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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Poesia sabbatica: “Metapoesia”

02 sabato Mar 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, il male nascosto

 

METAPOESIA

 

ci eravamo illusi

di essere tangenti

ad orbite celesti

(e sotto alla camicia

il cuore della corsa

perché doveva darsi il salto

e noi sospesi,

così, all’improvviso,

sarebbe stato dio

a sollevare le coperte,

a rimboccarci il cielo

azzurro sulla faccia)

 

e abbiamo continuato

a scrivere parole,

le più leggere,

a decifrare il segno

di astri e stormi in volo,

abbiamo continuato

e ancora resistito

al venir meno

di futuro e tempo,

truccando la ragione

soffiando sulla coda

di aerei che erano carta

 

ed ora

lo so che era un farfuglio,

un farsi vento in bocca

l’accendere qui a terra

segnali e fumo

per gli occhi degli alieni

che mai sono atterrati

 

ora lo so

che siamo soli qui

fra questo mondo e il cielo,

che maturiamo carne

come la polpa e il frutto

e quando scade l’anno,

il giorno e l’ora,

è un ultimo minuto

per noi che siamo stati

l’appena di un secondo,

un poco di memoria

negli occhi di chi ci ha visto

nel cuore di chi resta

 

nell’amnesia di chi

nemmeno saprà il tuo nome.

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta edita “Il male nascosto” – Edizioni Terra d’ulivi)

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LA POESIA PRENDE VOCE: RAFFAELA FAZIO

27 martedì Feb 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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LA POESIA PRENDE VOCE

btf

“Non siamo le parole che pensiamo”. Il testo è tratto dal nuovo libro “Gli spostamenti del desiderio” (Moretti&Vitali 2023 con prefazione di Giancarlo Pontiggia).Legge la stessa autrice

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Canto presente 62: Emilio Paolo Taormina

26 lunedì Feb 2024

Posted by Deborah Mega in Canto presente, LETTERATURA

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Tag

Canto presente, Emilio Paolo Taormina, poesia contemporanea

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

EMILIO PAOLO TAORMINA

 

dal muro che recinge

l’aranceto

pende un frutto

grande come un sole

così alto

che nessuno può

raccogliere

forse non esiste

è il tuo sorriso

*

s’è cancellato il vinile

della tua voce

ho tirato le reti vuote

dalle acque torbide

del tuo silenzio

mordo il grano

della tua assenza

le tue rose mi graffiano

la fronte

seduto davanti al muro

parlo con la mia ombra

dalla finestra il paesaggio

ha un sorriso amaro

all’angolo della bocca

nei miei occhi conservo

la luce dei tuoi occhi

non proverò a fermare

il tuo volo di farfalla

*

amo il tuo profumo di limone fresco

la luce di dattero della tua pelle

i seni che lottano come polene

contro i flutti

quando cammini tra la folla

amo i tuoi primi capelli bianchi

la tua saggezza di donna

la ruga sulla fronte

come una lucertola al sole

amo il tuo nome

e i tesori che si nascondono

negli accenti

amo il ponte che al mattino

mi riporta sempre a te

*

tutta la notte a sfogliare

la rosa dell’insonnia

con il tuo nome sulle labbra

le stelle stanche di vagare

per le colline vanno a bere

un sorso d’acqua

alla fontana della luna

i campanili in dormiveglia

aspettano i tocchi delle tre

i cipressi dritti come sentinelle

davanti alla finestra

le dita dolenti hanno tirato

dalle corde l’ultimo accordo

il silenzio nella stanza

è una mela di coccio

il tuo nome mi trafigge

come uno scroscio di grandine

tu sei più lontana di un astro

vivo della tua eco

mi chiedo se un barlume di me

è ancora nella tua mente

*

ho imparato a parlare

con l’alfabeto degli aranci

ho rubato i colori

all’aurora e al tramonto

per tessere i tessuti dei tuoi abiti

ti ho trovata in un vagito

nei calendari assopiti

della mia anima

sei nata

nella musica di un verso

*

carezzo il volto del vento

perché da qualche parte

ti ha sfiorato

poggio l’orecchio alla sua

bocca se per caso ha

pronunciato “ti amo ”

io sono quello che la notte

non dorme perché ti vedo

nello specchio delle ombre

scrivo una ad una parole

sulle ali di una falena

perché tu le possa leggere

al chiaro di luna

sono quello che viaggia

con una valigia di piume

in cerca del nido

*

i tuoi capelli

erano così neri

che il tuo volto

sembrava quello

di una morta

non mi sono mai

fatto pensieri

di buona

e cattiva strada

eri una falena

cercavi

nell’ombra del vicolo

la luce

morivi come tutti

ogni istante

*

da quando tu sei morta

è sempre verde

l’erba sulla collina

gli agnelli

sono sazi

delle tue preghiere

io non ho più paura

dei fantasmi

cammino braccio

contro braccio

con la morte

come un’amica

la terra in cui

sei sepolta

ha coperto anche me

tu sei tornata bambina

giochi con la sabbia

in giardino

di notte danzi

con i conigli

intorno alla luna piena

*

sono siciliano

le parole che scrivo

sono bagnate

di salmastro

scivolano sulla pelle

delle pagine come pesci

conoscono

il canto delle sirene

gli incantesimi delle stelle

il mio cuore

è circondato dal mare

all’orizzonte vedo itaca

fuggita da un canto di omero

 

Testi di Emilio Paolo Taormina, tratti da “Poesie scritte all’aria aperta”, Giuliano Ladolfi Editore, 2023.

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Poesia sabbatica: “Rivelazione senza Apocalisse”

24 sabato Feb 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri

 

RIVELAZIONE SENZA APOCALISSE

 

non lo so più quando me ne sono accorto,

forse all’indomani di un ultimo compleanno

o forse inaspettato come accade nelle disgrazie

 

non so se il guasto stia nel tempo

che all’improvviso manca

o noi viaggiatori ingenui sorpresi dal confine

(quando si scopre il falso di mappe cosmonaute

con i pianeti a stella svaniti da ogni carta)

 

è stata una sorpresa non aver altro da fare

se non contare e ricontare già conosciute scale,

viaggiare ad occhi chiusi sapendo svolte e curve,

il punto -sempre quello- dove l’asfalto è crepa

(e sentire nel frattempo l’euforia crudele

di dei da un’altra parte

e qui neanche un’ombra a scuotere le piume

mai angeli in arrivo da un eden alla mia stanza)

 

è stata una sorpresa il mondo che si svuota

l’accendersi delle luci sui titoli di coda

vedere poi le foglie svanire ad ogni autunno

(e tu com’eri bella col cerchio fra i capelli

quel seno che fioriva fra petali e cotone

per me che ti chiamavo amore

e tu che mi chiamavi amore

poi troppi giorni addosso a togliere ogni fiato)

 

non so quando sia stato, se ieri o un altro anno,

ma è stato all’improvviso non aver nulla da dire

quando tu mi hai chiesto: “Papà, devi morire?”

 

 FRANCESCO PALMIERI

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LA POESIA PRENDE VOCE: GIOVANNI IBELLO

20 martedì Feb 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

Giovanni Ibello, Maria Allo

La poesia prende voce

POETI DI OGGI

foto di Valentina de Felice

Il testo è tratto da Da “Dialoghi con Amin” (Crocetti Editore, 2022 con prefazione di Milo de Angelis), legge lo stesso autore

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Poesia sabbatica: “Peso a peso”

17 sabato Feb 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Peso a peso

 

(…siamo nati a morire

e ancora questo non basta…)

 

non basta farsi certi a poco a poco

che gli anni invulnerabili sono contati

e poi solo il cadere ad una ad una

di scaglie di metallo dalla pelle

(e carne, soltanto carne esposta,

dai piedi fino alla testa, intorno a braccia e cosce,

nel cavo del torace, nel ventre gommapiuma,

carne soltanto col marchio di memorie

che furono corse sott’acqua e pioggia senz’ombrello,

la svolta in un portone ed una rosa,

il bacio ed una rosa, e l’infinito intorno)

 

non basta sovrapporre peso a peso,

comprimere le spalle di zavorra e terra

(e rami fracassati per caduta da sospensione al suolo,

i voli trasparenti che hai aspettato in anni

perché non era ancora il tempo degli spari,

dei colpi di fucili nascosti nelle siepi

e i passeri a stramazzare, i cani ad abbaiare,

e terra tutt’intorno, soltanto questa terra)

 

non basta lo spirare goccia a goccia,

segnare il passo per l’ultimo dei morti            

(e chiudere la casa dopo il lutto,

scenderne le scale per non salirle più)

e poi ancora uno che forse ti aspettavi

e poi ancora un altro venuto di sorpresa,

non basta accorgersi e non dirlo

che i vecchi se ne andranno

e resteranno i figli,

che certo è ancora vita il giro di clessidra

ma come sarebbe stato

il durare gli uni e gli altri

lo spazio di un eterno

e non i giorni d’inferno                                                             

per i sopravvissuti,

 

siamo nati a morire,

e fosse stato questo il neo,

il punto di scadenza di una stagione sazia,

un reclinare il capo come i fiori,

un chiudere le imposte per dormire,

l’andarsene non visti, senza lasciare croci,

svanire fra le stelle e nessuna guerra,

 

sarebbe stata vita, un giorno lungo un sogno,

il canto di un delfino a navigare il mare

 

(ma forse questo

dio

ancora non l’ha visto).

 

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” – Terra d’ulivi edizioni)
Qui, la lettura espressiva della poesia.

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“Caro Leo”, per Leopoldo Attolico

13 martedì Feb 2024

Posted by Loredana Semantica in INTERAZIONI, Poesie

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ph. Loredana Semantica

Essere poeta è un modo di percepire e reagire alle cose del mondo, diventa postura intellettuale che si manifesta nella scrittura, quando essa ti chiama in una sorta di vocazione. Allora poesia diventa quella che convenzionalmente ri-conosciamo: uno scrivere in versi, un contenente e un contenuto, segno e significato. Un poeta riconosce un poeta. Comprende che il suo scrivere ha sostanza e forma in un equilibrio che incanta. Leo era un poeta. A molti era evidente.

Leo è Leopoldo Attolico. Abbiamo appreso la triste notizia della sua scomparsa alla fine della scorsa settimana da un messaggio facebook del figlio e per giorni la bacheca del social è stata tutto un moltiplicarsi di manifestazioni di cordoglio.

Leopoldo Attolico era spesso affettuosamente appellato con l’abbreviativo “Leo” negli scambi dei commenti virtuali da amici e ammiratori, il termine rimanda al latino leo che significa leone. Credo che un poeta sia sempre un leone, perché come tale lotta, lo fa con i versi che vorrebbero ribaltare il mondo, costruirne uno nuovo promanante dal canto, dai suoi desideri e visioni. Versi che criticano, che ricordano, che desiderano. Un poeta è sempre un leone perché la poesia è sempre una forma di resistenza. Egli si fa vedetta, sentinella, sensitivo, guru, veggente e uomo.

Soprattutto un uomo. Leo lo era. Gentile, ironico, garbato, intelligente. Affabile, disponibile e generoso con la sua arte poetica. Questo l’uomo per come appariva nel virtuale e non c’è molta distanza – credo – tra ciò che filtra in rete e il reale. Apprezzati e originali i suoi fulminanti commenti alle poesie condivise sul social da altri scrittori, come “sottoscrivo subito” oppure “obliterata” “imprimatur immediato!”. Ci mancheranno di sicuro. Mi mancheranno di sicuro, ché ne sono stata spesso destinataria. Mancherà ancora di più proprio lui, in tutta la sua essenza poetica.

Qui su Limina mundi, Leopoldo Attolico è stato più volte presente, con l’intervista Sette domande sulla poesia, nel Canto presente e da ultimo con un bellissimo “Una vita in scrittura”. La sua scrittura emerge compiuta, equilibrata, consapevole rivestita dalla scorza di leggerezza e ironia, in sè perfetta.

Per saperne di più potete visitare il suo sito http://www.attolico.it/. Non mi pare sia su wikipedia, mi auguro che qualcuno possa rimediare a questa mancanza.

Di seguito tre sue poesie.

Se fate mente locale
converrete che legato a doppio filo
con la fisiologia lunatica dei versi
c’è sempre lo stupore analfabeta degli invano.

È lì; e noi ce lo guardiamo
implosi e circospetti, come un reperto lavico
fiottato dal cervello, sfrontato sortilegio
confitto in un riverbero d’assenzio
cui piace sempre di esser corteggiato…

*

A dire il vero mia madre
mi ha fatto un po’ maldestramente
asimmetrico
tutto spigoli e crudezze
adunco
tagliente in ogni dove
ma, in compenso
perfettamente godibile
a levante mezzogiorno ponente

Quando tramonta il giorno
sulle vestigia domestiche
il mio profilo indicibile
è un prestigioso attico
assurto a superattico
ubriaco di luce

*

Il silenzio si congeda, è l’alba.
Calda di nido la mia notte è finita;
una poesia fra le mani.

Vengo a guardarti dormire
come fa la vita quando raggiunge una porta socchiusa
e ne allontana innocente il mistero
per lasciarvi un sogno

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Versi trasversali: Federica Bembo

12 lunedì Feb 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Tag

Federica Bembo, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

FEDERICA BEMBO

Viaggio speculare

Dal finestrino la luna mi osserva
con le sue macchie,
mi invita a infilarci le dita.

La notte sussurra
nel suo cospirare di stelle.

Vorrei che fossimo
come quelle stelle in assemblea,
fari su un chiodo di buio.

Vorrei assaggiare questa notte
antica, nuova luce
sul mio giorno.

Una stella si è persa
e all’assemblea è presente
la sua assenza.

Forse il nuovo giorno ricorderà
questa notte, e la stella scomparsa
che voleva solo viaggiare.

9/11/2019

 

Dentro di me

Dentro di me
seleziono fiori
permetto omicidi
dischiudo imperfetta
nell’essenza dell’alba.

2/11/2021

 

Estensione amorosa

Sollevatemi,
gonfiatemi come una vela!
Corro a baciare gli arrivi,
resto a benedire le partenze.
Sono ovunque!

L’amore mi acceca.
Voglio vedere?
Ma cosa è la vista?
Se vedessi un ponte tra noi
lo saprei inutile
e debole.
Non sei irraggiungibile.
Sono già lì.

21/07/2020

 

Paesaggio d’amore

Il mio amore sale come l’alba
un tuorlo da gustare in silenzio

Mangio te e mangio il sole

Il mio sorriso si invola
gabbiano che si moltiplica

Ascolto gli enigmi del mare
e vedo il futuro:
scrivo con gli occhi socchiusi
e parlo di te, e ancora, di te.

20/8/2020

 

Abitudine

I sentimenti sono abitudine.
Ora ti amo. Poi passerà.

30/6/2021

 

Testi di Federica Bembo, tratti da Il mio gioco preferito, Edizioni Ensemble, 2023.

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Poesia sabbatica: “Mio Sud” e “Il mio paese”

10 sabato Feb 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

MIO SUD

 

spazi aperti

nel cuore

e rocce

come antichi altari

 

campanacci lontani

e fretta di greggi

 

il vento

è lo stesso di ieri

quando nel rosso

di un tramonto

 

sentivo

pastori gridare.

 

IL MIO PAESE

 

nelle preghiere antiche

e non ancora smesse

è il mio paese,

nel suono innaturale

dei campanili

 

nelle vecchie

dai lutti eterni

è il mio paese,

nel marrone spietato

del lungo autunno

 

nel canto addolorato

degli esclusi

è il mio paese,

nell’uscio spalancato

di chi è partito

e non è più tornato.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Doris Bellomusto e Tiziana Tosi, “Ti abbraccio, Teheran”, Editorial Le pecore nere, 2023.

05 lunedì Feb 2024

Posted by Deborah Mega in ARTI, Il colore e le forme, POESIA

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Tag

Doris Bellomusto, Teheran, Ti abbraccio, Tiziana Tosi

 

Talvolta di sera

mescolo al mio tempo

il passato remoto delle donne

che mio padre e mia madre

hanno nascosto

in ogni mia cellula.

 

Alla doppia elica del mio DNA

si aggrappano gli amori e i disamori

la distratta gioia del sapermi viva,

la mancata volontà di mantenermi intera.

 

Io mi frantumo.

 

Somiglia al muto mormorio del mare

il battito spezzato del mio cuore sordo.

Serpeggia nel mio sangue

una preghiera.

 

 

Venerdì, svegliati Teheran!

Si chiamava Masha Amini, era giovane e bella, è stata arrestata tre giorni fa dalla polizia religiosa, indossava l’hijab in modo sbagliato, è morta oggi, 16 Settembre 2022, dopo tre giorni di coma. Io sto male, ho un nodo in gola e rabbia addosso, ho voglia di scendere in piazza e protestare, urlare, rischiare la mia vita in nome della VITA. Io mi chiamo Nika, ho 16 anni, a vivere sto imparando poco a poco; la vita si impara continuamente e non ci si può sottrarre alla lezione. È uno specchio sporco o uno specchio deformante, in ogni caso, io quando vedo la mia immagine riflessa mi vedo nuda, anche se non lo sono e non conosco pudore.

 

Sabato, un altro giorno di protesta

 

A occhi aperti vedo la mia città tentare di salvarsi,

un fiume di donne riempie le strade di Teheran

e sfida la sorte amara di un paese in ostaggio.

Il regime è forte e non perdona,

ma io non voglio arrendermi

 

Mercoledì, ancora

Oggi ho raccolto ogni più piccola briciola di bene, sono stata attenta alle voci di protesta, ho sorvolato sul male, quasi quasi ho volato sulle strade di Teheran e ogni angolo buio l’ho illuminato di speranza. A testa in giù ho lasciato che scivolassero via dai miei occhi tutte le cose che non voglio più vedere.

 

Sabato, un altro giorno di coraggio

Io non mi tiro indietro, oggi sono salita sul tetto di un’auto e mi sono tolta il velo per strada. Senza accorgermene sono diventata una leader, ma so che al regime le leader non piacciono. Potrebbe essere questa l’ultima pagina di diario e voglio credere che ogni parola saprà resistere alla violenza e sopravvivere alla mia stessa morte. Le parole hanno ali e possono raggiungere cuori attenti e vivi, donne giovani o in là negli anni, stanche di vivere così, questo non è vivere, questo è morire ogni giorno, rafforzando un sistema malvagio, io non ho paura di morire lottando per la libertà, ho paura di sopravvivere alle proteste e accorgermi che non è cambiato niente.

Ti abbraccio Teheran, se io muoio, tu continua a cantare: «Una parte del mio cuore mi dice di andare, andare…”

 

 

 

Testi tratti da Doris Bellomusto e illustrati da Tiziana Tosi, “Ti abbraccio, Teheran”, Editorial Le pecore nere, 2023.

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Poesia sabbatica: 3

03 sabato Feb 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Biografie, Francesco Palmieri

 

3-

  

e alla fine

può già bastare il poco

 

(ma quanto viaggio è stato

quanto camminare e spingere

quanti fuochi accesi

e le fiamme a incenerirsi,

quante preghiere e rose,

il chiedere credendoci

che qualcuno avrebbe dato

e poi pure il bussare

che qualcuno avrebbe aperto,

quanti imbocchi in strade

col fondo senz’uscita

per capirla infine

che qui non c’è un’uscita)

 

ora ci prova l’angelo

a visitarmi ancora

ma è solo un passaggio d’ aria

lo sbuffo di corrente

da una finestra all’altra

 

resta mollica ed acqua

appena un respiro lento

di chi non ha più un posto

dove vorrebbe andare.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Biografie” Edizioni Terra d’ulivi)

 

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Federico Preziosi, “Messa a dimora”, Controluna-Lepisma floema, 2023.

29 lunedì Gen 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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Tag

Federico Preziosi, Messa a dimora

 

Promemoria

Prima che il letto, prima che la lama
prima che il taglio, che l’inciso del periodo,
prima che l’anfratto della carne e le parole,
prima che l’accapo sul primo rigo, prima
di trafugare le rovine e il verso spezzi,
cada prima, molto prima.

 

Incudine e martello

Nessuno ti dirà dell’intenzione
del vincolo assetato ormai reciso,
delle muffe su muffe soggiacendo
al sopire incantato il desiderio.
Nessuno parlerà di alcuna stretta
nelle alcove accorate al sentimento
che dal cappio all’esempio buono taccia
la propria malagrazia estrema e vera.
Incudine e martello non si parlano,
si scontrano soltanto per il ferro
fintanto incandescenza muore quando
il duttile metallo fuma l’acqua.
E tu sai che sei come quell’istante
irrimediabilmente ormai piegato.

 

Carne abrasa

La carne abrasa
ai labbri detterebbe cose assurde.

Non si ravvede scambio,
la poetica degli ormoni
sgocciola su tela e trama all’istante.

Non c’è altro al divenire, niente forma.
Là fuori solo dentro
le cose sono come sono.

 

Elusioni di una madre

Volermi nel fondo del ventre
da dire
non sei che una madre nel mentre
che pendono labbra al fiorire
di rose incarnite.

Non dire per ovvie ragioni
del fatto
che tarla la mente in stagioni
e l’apice è un urlo disfatto
di bocche ammansite.

Sei oppio e movenze raccolte
dall’etimo dove rivolgi
al sangue le vene disciolte
in solchi e parole mi avvolgi
per dire del tempo rubato,
rivivere l’attimo adunco
per ledere il senso spietato
del giunco.

 

Dove abiti

Abiti nell’assenza mal riposta
tra le ombre che leggere
si allungano al fasciame luminoso.
L’altezza solo un punto
una distanza
sulle viscere mute
che affidano al pensiero
un ritorno al calore dell’inverno.
Tu non dimenticare
non ho dimenticato mai un secondo
del nostro margine
che stringevamo in bocca.

 

Dipartita

Sei un tutt’uno con la carne
intonaco di sangue e affresco d’anima,
un sussurro intimo che danza
anestetizzando il tronco. Un bisturi
separa linfa e corpo in questo lascito
dello spirito che è un non sentire,
una lobotomia d’amore sulla dipartita.

 

Messa a dimora

Infine si asciuga la terra.
Seccato il nuovo solco dormiranno
nella messa a dimora le radici.
Fittoni o fascicoli, non importa:
altri mali si ricordano
in un lessico da cui liberarsi,
lo stretto necessario da un meno che parla.

 

Testi tratti da Federico Preziosi, Messa a dimora, Controluna-Lepisma floema, 2023.

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Poesia sabbatica: “Protesta” e “Paura di morire”

27 sabato Gen 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Poesie giovanili e sparse

 

PROTESTA

 

avrebbero dovuto cancellare

dai vocabolari

la parola eternità

 

avrebbe giovato a noi posteri

la sua estinzione

e sarebbe scomparso per sempre

il malinteso di chi se ne va sicuro

con la polizza stretta nella tasca

 

bisogna dirlo a tutti

 

l’eternità

è acqua che le dita

non trattengono

 

e la vita,

il poco che ti specchia

nel cavo delle mani.

 

PAURA DI MORIRE

 

fa paura la morte

quando il lancio della moneta

è un’altra occasione persa

 

quando con la faccia nello specchio

scorgi la ferita di un altro giorno

e nulla è cambiato

 

fa paura la morte

quando la posta

del tuo lancio a dadi

è in altre mani

e mai saranno le tue,

le tue mani

 

fa paura la morte

a noi

che ci avviciniamo al turno

 

e ancora non siamo stati felici.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Poesia sabbatica: “Ad ogni poesia”

20 sabato Gen 2024

Posted by Francesco Palmieri in Poesia sabbatica, Poesie

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Ad ogni poesia

 

lo so

non serve a niente

distillare verbi ad alta gradazione

per l’ebbrezza di secondi

 

( e credere tra le dita

la matita santa

le parole inaudite

la bocca sovrumana

a centrare il nucleo di fiamma

l’atomo di luce che rischiara )

 

si tratta solo di una pausa

l’allungo di un respiro di sollievo

la salva inoffensiva sparata contro il cielo

 

poi l’incanto si dissolve

torna la polvere a cadere

la sveglia a spaventare

 

torna questa terra

l’ininterrotto ciclo minerale

 

il nostro essere mortali.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta “Fra improbabile cielo e terra certa” edizioni Terra d’ulivi)

 

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Rupi Kaur, “Home body. Il mio corpo è la mia casa”, tre60, 2022.

15 lunedì Gen 2024

Posted by Deborah Mega in Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Tag

Home body Il mio corpo è la mia casa, Rupi Kaur

 

RUPI KAUR: Home body. Il mio corpo è la mia casa

tre60, 2022

trad. di Alessandro Storti

 

Rupi Kaur è poetessa, artista e performer. A ventun anni, mentre frequenta l’università di Waterloo, in Canada, scrive, illustra e autopubblica la sua prima raccolta di poesie, milk and honey, che ben presto diventa un fenomeno internazionale. Viene tradotta in 42 Paesi e arriva al numero uno della classifica del New York Times, rimanendovi per cento settimane consecutive. Nel 2017 pubblica la sua seconda raccolta, the sun and her flowers, che riscuote nuovamente un clamoroso successo mondiale. I due libri hanno venduto complessivamente 8 milioni di copie.

*

il sesso è un modo per

trascendersi nell’altro

e separarsi

bellissima espressione terrena

ma per me

il sesso è stato fanciullezza

trascinata a morte

lui diceva

che avremmo giocato

poi chiudeva sempre la porta a chiave

il gioco lo sceglieva sempre lui

quando gli dicevo di smettere

diceva che me l’ero cercata

ma cosa ne sapevo io

degli orgasmi involontari

del consenso

e della scelta

a sette, otto, nove, dieci anni

 

 

la depressione è silenziosa

non la si sente mai arrivare

e tutt’a un tratto è

la voce più alta che si ha in testa

 

 

voglio vivere

è solo che ho paura

di non essere all’altezza

dell’idea che la gente ha di me

ho paura d’invecchiare

terrore di non scrivere mai più niente

degno di essere letto

di deludere quelli

che contano su di me

di non imparare mai a essere felice

di essere di nuovo al verde

e dopo la morte dei miei genitori

ritrovarmi alla fine da sola

 

 

voglio un corteo
voglio musica
voglio coriandoli
voglio la banda che suona
per quelli che sopravvivono in silenzio
voglio una standing ovation
per ogni persona che
si sveglia e va verso il sole
pur avendo in sé un’ombra
che la trascina indietro

 

 

ho un rapporto molto complesso

con il paese in cui sono nata

i nostri uomini sono stati

massacrati in quelle strade

le nostre donne sono state stuprate

mentre migliaia venivano torturati

e fatti sparire dalla polizia

lo stato indiano nega ciò che ha fatto

ma nessuna profusione di yoga e bollywood

può farci dimenticare il

genocidio sikh che ha orchestrato

 

-mai dimenticare il 1984

*

nei giorni dell’immobilità

sono state le donne

a venire a innaffiarmi i piedi

finché non ho avuto la forza

di reggermi

sono state le donne

nutrendomi

a resuscitarmi

 

-sorelle

 

 

Testi tratti da Rupi Kaur, Home body. Il mio corpo è la mia casa, tre60, 2022.

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Poesia sabbatica: 9

13 sabato Gen 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri

 

9

 

no, io non piango,
tu lo sai che non piango,
posso farti arrivare
solo nude parole
che chissà se le spacchi
forse cade la pioggia

(mille gocce sui vetri
dalle nubi che ho addosso,
il fragore e gli spruzzi
di questo mare d’inverno)

no, io non piango,
tu lo sai che non piango,
posso solo informarti
che qui ogni cosa è al suo posto
che ho camicie stirate
che non perdo mai un treno

solo a sera, al ritorno,
mentre apro la porta,
io lo so, me lo dico,

non mi sento più il cuore.

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla plaquette inedita “I giorni dell’abbandono”)

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Tre poesie di Lucio Zaniboni

08 lunedì Gen 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie

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Tag

Lucio Zaniboni

La vita

La vita è un fiume
con sponde nel sogno,
allora a occhi aperti,
ecco le ore con giardini
ove fioriscono gli amori;
banalità in questa attesa,
petali scontati nella rosa…
Ormai anche la notte se ne è andata
con l’ultimo respiro dell’Orsa.
Rimangono letti sfatti e un fischio di treno
ad annunziare una partenza,
per dove non so,
visto che la terra si muove
e dovunque sei altrove.
Nondimeno ci attende la valle
dove la chioma del cipresso proietta ombra sulle ombre
e non esiste la parola tempo.

Dopo

Se come affermi in cielo si apriranno porte,
non amo rinnovare la mia sorte.
Di lunghi affanni già piene ho le tasche.
Lascino che il dopo,
quel dopo che sarà oltre le stelle,
non abbia voci, né batter di tamburi,
fischi e pianti ai treni in partenza.
Lascino soltanto sonnolenza,
come quando, brindando, ciondola il capo
e tutto hai già scordato.

In fondo

In questo verde mare d’erba
non ho nulla da perdere
se dovessi affondare.
Vedrei il sole sorgere
dalla finestra degli ailanti
e tramontare nei ciuffi di ginestra.
E poi avrei le voci della sera
nei bisbigli del prato.
In fondo morire
è rientrare nell’utero del mondo,
mentre gli amici sventolano fazzoletti
a un treno che non farà r i t o r n o.

Lucio Zaniboni

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“Happy new year” di Julio Cortázar

01 lunedì Gen 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Poesie

≈ 1 Commento

Tag

Julio Cortázar

“I grandi alberi” Paul Cezanne

Guarda, non chiedo molto,
solamente la tua mano, tenerla
come una piccola rana che così dorme contenta.
Io ho bisogno di questa porta che aprivi
perché vi entrassi, nel tuo mondo, questo pezzetto
di zucchero verde, di tonda allegria.
Non mi presti la mano questa notte
di fine d’anno, di civette rauche?
Tu per ragioni tecniche non puoi. Allora
io la tesso nell’aria, ordendo ogni dito,
e la pesca setosa della palma
e il dorso, questo paese d’alberi azzurri.
Così la prendo così la sostengo, come
se da ciò dipendesse
moltissimo del mondo,
il succedersi delle stagioni,
il canto dei galli, l’amore degli uomini.

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Poesia sabbatica: “17”

23 sabato Dic 2023

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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17-

 

scriviamo

perché si fa fatica a vivere

perché non si sa più vivere

perché in un posto o l’altro

qui non si è mai al riparo

 

scriviamo perché il vivere

ci vuole come leoni

ma noi guardiamo ai passeri

all’aquila sui picchi

alla tortora mansueta

alle colombe d’ aria

e non abbiamo scaglie

crine penne o piume

ma pelle che si spacca

la carne che si sperde

 

scriviamo fin dall’ora

che si è svelato il mondo

e siamo tutti bambini

traditi ad uno ad uno

(stranieri e ognuno solo

la casa che è perduta

la terra capovolta

e quaggiù gironi

indifferenza in cielo)

 

scriviamo come in prigione

graffiando con l’unghia i muri

segnando data ed ora

il tempo di un passaggio

il dire contro gli anni

che qui ci siamo stati

e abbiamo visto notti

con tutte stelle in cielo

il mare dalla grata

il volo di un pallone

che mai è tornato a terra

 

scriviamo e lo sappiamo

che la parola è un niente

una preghiera al vento

la carta sfilacciata

che sbatte tra le spine

 

scriviamo perché è un respiro

scriviamo per non morire.

 

 

FRANCESCO PALMIERI
(dalla raccolta “Biografie” – Edizioni Terra d’ulivi)

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uNa PoESia A cAsO: Giorgio Caproni

19 martedì Dic 2023

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Tag

Giorgio Caproni, illustrazione, Loredana Semantica, POESIA

disegno digitale di Loredana Semantica

Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo sito.

Oggi è la volta di Giorgio Caproni

Ahi treno lungo e lento
(nero) fino a Benevento.
Mio padre piangeva sgomento
d’essere cosi vecchio.

Piangeva in treno, solo,
davanti a me, suo figliolo.
Che sole nello scompartimento
vuoto, fino a Benevento!

Io nulla gli avevo detto
standogli di rimpetto.
Per Bari prosegui solo:
lo lasciai li: io, suo figliolo

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