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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

LA POESIA PRENDE VOCE :FRANCESCO VITALE

01 martedì Ott 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

Francesco Vitale, La poesia prende voce, Maria Allo, Podcast

LA POESIA PRENDE VOCE

Foto di Dino Ignani

Testo tratto da “Lo spirito cuoce” Edizioni Efesto, 2023 (Prefazione di Anna Petrungaro). Legge lo stesso autore.

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Poesia sabbatica: “Presentendo la sera”

28 sabato Set 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, il male nascosto

 

 

PRESENTENDO LA SERA

 

me ne sto andando

in uno scadere d’anni

(quando si comincia a morire,

a cinquanta, sessanta,

a settant’anni,

o quando a un compleanno

lo sai che non c’è tempo

per passi troppo lunghi

la vista più lontano)

 

che importa

se ancora avrò stagioni,

se soffierò candele

sui troppi giorni spesi,

su qualche storia in fronte

e troppi vuoti di memoria

 

(ma c’ è ancora nella carne

un guizzo d’ascensione,

la voglia all’improvviso

di stare nel tuo odore,

a te donna che passi

vestendo il sole addosso,

a te che sei polpa e pelle

più vera di ogni stella)

 

me ne sto andando

come lo stormo a ottobre

i giorni più corti

la foglia che trema

la luce che sviene

oltre i tetti e le cime

 

(ma il passero in volo

sa già d’altro sole,

ha linee di cielo

ricamate negli occhi,

non io che a terra

mi arrendo alla sera,

che ho i passi contati

di un tempo a scadere,

e la fine verrà, sarà fine,

sarà il sonno e l’inverno,

parlerò coi miei morti

nell’insonnia e la notte

e un mattino qualunque

non aprirò più la porta)

 

intanto io aspetto

che un dio mi sorprenda,

che faccia cadere

sul mio letto le rose.

 

 FRANCESCO PALMIERI

(tratta dalla raccolta “Il male nascosto“, Terra d’ulivi edizioni, 2016)

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Una poesia di Miriam Bruni, illustrata da Loredana Semantica

26 giovedì Set 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, Il colore e le forme, Ispirazioni e divagazioni, LETTERATURA, POESIA, Poesie

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Tag

aquiloni, illustrazione, Loredana Semantica, Mare, Miriam Bruni, POESIA

“Mare e aquiloni” illustrazione di Loredana Semantica

Ma non chiedete al mare

sentieri,

direzioni; non aspettatevi

esaustive spiegazioni.

Lui è conferenziere

di lotte e contusioni;

ma non come tra fiere:

tra morbidi aquiloni!

Miriam Bruni

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LA POESIA PRENDE VOCE: DAITA MARTINEZ

24 martedì Set 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

Daita Martinez, La poesia prende voce, Maria Allo

LA POESIA PRENDE VOCE

La sequenza è tratta da “nell’ora dell’aurora” Italic Pequod, Portosepolto- collana di poesia, 2023, Prefazione di Elio Grasso, legge la stessa autrice

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LA POESIA PRENDE VOCE: GRAZIA PROCINO

17 martedì Set 2024

Posted by maria allo in Più voci per un poeta, Podcast, POESIA

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Tag

Grazia Procino, Maria Allo, Podcast, POESIA

LA POESIA PRENDE VOCE

Un poeta deve lasciare delle tracce del suo passaggio, non delle prove.

Solo le tracce fanno sognare.

René Char

INEDITO

La fiera della vanità

Se penso a qualcosa
per cui essere ricordata
non penso all’esatto dettaglio.
Mi ostino, se mai, a gettare
fiori di gentilezza,
bellezza antica, che
vedo fiorire ai cigli
di strade accanto a rifiuti maleodoranti.
Mi dissocio dall’insolente profanazione,
dai riti malconci che rendono sostanza
il futile apparire.
La fiera delle vanità
-io, io, solo io-
scaccio testarda.

GRAZIA PROCINO

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Alfredo Alessio Conti, Liriche scelte, Guido Miano Editore, Milano 2024.

16 lunedì Set 2024

Posted by Deborah Mega in Consigli e percorsi di lettura, POESIA

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Tag

Alfredo Alessio Conti, Liriche scelte

 

 

Alfredo Alessio Conti, Liriche scelte, Guido Miano Editore, Milano 2024.

Prefazioni di Enzo Concardi, Floriano Romboli, Gabriella Veschi.

Comunicato Stampa

Nel groviglio esistenziale vissuto dal poeta si alternano, intrecciano e sovrappongono concetti filosofici, psicologici, spirituali che, tuttavia, non rimangono tali, cioè astratti, ma s’incarnano nella sua esistenza segnando stimmate e proiettando speranze. La terminologia che può definire la condizione umana qui tratteggiata si sintetizza, individualmente e universalmente, in nuclei problematici aperti e profondi: solitudine e isolamento; nulla e vuoto; male di vivere e inanità; bipolarismi e contraddizioni come morte e rinascita, sogno e realtà, dolore e desiderio, attesa e fine. Si tratta di tematiche, stati d’animo, pensieri che albergano in larga parte della letteratura europea del Novecento e di questo primo scorcio del Duemila, segno della crisi
dell’essere che angustia le giornate dell’uomo occidentale. Si possono rintracciare richiami di tali assunti in alcune liriche di Conti, che sono talora originati culturalmente – per esemplificare – da ispirazioni bibliche, socratiche, ungarettiane. Nel primo caso troviamo nella poesia Perché si è i versi finali che recitano: «…perché si è polvere / e in polvere / si tornerà», con chiaro riferimento al passaggio dell’Antico Testamento (Genesi 3, 19) nel quale Dio condanna l’uomo al suo destino, dopo il peccato originale.

Di indubbia ispirazione al pensiero socratico è la lirica Il tuo domani, che si apre proprio con il famoso motto greco ‘gnōthi seautón’: «Conosci te stesso / e abbi cura di te / raggiungerai l’anima / nella sua profondità / e saprai chi sei / chi dovrai raggiungere / il domani / che verrà». Così risulta agevole riconoscere nell’epigrafica Esistenza, una condivisione con l’immagine simbolica della foglia ungarettiana: «Nel
respiro del vento / vivo / come foglia d’autunno». […].

Enzo Concardi

***

Il sentimento amoroso è un tema affrontato dai letterati di tutti i tempi nelle sue molteplici sfumature e riveste una fondamentale importanza anche nella poesia di Alfredo Alessio Conti; nei testi che seguono audaci metafore, unite ad innovative scelte lessicali e ad un complesso apparato retorico permeano i componimenti di una struggente malinconia, suscitata dalla lontananza dell’amata: «Nella tua assenza / mi perdo / dolce amore mio / ti vedo in ogni dove / nella dura pietra / nelle gocce di pioggia / nel volo di farfalle / nel canto degli usignoli / nel prato fiorito / nella stella cadente / e piango» (Piango). I versi scaturiscono da intense emozioni di fronte al reale pericolo di una insopportabile perdita, avvertita come doloroso emblema della precarietà umana: «L’ho sepolto lì / in quel piccolo cimitero di montagna / il desiderio d’incontrarti / su quelle vette impervie / ad osservare il cielo / e il mondo da lassù…» (Non sono più).
La donna è l’interlocutrice privilegiata del discorso poetico, organizzato intorno a stati d’animo antitetici, nel vibrante ondeggiare del ritmo: la solitudine e la nostalgia per una dolorosa separazione si alternano all’appagante gioia dei momenti trascorsi insieme, a sottolineare la precaria dimensione del soggetto lirico, sospeso tra presenza e assenza, tra l’eco memoriale di stagioni felici e il vuoto dell’abbandono: «Ho pettinato il prato / come se fossero i tuoi capelli / morbidi al tatto / del mio ricordo / sfumato dal dolore / dalla tua mancanza / siamo stati sdraiati qui / ad osservare le stelle / a lasciarci baciare dal sole / con le nostre mani unite / dal sorriso dell’amore /
ed ora che son solo / m’aggrappo alla terra» (Ho pettinato il prato).
[…].

Gabriella Veschi

***

Nelle liriche d’ispirazione religiosa di Alfredo Alessio Conti è ricorrente l’idea dell’esistenza individuale come itinerario, come cammino: «Il Poeta se ne va / ramingo / nell’anima nel cuore nelle membra…» (È un ritrovarsi). Nell’àmbito di tale raffigurazione metaforica se ne pone in risalto la frequente incertezza, si sottolinea il procedere esitante fra il passo spedito e l’imbarazzante, talora penoso zoppicamento: «Cammino zoppicando / o zoppicando cammino / peregrinando / nell’attesa della sentenza / che (…) giungerà zoppicando o camminando» (Zoppicando o camminando).

Incontrare Dio durante il “viaggio della vita” significa assicurare a quest’ultimo una direzione inequivoca e gratificante, conferirgli un preciso scopo etico-ideale («…Non serve a nulla / la nostra esistenza / se non si crede / alla vita interiore / alla nostra anima / umana», Cercatore), arricchirlo del valido sostegno di una Presenza amorosa, che corrobora e guida: «Quello che mi aspetta / va al di là dei miei pensieri / e come il canto d’usignolo / passerà / la primavera dei miei giorni. / Rosseggia l’alba / e Dio / mi ha già preso per mano» (Mi ha preso per mano). D’altronde l’autore riconosce quale tratto specifico dell’uomo una condizione d’attesa («…Laggiù, Lassù…/ci attende / una
nuova / vita», Nuova vita, cors. mio, come dopo) destinata ad essere appagata soltanto dalla rivelazione di un Essere superiore, il quale, mentre prefigura un orizzonte salvifico («…Nell’attesa / dell’onda / salvatrice / credo / in un Dio / misericordioso», Credo), “incarna” l’antitesi illuminante e chiarificatrice rappresentata dalla fede a petto dell’oscurità avvilente e penosa dell’esperienza umana abbandonata
a sé stessa, soffocata dai proprî insuperabili limiti: «…Nel tuo silenzioso silenzio / rimani retto nei tuoi pensieri / osservando il nulla del creato / nel cielo buio dell’esistenza. / Scruti le stelle / oltre il nero cielo e lassù / intravvedi il logos generato / risposta ad ogni domanda» (Logos). […].

Floriano Romboli

AL TRAMONTO

Siamo solo sogni di carta

attimi fuggenti

in questo mondo di fantasia.

Accatasto piano piano gli animi.

Non esistono due verità

al tramonto della vita.

DA DOVE

Da dove viene la poesia

se non dalle profondità

oltre lo spazio indefinito

al di là del tempo

nel Logos e nel Kaos primordiale.

Rimane il mistero

impenetrabile

nella risposta.

LA VITA

Correre, correre, correre

come quando la vita

corre sui campi da calcio

o in alto

sempre più in alto

sferrare un attacco

o raggomitolarsi a difesa

e giungere al traguardo

da vinti o da vincitori

Altro la vita non prevede.

SI FA SERA

La conchiglia sulla riva arenata

emette l’eco del mare

voci di naufraghi in cerca d’aiuto

suono silenzioso di chi riposa in pace

richiamo alla pietà dei nostri giorni

mentre si fa sera

nel mio animo.

 

Alfredo Alessio Conti, Liriche scelte, Guido Miano Editore, Milano 2024.

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Poesia sabbatica: “Me ne sto fuori”

14 sabato Set 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri

 

Me ne sto fuori

  

non che io trafitto

mi sia seduto al bordo

 

(lo sai, ho corso in anni,

in anni ho sopportato assalti ed ombre,

in anni più di una sortita in fondo al molo

perché era oltre il mare e me l’approdo

e non barche, neanche un equipaggio per il viaggio,

solo rottami e vele, valigie sugli scogli)

 

non che io trafitto

piagnucoli un perdono

 

(conosci quanti altari ho costruito

e sai l’offerta di agnelli e di colombe

a farsi fumo in cielo, cenere a terra)

 

tu sai che colpa è il vivere

e vivere espiazione

e allora quale perdono

a chi chiedere perdono

 

è solo un uscire dalla vista

chiudere la porta alle mie spalle

aprire di un quaderno il primo foglio

 

e scrivere il dolore che ci tocca.

 

 FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” – Edizioni Terra d’ulivi)

 

 

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LA POESIA PRENDE VOCE: FRANCA ALAIMO

10 martedì Set 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

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Tag

Franca Alaimo, Maria Allo, Podcast

LA POESIA PRENDE VOCE

” è il ruolo della voce e quello del dettaglio nell’espressione a fare la poesia”

Paul Valéry

UN INEDITO

Gli incustoditi

I poeti sono gli incustoditi.

Nemmeno gli angeli li riparano

da venti e bufere perché sanno

che devono attraversare il dolore

per diventare testimoni del vero.

Il loro dono è un flauto

bello ma tremendo:

ad ogni stonatura il mondo

trema e vacilla perdendo la misura.

I poeti sono gli incustoditi

perché non c’è recinto che possa

esiliarli nel poco dell’apparente.

Si avventurano spesso

con i loro bagagli di nuvole e niente

nel profondo dei boschi

là dove tutto comincia nell’ombra e

la voce del vento compone

muovendo le foglie

la musica segreta di un altrove.

Prima di andarsene salutano

con un inchino grazioso e innocente

-come quello che si insegna ai bambini-

la prigione quotidiana

di norme, riti e moniti insipienti

FRANCA ALAIMO

 

 

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Poesia sabbatica: [quando ti troverò]

07 sabato Set 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

Tag

Francesco Palmieri, Poesie giovanili

 

[quando ti troverò]

 

quando ti troverò amore

tu non volterai lo sguardo

da un’altra parte

 

quando ti troverò

tu non mi lascerai solo

nella strada

né ti nasconderai più

perché io ti rincorra

a perdifiato nella gola

 

quando ti troverò amore

tu non avrai un segreto

da nascondere,

tu non avrai segreti,

 

tu non giocherai

al gatto e al topo

e non sarai tu il gatto

non sarò io il topo

 

quando ti troverò amore

sarà una giornata d’estate

e ci saranno i fiori nei giardini,

il vento profumerà di rose

e brillerà il sole

negli occhi tuoi d’estate

e di fiori

 

quando ti troverò amore

tu mi chiamerai per nome

ed io ti chiamerò per nome

 

e per tutto il giorno

noi non ci lasceremo mai

noi non ci lasceremo più.

 

 FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta inedita “Poesie giovanili”)

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LA POESIA PRENDE VOCE: CRISTINA BOVE

02 lunedì Set 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast

≈ 2 commenti

Tag

Cristina Bove, La poesia prende voce, Maria Allo

LA POESIA PRENDE VOCE

Testo tratto da “La simmetria del vuoto” di Cristina Bove p.19 ( Arcipelago Itaca edizioni, 2018 ), legge la stessa autrice

Di genere

*Abbiamo un modo così particolare

di scriverci la vita addosso

certificati d’esistenza in cui pezzi mancanti

più o meno visibili

ci sottraggono peso  (dimagrimento garantito)

ci squalificano fino a dimostrare

che non siamo più stelle dipinte belle

ma

in quel pugno di niente

e ci si trova un giorno in disavanzi

cambiate  fuori e frammentate dentro

*in quel vuoto che ci faceva donne sconsolate

_ si vive per i figli e per mille altre ragioni_

cicatrici ipertrofiche a ricordo

il corpo in astinenza d’emozioni

la giovinezza estinta prima che fosse tempo 

io scrivo donna

senza cancellature o pentimenti

in lingua femmina

(di maschi è stato scritto per i secoli)

e mi dichiaro fiera

per quanto mi si dica circoscritta

di tanta mia esistenza al femminile

*e sul finire parlo anche in dialetto

recupero i miei geni primordiali

sono che siamo tutte _amate o meno_

rivendico il diritto

a proclamare un cuore poliglotta, uno straniero

che per farsi capire anche dagli uomini

figli fratelli padri amici amanti

dialoga e gesticola più forte

CRISTINA BOVE

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“Ora che sale il giorno” di Salvatore Quasimodo

01 domenica Set 2024

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Tag

Ed è subito sera, Ora che sale il giorno, Salvatore Quasimodo

Con il testo di oggi riprende l’ordinaria programmazione di LIMINA MUNDI.

 

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!

 

SALVATORE QUASIMODO, Ed è subito sera, Poesie, 1942

 

L’incipit di Ora che sale il giorno descrive il tramonto della luna, in particolare l’attimo prima dell’alba quando la notte sembra sciogliersi nella luce che avanza.
Nella seconda strofa il poeta descrive le verdi pianure della Lombardia, vive come le vallate del Sud in primavera. Settembre diventa canto di nostalgia e solitudine. Il poeta manifesta i suoi sentimenti di esule che vive lontano dalla propria terra e dagli affetti più cari. Il paesaggio si fa simbolo del suo stato d’animo; egli ha abbandonato i compagni per rifugiarsi nella propria solitudine in cui poter rievocare, senza alcuna interferenza, l’immagine della donna amata, più lontana e irraggiungibile della luna stessa, descritta all’inizio della lirica, condannata a svanire, come un sogno, quando sorge l’alba sulle pianure erbose. Lo scalpiccio duro degli zoccoli dei cavalli sulle pietre del selciato segna il rumore sgradevole del risveglio che costringe ad abbandonare l’incanto del sogno. Lo scarto tra sogno e realtà emerge in tutta la sua drammaticità: persino la nostalgia sembra appartenere alla dimensione onirica, che si scontra con l’esistenza fatta di impegni, doveri e concretezza.

 

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Poesia sabbatica: “14”

22 sabato Giu 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Francesco Palmieri, Mr Hyde o del profondo abisso

 

14

 

è caduta così tanta neve

che sono ghiacce le vene

 

e così lungo l’inverno, così lungo,

 

 

è caduta così tanta acqua

che tutta la terra è un mare di sale

 

e non ho che morte colombe

non un’isola, un monte,

un ramo appena che regga

 

ho perduto così tante lettere

(e vocali e respiro)

che non ho più parole

una frase che salvi

un  messaggio d’altrove.

 

FRANCESCO PALMIERI

(dalla raccolta inedita “Mr Hyde o del profondo abisso”)

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Venerdì dispari

21 venerdì Giu 2024

Posted by frantoli in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Tontoli, Giugno

 

GIUGNO

A me piace questo giugno indeciso

se piove d’un tratto e il grano è bagnato

il cielo scuro, preciso si getta sul giallo

enormi, immobili le ruote di fieno

aspettano tranquille i carri dal cielo.

Sul treno che taglia veloce nei campi

ti sento pensare, e riflessa conversi

col finestrino. Fai l’amore coi lampi.

 

Francesco Tontoli

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LA POESIA PRENDE VOCE: GABRIELE GRECO

19 mercoledì Giu 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

Gabriele Greco, Maria Allo, Podcast

LA POESIA PRENDE VOCE

Foto di Sandra Hammar (Svezia)

“Ai miei figli”, lettura tratta dalla raccolta ” Bruciaglie” Italic Pequod, 2022

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“Mare” di Bartolo Cattafi

18 martedì Giu 2024

Posted by Loredana Semantica in ARTI, POESIA, Poesie, Prisma lirico

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“Mare” disegno digitale di Loredana Semantica

Mare

Messo dentro tutto
in ordine piegato
la barca i remi il mare
liscio crespo turbato
tinte chiare e cupe
i venti leggeri dell’estate
quelli più pesanti per l’inverno
corri a prendere il treno
spacca in due la folla
arriva issati parti
perdilo
fa lo stesso
siediti a terra
e viaggi lo stesso
è tutto mare
altissimo mare,
te la sogni la terra.

Da “L’osso, l’anima” di Bartolo Cattafi

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Poesia sabbatica: “Lamento di Ulisse”

15 sabato Giu 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

Fra improbabile cielo e terra certa, Francesco Palmieri, Lamento di Ulisse

 

Lamento di Ulisse

 

(infine    

era questo l’approdo

 

non riposo di ulivi

né carne di sposa,

solo lame, coltelli

ancora la guerra,

 

ed è già tutto visto)

 

ho di fronte altro mare

e una barca per salpare

(se schioccassi le mie dita

vele stese, acqua ai remi)

 

ma dove riva, scoglio,

l’anfratto sconosciuto,

il varco e poi le stelle

 

e l’immenso che mi accoglie.

 

FRANCESCO PALMIERI 

(dalla raccolta edita “Fra improbabile cielo e terra certa” – Edizioni Terra d’ulivi)

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LA POESIA PRENDE VOCE: PATRIZIA SARDISCO

12 mercoledì Giu 2024

Posted by maria allo in La poesia prende voce, Podcast, POESIA

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Tag

La poesia prende voce, Maria Allo, Patrizia Sardisco, Podcast

LA POESIA PRENDE VOCE

Testo di Patrizia Sardisco, tratto da “ Autism Spectrum”,  Arcipelago Itaca, 2019

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Versi trasversali: Luigi Finucci

10 lunedì Giu 2024

Posted by Deborah Mega in LETTERATURA, Versi trasversali

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Tag

Luigi Finucci, poesia contemporanea

Piet Mondrian, Composition with large red plane, yellow, black, grey and blue (1921)

La poesia è anche incontro, una geometria di rette a volte parallele, altre volte perpendicolari. Similmente al quadro di Mondrian un reticolato vivo e riccamente colorato. Nell’ambito della rubrica Versi Trasversali, presentiamo la poesia di …

LUIGI FINUCCI

 

Atomi, si muovono

nello spazio imitando

un perpetuo sodalizio.

 

Il caso vorrà, nell’istante

imprecisato, che si formi

un assioma complesso.

Vita. Senza bisogno alcuno

di definizione.

 

*

Europa, nei pressi di Giove

 

 C’è un’ Europa lontana

dai nostri fardelli, distante.

L’ acqua è protetta

la vita tenta di proteggersi.

È una mano.

 

Tende all’universo

invecchia senza farlo.

Grida la sua presenza.

Una solitudine rappresa

da forma liquida, un giorno

senza chiedere il permesso

alle leggi primordiali

diverrà solida.

*

Arba Minch, Etiopia

  

La vocazione ha il volto scuro,

l’ho vista all’età di dodici anni

scorrere sul vetro, due goccioline

divenire una. Arrivare fino in fondo

veloce, un po’ più grande.

L’ho ritrovata in una scuola etiope

asciugarsi sul mio dito medio.

Stessa molecola, due atomi di idrogeno

e uno di ossigeno.

Acqua, leggermente salata.

Le scapole erano evidenti, contorni

precisi e al tocco, quasi come solchi.

Le mosche non erano fastidiose

come le ricordavo.

 

Ho moltiplicato le emozioni

le ho divise per il numero di costole

ho sommato il numero di battiti

infine, sottratto i giorni perduti.

Il risultato è stato uno zero.

*

Della gentilezza ho scorto

quattro gradini sotto l’uscio

di una via nascosta. Si è chinata

così in basso da fondersi

con una ciotola colma d’acqua.

Solo un cane si è presentato

ad accogliere il gesto: la vita

è sembrata così lenta

da non ricordare

l’incessante noia

della notte e del giorno.

*

Nel caos della mia mente,

ho assistito a scene da manicomio.

 

Un giorno ho sputato la medicina

ed è stato lì che ho visto una porta piccola.

Aveva i capelli neri, sembrava ferita dalla vita:

cinque punti di sutura nei pressi del cuore.

Abbiamo provato a fuggire tutte le sere

con le mani, ci siamo illusi. Con la dolcezza

dei primi occhi.

 

Ora, c’è molta stanchezza. Le venature sono più evidenti

sembriamo vecchi. Una cosa è certa, abbiamo provato

a salire sui rami dell’amore.

Caduti, le ossa si sono frantumate con la realtà.

Eppure le mani hanno trovato il modo di sfiorarsi, le mani.

*

Quando muore un figlio,

non si è più soli. Un coltello

piantato nel fianco. Nessuno

che sappia il nome. Un giorno

il dolore diventerà troppo grande,

la caduta inevitabile.

 

Lì,

si cambia e si smette

di dare risposte.

Le lacrime vengono inghiottite,

entrano nel corpo:

il cammino è un uccello

a cui non è stato insegnato

a muovere le ali.

*

Non sono mai stato in grado

di essere padre. Ho fallito

ogni sera, lontano dai sogni

dalle increspature violate.

La colpa più grave è

che nessuno se ne accorge.

Solo mio figlio porta il peso

delle mancanze, e vive

un incubo che si ripete.

 

Un giorno sopraggiungerà la morte

il cuore scoppierà, perdendo

il dono più sacro.

Forse, uno specchio

a maledire un’abitudine

che ha relegato a prigione

le possibilità di tenerezza.

 

Luigi Finucci, testi tratti da La prima notte al mondo, Seri Editore, 2024.

 

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Poesia sabbatica: -18-Lettere dal fronte occidentale di questa guerra persa”

08 sabato Giu 2024

Posted by Francesco Palmieri in LETTERATURA, Poesia sabbatica

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Tag

-18-Lettere dal fronte occidentale di questa guerra persa, Francesco Palmieri

 

18

Lettere dal fronte occidentale di questa guerra persa*

 

carissimo,

 

ti scrivo qualche ultima lettera

dal fronte di questa guerra persa

 

ricordi la fanfara che ci accompagnò

al treno destinato al campo di battaglia?

ricordi i fiori sulla strada, le grida e i fazzoletti

come quando è festa e suonano le campane?

 

noi credevamo di andare a scrivere le storie

che iniziano col dire c’era una volta

e dovevano finire col vissero per sempre

felici e contenti com’era nei racconti della buonanotte,

 

sì, c’erano anche gli orchi e le cattive streghe,

i re malvagi e i ladroni con le armi in mano

ma era sempre il buono a vincere la sfida,

 

e a noi arrivati al fronte cos’è accaduto?

abbiamo visto il  cielo accendersi d’argento

ma non erano le stelle di natale, erano bombe,

e poi le case a sgretolarsi, la carne fatta a pezzi,

i morti così tanti che non li conto più

e morire sembra più normale che nascere in una culla,

 

allora non sapevamo leggere e il mondo ci era raccontato

da chi dicevano maestro e ancora da padri e madri

che ci hanno evitato il brivido di chi già conosceva

il fondo degli abissi, il mondo quello vero,

 

sapevano che ci sarebbe stato il male dell’amore,

la crudeltà del cielo quand’è disabitato

e la fatica aspra di chi cammina a terra,

l’atrocità di gente che non ha in orrore il sangue

e il vivere e morire è un calcolo indecente di ricavi e perdite

 

noi che ne sapevamo che s’invecchia e muore,

non contavamo il tempo ed ogni compleanno era una festa

e non ci sembrava strano che sulla nostra torta morivano candele,

non ci diceva nulla il crescere del bianco fra i capelli delle madri,

il passo un po’ più stanco del padre che tornava a sera,

il frutto che marciva, il fiore che appassiva,

 

non so se sarò vivo quando mi leggerai,

non so se ti troverò sveglio o per sempre addormentato,

ma dobbiamo dircelo che siamo stati traditi

da chi ci ha fatto nascere con l’immenso nella testa,

le stelle dentro agli occhi, l’eterno ai giorni dell’inizio

e l’innocenza azzurra di noi tutti bambini a giocare nei cortili

 

intanto resistiamo senza aggiungere altro male al male

e arriviamo all’ultimo secondo solo con qualche peccato veniale,

 

cerchiamo di restare umani,

almeno per il tempo della vita che ancora ci rimane.

 

(ispirato al romanzo di E. M. Remarque “Niente di nuovo sul fronte occidentale”)

 

FRANCESCO PALMIERI

dicembre 2023

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Venerdì dispari

07 venerdì Giu 2024

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

 

Ci sono, le vedi, le piccole morti
indecise se, e quando

imprecise.

Un po’ s’adeguano alle proroghe
ai rimandi ai sopralluoghi e alle indagini
ma senti che armeggiano sempre lì sotto.

Scavano tane infantili che allargano
ti girano intorno giocando
ti coccolano amandoti.

Sanno che tu sei per loro il balocco, il cibo
l’elemento che alla fine le nutre e le appaga.

Ti eleggono a luogo di un territorio
sul quale tracciare il solco.

C’è tutta una strana fantasia che liberano
nell’idea della falce che recide gli steli.

Loro, in quel piccolo inganno ti stanno addosso
lasciano che il seme abbia il suo corso.

Non importa se e quando e come
nella vita tu abbia imparato ad amare.

Non importa il quanto
ma il perché lo hai faticosamente appreso
in un lungo cammino
o in una breve passeggiata.

A loro importa se hai messo da parte
l’arte dell’attesa
questa difficile impresa
di rassegnarsi all’esito del gioco.

Francesco Tontoli

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