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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: ~A viva voce~

letture a viva voce di poesie scelte

~A viva voce~

22 sabato Gen 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Enrico Testa, Pasqua di neve

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

L’anniversario

“Che in questa mattina di febbraio, gelida e serena, di accecanti chiarori e di pulviscolo in volo, venga sorpreso e annichilito, per le strade di Genova, dal tuo ricordo, che scende come un rasoio ad accarezzarmi la schiena; e che tutta la distanza che ci separa non si possa ora neppure scorgere e misurare tanta è la caligine densa che sta tra noi due; e che io mi accorga che vado perdendo, giorno dopo giorno, anche l’eco della tua voce, remota e astrale… Tutto questo mi dà il senso e la consapevolezza di non poter mai più tornare a casa.”

Enrico Testa (da Pasqua di neve, Einaudi, Torino 2008)

 

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~A viva voce~

15 sabato Gen 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fernando Bandini, L'ultimo aereo

 

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

L’ultimo aereo

 

La nostra vita non è più nelle trame

tessute intorno a casa o poche vie più in là:

un ventaglio di aneddoti che l’aria

schiudeva tra le dita, depositava adagio

negli orti rosseggianti di escallònia

dove un giorno attecchiva una piccola storia.

Una nube strappata al cielo dal vento

lambisce coi suoi orli sfilacciati

vecchie periferie dove sbocciano fragole

di cui sono golosi solo i rospi.

Sappiamo quello che accade – e accade

soltanto altrove.

L’ultimo aereo che ha sorvolato le case

è stato il Macchi della nostra infanzia,

ma ne abbiamo sentito lo schianto

dietro le colline molti anni fa.

 

Fernando Bandini, L’ultimo aereo, da Santi di Dicembre, Garzanti, 1994.

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~A viva voce~

08 sabato Gen 2022

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Il cielo, Patrizia Cavalli

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

Adesso che il tempo sembra tutto mio
e nessuno mi chiama per il pranzo e per la cena,
adesso che posso rimanere a guardare
come si scioglie una nuvola e come si scolora,
come cammina un gatto per il tetto
nel lusso immenso di una esplorazione, adesso
che ogni giorno mi aspetta
la sconfinata lunghezza di una notte
dove non c’è richiamo e non c’è piú ragione
di spogliarsi in fretta per riposare dentro
l’accecante dolcezza di un corpo che mi aspetta,
adesso che il mattino non ha mai principio
e silenzioso mi lascia ai miei progetti
a tutte le cadenze della voce, adesso
vorrei improvvisamente la prigione.

 

Patrizia Cavalli, da Il cielo, Einaudi, 1981.

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~A viva voce~

18 sabato Dic 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

Peso a peso

(…siamo nati a morire

e ancora questo non basta…)

Non basta farsi certi a poco a poco

che gli anni invulnerabili sono contati

e poi solo il cadere ad una ad una

di scaglie di metallo dalla pelle

(e carne, soltanto carne esposta,

dai piedi e alla testa, intorno a braccia e cosce,

nel cavo del torace, nel ventre gommapiuma,

carne soltanto col marchio di memorie

che furono corse sott’acqua e pioggia senz’ombrello,

la svolta in un portone ed una rosa,

il bacio ed una rosa, e l’infinito intorno).

 

Non basta sovrapporre peso a peso,

comprimere le spalle di zavorra e terra

(e rami fracassati per caduta da sospensione al suolo,

e voli trasparenti che hai aspettato in anni

perché non era ancora il tempo degli spari,

dei colpi di fucili nascosti nelle siepi

e i passeri a stramazzare, i cani ad abbaiare,

e terra tutt’intorno, soltanto questa terra.).

 

Non basta lo spirare goccia a goccia,

segnare il passo per l’ultimo dei morti

(e chiudere la casa dopo il lutto,

scenderne le scale per non salirle più)

e poi ancora uno che forse non ti aspettavi

e poi ancora un altro venuto di sorpresa.

Non basta accorgersi e non dirlo

che i vecchi se ne andranno

e resteranno i figli,

che certo è ancora vita il giro di clessidra

ma come sarebbe stato

il durare gli uni e gli altri

lo spazio di un eterno

e non giorni d’inferno

per i sopravvissuti.

 

Siamo nati a morire,

e fosse stato questo il neo,

il punto di scadenza di una stagione sazia,

un reclinare il capo come i fiori,

un chiudere le imposte per dormire,

l’andarsene non visti, senza lasciare croci,

svanire fra le stelle e nessuna guerra,

 

sarebbe stata vita, un giorno lungo un sogno,

il canto di un delfino a navigare il mare.

 

(Ma forse questo

dio

ancora non l’ha visto).

 

 

Francesco Palmieri, Fra improbabile cielo e terra certa, Terra d’ulivi Edizioni

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~A viva voce~

11 sabato Dic 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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A tanto caro sangue, Giovanni Raboni

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

Ho gli anni di mio padre – ho le sue mani,
quasi: le dita specialmente, le unghie,
curve e un po’ spesse, lunate (ma le mie
senza il marrone della nicotina)
quando, gualcito e impeccabile, viaggiava
su mitragliati treni e corriere
portando a noi tranquilli villeggianti
fuori tiro e stagione
nella sua bella borsa leggera
le strane provviste di quegli anni, formaggio fuso, marmellata
senza zucchero, pane senza lievito,
immagini della città oscura, della città sbranata
cosí dolci, ricordo, al nostro cuore.
Guardavamo ai suoi anni con spavento.
Dal sotto in su, dal basso della mia
secondogenitura, per le sue coronarie
mormoravo ogni tanto una preghiera.
Adesso, dopo tanto
che lui è entrato nel niente e gli divento
giorno dopo giorno fratello, fra non molto
fratello piú grande, piú sapiente, vorrei tanto sapere
se anche i miei figli, qualche volta, pregano per me.
Ma subito, contraddicendomi, mi dico
che no, che ci mancherebbe altro, che nessuno
meno di me ha viaggiato fra me e loro,
che quello che gli ho dato, che mangiare
era? non c’era cibo nel mio andarmene
come un ladro e tornare a mani vuote…
Una povera guerra, piana e vile,
mi dico, la mia, cosí povera
d’ostinazione, d’obbedienza. E prego
che lascino perdere, che non per me
gli venga voglia di pregare.

Giovanni Raboni

da “A tanto caro sangue”, (1956-1987), in “Tutte le poesie”, Einaudi, Torino, 2014

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~A viva voce~

04 sabato Dic 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Edoardo Sanguineti, Novissimum Testamentum

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

 

 

nell’anno novecento e ottanta e due
sul principio del mese di novembre,
gabbati i santi, e gabbati anche i morti,
tra le ore diciassette e le diciotto,
questo settimo giorno, che è domenica,
io qui presente sottoscritto, in Como,
dentro i locali della Media Foscolo,
novanta e nove di via Borgo Vico,

pubblicamente dichiaro e certifico
che per sempre rinuncio all’universo:
testimoniate per me, per un’ora,
e per un’ora, con me, vigilate:
se oggi chiudo e sbaracco e mollo e stacco,
getto la spugna e faccio il punto e a capo,
sarà perché tengo ragioni buone,
che tutte non le vengo a raccontare:

a quella cara donna, dunque, mia,
che già, nel nome, luce mi significa
e che i miei giorni, in fatto, ha illuminato,
ma che mi perdo, intanto, nel mio buio,
comunque lascio, per ricordo mio,
una cosa più lieve che la brina
più vana ancora che la ragnatela,
più niente assai che, dentro un’acqua, il buco:

dico che lascio parole d’amore:
dico quelle che scrissi e che non scrissi,
dico quelle che dissi e che non dissi,
quelle pensate e quelle non pensate,
ma che, a pensarci, però, ci pensavo:
quando avrò lingua di cenere e polvere,
con quattro corde di vermi vocali,
ci potrà fare, quella, il suo conforto:

la vita ci consuma, e come un’acqua
che si arrotonda le più quadre pietre,
così ci rode e morde e spolpa e spompa
e spoglia e sbuccia e succhia, e ci smidolla:
noi, l’uomo vivo, fa di pasta frolla:
e, come un ghiaccio, che nel caldo ammolla,
scioglie i muscoli e i nervi in trista colla,
mentre ci svena il sangue a bolla a bolla:

guardate agli occhi miei, che un velo vela,
quasi sbavata nebbia sopra un vetro:
guardate al polso mio, che forte trema,
quasi criceto o acciuga, in rete o in gabbia:
sopra la pelle mia, scriba tenace,
il tempo ha inciso, con la sua lancetta,
lungo e largo, alto e basso, in furia e in fretta,
la sua firmetta netta maledetta

qui mi è alla fine il mio inchiostro, signori,
e qui si va spegnendo la mia voce:
così la taglio, la mia tiritera,
che, in ogni caso, già si è fatta sera:
altro, per oggi, né dico né scrivo:
lascito magro avete rimediato,
ma magro è l’uomo che l’ha rilasciato:
congedo prendo, più morto che vivo.

 

Edoardo Sanguineti, da Novissimum Testamentum, Manni, Lecce, 1986.

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~A viva voce~

27 sabato Nov 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

Cambi di stagione 

 

si è aspettato a giorni il mondo che verrà

(era in attesa sul finire di una buonanotte,

oltre la storia e i baci prima di dormire,

era inciso su cupole fra firmamento e cielo

che bastava una preghiera perché dio

vi si affacciasse in volo,

e poi sospeso sopra labbra rosse

quando l’amore non era un dopo

di lenzuola sudate da lavare)

 

si è aspettato, noi,

come bambini seduti sopra a un molo

coi piedi in pesca dentro acquario e mare

e gli occhi di vedetta in cima a caravelle

(perché i bambini hanno angeli per ciglia

e coperte con le stelle sulle spalle,

perché i bambini sono senza confini

ed hanno passi alti dalle montagne al cielo)

 

poi vennero gli anni scivolati in acqua:

un tempo per il tuono delle cannoniere,

un tempo per il fumo delle petroliere,

un tempo per l’utopia caricata dalla polizia,

un tempo per un muro al fondo d’ogni via,

 

e adesso è solo vivere al presente,

lo spazio di giornata o qualche minuto appena,

e se mi affaccio un tanto sulla riva                 

lo so tutto il silenzio a perdita di vista,

il nientenulla oltre la superficie

ed un bisbiglio di cordoglio dentro cattedrali,

così, come viene naturale dopo la strage,

ad ogni genocidio di generazione

quando infine si capisce

che si nasce per le stelle

e si muore in una cella.

 

Francesco Palmieri, Fra improbabile cielo e terra certa, Terra d’ulivi Edizioni

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~A viva voce~

20 sabato Nov 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Rudyard Kipling, Se

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

SE di Rudyard Kipling

 

Se riesci a conservare la calma quando tutti

intorno a te la perdono e te ne fanno una colpa;

se riesci ad aver fiducia in te quando tutti

ne dubitano, ma anche a tener conto dei loro dubbi;

se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,

o se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

o se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

 

 

se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

se riesci a fronteggiare Trionfo e Rovina

e a trattare allo stesso modo questi due impostori;

se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi

o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,

e tornare a ricostruirle con strumenti logori;

 

 

se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

e perdere e ricominciare di nuovo dal principio

e non dire una parola sulla perdita;

se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

e a tener duro quando in te non resta altro

tranne la Volontà che dice: “Resisti!”

 

 

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,

e a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,

se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

se riesci a vivere il tempo inesorabile

dando valore a ogni minuto che passa,

tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,

e quel che più conta “Sarai un uomo, figlio mio!”

 

Trad. e riadatt. di Francesco Palmieri

 

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~A viva voce~

13 sabato Nov 2021

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Monologo di Amleto, William Shakespeare

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

William Shakespeare, Monologo di Amleto, Atto III, Scena I

Essere, o non essere, questo è il problema:

se sia più nobile soffrire nella mente

i colpi di fionda o le frecce di un’oltraggiosa fortuna

o prendere le armi contro un mare di affanni

e, contrastandoli, farli cessare per sempre?

Morire, dormire… nient’altro, e con il sonno porre fine

al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali

di cui è erede la carne:

questa sì sarebbe una conclusione

di cui essere grati agli dei. Morire, dormire.

Dormire…forse sognare. Sì, è qui l’ostacolo

perché in quel sonno di morte non sappiamo la specie dei sogni

che possono venire, dopo che ci siamo cavati di dosso

questo groviglio di carne mortale…Ed è questo l’ignoto

che dà alla sventura di essere nati, una vita così lunga,

perché chi sopporterebbe altrimenti le frustate e gli scherni del tempo,

il piede dell’oppressore, le prepotenze dell’uomo superbo,

il dolore dell’amore rifiutato e deriso, le ingiustizie della legge,

l’insolenza dei potenti e il disprezzo che la virtù riceve dagli indegni

quando egli stesso potrebbe darsi quiete con un solo colpo di pugnale?

Chi porterebbe tali fardelli, gemendo e sudando sotto il peso di una

vita di stenti e fatica, se non fosse che il terrore del dopo morte, questo paese

inesplorato dalla cui frontiera nessuno fa ritorno sconcerta la volontà

e ci fa sopportare i mali che abbiamo

piuttosto che correre veloci

verso altri

che non conosciamo?

È così che la coscienza dell’ignoto ci rende tutti codardi,

è così che il colore naturale dell’azione risoluta, è fatto pallido dalla cera del pensiero,

e imprese di grande altezza e ardimento perdono vigore e forza fino a scomparire

senza più un ricordo.

Trad. e riadatt. di Francesco Palmieri

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~A viva voce~

06 sabato Nov 2021

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Charles Baudelaire, L'albatro

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

 

L’ALBATRO di CHARLES BAUDELAIRE

 

Spesso, per dilettarsi, le ciurme
 
catturano degli albatri, grandi uccelli marini
 
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
 
il bastimento che scivolando va su cupi abissi.
 
 
 
 
Appena posti sulla tolda
 
questi re dell’azzurro abbandonano ai loro fianchi miseramente,
 
indifesi e vergognosi, come remi,
 
sconfitte, le candide e grandi ali.
 
 
 
 
Com’è goffo e inerte questo viaggiatore alato,
 
lui poco fa così bello com’è comico e brutto!
 
Qualcuno con la pipa qui il becco gli stuzzica,
 
là un altro, l’infermo che volava scimmieggia zoppicando.
 
 
 
 
Come il principe dei venti è il poeta
 
che avvezzo alla tempesta si ride dell’arciere
 
ma esiliato fra scherni sulla terra camminare non può
 
per le sue ali da gigante.
 
 
Trad. di De Nardis, riadatt. di Palmieri

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~A viva voce~

30 sabato Ott 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Congedo del viaggiatore cerimonioso, Giorgio Caproni

 

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

Congedo del viaggiatore cerimonioso di Giorgio Caproni

 

Amici, credo che sia
 
meglio per me cominciare
 
a tirar giú la valigia.
 
Anche se non so bene l’ora
 
d’arrivo, e neppure
 
conosca quali stazioni
 
precedano la mia,
 
sicuri segni mi dicono,
 
da quanto m’è giunto all’orecchio
 
di questi luoghi, ch’io
 
vi dovrò presto lasciare.
 
 
Vogliatemi perdonare
 
quel po’ di disturbo che reco.
 
Con voi sono stato lieto
 
dalla partenza, e molto
 
vi sono grato, credetemi,
 
per l’ottima compagnia.
 
 
Ancora vorrei conversare
 
a lungo con voi. Ma sia.
 
Il luogo del trasferimento
 
lo ignoro. Sento
 
però che vi dovrò ricordare
 
spesso, nella nuova sede,
 
mentre il mio occhio già vede
 
dal finestrino, oltre il fumo
 
umido del nebbione
 
che ci avvolge, rosso
 
il disco della mia stazione.
 
 
Chiedo congedo a voi
 
senza potervi nascondere,
 
lieve, una costernazione.
 
Era cosí bello parlare
 
insieme, seduti di fronte:
 
cosí bello confondere
 
i volti (fumare,
 
scambiandoci le sigarette),
 
e tutto quel raccontare
 
di noi (quell’inventare
 
facile, nel dire agli altri),
 
fino a poter confessare
 
quanto, anche messi alle strette,
 
mai avremmo osato un istante
 
(per sbaglio) confidare.
 
 
(Scusate. È una valigia pesante
 
anche se non contiene gran che:
 
tanto ch’io mi domando perché
 
l’ho recata, e quale
 
aiuto mi potrà dare
 
poi, quando l’avrò con me.
 
Ma pur la debbo portare,
 
non fosse che per seguire l’uso.
 
Lasciatemi, vi prego, passare.
 
Ecco. Ora ch’essa è
 
nel corridoio, mi sento
 
piú sciolto. Vogliate scusare).
 
 
Dicevo, ch’era bello stare
 
insieme. Chiacchierare.
 
Abbiamo avuto qualche
 
diverbio, è naturale.
 
Ci siamo – ed è normale
 
anche questo – odiati
 
su piú d’un punto, e frenati
 
soltanto per cortesia.
 
Ma, cos’importa. Sia
 
come sia, torno
 
a dirvi, e di cuore, grazie
 
per l’ottima compagnia.
 
 
Congedo a lei, dottore,
 
e alla sua faconda dottrina.
 
Congedo a te, ragazzina
 
smilza, e al tuo lieve afrore
 
di ricreatorio e di prato
 
sul volto, la cui tinta
 
mite è sí lieve spinta.
 
Congedo, o militare
 
(o marinaio! In terra
 
come in cielo ed in mare)
 
alla pace e alla guerra.
 
Ed anche a lei, sacerdote,
 
congedo, che m’ha chiesto s’io
 
(scherzava!) ho avuto in dote
 
di credere al vero Dio.
 
 
Congedo alla sapienza
 
e congedo all’amore.
 
Congedo anche alla religione.
 
Ormai sono a destinazione.
 
 
Ora che piú forte sento
 
stridere il freno, vi lascio
 
davvero, amici. Addio.
 
Di questo, sono certo: io
 
son giunto alla disperazione
 
calma, senza sgomento.
 
 
Scendo. Buon proseguimento.

 

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~A viva voce~

23 sabato Ott 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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La spiaggia, Vittorio Sereni

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

Sono andati via tutti –
blaterava la voce dentro il ricevitore.
E poi, saputa: – Non torneranno piú –.

Ma oggi
su questo tratto di spiaggia mai prima visitato
quelle toppe solari… Segnali
di loro che partiti non erano affatto?
E zitti quelli al tuo voltarti, come niente fosse.

I morti non è quel che di giorno
in giorno va sprecato, ma quelle
toppe d’inesistenza, calce o cenere
pronte a farsi movimento e luce.
Non dubitare, – m’investe della sua forza il mare –
parleranno.

 

VITTORIO SERENI, da “Gli strumenti umani”, Einaudi, Torino, 1965

 

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~A viva voce~

16 sabato Ott 2021

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, ~A viva voce~

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Eugenio Montale, Non chiederci la parola

Con questa rubrica si vorrebbe dare ‘voce viva’ a testi di diverso genere e ad autori noti e meno noti che di solito vengono conosciuti tramite lettura personale e spesso silenziosa. Senza nulla togliere alla profondità dell’esperienza soggettiva di immersione nel testo, con questo tentativo si vuole porre l’accento sulla modalità dell’ascolto e della compartecipazione acustica dell’espressione letteraria, così come accade quando assistiamo ad uno spettacolo teatrale o, più semplicemente, quando dialoghiamo. La scelta di autori e testi sarà a cura della redazione, tuttavia non si esclude che potranno essere prese in considerazione proposte di lettura su iniziativa di esterni alla stessa redazione, avendo cura di inviare copia del testo proposto. Solo un’avvertenza: la voce narrante è quella di un lettore comune e non l’espressione professionale di un attore, così come l’ambiente operativo che non è uno studio di registrazione.

 

Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
 
l’animo nostro informe, e a lettere di fuoco
 
lo dichiari e risplenda come un croco
 
perduto in mezzo a un polveroso prato.
 
 
Ah l’uomo che se ne va sicuro,
 
agli altri ed a se stesso amico,
 
e l’ombra sua non cura che la canicola
 
stampa sopra uno scalcinato muro!
 
 
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti
 
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
 
Codesto solo oggi possiamo dirti,
 
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

 

EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia (Torino, Piero Gobetti Editore, 1925).

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