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LIMINA MUNDI

~ Per l'alto mare aperto

LIMINA MUNDI

Archivi della categoria: POESIA

Esistere tra le crepe: scrittura e rabbia nell’adolescenza

13 mercoledì Mag 2026

Posted by Loredana Semantica in CRITICA LETTERARIA, I meandri della psiche, POESIA

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(Di Yuleisy Cruz Lezcano)


La rabbia, in adolescenza, non è un errore da correggere ma un linguaggio da imparare a leggere. La ricerca pedagogica contemporanea, dall’educazione emotiva alla psicologia dello sviluppo, insiste su un punto chiave: le emozioni intense, se non trovano canali espressivi, tendono a trasformarsi in comportamento disfunzionale o in chiusura. Al contrario, quando vengono riconosciute e nominate, diventano strumenti di crescita. In questo quadro si inserisce con forza il lavoro di Bruno Tognolini, in particolare il libro Rime di rabbia, che rappresenta un esempio concreto di come la scrittura possa trasformare la rabbia in parola, ritmo, pensiero. Le sue filastrocche non “calmano” la rabbia nel senso di spegnerla: la accolgono, le danno forma, le permettono di esistere senza distruggere. Dal punto di vista pedagogico, questo approccio si collega alle teorie dell’educazione socio-emotiva, che vedono nella verbalizzazione delle emozioni un passaggio fondamentale per lo sviluppo dell’autoregolazione. Scrivere, soprattutto in forma poetica o ritmica, consente ai ragazzi di: dare un nome all’emozione, passando dal caos interno a una prima forma di consapevolezza; creare distanza, perché ciò che è scritto può essere osservato, riletto, trasformato; trasformare l’impulso in linguaggio, evitando che si traduca solo in azione (urla, chiusura, aggressività); sentirsi legittimati, perché la rabbia non viene negata ma riconosciuta come esperienza umana.
Le ricerche in ambito educativo mostrano che i ragazzi che trovano spazi espressivi nell’ambito della scrittura, che può essere scrivere un diario, poesie, sviluppano una maggiore capacità di gestione dei conflitti e una migliore comprensione di sé. Questo è particolarmente importante in adolescenza, fase in cui il bisogno di essere visti e ascoltati è spesso frustrato da adulti che minimizzano o interpretano la rabbia solo come opposizione. In Rime di rabbia, la forza sta proprio nel rovesciare questa prospettiva: la rabbia diventa materiale creativo. Non è più solo un’esplosione, ma una costruzione. Le parole fanno da argine, ma anche da ponte: permettono di passare da “non mi capiscono” a “provo a dire cosa sento”. Scrivere, quindi, non è un esercizio estetico, ma un atto educativo profondo. È un modo per insegnare che si può essere arrabbiati senza perdersi, che si può dare forma al disordine interno, che esistere, anche nella rabbia, è un diritto che merita voce. In una scuola o in un contesto familiare, proporre la scrittura come spazio di espressione significa offrire ai ragazzi uno strumento concreto per abitare le proprie emozioni. Non per eliminarle, ma per trasformarle. Perché una rabbia detta, scritta, condivisa, smette di essere solo un peso: diventa materia viva, capace di cambiare chi la prova e chi la ascolta. A partire da questa prospettiva educativa, la scrittura diventa anche un gesto personale, un attraversamento. Non si tratta solo di comprendere la rabbia, ma di darle un corpo visibile, una forma che possa essere guardata senza paura. È proprio in questo spazio che si inserisce il calligramma: una parola che non resta lineare, ma si muove, occupa lo spazio, diventa immagine oltre che voce. Ispirata alla lettura di Rime di rabbia di Bruno Tognolini, ho sentito la necessità di trasformare la riflessione in un atto creativo. Il calligramma nasce così: come tentativo di dare forma alla rabbia degli adolescenti che spesso resta inascoltata, compressa, etichettata.


e
s i s t e r e
│
(dove storcono il naso)
non ci provare

parole a perdi-fiato-ros-po
singhiozzo che salta in bocca

in mezzo ai rovi dei nostri
ca si ni
bianche spine sui cuscini
delle notti lunghe
nuvole di progetti (senza cielo)

perché non notati
non ascoltati
non capiti
(non non)

brufoli che suonano arpe storte
facce che cambiano stagione
nessuno resta / resta?

difficili ci chiamano
etichette addosso addosso
giacche strette strette

sbat
tia
mo
la
por
ta

la voce rimbalza
rim bal za
torna indietro
vuo
ta

tagliamo il cordone
ombe li ca le
con forbici di giorni
(chi li ha visti crescere?)

genitori vogliono scarpe
le nostre scarpe
camminano loro
sopra i sassi

noi
(non vogliamo vincere)
non vogliamo spiegare

vo
glia
mo

es
i
ste
re

la rabbia si arrampica
arram pi ca
muri della stanza

segni invisibili
unghie di luce
sul
buio

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Gianfranco Vacca, “Rosso freccia”, puntoacapo, 2024.

11 lunedì Mag 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Tag

Gianfranco Vacca, Rosso freccia

 

Dieci, indivisibilmente

estasi del numero

Elegante

colmo di futuro

pieno, compiuto

il totale

Dieci.

L’uno di ogni zero

avvinto a se stesso, sicuro.

La forza tonda

il traguardo

il menestrello il giullare.

In lui siamo giunti

dove mai giungeremo

fermi sicuri

cosa vorresti tu?

Sei l’uno

o già scappi

e diventi il tuo zero?

 

Capri

 

Che io dimenticassi

fu il minimo.

Che io scostassi dalla memoria

ogni traccia di me

fu solo l’inizio.

Che io staccassi il mio volto

per applicarvi lo zero

fu ancora l’inizio del cammino.

 

Capri

 

Nel tubetto dei colori

il rosso fiamma

eccita il pennello

Al bianco le sponde d’oro –

La scala cromatica salta il nero –

Al rosa si commuove il mondo

così delicato

si ricompone si raccoglie

sfuma

dove ha nido l’innocenza –

Il tubetto del blu ha un buco

e sfonda il cielo.

 

Capri

 

Ala spezzata

e le si flette il mondo

ma il dolore è negli occhi.

Il gabbiano non può volare

come si ripieghi in sé

sulla riva.

Eppure l’aspirazione resta allo sguardo

 

ecco, ora bilancia l’aria

– pare si libri

mentre guarda il cielo

erano alte le vette

e se ne ricorda,

come una meditazione

sulla luce del mattino.

 

Capri

 

Ho preso la tua carezza

– e la eccito

la porto ancora in mano

– su di me.

Perché io ti condurrò

verso lunghi cieli

– mi avevi già guardato in stella –

dove ruota come astro lo spirito elevato

fissa vertigini

rosso – rosso

ruota,

guancia contro guancia

ci solleva (mi solleva)

sale.

 

Spirito elevato!

Oppure invece spirito mammifero

che ancora sente

o piuttosto intuisce

cosa impose

– supremo soggiogamento-

una semplice mano

Turbante memoria!

Su di me.

 

Capri

 

 

L’Autore

Gianfranco Vacca (Napoli 1959) a vent’anni si trasferisce da Capri, dove è cresciuto, a Genova e poi a Roma, per tornare infine a Capri, dove risiede. Nel 2011 pubblica Sarebbe stato un ottimo pazzo (Campanotto, premio Nabokov 2014). Due sue composizioni, accolte in Le spigolature dell’Onagro, compaiono con altri suoi testi in Ancora introvabile il padrone del silenzio, e-book pubblicato nel 2013 da LaRecherche.it. Sempre nel 2013 pubblica Cinepresa mistica (puntoacapo) con recensione di Sandro Angelucci. Nel 2019 pubblica Se il silenzio se io ascolto, se i tamburi (puntoacapo). È incluso nel Il fiore della poesia italiana, a cura di M. Ferrari, V. Guarracino, E. Spano (puntoacapo, II ed. aggiornata 2016). Un suo testo è inserito ne Il fiore delle lacrime (puntoacapo, 2020). Suoi testi sono stati accolti in varie riviste letterarie online.

 

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Poesia sabbatica: 29 [Monologo davanti a Dio]

09 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

≈ 1 Commento

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

Dio

io non lo so se davvero ci sei

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi ancora bene

e per il nostro bene fai accadere ogni cosa

che persino il nostro male

è segno del tuo amore

*

io non so se davvero siedi

su qualche nuvola del cielo

e hai occhi sterminati,

uno per ogni nato a sostenerne il passo

sia quando siamo in piedi

sia quando poi cadiamo

*

io non so se davvero hai angeli guardiani

a dirci come salvare l’anima,

uno per ciascuno attento a sonno e veglia

e fino a che ci resta il fiato

o finisce il nostro tempo

perché si apra a noi il largo dell’eterno

*

Tu vedesti al sesto giorno che tutto era buono,

buona era la terra e buono era il cielo

e poi le acque e il mare, il sole e poi la luna,

gli uccelli alti in volo e gli animali al suolo,

il verde delle foreste e i colori a mille

di erbe, frutta e fiori,

*

e infine noi tuoi figli nutriti a latte e miele

con solo occhi aperti a incanti e meraviglie

e corpi intatti e sani per vivere per sempre

ignari alla fatica e al parto fra le doglie…

*

e poi cos’è accaduto, che cosa ci ha perduto,

perché nel tuo giardino all’improvviso

la grandine e la neve a intirizzire carni e foglie,

la pioggia a devastare le spighe già mature

le zolle a farsi sabbia e deserto tutt’intorno

*

perché hai fatto brevi i nostri giorni lievi

quelli di noi bambini

ignari di  chi partiva per non tornare più

e non sapevamo ancora che ci fosse il bene e il male

e che vivere sarebbe stato un conto di giorni ed anni

per pelle che aggrinzisce o un accidente a caso

era forse non sapere il nostro essere felici?

era il non avere ancora visto

che il leone sbrana l’agnello,

che il sole scalda e incendia

e l’acqua disseta e affoga,

che chi ti sorrideva, ti volta poi le spalle,

che prima si è giovani fiori

e poi sterpaglia al fuoco,

che piove sull’ingiusto

ma s’infradicia anche il giusto?

*

Dio

io ancora non lo so se ci sei davvero

se davvero ci sei stato padre e madre

se davvero ci vuoi ancora bene

ma com’è terribile il tuo silenzio

quando noi gridiamo forte

*

Dio, liberaci dal male.

*

*

ottobre 2025

*

 Francesco Palmieri

(dalla raccolta “Poesie del saluto” inedita)

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Venerdì dispari

08 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

La bambina aspetta
che io la chiami
e la veda sorridere.
Lei sa che sorridere
le dona grazia
e piena di grazia
mi rivolge gli occhi
affondando lo sguardo nel mio
riconoscendo la mia umanità
e io benedicendo la sua.

Entrambi restiamo a guardarci
come folgorati dal nome
che in silenzio ci siamo dati
dal nome
che sta nelle nostre bocche
e dagli occhi
che si richiamano cercandosi.

Ci affrontiamo così
fino a toccarci i nasi
come per dirci
ciò che non sappiamo
attraverso ciò che sappiamo.

E tutto passa dalle nostre narici
occhi, naso, bocca
e invisibili radici
una chimica inspiegabile
elementi e mattoni d’ amore
che stanno tutti nelle mie braccia
che la contengono
e nelle sue piccole dita
che mi segnano il viso.

Francesco Tontoli

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Una poesia da “Decisi per la gioia” di Antonella Pizzo, Anterem Edizioni, 2026

06 mercoledì Mag 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, Podcast, POESIA

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Loredana Semantica legge una poesia da “Decisi per la gioia” di Antonella Pizzo, raccolta poetica già finalista al premio Lorenzo Montano, edizione 2024, appena pubblicata nella collana Nuova Limina di Anterem Edizioni. La quarta di copertina è di Stefano Guglielmin

E poi salpammo con in mano

un giglio e una mimosa

a incontrare una figlia persa nelle nebbie

decisi per i venti e le correnti

per un azzurro un fuoco un arancione denso

è tutta colpa di questo mare immenso

che abita le nostre vite e nel profondo giace

e cambia faccia e cupo ringhia a morte

di decomposizione si nutre e si ricicla

in circolo colora e canta

poi albeggia e ricomincia.

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Andrea Abruzzese, Inediti

04 lunedì Mag 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA

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Andrea Abruzzese

Le cappelle nelle quali pregare

C’è chi vive re Mida,
mondovisione-sfarzo; smorfie-disprezzo
verso moltitudini strangolate da povertà,
che tendono brandelli-speranze.

Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.

C’è chi vive libero
nell’abbraccio di bene e male,
ma eruzioni-odio, in cravatte rosse,
flagellano masse incatenate.
E vestendo muri-propagande,
isolano le menti delle persone,
fomentando guerre-tutti contro tutti…
Seppellendo futuri, eclissando sogni.

Gli specchi
sono le cappelle
nelle quali pregare.

C’è chi vede oltre i confini,
chi pensa che non siano reali.
C’è chi muore per uguaglianza, pace e libertà.
chi mostra che non sono solo ideali.

I nostri specchi sono
le cappelle
nelle quali pregare.

*

Dallo stadio alla piazza

Frastuono-mano sveglia tenebre.
I grugniti, gli epiteti
fanno crollare tra le ombre.

(Far finta di niente…
Gli altri faranno altrettanto)

Ma fuori l’apprensione è esser sola,
con tachicardia a sconvolgere il petto,
e voce che scompare in gola.

(Dallo stadio alla piazza…
Che bruti questi uomini,
quanta efferatezza)

Firmamento-nuovo anno esibisce fuochi…
Disperazione straripa dai condotti lacrimali,
terrore trema nelle gambe.
Ventose e tentacoli sui corpi,
urla primitive a violentare la mente.

(Ed è stato deciso! Tutti l’abbiam deciso!
Qual è il posto delle donne)

« Lo ha fatto la televisione.»
« Titoli di giornali.»
« Il silenzio delle poltrone.»
« Impotenza di divise e distintivi.»

E ammesso che oggi notizia sia albore,
domani sarà buio,
fino a quando concentrazione
si volterà per qualcosa
ancor più grave.

*

Dicembre 1969

Milano, ore 16:37, il tempo si è fermato
alla banca nazionale dell’agricoltura,
un silenzio assordante, dopo un forte boato.

88 feriti, morti 17,
in un dicembre improvvisamente rovente,
ma tutta la nazione ha tremato
sotto l’ombra corrotta di uno scudo crociato.

E mentre ancora si elaborava il lutto
e le domande correvano tra shock e lacrime,
un ideale d’anarchia volò giù
dalla finestra di una stazione di polizia.

Con l’innocenza, le ingiurie e le prove,
nell’aria che mutava in piombo
in quell’inverno del 1969.

E ci fu qualche condannato,
chi colpevole, chi innocente;
ma per chi a pianto,
per chi la vita ha dato,
ancora non ha pagato
chi è Stato.

*

Morti in buona fede

Spalle dritte, pancia in dentro,
soldato.

Hai medaglie al valore,
dal sangue forgiate,
di morti senza peccato.

Sguardo fiero, gonfia il petto
soldato.

Nel bagliore, particelle
di donne, bambini e qualche
vecchio tutto storto.

Mento alto, deciso il passo
soldato.

Nel silenzio, nelle bugie, il torto
di un errore in assassinii,
di morti in buona fede…
Ma sono dita umane
in amplesso con grilletto,
soldato.

L’Arma non conosce
la differenza
tra giusto e sbagliato.

*
Andrea Abruzzese nasce a Foggia il 27/04/1989.
Alcune sue poesie sono state pubblicate su blog e riviste Letterarie:
“L’Altrove – Appunti di poesia”, “Poetarum Silva” , “Poesie sull’albero”, “La Nuova Rivista Letteraria”, “L’Ottavo”, “Leggere poesia”, “Intermezzo Rivista”, “The Bookish Explorer”, “La Seppia”, “L’Incendiario”, “Aratea Cultura”, “Aquile Solitarie”, “Margutte”, “Momenti DiVersi”, “Mosse di Seppia”, “Pioggia Obliqua”, “Poesia Ultracontemporanea”, “Limina Mundi”,“Cultura Oltre”, “Sentieri di Cartesensibili”, “L’equivoco” e “Risme”.
Altre all’interno della rubrica “La Bottega della poesia”, del quotidiano “La Repubblica” nelle edizioni di Milano, Torino, Napoli e Bari.

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Poesia sabbatica: “30”

02 sabato Mag 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Francesco Palmieri, Poesie del saluto

 

30

*

no, mio Dio,
non voglio il bianco smorto dei capelli
e nemmeno la pelle che si aggrinza,
non voglio il fiato che si accorcia
e le gambe sconfitte dalle scale,
non il pensiero di chi sa d’aver vissuto
e vede sempre più breve il tempo che gli resta,
non la resa della voglia per te donna che passi
e sei curve, fianchi e seno,
non il ciclo della foglia
che nasce, cresce e cade,
non il giro del giorno
che inizia in gloria di sole
e poi cade nell’oscuro,
*
no, mio Dio,
non basta il tempo che finisce
a chi ha pensato l’eterno,
non basta un giro sulla terra
a chi vede universo e cosmo,
non basta il conto a unità e decine
a chi sa numerare miriadi e miliardi,
*
no, mio Dio,
divino non è stato
scaraventare noi quaggiù nel mondo
noi che siamo nati
a tua immagine e somiglianza.
*

gennaio 2026

*

 Francesco Palmieri

 

(dalla raccolta inedita e in corso di scrittura “Poesie del saluto”)

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Venerdì dispari

01 venerdì Mag 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Primo maggio sul lago

Primo maggio sul lago

imprimo l’unico raggio

di sole che trovo al lavoro

sul tuo corpo dorato.

Son pago di sudato salario

qui è tutto un erbario

di lucide e tenere foglie.

La pioggia e la luce che piove

mescolate dal vento

mi fanno uno scemo contento.

 

Francesco Tontoli

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Pasquale Lucio Losavio, “Della vita anteriore”, Fallone Editore, 2025.

27 lunedì Apr 2026

Posted by Deborah Mega in Novità editoriali, POESIA

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Della vita anteriore, Pasquale Lucio Losavio

 

da Non escludere mai la caduta

 

Non escludere mai la caduta

e le conseguenti risate

come il protofilosofo non sarai compreso

e la serva ti deriderà

perché hai la testa fra le nuvole

 

se darai di più della misura

non sarai riconosciuto

e il detto del padre

“figlio né avanti né indietro ma sempre nel mezzo”

diventerà il prezzo della tua ambizione.

*

L’occhio indurisce la specie

eccede il corpo la direzione

si tende verso il colore della carne.

Se tutto il meccanismo produce l’atto

allora il sincronismo ha pause nello stile

e si divide il tempo nei due sipari

dissimulando l’unità aristotelica.

L’epilogo dipana la mistificazione.

*

Degli occhiali seri ma moderni

dissi all’ottico

ma non avevo in mente quelli che comprai

mi davano l’aspetto di un medico

quelli della pubblicità dei dentifrici

con il camice candido

 

gli occhiali non mi servono tanto per vedere

quanto per accompagnare

i miei discorsi in pubblico

con il gesto teatrale di toglierli

e rimetterli

con il movimento coordinato

del braccio e della testa

 

lei vuole fare il professore

di filosofia

e non apre bocca

disse l’assistente di storia moderna

la Grande paura e gli Annales

mi rimanevano taciuti

nell’inciampo della memoria.

*

da Dentro alle mura

 

La causa del sintomo

risale all’adolescenza

quando il desiderio era negato

nell’immagine allo specchio

che riflettevo.

Non bastavano i libri

che avidamente leggevo

a colmare il niente e la nostalgia.

Tu eri in quarta ginnasio

e mi aspettavi

poggiata alla porta del bagno.

Non ti seppi parlare

poiché parlare era inutile.

*

da Falansterio onirico

 

Giusto un incubo ho pensato

mi teneva il braccio, forte

e tendeva in alto la lama

che non fendeva

tentavo di colpirlo con un vocabolario

ma la mano non si muoveva

tra i denti ringhiavo il nome inascoltato

in fondo alla stanza la forma di un corpo

avvolta in un lenzuolo.

Si muovono rapide le gambe

invitano alla finta e al dribbling

sul campo di terra dei ragazzi

ma subito le ginocchia cedono

e le viti fermano una piastra d’acciaio

ad impedire che fuoriesca la rotula.

L’AUTORE

Pasquale Lucio Losavio è nato e vive a Massafra. È laureato in Filosofia. Ha pubblicato il volumetto Nihil per le edizioni di Kalliope, Della visione e dell’ombra per Lupo Editore, Il vuoto bianco e Nell’imperfezione sincera dei tuoi occhi (Premio Pound 2015) per LietoColle Libri, La marmorea apparenza residua per Fallone Editore nel 2018.

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Venerdì dispari

24 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, I pensieri si soffermano nell'immagine

I pensieri si soffermano nell’immagine
di ciò che siamo stati e di ciò che saremo
prima della vita e dopo.

La polvere carica del polline di primavera
la sabbia di una spiaggia
dove piccoli animali scalano
le loro montagne con enorme fatica

alcune gocce che si ostinano
a rimanere attaccate alle foglie
ignorando la forza di gravità.

Una religione transitoria e breve
viene praticata in modo inconsapevole
da ogni essere che all’alba si desta alla vita.

Anche se ritorneremo a essere cose
fantastichiamo all’idea che le pietre
possano conservare un tratto indelebile
una parola, un canto.

Francesco Tontoli

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“Derma” di Arianna Vartolo, Arcipelago Itaca, 2025

23 giovedì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Novità editoriali, POESIA

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Con i contributi di Mattia Tarantino e Sonia Caporossi.

di Mattia Tarantino

V

Tutto il mondo è la sagoma di un corpo. La pelle, l’unica geografia possibile. Come tutte le geografie è un sapere di guerra. I popoli che camminano tra le dita, quelli appesi tra l’uno e l’altro labbro, oppure certe bestie, un’imboscata attorno all’ombelico.

VI

Messico, mosche, lievito madre. I punti cardinali, le coordinate per un’altra Porta. Bussano, mordono, ci interrogano. Non sappiamo rispondere e lasciamo ci sbranino.

di Arianna Vartolo

Ieri ho sentito più volte ripetuta la parola
Padre. Ho pensato per un attimo
a quello che per ipotesi – non remota
quanto la conferma – dovrebbe essere
il mio. Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato
per un attimo a pesarne la figura – farne
giuntura essenziale a dispetto della forma
fessa che ne spaccava i contorni
in quei giorni che mai è stato presenza.
Ieri ho sentito più volte
ripetuta la parola padre. Ho provato per un attimo a scriverla
non maiuscola non corsiva – senza segni distintivi
che ne dicessero una qualche vaga rilevanza.
Ieri ho provato (anche solo, tolto tutto) per un attimo
a pensare a mio padre:
non me ne sono ricordata il volto.

Nel bere la gola si muove veloce
quasi a dire qualcosa ad alta voce e invece
– invece – non parla. Ha sete e ingoia
acqua spiriti, cose segrete di varia matrice
rimaste sospese a farla lavorare.
Il moto ondulatorio produce pressione
appena sotto il punto d’adesione tra faringe
e laringe. È il processo respiratorio a rischiare
la compromissione: prestare dunque attenzione
a che nulla vi sia a stringere il canale.
A soffocare un corpo
con un altro estraneo che spinge

Non tralasciare il potere dei giorni
dispari; quello degli attimi fuori
fuoco – fuori tempo. Trova i contorni
di questo mio dedalico costato
e lascia entrare luce e sangue sempre
nuovi; alle tue dita ho dedicato
il nume di ciò che c’è e non si vede

La debolezza che spezza le unghie
nel togliere la buccia ai mandarini
somiglia a certi mattini d’inverno:
è gennaio con il sole che basso
passa sotto lo sterno; segue passo
passo un respiro mancato, quel battito
infermo che nulla trova tra sistole
e diastole. Si direbbe forza
quella che manca – priva di ossa o scorza
a protezione; del frutto che lascia
è l’ultima forma di assoluzione

Che cosa c’è dietro questo curare
il lievito madre per settimane:
farlo maturare a temperatura
ambiente – forse ottimale, o lasciarlo
respirare in barattoli di vetro?
Cosa dietro l’asse del tavolo in legno
messa in orizzontale a sostenere
quel peso in più che non le appartiene?
Ti chiedi dove sia quella forza
che fa tornare indietro dopo tanto
andare; che tiene il conto di quanto
carico sia ancora da portare.

di Sonia Caporossi

“…la ferita, per definizione, erutta siero, plasma, batteri piogeni e linfociti: è il pus (ancora in latino: “marciume”) la sua sostanza d’elezione. Invece, “L’atto di un dolore” viene qui riferito come“moto costante di penetrazione / che porta con sé solo mancanza; uno / scandire che non può misurare grazia”. Il dolore che a questo punto si descrive non butta fuori liquame putrescente, bensì lo introietta nel mancare piorroico della fistolazione. È la conclamazione estetica/estatica della malattia, fatta di spine dorsali doloranti, di piaghe da decubito, di colpi di tosse notturni, di enfisematiche espettorazioni. È la malattia materna archetipica, che sottintende il tema straziante della cura, col suo portato drammatico di angoscia e irrisolvibile attesa della morte: l’altrui e, per simpatetica compartecipazione filiale, la propria, prefigurata e interiorizzata ante tempore. E, ancora, si dipana qui di nuovo il tema del fluire incontinente di liquidi umorali secreti dal corpo che si stampano in maniera sindonica sulle lenzuola e sul cuscino “umido / di sudore; umido di umore” dello straniante decubito da cui nessuno si alzerà più sano, né la madre, né il padre, né la figlia.”

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Poesia sabbatica: “25”

18 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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25, Francesco Palmieri

 

25

*

da che si è fatto silenzio

nel mio pensiero

nel cuore nascosto dentro al petto

in ogni capello del mio cranio

in ogni cellula della mia carne

in ogni respiro della mia bocca

*

(e non so dire se sei stata tu

a strapparmi gli occhi

e poi gli orecchi

e poi la lingua così come succede

quando l’amore è parola bugiarda

*

o se così è stato voluto in cielo il mio destino

o soltanto perché non ho saputo vivere

sapendo sempre quale treno prendere

e quale lasciare andare)

*

me ne sto

come una conchiglia vuota nella sabbia

il legno spezzato di un veliero naufragato

un vecchio che non aspetta più niente e più nessuno

ma sa che la guerra non è mai finita

e durerà  per sempre, fino all’ultimo saluto.

*

aprile 2025

*

Francesco Palmieri

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Venerdì dispari

17 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli, Ritorno sul primo verso

Ritorno sul primo verso
quello che mi suggerisce
il merlo del mattino.
Mi dice col suo fischio musicante
che devo svegliarmi e scriverlo
se non voglio dissiparlo.
Deve essere stato un primo verso
fulminante come un lampo
ad addensare le parole con il glutine.
Il verbo era in principio
poi venivano a cascata gli altri elementi.
Si costruisce così un edificio di mattoncini
in musica da camera e pantofole.
E nonostante tutto, il silenzio canta
con la voce dolce e ironica di un merlo
una sua frasetta cadenzata e ritmica.
Quale universo creiamo oggi con questo motivetto?
Al mattino daremo il suono dell’oboe
o il richiamo da caccia del corno?
E con le sere di maggio
come ci comporteremo?
Le lune saranno di conforto, è certo
e i bambini sopravviveranno alle traversate?
Le guerre, forse, finiranno?
Invecchieremo sorridendo?
Ritornerà come ritorna sempre
nel ciclo della musica che si spegne
una lunga pausa di silenzio.

Francesco Tontoli

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Poesia sabbatica: “22”

11 sabato Apr 2026

Posted by Francesco Palmieri in POESIA, Poesia sabbatica

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Tag

22, Francesco Palmieri

22

sì, è magnifico il sole alto nell’alto dei cieli,
la luna sdraiata sul mare a mezzanotte,
la neve nei cortili e la pioggia sulle foglie,
la maestà gloriosa delle montagne azzurre
e il grano d’oro che diventerà il tuo pane,
sì, è bella lei coi suoi capelli sciolti
e il passo di ragazza che corre verso l’amore,
la curva intorno ai seni e la gonna sul ginocchio
e poi il suo corpo nudo sdraiato su lenzuola

ma

perché succede poi l’arsura della terra
per l’acqua che non viene,
i chicchi allo sterminio e la tremenda fame,
il mare che s’infuria e spazza via la casa
di chi lì abitava credendosi al sicuro,
e poi ancora lei con la testa fra le mani
a contare gli anni che non verranno più
e lui che regge appena il peso sulle gambe
e tutti e due a sapere ora
che non c’è eternità
e neanche un altro sogno
paziente ad aspettarli,

perché chi ha creato meraviglia,
il cielo tutte stelle e la vastità del cosmo,
ci ha tradito poi
con il morire a poco a poco,
l’andarsene per sempre
e un tempo che cancella
anche l’ultima memoria
di noi che nati un giorno
duriamo appena appena
un battito di ciglia.

agosto 2024

Francesco Palmieri

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Venerdì dispari

10 venerdì Apr 2026

Posted by frantoli in POESIA, Venerdì dispari

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Francesco Tontoli

O luna, luna tu
per sempre e non per molto luna
stai per essere raggiunta
ed ognuna delle tue pietre
comete infrante che si son posate
sul tuo corpo minerale
teme in silenzio, il sabotaggio
il diritto violato
il cascame vetrificato
di oggetti non identificati
il metallo d’argento
il tessuto purpureo e celeste
di bandiere sgonfie di vento
e malamente armate.
Fatti coraggio
e indaga col tuo occhio
come sempre attento
ciò che è apparecchiato
sul deserto blu e bianco
del tuo carnefice vicino
ciò che vive nel corpo di tua madre
che ha generato un seme maligno
e che vuole diffonderlo perfino nello spazio
confonderlo coi semi di luce del sole.
Sforzati ad alzare le tue maree
manda una flottiglia di meteoriti
e fanne pioggia, inverno, inferno.
Fai cadere le stelle sulla testa dei candidati
alla carcerazione degli atomi
a chi deporta i figli dalle pianure al mare
a chi è figlio degli dei e non figlio degli alberi e dei fiori.
Fatti coraggio
e fatti ancora sorella minore più saggia
àncora di salvataggio, miraggio
confidente di bambini e piccoli poeti
maestra di discipline notturne
capace di sedurre senza rapire
e di ferire senza fare del male.

Francesco Tontoli

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Tre poesie da “Bianche fioriture nere” di Claudio Pagelli, Puntoacapo editrice, 2026

09 giovedì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Fotografia, Novità editoriali, POESIA

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Tag

Caludio Pagelli, Fotografia, Gian Maria Garuti, POESIA, Puntoacapo editrice

La plaquette è pubblicata nelle collana “fotopoesie” di Puntoacapo, le fotografie sono di Gian Maria Garuti

Ruggine

fra l’ombra dei corvi

e il ringhio del sole

splende di ruggine

l’erba della terra.

come un dio

sbranato dal vento

al peso della luce

s’arrende il fiore.

Radice

resta poco, resta l’osso

che s’inarca e sbanda

nel vento che ci divora.

resta il bianco, il nero,

fragili radici fra i denti

della terra, l’aria che trema

tra gli insetti e la luna…

Attesa

il bianco mi acceca

quando il sole spinge

la lingua sui muri.

all’ombra degli alberi

riposa la luce,

il corpo nero delle pietre.

attendono i fiori dei campi

il saluto delle stelle.

nasconde un pugnale il cielo

sul petto aperto di settembre.

Claudio Pagelli nasce a Como nel 1975. È autore di nu merose raccolte poetiche, fra cui L’incerta specie (LietoColle 2005), Le visioni del trifoglio (Manni 2007), Ho mangiato il fiore dei pazzi (Dialogo 2008), Buchi Bianchi (Clepsydra 2010), Papez (L’Arcolaio 2011), La vocazione della balena (ivi 2015), La bussola degli scarabei (Ladolfi 2017), L’impronta degli asterischi (Ibiskos Ulivieri 2019), Campo 87 (puntoacapo 2021) e Il taccuino dei lupi (ivi 2024).
Ha conseguito riconoscimenti in vari premi letterari italiani (fra questi “Città di Capannori”, “Antica Badia di San Savino”, “Città di Induno Olona”, “San Domenichino”, “Lago Gerundo”) e sue poesie sono state tradotte in inglese, spagnolo e in dialetto milanese. Dal 2004 è presidente dell’Associazione Artistico Culturale Helianto, impegnata nella promozione di eventi culturali.

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Miriam Bruni legge una poesia di Anna Santoliquido

08 mercoledì Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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ph Miriam Bruni

TESTAMENTO

lascio in eredità ai passeri
le emozioni represse
riscalderanno il nido
proteggeranno la specie

al falco lascio le visioni
e l’ampiezza della fantasia
aggiungeranno estro al volo
lo rallegreranno al vespro

al cerro e alla quercia
lascio l’intimità dell’opera
li aiuterà a sopportare il gelo
e le barbarie

alla vigna lascio le idee acerbe
matureranno con il sole
saranno aglianico
e brindisi

alla luna lascio un sentimento mai nato
sarà incanto e resurrezione
dovrà covarlo con l’energia della scienza
e la genuinità dei semplici

al fuoco e alla neve
lascio l’impeto del linguaggio
e la brina delle liriche
alimenteranno la tenerezza

al fiume e al ruscello
lascio la liquidità dei segni
scorreranno fino a quando l’uomo
difenderà il creato

al cielo e ai bimbi
lascio i colori della scrittura
le rime e le assonanze
e i mulinelli dell’innocenza

al nulla lascio la pena
i grumi di sangue
l’ansia delle doglie
e l’inquietudine

ai poeti lascio il dilemma
la giovialità del percorso
e la purezza delle pagine
li tramanderanno ai posteri

alle parole lascio una carezza
soave come il miele di acacia
grata per la fedeltà
e la battaglia

Anna Santoliquido

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“Resurrezione” di Vladimir Holan

05 domenica Apr 2026

Posted by Loredana Semantica in POESIA, RICORRENZE

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Angelo Maria Ripellino, POESIA, Resurrezione, TRADUZIONI, Vladimir Holan

Jesus Christ emerges from a rock-cut tomb into bright sunlight near his disciples.
Image AI generated

Che dopo questa vita di nuovo ci si debba svegliare
con il suono delle trombe e i corni?
Scusami Signore, ma credo
che per tutti noi il segno della resurrezione
sarà il canto semplice di un gallo.

Per un attimo ancora rimarremo a letto.
La prima che si alzerà sarà la mamma.
Sentiremo come nel silenzio accende delicatamente il fuoco,
come mette l’acqua a bollire,
e come con un gesto quotidiano
tira fuori dalla credenza il macinino del caffè.
Saremo di nuovo a casa.

trad. di Angelo Maria Ripellino

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“La Crocifissione” di Pier Paolo Pasolini

03 venerdì Apr 2026

Posted by Deborah Mega in POESIA, RICORRENZE

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L'Usignolo della Chiesa Cattolica, Pier Paolo Pasolini

Ma noi predichiamo Cristo crocifisso: scandalo pe’ Giudei, stoltezza pe’ Gentili

Paolo, Lettera ai Corinzi

 

Tutte le piaghe sono al sole
ed Egli muore sotto gli occhi
di tutti: perfino la madre
sotto il petto, il ventre, i ginocchi,
guarda il Suo corpo patire.
L’alba e il vespro Gli fanno luce
sulle braccia aperte e l’Aprile
intenerisce il Suo esibire
la morte a sguardi che Lo bruciano.

Perché Cristo fu ESPOSTO in Croce?
Oh scossa del cuore al nudo
corpo del giovinetto…atroce
offesa al suo pudore crudo…
Il sole e gli sguardi! La voce
estrema chiese a Dio perdono
con un singhiozzo di vergogna
rossa nel cielo senza suono,
tra pupille fresche e annoiate
di Lui: morte, sesso e gogna.

Bisogna esporsi (questo insegna
il povero Cristo inchiodato?),
la chiarezza del cuore è degna
di ogni scherno, di ogni peccato
di ogni più nuda passione
(questo vuol dire il Crocifisso?
sacrificare ogni giorno il dono
rinunciare ogni giorno al perdono
sporgersi ingenui sull’abisso.)

Noi staremo offerti sulla croce,
alla gogna, tra le pupille
limpide di gioia feroce,
scoprendo all’ironia le stille
del sangue dal petto ai ginocchi,
miti, ridicoli, tremando
d’intelletto e passione nel gioco
del cuore arso dal suo fuoco,
per testimoniare lo scandalo.

 

Pier Paolo Pasolini, da “L’Usignolo della Chiesa Cattolica”, sezione Paolo e Baruch, Longanesi, 1958.

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Miriam Bruni legge “Pioggia” di Alice Silvia Morelli

31 martedì Mar 2026

Posted by Loredana Semantica in Podcast, POESIA

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Tag

Alice Silvia Morelli, Miriam Bruni

Cupped hands catching rain on a wet cobblestone street with stone buildings in the background.
Image AI generated

Pioggia

Mi cerchi dal cielo,

senza avviso,

come chi scopre

la soglia segreta del sonno.

Goccia dopo goccia

mi disarmi,

entri nei polsi —

clessidre lente —

nelle pieghe dell’attesa.

Non sei tempesta:

sei tatto che cade,

sei pelle che ride

sotto dita d’acqua.

Un alfabeto liquido

che riscrive i confini,

una finestra d’aria

tra profumi e colori.

Pioggia.

Mi lasci intrisa

di silenzi buoni,

di respiri che aprono

i polmoni.

Alice Silvia Morelli

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