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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

IV. Il ferro in pugno al chirurgo ferito

19 venerdì Apr 2019

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Rose di poesia e prosa

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Quattro quartetti, Thomas Stearn Eliot

Elaborazione fotografica di Loredana Semantica

Il ferro in pugno al chirurgo ferito
Si avverte che, sotto la mano insanguinata,
L’affilata pietà dell’arte medica
Della curva febbrile risolve il quesito.
Nostra sola salute è nella malattia,
Nell’obbedienza all’infermiera moribonda
Che indifferente al nostro gradimento
La condanna di Adamo, la nostra, ci rammenta
E che la guarigione segue l’aggravamento.
Il mondo intero è un ospedale finanziato
Da un milionario spiantato,
Dove morremo, se ci comportiamo bene,
Della paterna cura che, assoluta,
Mai ci abbandona e ovunque ci precede.
Dai piedi alle ginocchia ascende il gelo,
La febbre canta nei circuiti cerebrali.
Per essere scaldato mi devo congelare,
Tremare dentro il freddo fuoco purgatoriale,
Fiamma fatta di rose, fumo fatto di spine.
Nostra sola bevanda è il sangue stillante,
La carne sanguinante nostro unico alimento:
Benché ci sia gradito di pensare,
Che siamo salda carne e saldo sangue,
Ebbene, questo Venerdì si chiama Santo.

Thomas Stearn Eliot, da “Quattro quartetti”

Trad. di Fulvio Pauselli

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Versi trasversali

15 lunedì Apr 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

≈ 1 Commento

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Luca Gilioli

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

LUCA GILIOLI

falla

champagne dall’alto
su una piramide umana.
un astemio fa crollare
il delicato equilibrio.

*

su suolo sconsacrato

su suolo
sconsacrato
dipinge un
madonnaro.

sgargiante
il talento,
sgargianti
i colori,
ma istante
dopo istante
sbiadiscono
impotenti
al margine
della strada.

su suolo
sconsacrato
dipinge un
madonnaro,
e qualche
spicciolo
può far della
sua ciotola
la sua cupola.

*

dark rooms

barattiamo l’estremo
nelle stanze più buie.
scendiamo gradini
per creare discontinuità.

*

a ogni sua propria parola

a ogni sua propria parola
il narciso è assuefatto.
se ne rimbomba l’eco e
del suo verbo gemma.

*

contatti umani

dimentichi del valore di
antichi sacrifici, gli individui
camminano ignorandosi.
si ritagliano un futuro
assottigliando contatti,
sono isole in fuga da un
impero di condivisione.
in principio era un abbraccio,
poi due mani, poi due dita:
istmo tra diadochi alla deriva.

*

soldati

calici di
cristallo a
un palmo
di stanza
al banchetto.
di respiri
d’angoscia
s’appannano,
s’appannano,
e attendono
l’ordine da
chi li ha
in pugno.
——————
contro bocche
da fuoco
mezzi vuoti
si riversano.
s’incrinano.
s’infrangono.

*

via

sgombro il
mio volto
via gli occhi
via il naso
via la bocca
che nessuno
veda in me
futuro, e mi
oltrepassi

Testi tratti da Poesie scelte.

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Versi trasversali

11 giovedì Apr 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Manfredi Destro

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MANFREDI DESTRO

*

NON SIAMO IL CIELO

Non siamo il cielo, o gli astri,
Non siamo monti o pietre,
Non siamo vulcani,
Né distese di ghiaccio
E nemmeno boschi o
Ulivi, che dalle radici
Profonde suggono l’eterno.
Sono più simili all’uomo
Le bacche d’erica,
Le ginestre cinte d’alloro,
E ancora, le farfalle
Più effimere.

É meglio morire presto
Che non aver mai vissuto,
E assai peggio della morte
É l’eternità.

GUARISCIMI DALLA VITA

Al fresco albore di maggio
La rugiada dei fiori
Sarà il nostro ruscello,
E linfa che scorre
Saranno le more,
Colte acerbe dai roveti spinosi.
Dove piantammo utopie
E smanie giovanili,
Troveremo la malva
E i fiori dell’anice,
E là, dove le prime rondini
Ci apparvero, berremo del vino
Da conche di giada.

Oh, se solo capissi
Che non siamo il mondo,
Siamo verdi e viola,
E se l’ipomea muore
D’inverno, noi
Possiamo rinascere per sempre
Nell’eterna primavera.

Non ascoltarli,
Non nasconderti;
Guariscimi dalla vita
O morirò per la poesia.

BRUGHIERA

Lo sa
La Luna,
Con i suoi monti
E con i suoi pendii;
Lo sa
Il Vento dell’Ovest,
Nell’eterno suo vagare;
Lo sa
Il Sagittario e
Lo sa il gallo,
Che freme nel buio
Ma imita l’usignolo
Quando scorge l’aurora.

Loro lo sanno,
Di noi uomini,
Che siamo cenere
Dal carbone;
Siamo sabbia
In una clessidra;
Polvere in volo,
Che si posa per sempre
Quando finisce
Il suo tempo;
Siamo il brivido eterno
Di un istante,
Finché dura.

AMORE INCONFESSATO

Dalle tue labbra lontane
Ho udito un lamento, un sussurro,
Come brina e diaspro
Che poggiano sul narciso.
Non ti ho risposto,
Ma ti ha risposto la notte
Intarsiata di stelle.

Ogni segreto,
Ogni bugia che nascondo,
É uno squarcio in più
Nei recessi dell’anima,
Un’incisione silenziosa
Nel cuore.

CREPUSCOLO D’AUTUNNO

Dall’irta palude sussurra il ginepro,
 
Coperto dal chiasso dei macabri fiori,
 
Cantano i boschi
 
Dall’ambra nel manto,
 
Stridono i falchi
 
Voluttuosi nei cieli.
 
 
Perdono foglie i rami nodosi,
 
Divengono spogli i faggi più grevi,
 
Nel cielo di sangue
 
Le nuvole muoiono,
 
 
Ecco il crepuscolo,
 
La quiete più nera.

IL TESTIMONE

Chi può udire gli ultimi drappi di
Vita, che affiorano nel buio spigoloso,
Soffocati tra i denti glaciali della Morte;
E le urla dei neonati
Abbandonati sul ciglio della
Periferia, e i lamenti
Che scivolano di nascosto, come
Un sussurro nell’animo silenzioso,
Tra le vecchie inferriate
Di uomini denutriti?

Solo chi veglia nella notte furtiva,
E, sotto una luna di sangue,
Passeggia con le stelle.
Riposa, vampiro, alle minacce dell’alba,
Come rugiada
Che dorme sull’Elleboro
Nei pascoli montuosi.

INNO ALLA NOTTE

Sputa la notte sui vivi,
Dei morti ricolma lo spirito,
Spezza le catene del sonno
Per gli eterni dormienti.
Dall’alta croce
Schioda i contaminati col sangue;

Melanconico, le mani
Intreccio sul cuore, passo
D’ambrosia funebre.

Umile e fiera giunge la notte,
Dentro mi desta una notte più scura;
Odo il fraterno urlo dolciastro,
Come ordite lanterne e vuote faretre,
Come il sospiro di un pesce
O un cannibale insazio;

Melanconico, le mani
Intreccio sul cuore, passo
D’ambrosia funebre.

Testi tratti da Crisantemi e narcisi

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uNa PoESia A cAsO: Eugenio Montale

07 domenica Apr 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Eugenio Montale, da Ossi di seppia

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.

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uNa PoESia A cAsO:  Thomas Stearn Eliot

28 giovedì Mar 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Thomas Stearn Eliot, da Quattro quartetti

IV.

Oh Signora, che il tuo santuario sta sul promontorio,
prega per tutti quelli che sono sulle navi, quelli
che hanno per mestiere di pescare, e
quelli impegnati in ogni traffico legittimo
e quelli che li guidano.

Ripeti una preghiera anche per
le donne che hanno visto i loro figli o mariti
partire, e non ritornare:
figlia del tuo Figlio,
Regina del Cielo.

Prega anche per quelli che erano sulle navi, e terminarono il loro viaggio sulla sabbia, sulle labbra del mare
o nella scura gola che non li restituirà
o dovunque non può raggiungerli il suono dell’eterno angelus
della campana del mare.

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Vediamo cosa inventerà oggi il vento

14 giovedì Mar 2019

Posted by frantoli in LETTERATURA, Poesie

≈ 1 Commento

Vediamo cosa inventerà oggi il vento
vediamo quanta nebbia farà filare via
noi che stiamo a cavallo di marzo
noi che abbiamo già in mente aprile
noi che contiamo su ciò che succede agli alberi.
Vediamo quante manine verdi spuntano
che gettano le loro dita al cielo
stiamo aspettando che la clorofilla dica
cantata tutta intera la sua messa
che si sacrifichi qualcuno per questo dio.
Speriamo che questa religione si riveli
e accada che la sostanza che sta sotto
emerga in qualche modo con i gomiti
e abbia le braccia forti e in braccio il cuore .
Vediamo se a tendere l’orecchio
si possa udire almeno per un poco
il legno che si fa strada dentro al legno.

Francesco Tontoli

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Canto presente 37: Fernanda Ferraresso

05 martedì Mar 2019

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Fernanda Ferraresso

Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

FERNANDA FERRARESSO

STUPIDA, STUPIDA!

Sono stupida
ho più di trent’anni
e mi tengo un pugnale
nella testa un dolore di lama piantato dentro il cervello e
non penso ad altro. Niente altro che .
Non ho visto. Non ho visto che il viaggio. Non so altro.

La mia vita?
Rotta. La mia vita si è aperta oltre un campo.
Non ho testa io
ho un secchio bucato
dove butto le parole da sciacquare
le orme dei piedi la testa di chi con la lingua
fa esercizi per massacrare.
Io
sono stupida sì sono stupida mi perdo
sull’attenti per ore e ore in cerca di un nome che non c’è

lascio tutto di me ogni cosa non so più chi sono io
curo la vita le forme dove la vita dentro mi richiude il silenzio.
E perdo i denti io e i capelli e mi rompono le ossa delle braccia
ho perso la voglia di vivere io
la libido la espello come la voce di un fringuello
e ho desiderio io
desiderio di toccare ogni cosa sentirla nel ventre e dentro i polpastrelli
nella gola un fiato di vento e un trifoglio da mangiare.
E il pensiero lo taglio col filo di ferro è solo
una vecchia voce scialba uno sguardo
che non guarda sotto la cenere che ora è dovunque
sparsa la luce a terra che dentro ci salta con tutte le chiavi di ogni porta
e il luogo è quel dove
dove tutto cambia per restare sempre uguale.

E i vinti?

Sono un’isola che non ha futuro
un immobile equinozio
una scena senza soglia un confine
oltre tutte le città che pigramente ospitano una vita scolpita
a suon di parole di muffa nel vuoto delle case
nei gessi dei corpi di gente senza identità.
Ma niente si trova niente ha più una notazione.
E rifiuti su rifiuti è cresciuta una montagna di menzogne
un plastico rifiuto a vivere tutte le stagioni
l’interno del nero noi quel sacco di pattume
orlando immobili il drappello delle tracce randage di quei nomi
perse tra le baracche tra i fantasmi e altri sguinzagliati suoni di sirene e cani
che fiutano tra ombre l’orma di corpi senza più padrone.

Dove non si riconosce ancora il mondo?

Le parole battezzano soltanto i nostri vuoti
e gli occhi scorrono oltre i pensieri.

Dove si cerca ancora il mondo?

Dentro un sacco di plastica
l’altra sera un feto era un’isola
una curva dentro la corrente
una parola certa dentro la nostra morte.

E MI RICORDO

mi ricordo
come te lo gridavo da un posto piccolo
perso in fondo a me stessa fino a dove stavi tu
che non sapevo mai dove stavi
tu eri mia madre ed eri lontana oltre i confini della mia terra
così cantavo mi cantavo tutto quello che solo io potevo vedere
stavo aperta come un libro dentro la mia testa e aveva un sole
a tutte le ore dentro la mia voglia
anche quando dicevano che avevo troppa fantasia
e che non sarei mai stata abbastanza accondiscendente
che non avrei ceduto facilmente anche se volevano
spaccarmi la luce dentro regole che non erano niente
io cantavo
mi cantavo senza pensare che non portasse a niente
che inutilmente avrei girovagato attorno ai confini che sentivo
sempre più labili dentro un corpo che mi abitava e
non era solo le mie gambe le mani o il cervello era
una specie di canzone che mi teneva in vita e ancora
continua a farlo quando ti perdo
e non sento che quel ricordo venirmi incontro.

NEI GIORNI SUCCESSIVI

non fui capace di trovare uno specchio
d’acqua pulita non riuscii a vedere una faccia né il mio
volto di limo che quasi non sentivo più
come se l’aria intorno fosse la precisa mole della sua inconsistenza
e gli occhi fossero due vuoti
annodati al fondo e consumato lo sguardo fosse
casa di abbandono.
Mi fermavo ad ogni parola
che mi suonava nella testa come straniera
ora che non avevo nessuno con cui barattarla
nessuno
tranne me stessa e tacendo le parole
scorrevano nella mente come in un letto vuoto e l’ignoranza
si scopriva come un alito di desiderio scopre il desiderio stesso
maturando i suoi acerbi pensieri da una creta corrotta
ne faceva materia scomposta e impalpabile.
Mi guardavo intorno e vedevo corpi
d’ogni specie erbe e piante
decapitate forme animali recisi dal busto
nullo il mio sguardo
poteva raccoglierne la primitiva forma l’involucro osceno
di tutto quel mondo che dicevamo ci avesse nutrito prima, ora
poteva chiamarsi in qualunque modo ma non
natura, non terra la nostra
furia d’essere creato e creatore in un contatore nucleare
inoppugnabile aveva esploso quella verità e in questa
vitrea vita terrena fatta a pezzi
ora esponeva i ludici cadaveri del suo scempio.
Grande e madre la Terra offriva ancoraggio
a tutti quegli esseri viventi ancora
in qualche modo partecipi di un ciclo di cui ciascuno
piccola infima parte chiudeva il complemento necessario affinché
anche nella morte il ciclo si evolvesse fino in fondo. Ombre e segni
di altri selvaggi mi spingevano a scegliere
il silenzio.

Che scendesse si avviluppasse profondo
tra ciò che restava e si facesse l’essenziale
forma di un’altra espressione consapevole di quel giorno
ancora in piedi su tanta catastrofe umana.
Non ho più parole ora
depongo i miei sassi nel ventre ammutolito del tempo.
Gli uomini non gridano
non guardano, non più
ci sono voci che sfiorano l’orlo.
Di un giorno qualsiasi è l’andare e venire della luce.
Tutto questo silenzio è un tuono nuovo
nell’identico andare
al fondo della notte e in cima al precipizio.


RICORDO IL MIO PRIMO

il mio primo respiro
ha disegnato profondo
tutto il mondo
un piano universo
un cielo aperto
foreste e selve
un mare di ginestre
gialle tempeste le messi festive rondini tardive
noccioli e querceti profumi essenziali
nodi di temperature valloni di echi
indissolubile mi ha legato
tra le sponde della morte e nella vita
mi ha scandita in una lingua tersa
attraverso ogni giornata

testi tratti da “L’inventario” di Fernanda Ferraresso

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uNa PoESia A cAsO: Fernando Pessoa

28 giovedì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Fernando Pessoa

Non so qual è il sentimento, ancora inespresso,
che, repentino, come soffocazione, mi affligge
il cuore che, d’improvviso,
tra quel che vive si scorda.
Non so qual è il sentimento
che mi svia dal cammino,
che mi dà d’improvviso
una nausea di quel che inseguivo,
una volontà di mai arrivare a casa,
un desiderio di indefinito,
un desiderio lucido di indefinito.

Quattro volte mutò la stagione falsa
nel falso anno, nell’immutabile corso
del tempo conseguente;
al verde segue la siccità, e alla siccità il verde;
e nessuno sa qual è il primo,
né l’ultimo e finiscono.

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Versi trasversali

25 lunedì Feb 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Riccardo Mazzamuto

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

RICCARDO MAZZAMUTO

*

DIO VOSTRO

Non mi recavo in chiesa

da tempo…  forse quando

si sposò un’amica:

“Blababa ba blaba

ci vuole fede blaba…

Continua a leggere →

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Versi trasversali

18 lunedì Feb 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Giorgio Montanari

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

GIORGIO MONTANARI

 

Stagioni

 

Vivere grazie all’unione di due corpi.

Riconoscere il sorriso della madre.

La prima parola abbozzata da un bimbo.

Imparare tutto dal gioco e dall’esperienza.

La voce bianca che cresce adulta.

Confidarsi con il migliore amico.

Lo stress nel mondo del lavoro.

Scegliere la montatura degli occhiali.

Le rughe che condannano il volto di una modella.

Il primo capello bianco.

È più difficile addormentarsi.

Un anziano che non rammenta cosa ha mangiato.

I passi si fanno stanchi ed impegnativi.

Lo strazio dei parenti al funerale.

Lo sbiadire del ricordo in chi ancora vive.

Continua a leggere →

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uNa PoESia A cAsO: Hermann Hesse

15 venerdì Feb 2019

Posted by Loredana Semantica in uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Hermann Hesse

CHOPIN

Spargi ancora a profusione
su di me i gigli pallidi,
grandi gigli dei tuoi canti,
rose rosse dei tuoi valzer

E il respiro intessi greve
del tuo amore, che appassendo
dà profumo e del tuo orgoglio
garofani di fuoco flessuosi

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uNa PoESia A cAsO: Costantino Kavafis

31 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Costantino Kavafis

Questo c’era di singolare in lui:
in mezzo a tutta la dissolutezza
e alla copiosa pratica d’amore,
e sebbene il contegno in consueta
armonia con l’età si componesse,
c’erano istanti – certo, estremamente
rari – che dava il senso
di quasi intatte carni.

Dei suoi ventinove anni la bellezza,
tanto provata dalla voluttà,
stranamente evocava, per attimi, un efebo
che, un po’ goffo, all’amore
il casto corpo cede.

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uNa PoESia A cAsO: Eugenio Montale

17 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in LETTERATURA, uNa PoESia A cAsO

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Non sempre i grandi poeti hanno scritto capolavori. Una poesia a caso non intende dimostrare l’assunto, propone solo una poesia scelta a caso, aprendo una pagina a caso, delle raccolte complete di grandi poeti. Una sorta di random poetico alla scoperta di poesie note e meno note dei grandi. Una proposta sine limine, in linea con lo spirito di questo blog.

Oggi è la volta di Eugenio Montale

Lungomare

Il soffio cresce, il buio è rotto a squarci
e l’ombra che tu mandi sulla fragile
palizzata s’arriccia. Troppo tardi

se vuoi essere te stessa! Dalla palma
tonfa il sorcio, il baleno è sulla miccia,
sui lunghissimi cigli del tuo sguardo.

da La bufera e altro (1940 – 1954)

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Canto presente 36: Flavio Malaspina

10 giovedì Gen 2019

Posted by Loredana Semantica in Canto presente, LETTERATURA

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Nell’ambito della rubrica “Canto presente” oggi presentiamo la poesia di

FLAVIO MALASPINA

Tra morbide labbra

Hai cercato con la lingua nella mia bocca,
ma io non ho denti in bocca
In bocca ho le ossa della fame
e non di cibo hanno bisogno
ma di vita.
Soffiami in gola il tuo respiro,
chiunque tu sia,
ovunque tu sia,
ricreami una speranza
di ossigeno e carne,
e dammi una ragione di saliva per andare avanti.
Del resto
è lì che si vive tutti
In quell’elica liquida
tra morbide labbra.

A cosa servono i poeti?

A cosa servono i poeti?
A nulla!
ma se non ci fossero,
Il nulla
sarebbe ancora
più nulla.

Dedica

Vorrei che quelle parole,
tutte le parole, le avessi dette a me,
le avessi pensate e scritte per me,
Vorrei che scrivendole ti fossi immaginata le mie mani su di te,
le mie mani dentro di te,
mentre ti accarezzavano il cuore.
Ma ti chiedo scusa,
a volte i segni sul viso distraggono,
e le ombre disegnano cose che non ci sono
Per questo,
noi non siamo,
noi non esistiamo.

I miei morti

Io non ho “i miei morti”,
ho dentro di me tutti i morti del mondo,
e pesano sulle spalle.
Centosette miliardi sono passati fino ad oggi sul pianeta,
centosette miliardi che non esistono più,
ma esistono nel pensare,
esistono nel vivere
e spesso nel rinunciare.
Un fiume ininterrotto di assenze,
dissolvenze,
Mai un così enorme vuoto
ha pesato così tanto.
È questo
un esercito dei morti
che non subisce sconfitte.
Sono loro, per me,
dominio.
Rapito
annaspo in questo male di Stoccolma,
un mare magnum di memoria
che è somma di oceani
e disperazione…
…Soccombo
nel dubbio del vuoto.

Canzone d’amore

Quanti post it mi hai attaccato sul cuore,
quando batte mi fanno il solletico dentro come le ciglia di un
bambino sul viso.
Se mi sento giù ne scelgo qualcuno a caso,
lo leggo
e tiro un respiro di sollievo.
Hai sempre scritto in corsivo,
mai in stampatello!
Su uno leggo:
“Forse Dio non esiste, ma tu sì!”.
La tua esegesi,
la più bella canzone d’amore.

Mancanza

Oggi mi sono mancato un sacco,
e non trovandomi
per un attimo ho vissuto veramente.

Duecentodiecimila lemmi ti stanno aspettando
una moltitudine di pagine!
Cresci veloce Lorenzo,
c’è un meraviglioso giardino
oltre il tuo dito indice
e profuma di libertà!

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Sonetto d’epifania

06 domenica Gen 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

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Tag

Giorgio Caproni, Sonetto d'epifania

New Years Eve at Berlin, photo via GloHoliday

Sopra la piazza aperta a una leggera

aria di mare, che dolce tempesta

coi suoi lumi in tumulto fu la sera

d’Epifania ! Nel fuoco della festa

rapita, ora ritorna a quella fiera

di voci dissennate, e si ridesta

nel cuore che ti cerca, la tua cera

allegra – la tua effigie persa in questa

tranquillità dell’alba, ove dispare

in nulla, mentre gridano ai mercati

altre donne più vere, un esitare

d’echi febbrili (i gesti un dì acclamati

al tuo veloce ridere) al passare

dei fumi che la brezza ha dissipati.

 

Giorgio Caproni

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Repetita iuvant

01 martedì Gen 2019

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Rose di poesia e prosa

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Gesualdo Bufalino, Repetita iuvant

‘Waiting’ by Brooke Shaden

 

Dicono che repetita iuvant
che il primo bacio è insipido, ma è il secondo che conta;
che il bis d’un minuto radioso
s’insaporisce d’un miele che ci sfuggì quella sera …
Ma l’anno che ritorna col suo rauco olifante
a soffiarci dentro le orecchie
l’ennesima Roncisvalle,
e ingrossa i fiumi, impoverisce gli alberi;
l’anno che nello specchio del bagno consegna
a uno svogliato rasoio la barba sempre più bianca;
l’anno che cresce su sé con l’ingordigia dei numeri,
sgranando sul calendario
il recidivo blues del Mai più …
chi oserebbe dire che meriti la festa del Benvenuto?
chi potrebbe giurare che non sia peggio degli altri?
Il male si moltiplica e repetita non iuvant.
Eppure … Eppure nella tombola arcana del Possibile
fra i dadi e il caso la partita è aperta;
gonfiano fiori insoliti il grembo d’una zolla;
lune mai viste inonderanno il cielo,
due ragazzi in un giardino
si scambieranno i telefoni, i nomi,
stupiti di chiamarsi Adamo ed Eva;
verrà sotto i balconi
un cieco venditore d’almanacchi
a persuaderci di vivere …
Crediamogli un’ultima volta.

Gesualdo Bufalino

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Natale altro non è

25 martedì Dic 2018

Posted by LiminaMundi in Poesie, Segnalazioni ed eventi

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L'incanto di Natale, Maria Luisa Spaziani

La Redazione del blog LIMINA MUNDI augura a tutti BUON NATALE.

‘Snowflake’ by Alexey Kljatov

Lettera 1951

Natale altro non è che quest’immenso
silenzio che dilaga per le strade,
dove platani ciechi
ridono con la neve,

altro non è che fondere a distanza
le nostre solitudini,
sopra i molli sargassi
stendere nella notte un ponte d’oro.

Sono qui, col tuo dono che m’illumina
di dieci stelle-lune,
trasognata guidandomi per mano
dove vibra un riverbero
di fuochi e di lanterne (verde e viola),
di girandole e insegne di caffè.

Van Gogh, Parigi azzurra…
Un pino a destra
per appendervi quattro nostalgie
e la mia fede in te, bianca cometa
in cima.

 

Maria Luisa Spaziani, L’incanto di Natale (Einaudi, 2012)

 

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CHIAMAMI

02 domenica Dic 2018

Posted by alefanti in Poesie, SINE LIMINE

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Chiamami luce che tarda
aria corrosa dall’attesa
pane di buio a consolare
Chiamami risposta alle tue domande
che ai piedi mi sdraio e sto
mi consegno alle carezze
al silenzio mi consegno
Chiamami “vai via così che mi manchi
il tuo odore”, dirai serio
lo dirai, credimi, e sarà vero
mancherò dentro l’aria
Chiamami e lo saprai
quanto a lungo
prima e poi di nuovo
imperdibile mai ricevuto
dono finale sarò
Chiamami

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Versi trasversali

26 lunedì Nov 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Marta Genduso

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

MARTA GENDUSO

 

Carbone

La tua energia di vivere

trattenuta in nuce

una violenza estrosa

interdetta:

una mano sulla corteccia

l’altra tra i miei capelli

stretti alle dita

come corda tra le labbra

il canto del piacere.

 

Travolta io, qui accanto

come un carbone arso e muto

mi sento e rimango

per terra tra gli ultimi fuochi.

 

Così se mi prendessi tra le dita

adesso

una tenerezza implosa

scoscesa:

una mano sulla roccia

l’altra a tracciare graffiti

nel paleolitico dei miei desideri

nella caverna del dinofelis.

*

Bestia e Terra

Davanti a te

o meglio

fra le tue mani

ritorno di terra

impasto d’argilla

fasci di nervi e fremiti

impulsi etologici.

 

Ricomincio a fiutare

riprendo a sentire

ogni muovere che striscia

sibilla sul manto

carezza le zampe

che corrono nostalgia

 

Davanti a te

o meglio

con le tue mani

mi spoglio

prima dell’evoluzione

prima dell’homo

in contatto col tempo

 

Così

lontana da te

rimango

al buio

se non hai mai visto una bestia piangere,

al buio

per te.

 

*

Il mortaio di legno

Il mortaio di legno

rintocca

batte

le bacche si disfano

aprendosi in frantumi

poi il succo

liquido rappreso

sangue raggrumato

una pasta di mandorle

compatta

sulla fronte come

medicina antica

 

così anche noi

rimaniamo pestati.

 

Il mortaio di legno

batte

rintocca

svogliato

nel nostro martirio

dei giorni che escono a gocce

da un vecchio rubinetto malandato

le parole stanche biascicate

si trascinano

escono come rivoli di saliva

nel sonno

sul cuscino

fino alla stasi muta

dei corpi lontani.

 

Noi

disfatti e spacciati

che non sappiamo come

siamo arrivati

fin qui

malridotti

naufraghi della nostra tempesta

fuori controllo

approdati

su due isole adesso

distanti.

*

Pangea

In un attimo

siamo la pangea di una nova terra

incastrati gli uni negli altri

nei nostri orli appena frastagliati

zolle informi che si distaccheranno

ma siamo solo alla deriva

continenti

quando lontani

 

in giro per la città

ce ne andremo

come scivolando

su tappeti di oceano

velluto nero increspato

 

ma siamo solo alla deriva

continenti

quando lontani

*

Arenaria inutile

Un’arenaria inutile

stamattina

un frammento

una scaglia grattugiata

bianca e nuda

su questo letto

una spiaggia infinita

senza mare

quindi un deserto

di arsure

un contenitore brullo

di plastica

sparuto

sparpagliata in me

frugando nel sonno

un cumulo di ossa ordinate

secondo una fisiologia animale

che mi lascia indietro

e ferma ancora

lenta e senza scampo

in questo nuovo giorno che

mi sfinisce cominciando.

*

Dimentica

Quel giorno in cui entrasti in casa

-la porta aperta-

sul pavimento

tra giornali e oggetti quotidiani

hai trovato

gli incubi che ogni notte

ti avrebbero cercato

e così adesso

io vorrei soltanto

che su ognuna delle impronte

di quei colpi,

che su ognuno di quei punti

percossi

e dai lividi attoniti e sconvolti

si aprissero forme

di laghi,

di fari,

di lune ancora giovani

contente alle prime rughe

oppure ancora

righe di orizzonte

in fuga dai capelli.

 

Voltati,

rivoltati

nel liquido amniotico delle tue profondità

nelle ciglia chiuse e confuse

nella gestazione di ricordi nuovi

e lascia che quelle immagini

smarriscano la strada

senza tracce

verso te.

*

 

Ricordati

Sei nato due volte

e il secondo dolore

inflitto

il parto di te

scegliendo

chi non saresti mai diventato

nell’immagine del volto duro

del braccio scagliato

degli occhi crepacci violenti

resistente tu

ingoiando il colpo sordo

digerendolo onirico

irresoluto

nel muto vagito

nel pianto sprecato

il parto da te.

 

(Fiorisce da ogni colpo

la rinuncia

fiorisce ad ogni livido

la scelta)

 

 

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Versi trasversali

19 lunedì Nov 2018

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Poesie, Versi trasversali

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Lorenzo Pataro

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, gray and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della nuova rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

LORENZO PATARO

 

L’incontro

Sul treno galeotto dell’alba,

una luce e una voce

ti hanno dato

la forma speculare

del mio tavolo ideale apparecchiato.

 

Sei arrivata

come una lama madida d’arancia

a squarciare il mio amore

gettato in un vicolo cieco.

 

La freccia è stata

come la carta

quando taglia le dita.

Vedi il sangue,

ma non la ferita.

*

Attraversarsi

Dopo la tua freccia

lascia che anch’io

ti attraversi

come un frusciante foglio di luce

sottotono e sottovoce.

 

Un fiume che bacia

con gli occhi chiusi

la sua foce.

*

Promessa fragile

Immagina

di buttarti

a capofitto

nel vuoto

e che ci sia

io

lì sotto

a salvarti.

È questa

la fragile promessa

che vorrei farti.

 

Di afferrarti

anche quando sarà impossibile.

*

Icaro

Un giorno di questi

voleremo via

come stormi di uccelli

impauriti dai temporali.

 

E se il sole

brucerà le nostre ali,

cadremo in mari senza fondali

stringendoci le mani,

liberandoci dai mali.

*

Darsi al vento

Ingoiare per sbaglio i noccioli delle ciliegie:

errore di fatalità diresti

istante negato che si partorisce dal buio

emerge dai cunicoli della gola

e li addenta come una madre quando vorace

trascina dai polsi il suo bambino

per insegnargli la ferocia dell’ascolto.

 

Ritirare la sete:

difetto di volontà diresti

istante scelto che si contorce

al sole, come ritira la lingua la serpe,

la saliva amara.

 

Spezzare la punta della matita

sentire le vertebre stridere

con la grafite:

errore di precisione diresti

pugile flaccido

bersaglio mancato per un soffio

troppa superbia nell’impugnare l’arma.

 

– Siamo fatti per cadere –

ti dico

mente ti ergi a un millimetro

dal mio gettare

e vorresti che i coltelli

non sviscerassero il vuoto.

*

L’estinzione

Dopo tanta fugace combustione,

alle fiamme miracolose dell’incendio

l’acqua indiscreta fuoriuscita dalle bende strappate

ha messo punti

dov’erano previste virgole.

 

Dei fuochi

sono rimaste solo poche briciole grigie

disperse tra l’erba notturna

che ci accolse come ustionati orfani

in fuga da un corrosivo ardere.

 

Troppa accecante luce

ha mascherato

i volti plasmati dall’amorosa Idea

che dell’Amore costruisce un’arenosa statua chimerica

pronta a dissolversi al primo liquido disvelamento.

*

Penisole orfane

Rimaniamo sul bordo delle rose

ad osservarle, a guardarci dentro,

attaccati al filo che ci stringe le spalle,

pronti a spiccare il volo

come petali scagliati da un bambino

per guardare come si staccano dal grembo.

 

Rimaniamo sul bordo

di ciò che fummo

e non siamo più,

penisole orfane

nuotiamo verso nuove rive,

nuove spine con cui ferirci.

 

Testi tratti da Bruciare la sete, Controluna, giugno 2018

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