
Foto di Sandra Hammar (Svezia)
“Ai miei figli”, lettura tratta dalla raccolta ” Bruciaglie” Italic Pequod, 2022
19 mercoledì Giu 2024
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Foto di Sandra Hammar (Svezia)
“Ai miei figli”, lettura tratta dalla raccolta ” Bruciaglie” Italic Pequod, 2022
12 mercoledì Giu 2024
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30 giovedì Mag 2024
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Foto di Salvatore Matarazzo
Il testo inedito è tratto da “Canto di misconosciuta gloria“, in preparazione dalle Edizioni Multimedia di Salerno, nella traduzione dal greco di Maria Allo.
Η ΑΓΑΠΗ ΕΙΣ ΕΑΥΤΟΝ ή ΓΑΤΑ ΜΙΡΑΝΤΑ
Ξαπλωμένη στον ήλιο
πάνω στην αποβάθρα,
γλύφει τα νύχια της
η γάτα Μιράντα.
Νίβει το πρόσωπο
κουλουριάζεται
την ουρά της
δαγκώνει και ασπάζεται.
Τα πόδια σηκώνει ψηλά
σαν δεν ντρέπεται,
την κοιλιά της φιλά
κι όσα έπονται.
Δεν αντιλήφθηκε
πως κατέφθασα
με το flying dolphin
και μάλιστα πως έφθασα
να μισώ τον εαυτό μου
περισσότερο απ’ όλες τις υπάρξεις
περιηγητής φανατικός
στις ομορφιές της πλάσης.
Ξαποσταίνοντας με τον φραπέ
ας ήταν να υπήρχα,
στην επόμενη ζωή
σαν γάτα στην Ύδρα.
L’AMORE DI SÉ O LA GATTA MIRANDA
(Traduzione di Maria Allo)
Sdraiata al sole
sul molo,
si lecca gli artigli
la gatta Miranda.
Lava il viso
si raggomitola,
prende la coda
a morsi e baci.
Piedi in su
da svergognata,
bacia la pancia
e poco più giù.
Non si rende conto
del mio sbarco
dall’aliscafo
e di come sono arrivato
ad odiarmi
più di tutti gli esseri
io viaggiatore incantato
fra le bellezze del creato.
In sesto col frappè
mi auspico di tornare
da gatta a Hydra
nella mia prossima vita.
15 mercoledì Mag 2024
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17 mercoledì Apr 2024
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10 mercoledì Apr 2024
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Per ogni suono vano, da “Pianure d’obbedienza”, prefazione Silvano Trevisani, Macabor Editore 2023
Base musicale di Yiruma
27 mercoledì Mar 2024
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Il testo è tratto dalla nuova raccolta “La Neve Impressa”, pubblicata dall’ associazione culturale Architetti delle Parole, 2024( con prefazione a cura di Maria Concetta Giorgi). Legge lo stesso autore.
20 mercoledì Mar 2024
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Il testo è tratto dal nuovo libro “Nell’ora dell’aurora” (Editore peQuod, 2023 con prefazione di Elio Grasso). Legge la stessa autrice
13 mercoledì Mar 2024
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Il testo è tratto da “Delitto imperfetto”,50 poesie sulla poesia e sui poeti, Edizioni Di Carlo ,2024 ( Prefazione a cura di Ugo Magnanti). Legge lo stesso autore.
Autori della colonna sonora : Beppe Costa e Nicola Alesini
20 martedì Feb 2024
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POETI DI OGGI

Il testo è tratto da Da “Dialoghi con Amin” (Crocetti Editore, 2022 con prefazione di Milo de Angelis), legge lo stesso autore
24 mercoledì Gen 2024
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Da quando Pavese lo ha definito “scoiattolo della penna “, per sottolineare il dinamismo e lo sperimentalismo tipici della sua scrittura, le definizioni di Calvino si sono moltiplicate a dismisura e ciò è potuto accadere per diversi motivi. Innanzitutto, perché il suo sguardo, sempre aperto alle proposte e alle esperienze più significative del dibattito culturale della seconda metà del Novecento, ha portato un contributo a tutto campo, pur mantenendo una propria autonomia, immune dalle numerose mode espressionistiche che hanno attraversato il Novecento italiano. In secondo luogo, perché Calvino riflette la molteplicità del mondo, la “rete dei possibili”, come Borges, e un’incessante volontà di interrogarsi sui meccanismi della scrittura. Il 1964 è un anno decisivo, quando Calvino si trasferisce a Parigi. Infatti, dopo la pubblicazione de La giornata di uno scrutatore (1963), il cui nucleo tematico, almeno nelle intenzioni del suo autore, avrebbe segnato la reazione dell’intellettuale alla negatività della realtà con il definitivo distacco da ogni sicurezza nel carattere lineare dei processi storici e politici e dei tradizionali schemi ideologici per l’interpretazione del mondo, Calvino sposa Esther Judith Singer, interprete e traduttrice argentina dall’inglese con la quale si trasferisce a Parigi, calandosi nella animatissima vita culturale della capitale fino al 1980, (quando tornerà in Italia per stabilirsi a Roma, intanto continua l’attività di consulente editoriale per Einaudi). Gli anni trascorsi a Parigi ebbero un’influenza decisiva e diedero a Calvino, dunque, l’occasione di conoscere e partecipare alle esperienze che animano il panorama culturale della città, all’epoca uno dei più vivaci e innovativi in Europa. Così infatti scrive nel suo “reportage”[1] del 1983, durante una mostra di Giorgio De Chirico da lui curata al Beaubourg, prendendo spunto da alcune delle opere di Domenico Gnoli (1933-1970), considerato uno degli eredi della pittura metafisica di De Chirico per accompagnarle con testi descrittivi iper-analitici: “[…] La verità è presto detta: da quando sono entrato in questa città, la città è entrata dentro di me; dentro di me non c’è posto per nient’altro. Da allora il mio sguardo scorre su superfici levigate, sgombre che il sole fa dorate, l’ombre nere; ma a dire il vero io non so se il sole ci sia né dove sia, perduto dietro lo spessore d’un cielo verde-bottiglia, o sfoggiando in nuvole leggere e bianche…”[2].

(Fig.1 Melanconia,1912 -1914?)
Calvino dunque legge “il reportage” di un viaggio nella città immaginaria di Giorgio De Chirico, (giunto a Parigi nel 1911 col fratello Andrea, in arte Alberto Savinio, allora aspirante musicista) accompagnando la lettura da numerose diapositive delle opere dell’artista, nato in Grecia, formatasi all’Accademia di Monaco di Baviera sotto la suggestione del Simbolismo nordico di Arnold Böcklin e Klinger, ma anche della filosofia nichilista di Schopenhauer e Nietzsche. De Chirico non rinnega la tradizione, come i cubisti e i futuristi, ma a partire dalla serie degli Enigmi (1909-1913) a un nuovo modo di intendere la pittura la figurazione è solo apparentemente realistica: “Chi potrebbe diffidare del loro invito? Solo un agorafobo. L’agorafobia è un contagio che questa città trasmette a chi vi arriva senza essere premunito; anch’io ne soffro, devo dire, da quando mi trovo qui: gli spazi vuoti mi paiono ardui da attraversare, preferisco strisciare dietro agli spigoli degli edifici, tra i pilastri dei portici, senza avventurarmi allo scoperto; tanto più che non saprei dove dirigermi…”

Così Calvino “legge” L’enigma di un giorno, 1914, olio su tela, New York, The Museum of Modern Art di De Chirico. Lo sfondo è mentale, accostando in un’unica immagine, dal significato volutamente ambiguo, elementi fra loro incongruenti, non coordinabili dalla logica razionale, che provocano in chi osserva sensazioni di lirico spaesamento. Il visionarismo di De Chirico, il simbolo schematico, il manichino, il paesaggio immaginario urbano che associa presente e passato hanno carattere onirico e richiamano la psicanalisi e L’interpretazione dei Sogni (1899) di Freud. Il manichino non è una finzione, è una realtà, anzi una realtà triste , il manichino resta, noi spariremo.

“Si pensa, dunque esiste una città del pensiero (fig.5.Giorgio De Chirico, il filosofo e il poeta). Il pensiero ha bisogno di luoghi su cui posarsi, ma solo alcuni luoghi sono adatti ad ospitarlo. Non c’è nulla che inviti al pensiero quanto l’immobilità delle statue, non importa se rappresentano dee avvolte in drappeggi o uomini in redingote: basta che siano di marmo, basta una figura su un basamento con intorno una piazza, oppure isolata nel vano di una nicchia; ed ecco la mente si sente subito propensa a sostare, a riflettere.“ Da queste esperienze Calvino trae il gusto e l’idea della scrittura come “gioco combinatorio”, acutamente rilevato da Pietro Citati, il gusto per una comicità estrosa e paradossale, l’interesse per la scienza, quale tema e nutrimento della scrittura narrativa e la passione per ogni forma d’arte che sia classica e sperimentale, musica e arti figurative comprese. Calvino sempre più si affianca all’avanguardia francese, che sente più a sé congeniale per la disincantata saggezza umoristica di un Queneau, e per il controllo vigile che il Nouveau Roman (Butor, Robbe- Gillet, Sarraute) esercita su una lettura della realtà. Sulla felice esperienza di quegli anni a Parigi, Calvino ha scritto[3]: “Quando mi trovo in un ambiente in cui posso illudermi d’essere invisibile, io mi trovo molto bene. […] Una volta gli scrittori veramente popolari nessuno sapeva chi erano, di persona, erano solo un nome sulla copertina, e questo dava loro un fascino straordinario”. (Da un’intervista Italo Calvino 1974 a Parigi). Chissà, forse mantenere la condizione dell’anonimato e la riservatezza, sia nella vita privata sia nelle opzioni culturali, potrebbe spingere i lettori a prendere le distanze dalla biografia dell’autore e a differenziare la finzione come categoria concettuale dalla verità e dalla menzogna allora che la massima autorità dallo scrittore si sviluppa, quando un po’ come tanti personaggi dei suoi racconti, non ha un volto, ma presenta una fisionomia complessa, sospesa tra passato e futuro, talvolta indecifrabile, eppure il mondo che l’autore rappresenta, imprevedibile e mutevole, occupa tutto il quadro.
[1] Nel 1983, a Parigi, durante una mostra al Beaubourg, Italo Calvino lesse il testo del suo “reportage” di un viaggio nella città immaginaria di G. De Chirico, accompagnando a lettura da numerose diapositive (da FMR,n.15, 1983)
[2] (I. Calvino, Le città del pensiero, FMR, 1983)
[3] Da un’intervista Italo Calvino 1974 a Parigi.
23 sabato Set 2023
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Anna Maria Bonfiglio, Deborah Mega, Emilio Capaccio, Francesco Palmieri, Francesco Tontoli, Giorgia Vecchies, Loredana Semantica, Maria Allo, POESIA, Raffaella Rossi

Oggi è l’equinozio d’autunno, in cui il giorno e la notte sono di durata pressocchè uguale, ed è anche il giorno che segna la fine dell’estate. Per l’occasione richiamiamo il post “Saluto all’estate“, col quale avevamo avviato le attività del sito dopo le vacanze estive e invitato a inviare liberamente contributi poetici a tema: saluto all’estate, fine dell’estate, settembre, inizio d’autunno…
Abbiamo talmente gradito che qualcuno si sia proposto che riportiamo di seguito le poesie pervenute e offerte per un ultimo saluto all’estate e benvenuto all’autunno del 2023.
di Raffaella Rossi da Epidermide rara, Eretica Edizioni 2023
I tavoli si sono spenti
e con essi le sigarette di fine agosto.
Di questo quartiere solo alberi muti
e sedie cariche di pioggia.
Nessuno si risveglia
se non i morti del paese.
Non cantate ninne nanne
per addormentarmi
non fate rumore per svegliarmi.
Risate solo risate.
Adolescente estate di Giorgia Vecchies
Erba tagliata, quasi fieno. Secco
afrodisiaco ricordo di adolescenti
baci di campo che rotolavano
Impauriti sul grano.
L’estate ci era scoppiata addosso,
l’estate bruciava i minuti
tra i nostri baci, infiniti
slanci e paure e nuvole
sopra di noi tra cielo e grano.
Il verde si è perduto,
bruciato dai tuoi baci, ma
l’estate ancora divampa.
Settembre era da sempre di Loredana Semantica, inedito
Settembre era da sempre
il mese iniziatico nel quale giungeva
il richiamo profondo di appartenenza
a un ambito diverso dove
altra luce cadeva sulle cose
in riverberi giallo paglierino e ricordi
di un luogo indefinito
dove s’era vissuto o bisognava andare
un giorno forse necessariamente.
Settembre acuiva l’espansione
una memoria ancestrale di qualcosa
lontana più malinconica che gioiosa
simile al pensiero di non essere solo ora
nelle opere o parole nel tempo o materia
ma oltre in avanti o all’indietro in un altrove
in altra forma o uguale
non essendo adesso pienamente.
Intanto a settembre
altra aria fresca scende
in gocce di pioggia leggera
sulle strade impolverate dall’estate
rese saponose dall’acqua
dove pattinano pneumatici neri
mentre tutta la natura respira
ozono e sollievo.
Ma la morte incombe a settembre
non solo nei versi ma sui letti
ha un linguaggio pesante anzi muto
gli occhi sbarrati impauriti
chissà cosa pensava in quel momento
mentre le carezzavo il viso magro
i cari bianchi capelli
“sono qui” dicevo “tranquilla non c’e nulla
di cui aver paura” ma non ne ero sicura
e le chiudevo gli occhi con la mano
perché sparisse la visione
che l’atterriva.
Settembre è il mese di mezzo
della mia festa di compleanno
che traghetta l’estate all’ autunno
e già per questa pretesa di equinozio
a spartire equamente luce e lato oscuro
ha nel petto un cedimento
avulso dal consueto progredire
da rigettare come presuntuoso
perché certo è solo il nulla
rotondo come una vocale
nient’altro.
In questa fine estate di Maria Allo
C’è una tristezza antica nelle ossa
Attraversa i corpi e le giunture
gli intonaci delle case nei luoghi a noi noti
sfavilla in lievi cerchi tra le travi
in ogni androne nelle sale d’aspetto
sugli scaffali nei carteggi impolverati
Ci prende tutti nella luce e nell’ombra
Si libra nel cielo e cade con la pioggia
sulla terra bagnata senza rumore
ai bordi delle cose sulla radura tra i vicoli
dentro il presente che ci divora
C’è una tristezza antica in questa fine estate
Ecco vedi si cercano risposte oltre la pelle
fino al cielo a metà tra due roghi
mentre le sterpaglie balbettano e dal ventre
dell’Etna in rivolta un bagliore corale sale
È tempo ormai (maturità) di Francesco Palmieri
è tempo ormai
che io vesta il grigio,
che indossi la giacca antracite
camminando per la strada
guarderò solo avanti
(e più nulla
dei seni sudati
dei seni ricolmi
di lei che passa
velluto pesca
polpa e frutto
per le labbra e la sete)
lascerò alle canzoni
i miei amori perduti,
lascerò sulle spalle
le mie foglie cadute
è tempo ormai
che io vesta il grigio,
che sigilli nella plastica nera
la camicia a fiori
e i pantaloni leggeri
le scarpe in tela
dei lungomari d’agosto.
Storie sull’autunno di Emilio Capaccio da “Voce del paesaggio”, Kolibris edizioni (2016)
L’autunno è comparso a chiazze
come una malattia endemica
sulla cappa delle aiuole
Non si vede più un cane per strada
libero di rovistare nell’immondizia
Non esce la sera
resta impresso sul divano
a sentire quello che si svelenano
una madre e una figlia
Le farfalle morirono
durante l’ultima glaciazione
La luna non è più venuta
da quando precipitò
dietro casematte quinquagenarie
a ridosso dei parchetti degli spacciatori
La vede una donnola ogni tanto
a un centinaio di chilometri di distanza
in qualche rada boscaglia
Le foglie ancora incerte
non sanno se andare
a un cielo che non le chiama
o trattenersi nel braccio vegetale
Io mi sono sbagliato
Non dovevo dar retta
a quelle storie sull’autunno
La bambina dal cuore verde di Deborah Mega, inedito
La bambina dal cuore verde
percorreva il lungo tratto
che attraverso gli alberi
conduceva al mare
e si mise in silenzio ad ascoltare.
Vide allora un sentiero protetto
da giganti ombrosi e silenti.
Si chiese perché quella quiete solenne
e dove fosse l’orizzonte
nascosto dalle splendide chiome.
Gli alberi scrollarono le giovani fronde,
dai fusti si innalzò un coro di voci profonde.
La bambina dal cuore verde
si mise in ascolto, chiuse gli occhi
e in un momento non le sembrò più
che ci fosse poi tanto silenzio.
Udì il fruscìo di foglie vive sul terreno,
il tonfo delle pigne attutito dal tappeto di aghi
e più in alto un cigolio di rami che il vento piegava,
lo stormire delle foglie, il frinire di cicale,
il frullo d’ali degli uccelli.
Brulicava di vita misteriosa la fitta pineta.
La bambina dal cuore verde
inalò a pieni polmoni il profumo di resina
terriccio umido ed erbe selvatiche
e solo allora vide il mare.
Elegia d’autunno di Anna Maria Bonfiglio, indedito
Mite stagione –
compagna di cauti cammini –
porgi la guancia tiepida alla quiete
lontano dai tumulti.
Vivi del pallido rossore delle foglie
e aspetti che rintocchi
l’ultima verità, l’ultimo squillo.
Amica che ci racchiudi nel cerchio
compiuto dei distacchi –
là dove vizza giovinezza indossa
il velo della notte – a te consegno
il convulso disordine del cuore.
Equinozio di Francesco Tontoli, inedito
Fin quando regge il bene della vista
misuro con gli occhi
anche ciò che non appare.
e mi sforzo di ingoiare il sole in un boccone.
Un equinozio sul filo della spada
taglia il giorno in due e il sogno in quattro
parte di luce e parte di oscurità in molecole
che non oso destare nella loro densità.
È vasto l’universo, e attratti dalla sua brillanza
rifiutiamo la sostanza delle tenebre.
Dall’una o l’altra bocca saremo divorati
un giorno che non faremo in tempo a misurare.
09 martedì Mag 2023

In Porto franco di Giuseppe Martella si approda, si trova riparo in una “circolarità“, nello spirito, che intuisce prima il mondo esterno e lo traduce per mezzo del linguaggio dal particolare all’universale, mediante il tratto caratterizzante della tensione sperimentale, aperta a più direzioni. È come se tutta l’opera fosse ispirata dall’idea- guida che la poesia possa e debba ospitare i modi diversi e ogni esperienza di vita. In questa chiave il ritmo è vivacissimo e tutto è affidato al sortilegio della parola, allusiva in apertura dell’opera, a uno dei sonetti più famosi di Dante, rimasto fuori dalla Vita Nova: “Ma sì, ma quando, ma poi,/ se tutti noi/ fossimo presi per incantamento/ e trasportati indietro e poi in avanti…” (p.7, Per ipotesi), un sogno rimasto fuori dalla storia , perché solo in un senza- tempo e in senza- spazio la vita può coincidere con la poesia. Con questo motivo del plazer, Giuseppe Martella combina originalmente due sezioni: Gran Canaria e L’ora bruna del presentimento. Il tema del magico incantesimo a Gran Canaria e l’andare senza meta nell’ampia distesa del mare”, isola d’aria persa in mezzo al mare” (p.11) con la riflessione del poeta( p. 25), ispirata a valori laici e terreni: “ E prendi la misura, giusta finché ne hai tempo/e prendi il tempo a tua misura/ magari a usura, prendilo a prestito/qui se è il caso – tanto/ tutto è in affitto qui un tanto al mese/ il sole l’aria il mare/ il passeggiare così senza pretese…” , infine “interrogare la luce” come per riassaporare una rara luce di fronte al rapido trascorrere del tempo, l’unica possibilità per l’io-poeta di dare un senso al passaggio degli anni e per riacquistare un’identità. Scrive giustamente nella Postfazione Rosa Pierno: “Come in un aforisma socratiano anche Martella in negativo dichiara l’incapacità di definirsi (“non so chi sono”). Si tratta di un’esplicita presa di distanza dall’immagine tradizionale del poeta detentore di verità o una tecnica espressiva dell’autore in una rete di significati extra-linguistici che percorre tutta l’ opera e ne crea la sotterranea e coinvolgente complessità? “La valorizzazione semantica è il luogo ove avviene lo scambio con la realtà, ove la macchia diviene senso, staccandosi definitivamente dal reale per andare a sistemarsi nella rete dell’artefatto culturale” (dalla postfazione di Rosa Pierno). Chi legge, infatti, deve decifrare le nascoste allusioni, conoscere particolari biografici, deve ricostruire sottintesi, circostanze e contesto. Dev’essere cioè in qualche modo connivente e un po’ complice con l’autore. Martella tende a crearsi un proprio linguaggio diversificato dalla “lingua della tribù” come si esprime Mallarmé; non solo tende a crearsi un proprio mondo, in qualche modo alternativo rispetto alla realtà quotidiana: “E breve mi ritorna in mente/il ritornello/ però tutto a rovescio che non so/ neppure se sia quello di prima) oppure un altro – o della foglia/ il dolore nel ramo che si incrina/ – sulla soglia dove il rumore/ si trasforma in suono e poi parola/ e poi vola fra me e te –rimane fra di noi – come se/ fosse un arcobaleno, sole/ un effetto di luce nella pioggia/ una lama nel cuore/ un boomerang di ritorno/ un osso di rapace/ scagliato d’improvviso a ciel sereno.” (Canone inverso p.40). La forma dà vita e corpo all’intuizione, ma senza l’intuizione la forma non sussisterebbe. Se la “materia poetica … corre negli animi di tutti, tuttavia solo l’espressione, cioè la forma, fa il poeta”[1], dal che si arguisce, a parere di Croce, che l’eccellenza artistica discende dall’unione di intuizione ed espressione e può nascere solo quando si realizzi tale felice condizione. In Porto franco un sapiente lavoro di cesello interessa tutti i livelli del testo, fonico- ritmico, lessicale e sintattico, ma la cura della forma lascia spazio ai temi meditativi espressi in un tessuto fittissimo di echi e rispondenze rifioriti nelle risonanze interiori e nel canto di Giuseppe Martella.
©Maria Allo
[1] B. Croce, in Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale (1902)
Note bibliografiche
Giuseppe Martella è nato a Messina e risiede a Pianoro (BO). Ha insegnato letteratura e cultura dei paesi anglofoni nelle Università di Messina, Bologna e Urbino. I suoi studi riguardano in particolare il dramma shakespeariano, il modernismo inglese, la teoria dei generi letterari, il nesso fra storia e fiction, l’ermeneutica letteraria e filosofica, i rapporti tra scienza e letteratura, e tra letteratura e nuovi media.Dopo essersi ritirato dall’insegnamento, da alcuni anni si interessa anche di poesia italiana contemporanea, collaborando con saggi e recensioni a diverse riviste cartacee e online. Una sua poesia inedita, Kenosis, è risultata finalista al premio “Lorenzo Montano” 2020. Altri inediti sonogià apparsi su “Il giardino dei poeti”, “Versante Ripido” e la sezione Instagram di “Poesia Blog Rainews”. Porto franco è la sua opera prima in versi.
Fra le sue altre pubblicazioni a stampa:
• Ulisse: parallelo biblico e modernità, Bologna, CLUEB 1997;
• Margini dell’interpretazione, Bologna, CLUEB 2006;
• G. Martella, E. Ilardi, History. The rewriting of History in Contemporary Fiction, Napoli, Liguori 2009 (in duplice versione, inglese e italiana);
• Ciberermeneutica: fra parole e numeri, Napoli, Liguori 2013;
• Tecnoscienza e cibercultura, Roma, Aracne 2014
02 domenica Apr 2023
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POETI DI OGGI

Francesca Serragnoli
Poesia di Francesca Serragnoli da “La quasi notte” Medusa C 2020, legge la stessa autrice

Rosaria Di Donato
Poesia “il padre il figlio” di Rosaria Di Donato, tratta da” Preghiera in Gennaio”, Macabor Editore 2021, legge la stessa autrice
la silloge si può acquistare rivolgendosi direttamente all’Editore: https://www.macaboreditore.it/home/libri/hikashop-menu-for-products-listing/product/166-preghiera-in-gennaio.html

Poesia tratta da “Darkana” di Davide Cortese, Edizioni Lieto Colle, 2017, legge lo stesso autore

Lorenzo Pataro
Poesia di Lorenzo Pataro da “Amuleti”, Ensemble, 2022, legge lo stesso autore
28 martedì Mar 2023
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POETI DI OGGI

Marina Pizzi (ph. Dino Ignani)
Poesia di Marina Pizzi “L’estate di chi guarda” da “Il giornale dell’esule” Crocetti Editore 1986, legge Maria Allo

Luca Pizzolitto
Poesia di Luca Pizzolitto, dalla raccolta “Crocevia dei cammini”, peQuod, 2022, (http://www.italicpequod.it/2020/books/1702-2/)
Legge lo stesso autore

Giancarlo Stoccoro
Poesia di Giancarlo Stoccoro tratta da “Esercizi di sparizione”, Tozzuolo Editore 2022, p.64, (https://www.francescotozzuoloeditore.it/giancarlo-stoccoro/131-esercizi-di-sparizione-9791280114372.html)
Legge lo stesso autore
21 martedì Mar 2023
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POETI DI OGGI

Lucetta Frisa
Poesia di Lucetta Frisa da “Ho tante albe da nascere”, con prefazione di Luigi Cannillo, Puntoacapo editore, 2022 legge la stessa autrice

Andrea Temporelli
Poesia di Andrea Temporelli, da “ L’Amore e tutto il resto” Interlinea Edizioni,2023, legge lo stesso autore

Copertina del libro di Abele Longo
Poesia di Abele Longo, da “Scrittura con vista”, Terra d’ulivi edizioni, 2023, collana I Granati, prefazione di Doris Emilia Bragagnini, legge lo stesso autore

Giuseppe Martella
Poesia di Giuseppe Martella, tratta da Porto Franco, con Postfazione di Rosa Pierno, Arcipelago Itaca Edizioni, 2022 legge lo stesso autore
14 martedì Mar 2023
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La partecipazione alla rubrica “La poesia prende voce” è aperta. Occorre inviare all’indirizzo liminamundi@gmail.com una foto, una lettura audio in formato mp3 o wav e i riferimenti editoriali del libro edito da cui è tratta la poesia.
POETI DI OGGI

Lucianna Argentino (ph. Mel Carrara)
Poesia di Lucianna Argentino da “In canto a te” (Samuele editore, 2019), legge la stessa autrice

Pietro Russo
Poesia di Pietro Russo da “Eppuru i stiddi fanu scrusciu” (Le farfalle , Valverde 2022), legge lo stesso autore

Sergio Daniele Donati
Poesia di Sergio Daniele Donati, da “Il Canto della Moabita “(Ensemble ed. – settembre 2021), legge lo stesso autore

Francesco Ottonello
Poesia di Francesco Ottonello da” Isola aperta” (Interno POESIA 2020-Premio GOZZANO Premio città di Como Opera Prima), legge lo stesso autore
https://internopoesialibri.com/libro/isola-aperta/
28 martedì Feb 2023
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POETI DI OGGI

Isabella Bignozzi (ph. Francesca Serragnoli)
poesia di Isabella Bignozzi, Supernova, è tratta da Le stelle sopra Rabbah, per Transeuropa nel 2021, ed è accompagnata dal sottofondo Musicale Gnossienne No.1 di Erik Satie, legge la stessa autrice

Maria Grazia Galatà con Mario Luzi
poesia di Maria Grazia Galatà Da” Quintessenza “, Marco Saya Edizioni 2018, legge la stessa autrice

Elia Belcufinè
poesia di Elia Belcufinè da “La rosa rosa”, RPlibri 2020, legge lo stesso autore

Annalisa Rodeghiero
poesia di Annalisa Rodeghiero, da “A oriente di qualsiasi origine”, Arcipelago Itaca edizioni 2021, legge la stessa autrice
21 martedì Feb 2023
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POETI DI OGGI

Ornella Mallo
di Ornella Mallo “Mani”, tratta da Scriverti, Kemonia Edizione, febbraio 2022, legge la stessa autrice

Paola Deplano
poesia di Paola Deplano, da “L’ultima Cenerentola”, Edizioni Progetto Cultura, 2018.

Pietro Romano
poesia di Pietro Romano, da “Feriti dall’acqua”, peQuod, 2022, collana Portosepolto diretta da Luca Pizzolitto. legge lo stesso autore

Mariangela Ruggiu
poesia di Mariangela Ruggiu da “Ti portavo a volte l’acqua”, Terra d’ulivi edizioni 2022, legge la stessa autrice
14 martedì Feb 2023
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POETI DI OGGI

Doris Emilia Bragagnini
di Doris Emilia Bragagnini “Sol_a Gratia” dalla raccolta “Claustrofonia”, Giuliano Ladolfi Editore 2018, legge la stessa autrice

Mattia Tarantino (foto di Antonio Verde)
poesia di Mattia Tarantino, da “L’ età dell’uva” (Perrone, 2021), legge lo stesso autore

copertina di “Variazione madre” di Federico Preziosi
poesia di Federico Preziosi, da “Variazione Madre”, Lepisma floema, Controluna 2019, legge lo stesso autore

Angela Caccia
poesia di Angela Caccia da “L’Alveare assopito”, Fara edizioni, anno 2022, legge la stessa autrice