non mi dimenticherò dei ragazzi. Non voglio, infatti, trascurare l’impegno che ho preso con loro: testimoniare, raccontare, coltivare la speranza attraverso le loro giovani menti. Le scuole restano il mio luogo del cuore perché è lì che ci sono i miei nipoti ideali. Continuerò, finché avrò le forze, a raccontare loro l’assurdità della Shoah, la pericolosità della predicazione dell’odio. Ma senza rancore. Nel mio impegno nelle scuole e in politica io non porterò mai il rancore e l’odio.
      Sono una persona che non dimentica, ma libera dallo spirito di vendetta: la mia libertà
      sta nel sentirmi una donna di pace. È questo spirito che mi accompagnerà durante il mandato che mi è stato affidato nel Parlamento del mio Paese.
      Un cammino che ho iniziato nel mio primo discorso in Senato con queste parole…

      Signor Presidente del Consiglio, colleghi Senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’aula, non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali razziste del 1938, facendo una scelta sorprendente e nominando quale Senatrice a vita una vecchia signora. Una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia, che porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito, non solo di ricordare, ma anche di dare in qualche modo la parola a coloro che ottant’anni or sono non la ebbero.
      A quelle migliaia di italiani, quarantamila circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni e dalla società, quella persecuzione che preparò la Shoah italiana del 1943-45 e che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.
      Soprattutto si dovrebbe dare realmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, uccisi per la sola colpa di esser nati. Loro, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento.
      Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno di noi ha verso gli altri. In quei campi di sterminio altre minoranze oltre agli ebrei vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite. Ma presto all’invidia seguì l’orrore perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche
      vuote regnava un silenzio spettrale. Per questo mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere mi opporrò con tutte le energie che mi restano.
      Mi accingo a svolgere il mandato di Senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io.
      Tenterò di dare un modesto contributo alla attività parlamentare, traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo, ho conosciuto il carcere, ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio.
      Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di Senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
      Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi e ai programmi avanzatissimi, ancora in larga parte inattuati, dettati dalla Costituzione Repubblicana.
      Con questo spirito ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a Senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al governo. Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del governo senza alcun pregiudizio e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidato tutta la vita.

       

      Liliana Segre, Intervento del 5 giugno 2018
      Liliana Segre è presidente della Commissione per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza istituita in Italia nel 2020.

      La stella con la scritta Jude (“ebreo”) che veniva cucita sulla divisa del lager.

      Un’immagine dell’installazione “Shalechet” (“foglie cadute”) che si trova nel Museo ebraico di Berlino, progettato dall’architetto polacco Daniel Libeskind, appartenente a una famiglia ebrea decimata dalla Shoah. I volti in metallo che coprono il pavimento stridono e producono un rumore insopportabile quando il visitatore ci cammina sopra.

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      Nel verso giusto. Sguardi di resistenza di poete siciliane, L’Arca di Noè, 2024

      16 giovedì Gen 2025

      Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      L'Arca di Noè, Nel verso giusto

      Col titolo “Nel verso giusto”, sottotitolo “Sguardi di resistenza di poete siciliane“, nel mese di ottobre scorso, è stata pubblicata dalla casa editrice “L’arca di Noè” una raccolta di poesie a tema civile. Emarginazione, discriminazione, invisibilità, migranti, guerra, donne tra violenza e resilienza sono i temi trattati nelle specifiche e omonime sezioni del libro. Il libro è nato da un’idea di Bia Cusmano di riunire la scrittura poetica femminile siciliana d’impegno sociale, in modo che fossero rappresentate il più possibile tutte le province dell’isola. Curatrici sono Stefania La Via e la stessa Bia Cusumano. In copertina “Ritratto pixellato” acrilico su tela di Giacomo Cuttone. La prefazione di Anna Maria Bonfiglio.

      Nel libro, inseriti nelle varie sezioni, testi poetici di ventisette autrici, elencate di seguito nell’ordine in cui si succedono nella stessa raccolta.

      Cinzia Accetta
      Margherita Biondo
      Jana Cardinale
      Giovanna Fileccia
      Patrizia Giurleo
      Maria La Bianca
      Giuseppina Lauricella
      Ornella Mallo
      Maricla’ Micale
      Adriana Montalbano
      Adele Musso
      Daniela Musumeci
      Loredana Semantica
      Rosa Maria Chiarello
      Marilina Giaquinta
      Stefania La Via
      Francesca Traina
      Liliana Arrigo
      Iolanda Cuscunà
      Giuseppina Mira
      Ester Monachino
      Margherrita Rimi
      Rossella Caleca
      Chiara Catanese
      Bia Cusumano
      Ester Guglielmino
      Deborah Prestileo

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      Mattia Tarantino, “Se giuri sull’arca”, Fallone Editore, 2024

      09 lunedì Dic 2024

      Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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      Mattia Tarantino, Se giuri sull'arca

       

      I

      PRIMA VOCE: (canzonando)
      Se ce lo chiedete non ve lo diciamo.

      SECONDA VOCE: (sussurrando, sempre)
      Come qualcosa che passa, qualcosa che striscia. Uno scricchiolio.

      TERZA VOCE:
      Imparerai a parlare con le ombre.

      PRIMA VOCE: (ancora canzonando)
      Non ve lo diciamo.

      TERZA VOCE:
      Avevamo allacciato l’arca al loro regno. Al regno nero della trasparenza.
      Alla fine del mondo.

      PRIMA VOCE:
      Non è che non vogliamo.

      TERZA VOCE:
      Come per chi cerca il giro della serpe. Il segno arrotolato nel nulla.

      PRIMA VOCE:
      Non ce lo hanno detto. Lo abbiamo chiesto, croce sul cuore.

      SECONDA VOCE:
      Come bisbigliando in un orecchio gigante. L’entrata sul retro
      sigillata parlando.

      TERZA VOCE:
      Poi siamo salpati. Nessuno ci ha dato il permesso. Nessuno ci ha
      detto di no.

      II

      Per una cuccia nel vuoto, per un morso di pane, ma da dietro, bendati, che nessuno ci veda. Ci chiedono come ci chiamiamo, non sappiamo ripeterlo. Questo Regno sospeso in una ruota che abbaglia, questi corpi rovinati dai raggi, questi corpi che sbattono ai bordi, come i numeri scatenati negli insiemi, nei cerchi, l’intervallo luminoso tra un segno e qualcosa, qualcosa che affiora come un Regno sospeso, nella ruota che abbaglia c’è qualcuno in ginocchio, ci dice che viene, ci avvisa, è un allarme. Sirene, trambusto, uno scoppio, poi nulla, siamo calmi, lo saremo per sempre, giuriamo, ma giuriamo su cosa se le ombre sono inchiodate alle sagome, se c’è il volto di Nostra Madre che trema, che ha perso la faccia e non riesce a parlare, ci dice che bruciano, che bruciano i campi, hanno trovato un passaggio, che bruciano i numeri e c’è un altro sistema, adesso; cosa state scontando per una cuccia nel vuoto, per un morso di pane, per un’arca dorata che chiamiamo Aphinar?

      da Se giuri sull’arca

       

      I

      Parlano, ma come gli uccelli, un dialetto celeste. Il fuoco è acceso e il villaggio più vicino. C’è il pane caldo, l’anice da scaldare insieme al vino. Saranno ricordati in carovana, come in fila per presentarsi al Giudizio, ma nessuno li vede oppure non esistono occhi; jolly d’ombra che frugano nel fogliame, che strisciano, convulsioni nelle province dell’ombra. Nottenati, Cunicoli, come nomi di popoli smilzi, fantasie di popoli scalzi. Smàcchera zan ca tio perēse, ca sa pèrese rubina i scancia. Parlano, ma come uccelli dai becchi mostruosi, dai becchi d’anice, liquidi, smacche zatàn come grumi, come calcoli, un dialetto di reni celesti se tutta la lingua è un’orma, se qualcuno si allontana dal villaggio, viene, se fischia.

      XV

      Sciababàb, ci accucciamo di notte, chiudi gli occhi che nessuno ti vede; le unghie appese alla porta, così non entreranno, sale a terra, parliamo, ma parliamo nel buio. Sciababàb, come un nome spellato, un cerchio buio nell’ombra e gli uccelli, qui intorno,
      qui intorno è pieno di uccelli.

      da Sciababàb

       

      I

      Al primo lo incidono sulla schiena ma non ci crede. Lo stesso segno è sul dorso della moneta. L’altro ha baciato la pietra la prima notte dell’anno. Il capo del toro, calato dall’uscio, è stato fracassato e sepolto. Alla festa indosserà la maschera della bestia, quattro volte cornuta. All’ultimo taglieranno l’anulare.

      VIII

      Siate gli angeli e siate la procedura. Così ha parlato la bocca del sottomondo, come un’abrasione, un comando che si salva scomparendo e segna, tuttavia, incide e infetta consegnando, alle regole o alla storia, qualcosa ancora da salvare, ancora una violenza.

      X

      Il nome che tramandano è Mattath. Lo usano per i ladri, per i macellai. Gli dicono che sarà il motore, la sintassi. Ovunque sarà nominato sarà costretto a significare. Quando la sintesi sarà compiuta le bestie saranno scolate agli angoli dell’incisione. A quel punto la pelle sarà sciolta e il nome potrà essere tramandato.

      (Gli abitanti del villaggio sono riuniti dall’altro lato della voragine. Siedono in cerchio, suonano il tamburo. I robota siedono come loro, vestiti di bianco, alzano le mani, mostrano i palmi. Non c’è nessun segno)

       

      da L’Ermeneuta

       

      Testi di Mattia Tarantino, tratti da “Se giuri sull’arca”, Prefazione di Michelangelo Zizzi, Collana Il Drago Verde, Fallone Editore, 2024.

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      Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

      25 lunedì Nov 2024

      Posted by Deborah Mega in Poesie, Segnalazioni ed eventi

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      Filippo Parodi, I Am a Dream That Is Dreaming of Me

       

      Seaside lullabies

       

      Naps

      when I was a child

      in the sticky beach house

       

      tortuous turtle doves’ wrongs

      embedded in the pillow

      which always ate me all up.

       

      Ninne nanne balneari

      Sonnellini
      quando ero bambino
      nell’appiccicosa casa al mare

      torti di tortore tortuose
      accorpate nel cuscino
      che tutto mi divorava.

       

      Peak experience

      Through a darkness

      in constant blinding mutation

      happily overpopulated with tooth decay

      humanity

      in its entirety

      smiles at the little bunch of degassed intentions

      which my body is

      at the mind which is buzzling and sizzling and pulsating

      similar to one of those bug zappers which I saw

      in one of

      those restaurants

      in Bangkok.

       

      Esperienza di picco

      Attraverso un buio
      in costante accecante mutazione
      felicemente sovrappopolata di carie
      l’umanità
      al completo
      sorride a quel mucchietto di intenzioni sgasate
      che è il mio corpo
      alla mente che ronza e che sfrigola e che pulsa
      simile a una di quelle trappole elettriche per insetti che ho
      visto in uno di quei ristoranti
      a Bangkok

       

      Archie Shepp

      Your shoes as golden

      as your saxophone

      which is golden as the sweat that floods you

      which is golden like the notes

      which so heavenly

      you sneeze

      erupt

      ejaculate

      golden seeds falling around

      and if only they could impregnate

      that sissy girl

      whom is my heart

      which is somewhere but where?

       

      Archie Shepp

      Le tue scarpe dorate
      come il tuo sassofono
      che è dorato come il sudore che ti inonda
      che è dorato come le note
      che così celestialmente
      starnutisci
      erutti
      eiaculi
      semi dorati che precipitano intorno
      e magari arrivassero a ingravidare
      quella femminuccia
      che è il mio cuore
      che è da qualche parte e chissà dove.

       

      The sin is always greener on the other side

      I would like to be one of those corrupt

      who enter without even wishing to the favour of Jesus.

      One of those who make a string of mistakes

      but who own deep inside the candied disposition of a child.

      A selfless prostitute.

      A humble thief.

      The drunkard completely incapable of resentment.

      Instead it seems that I will have to keep my abstainer

      farting heart

      my personal record of crimes invisible to the whole world

      even to myself unprovable.

       

      Il peccato del vicino è sempre più verde

      Vorrei essere uno di quei corrotti
      che senza neppure desiderarlo entrano nelle grazie di
      Gesù.
      Uno di quelli che commettono una sfilza di errori
      ma che in fondo possiedono un’indole candita di bambino.
      Una prostituta altruista.
      Un umile ladro.
      L’ubriacone completamente incapace di rancore.
      Invece pare che dovrò tenermi il mio scoreggiante cuore
      di astenuto
      il mio record personale di reati invisibili al mondo intero
      anche a me stesso indimostrabili.

       

      Michel(l)e ma belle 

      I love you

      when you cry

      and your whole mouth twists

       

      it shrinks

       

      by shortening

      it travels much farther

       

      where

      for a moment

      every wall falls apart

       

      inside the slaughterhouse

      of your countless ages.

       

      Michel(l)e ma belle

      Ti amo
      quando piangi
      e ti si distorce tutta la bocca

      si restringe

      accorciandosi
      arriva più lontano

      dove
      per un attimo
      crolla ogni parete

      all’interno del mattatoio
      delle tue innumerevoli età.

       

      Testi tratti da Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

       

      NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

      Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove ancora vive. Si laurea in Filosofia Estetica nel 2003, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. A partire dal 2007 pubblica i suoi primi testi su The End, Haute Food e sulla rivista internazionale di poesia e ricerche Zeta. Nel 2012 vince un concorso indetto dalla casa editrice Gorilla Sapiens e il suo racconto Il proprietario esce nell’antologia Urban Noise. Sempre per Gorilla Sapiens, alla fine del 2013, pubblica il primo libro La testa aspra. In seguito scrive racconti per Verde Rivista e Ultrafilosofia. Nel novembre 2014, insieme a Massimo Bacigalupo, Peter Carravetta e ad altri studiosi, viene invitato a partecipare al convegno Terribile la parola: i filosofi sono succubi del problema-parola, tenutosi al Palazzo Ducale di Genova, per celebrare i quarant’anni di pensiero e scritture del poeta-filosofo Raffaele Perrotta. Nel 2017 pubblica poesie su Il Foglio Clandestino e il suo secondo libro La panchina senza angeli per Fondazione Mario Luzi Editore. In ottobre, presso Villa Buzzati a Belluno, è chiamato a leggere alcuni estratti della raccolta appena pubblicata per l’Happening di chiusura della mostra di poesia visiva Voci visibili nel granaio – 42 Poeti Visivi per Dino Buzzati. Nel 2018 pubblica per Polimnia Digital Editions la silloge poetica Per te soltanto,bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne. Da questa raccolta, l’anno successivo, vengono tradotte in inglese dalla redazione di Slow words – people and stories from this world e pubblicate due poesie. Da qui l’idea dell’autore di riscrivere l’intera opera in inglese con Flaming Child, sempre pubblicata per Polimnia Digital Editions nel 2020. A partire da dicembre l’opera entra nella Top 100 Bestsellers di Amazon, all’interno della categoria ebook gratuiti di poesia, raggiungendo il primo posto e rimanendo a tutt’oggi nelle primissime posizioni. Nell’agosto del 2021 alcune poesie tratte da Per te soltanto, bambino vengono commentate da Maurizio Cucchi su La Repubblica.

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      Rosaria Scialpi, “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

      18 lunedì Nov 2024

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      La faglia empirea, Rosaria Scialpi

       

      La faglia empirea

      C’è uno squarcio nel cielo:
      impossibile ricucirlo.
      Non basta la strenua volontà del
      sognatore e nemmeno l’ago del cinico.

      Quella faglia nella volta empirea
      riduce lo sguardo a inerme
      scrutatore del reale.

      La corda è sospesa nel vuoto.
      Nessuna possibilità di salvezza.

       

      Il precipizio ha forma d’infinito

      La vertigine del vuoto
      non ferma il perpetuarsi della tortura
      della vita. Non la frena l’implacabile certezza
      della morte. Il precipizio ha forma d’infinito.
      Il pargolo in fasce è già l’uomo col bastone.

       

      Phainomai. Confessione 02

      Sono il mio fantasma.
      I contorni, sempre quelli.
      Sempre uguali a se stessi.
      Gli occhi vacui.

      Fauci dilatate inghiottono
      la figura nello specchio…

      Eccomi
      ricomposta
      in frantumi

       

      Sottrazione

      Distillare le parole.
      Frenare l’implacabile fiume
      di verbosità della roboante orchestra del mondo.

      Cernere ciò che appartiene
      ai corridoi sotterranei, bloccarne
      l’ingresso e apporre un chiavistello sul pericardio.

      Scendere nel sottosuolo e trangugiare
      la cinica maschera d’orrore quotidiano.

      Arginare per custodirsi.

       

      La testa di Orfeo

      Sono parole straniere, quelle che riposano nel mio ossario.
      Suoni antichi che riconosco, ma non sono più miei.
      Appartengono alla riva del rimpianto senza fine.
      Io non ci tornerò più.
      Hanno odore di ruggine e decomposizione.

      La testa sbrindellata di Orfeo riposa sul letto
      dell’Ebro. Galleggerà nel mare senza darsena.
      Per me non ci sarà Febo Apollo a proteggerla.
      Me l’hanno strappata via i Ciconi. Sparagmòs!
      La fedeltà all’apollineo si paga con la vita:
      nei campi di Dioniso i poeti soccombono.

       

      Nina all’altalena*

      Non fermare l’altalena!
      Non voglio scendere da questa giostra,
      interrompere la nenia.

      Non ostacolare il mio viaggio,
      appesa a un vecchio legno e due catene,
      i piedi verso il cielo, i capelli nelle nuvole.

      Non portarmi sulla terra,
      lascia
      che metta radici ribelli nell’aria,
      che s’irradi nelle vene clorofilla.

      Non provare ad afferrarmi.
      Che il vento mi trafigga la schiena.
      A te lascio la maschera di gelso.
      Io voglio essere Icaro: cera al sole.

      *Testo ispirato dall’ascolto di Ho visto Nina volare di Fabrizio De André.

       

      Rondini sul cielo di Puglia

      C’era uno stuolo di rondini, davanti a noi.
      Uno stormo impazzito, perduto come lo sono io.
      Un volo presago di notizie mortifere
      per l’anima che stenta a tenersi
      in equilibrio. Ombre taglienti dal sorriso di lama
      sul mio cammino. Solo questo!
      Nient’altro di me resta.

       

      Testi di Rosaria Scialpi, tratti da “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

       

      NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

      Rosaria Scialpi è nata a Taranto nel 1996. Laureata in Lettere moderne con lode, ha scritto articoli per riviste scientifiche, collaborato con testate giornalistiche del territorio pugliese e ha curato la comunicazione di un festival letterario internazionale. Fra i suoi scritti: Lembi di verità (L’Erudita, 2022), la silloge d’esordio vincitrice del Premio Saffo poesia giovane e del Premio Troccoli Magna Graecia.  Recentemente è anche stata curatrice del saggio Sulle Sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri (Passerino Editore, 2023), giunto alla sua seconda edizione. Alcuni suoi racconti appaiono in antologie. È autrice di un podcast incentrato sulle versioni meno note dei miti classici dal titolo Mitopedia: il mito come non te l’hanno raccontato, spin-off della pagina Instagram omonima dove fa divulgazione.

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      Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

      11 lunedì Nov 2024

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Tag

      A corpo libero. Esercizi di poesia, Doris Bellomusto

       

      Propositi

      Sviscerare il cuore.
      Seguire il vento.
      Accarezzare il profilo
      delle cose.
      Annusare nell’aria
      le stagioni.
      Aprire il cuore come si apre
      all’alba una finestra.
      Respirare il cielo.

       

      La perifrastica attiva

      Io del tramonto cerco
      gli avanzi,
      le sfumature.
      La luna
      mi basta dimezzata.
      La lussuria della luna piena
      non appartiene a me
      che al cerchio preferisco la spirale,
      che amo l’incompiuto,
      il “quasi”, il “non ancora”,
      la perifrastica attiva.

       

      Il resto

      Vivere per addizione
      è un vizio di forma,
      si vive di ciò che resta
      dopo tutto l’oblio.
      Si sottraggono gli istanti
      alla somma dei giorni.
      Resta il cielo
      respirato a cuore aperto.
      Resta lo sguardo puro
      di quando il mondo era
      sognato e non ancora
      sciupato da mani avide
      e pance ingorde.
      Il resto si dà per sottrazione.

       

      Come le rondini al cielo

      Mio figlio
      non è
      mio.
      Devo scriverlo
      per ricordarlo
      al mio cuore
      avido.
      Mio figlio
      mio
      non è,
      ma
      appartiene
      a me
      come le rondini al cielo
      e non al nido.

       

      L’incanto di sempre

      Inciampo sempre
      in fragili incanti.
      Invidio il fiore e
      la farfalla,
      la lucertola al sole.
      Forse,
      un giorno inciamperò
      nello specchio giusto e
      mi vedrò
      per quel che sono:
      fragile incanto anch’io
      minuscolo frammento
      di universo.

       

      Al vento di Maestrale

      Ho imparato
      a stare a mezz’aria
      se occorre,
      saltare la pozzanghera;
      morire nel gheriglio della noce;
      sfogliare i sogni degli amanti;
      disordinare l’amore degli sposi;
      disporre del mio tempo con amore;
      amare all’improvviso un viso nuovo;
      masticare lentamente i sogni;
      ogni giorno, lesta o lenta, camminare,
      azzardare con l’immaginazione,
      agire con tenerezza.

      Tremula
      al vento di Maestrale
      ho imparato a pregare
      ogni muta creatura
      terrestre.

       

      La controra

      Il retrogusto del caffè
      regala l’impressione del risveglio
      anche se la controra stanca l’anima
      anche se in tasca si nasconde
      qualche promessa scomoda
      anche se preferisco il sogno
      e gli occhi chiusi,
      le mani in tasca
      e gli spergiuri.

       

      Testi tratti da Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

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      Marcello Buttazzo, “Ti seguii per le rotte”, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2024

      04 lunedì Nov 2024

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Marcello Buttazzo, Ti seguii per le rotte

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      Michela Silla “Cosa c’è di vero nelle città di mare”. Intervista di Raffaella Rossi

      31 giovedì Ott 2024

      Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste

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      Raffaella Rossi intervista Michela Silla sulla sua raccolta poetica di recente pubblicazione “Cosa c’è di vero nelle città di mare”, Cartacanta editore, settembre 2024.

      Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

      Il mio amore per la scrittura ha radici antiche, esiste da quando ho imparato a scrivere. Alle scuole elementari nascondevo un quaderno sotto il libro di matematica e scrivevo. All’età di sei anni chiesi in regalo un diario. Ne scrissi tredici, uno dopo l’altro. Ora sono sparsi in vari cassetti, nella casa dove sono cresciuta.

      Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

      I riferimenti letterari che mi hanno influenzata sono numerosissimi; ne cito alcuni, in disordine, limitandomi alla poesia: Cvetaeva, Rilke, Dickinson, Szymborska,  Anne Sexton, Dylan Thomas, Seamus Heaney, Paul Celan, Vittorio Sereni, Caproni, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli e tanti altri…

      Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

      La mia scrittura senza dubbio ha attraversato fasi diverse. C’è stato un momento preciso però in cui ho iniziato a guardarmi intorno, a osservare con amore la realtà che mi circonda. Sono uscita da me, ho lasciato indietro elucubrazioni mentali e drammi interiori; e questo a un certo punto è un salto che si deve fare. Per dare il mondo. In questa offerta – questo folle tentativo di restituire la complessità del reale col cuore acceso – la componente autobiografica è inevitabilmente presente. Do qualcosa, nei versi, che mi auguro sia di tutti, ma lo sguardo è mio. La scrittura nasce da un richiamo, feroce e meraviglioso, dannazione e benedizione insieme. È un’obbedienza impreteribile. Firenze, la casa che ho scelto, è focolaio di bellezza, storie e accensioni; la mia terra, la Sardegna, è entrata con prepotenza nel mio ultimo libro.

      Ci parli della tua pubblicazione?

      La raccolta poetica si intitola “Cosa c’è di vero nelle città di mare” ed è edita da CartaCanta (Capire Edizioni) nella collana diretta da Davide Rondoni “I Passatori – Contrabbando di Poesia”. La prefazione è a cura di Sauro Albisani. La silloge consta di quarantacinque poesie ed è caratterizzata da uno stile asciutto. Il fulcro tematico è il mare, elemento archetipico e sorgente della luce; in ogni luogo e volto si ritrova la sua eco, divenendo chiave di interpretazione e segno di un mistero solo avvertito, ma che tutto abbraccia.

      Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

      Credo che sia necessario porsi le grandi domande, cercare la luce che non si spegne nelle vite e oltre, parlare della trama che non riusciamo a vedere e, come scrive Davide Rondoni nella quarta di copertina del mio libro, “affrontare ancora l’uscita dai porti sicuri, il naufragio e la grande scoperta”.

      Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

      È scoccata osservando il mondo e per amore del mondo. Raccontandolo, è tornato indietro il fiume di colori, profumi e suoni della mia terra, che mi porto dentro da sempre, benché viva lontana da quasi venti anni.

      Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

      Si prende avvio da uno spunto iniziale, da un’idea o un’ispirazione, ma poi occorre tornare su ogni singola parola; a volte cancellare, scrivere ancora, cercare faticosamente la parola esatta. L’arte non è semplicemente la risposta a una suggestione, è anche metodo e costruzione, il “saper fare” della tecnica. Dunque, se talvolta mi è capitato di scrivere di getto, in seguito sono tornata sempre a lavorare sui testi.

      Nel processo che ti ha portato a pubblicare ti sei avvalso dell’attività professionale di un editor oppure di un’agenzia letteraria? Hai frequentato una scuola di scrittura? Più in generale quali ambiti o ambienti del mondo letterario senti che ti appartengono e/o ti sono stati d’aiuto?

      Finora non mi sono mai rivolta a un editor o a un’agenzia letteraria, né ho frequentato scuole di scrittura, ma ritengo fondamentale l’incontro e il dialogo con dei maestri che sappiano riconoscere se c’è del potenziale e guidino, intuendo i punti di forza e le mancanze da colmare. È ugualmente essenziale il confronto con gli altri autori.

      Come hai trovato un editore?

      Nutrivo il desiderio di pubblicare nella collana diretta da Davide Rondoni, poeta che stimo molto, mio maestro, e persona con cui amo discutere; è stato quindi un passo naturale quello di decidere di pubblicare per CartaCanta.

      La copertina, il titolo, le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?

      La copertina ha il tratto delicato ed elegante di Alessia Iuliano, l’illustratrice (anche poetessa e musicoterapeuta) che l’ha realizzata. Abbiamo lavorato insieme per ottenere un risultato che lasciasse in primo piano la poesia e al medesimo tempo restistuisse l’atmosfera magica e lucente delle città di mare. Il titolo proviene da un verso di una delle poesie contenute nell’opera e ne racchiude il senso, o meglio la domanda che mi ha guidato nella creazione di questa raccolta poetica.

      In che modo stai promuovendo il tuo libro?

      Sto promuovendo il libro principalemente attraverso le presentazioni in giro per l’Italia, dove ho l’occasione di incontrare le persone e leggere per loro, e mediante i social.

      Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché?

      Sono molto legata alla prima poesia, perché dice molto della mia terra; infatti parla delle Janas, le fate sarde dalla pelle diafana che abitano le domus de Janas (sepolcri di età prenuragica scavati nella roccia) le quali, se subiscono un torto, divengono streghe e trasformano tutto in cenere e carbone. Riporto qui sotto qualche strofa della poesia:

      C’è sempre vento, i tetti bassi
      sotto il cielo aperto e vasto
      si inchinano

      davanti a chi è rimasto
      in questa terra di azzurro e malìe;

      il mare chiama,

      ma la città è campo vuoto
      ferito dal sole
      che scava muri di case invecchiate (…)

      Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?

      Ho delle speranze: mi auguro che qualcuno leggendo possa tremare, innamorarsi del mondo ancora e ancora, vederci dentro la luce.

      Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

      Se non potessi scrivere, chi saresti?

      Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

      Non smetto mai di scrivere, ma perché prenda forma un’opera ci vuole del tempo.

      Biografia

      Michela Silla, nata a Cagliari nel 1984, è laureata in Lettere e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filologia, Letteratura italiana, Linguistica. Attualmente vive a Firenze e insegna italiano lingua seconda e strategie creative per gli insegnanti di lingua. Ha pubblicato Limpida a guardare (Transeuropa Edizioni, 2022) e i suoi testi sono apparsi in alcune riviste letterarie. È attiva nel panorama culturale e artistico di Firenze dove cura la rassegna poetica “Il prodigio della lingua nella poesia”.

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      Luca Baratta, “Hanno ragione i poeti”, Eretica Edizioni, 2023.

      14 lunedì Ott 2024

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Tag

      Hanno ragione i poeti, Luca Baratta

       

       

      Poesia
      volò
      da questi libri,
      è la luna d’oro
      è sveglia
      sta sbarcando
      sulla terra:
      chiede alla gente
      sembianze cristalline
      di vita.

       

      Non soffro
      per arrivare sopra te,
      mi devasto
      per armonizzarci.

      Al buio,
      seguo tracce
      di un paradiso perduto.

       

      No, non c’è più tempo
      per star male
      per sperare
      per lavorare
      il momento è qui
      in luoghi e lingue
      diversi, insieme
      bisogna
      guarire.

       

      Ribelli ai nomi nuovi
      per gli uguali ingranaggi
      della storia,
      proviamo ad essere
      altri, in forme
      non più dicibili.

       

      Vastissime e lontanissime
      quiete braccia di temporale
      sopra le teste e le case del paesello.
      Umido corre un ragazzetto
      per l’eco del vicolo
      e con lui le storie
      che furono e saranno.

       

      Luca Baratta, “Hanno ragione i poeti”, Eretica Edizioni, 2023.

       

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      Giancarlo Baroni, “I nostri gatti esenti da difetti”, Grafiche Step editrice, 2024.

      07 lunedì Ott 2024

      Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

      ≈ 1 Commento

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      Giancarlo Baroni, I nostri gatti esenti da difetti

       

      Illustrazioni di Vania Bellosi ed Elena Bertoncini
      Copertina di Alberto Zannoni
      Prefazione di Fabrizio Azzali

       

      Prefazione

      Chi non ha mai guardato in quegli occhi,
      non ha mai visto nulla di divino
      (Anna Maria Ortese)

       

      I Gatti che stanno in questo libretto sono davvero speciali. Ma tutti i Gatti lo sono. Chi ha convissuto con uno di loro e ne è stato adottato per segreta affinità elettiva lo sa. Gli altri animali sono animali e basta, il Gatto no, lui è un’altra cosa, è un po’ parente della Sfinge e ci propone da sempre gli stessi enigmi. È però più antico della Sfinge e forse rammenta cose che essa ha dimenticato. Perché, già gli Egizi lo sapevano, è della stirpe degli dèi e forse per questo sa vedere nel buio, là dove gli occhi umani sono inutili. Il Gatto è imprevedibile e misterioso, affine alle cose inconoscibili, e ci insegna così la variegata imprevedibilità della vita e il mistero che ci avvolge. Cosa osserva quando si siede così, immobile, all’apparenza perso nei suoi “pensieri”, o forse “a sognare ad occhi aperti”? Credo stia guardando dentro, guarda la trama dell’esistenza che fluisce attraverso di lui; sta osservando segrete relazioni, lo svolgersi di vite dentro alle vite, di mondi dentro ai mondi; ascolta la dolce canzone della trama dell’essere, che lo rassicura del ruolo che svolge ogni forma animata e della bellezza senza fine. Ma il Gatto sa pure essere ironico e sottile, quasi alla stregua di Groucho Marx, come dimostra la gatta un po’ sovrappeso che abita da me e che, al posto dei topi forse ormai irraggiungibili, continua a posare sullo zerbino di casa le pigne: tanto la differenza è trascurabile e io fingo di non notarla… Superfluo tentare di fare del Gatto un nostro possesso, imporgli un nome e illudersi che risponda al richiamo: lui non conosce la servitù e risponde solo al nome che si è scelto e che nessuno conosce. Solo quelli che, leggeri e indecifrabili, si muovono a passi felpati tra le pagine della letteratura (e di questo gioioso volumetto) tollerano un nome e diventano, sontuosamente, Murr, Behemot, Pluto, Zorba…Max. Davvero, senza alcun dubbio i Gatti sono creature eccezionali, sono proprio esenti da difetti.

      Fabrizio Azzali

       

      Il gatto che cammina sulle stelle

      Il gatto camminava sulle stelle
      saltava dall’una all’altra
      a volte fingeva di cadere
      aggrappandosi con una zampa

      le stelle applaudivano entusiaste
      il gatto miagolava contento
      ai bambini e ai gatti
      le avventure non fanno spavento.

       

      Il nostro gatto

      Vede nel buio
      cammina nel silenzio
      risuonano i suoi ronf
      nell’universo

      la coda batte
      sul gong dei veri affetti
      il nostro gatto esente
      da difetti.

       

      Colori naturali

      Un gatto soriano
      occhi gialli
      nell’erba verde

      osserva
      un merlo nero
      becco arancio

      il felino si slancia
      il merlo si alza
      baruffa celeste.

       

      Lui

      Intensamente
      mi fissa questo gatto
      lui sa chi sono.

       

      Testi tratti da Giancarlo Baroni, “I nostri gatti esenti da difetti”, Grafiche Step editrice, 2024.

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      Stefania Cinzia Cavasassi “Tutta mia la città”. Intervista di Patrizia Destro

      03 giovedì Ott 2024

      Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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      Tag

      Cinzia Cavasassi, intervista, Patrizia Destro

      Patrizia Destro intervista Stefania Cinzia Cavasassi sulla sua opera: Tutta mia la città. Sesto San Giovanni raccontata ai bambini. Il libro può essere acquistato presso la libreria Tarantola di Sesto San Giovanni.

      Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?
      Ricordo che scrivevo semplici poesie alle scuole elementari. Ho sempre amato leggere e, credo che questo abbia segnato l’inizio del mio amore per la scrittura.

      Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?
      Il primo “amore” letterario è stato Edgar Allan Poe. Per questo motivo, oltre ai romanzi mi piace leggere (e scrivere) racconti. Ci sono molti autori che sento vicini al mio modo di vedere la vita e l’arte. Tra gli autori italiani, sicuramente Pirandello, Buzzati e Pavese; tra gli autori stranieri, Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar (si dice che ognuno abbia il proprio libro, il mio è ‘Memorie di Adriano’), Simone de Beauvoir e Garcia Marquez… ma sarebbe impossibile elencarli tutti.

      Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?
      Penso alle parole di Umberto Eco: “C’è una sola cosa che si scrive solo per sé stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.” Pertanto una componente autobiografica penso sia sempre intrinseca nella scrittura e, in questo libro, ci sono i luoghi nei quali sono cresciuta e che fanno parte del mio vissuto.

      Ci parli della tua pubblicazione?
      Ho deciso pubblicare il libro e dedicarlo alle bambine e bambini che, a differenza di noi adulti, riescono a vedere il mondo con curiosità e semplicità. È un libro che racconta la storia di una città, la mia città, Sesto San Giovanni. Ho cercato con le immagini, le illustrazioni e gli indovinelli a raccontare la Storia e le Storie di alcuni personaggi celebri come Quasimodo, Fermi, Gino Strada e il Papa (per citarne alcuni) per stimolare la curiosità dei piccoli lettori.

      Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?
      Mi piace pensare che possa essere utile ai bambini e agli adulti che vogliono divertirsi a scoprire cose nuove e singolari della realtà che li circonda.

      Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?
      Ho una pagina Facebook: “Sesto, sotto il compasso una citta da raccontare”, che con semplici post fa conoscere la storia della mia città. Mentre ero in trasferta per lavoro mi sono resa conto che non erano mai stati pubblicati libri per bambini, che potessero stimolare e incuriosire i piccoli cittadini. Questo mi ha spinto a mettere insieme alcune informazioni e curiosità che nel tempo avevo raccolto sulla mia città per proporle, in un linguaggio adatto ai bambini, all’interno di un libro.

      Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?
      Quando potevo, mi sono sempre appuntata piccoli spunti che sono poi diventati capitoli del libro.

      La copertina, il titolo e le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?
      La copertina e le illustrazioni sono di Chiara Nicolini, un’amica e illustratrice straordinaria, senza di lei il libro non sarebbe stato così bello. Nella copertina sotto il compasso (che non ha nessun riferimento massonico ma riporta semplicemente il simbolo nello stemma della nostra città), bambine e bambini si tengono per mano, dando un futuro al passato della città.

      Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?
      Grazie a questa intervista mi è tornata la voglia di scrivere, quindi chissà …

      Come mai hai deciso per il self-publishing?
      È un tasto dolente, in realtà il libro doveva seguire altre strade per la pubblicazione. Mi stavo arrendendo, ma alla fine, anche per correttezza verso l’illustratrice e il caro amico Maurizio, ho deciso di finanziare autonomamente la pubblicazione e non lasciarlo nel cassetto.

      Shel Silverstein scrisse: “Penso che i libri, anche quelli per bambini piccoli, possano contenere più di un’idea. Una sola storia può contenerne molte, almeno cinquanta”. Sei d’accordo con questa affermazione? Pensi che la tua pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto?
      Assolutamente d’accordo con l’affermazione di Shel Silverstein, penso e spero che la mia pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto.

      In che modo stai promuovendo il tuo libro?
      Sono fondamentalmente timida, pertanto al momento la promozione avviene soprattutto grazie al passaparola.

      Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa)
      “La Resistenza operaia a Sesto San Giovanni” è sicuramente il capitolo a cui sono più legata. Sesto San Giovanni Medaglia d’oro al valor militare per l’alto contributo pagato dai sestesi. Essendo un libro per bambini è stato solo accennato, ma dobbiamo sempre ricordare la deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni. Le persone avviate alla deportazione furono 562, i deportati giunti nei campi di concentramento, sinora accertati, furono 553, di cui 220 caddero e 10 morirono successivamente a causa della deportazione. Per me, è importante fare di tutto perché non si perda la memoria.

      Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?
      Che possa essere il punto di partenza per grandi e piccoli per scoprire la propria città.

      Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?
      Io mi chiederei: “Quanto ci hai creduto tu e quanto ti hanno spronato gli altri?”

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      Una poesia di Miriam Bruni, illustrata da Loredana Semantica

      26 giovedì Set 2024

      Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, POESIA, Poesie

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      Tag

      aquiloni, illustrazione, Loredana Semantica, Mare, Miriam Bruni, POESIA

      “Mare e aquiloni” illustrazione di Loredana Semantica

      Ma non chiedete al mare

      sentieri,

      direzioni; non aspettatevi

      esaustive spiegazioni.

      Lui è conferenziere

      di lotte e contusioni;

      ma non come tra fiere:

      tra morbidi aquiloni!

      Miriam Bruni

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      Intervista di Patrizia Destro a Silvio La Corte su “Antropocenere”, Mimesis edizioni, 2022

      21 martedì Mag 2024

      Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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      Tag

      Antopocenere, Mimesis edizioni, Patrizia Destro, Silvio La Corte

      Le domande sono formulate da Patrizia Destro, in corsivo le risposte di Silvio La Corte

      • Parlaci della tua pubblicazione. Come hai avuto l’idea per un romanzo così particolare e impegnativo?

      Io non ho mai avuto grossi problemi a scrivere. La politica è stata la mia seconda scuola. Scrivere volantini che potessero essere comprensibili per le persone meno istruite è stato per me un esercizio enorme, a cui ho sempre tenuto molto. Ma il romanzo è un’altra cosa. E i dialoghi non sapevo proprio come inventarmeli. Ancora una volta mi è venuta in aiuto la musica. Avevo letto tempo prima un romanzo vero, di Michele Mari, “Rosso Floyd” strutturato in un modo più o meno simile ad “Antropocenere”, con tutte le proporzioni del caso, ovviamente. Insomma ho copiato, sfacciatamente.

      • Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi in cui sei nato o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

      Il libro, perlomeno questo, è uscito da dentro di me, cuore, cervello e pancia, poco alla volta. Mi ero ritrovato in mano “La bolla olimpica”, la mia prima opera, quasi senza saperlo. In quel libro facevo i conti con me stesso, con la mia passione, lo sport, che per lungo tempo è diventato anche il mio lavoro. Ho scritto per me. Anche questo l’ho scritto per me, ma facevo i conti con mio padre, lavoratore edile, o meglio, muratore, degli anni ’50 e ’60 qui, nella periferia di Milano. Quando ho iniziato a scrivere non avevo proprio idea di come sarebbe andato a finire. Ho scritto le prime pagine immedesimandomi per due o tre giorni nel protagonista. Andavo in giro pensando ad altro, talvolta insultandomi, umiliandomi, insorgendo, riflettendo, scherzando come fanno i miei personaggi, solo col pensiero, ovviamente. E ho scoperto che pensare al femminile non è impossibile. Mano a mano i personaggi facevano capolino nella mia testa. Onestamente ho cominciato anche a divertirmi, pur scrivendo di situazioni tragiche. E quando proprio ero in difficoltà, sniffavo la musica, mi facevo di musica, letteralmente. Brani che nulla avevano a che fare con quello che stavo scrivendo riuscivano spesso  a farmi superare la momentanea difficoltà. Non so perché, ma è così.

      • In che modo pensi che il tuo romanzo sia necessario o utile nel panorama letterario attuale e perché?

      Non sono affatto sicuro che questo libro sia necessario e utile. Ho soltanto voluto scrivere le cose come stanno, scrivere la verità, per come la conosco io, senza minimamente calcare la mano, non ce n’è bisogno, purtroppo. Se dire la verità è utile, allora sì, questo libro è utile.

      • Come lo hai scritto? Con sistematicità a orari prestabiliti oppure quando potevi, magari anche di notte, quando c’è più silenzio e tranquillità? Come ti sei organizzato per raccogliere i numerosi dati necessari alla stesura?

      Come scrivevo  prima, scelto il personaggio che irrompeva nel dibattito, mi  immedesimavo in lui, o lei, e per due o tre giorni. Andavo avanti così. Poi il pezzo ti viene fuori, alcune volte letteralmente l’ho vomitato, è stato quasi un processo fisiologico. A volte mi pareva che la penna, rigorosamente a inchiostro liquido, scrivesse da sola. Mi piace così, cerco di scrivere anche benino da un punto di vista grafico. Quasi sempre scrivevo la sera, dopo le 23. Spesso la notte nel sonno mi arrivavano, non so come, dei suggerimenti che al mattino inserivo nel testo, e poi riportavo il tutto sul computer. Non avevo fretta, non volevo scrivere sciocchezze e quindi ho letto attentamente, quasi studiato in certi casi, una ventina di libri, che stupidamente non ho riportato in fondo al libro. Pazienza.

      • Nel tuo romanzo si avvicendano molti personaggi, sia realmente esistiti  che immaginari. Il romanzo stesso è disseminato di indizi dai quali si possono dedurre le identità di alcuni di loro,   come pure di citazioni   e  brani  di  testi  musicali.  Una  lettrice  ci  ha  riferito  che  queste   particolarità   alleggeriscono l’impegno emotivo richiesto dalla lettura. Sei d’accordo con questa opinione? Questi elementi  sono stati utili anche a te per alleggerire anche solo di un poco la trattazione di temi e fatti così drammatici?

      Sì, mi sono divertito a far dialogare tra loro personaggi che nella vita reale probabilmente non lo hanno mai fatto, forse non si sono neanche conosciuti. Alcuni addirittura erano già morti quando altri non erano ancora nati! Ma il romanzo, non il mio, il romanzo in sé, è meraviglioso da questo punto di vista, bisogna solo stare attenti a non esagerare a meno che non si voglia consapevolmente scivolare nel “fantasy”, e io no, proprio non volevo. E giocare con i brani mi diverte ancora di più. Quanta fantasia e quanta realtà? Lo scopriremo solo vivendo!

      • La copertina e il titolo: come hanno avuto origine?

      Ero in Sardegna, nell’estate del 2021, quando sulla costa occidentale si sviluppò uno degli incendi più impressionanti, per quanto sia abituato, frequentando quella regione da quasi cinquant’anni: la cenere, spinta dal maestrale che aveva soffiato sull’incendio, arrivò anche da noi. Scrissi un post che era solo una foto. Andai a letto e prima di addormentarmi il titolo del post  venne fuori. Poi lo trasferii al libro. La copertina, un campo di calcio  intriso di petrolio, è opera della casa editrice. Azzeccatissima.

      • Come hai trovato un editore?

      La casa editrice, Mimesis, è la stessa che ha pubblicato “La bolla olimpica”. Mi ha rinnovato la fiducia. Spero di non essermela giocata tutta.

      • A quale pubblico pensi sia rivolta la tua pubblicazione?

      Francamente non lo so. Una sola volta l’ho presentato in una libreria e ne ho vendute sei copie, solo a donne. Non credo dipenda dal mio fascino: il fatto è che entrarono solo donne! Onestamente pensavo che durante i mondiali sarei stato invitato qualche volta a presentarlo, ma non è andata così, o meglio, una sera, in Statale l’ho presentato. Solo quella volta.

      • In che modi stai promuovendo il tuo libro? Vuoi raccontarci qualcosa anche delle tue opere precedenti?

      Io non promuovo i miei libri. Forse sono orgoglioso, forse non so come fare, forse mi viene il dubbio di farne un’opera commerciale e questo è proprio quello che non voglio. Io sono un autore, non uno scrittore, non vivo delle mie opere, per fortuna.

      • C’è   un   passo   del   tuo   romanzo   che   ritieni   più   riuscito   o   a   cui   sei   più   legato   e   perché?

      A pagina 57, un personaggio, Perla, si lascia andare, tant’è che inizia a raccontare con  una frase che è tutto un programma: ”Che notte, ragazze!”. E poi va avanti per quattro pagine svelando di come abbia trascorso le ore notturne insieme a John Lennon. Lì mi sono davvero lasciato andare io, e di conseguenza lei, Perla. Mi sono  divertito un sacco, lo ammetto. Spesso vado a rileggerlo mentre ascolto in sottofondo il brano che lo intreccia.

      • Che aspettative hai in riferimento a  quest’opera?

      Mi aspetto che non passi di moda, che qualcuno continui a farne riferimento, che qualcuno lo riscopra.

      • C’è una domanda che faresti a te stesso su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

      Sì, certo, una domanda ce l’ho, ed è la seguente: ma tu, quando è scoppiato lo scandalo della corruzione al Parlamento europeo relativamente al paese ospitante i mondiali di calcio del 2022, già le sapevi quelle cose? Perché a leggere alcuni passaggi, sembra proprio così!

      • Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che si tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

      Ora devo fare i conti, mettermi in pace del tutto con mia madre, con la quale ho sempre avuto un rapporto amorevole e senza grandi contrasti. Sto scrivendo qualcosa, per me e per lei. Mia madre ha avuto la fortuna di vivere a lungo, ma aveva sempre a cuore tutti quelli che sono morti in giovane età, tra quelli che lei ed io conoscevamo. Ecco, questo è il centro del progetto, qualcosa ho già scritto,  vedremo….

      Silvio La Corte, nato a Taranto nel 1954, si è trasferito nei sobborghi milanesi alla fine degli anni cinquanta. Ha conseguito il diploma universitario presso L’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF), e ha insegnato Educazione Fisica nelle scuole secondarie di primo grado. Ha collaborato per dieci anni con una cooperativa di recupero di persone con disagio. Politicamente attivo, ha curato e contribuito personalmente alla stesura del libro La bolla olimpica (2020)

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      Rita Pacilio, “Come fosse luce”, Macabor, 2023

      20 lunedì Mag 2024

      Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Tag

      poesia contemporanea, Rita Pacilio

      In copertina: Rita Pacilio, fotografia di Lucia Pinto

       

      da Luna stelle… e altri pezzi di cielo, 2003

       

      Si dice che solo il dolore

      conosce ciò che non dura

      eppure sull’orlo del pozzo

      alita la memoria del viaggio

      e lentamente mi sorprendi

      tra i libri, là dentro mi annusi

      da cacciatore insonne

      per abitare tempo e anima.

      Torniamo spesso nelle cose passate

      come si fa con i sogni taciuti

      un planare basso sulla terra

      per amare le immagini rimaste.

       

      Chi è stato innamorato

      sigilla

      grandi tempeste e silenzi sapienti

      passa piegato, sopporta, si inginocchia.

      Chi è stato innamorato dà un senso a ogni cosa

      sa tornare, sa rimanere.

      *

      Vengono e vanno di bocca in bocca

      i baci sulla lapide, colpi di unghie

      risvegliano inquietudini lente

      il sonno e la verità di chi non canta più.

      Allora bisogna aprire le braccia

      spiegarsi a vela sull’onda dopo la morte.

      Un uccello in fuga, sì, una capriola nell’aria

      essere testimone assoluto di oblio

      e nuvole lattose. Conquistare il coraggio

      la forza di vivere oltre l’epigrafe.

       

      da Ciliegio forestiero, 2006

       

      Vedessi come affonda il coltello feroce,

      nella carne trasfigurata. Penetra

      dietro la pupilla ferisce i desideri

      in ombra.

      Vedessi come taglia lentamente

      la bocca che ribolle gocce sapide e sangue.

       

      Cosa hai udito nella conchiglia,

      l’onda che ritorna, il suo odore?

      Forse la profonda voce del dio del vento

      con la lancia in mano?

      *

      Non domandarti le foglie che ho riempito i rami

      o il succo di ciliegia sulla bocca.

      Non importa il tempo

      delle radici in terra feconda

      non sarà lì che torneremo amanti.

      Ha avuto un senso il tronco

      e l’intaglio delle parole.

       

      Fino a terra

      confessione segreta dell’ultimo atto

      nell’incavo delle spalle si è posato

      lo sfioramento d’ala

      due anime le nostre tra succose ciliegie forestiere.

       

      da Tra sbarre di tulipani, 2008

       

      Lei sta morendo

      nel verde del suo sguardo

      quanto di pioggia in mare.

       

      Pioggia di fine estate

      fuori dal seno pieno.

      Tremolante tra le begonie

      sul balcone.

       

      Lei sta morendo

      nei fili d’erba

      quanto dita e fiori di cespugli.

       

      Di lei resteranno le cose cancellate.

       

      da Gli imperfetti sono gente bizzarra, 2012

       

      Sputa i suoi drammi

      coi colpi di tosse

      per gioco, per amore

      scorie sottili nelle mani esibite

       

      è latente lo scontento sulle spalle

       

      gli imperfetti sono gente bizzarra

      lasciati nell’arena, non so dire esattamente,

      come un silenzio, un ghigno.

      Ho pensato che Dio ama l’insicurezza

      e le sfumature dei dirupi.

       

      Io mi trovo qui dove non si torna indietro.

      *

      La prigione di mio fratello

      ha le finestre sorde

      esala l’anima ancora sbalordita

      dalla paura del lampo

      suoni di saluti nella campana

      a morte

      e sul collo il respiro che non vuole finire.

       

      L’ecatombe ogni notte si maschera

      impaziente il mormorio nei reparti

      è illecito l’omaggio agli dei

      si arriva sempre presto sottovento

      menzogne e sacrilegi nascosti.

       

      La prigione di mio fratello

      è oracolo timido

      probabile occhio spia

      una pietra desolata

      nella recinzione gli uccelli dormono

      di là

      nessuna barca esiste più.

       

      da Quel grido raggrumato, 2014

       

      Lei è la maschia forza che risorge

      dalla morte, sotto il porticato c’è

      la festa alle viscere rancide

      e la consolazione dalla tenebra.

      È faticoso buttare i languori

      quel primo seme raggrumato

      largo, tornito, ricolmo nella gonna

      colpita.

      Quella sera erano una folla profanata

      un tetto che soccombe molle, senza luce

      tumefatto di collera.

       

      Quella che hai amato

      io l’ho uccisa

      l’ho scucita lungo la schiena

      le ho tirato via la carne

      succhiato il sangue

      l’ho stesa sul lenzuolo:

      è lei stessa quel Cristo feroce.

       

      da L’amore casomai, 2018

       

      E ti rispondo dal fulmine nelle nuvole

      dalla misura della mano cento metri più su

      spingendo il parapetto nelle fughe a tre voci

      è qui che gli aquiloni si riavvolgono

      di fronte alla lampada sconsolata.

      Ricordo l’odore dell’anima emorragica

      quando lei e le altre mutarono in frammenti

      inghiottite nel bruno solitario.

      Ti accoppiasti alla tazza mentre inciampavo

      nel rombo verde dell’anello

      questo potrebbe essere tutto, invece le forme

      delle lodi ebbero colori pallidi e furono dolci

      i brandelli del luneggiare.

      Così ci addormentiamo nella direzione della terra

      a orecchie fredde a scaldare le mani.

       

      da La venatura della viola, 2019

       

      Qualcosa di troppo accresce

      l’orgoglio e la colpa di essere nati qui

      in questo garbuglio di allarmi profondi

      dove porti in rovina e chiusi come porte

      rendono l’acqua inutile e il tramonto povero

      se esistesse l’origine di una parola

      dovremmo baciare la sabbia e le conchiglie

      farlo in segreto, silenziosamente

      tracciare una virgola dopo l’apparenza

      allargarci sul gambo come fa la viola.

       

      da Quasi madre, 2022

       

      Lasciata nel riflesso come un filo

      legato a una vertigine

      sfrangiata da piccole pieghe

      lei

      si adorna di sogni avvampati.

      Mia madre riflette cicli di giorni

      e notti rimestando dialoghi

      platonici, i silenzi del destino.

      Se la verità non avesse segreti

      avrebbe la tua limpida voce,

      giardini fioriti, la porta aperta.

      La senti? Ha detto qualcosa?

      La divinazione è nel lampo,

      nel morso di un ultimo bacio.

       

      Potessi ricordare una carezza

      quel poco amore che era tutto

      per raggiungerti.

      Potessi smettere di sentire l’odio

      che agiti nella testa vecchia,

      mi chiami tre volte, mai con il mio nome.

       

      Testi tratti da Rita Pacilio, “Come fosse luce”, Macabor, 2023. Poesie e antologia critica con un saggio introduttivo di Mara Venuto.

       

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      “Per lei” di Giorgio Caproni

      12 domenica Mag 2024

      Posted by Deborah Mega in ARTI, POESIA, Segnalazioni ed eventi

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      Tag

      Giorgio Caproni, Il seme del piangere

      “Per lei”, disegno digitale di Loredana Semantica

      Il poeta Giorgio Caproni vuole donare dei versi alla madre Anna Picchi, che siano chiari, spontanei, eleganti, anche se privi di ricercatezze, verdi, elementari e soprattutto destinati a durare nel tempo.

      Per lei voglio rime chiare,
      usuali: in -are.
      Rime magari vietate,
      ma aperte: ventilate.
      Rime coi suoni fini
      (di mare) dei suoi orecchini.
      O che abbiano, coralline,
      le tinte delle sue collanine.

      Rime che a distanza
      (Annina era così schietta)
      conservino l’eleganza
      povera, ma altrettanto netta.
      Rime che non siano labili,
      anche se orecchiabili.
      Rime non crepuscolari,
      ma verdi, elementari.

      Giorgio Caproni, “Il seme del piangere”, Garzanti, 1957.

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      Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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