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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Venerdì dispari

10 venerdì Gen 2025

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Giorno di pioggia fin dal mattino

Giorno di pioggia fin dal mattino

Giorno di pioggia fin dal mattino
e io che volevo scrivere del sole
rimango a farmi crocifiggere
dalle perturbazioni atlantiche
un apriti cielo che è previsto
per un numero imprecisabile di ore.
E prendo questo sole finito in un calzino
nascosto nella tasca del giubbino
tra un plettro di chitarra e un centino
lo prendo come si prende in cura un figlio
appena ritornato con la nave da crociera
lo cullo come quando lo facevo da bambino
lo canto pure un poco nella gola
lo mastico lo appiccico ad un’aurora.
E’ un sole omeopatico spalmato sulla pelle
medicamento segreto e iniziatico
sparito a primavera in questo cielo grigio
riapparso per fortuna a tarda sera.

Francesco Tontoli

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“Le viti del pianto” di Lara Pagani

07 martedì Gen 2025

Posted by maria allo in CRITICA LETTERARIA, La poesia prende voce, Note critiche e note di lettura, POESIA

≈ 1 Commento

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Lara Pagani, Maria Allo

ilglomerulodisale 2024
collana La rosa del guardare, diretta da Franca Alaimo
prefazione di Franca Alaimo
con una nota di Daìta Martinez

Nota di lettura: Maria Allo

Lara Pagani, nella sua opera prima, “Le viti del pianto”, per conto della casa editrice “ilglomerulodisale, ci consegna una vita vissuta tutta dal di dentro in una dimensione verticale, perché vibra il sogno di una bellezza che, si affaccia sul deserto, ma con l’alternativa dell’unica scelta consapevole: fra terra e mare è quest’ultimo che corrisponde alla sua vita (“sono l’acqua/ che manca sotto i piedi”). La realtà nella quale lo sguardo dell’autrice si sofferma sui dettagli è densa di circostanze , sfumature, tratti descrittivi che si intrecciano nel tempo, si dimenticano o riaffiorano nella memoria ( “In piazza a Venezia fu l’incubo” p.19, o “Era questione di tempo, di correnti/propizie innamorarmi dall’origine”p.27) per cercare strade da battere esclusivamente entro l’orizzonte del tempo e dello spazio, la sola dimensione che ci appartenga, anche se una frattura insanabile accresce il senso di solitudine dell’io. Così nonostante i tratti descrittivi, qui i particolari diventano emblemi tanto più efficaci quanto più sono realistici, perché, come dice Zanzotto, la poesia ci ridà le emozioni più profonde, che possono nascere in noi. Ma non è sufficiente, il tempo incalza e semina rovine, il passato si dissolve, eppure un incontro, un’emozione vissuta o un pensiero resta solo l’oggetto, che era presente e che, come un amuleto, sembra raccoglierne in sé il segreto: “passi e gli angeli si piegano, girano /le viti del pianto. Dai tuoi dolori /brucia una risata – dal mento d’oro/ spunta al cosmo l’inedito profilo”. Ecco, la poeta non accetta l’idea che della vita vissuta non resti traccia e che il trascorrere del tempo porti con sé emozioni legate a una presenza concreta (“Il filo che ci lega non è rosso. / Non stringe, non fa male eppure/lascia sui quattro polsi un lungo segno invisibile” p. 37), messa in dubbio dall’azione del tempo:” È stata una catastrofe /per sottrazioni, non ha fatto danni /particolari – soltanto ha annullato/giorno per giorno il dono del tempo”. Le viti del pianto presenta pertanto una costruzione complessa e delicatissima che si fonda sull’analogia, ovvero sull’accostamento alogico di elementi disparati, che si caricano di valore allusivo, così la discesa di Clizia, figura metamorfica, (come è stato giustamente osservato da Franca Alaimo nella prefazione), coincide con la possibilità che i valori umanistici resistano alla deriva della storia e i significati delle cose vengano ricercati con gli strumenti della ragione. Tuttavia Clizia si contrappone anche alla lontananza irraggiungibile, in quanto connotata con i caratteri istintivi della sensualità e della corporeità : “avevo le piume /e un bel paio d’ali: ero diventata/uno splendido piccione”(p.16) o in un tentativo di rintracciare sul filo della memoria un passato perduto, resta dunque, pur sempre uno jato , un duplice senso di rimpianto e di desiderio della poeta : “A lampioni eclissati ti ho sfogliato le palpebre –/l’iride tremula, viola come la notte /quando è impossibile da spegnere”. In questa raccolta percorsa dal dolore dell’assenza quasi urlata nel sussulto di una raffinata postura poetica (dalla postfazione di Daita Martinez), il nucleo ispirativo di Lara Pagani tende a coincidere con l’istante di grazia e la sua capacità di cogliere il dono ereditato da Clizia che in questa raccolta si definisce con rigorosa coerenza.

Maria Allo

da: Le viti del pianto (glomerulodisale 2024)

Canto il tuo corpo acquatico –
i polpastrelli senz’ombra
di grinze, le pinne chiare che sono
la tua chioma. Quando trema
la terraferma è il tuo respiro.

*

Cammino sulla sponda del mio mare
che non è calmo, non è tutto azzurro –
azzurri sono gli occhi disegnati
sul viso, quelle gemme che nascondo
come parole perché fanno male.
Lunghi e ramati i miei capelli, sfoggio
un sorriso capace di confondere
i cercatori di perle più avveduti:
non mi avrete, voi bestie – sono l’acqua
che manca sotto i piedi, sono il fuoco
che arretra al solo pensiero di toccarvi.

*

Dei tuoi dolori non fare parola –
tirare dritto fosse l’ultima prova,
l’ultimo incendio della tua figura:
anche questo sei tu, pianeta rosso
per orbite e per anelli che splendono
al dito, nera cometa e sventura
di tutte le solitudini, tu –
passi e gli angeli si piegano, girano
le viti del pianto. Dai tuoi dolori
brucia una risata – dal mento d’oro
spunta al cosmo l’inedito profilo.

*

Ti si può solo ascoltare, sperare
un giorno di somigliarti. I girasoli
che tanto ami hanno appena messo
la testa fuori dal fango, qualcuno
intanto la china. Tu comprendi tutto:
anche morire è una fatica, dici
mentre sgombri la tavola dai resti
del pranzo che non abbiamo diviso.

*

Alla strada che hai disegnato
di fronte a me come qualcuno
che ti spiega le vele e ti prepara
l’amore di una barca penso adesso
che muori in lunghi momenti bianchi.
Ho avuto la fortuna sul collo, la stella
che non brilla bensì trama sotto il ventre
azzurro delle nuvole logorandomi
in altalena la curva dei fianchi.

*

Ricordo il pulviscolo, la prima bruma
ascendente delle stelle. La tua clavicola
mi parlava incrinata, piuma da mordere.
Come arde la memoria, come trama
la luce. Guarda: sembra ancora viva
la piccola donna amata un secolo fa.

*

Il filo che ci lega non è rosso.
Non stringe, non fa male eppure
lascia sui quattro polsi un lungo segno
invisibile. La scia di una cometa
al confronto mi pare una bugia.

Lara Pagani selfie

Lara Pagani è nata nel 1986 a Lugo (Ravenna), dove vive e lavora. È laureata in lingue e letterature
straniere. Suoi inediti sono apparsi su alcune riviste online, tra cui Atelier, Poetarum Silva, Larosainpiu, Limina Mundi, Le Parole di Fedro, Bottega Portosepolto e Di Sesta e di Settima Grandezza. Le viti del pianto (ilglomerulodisale, 2024) è la sua prima raccolta di poesie.

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“Epifania” di Mario Luzi

06 lunedì Gen 2025

Posted by Deborah Mega in Poesie

≈ 2 commenti

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Mario Luzi, Onore del vero

Immagine creata con l’Intelligenza artificiale

 

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.
In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
Il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.
Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.
Non più tardi di ieri, ancora oggi.

Mario Luzi (da Onore del vero, 1957)

 

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“Nessuno mai ha chiesto” Buon Anno nuovo con Loredana Semantica

01 mercoledì Gen 2025

Posted by Loredana Semantica in ARTI, POESIA, RICORRENZE

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Auguri, Capodanno, disegno, Loredana Semantica, POESIA

Auguriamo a tutti i lettori di Limina mundi Buon Anno 2025, un anno che speriamo porti con sé nuovi inizi, opportunità e una rinnovata serenità. Che ogni giorno del nuovo anno possa essere un passo verso la realizzazione dei vostri sogni e delle vostre aspirazioni, accompagnato da salute, felicità e successo in ogni vostro progetto. Celebriamo insieme questo nuovo capitolo, lasciamo alle spalle incertezze, pessimismo, ogni negatività e abbracciamo con fiducia ciò che il futuro ha in serbo per noi.

immagine generata da AI

Nessuno mai ha chiesto niente
non una stella o un presente
un capodanno celeste
nessuna offerta strozzata
o principesca
e i sussurri assordanti di un tempo
sono ora ridotti a un bisbiglio
un miagolio di gatto cencioso
che pare si senta
talvolta nel vento.

Lo sguardo famelico o avverso
brilla ancora di luce perversa
sfrigola in pastoie di paranoia
dove tutto il beffardo s’accende
come una fiamma bluastra di gelo
a cui corrisponde l’inverno innevato
di un ghiacciaio perenne
o brillio incandescente
di cometa.

Intanto
tra le membrane dell’amnio
rotola il nuovo
sbuca come coniglio dal cilindro
il nascituro.

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“Dintorni natalizi” di Andrea Zanzotto

25 mercoledì Dic 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Poesie, RICORRENZE

≈ 2 commenti

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Andrea Zanzotto, disegno, Loredana Semantica, Natale, POESIA

disegno di Loredana Semantica

Natale, bambino   o ragnetto   o pennino
che fa radure limpide dovunque
e scompare e scomparendo appare
        come candore e blu
        delle pieghe montane
in soprassalti e lentezze
in fini turbamenti   e più
Bambino   e vuoto   e campanelle   e tivù
nel paesetto. Alle cinque della sera
la colonnina del meteo della farmacia
scende verso lo zero, in agonia.
Ma galleggia sul buio
con sue ciprie di specchi.
Natale mordicchia gli orecchi
glissa ad affilare altre altre radure.
Lascia le luminarie
a darsi arie
sulla piazza abbandonata
col suo presepio di agenzie bancarie.
        Natali così lontani
        da bloccarci occhi e mani
        come dentro fatate inesistenze
        dateci ancora di succhiare
        degli infantili geli le inobliate essenze

Andrea Zanzotto

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Poesia sabbatica: -8-

21 sabato Dic 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

 

8

 

 

da che ho cominciato a scendere

niente mi ha più fermato,

 

a poco a poco

nessuna voce,

le facce

più sbiadite,

a volte un biglietto,

una lettera da lontano,

un ticchettio di passi

su e giù da un altro piano

 

pareti in ogni stanza,

il vuoto alle finestre,

un buco d’alveare,

 

da che ho iniziato a scendere,

non so più dove mi trovo,

se tunnel, galleria,

o un inferno bianco

come se fosse neve,

silenzio sterminato,

la fine del mondo,

la terra senza nessuno

 

o forse soltanto io

senza più un posto dove restare.

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Variazioni su un dolore solo”)

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Venerdì dispari

20 venerdì Dic 2024

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Parole in croce

Parole in croce

Rimango sempre stupito
di come tu riesca
a stare nelle cose
quelle che teneramente
prendono il tuo verso, la tua forma
a volte il tuo cuore.
Alcune posseggono una voce
una lingua silenziosa che le attraversa
frutto delle lezioni di passione
che hanno ricevuto dalla nascita.
Posso immaginare le tue mani benedirle
e farle camminare, imporgli un olio santo
una stimmata per farle esistere.
Come oggi che hai aggiunto
un altro ferro al tuo lavoro a maglia,
e hai rubato a qualcuno
la ricetta di far crescere le foglie
alle orchidee moribonde
e variato quell’idea che ti teneva sveglia
ed esserti infine arresa a quel nove orizzontale
che non risponde fino a quando non lo pronunci.
“Stare nelle cose” diceva il quesito
quando ho provato a risolverlo
senza riuscirci, passando al sette verticale
che mi chiedeva quale fosse
la rima più difficile del mondo.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: -35-

14 sabato Dic 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Frammenti, Francesco Palmieri

 

35

ci si deve arrendere
al gelo dei risvegli,
al vuoto abracadabra
che non trasforma nulla,
al niente di preghiera
che si sperde in cielo

(e li ricordi tutti
i giorni dell’attesa
quando la pioggia ai vetri
era un bussare d’angeli
e l’universo intero
una sinfonia di trombe)

ci si deve arrendere
alla logica del fuoco
che consuma e incenerisce,
al tempo inesorabile
che infine dice il vero

e allora fai uno squarcio
fra costola e costato

il cuore negli scarti
e nel torace un sasso.

Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Frammenti”)

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Venerdì dispari

13 venerdì Dic 2024

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

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Come non si scrive una poesia, Francesco Tontoli

Come non si scrive una poesia

Prima di tutto bisogna avere la passione di non scrivere
poi quella di non guardare.
Quindi esercitarsi a tamburellare con le dita
su un tavolo da lavoro
e lasciarsi andare alla poliritmia.
Siamo esseri sensibili ai silenzi modulati
alle presenze di frasi fatte
e addirittura alle parole contaminate .
Il rumore che provocano incide
scava, come la classica goccia
lo strapuntino di roccia
sopra il quale siamo seduti.
E pensare che questo stato estatico
faccia passare gli anni
è parte del gioco dell’ attendere.
Poi bisogna indagare il sonno
e le sue fasi
rendere commestibile il suo ciancicare
e dentro di esso scegliere le fasi lunari
i borgorigmi del sole le aurore boreali
e tutto l’apparato doloroso che ci espone
alle ustioni dei sogni profondi.
Dopo aver compiuto questo piccolo viaggio notturno
sporchi di fango e con le ginocchia sbucciate
dallo scalare vette e saltare fossi
possiamo felicemente decidere in pace
di non scrivere quello che
in fondo è già scritto sotto dettato.

Francesco Tontoli

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Poesie dell’avvento

10 martedì Dic 2024

Posted by Loredana Semantica in RICORRENZE, Rose di poesia e prosa

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calendario d'avvento, Loredana Semantica

Poetico e ricco d’immagini questo è un calendario dell’avvento. Il dono quotidiano di una bella poesia dal 10 dicembre – Festa della Madonna di Loreto – al giorno di Natale. I disegni del calendario sono numerati coi giorni del mese di dicembre, ogni casella si attiverà al compimento del giorno, solo allora cliccandovi sopra si potrà leggere la poesia scelta. Buon avvento in poesia.

disegni di Loredana Semantica

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Poesia sabbatica:-53-

07 sabato Dic 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Frammenti, Francesco Palmieri

 

53

 

 

mi vedrai a volte

in un turbinio di polvere,

nell’acquazzone estivo

che dura qualche goccia

o solo di sfuggita

fermo sul marciapiede

appena un poco prima

del tram fra me e te

 

mi vedrai

nella poesia incompiuta

lasciata sopra al tavolo

(e le parole a terra

col cuore fracassato

perché la parola è morta

se manca chi l’ascolta)

 

o qualche volta a fianco

senza che avrai il sospetto

di me trapassato al vuoto

 

un fotogramma mobile

che scambierai per vivo.

 

 

Francesco Palmieri

(dalla raccolta inedita “Frammenti”)

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Venerdì dispari

06 venerdì Dic 2024

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

≈ 1 Commento

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Francesco Tontoli

Ricordo la cesura tra il prima e il dopo
l’apertura profonda della faglia
sulla dorsale oceanica
che non verrà mai più ricomposta.
Una deriva che non avrei mai
immaginato così veloce
il cigno nero che distingui
nello stormo avvicinarsi e atterrare
ignaro di essere un oscuro messaggero
testimone e padrone del tempo.
Tutto ora si trova in un ricordario polveroso
abbandonato in fretta su in soffitta.
Tutto sta rientrando nella norma
di una sopravvivenza da mercato nero.
C’è la guerra dicono, ma è lontana
e dobbiamo mobilitarci solo quando
si odono dal vivo i colpi di cannone.
Ricordo che era una serata da concerto
per mandolino solo, e andammo alla musica
come si va quando si è benevoli col mondo
certi che il mondo ci risponda con un trillo
con una innocenza studiata e un’aria accorata.
La musica che ancora incanta e ripara
le crepe nelle ciotole con il suo oro.

Francesco Tontoli

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Versi trasversali: Lucio Zaniboni

02 lunedì Dic 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Lucio Zaniboni, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

 

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo due poesie di …

LUCIO ZANIBONI

 

Il volo

Esaltati, dal pino alla finestra,
i merli spiccano il volo
e ad ogni slancio è colmo il becco giallo.
Frenesia agli infiniti palpiti,
che vengono dal cielo.
Dio delle nevi, Dio del candore
che reca all’anima sospiri.
In un momento bianca è la finestra,
la ferrovia un presepe.
Qui torna antico il mondo,
si ovattano i pensieri,
come nella spessa coltre I suoni.
Oltre c’è un cerchio di misteri,
che nessuna sonda potrà mai. sondare.
Lasciarsi andare alla corrente,
insana cosa.
Il fossile dal riquadro, parla di antiche ere
e dell’eterno nella cui faretra
sono infinite frecce.
Il.tempo a una a una le incocca.
È poca la nostra fede,
quando non c’è la neve,
ma ora il mondo è candido come bimbo
e sa di gioia il canto

L’olocausto

L’olocausto si ripete, migliaia di uomini inchiodati sul mare.
Il mondo vuole il miracolo e lascia fare.
Cristo flagellato e deriso,
la barca è rimorchiata in alto mare.
L’evento si compia,
senza che il sangue versato,
ricada sul nostro capo.
Una turba invoca in mille lingue il cielo:
Dio, accoglili nel tuo regno.
In questo mondo indegno,
in cui si mangiano topi,
per rimanere vivi e sperare,
cala la tela.
Cristo fra i migranti, noi tutti fra i sicari

Lucio Zaniboni

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Poesia sabbatica: -26-

30 sabato Nov 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Variazioni su un dolore solo

 

26

 

 

e infine arriva

il momento che sai per certo

che vivere è la ferita

 

che non si rimargina.

non si rimargina,

 

che durerà per sempre

in nome del padre

e della madre

 

e di chi ha voluto un mondo

perché del figlio

si facesse croce.

 

 Francesco Palmieri 

(dalla raccolta inedita “Variazioni su un dolore solo”)

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Venerdì dispari

29 venerdì Nov 2024

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Sempre a novembre

Sempre a novembre trattengo il tuo nome tra le dita
lui ritorna come un migratore che ha perduto la strada
e io non posso nemmeno scandire le tue lettere
diventate foglie e vento nelle foglie
vocalità di cui ho smarrito il senso e la forma.

Sempre a novembre richiudo con la penna
il cerchio canoro con il quale ti richiamo
mi appunto le immagini che ti legano a me
il glutine che si addensa e che nutre il legame.

Appoggio al muro della pagina che ci separa
questa mia testa piena di ricordi senza corda
e vi incido sempre necessariamente una voce.

Francesco Tontoli

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Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

25 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in Poesie, Segnalazioni ed eventi

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Filippo Parodi, I Am a Dream That Is Dreaming of Me

 

Seaside lullabies

 

Naps

when I was a child

in the sticky beach house

 

tortuous turtle doves’ wrongs

embedded in the pillow

which always ate me all up.

 

Ninne nanne balneari

Sonnellini
quando ero bambino
nell’appiccicosa casa al mare

torti di tortore tortuose
accorpate nel cuscino
che tutto mi divorava.

 

Peak experience

Through a darkness

in constant blinding mutation

happily overpopulated with tooth decay

humanity

in its entirety

smiles at the little bunch of degassed intentions

which my body is

at the mind which is buzzling and sizzling and pulsating

similar to one of those bug zappers which I saw

in one of

those restaurants

in Bangkok.

 

Esperienza di picco

Attraverso un buio
in costante accecante mutazione
felicemente sovrappopolata di carie
l’umanità
al completo
sorride a quel mucchietto di intenzioni sgasate
che è il mio corpo
alla mente che ronza e che sfrigola e che pulsa
simile a una di quelle trappole elettriche per insetti che ho
visto in uno di quei ristoranti
a Bangkok

 

Archie Shepp

Your shoes as golden

as your saxophone

which is golden as the sweat that floods you

which is golden like the notes

which so heavenly

you sneeze

erupt

ejaculate

golden seeds falling around

and if only they could impregnate

that sissy girl

whom is my heart

which is somewhere but where?

 

Archie Shepp

Le tue scarpe dorate
come il tuo sassofono
che è dorato come il sudore che ti inonda
che è dorato come le note
che così celestialmente
starnutisci
erutti
eiaculi
semi dorati che precipitano intorno
e magari arrivassero a ingravidare
quella femminuccia
che è il mio cuore
che è da qualche parte e chissà dove.

 

The sin is always greener on the other side

I would like to be one of those corrupt

who enter without even wishing to the favour of Jesus.

One of those who make a string of mistakes

but who own deep inside the candied disposition of a child.

A selfless prostitute.

A humble thief.

The drunkard completely incapable of resentment.

Instead it seems that I will have to keep my abstainer

farting heart

my personal record of crimes invisible to the whole world

even to myself unprovable.

 

Il peccato del vicino è sempre più verde

Vorrei essere uno di quei corrotti
che senza neppure desiderarlo entrano nelle grazie di
Gesù.
Uno di quelli che commettono una sfilza di errori
ma che in fondo possiedono un’indole candita di bambino.
Una prostituta altruista.
Un umile ladro.
L’ubriacone completamente incapace di rancore.
Invece pare che dovrò tenermi il mio scoreggiante cuore
di astenuto
il mio record personale di reati invisibili al mondo intero
anche a me stesso indimostrabili.

 

Michel(l)e ma belle 

I love you

when you cry

and your whole mouth twists

 

it shrinks

 

by shortening

it travels much farther

 

where

for a moment

every wall falls apart

 

inside the slaughterhouse

of your countless ages.

 

Michel(l)e ma belle

Ti amo
quando piangi
e ti si distorce tutta la bocca

si restringe

accorciandosi
arriva più lontano

dove
per un attimo
crolla ogni parete

all’interno del mattatoio
delle tue innumerevoli età.

 

Testi tratti da Filippo Parodi, “I Am a Dream That Is Dreaming of Me”, Polimnia Digital Editions, 2024

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Nel 1986 si trasferisce a Milano, dove ancora vive. Si laurea in Filosofia Estetica nel 2003, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. A partire dal 2007 pubblica i suoi primi testi su The End, Haute Food e sulla rivista internazionale di poesia e ricerche Zeta. Nel 2012 vince un concorso indetto dalla casa editrice Gorilla Sapiens e il suo racconto Il proprietario esce nell’antologia Urban Noise. Sempre per Gorilla Sapiens, alla fine del 2013, pubblica il primo libro La testa aspra. In seguito scrive racconti per Verde Rivista e Ultrafilosofia. Nel novembre 2014, insieme a Massimo Bacigalupo, Peter Carravetta e ad altri studiosi, viene invitato a partecipare al convegno Terribile la parola: i filosofi sono succubi del problema-parola, tenutosi al Palazzo Ducale di Genova, per celebrare i quarant’anni di pensiero e scritture del poeta-filosofo Raffaele Perrotta. Nel 2017 pubblica poesie su Il Foglio Clandestino e il suo secondo libro La panchina senza angeli per Fondazione Mario Luzi Editore. In ottobre, presso Villa Buzzati a Belluno, è chiamato a leggere alcuni estratti della raccolta appena pubblicata per l’Happening di chiusura della mostra di poesia visiva Voci visibili nel granaio – 42 Poeti Visivi per Dino Buzzati. Nel 2018 pubblica per Polimnia Digital Editions la silloge poetica Per te soltanto,bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne. Da questa raccolta, l’anno successivo, vengono tradotte in inglese dalla redazione di Slow words – people and stories from this world e pubblicate due poesie. Da qui l’idea dell’autore di riscrivere l’intera opera in inglese con Flaming Child, sempre pubblicata per Polimnia Digital Editions nel 2020. A partire da dicembre l’opera entra nella Top 100 Bestsellers di Amazon, all’interno della categoria ebook gratuiti di poesia, raggiungendo il primo posto e rimanendo a tutt’oggi nelle primissime posizioni. Nell’agosto del 2021 alcune poesie tratte da Per te soltanto, bambino vengono commentate da Maurizio Cucchi su La Repubblica.

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Poesia sabbatica: “A mio nonno”

23 sabato Nov 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri

 

A MIO NONNO

 

Quando tu sarai morto di cancro

e accadrà presto

mi dicono i dottori

 

io di te

conserverò l’apparecchio acustico

ma dubito

che dall’aldilà

potrò io

riascoltare la tua voce.

 

(1985)

 

 

IN MORTE DI MIO NONNO

11 GENNAIO 1988

 

ieri

in un corteo

vestito di vento

ti ho accompagnato

al di là

dei cipressi sereni

 

ed oggi

non ci sei più

 

non posso ancora dire

quanto cuore mi basterà

per tornare a sentire

il mondo

più pieno di adesso.

 

Francesco Palmieri
(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili e sparse”)

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Venerdì dispari

22 venerdì Nov 2024

Posted by frantoli in Poesie, Venerdì dispari

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Due canti amari di paese, Francesco Tontoli

Due canti amari di paese

I

Succede che se vedo una foto dall’alto
del paese dove per caso son nato
io non possa fare a meno di pensarlo
divorato da una enorme bocca ingorda
mangiapietre disposta al tradimento.

Succede che nella cartolina di benvenuto
compaiano alcune necessarie ferite inferte
dai denti aguzzi di una fabbrica di vento
che ha fatto del santuario dell’arcangelo
una rampa al cielo con pallidi scalini.

Mentre bontà sua, sulla collina a fianco
il capomastro divoratore si è fermato
opportunamente ai confini del castello
considerando di cattivo auspicio abbatterlo.
E questo è stato solo il tiepido antipasto.

Poi apparecchiando il più ricco dei banchetti
pare senza nemmeno accorgersene
considerando di buon gusto farlo
hanno devastato i campi profumati di zagara
e la feudale divisione della terra in moggi

credendosi affrancati dalla schiavitù
del duro lavoro di Terra di Lavoro
per costruire si è detto case ai figli
così potendo meglio annusare
l’essenza di percolato impacchettato

opera d’arte di un artista tiranno
nascosta sotto enormi tappeti a cielo aperto
un vasto tonnellaggio di piramidi in rifiuti
nere testimoni di questa civiltà
che immagino in bella vista dallo spazio

II

Succede che l’idea di mangiare pietre e terra
di approfittare del rassegnato silenzio degli alberi
di ricoprire frettolosamente le buche
dove si sono interrati bisogni chimici secondari
prodotti altrove e venduti un tanto al chilo

sia percepita come merda del nord resa splendente
ma vagamente radioattiva e tossica
occultata in cimiteri di fortuna.
Succede, è necessario ed è accaduto
divenuto fatalmente inderogabile

che tutto sia stato avvertito come croce
dalle chiese scampananti di paese.

Oh, quanto devono aver sofferto
ad assistere a un dolore così aperto
come devono aver taciuto i parroci e i sacrestani
per ogni morto accidentalmente avvelenato
per ogni malato estremamente confortato.

Quanto quel così compianto monsignore
deve aver istruito i suoi piccoli allievi
nel suo tenace Sabato del Villaggio
in orazioni e oscure penitenze corporali.

Quanto lavoro creato dal nulla e nel nulla finito
quanto quei figuri abituati a bere il sangue
del rivale in amore o in affari infine
hanno donato denaro e mendicato indulgenze

per le proprie criminali debolezze e vizi
invocando dal santo il miracolo di un maschio
e applicando biglietti devozionali al gonfalone!

La città ringrazia per la crescita del formicaio
del quartino diventato fortezza di famiglia.

Francesco Tontoli

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LA POESIA PRENDE VOCE: ORNELLA MALLO

19 martedì Nov 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

≈ 2 commenti

Tag

La poesia prende voce, Maria Allo, Ornella Mallo

LA POESIA PRENDE VOCE

Maneggiare le parole, soppesarle,

esplorarne il senso,

è una maniera di fare l’amore…

Marguerite Yourcenar

(Foto di Duilio Scalici)

Inedito-

Candore

Può
Il sangue vermiglio
Del melograno
Imbrattare
Il bianco petalo di giglio
Violato
-dimenticato-
Sul pianoforte?

Cerco
Tra i martelletti
L’odore di dita bambine
Che pigiano i tasti.

Fitte ragnatele
Occultano
-corrodono-
Gli ingranaggi.

Davvero possono
Le fauci vischiose
Dei fiori carnivori
Divorare
Il candore delle farfalle
Sfuggite all’inganno
Dei fiori di sabbia?

Ornella Mallo

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Rosaria Scialpi, “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

18 lunedì Nov 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA, Segnalazioni ed eventi

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La faglia empirea, Rosaria Scialpi

 

La faglia empirea

C’è uno squarcio nel cielo:
impossibile ricucirlo.
Non basta la strenua volontà del
sognatore e nemmeno l’ago del cinico.

Quella faglia nella volta empirea
riduce lo sguardo a inerme
scrutatore del reale.

La corda è sospesa nel vuoto.
Nessuna possibilità di salvezza.

 

Il precipizio ha forma d’infinito

La vertigine del vuoto
non ferma il perpetuarsi della tortura
della vita. Non la frena l’implacabile certezza
della morte. Il precipizio ha forma d’infinito.
Il pargolo in fasce è già l’uomo col bastone.

 

Phainomai. Confessione 02

Sono il mio fantasma.
I contorni, sempre quelli.
Sempre uguali a se stessi.
Gli occhi vacui.

Fauci dilatate inghiottono
la figura nello specchio…

Eccomi
ricomposta
in frantumi

 

Sottrazione

Distillare le parole.
Frenare l’implacabile fiume
di verbosità della roboante orchestra del mondo.

Cernere ciò che appartiene
ai corridoi sotterranei, bloccarne
l’ingresso e apporre un chiavistello sul pericardio.

Scendere nel sottosuolo e trangugiare
la cinica maschera d’orrore quotidiano.

Arginare per custodirsi.

 

La testa di Orfeo

Sono parole straniere, quelle che riposano nel mio ossario.
Suoni antichi che riconosco, ma non sono più miei.
Appartengono alla riva del rimpianto senza fine.
Io non ci tornerò più.
Hanno odore di ruggine e decomposizione.

La testa sbrindellata di Orfeo riposa sul letto
dell’Ebro. Galleggerà nel mare senza darsena.
Per me non ci sarà Febo Apollo a proteggerla.
Me l’hanno strappata via i Ciconi. Sparagmòs!
La fedeltà all’apollineo si paga con la vita:
nei campi di Dioniso i poeti soccombono.

 

Nina all’altalena*

Non fermare l’altalena!
Non voglio scendere da questa giostra,
interrompere la nenia.

Non ostacolare il mio viaggio,
appesa a un vecchio legno e due catene,
i piedi verso il cielo, i capelli nelle nuvole.

Non portarmi sulla terra,
lascia
che metta radici ribelli nell’aria,
che s’irradi nelle vene clorofilla.

Non provare ad afferrarmi.
Che il vento mi trafigga la schiena.
A te lascio la maschera di gelso.
Io voglio essere Icaro: cera al sole.

*Testo ispirato dall’ascolto di Ho visto Nina volare di Fabrizio De André.

 

Rondini sul cielo di Puglia

C’era uno stuolo di rondini, davanti a noi.
Uno stormo impazzito, perduto come lo sono io.
Un volo presago di notizie mortifere
per l’anima che stenta a tenersi
in equilibrio. Ombre taglienti dal sorriso di lama
sul mio cammino. Solo questo!
Nient’altro di me resta.

 

Testi di Rosaria Scialpi, tratti da “La faglia empirea”, Brè Edizioni, 2024.

 

NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Rosaria Scialpi è nata a Taranto nel 1996. Laureata in Lettere moderne con lode, ha scritto articoli per riviste scientifiche, collaborato con testate giornalistiche del territorio pugliese e ha curato la comunicazione di un festival letterario internazionale. Fra i suoi scritti: Lembi di verità (L’Erudita, 2022), la silloge d’esordio vincitrice del Premio Saffo poesia giovane e del Premio Troccoli Magna Graecia.  Recentemente è anche stata curatrice del saggio Sulle Sponde della Magna Grecia – Il Novecento di Spagnoletti, Carrieri, Grisi e gli altri (Passerino Editore, 2023), giunto alla sua seconda edizione. Alcuni suoi racconti appaiono in antologie. È autrice di un podcast incentrato sulle versioni meno note dei miti classici dal titolo Mitopedia: il mito come non te l’hanno raccontato, spin-off della pagina Instagram omonima dove fa divulgazione.

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