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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: INTERAZIONI

Bellezza nel mirino: Progetto Ragna-tele

11 martedì Mar 2025

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Fotografia, Il colore e le forme, POESIA, Segnalazioni ed eventi

≈ 1 Commento

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Bellezza nel mirino, Miriam Bruni

Bellezza nel mirino è il titolo di una Mostra fotografica realizzata da Miriam Bruni lo scorso agosto 2024 a Tolè, frazione del Comune di Vergato in Emilia. Per Limina mundi Miriam ha pensato di riproporre on line le sue opere fotografiche più significative

Nel presentare il suo progetto l’autrice si racconta:
“La fotografia è una delle mie passioni: un interesse intrinseco, sorgivo, quasi un habitus. Quando mi dirigo da qualche parte, è pressoché impossibile per me non scattare foto, non catturare “armonie” visive fatte di forme, linee, colori, in piccoli dettagli o in scene di vita quotidiana colte nei momenti di luce migliore, sotto i raggi del sole al mattino o all’imbrunire e fissate nei miei foto-quadri, pensati per stupire, interrogare, o anche solo rasserenare.
Credo nel potere e nel valore della gentilezza, dell’autenticità, e della condivisione costruttiva. Perseguo la Bellezza con determinazione quotidiana, perciò amo raccogliermi frequentemente passeggiando e fotografando la Natura.
Durante queste medit-azioni estetico-spirituali produco scatti per progetti espositivi locali sia personali che collettivi.
Di recente ho frequentato un Corso per Fotografi Fine Art on line che mi ha portato a riflettere sulle mie “intenzioni artistiche” e a sviluppare l’idea di Progetti specifici tematici, ciascuno costituito da un numero limitato e ragionato di foto, che vengono poi stampati su tela o legno per le Mostre in presenza, ma anche proposti on line, come in questo caso con Limina mundi. Al Progetto Ragna-tele ne seguiranno altri: “Alberi trasfigurati”, “Riflessi ed ombre”, “La mia Bologna”…”

PROGETTO RAGNA-TELE

di Miriam Bruni

Il ragno per me ha una forte valenza simbolica.
Inizialmente collegato alla figura del “poeta”…Recentemente l’ho visto bene anche in “rappresentanza” del mio “io”……e di quella di Dio….

Tra visibilità e invisibilità

Tra operosità e silenzio

Il ragno lavora,
e vive, cattura,
se ti chini lo scorgi
alla giusta angolatura.
Ci passi anche tu
sulla via delle fagiane
e levi una preghiera
alle nuvole lontane.
Ti aggrappi alle spighe
come fossero ringhiere:
hanno forza dorata
pur sottili e leggere.

Ode al ragno

Hai filato nel buio senza ansie né plausi.
Ora è nel tuo scrigno aperto
che si posa e s’incunea la rugiada del mattino.

Perle mirabili per fattura e splendore
che ricordano ai terrestri
a chi devono la vita: acqua e sole.

                                                         Galleria fotografica
connessioni precarie
fiore o baco
geometrie et finesse
metafisico
parasole inefficace
resilienza
sottobosco
un lavoro ammirevole
ventaglio artigianale



Miriam Bruni, ispanista, nata e cresciuta a Bologna, si dedica a fotografia e poesia.
Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia:

  • Cristalli, 2011
  • Coniugata con la vita. Al torchio e in visione, 2014
  • Credere nell’attesa, 2017
  • Così, 2018
  • Falesìa, 2019
  • Concentrati sul cromosoma celeste,2022
  • Guardarlo ancora. Paesaggi e miraggi della passione amorosa,2022
  • Cuanto cuesta vivir, 2022.

Scrivendo mette a fuoco le esperienze vissute, cerca il bene, l’oltre delle cose, l’essenza profonda e risonante. Quanto alla forma tende alla massima concentrazione, alla sintesi, a quella che chiama cristallizzazione…Ogni poesia è figlia di scelte formali consapevoli.
Ha diretto il Centro Culturale di Livergnano assieme all’ambientalista e scrittore Loris Arbati; attualmente collabora alla redazione della Rivista d’Arte web Millecolline, fondata e diretta da Roberto Cerè.

È presente in numerosi blog e riviste specializzate con testi poetici, interviste, traduzioni dallo spagnolo e rubriche. Sue poesie e foto sono state pubblicate su Agende, Annuari, Calendari artistici, opere antologiche.
Di recente ha esposto alcuni suoi foto-quadri a La Corte di Felsina, assieme ad opere di altre 25 artiste, durante la grande manifestazione Art City, da poco conclusasi a Bologna.

Miriam sta inoltre lavorando a un libro-catalogo dal titolo “Armonie visive”, dove ha radunato le foto delle sue prime mostre personali, quelle i cui scatti sono stati realizzati nel suo quartiere di residenza, Borgo-Reno.

Ha un canale YouTube, un profilo Facebook e uno Instagram, oltre ad un sito-blog in cui vorrebbe raccogliere e conservare i propri e altrui “materiali” preziosi:

https://miriambruni.blogspot.com/

Contatti:
miribruni79@gmail.com
fotoquadri.mirystyle@gmail.com

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Io, Senatrice a vita

27 lunedì Gen 2025

Posted by Deborah Mega in La società, Segnalazioni ed eventi

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Liliana Segre

 

Sono stata chiamata dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 19 gennaio 2018. Una mattina è squillato il mio telefono e la voce gentile del Presidente mi annunciava che aveva preso la decisione di nominare me Senatrice a vita. Mi sono sentita onorata e l’ho ringraziato per questo altissimo riconoscimento che mi ha colta di sorpresa. Davvero, non me lo aspettavo.
Non ho mai fatto politica attiva, mi sento fondamentalmente una nonna. Sono una donna con tanti impegni e molti interessi: la politica era un luogo a cui guardavo con curiosità, con rispetto, ma come cittadina – anche critica – nulla di più. Ecco perché il Presidente mi ha colta di sorpresa. Ma, un momento dopo, ho immediatamente sentito su di me, come è avvenuto spesso nella mia vita, fin da ragazza, la grande responsabilità del compito che mi veniva affidato. Ebbene, il mio pensiero è stato subito quello di onorare questa consegna del Presidente della Repubblica, facendo il mio dovere. Credo che il Presidente Mattarella abbia voluto fare memoria, attraverso la mia persona, dei tanti esseri umani che non ci sono più per la colpa di essere nati. E, con essi, ha voluto rammentare alle coscienze, a mo’ di ammonimento, questo anno, il 2018, in cui ricorre l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali.
Nel ruolo di Senatrice sento fortissimo l’impegno a tentare di portare dentro le stanze della politica quelle voci lontane, e che si allontanano sempre di più dalle nostre vite, fino a rischiare di essere perdute nell’oblio. Le voci di quelle migliaia di italiani della minoranza ebraica che, come me, subirono la violenza e il rifiuto: come cittadini, come esseri umani. Espulsi dalle scuole, dalle professioni, dal cuore degli amici e dalla vita del proprio Paese. Le leggi razziali perpetrarono questo scempio. Fu la persecuzione, la sottrazione di diritti – e, soprattutto, il silenzio nel quale tutto questo avvenne – a preparare la strada alla Shoah. È nell’indifferenza generale che i dittatori compiono i saccheggi più gravi alla dignità dell’uomo.
Il mio impegno, in ogni decisione che prenderò, in ogni proposta di legge che definirò, sarà quello di dare voce a quanti non sono tornati da quello sterminio premeditato: essi non hanno tomba e sono finiti nel vento. Il mio impegno è, ancora, quello che prendo ogni volta con i ragazzi che incontro. Contrastare il razzismo. Tramandare la Memoria. Costruire un mondo di fratellanza e di pace, in piena sintonia con la nostra Costituzione. Non mi dimenticherò dei ragazzi. Non voglio, infatti, trascurare l’impegno che ho preso con loro: testimoniare, raccontare, coltivare la speranza attraverso le loro giovani menti. Le scuole restano il mio luogo del cuore perché è lì che ci sono i miei nipoti ideali. Continuerò, finché avrò le forze, a raccontare loro l’assurdità della Shoah, la pericolosità della predicazione dell’odio. Ma senza rancore. Nel mio impegno nelle scuole e in politica io non porterò mai il rancore e l’odio.
Sono una persona che non dimentica, ma libera dallo spirito di vendetta: la mia libertà
sta nel sentirmi una donna di pace. È questo spirito che mi accompagnerà durante il mandato che mi è stato affidato nel Parlamento del mio Paese.
Un cammino che ho iniziato nel mio primo discorso in Senato con queste parole…

Signor Presidente del Consiglio, colleghi Senatori, prendendo la parola per la prima volta in quest’aula, non posso fare a meno di rivolgere innanzitutto un ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha deciso di ricordare l’ottantesimo anniversario dell’emanazione delle leggi razziali razziste del 1938, facendo una scelta sorprendente e nominando quale Senatrice a vita una vecchia signora. Una persona tra le pochissime ancora viventi in Italia, che porta sul braccio il numero di Auschwitz e ha il compito, non solo di ricordare, ma anche di dare in qualche modo la parola a coloro che ottant’anni or sono non la ebbero.
A quelle migliaia di italiani, quarantamila circa, appartenenti alla piccola minoranza ebraica, che subirono l’umiliazione di essere espulsi dalle scuole, dalle professioni e dalla società, quella persecuzione che preparò la Shoah italiana del 1943-45 e che purtroppo fu un crimine anche italiano, del fascismo italiano.
Soprattutto si dovrebbe dare realmente la parola a quei tanti che, a differenza di me, non sono tornati dai campi di sterminio, uccisi per la sola colpa di esser nati. Loro, che non hanno tomba, che sono cenere nel vento.
Salvarli dall’oblio non significa soltanto onorare un debito storico verso quei nostri concittadini di allora, ma anche aiutare gli italiani di oggi a respingere la tentazione dell’indifferenza verso le ingiustizie e le sofferenze che ci circondano. A non anestetizzare le coscienze, a essere più vigili, più avvertiti della responsabilità che ciascuno di noi ha verso gli altri. In quei campi di sterminio altre minoranze oltre agli ebrei vennero annientate. Tra queste voglio ricordare oggi gli appartenenti alle popolazioni rom e sinti che inizialmente suscitarono la nostra invidia di prigioniere perché nelle loro baracche le famiglie erano lasciate unite. Ma presto all’invidia seguì l’orrore perché una notte furono portati tutti al gas e il giorno dopo in quelle baracche
vuote regnava un silenzio spettrale. Per questo mi rifiuto di pensare che oggi la nostra civiltà democratica possa essere sporcata da progetti di leggi speciali contro i popoli nomadi. Se dovesse accadere mi opporrò con tutte le energie che mi restano.
Mi accingo a svolgere il mandato di Senatrice ben conscia della mia totale inesperienza politica e confidando molto nella pazienza che tutti loro vorranno usare nei confronti di un’anziana nonna, come sono io.
Tenterò di dare un modesto contributo alla attività parlamentare, traendo ispirazione da ciò che ho imparato. Ho conosciuto la condizione di clandestina e di richiedente asilo, ho conosciuto il carcere, ho conosciuto il lavoro operaio, essendo stata manodopera schiava minorile in una fabbrica satellite del campo di sterminio.
Non avendo mai avuto appartenenze di partito, svolgerò la mia attività di Senatrice senza legami di schieramento politico e rispondendo solo alla mia coscienza.
Una sola obbedienza mi guiderà: la fedeltà ai vitali principi e ai programmi avanzatissimi, ancora in larga parte inattuati, dettati dalla Costituzione Repubblicana.
Con questo spirito ritengo che la scelta più coerente con le motivazioni della mia nomina a Senatrice a vita sia quella di optare oggi per un voto di astensione sulla fiducia al governo. Valuterò volta per volta le proposte e le scelte del governo senza alcun pregiudizio e mi schiererò pensando all’interesse del popolo italiano e tenendo fede ai valori che mi hanno guidato tutta la vita.

 

Liliana Segre, Intervento del 5 giugno 2018
Liliana Segre è presidente della Commissione per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza istituita in Italia nel 2020.

La stella con la scritta Jude (“ebreo”) che veniva cucita sulla divisa del lager.

Un’immagine dell’installazione “Shalechet” (“foglie cadute”) che si trova nel Museo ebraico di Berlino, progettato dall’architetto polacco Daniel Libeskind, appartenente a una famiglia ebrea decimata dalla Shoah. I volti in metallo che coprono il pavimento stridono e producono un rumore insopportabile quando il visitatore ci cammina sopra.

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Nel verso giusto. Sguardi di resistenza di poete siciliane, L’Arca di Noè, 2024

16 giovedì Gen 2025

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, POESIA, Segnalazioni ed eventi

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L'Arca di Noè, Nel verso giusto

Col titolo “Nel verso giusto”, sottotitolo “Sguardi di resistenza di poete siciliane“, nel mese di ottobre scorso, è stata pubblicata dalla casa editrice “L’arca di Noè” una raccolta di poesie a tema civile. Emarginazione, discriminazione, invisibilità, migranti, guerra, donne tra violenza e resilienza sono i temi trattati nelle specifiche e omonime sezioni del libro. Il libro è nato da un’idea di Bia Cusmano di riunire la scrittura poetica femminile siciliana d’impegno sociale, in modo che fossero rappresentate il più possibile tutte le province dell’isola. Curatrici sono Stefania La Via e la stessa Bia Cusumano. In copertina “Ritratto pixellato” acrilico su tela di Giacomo Cuttone. La prefazione di Anna Maria Bonfiglio.

Nel libro, inseriti nelle varie sezioni, testi poetici di ventisette autrici, elencate di seguito nell’ordine in cui si succedono nella stessa raccolta.

Cinzia Accetta
Margherita Biondo
Jana Cardinale
Giovanna Fileccia
Patrizia Giurleo
Maria La Bianca
Giuseppina Lauricella
Ornella Mallo
Maricla’ Micale
Adriana Montalbano
Adele Musso
Daniela Musumeci
Loredana Semantica
Rosa Maria Chiarello
Marilina Giaquinta
Stefania La Via
Francesca Traina
Liliana Arrigo
Iolanda Cuscunà
Giuseppina Mira
Ester Monachino
Margherrita Rimi
Rossella Caleca
Chiara Catanese
Bia Cusumano
Ester Guglielmino
Deborah Prestileo

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Mattia Tarantino, “Se giuri sull’arca”, Fallone Editore, 2024

09 lunedì Dic 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Mattia Tarantino, Se giuri sull'arca

 

I

PRIMA VOCE: (canzonando)
Se ce lo chiedete non ve lo diciamo.

SECONDA VOCE: (sussurrando, sempre)
Come qualcosa che passa, qualcosa che striscia. Uno scricchiolio.

TERZA VOCE:
Imparerai a parlare con le ombre.

PRIMA VOCE: (ancora canzonando)
Non ve lo diciamo.

TERZA VOCE:
Avevamo allacciato l’arca al loro regno. Al regno nero della trasparenza.
Alla fine del mondo.

PRIMA VOCE:
Non è che non vogliamo.

TERZA VOCE:
Come per chi cerca il giro della serpe. Il segno arrotolato nel nulla.

PRIMA VOCE:
Non ce lo hanno detto. Lo abbiamo chiesto, croce sul cuore.

SECONDA VOCE:
Come bisbigliando in un orecchio gigante. L’entrata sul retro
sigillata parlando.

TERZA VOCE:
Poi siamo salpati. Nessuno ci ha dato il permesso. Nessuno ci ha
detto di no.

II

Per una cuccia nel vuoto, per un morso di pane, ma da dietro, bendati, che nessuno ci veda. Ci chiedono come ci chiamiamo, non sappiamo ripeterlo. Questo Regno sospeso in una ruota che abbaglia, questi corpi rovinati dai raggi, questi corpi che sbattono ai bordi, come i numeri scatenati negli insiemi, nei cerchi, l’intervallo luminoso tra un segno e qualcosa, qualcosa che affiora come un Regno sospeso, nella ruota che abbaglia c’è qualcuno in ginocchio, ci dice che viene, ci avvisa, è un allarme. Sirene, trambusto, uno scoppio, poi nulla, siamo calmi, lo saremo per sempre, giuriamo, ma giuriamo su cosa se le ombre sono inchiodate alle sagome, se c’è il volto di Nostra Madre che trema, che ha perso la faccia e non riesce a parlare, ci dice che bruciano, che bruciano i campi, hanno trovato un passaggio, che bruciano i numeri e c’è un altro sistema, adesso; cosa state scontando per una cuccia nel vuoto, per un morso di pane, per un’arca dorata che chiamiamo Aphinar?

da Se giuri sull’arca

 

I

Parlano, ma come gli uccelli, un dialetto celeste. Il fuoco è acceso e il villaggio più vicino. C’è il pane caldo, l’anice da scaldare insieme al vino. Saranno ricordati in carovana, come in fila per presentarsi al Giudizio, ma nessuno li vede oppure non esistono occhi; jolly d’ombra che frugano nel fogliame, che strisciano, convulsioni nelle province dell’ombra. Nottenati, Cunicoli, come nomi di popoli smilzi, fantasie di popoli scalzi. Smàcchera zan ca tio perēse, ca sa pèrese rubina i scancia. Parlano, ma come uccelli dai becchi mostruosi, dai becchi d’anice, liquidi, smacche zatàn come grumi, come calcoli, un dialetto di reni celesti se tutta la lingua è un’orma, se qualcuno si allontana dal villaggio, viene, se fischia.

XV

Sciababàb, ci accucciamo di notte, chiudi gli occhi che nessuno ti vede; le unghie appese alla porta, così non entreranno, sale a terra, parliamo, ma parliamo nel buio. Sciababàb, come un nome spellato, un cerchio buio nell’ombra e gli uccelli, qui intorno,
qui intorno è pieno di uccelli.

da Sciababàb

 

I

Al primo lo incidono sulla schiena ma non ci crede. Lo stesso segno è sul dorso della moneta. L’altro ha baciato la pietra la prima notte dell’anno. Il capo del toro, calato dall’uscio, è stato fracassato e sepolto. Alla festa indosserà la maschera della bestia, quattro volte cornuta. All’ultimo taglieranno l’anulare.

VIII

Siate gli angeli e siate la procedura. Così ha parlato la bocca del sottomondo, come un’abrasione, un comando che si salva scomparendo e segna, tuttavia, incide e infetta consegnando, alle regole o alla storia, qualcosa ancora da salvare, ancora una violenza.

X

Il nome che tramandano è Mattath. Lo usano per i ladri, per i macellai. Gli dicono che sarà il motore, la sintassi. Ovunque sarà nominato sarà costretto a significare. Quando la sintesi sarà compiuta le bestie saranno scolate agli angoli dell’incisione. A quel punto la pelle sarà sciolta e il nome potrà essere tramandato.

(Gli abitanti del villaggio sono riuniti dall’altro lato della voragine. Siedono in cerchio, suonano il tamburo. I robota siedono come loro, vestiti di bianco, alzano le mani, mostrano i palmi. Non c’è nessun segno)

 

da L’Ermeneuta

 

Testi di Mattia Tarantino, tratti da “Se giuri sull’arca”, Prefazione di Michelangelo Zizzi, Collana Il Drago Verde, Fallone Editore, 2024.

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Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

25 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Filippo Parodi, I Am a Dream That Is Dreaming of Me

 

Seaside lullabies

 

Naps

when I was a child

in the sticky beach house

 

tortuous turtle doves’ wrongs

embedded in the pillow

which always ate me all up.

 

Ninne nanne balneari

Sonnellini
quando ero bambino
nell’appiccicosa casa al mare

torti di tortore tortuose
accorpate nel cuscino
che tutto mi divorava.

 

Peak experience

Through a darkness

in constant blinding mutation

happily overpopulated with tooth decay

humanity

in its entirety

smiles at the little bunch of degassed intentions

which my body is

at the mind which is buzzling and sizzling and pulsating

similar to one of those bug zappers which I saw

in one of

those restaurants

in Bangkok.

 

Esperienza di picco

Attraverso un buio
in costante accecante mutazione
felicemente sovrappopolata di carie
l’umanità
al completo
sorride a quel mucchietto di intenzioni sgasate
che è il mio corpo
alla mente che ronza e che sfrigola e che pulsa
simile a una di quelle trappole elettriche per insetti che ho
visto in uno di quei ristoranti
a Bangkok

 

Archie Shepp

Your shoes as golden

as your saxophone

which is golden as the sweat that floods you

which is golden like the notes

which so heavenly

you sneeze

erupt

ejaculate

golden seeds falling around

and if only they could impregnate

that sissy girl

whom is my heart

which is somewhere but where?

 

Archie Shepp

Le tue scarpe dorate
come il tuo sassofono
che è dorato come il sudore che ti inonda
che è dorato come le note
che così celestialmente
starnutisci
erutti
eiaculi
semi dorati che precipitano intorno
e magari arrivassero a ingravidare
quella femminuccia
che è il mio cuore
che è da qualche parte e chissà dove.

 

The sin is always greener on the other side

I would like to be one of those corrupt

who enter without even wishing to the favour of Jesus.

One of those who make a string of mistakes

but who own deep inside the candied disposition of a child.

A selfless prostitute.

A humble thief.

The drunkard completely incapable of resentment.

Instead it seems that I will have to keep my abstainer

farting heart

my personal record of crimes invisible to the whole world

even to myself unprovable.

 

Il peccato del vicino è sempre più verde

Vorrei essere uno di quei corrotti
che senza neppure desiderarlo entrano nelle grazie di
Gesù.
Uno di quelli che commettono una sfilza di errori
ma che in fondo possiedono un’indole candita di bambino.
Una prostituta altruista.
Un umile ladro.
L’ubriacone completamente incapace di rancore.
Invece pare che dovrò tenermi il mio scoreggiante cuore
di astenuto
il mio record personale di reati invisibili al mondo intero
anche a me stesso indimostrabili.

 

Michel(l)e ma belle 

I love you

when you cry

and your whole mouth twists

 

it shrinks

 

by shortening

it travels much farther

 

where

for a moment

every wall falls apart

 

inside the slaughterhouse

of your countless ages.

 

Michel(l)e ma belle

Ti amo
quando piangi
e ti si distorce tutta la bocca

si restringe

accorciandosi
arriva più lontano

dove
per un attimo
crolla ogni parete

all’interno del mattatoio
delle tue innumerevoli età.

 

Testi tratti da Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove ancora vive. Si laurea in Filosofia Estetica nel 2003, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. A partire dal 2007 pubblica i suoi primi testi su The End, Haute Food e sulla rivista internazionale di poesia e ricerche Zeta. Nel 2012 vince un concorso indetto dalla casa editrice Gorilla Sapiens e il suo racconto Il proprietario esce nell’antologia Urban Noise. Sempre per Gorilla Sapiens, alla fine del 2013, pubblica il primo libro La testa aspra. In seguito scrive racconti per Verde Rivista e Ultrafilosofia. Nel novembre 2014, insieme a Massimo Bacigalupo, Peter Carravetta e ad altri studiosi, viene invitato a partecipare al convegno Terribile la parola: i filosofi sono succubi del problema-parola, tenutosi al Palazzo Ducale di Genova, per celebrare i quarant’anni di pensiero e scritture del poeta-filosofo Raffaele Perrotta. Nel 2017 pubblica poesie su Il Foglio Clandestino e il suo secondo libro La panchina senza angeli per Fondazione Mario Luzi Editore. In ottobre, presso Villa Buzzati a Belluno, è chiamato a leggere alcuni estratti della raccolta appena pubblicata per l’Happening di chiusura della mostra di poesia visiva Voci visibili nel granaio – 42 Poeti Visivi per Dino Buzzati. Nel 2018 pubblica per Polimnia Digital Editions la silloge poetica Per te soltanto,bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne. Da questa raccolta, l’anno successivo, vengono tradotte in inglese dalla redazione di Slow words – people and stories from this world e pubblicate due poesie. Da qui l’idea dell’autore di riscrivere l’intera opera in inglese con Flaming Child, sempre pubblicata per Polimnia Digital Editions nel 2020. A partire da dicembre l’opera entra nella Top 100 Bestsellers di Amazon, all’interno della categoria ebook gratuiti di poesia, raggiungendo il primo posto e rimanendo a tutt’oggi nelle primissime posizioni. Nell’agosto del 2021 alcune poesie tratte da Per te soltanto, bambino vengono commentate da Maurizio Cucchi su La Repubblica.

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Rosaria Scialpi, “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

18 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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La faglia empirea, Rosaria Scialpi

 

La faglia empirea

C’è uno squarcio nel cielo:
impossibile ricucirlo.
Non basta la strenua volontà del
sognatore e nemmeno l’ago del cinico.

Quella faglia nella volta empirea
riduce lo sguardo a inerme
scrutatore del reale.

La corda è sospesa nel vuoto.
Nessuna possibilità di salvezza.

 

Il precipizio ha forma d’infinito

La vertigine del vuoto
non ferma il perpetuarsi della tortura
della vita. Non la frena l’implacabile certezza
della morte. Il precipizio ha forma d’infinito.
Il pargolo in fasce è già l’uomo col bastone.

 

Phainomai. Confessione 02

Sono il mio fantasma.
I contorni, sempre quelli.
Sempre uguali a se stessi.
Gli occhi vacui.

Fauci dilatate inghiottono
la figura nello specchio…

Eccomi
ricomposta
in frantumi

 

Sottrazione

Distillare le parole.
Frenare l’implacabile fiume
di verbosità della roboante orchestra del mondo.

Cernere ciò che appartiene
ai corridoi sotterranei, bloccarne
l’ingresso e apporre un chiavistello sul pericardio.

Scendere nel sottosuolo e trangugiare
la cinica maschera d’orrore quotidiano.

Arginare per custodirsi.

 

La testa di Orfeo

Sono parole straniere, quelle che riposano nel mio ossario.
Suoni antichi che riconosco, ma non sono più miei.
Appartengono alla riva del rimpianto senza fine.
Io non ci tornerò più.
Hanno odore di ruggine e decomposizione.

La testa sbrindellata di Orfeo riposa sul letto
dell’Ebro. Galleggerà nel mare senza darsena.
Per me non ci sarà Febo Apollo a proteggerla.
Me l’hanno strappata via i Ciconi. Sparagmòs!
La fedeltà all’apollineo si paga con la vita:
nei campi di Dioniso i poeti soccombono.

 

Nina all’altalena*

Non fermare l’altalena!
Non voglio scendere da questa giostra,
interrompere la nenia.

Non ostacolare il mio viaggio,
appesa a un vecchio legno e due catene,
i piedi verso il cielo, i capelli nelle nuvole.

Non portarmi sulla terra,
lascia
che metta radici ribelli nell’aria,
che s’irradi nelle vene clorofilla.

Non provare ad afferrarmi.
Che il vento mi trafigga la schiena.
A te lascio la maschera di gelso.
Io voglio essere Icaro: cera al sole.

*Testo ispirato dall’ascolto di Ho visto Nina volare di Fabrizio De André.

 

Rondini sul cielo di Puglia

C’era uno stuolo di rondini, davanti a noi.
Uno stormo impazzito, perduto come lo sono io.
Un volo presago di notizie mortifere
per l’anima che stenta a tenersi
in equilibrio. Ombre taglienti dal sorriso di lama
sul mio cammino. Solo questo!
Nient’altro di me resta.

 

Testi di Rosaria Scialpi, tratti da “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Rosaria Scialpi è nata a Taranto nel 1996. Laureata in Lettere moderne con lode, ha scritto articoli per riviste scientifiche, collaborato con testate giornalistiche del territorio pugliese e ha curato la comunicazione di un festival letterario internazionale. Fra i suoi scritti: Lembi di verità (L’Erudita, 2022), la silloge d’esordio vincitrice del Premio Saffo poesia giovane e del Premio Troccoli Magna Graecia.  Recentemente è anche stata curatrice del saggio Sulle Sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri (Passerino Editore, 2023), giunto alla sua seconda edizione. Alcuni suoi racconti appaiono in antologie. È autrice di un podcast incentrato sulle versioni meno note dei miti classici dal titolo Mitopedia: il mito come non te l’hanno raccontato, spin-off della pagina Instagram omonima dove fa divulgazione.

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Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

11 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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A corpo libero. Esercizi di poesia, Doris Bellomusto

 

Propositi

Sviscerare il cuore.
Seguire il vento.
Accarezzare il profilo
delle cose.
Annusare nell’aria
le stagioni.
Aprire il cuore come si apre
all’alba una finestra.
Respirare il cielo.

 

La perifrastica attiva

Io del tramonto cerco
gli avanzi,
le sfumature.
La luna
mi basta dimezzata.
La lussuria della luna piena
non appartiene a me
che al cerchio preferisco la spirale,
che amo l’incompiuto,
il “quasi”, il “non ancora”,
la perifrastica attiva.

 

Il resto

Vivere per addizione
è un vizio di forma,
si vive di ciò che resta
dopo tutto l’oblio.
Si sottraggono gli istanti
alla somma dei giorni.
Resta il cielo
respirato a cuore aperto.
Resta lo sguardo puro
di quando il mondo era
sognato e non ancora
sciupato da mani avide
e pance ingorde.
Il resto si dà per sottrazione.

 

Come le rondini al cielo

Mio figlio
non è
mio.
Devo scriverlo
per ricordarlo
al mio cuore
avido.
Mio figlio
mio
non è,
ma
appartiene
a me
come le rondini al cielo
e non al nido.

 

L’incanto di sempre

Inciampo sempre
in fragili incanti.
Invidio il fiore e
la farfalla,
la lucertola al sole.
Forse,
un giorno inciamperò
nello specchio giusto e
mi vedrò
per quel che sono:
fragile incanto anch’io
minuscolo frammento
di universo.

 

Al vento di Maestrale

Ho imparato
a stare a mezz’aria
se occorre,
saltare la pozzanghera;
morire nel gheriglio della noce;
sfogliare i sogni degli amanti;
disordinare l’amore degli sposi;
disporre del mio tempo con amore;
amare all’improvviso un viso nuovo;
masticare lentamente i sogni;
ogni giorno, lesta o lenta, camminare,
azzardare con l’immaginazione,
agire con tenerezza.

Tremula
al vento di Maestrale
ho imparato a pregare
ogni muta creatura
terrestre.

 

La controra

Il retrogusto del caffè
regala l’impressione del risveglio
anche se la controra stanca l’anima
anche se in tasca si nasconde
qualche promessa scomoda
anche se preferisco il sogno
e gli occhi chiusi,
le mani in tasca
e gli spergiuri.

 

Testi tratti da Doris Bellomusto, “A corpo libero. Esercizi di poesia” Le Pecore Nere editore, 2024.

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Marcello Buttazzo, “Ti seguii per le rotte”, I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2024

04 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Marcello Buttazzo, Ti seguii per le rotte

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Michela Silla “Cosa c’è di vero nelle città di mare”. Intervista di Raffaella Rossi

31 giovedì Ott 2024

Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste

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Raffaella Rossi intervista Michela Silla sulla sua raccolta poetica di recente pubblicazione “Cosa c’è di vero nelle città di mare”, Cartacanta editore, settembre 2024.

Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?

Il mio amore per la scrittura ha radici antiche, esiste da quando ho imparato a scrivere. Alle scuole elementari nascondevo un quaderno sotto il libro di matematica e scrivevo. All’età di sei anni chiesi in regalo un diario. Ne scrissi tredici, uno dopo l’altro. Ora sono sparsi in vari cassetti, nella casa dove sono cresciuta.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?

I riferimenti letterari che mi hanno influenzata sono numerosissimi; ne cito alcuni, in disordine, limitandomi alla poesia: Cvetaeva, Rilke, Dickinson, Szymborska,  Anne Sexton, Dylan Thomas, Seamus Heaney, Paul Celan, Vittorio Sereni, Caproni, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli e tanti altri…

Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

La mia scrittura senza dubbio ha attraversato fasi diverse. C’è stato un momento preciso però in cui ho iniziato a guardarmi intorno, a osservare con amore la realtà che mi circonda. Sono uscita da me, ho lasciato indietro elucubrazioni mentali e drammi interiori; e questo a un certo punto è un salto che si deve fare. Per dare il mondo. In questa offerta – questo folle tentativo di restituire la complessità del reale col cuore acceso – la componente autobiografica è inevitabilmente presente. Do qualcosa, nei versi, che mi auguro sia di tutti, ma lo sguardo è mio. La scrittura nasce da un richiamo, feroce e meraviglioso, dannazione e benedizione insieme. È un’obbedienza impreteribile. Firenze, la casa che ho scelto, è focolaio di bellezza, storie e accensioni; la mia terra, la Sardegna, è entrata con prepotenza nel mio ultimo libro.

Ci parli della tua pubblicazione?

La raccolta poetica si intitola “Cosa c’è di vero nelle città di mare” ed è edita da CartaCanta (Capire Edizioni) nella collana diretta da Davide Rondoni “I Passatori – Contrabbando di Poesia”. La prefazione è a cura di Sauro Albisani. La silloge consta di quarantacinque poesie ed è caratterizzata da uno stile asciutto. Il fulcro tematico è il mare, elemento archetipico e sorgente della luce; in ogni luogo e volto si ritrova la sua eco, divenendo chiave di interpretazione e segno di un mistero solo avvertito, ma che tutto abbraccia.

Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Credo che sia necessario porsi le grandi domande, cercare la luce che non si spegne nelle vite e oltre, parlare della trama che non riusciamo a vedere e, come scrive Davide Rondoni nella quarta di copertina del mio libro, “affrontare ancora l’uscita dai porti sicuri, il naufragio e la grande scoperta”.

Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?

È scoccata osservando il mondo e per amore del mondo. Raccontandolo, è tornato indietro il fiume di colori, profumi e suoni della mia terra, che mi porto dentro da sempre, benché viva lontana da quasi venti anni.

Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?

Si prende avvio da uno spunto iniziale, da un’idea o un’ispirazione, ma poi occorre tornare su ogni singola parola; a volte cancellare, scrivere ancora, cercare faticosamente la parola esatta. L’arte non è semplicemente la risposta a una suggestione, è anche metodo e costruzione, il “saper fare” della tecnica. Dunque, se talvolta mi è capitato di scrivere di getto, in seguito sono tornata sempre a lavorare sui testi.

Nel processo che ti ha portato a pubblicare ti sei avvalso dell’attività professionale di un editor oppure di un’agenzia letteraria? Hai frequentato una scuola di scrittura? Più in generale quali ambiti o ambienti del mondo letterario senti che ti appartengono e/o ti sono stati d’aiuto?

Finora non mi sono mai rivolta a un editor o a un’agenzia letteraria, né ho frequentato scuole di scrittura, ma ritengo fondamentale l’incontro e il dialogo con dei maestri che sappiano riconoscere se c’è del potenziale e guidino, intuendo i punti di forza e le mancanze da colmare. È ugualmente essenziale il confronto con gli altri autori.

Come hai trovato un editore?

Nutrivo il desiderio di pubblicare nella collana diretta da Davide Rondoni, poeta che stimo molto, mio maestro, e persona con cui amo discutere; è stato quindi un passo naturale quello di decidere di pubblicare per CartaCanta.

La copertina, il titolo, le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?

La copertina ha il tratto delicato ed elegante di Alessia Iuliano, l’illustratrice (anche poetessa e musicoterapeuta) che l’ha realizzata. Abbiamo lavorato insieme per ottenere un risultato che lasciasse in primo piano la poesia e al medesimo tempo restistuisse l’atmosfera magica e lucente delle città di mare. Il titolo proviene da un verso di una delle poesie contenute nell’opera e ne racchiude il senso, o meglio la domanda che mi ha guidato nella creazione di questa raccolta poetica.

In che modo stai promuovendo il tuo libro?

Sto promuovendo il libro principalemente attraverso le presentazioni in giro per l’Italia, dove ho l’occasione di incontrare le persone e leggere per loro, e mediante i social.

Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché?

Sono molto legata alla prima poesia, perché dice molto della mia terra; infatti parla delle Janas, le fate sarde dalla pelle diafana che abitano le domus de Janas (sepolcri di età prenuragica scavati nella roccia) le quali, se subiscono un torto, divengono streghe e trasformano tutto in cenere e carbone. Riporto qui sotto qualche strofa della poesia:

C’è sempre vento, i tetti bassi
sotto il cielo aperto e vasto
si inchinano

davanti a chi è rimasto
in questa terra di azzurro e malìe;

il mare chiama,

ma la città è campo vuoto
ferito dal sole
che scava muri di case invecchiate (…)

Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?

Ho delle speranze: mi auguro che qualcuno leggendo possa tremare, innamorarsi del mondo ancora e ancora, vederci dentro la luce.

Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

Se non potessi scrivere, chi saresti?

Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

Non smetto mai di scrivere, ma perché prenda forma un’opera ci vuole del tempo.

Biografia

Michela Silla, nata a Cagliari nel 1984, è laureata in Lettere e ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filologia, Letteratura italiana, Linguistica. Attualmente vive a Firenze e insegna italiano lingua seconda e strategie creative per gli insegnanti di lingua. Ha pubblicato Limpida a guardare (Transeuropa Edizioni, 2022) e i suoi testi sono apparsi in alcune riviste letterarie. È attiva nel panorama culturale e artistico di Firenze dove cura la rassegna poetica “Il prodigio della lingua nella poesia”.

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Luca Baratta, “Hanno ragione i poeti”, Eretica Edizioni, 2023.

14 lunedì Ott 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Hanno ragione i poeti, Luca Baratta

 

 

Poesia
volò
da questi libri,
è la luna d’oro
è sveglia
sta sbarcando
sulla terra:
chiede alla gente
sembianze cristalline
di vita.

 

Non soffro
per arrivare sopra te,
mi devasto
per armonizzarci.

Al buio,
seguo tracce
di un paradiso perduto.

 

No, non c’è più tempo
per star male
per sperare
per lavorare
il momento è qui
in luoghi e lingue
diversi, insieme
bisogna
guarire.

 

Ribelli ai nomi nuovi
per gli uguali ingranaggi
della storia,
proviamo ad essere
altri, in forme
non più dicibili.

 

Vastissime e lontanissime
quiete braccia di temporale
sopra le teste e le case del paesello.
Umido corre un ragazzetto
per l’eco del vicolo
e con lui le storie
che furono e saranno.

 

Luca Baratta, “Hanno ragione i poeti”, Eretica Edizioni, 2023.

 

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Giancarlo Baroni, “I nostri gatti esenti da difetti”, Grafiche Step editrice, 2024.

07 lunedì Ott 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

≈ 1 Commento

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Giancarlo Baroni, I nostri gatti esenti da difetti

 

Illustrazioni di Vania Bellosi ed Elena Bertoncini
Copertina di Alberto Zannoni
Prefazione di Fabrizio Azzali

 

Prefazione

Chi non ha mai guardato in quegli occhi,
non ha mai visto nulla di divino
(Anna Maria Ortese)

 

I Gatti che stanno in questo libretto sono davvero speciali. Ma tutti i Gatti lo sono. Chi ha convissuto con uno di loro e ne è stato adottato per segreta affinità elettiva lo sa. Gli altri animali sono animali e basta, il Gatto no, lui è un’altra cosa, è un po’ parente della Sfinge e ci propone da sempre gli stessi enigmi. È però più antico della Sfinge e forse rammenta cose che essa ha dimenticato. Perché, già gli Egizi lo sapevano, è della stirpe degli dèi e forse per questo sa vedere nel buio, là dove gli occhi umani sono inutili. Il Gatto è imprevedibile e misterioso, affine alle cose inconoscibili, e ci insegna così la variegata imprevedibilità della vita e il mistero che ci avvolge. Cosa osserva quando si siede così, immobile, all’apparenza perso nei suoi “pensieri”, o forse “a sognare ad occhi aperti”? Credo stia guardando dentro, guarda la trama dell’esistenza che fluisce attraverso di lui; sta osservando segrete relazioni, lo svolgersi di vite dentro alle vite, di mondi dentro ai mondi; ascolta la dolce canzone della trama dell’essere, che lo rassicura del ruolo che svolge ogni forma animata e della bellezza senza fine. Ma il Gatto sa pure essere ironico e sottile, quasi alla stregua di Groucho Marx, come dimostra la gatta un po’ sovrappeso che abita da me e che, al posto dei topi forse ormai irraggiungibili, continua a posare sullo zerbino di casa le pigne: tanto la differenza è trascurabile e io fingo di non notarla… Superfluo tentare di fare del Gatto un nostro possesso, imporgli un nome e illudersi che risponda al richiamo: lui non conosce la servitù e risponde solo al nome che si è scelto e che nessuno conosce. Solo quelli che, leggeri e indecifrabili, si muovono a passi felpati tra le pagine della letteratura (e di questo gioioso volumetto) tollerano un nome e diventano, sontuosamente, Murr, Behemot, Pluto, Zorba…Max. Davvero, senza alcun dubbio i Gatti sono creature eccezionali, sono proprio esenti da difetti.

Fabrizio Azzali

 

Il gatto che cammina sulle stelle

Il gatto camminava sulle stelle
saltava dall’una all’altra
a volte fingeva di cadere
aggrappandosi con una zampa

le stelle applaudivano entusiaste
il gatto miagolava contento
ai bambini e ai gatti
le avventure non fanno spavento.

 

Il nostro gatto

Vede nel buio
cammina nel silenzio
risuonano i suoi ronf
nell’universo

la coda batte
sul gong dei veri affetti
il nostro gatto esente
da difetti.

 

Colori naturali

Un gatto soriano
occhi gialli
nell’erba verde

osserva
un merlo nero
becco arancio

il felino si slancia
il merlo si alza
baruffa celeste.

 

Lui

Intensamente
mi fissa questo gatto
lui sa chi sono.

 

Testi tratti da Giancarlo Baroni, “I nostri gatti esenti da difetti”, Grafiche Step editrice, 2024.

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Stefania Cinzia Cavasassi “Tutta mia la città”. Intervista di Patrizia Destro

03 giovedì Ott 2024

Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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Cinzia Cavasassi, intervista, Patrizia Destro

Patrizia Destro intervista Stefania Cinzia Cavasassi sulla sua opera: Tutta mia la città. Sesto San Giovanni raccontata ai bambini. Il libro può essere acquistato presso la libreria Tarantola di Sesto San Giovanni.

Ricordi quando e in che modo è nato il tuo amore per la scrittura?
Ricordo che scrivevo semplici poesie alle scuole elementari. Ho sempre amato leggere e, credo che questo abbia segnato l’inizio del mio amore per la scrittura.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari? Quali scrittori italiani o stranieri ti hanno influenzato maggiormente o senti più vicini al tuo modo di vedere la vita e l’arte?
Il primo “amore” letterario è stato Edgar Allan Poe. Per questo motivo, oltre ai romanzi mi piace leggere (e scrivere) racconti. Ci sono molti autori che sento vicini al mio modo di vedere la vita e l’arte. Tra gli autori italiani, sicuramente Pirandello, Buzzati e Pavese; tra gli autori stranieri, Virginia Woolf, Marguerite Yourcenar (si dice che ognuno abbia il proprio libro, il mio è ‘Memorie di Adriano’), Simone de Beauvoir e Garcia Marquez… ma sarebbe impossibile elencarli tutti.

Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi dove sei nata o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?
Penso alle parole di Umberto Eco: “C’è una sola cosa che si scrive solo per sé stesso, ed è la lista della spesa. Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro. Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno.” Pertanto una componente autobiografica penso sia sempre intrinseca nella scrittura e, in questo libro, ci sono i luoghi nei quali sono cresciuta e che fanno parte del mio vissuto.

Ci parli della tua pubblicazione?
Ho deciso pubblicare il libro e dedicarlo alle bambine e bambini che, a differenza di noi adulti, riescono a vedere il mondo con curiosità e semplicità. È un libro che racconta la storia di una città, la mia città, Sesto San Giovanni. Ho cercato con le immagini, le illustrazioni e gli indovinelli a raccontare la Storia e le Storie di alcuni personaggi celebri come Quasimodo, Fermi, Gino Strada e il Papa (per citarne alcuni) per stimolare la curiosità dei piccoli lettori.

Pensi che sia necessaria o utile nel panorama letterario attuale e perché?
Mi piace pensare che possa essere utile ai bambini e agli adulti che vogliono divertirsi a scoprire cose nuove e singolari della realtà che li circonda.

Quando e in che modo è scoccata la scintilla che ti ha spinto a creare l’opera?
Ho una pagina Facebook: “Sesto, sotto il compasso una citta da raccontare”, che con semplici post fa conoscere la storia della mia città. Mentre ero in trasferta per lavoro mi sono resa conto che non erano mai stati pubblicati libri per bambini, che potessero stimolare e incuriosire i piccoli cittadini. Questo mi ha spinto a mettere insieme alcune informazioni e curiosità che nel tempo avevo raccolto sulla mia città per proporle, in un linguaggio adatto ai bambini, all’interno di un libro.

Come l’hai scritta? Di getto come Pessoa che nella sua “giornata trionfale” scrisse 30 componimenti di seguito senza interrompersi oppure a poco a poco? E poi con sistematicità, ad orari prestabiliti oppure quando potevi o durante la notte, sacra per l’ispirazione?
Quando potevo, mi sono sempre appuntata piccoli spunti che sono poi diventati capitoli del libro.

La copertina, il titolo e le illustrazioni. Chi, come, quando e perché?
La copertina e le illustrazioni sono di Chiara Nicolini, un’amica e illustratrice straordinaria, senza di lei il libro non sarebbe stato così bello. Nella copertina sotto il compasso (che non ha nessun riferimento massonico ma riporta semplicemente il simbolo nello stemma della nostra città), bambine e bambini si tengono per mano, dando un futuro al passato della città.

Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che tratta? Puoi anticiparci qualcosa?
Grazie a questa intervista mi è tornata la voglia di scrivere, quindi chissà …

Come mai hai deciso per il self-publishing?
È un tasto dolente, in realtà il libro doveva seguire altre strade per la pubblicazione. Mi stavo arrendendo, ma alla fine, anche per correttezza verso l’illustratrice e il caro amico Maurizio, ho deciso di finanziare autonomamente la pubblicazione e non lasciarlo nel cassetto.

Shel Silverstein scrisse: “Penso che i libri, anche quelli per bambini piccoli, possano contenere più di un’idea. Una sola storia può contenerne molte, almeno cinquanta”. Sei d’accordo con questa affermazione? Pensi che la tua pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto?
Assolutamente d’accordo con l’affermazione di Shel Silverstein, penso e spero che la mia pubblicazione possa essere apprezzata anche da un pubblico adulto.

In che modo stai promuovendo il tuo libro?
Sono fondamentalmente timida, pertanto al momento la promozione avviene soprattutto grazie al passaparola.

Qual è il passo della tua pubblicazione che ritieni più riuscito o a cui sei più legata e perché? (N.B. riportarlo virgolettato nel testo della risposta, anche se lungo, è necessario alla comprensione della stessa)
“La Resistenza operaia a Sesto San Giovanni” è sicuramente il capitolo a cui sono più legata. Sesto San Giovanni Medaglia d’oro al valor militare per l’alto contributo pagato dai sestesi. Essendo un libro per bambini è stato solo accennato, ma dobbiamo sempre ricordare la deportazione politica nell’area industriale di Sesto San Giovanni. Le persone avviate alla deportazione furono 562, i deportati giunti nei campi di concentramento, sinora accertati, furono 553, di cui 220 caddero e 10 morirono successivamente a causa della deportazione. Per me, è importante fare di tutto perché non si perda la memoria.

Che aspettative hai in riferimento a quest’opera?
Che possa essere il punto di partenza per grandi e piccoli per scoprire la propria città.

Una domanda che faresti a te stessa su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?
Io mi chiederei: “Quanto ci hai creduto tu e quanto ti hanno spronato gli altri?”

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Una poesia di Miriam Bruni, illustrata da Loredana Semantica

26 giovedì Set 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, POESIA, Poesie

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aquiloni, illustrazione, Loredana Semantica, Mare, Miriam Bruni, POESIA

“Mare e aquiloni” illustrazione di Loredana Semantica

Ma non chiedete al mare

sentieri,

direzioni; non aspettatevi

esaustive spiegazioni.

Lui è conferenziere

di lotte e contusioni;

ma non come tra fiere:

tra morbidi aquiloni!

Miriam Bruni

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Intervista di Patrizia Destro a Silvio La Corte su “Antropocenere”, Mimesis edizioni, 2022

21 martedì Mag 2024

Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Interviste, LETTERATURA, PROSA

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Antopocenere, Mimesis edizioni, Patrizia Destro, Silvio La Corte

Le domande sono formulate da Patrizia Destro, in corsivo le risposte di Silvio La Corte

  • Parlaci della tua pubblicazione. Come hai avuto l’idea per un romanzo così particolare e impegnativo?

Io non ho mai avuto grossi problemi a scrivere. La politica è stata la mia seconda scuola. Scrivere volantini che potessero essere comprensibili per le persone meno istruite è stato per me un esercizio enorme, a cui ho sempre tenuto molto. Ma il romanzo è un’altra cosa. E i dialoghi non sapevo proprio come inventarmeli. Ancora una volta mi è venuta in aiuto la musica. Avevo letto tempo prima un romanzo vero, di Michele Mari, “Rosso Floyd” strutturato in un modo più o meno simile ad “Antropocenere”, con tutte le proporzioni del caso, ovviamente. Insomma ho copiato, sfacciatamente.

  • Come nasce la tua scrittura? Che importanza hanno la componente autobiografica e l’osservazione della realtà circostante? Quale rapporto hai con i luoghi in cui sei nato o in cui vivi e quanto “entrano” nell’opera?

Il libro, perlomeno questo, è uscito da dentro di me, cuore, cervello e pancia, poco alla volta. Mi ero ritrovato in mano “La bolla olimpica”, la mia prima opera, quasi senza saperlo. In quel libro facevo i conti con me stesso, con la mia passione, lo sport, che per lungo tempo è diventato anche il mio lavoro. Ho scritto per me. Anche questo l’ho scritto per me, ma facevo i conti con mio padre, lavoratore edile, o meglio, muratore, degli anni ’50 e ’60 qui, nella periferia di Milano. Quando ho iniziato a scrivere non avevo proprio idea di come sarebbe andato a finire. Ho scritto le prime pagine immedesimandomi per due o tre giorni nel protagonista. Andavo in giro pensando ad altro, talvolta insultandomi, umiliandomi, insorgendo, riflettendo, scherzando come fanno i miei personaggi, solo col pensiero, ovviamente. E ho scoperto che pensare al femminile non è impossibile. Mano a mano i personaggi facevano capolino nella mia testa. Onestamente ho cominciato anche a divertirmi, pur scrivendo di situazioni tragiche. E quando proprio ero in difficoltà, sniffavo la musica, mi facevo di musica, letteralmente. Brani che nulla avevano a che fare con quello che stavo scrivendo riuscivano spesso  a farmi superare la momentanea difficoltà. Non so perché, ma è così.

  • In che modo pensi che il tuo romanzo sia necessario o utile nel panorama letterario attuale e perché?

Non sono affatto sicuro che questo libro sia necessario e utile. Ho soltanto voluto scrivere le cose come stanno, scrivere la verità, per come la conosco io, senza minimamente calcare la mano, non ce n’è bisogno, purtroppo. Se dire la verità è utile, allora sì, questo libro è utile.

  • Come lo hai scritto? Con sistematicità a orari prestabiliti oppure quando potevi, magari anche di notte, quando c’è più silenzio e tranquillità? Come ti sei organizzato per raccogliere i numerosi dati necessari alla stesura?

Come scrivevo  prima, scelto il personaggio che irrompeva nel dibattito, mi  immedesimavo in lui, o lei, e per due o tre giorni. Andavo avanti così. Poi il pezzo ti viene fuori, alcune volte letteralmente l’ho vomitato, è stato quasi un processo fisiologico. A volte mi pareva che la penna, rigorosamente a inchiostro liquido, scrivesse da sola. Mi piace così, cerco di scrivere anche benino da un punto di vista grafico. Quasi sempre scrivevo la sera, dopo le 23. Spesso la notte nel sonno mi arrivavano, non so come, dei suggerimenti che al mattino inserivo nel testo, e poi riportavo il tutto sul computer. Non avevo fretta, non volevo scrivere sciocchezze e quindi ho letto attentamente, quasi studiato in certi casi, una ventina di libri, che stupidamente non ho riportato in fondo al libro. Pazienza.

  • Nel tuo romanzo si avvicendano molti personaggi, sia realmente esistiti  che immaginari. Il romanzo stesso è disseminato di indizi dai quali si possono dedurre le identità di alcuni di loro,   come pure di citazioni   e  brani  di  testi  musicali.  Una  lettrice  ci  ha  riferito  che  queste   particolarità   alleggeriscono l’impegno emotivo richiesto dalla lettura. Sei d’accordo con questa opinione? Questi elementi  sono stati utili anche a te per alleggerire anche solo di un poco la trattazione di temi e fatti così drammatici?

Sì, mi sono divertito a far dialogare tra loro personaggi che nella vita reale probabilmente non lo hanno mai fatto, forse non si sono neanche conosciuti. Alcuni addirittura erano già morti quando altri non erano ancora nati! Ma il romanzo, non il mio, il romanzo in sé, è meraviglioso da questo punto di vista, bisogna solo stare attenti a non esagerare a meno che non si voglia consapevolmente scivolare nel “fantasy”, e io no, proprio non volevo. E giocare con i brani mi diverte ancora di più. Quanta fantasia e quanta realtà? Lo scopriremo solo vivendo!

  • La copertina e il titolo: come hanno avuto origine?

Ero in Sardegna, nell’estate del 2021, quando sulla costa occidentale si sviluppò uno degli incendi più impressionanti, per quanto sia abituato, frequentando quella regione da quasi cinquant’anni: la cenere, spinta dal maestrale che aveva soffiato sull’incendio, arrivò anche da noi. Scrissi un post che era solo una foto. Andai a letto e prima di addormentarmi il titolo del post  venne fuori. Poi lo trasferii al libro. La copertina, un campo di calcio  intriso di petrolio, è opera della casa editrice. Azzeccatissima.

  • Come hai trovato un editore?

La casa editrice, Mimesis, è la stessa che ha pubblicato “La bolla olimpica”. Mi ha rinnovato la fiducia. Spero di non essermela giocata tutta.

  • A quale pubblico pensi sia rivolta la tua pubblicazione?

Francamente non lo so. Una sola volta l’ho presentato in una libreria e ne ho vendute sei copie, solo a donne. Non credo dipenda dal mio fascino: il fatto è che entrarono solo donne! Onestamente pensavo che durante i mondiali sarei stato invitato qualche volta a presentarlo, ma non è andata così, o meglio, una sera, in Statale l’ho presentato. Solo quella volta.

  • In che modi stai promuovendo il tuo libro? Vuoi raccontarci qualcosa anche delle tue opere precedenti?

Io non promuovo i miei libri. Forse sono orgoglioso, forse non so come fare, forse mi viene il dubbio di farne un’opera commerciale e questo è proprio quello che non voglio. Io sono un autore, non uno scrittore, non vivo delle mie opere, per fortuna.

  • C’è   un   passo   del   tuo   romanzo   che   ritieni   più   riuscito   o   a   cui   sei   più   legato   e   perché?

A pagina 57, un personaggio, Perla, si lascia andare, tant’è che inizia a raccontare con  una frase che è tutto un programma: ”Che notte, ragazze!”. E poi va avanti per quattro pagine svelando di come abbia trascorso le ore notturne insieme a John Lennon. Lì mi sono davvero lasciato andare io, e di conseguenza lei, Perla. Mi sono  divertito un sacco, lo ammetto. Spesso vado a rileggerlo mentre ascolto in sottofondo il brano che lo intreccia.

  • Che aspettative hai in riferimento a  quest’opera?

Mi aspetto che non passi di moda, che qualcuno continui a farne riferimento, che qualcuno lo riscopra.

  • C’è una domanda che faresti a te stesso su questo tuo lavoro e che a nessuno è venuto in mente di farti?

Sì, certo, una domanda ce l’ho, ed è la seguente: ma tu, quando è scoppiato lo scandalo della corruzione al Parlamento europeo relativamente al paese ospitante i mondiali di calcio del 2022, già le sapevi quelle cose? Perché a leggere alcuni passaggi, sembra proprio così!

  • Quali sono i tuoi progetti letterari futuri? Hai già in lavorazione una nuova opera e di che si tratta? Puoi anticiparci qualcosa?

Ora devo fare i conti, mettermi in pace del tutto con mia madre, con la quale ho sempre avuto un rapporto amorevole e senza grandi contrasti. Sto scrivendo qualcosa, per me e per lei. Mia madre ha avuto la fortuna di vivere a lungo, ma aveva sempre a cuore tutti quelli che sono morti in giovane età, tra quelli che lei ed io conoscevamo. Ecco, questo è il centro del progetto, qualcosa ho già scritto,  vedremo….

Silvio La Corte, nato a Taranto nel 1954, si è trasferito nei sobborghi milanesi alla fine degli anni cinquanta. Ha conseguito il diploma universitario presso L’Istituto Superiore di Educazione Fisica (ISEF), e ha insegnato Educazione Fisica nelle scuole secondarie di primo grado. Ha collaborato per dieci anni con una cooperativa di recupero di persone con disagio. Politicamente attivo, ha curato e contribuito personalmente alla stesura del libro La bolla olimpica (2020)

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Rita Pacilio, “Come fosse luce”, Macabor, 2023

20 lunedì Mag 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Tag

poesia contemporanea, Rita Pacilio

In copertina: Rita Pacilio, fotografia di Lucia Pinto

 

da Luna stelle… e altri pezzi di cielo, 2003

 

Si dice che solo il dolore

conosce ciò che non dura

eppure sull’orlo del pozzo

alita la memoria del viaggio

e lentamente mi sorprendi

tra i libri, là dentro mi annusi

da cacciatore insonne

per abitare tempo e anima.

Torniamo spesso nelle cose passate

come si fa con i sogni taciuti

un planare basso sulla terra

per amare le immagini rimaste.

 

Chi è stato innamorato

sigilla

grandi tempeste e silenzi sapienti

passa piegato, sopporta, si inginocchia.

Chi è stato innamorato dà un senso a ogni cosa

sa tornare, sa rimanere.

*

Vengono e vanno di bocca in bocca

i baci sulla lapide, colpi di unghie

risvegliano inquietudini lente

il sonno e la verità di chi non canta più.

Allora bisogna aprire le braccia

spiegarsi a vela sull’onda dopo la morte.

Un uccello in fuga, sì, una capriola nell’aria

essere testimone assoluto di oblio

e nuvole lattose. Conquistare il coraggio

la forza di vivere oltre l’epigrafe.

 

da Ciliegio forestiero, 2006

 

Vedessi come affonda il coltello feroce,

nella carne trasfigurata. Penetra

dietro la pupilla ferisce i desideri

in ombra.

Vedessi come taglia lentamente

la bocca che ribolle gocce sapide e sangue.

 

Cosa hai udito nella conchiglia,

l’onda che ritorna, il suo odore?

Forse la profonda voce del dio del vento

con la lancia in mano?

*

Non domandarti le foglie che ho riempito i rami

o il succo di ciliegia sulla bocca.

Non importa il tempo

delle radici in terra feconda

non sarà lì che torneremo amanti.

Ha avuto un senso il tronco

e l’intaglio delle parole.

 

Fino a terra

confessione segreta dell’ultimo atto

nell’incavo delle spalle si è posato

lo sfioramento d’ala

due anime le nostre tra succose ciliegie forestiere.

 

da Tra sbarre di tulipani, 2008

 

Lei sta morendo

nel verde del suo sguardo

quanto di pioggia in mare.

 

Pioggia di fine estate

fuori dal seno pieno.

Tremolante tra le begonie

sul balcone.

 

Lei sta morendo

nei fili d’erba

quanto dita e fiori di cespugli.

 

Di lei resteranno le cose cancellate.

 

da Gli imperfetti sono gente bizzarra, 2012

 

Sputa i suoi drammi

coi colpi di tosse

per gioco, per amore

scorie sottili nelle mani esibite

 

è latente lo scontento sulle spalle

 

gli imperfetti sono gente bizzarra

lasciati nell’arena, non so dire esattamente,

come un silenzio, un ghigno.

Ho pensato che Dio ama l’insicurezza

e le sfumature dei dirupi.

 

Io mi trovo qui dove non si torna indietro.

*

La prigione di mio fratello

ha le finestre sorde

esala l’anima ancora sbalordita

dalla paura del lampo

suoni di saluti nella campana

a morte

e sul collo il respiro che non vuole finire.

 

L’ecatombe ogni notte si maschera

impaziente il mormorio nei reparti

è illecito l’omaggio agli dei

si arriva sempre presto sottovento

menzogne e sacrilegi nascosti.

 

La prigione di mio fratello

è oracolo timido

probabile occhio spia

una pietra desolata

nella recinzione gli uccelli dormono

di là

nessuna barca esiste più.

 

da Quel grido raggrumato, 2014

 

Lei è la maschia forza che risorge

dalla morte, sotto il porticato c’è

la festa alle viscere rancide

e la consolazione dalla tenebra.

È faticoso buttare i languori

quel primo seme raggrumato

largo, tornito, ricolmo nella gonna

colpita.

Quella sera erano una folla profanata

un tetto che soccombe molle, senza luce

tumefatto di collera.

 

Quella che hai amato

io l’ho uccisa

l’ho scucita lungo la schiena

le ho tirato via la carne

succhiato il sangue

l’ho stesa sul lenzuolo:

è lei stessa quel Cristo feroce.

 

da L’amore casomai, 2018

 

E ti rispondo dal fulmine nelle nuvole

dalla misura della mano cento metri più su

spingendo il parapetto nelle fughe a tre voci

è qui che gli aquiloni si riavvolgono

di fronte alla lampada sconsolata.

Ricordo l’odore dell’anima emorragica

quando lei e le altre mutarono in frammenti

inghiottite nel bruno solitario.

Ti accoppiasti alla tazza mentre inciampavo

nel rombo verde dell’anello

questo potrebbe essere tutto, invece le forme

delle lodi ebbero colori pallidi e furono dolci

i brandelli del luneggiare.

Così ci addormentiamo nella direzione della terra

a orecchie fredde a scaldare le mani.

 

da La venatura della viola, 2019

 

Qualcosa di troppo accresce

l’orgoglio e la colpa di essere nati qui

in questo garbuglio di allarmi profondi

dove porti in rovina e chiusi come porte

rendono l’acqua inutile e il tramonto povero

se esistesse l’origine di una parola

dovremmo baciare la sabbia e le conchiglie

farlo in segreto, silenziosamente

tracciare una virgola dopo l’apparenza

allargarci sul gambo come fa la viola.

 

da Quasi madre, 2022

 

Lasciata nel riflesso come un filo

legato a una vertigine

sfrangiata da piccole pieghe

lei

si adorna di sogni avvampati.

Mia madre riflette cicli di giorni

e notti rimestando dialoghi

platonici, i silenzi del destino.

Se la verità non avesse segreti

avrebbe la tua limpida voce,

giardini fioriti, la porta aperta.

La senti? Ha detto qualcosa?

La divinazione è nel lampo,

nel morso di un ultimo bacio.

 

Potessi ricordare una carezza

quel poco amore che era tutto

per raggiungerti.

Potessi smettere di sentire l’odio

che agiti nella testa vecchia,

mi chiami tre volte, mai con il mio nome.

 

Testi tratti da Rita Pacilio, “Come fosse luce”, Macabor, 2023. Poesie e antologia critica con un saggio introduttivo di Mara Venuto.

 

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“Per lei” di Giorgio Caproni

12 domenica Mag 2024

Posted by Deborah Mega in ARTI, POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Giorgio Caproni, Il seme del piangere

“Per lei”, disegno digitale di Loredana Semantica

Il poeta Giorgio Caproni vuole donare dei versi alla madre Anna Picchi, che siano chiari, spontanei, eleganti, anche se privi di ricercatezze, verdi, elementari e soprattutto destinati a durare nel tempo.

Per lei voglio rime chiare,
usuali: in -are.
Rime magari vietate,
ma aperte: ventilate.
Rime coi suoni fini
(di mare) dei suoi orecchini.
O che abbiano, coralline,
le tinte delle sue collanine.

Rime che a distanza
(Annina era così schietta)
conservino l’eleganza
povera, ma altrettanto netta.
Rime che non siano labili,
anche se orecchiabili.
Rime non crepuscolari,
ma verdi, elementari.

Giorgio Caproni, “Il seme del piangere”, Garzanti, 1957.

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Bella Ciao

25 giovedì Apr 2024

Posted by Deborah Mega in Segnalazioni ed eventi

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Bella Ciao

 

«Una mattina mi son svegliato
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano, portami via
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
o partigiano portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
e se io muoio da partigiano
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
e seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
e le genti che passeranno
mi diranno “Che bel fior!”

E questo è il fiore del partigiano
o bella ciao, bella ciao, bella ciao, ciao, ciao
e questo è il fiore del partigiano
morto per la libertà.»

 

 

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Giulio Giadrossi, “Dati sensibili”, Terra d’ulivi Edizioni, 2024.

22 lunedì Apr 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Tag

Dati sensibili, Giulio Giadrossi

 

*

Hanno già cantato tutto

i fiori non colti

i motel dai materassi pruriginosi

i capoversi sghembi

le rime slabbrate

i laghi negli occhi

i mari svuotati

le amarene sul gelato

ma noi rimaniamo ancorati

nei batuffoli ineffabili della parola

 

*

C’è un processo di indagine del reale

non indifferente

nei tuoi passi a tentoni

nel soffiare le bolle di sapone

nel separare la buccia dalla polpa

nella teoria dei tuoi respiri

in cui l’apnea e il rilascio

sono i capoversi

di un soppesare il mondo

ogni giorno

con rinnovata meraviglia

farsi misura di tutte le cose

anche quelle più misteriose

del fuorigioco non fischiato

dello spandimento sul soffitto

dell’equilibrio di un soffritto

della serie di Fibonacci

nei broccoli in frigo

 

*

Combattiamo guerre di posizione

su letti a una piazza

su piastrelle

scelte da madri

in case non nostre

su fazzoletti di cielo

che vediamo oltre il vetro

in tramonti albicocca

in base agli straordinari

 

*

Mia nonna è un soggetto rivoluzionario

le seppie al sugo

il rosso della casa

le lettere di protesta

all’amministratore condominiale

la marcia che non entra

le ferite di una guerra

combattuta nel silenzio

nel residuo di un tempo

che si affolla

sul ricamo

di giorni

che dell’eterno

hanno solo il peso

sollevato nei ritagli

di un pomeriggio

osservato

da un terrazzino

di begonie in fiore

 

*

Non sono troppo convinto

dei baci non dati

dei parcheggi in salita

delle diete a zona

dei paradisi fiscali

delle chiamate senza risposta

trovo un senso soltanto

nelle briciole di parole

nei bachi da seta

che intessono indefessi

trame di possibile

 

*

Ciò che mi manca

è una nuvola di ciambelle

un invito a cena

una scatola in cui dormire

una barba di zucchero filato

una sciarpa di glicini

un gatto che dispensa consigli

un leone che divora gli sbagli

 

*

La mia colf ha un viso costellato di rughe

una cartografia di pianti e notti insonni

per 8 euro all’ora senza contratto

sa stirare ed ascoltare

l’esile incanto di coincidenze aggiustate

come lavatrice che singhiozza il bucato

il più ostinato rimpianto è come lo sporco

si scioglie a fatica col tempo

 

Poesie tratte da: Giulio Giadrossi – Dati sensibili Terra d’ulivi editore, 2024

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Giulio Giadrossi (1988) ha pubblicato la silloge poetica Di stanza a Trieste (Ensemble editore, 2020). Alcuni suoi scritti sono apparsi su Charta Sporca, sul Multiperso di Carlo Sperduti e la rubrica Passaggi di Argo.

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Nunzio Di Sarno, “Ellenika”, Eretica Edizioni, 2023

08 lunedì Apr 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

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Ellenika, Nunzio Di Sarno

LA NAVE

La nave
Il capodoglio d’acciaio
Dal grasso ventre
Mi culla e mi protegge
Nel suo utero
E mi riporta in mare
Sale di sangue e sudore
Un palmo dall’infinito
Un piede dall’abisso
Luci e ombre
Danzano nell’onda

MURO

Il torto subito
Non è che l’istantanea
Di ciò che c’è dietro

Dove il vento si cheta e
La spuma non può più
Nascondere il fondo

In connessione –
La compassione
È coscienza di sé

PAXOS

La grossa pancia nuda di Athanasios
Sovrasta la seta e il lino delle famiglie
Ingiacchettate che scendono dagli yacht
I cristi incastrati tra i peli le benedicono
Insieme al muso duro che al bisogno
Si piega o si dilata ma non per noi
Che dobbiamo chiedere tre volte
Stremati col buio alle spalle di nuovo
Lo imploriamo e il santo esaudisce
La preghiera pura del viandante

Così ci accucciamo in tenda senz’acqua
Né un cesso per la notte se non il mare
Nella lingua di terra tra merce e tavoli
Mentre su altri binari e tappe condivise
Eleonora s’inebria di simboli e parole
E dorme serena lontana dai vicoli
Tea in fuga perenne prepara la strada
Al cuoco afghano e alla nuova identità
E Gaia smussa le rigidità nelle giravolte
Tra nord e sud e concima con le lacrime

ATTESA

Forse il viaggio
È proprio questo –
Sentirsi perduti

Camminare senza meta
Nella canicola che pesa

Sudati senz’acqua solo
Pane e miele del mattino
Tre carote nello zaino

Chiedere nel dubbio
Pur sapendo che
Ogni informazione
Non porterà a niente

Lo scrigno si schiuderà
D’improvviso lì dove
Si rischia la morte
E si ritrova la vita

Accogliendo l’ombra
Che ridà forma
Ai pensieri

Da soli
Solo da soli
La disperazione
Diventa totale
E cede il posto
All’infinita gioia

Tutto da sé
Tutto per sé
Tutto per tutto

FILI

Il dubbio sul da farsi non regge
Quando il richiamo intona il canto
Che mi scrolla di dosso le proiezioni
Pure se il colon mi torce la gola

I passi non pensano più
Comanda il suono

Che guida sull’asfalto
Sulle rotaie e sulle onde
Apre all’ignoto sfilacciato
Che s’intesse dolcemente
Andando

E il viso dorato di Georgia
È l’epifania non cercata
Svelata in una risata
Che sposa tre lingue
E stabilizza potenziando
Le future trasmissioni

E quanto sepolto rimanga
Il bagliore dagli anni
Non so dire
Se nel ricordo
Ritorna uguale l’onda
E scorre dentro e fuori
A mostrarmi cos’è l’eterno

Testi tratti da “Ellenika” di Nunzio Di Sarno, Eretica Edizioni, 2023

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La scrittura che rivela – Dialogo con quarantatrè autori contemporanei

12 martedì Mar 2024

Posted by Loredana Semantica in CRITICA LETTERARIA, LETTERATURA, Segnalazioni ed eventi

≈ 1 Commento

Tag

La scrittura che rivela, Loredana Semantica, Macabor, Maria Pina Ciancio

Il libro “La scrittura che rivela – Dialogo con quaratatrè autori contemporanei”, a cura di Maria Pina Ciancio, è stato pubblicato da Macabor nel 2023 nella collana “saggi e antologie”. La copertina è un’elaborazione grafica di Giorgio Ferrarini dell’opera Sanftmütiger Zyklop (Ciclope mite) Ferdinand Seiler, 2021.

La raccolta accoglie gli scritti di alcuni autori italiani contemporanei sul tema della scrittura come atto solitario, intimo e privato, sul senso che la parola scritta ha per ciascuno e sul rapporto della scrittura con l’altro e col mondo esterno. Gli altri autori presenti sono: Maria Allo, Lucianna Argentino, Francesco Arleo, Eleonora Bellini, Domenico Brancale, Michele Brancale, Luigi Cannillo, Roberto Ceccarini, Maria Benedetta Cerro, Maria Pina Ciancio, Domenico Cipriano, Lorenza Colicigno, Pino Corbo, Anna Maria Curci, Mariella De Santis, Francesco De Girolamo, Annamaria Ferramosca, Fernanda Ferraresso, Antonio Fiori, Mario Fresa, Gabriella Gianfelici, Marco Giovenale, Stefano Guglielmin, Gina Labriola, Maria Lenti, Paola Loreto, Anna Rita Merico, Marina Minet, Ivano Mugnaini, Giovanni Nuscis, Rita Pacilio, Antonella Pizzo, Grazia Procino, Maria Pia Quintavalla, Daniela Raimondi, Alessandro Ramberti, Margherita Rimi, Loredana Semantica, Antonio Spagnuolo, Rossella Tempesta, Silvano Trevisani, Giuseppe Vetromile, Bonifacio Vincenzi

Proponiamo di seguito due stralci tratti dal libro stesso. Precisamente la parte centrale della nota di chiusura di Maria Pina Ciancio, e, più sotto, in carattere corsivo, l’incipit dell’intervento di Loredana Semantica. Il testo integrale e gli altri interventi potrete leggerli integralmente acquistando il libro qui o sul sito della casa editrice o negli altri store specializzati on line.

“Rileggendo d’un fiato tutti gli interventi raccolti in questo saggio, ho avuto la sensazione di sentirmi frammento di qualcosa di più ampio. Ogni intervento coglie aspetti, sfumature e modulazioni dello scrivere che spesso non avrei saputo dire o raccontare. Ci sono esperienze che mi sono più vicine, altre che mi illuminano e chiariscono, mi lasciano in riflessione. Ciò che ne emerge è la sensazione che la scrittura assolva in qualche modo a un tentativo di ricerca interiore e di conoscenza che taluni sentono come strumento, altri come compagna di viaggio. Ricerca dell’essenziale, dunque, dell’innocenza perduta, rivelazione di un segreto, esercizio spirituale, e tanto altro ancora. La scrittura, come si può leggere in alcuni interventi, può acquisire, inoltre, significato di rifugio e di salvezza sia dal dolore intimo e privato, sia dai grandi dolori del mondo e dunque, come direbbe Bukowski, si fa salvifica e terapeutica, mondo ritrovato, terra nuova dove poter vivere: «Sento che la scrittura è sempre lì, sento le parole azzannare la carta, e ne ho bisogno come non mai. Lo scrivere mi ha salvato dal manicomio, dall’assassinio e dal suicidio. Ne ho bisogno ancora. Adesso. Domani. Fino all’ultimo respiro.» Che la cultura, i libri, la scrittura salvi oppure no, non ha importanza, ciò che importa è che è un prodotto dell’uomo in cui esso si proietta, sfida se stesso, si riconosce. Ci sono poeti che vivono l’esperienza della parola come libertà, come scatto di ribellione, come appagamento e gioia creativa, altri come dannazione o precarietà, sofferenza, fatica, sudore, o addirittura pudore, inadeguatezza (mi piace sottolineare la parola pudore che oggi abbiamo pressoché bandito dalla nostra vita pubblica e privata a discapito della sfrontatezza e della sfacciataggine).”

Maria Pina Ciancio

Nel fiore della mia gioventù non avrei creduto a chi mi avesse detto che un giorno avrei scritto poesia. Ancora adesso faccio fatica a dirmi poeta. La domanda a cui rispondere tuttavia riporta più propriamente al termine “scrittura” e non “poeta”, cioè al prodotto e non al soggetto producente, e alle relazioni. Ritorno al tema e dico che la mia professione mi ha dato occasione di confrontarmi con la scrittura, apprendendo on the job un certo modo di scrivere burocratico che inizia con “si riscontra” e passando per la S.V., approda a “pregasi accusare ricevuta”. Più di recente va detto la comunicazione dell’Amministrazione pubblica ha teso alla semplificazione del linguaggio, sfrondandolo dalle tare del burocratese: forme passive, impersonali, oscurità di linguaggio, circonlocuzioni e altro. Ho gestito questo transito avvenuto nell’ultimo decennio, conoscendo però le impostazioni del passato. Già in precedenza gli studi di diritto mi avevano formato ad una scrupolosa attenzione per la terminologia, perché sull’uso improprio di un termine si può giocare l’intero concetto, l’intero esame, l’intera causa legale, un intero rapporto con l’altro, amico, estraneo che sia. Direi che preminentemente è lo studio ad avermi resa cauta nell’uso dei termini, a vigilare costantemente sulla parola usata, la singola parola e il loro insieme nella connessione logica dei termini. Ciò vale tanto nella parola detta che scritta, ma nella consapevolezza che l’espressione verbale è più imprecisa e volatile, mentre quella scritta è più studiata, ancorata a un supporto digitale o analogico, quindi più duratura e trasferibile nei luoghi e nel tempo, può produrre effetti lunghi e imprevisti anche nel rapporto con l’altro, secondo i tempi e la volontà di reazione, in relazione alla capacità di comprensione di quest’ultimo. Per questa ragione anche la chiarezza e la sinteticità erano altri “spiriti guida” della personale scrittura.

La scrittura è stata poi una sorta di salvacondotto nelle relazioni. Nel rapporto con l’altro ha sempre pesato la mia natura riservata, non desiderosa di apparire, accompagnata dalla percezione dei limiti di ogni mostrarsi/relazionarsi a causa della falsità e dell’inganno reciproco che esso concretizza. Per spiegarlo con maggiore semplicità, quanti falsi sorrisi spendiamo? Ciò ha reso la scrittura un mezzo per comunicare, interponendo il medium dei segni grafici e del loro assemblarsi che assume senso per convenzione oggettiva, maturata nel tempo tra gli uomini in significante e significato. Scrivere per me è stato da sempre perciò un modo per lavorare il più possibile asettico, comunicare, relazionarmi, potendo nello scrivere soppesare maggiormente il testo, evitare il contatto visivo e verbale perché questi ultimi, unitamente ai contenuti della conversazione privata, sono modalità con le quali le persone si formano la propria impressione sull’altro, formulano giudizi, apprendono informazioni private che poi trasferiscono o peggio ancora diffondono più o meno consapevolmente, inserendo e concorrendo a inserire ogni persona in schemi mentali-critici di valutazione e giudizio per servirsene a proprio vantaggio.

Loredana Semantica

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Il blog LIMINA MUNDI è stato fondato da Loredana Semantica e Deborah Mega il 21 marzo 2016. Limina mundi svolge un’opera di promozione e diffusione culturale, letteraria e artistica con spirito di liberalità. Con spirito altrettanto liberale è possibile contribuire alle spese di gestione con donazioni:
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