
Il fiore del deserto, Collana diretta da Gianpaolo G.Mastropasqua
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Il gradiente delle stelle volgeva al centro esatto del basamento, lungo il canale iridescente delle vene.
Era una mutevole radiazione meridiana, fletteva le immagini dell’elemento principale, rigenerandone il condotto, lo strato esterno della pelle.
La linea si manteneva limpida, tratta a giustezza estrema, creava spinte prevalenti, poligoni epidittici.
Svolgendosi, il tracciante aveva vita propria, rimarcante, esaminava nuove strategie d’appoggio, proponeva lo sviluppo di spezzate, tronchi, e propagava congetture oblique, ubiquità convesse.
Era, allora, un soverchio agglomerato di tentacoli, e al centro il rigido impianto catalizzatore, la sede dell’Eletto, nel ganglio del neurone.
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Apprezzava il sapido parto delle albe, la maturazione di un convincimento, il rituale di attendere conferme, rivelare esitazioni, nel tramonto di un assioma.
Richiuse l’abbecedario: era il debole conforto di ciò che era riassunto, gli inciampi del dettato, per confidare ancora nella purezza di un difetto, di ciò che del diniego aveva un dì crittografato.
Separò la schiuma dalle bolle.
Le gocce si appuntivano sulle parentesi ciliari, si specchiavano sul fondo delle macule.
Altro di niente, forse di nessuno, altro di se stesso, collezione pervia del molteplice, del diverso.
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Amava strenuamente l’imperfetto, era il tempo perfetto del sospeso, si dipanava adagiato nel passato, conservando intatta la speranza del futuro, di un moto sì intrapreso, di un approdo, però, che mai si era concluso.
Il riecheggiante retaggio del sommerso, la proiezione interminabile del corso, il divenire transito, il conato ininterrotto.
La nuova variante fu isolata su un esemplare ermafrodita, era un ceppo di nuova formazione, subumano, tuttavia era una replica stampata, con qualche lieve variazione, dell’impronta madre del già nato, conteneva ogni attimo vissuto, e attraversando le galassie di petrolio, aveva rabberciato un cromosoma nuovo, una
mutazione quasi estinta, riportata in vita dal paguro.
Le mille facce dello stesso volto, la veste sempre nuova di un sol verso, la dolcissima impronta di dolore, nel calcare terra, passo dopo passo.
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Quando entrò il procuratore, si udì un muovere di sedie, un brusio di voci canute.
I capi di accusa erano tanti, il difensore inerme.
Argomentò che non era quello, che non era stato lui, che non era giusto.
Ma v’era un testimone, incontrovertibile, oculare.
E del reato ebbe la visione, improvvisamente, un etere convulso che si scioglie, lui nell’attimo fatale che si ottunde, si piega nudo sul suo ventre, non riconosce il sole.
Per ogni limite di un varco.
Per la forma chiusa di ogni carne.
Per il potere fatuo d’ogni viso.
Una riga sulla lente, nel punto esatto dello sguardo.
Divideva il visibile e il non visto.
L’uno riflesso dentro l’altro, uniti nel falso dello specchio.
Poi, un silenzio di colori.
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Si chiese se l’avesse respirata.
Se era felice.
Senza sapere cosa fosse, purché fosse.
Purché vi fosse un poco.
Levigò le gocce delle note.
Strinse un’aria liquida, di luce.
Togliere, più che mettere.
Senza temere.
E scompose di se stesso il niente.
Ne trasse uno spasimo.
Forse un’embolia del nucleo.
O forse una pallida lettera di sangue.
Tremante su di un bacio.
Così sussurrò: “Mi ami?”
L’AUTORE
Vincenzo Di Giulio, nato a Taranto nel 1968, laureato in Ingegneria Elettronica, vive a Roma, dove lavora come quadro dell’area tecnica di nota società di telecomunicazioni. Con la sua silloge di esordio Il Nero e il Sole (LCE, 2021) è risultato vincitore dei premi Letteratura Italiana Contemporanea e I Colori delle Parole e ha ottenuto altri riconoscimenti letterari (nei premi Mario Luzi, Don Luigi Di Liegro, Leggiadramente, Penna d’Autore). La sua seconda silloge Anima Mundi (Puntoacapo, 2022) è stata insignita del Premio Internazionale Lago Gerundo ed è stata premiata in diversi concorsi letterari (Mario Luzi, Metropoli di Torino, I Murazzi, Bologna in Lettere, Alberoandronico, Lorenzo Montano, L’Arte in Versi, Versante Ripido, Michelangelo Buonarroti). Con l’opera in prosa poetica Piani di migrazioni instabili ha ottenuto segnalazioni di merito nei premi per inediti Mario Luzi, Alberoandronico, Città di Grottammare, Elio Pagliarani.